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domande Archives - Claudio Belotti

Titolo: 3 modi semplici (più uno) per migliorare la qualità delle tue domande

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Un buon dialogo inizia sempre da un buon ascolto e, soprattutto per un Coach, sviluppare e allenare questa capacità è fondamentale. Una volta appresa e affinata questa abilità è necessario concentrarsi sulle domande giuste da porre alla persona che hai di fronte. Quando migliori la qualità delle tue domande, puoi influire positivamente sulla qualità delle risposte che ottieni.  E come si fa a migliorare la propria capacità di porre domande?

Ci sono diversi modi per farlo. Dipende dall’obiettivo della comunicazione. Ad esempio, se è necessario scardinare rapidamente solide convinzioni limitanti, lo strumento più utile è il Meta Modello o Modello di Precisione. Uno strumento della PNL, utilissimo per far chiarezza. E ancor più utile, se lo si usa in modo maldestro, per finire a litigare!

Il Meta Modello infatti per poter essere utilizzato richiede un pre-requisito che sicuramente conosci, se hai già qualche nozione di Programmazione Neuro-Linguistica: il rapport. Se vuoi utilizzare il Meta Modello, devi necessariamente calibrare e creare rapport e poi continuare a calibrare ancora e ancora, per evitare chiusure nel tuo interlocutore.

Certo, serve molta pratica ed esperienza per eseguirlo con bravura. Per iniziare subito a sviluppare e allenare la tua capacità di porre domande efficaci, puoi agire in tre modi (più uno):

  • Con intenzione. Innanzitutto è necessaria l’intenzione cioè devi avere ben chiaro l’obiettivo della tua comunicazione e cosa vuoi ottenere. Se hai chiaro in mente ciò che vuoi ottenere dalla risposta, trovi certamente il modo più adatto per porre la domanda. In ogni caso, falla semplice e diretta – che non vuol dire sgarbata – significa che devi andare dritto all’argomento.
  • In modo aperto. Evita di porre un dilemma, cioè due opzioni fra quali scegliere (a meno che tu non voglia che il tuo interlocutore scelga SOLO una delle due). In PNL le chiamiamo Presupposizioni e funzionano bene anche per far scegliere cosa mangiare ai tuoi figli: “per cena preferisci la pasta o la carne?”. Significa che, almeno per stasera, non si mangerà pizza.
  • Con un tono di voce adeguato. Questo è l’aspetto più difficile. Servono occhio, orecchio e molto tatto. Devi captare i segnali che ti manda il tuo interlocutore e scegliere come rispondere di conseguenza. La maggior parte dei fraintendimenti avvengono a causa di un tono di voce inadatto alla conversazione. Correggere il tiro quando si dice una parola sbagliata è molto più semplice che riparare i danni di un’inflessione verbale che genera tensione o malumore.

Infine l’aspetto più importante di tutti: quando hai fatto una domanda, aspetta la risposta. Non parlare sopra, non mettere fretta, annuisci e ascolta le parole e il tono utilizzato. A prescindere dall’obiettivo specifico della tua domanda, ogni domanda ha un obiettivo di fondo: ottenere di sapere dalla persona a cui si pone, qualcosa che sa, che prova, che sperimenta o ha sperimentato, in pratica una informazione. E spesso l’informazione più importante non si trova nelle parole. Prova a farci caso nella prossima conversazione.

3 skill fondamentali (più una) per un comunicatore straordinario

By | In evidenza

Quando si tratta di parlare in pubblico, non è mai solo una questione di parole. Le tue capacità comunicative possono rivelare (e lo fanno!) quanto sei affidabile, preciso e onesto. In una indagine realizzata da Payscale è emerso che quasi la metà dei dirigenti ritiene che i giovani neolaureati non possieda sufficienti skill di comunicazione.

I migliori comunicatori sono le persone che sono in grado di presentare in modo conciso le proprie idee, convincere gli altri del proprio punto di vista e costruire – e mantenere – relazioni forti attraverso il dialogo. Si tratta quindi di presentare bene e sostenere ciò che si dice, con modi e contenuti adeguati.

Nel corso che tengo ogni anno – da molti anni ormai – ti parlo di come Comunicare con il pubblico straordinariamente. Questo perché credo che la comunicazione non si fermi al verbale e necessiti di uno sviluppo complessivo e armonioso delle proprie capacità. Prendere il meglio che si ha a disposizione e utilizzarlo per creare un racconto originale di sé e dei propri interessi.

