Il blog di Claudio

Le 3 domande più importanti in un colloquio per un lavoro a distanza

Il 2021 ha aperto definitivamente la strada al lavoro da remoto e ha portato alcune persone, quelle che sono state più brave a fare i “compiti”, a comprendere le reali potenzialità dello smart working. Su questo punto bisogna chiarire un attimo: per smart working nella maggior parte delle aziende si intende lo spostamento del lavoratore a casa, a fare esattamente ciò che faceva in ufficio.

Chi è stato attento alle parole e si è interrogato su ciò che stava facendo ha capito che il lavoro smart significa concretamente responsabilità e libertà. La responsabilità di gestire sé stessi e il proprio carico di lavoro e allo stesso tempo libertà di vivere la giornata lavorativa in modo completamente differente. Lo sa bene chi non riesce a carburare prima di mezzogiorno e fatica terribilmente ad alzarsi alle 7.

Lavorare smart significa quindi innanzitutto svolgere il proprio lavoro con intelligenza e con la capacità di mettersi a lavorare nel momento più adatto per ottenere risultati migliori. Questa intuizione ha spinto tante persone a comprendere le potenzialità di un lavoro da remoto e tante aziende a fare offerte di lavoro rivolte a lavoratori completamente da remoto.

Le potenzialità di domanda e offerta sono enormi. Ma da dove si inizia un rapporto di lavoro a distanza? Quali sono gli aspetti importanti da conoscere (oltre a quelli puramente tecnici legati a device, connessione e attrezzature per home office) in una persona che si candida a lavorare solamente da remoto? Ci sono alcune domande che in fase di colloquio andrebbero fatte e risposte che vanno preparate. Affrontiamo insieme le 3 domande più importanti in un colloquio per un lavoro a distanza:

In che modo gestisci la tua giornata di lavoro? Si può approfondire chiedendo con quale frequenza ritiene sia necessario ricevere istruzioni o feedback. Una persona fortemente indipendente risponderà con una frequenza molto bassa, una persona meno indipendente risponderà con una frequenza più alta. L’importante è trasferire in modo chiaro che ci possono essere periodi più o meno intensi di comunicazione e che questo non va interpretato come una forma di controllo o al contrario di allontanamento.

Come mantieni alta la concentrazione e la motivazione lavorando da casa? Con questa domanda il reclutatore vuole conoscere il livello di consapevolezza circa la tua identità di lavoratore da remoto. Una persona che ha già sviluppato le skill necessarie a lavorare in autonomia risponderà in modo preciso come affronterà il carico di lavoro, sia su base quotidiana che su base settimanale, mensile e trimestrale. Ci si aspetta, ragionevolmente in questa risposta, responsabilità e indipendenza.

In che modo organizzi la tua comunicazione con il team? Qui si cerca di capire la teoria e la pratica. Da un lato si cerca una risposta generale sull’importanza della comunicazione nel gruppo di lavoro, dall’altro si vuole incontrare un processo già strutturato, una familiarità nell’utilizzo di tutti gli strumenti necessari per la comunicazione con le altre persone. 

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