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comunicazione Archives - Claudio Belotti

3 consigli pratici per migliorare i tuoi speech in ufficio

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Quando sul lavoro viene richiesto di intervenire in una riunione molte persone la prendono come una chiacchierata al bar. Va bene avere la stessa serenità, ma il tono e gesti non possono (e non devono) mai dare l’idea di una sottovalutazione della richiesta. In qualunque speech, che sia di fronte al tuo team, di fronte a dei clienti o di fronte a un tuo responsabile, è fondamentale fare tutti i passi giusti.

Inizia subito a migliorare, facendo attenzione a questi tre aspetti chiave in ogni public speaking:

Espressioni di riempimento: suoni come ehm, uhm o parole come beh, insomma o cioè sono tutti riempitivi che tolgono forza e continuità al tuo discorso. Sono espressioni delle quali spesso nemmeno ti accorgi. Invece devi imparare a farci caso. Ascoltati, se possibile registrati. L’importante è renderti consapevole di questi riempitivi. Una volta che hai iniziato a notare l’errore le prime volte continuerai a commetterlo: per questo è importante che ti eserciti. Più spesso parli in pubblico, più rapidamente migliori.

Fai attenzione al tono: quando parli cura il tono, e fai attenzione a volume e ritmo che scegli.  Il tono di voce dice moltissimo di te e di ciò che vuoi comunicare. Questo vale anche e soprattutto al telefono: è importante scegliere bene il tono per rendere la conversazione una esperienza costruttiva e soddisfacente per l’interlocutore. Anche il volume e il ritmo sono importanti: l’uno deve essere ben rapportato al luogo e al rumore che deve sovrastare. L’altro deve essere veloce al punto di coinvolgere senza annoiare ma non troppo da diventare incomprensibile. Prima di parlare, trova lo stato d’animo migliore per farlo.

Non divagare: uno speech, un discorso in pubblico, anche fra colleghi non è una chiacchierata al bar. Quindi, non divagare. Non è necessario essere stringati. Puoi raccontare tutto, senza utilizzare più parole del necessario. Quando scrivi un discorso, sottoponilo sempre a revisione. Rileggilo, registrati, riascoltati. Puoi rendere lo stesso concetto con meno parole? Quella descrizione è necessaria? Se fai un digressione o apri una parentesi, fallo solo se sono strettamente necessarie al tuo discorso. E poi ricordati di chiuderle.

Ogni anno organizzo un evento aperto al pubblico che si chiama Comunicare con il pubblico straordinariamente. È il corso aziendale più richiesto. È il corso più pratico, nel quale vedi i tuoi progressi e i tuoi cambiamenti giorno dopo giorno. Ed è molto più di un corso di public speaking: ti insegno a comunicare con il tuo pubblico come desideri e nel modo in cui più essere più persuasivo ed efficace. Visita la pagina dedicata al corso per saperne di più

Le 3 abitudini (più una) per diventare prezioso per la tua azienda

By | In evidenza

Quando vado nelle aziende per i miei interventi di Business Coaching, mi capita spesso di fermarmi a parlare tanto con i manager, quanto con i dipendenti e i collaboratori. È bello conoscere le aziende dall’interno e comprendere quali sono i bisogni che le persone hanno la necessità di esprimere quando possono farlo liberamente.

C’è chi desidera più tempo libro e chi vorrebbe maggiore considerazione, chi è frustrato e chi è super soddisfatto del proprio lavoro. Ogni posizione è interessante e raccoglierle – oltre che dare il polso dell’umore generale – aiuta a comprendere i singoli passi da compiere nella creazione di gruppi di lavoro affiatati. Di recente una ragazza (molto preparata sotto il profilo tecnico e con ottime potenzialità di crescita in ambito comunicativo) mi ha fatto una domanda molto interessante: come si diventa elementi fondamentali per la propria azienda?

Molti imprenditori vivono nella cultura del nessuno è insostituibile e in qualche modo questa è tanto una convinzione limitante quanto una convinzione potenziante per ogni impresa: è limitante quando sfocia nel turnover esasperato, nella mancanza di valorizzazione del singolo. Allo stesso tempo è una convinzione potenziante perché aiuta chi fa l’impresa a guardare oltre la singola defezione: se si allontana un dipendente bisogna analizzare le ragioni e poi andare avanti.