In tutti questi anni di esperienza ho distillato le caratteristiche che un comunicatore straordinario dovrebbe sviluppare e tenere sempre al centro della propria esperienza, in ogni speech. In particolare, credo che siano tre (più una) quelle fondamentali:

  1. Proattività. I comunicatori straordinari non rimandano le conversazioni difficili. Trovano il modo di comunicare anche nelle difficoltà. Calibrano singoli e gruppi per utilizzare al meglio parole, tono e gesti. Agiscono per determinare il corso degli eventi.
  2. Fare domande buone. Per arrivare alla radice del problema, o anche per conoscere bene qualcuno, le domande approfondite sono fondamentali. I comunicatori straordinari sono attenti alle domande per scoprire tutte le informazioni necessarie.
  3. Ascolto. Far buone domande non serve a nulla se non si ascolta la risposta! Per quanto si pensi che la comunicazione sia solo legata alle parole pronunciate, ascoltare è altrettanto importante. I comunicatori straordinari ascoltano tanto i contenuti quanto i cambiamenti di tono e la mimica associata.

Infine, una caratteristica fondamentale di ogni comunicatore straordinario è la coerenza. Unisce elementi di correttezza, onestà e affidabilità: ci sta che tu possa dire qualche bugia, dipingere la realtà in modo che ad alcuni potrebbe condividono o dire qualcosa che non piace. L’importante è che questo sia sempre il tuo stile e che lo rispetti, mostrandoti coerente con te stesso: questo ti farà apprezzare anche da chi non è d’accordo con te.

3 domande (più una) per scoprire il potenziale dei candidati

By | In evidenza

Se hai una piccola azienda o una tua attività professionale in crescita ed espansione, avrai probabilmente vissuto quel momento fatidico in cui hai dovuto cercare un collaboratore. A volte ti sarai affidato al passaparola, altre volte a una agenzia, qualche volta avrai fatto ricorso agli annunci. In ciascun caso, a un certo punto, ti sarai trovato di fronte alla necessità di fare un colloquio. Cosa hai chiesto ai candidati? Sei stato soddisfatto dalle tue domande? Sì, perché prima di pensare alla qualità delle risposte dell’aspirante collaboratore, è necessario pensare alla qualità delle domande che poni.

Le tue domande infatti influenzano e in molti casi determinano le risposte. Migliori sono le domande – e questa se mi segui non dovrebbe suonarti come una novità! – migliore è la qualità delle risposte che ottieni. Questo accade per due ragioni: la prima è che una domanda più precisa genera una risposta più precisa, da parte di chi sa rispondere ovviamente. La seconda è che anche una risposta elusiva o una mancata risposta di fronte a una domanda specifica, sono risposte utili per valutare la candidatura.

Vediamo insieme 3 domande (più una) che possono aiutarti a svelare se le qualità e i punti deboli della persona che hai di fronte sono quelli giusti per il lavoro che vuoi che svolga per te. Ricorda: non cercare la perfezione, trova le giuste potenzialità!

  1. Hai mai svolto un’attività sul lavoro che ti ha fatto completamente perdere la cognizione del tempo? Porre questa domanda è un ottimo modo per ascoltare ciò di cui un candidato è appassionato nel lavoro che svolge o che ha svolto in passato. Potrebbe trattarsi di problem solving, di ascolto o lettura delle lamentele dei clienti, di attività che mostrano skill che non ti aspetteresti.
  2. Ti capita spesso di ricevere grandi complimenti per attività che per te sono facili? Spesso le persone tendono a sottovalutare ciò in cui sono realmente brave proprio per la facilità con la quale svolgono il compito e si trovano a stupirsi per i complimenti ricevuti. Quei talenti sono anche quelli che più facilmente si omettono nel curriculum o durante un colloquio. Aiuta la persona a scoprirli e potresti trovare un tesoro.
  3. Quando eri un bambino, quale attività ti entusiasmava di più a scuola? Stimola il ricordo di una passione sincera, una passione che negli anni può aver cambiato forma ma è sempre presente in attesa che venga riscoperta e valorizzata. Possono emergere passioni per il lavoro di gruppo o la capacità di fare squadra, valori come la solidarietà e l’amicizia ed è molto utile saperlo.

Infine, la domanda che secondo me è la più importante di tutte: Perché fai quello che fai? Una domanda aperta, vaga e allo stesso tempo molto specifica. Aiuta la persona a tirare fuori il suo scopo e tu hai la possibilità di confrontarlo con il tuo. Immagina di trovare un candidato con valori, convinzioni, identità e scopo allineati ai tuoi e a quelli della tua azienda… Come potrebbe funzionare meglio un rapporto di lavoro?