Qualcosa comunque si può fare per diventare se non pietre angolari quantomeno elementi di valore per la propria azienda. Vediamo tre abitudini (più una) che possono aiutarti a rendere speciale il tuo apporto sul lavoro:

  1. Fai il lavoro che ti piace: questo è fondamentale. Nessun lavoro che non ti piace, che non ti ispira e non ti fa alzare contento la mattina potrà mai offrirti lo spunto per renderti indispensabile. Se sei in un lavoro del genere puoi fare due cose: cambiare lavoro o cambiare approccio. Trova l’elemento che ti fa battere il cuore, l’attività che ti piace davvero e su quella costruisci la tua visione. Migliorerà il tuo rendimento e quindi sarai percepito anche come più importante.
  2. Sviluppa le tue capacità di comunicazione. Questo in azienda può significare innanzitutto metterti dalla parte delle soluzioni e non da quella dei problemi. Diventa l’elemento che fa filare lisce le cose, fluidifica i processi, crea soluzioni a problemi che l’azienda non sapeva nemmeno di avere: ciò è possibile mettendo osservazione, ascolto e attenzione al servizio del tuo lavoro.
  3. In qualunque cosa, inizia tu. È un tratto che contraddistingue i leader e consente di essere sempre un passo avanti a tutti senza apparire zelanti. Avere il coraggio di prendere l’iniziativa, svolgere compiti per la prima volta, fare da apripista e aiutare gli altri nel proprio lavoro è tutto ciò che serve.

Infine, l’aspetto che ritengo più importante di tutti: sviluppa la tua capacità di pensiero sistemico. In sostanza cerca di guardare l’azienda, gli eventi, le scelte e il lavoro in un contesto più ampio. Scoprirai una maggiore sintonia con chi guida e dirige l’azienda che spesso si trova a prendere decisioni poco comprensibili per i singoli dipendenti perché ciascuno guarda al proprio settore, al proprio lavoro, ai compiti assegnati mentre chi ha la responsabilità di guidare un’azienda di successo deve tenere conto spesso del quadro generale.

Come rendere memorabile una presentazione

By | In evidenza

Nelle scorse settimane si è svolta una delle più belle edizioni di Comunicare con il pubblico straordinariamente, con un’aula composta da persone fortemente motivate a migliorare il proprio approccio con il pubblico. Come sa chi mi segue, questo non è un corso di public speaking ma è un corso per comprendere come si stabilisce una relazione con il pubblico quando si comunica con le parole, le immagini, la voce e i gesti.

La teoria di partenza è semplice: più sono i sensi che riusciamo a coinvolgere nella nostra comunicazione, più emozioni riusciamo a suscitare, più riusciamo a renderci straordinari, più alto sarà l’impatto del nostro speech. In pratica, è un casino! O meglio, servono tempo ed esperienza, e la volontà di migliorare curando anche i dettagli. Soprattutto nel caso di una presentazione: quando aumentano le variabili – e l’aggiunta di una lavagna o una serie di slide è una grande variabile – aumentano anche i canali di comunicazione sui quali dobbiamo interagire con il pubblico in modo straordinario.

E quali sono le caratteristiche più importanti di una presentazione Powerpoint (o Keynote) ben fatta?

La caratteristica principale è che una presentazione deve essere al servizio dell’Audience e del Messaggio e un supporto allo Speaker. Quindi essa non ha un ruolo da protagonista ma di gregario e come avviene nel ciclismo il gregario aiuta il leader tirando la volata e fornendogli supporto nel corso della performance: allo stesso modo una presentazione non ruba la scena allo Speaker e non distoglie l’attenzione dell’Audience.

Per creare una presentazione che abbia un impatto positivo senza rubare spazio e attenzione è importante seguire tre regole auree (più una):

  • Falla semplice: le persone o ti ascoltano mentre parli o leggono un testo scritto, non entrambe le cose. Non riempire di testo le slide, non inserire effetti strani, transizioni complesse, Clipart, gif animate e abuso di maiuscole a grassetto.
  • Fai parlare le immagini: le neuroscienze ci dicono che quando il cervello costruisce due modelli mentali di informazioni – verbali e visivi – le connessioni mentali che rende sono molto più forti. La doppia codifica aumenta esponenzialmente l’impatto delle tue informazioni.
  • Crea emozioni: il contenuto delle illustrazioni che scegli non deve essere casuale. Puoi utilizzare anche dei brevi video. L’importante è che abbiano un impatto positivo sull’Audience senza distrarla dal messaggio che vuoi trasmettere.

Infine, il consiglio migliore che possa dare a chiunque voglia fare la differenza: sviluppa e utilizza un tuo stile personale anche nella scelta delle immagini e nell’impaginazione della presentazione. Questo non significa mettere il tuo logo su ogni slide. Significa renderti riconoscibile stilisticamente, con una tua impronta personale. La chiarezza e la pulizia pagano sempre.

Metti in pratica questi consigli e fammi sapere come va, condividendo la tua esperienza!

Benessere e performance in azienda

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Spesso, facendo Coaching all’interno delle aziende mi capita di incontrare manager e imprenditori che desiderano migliorare la propria comunicazione e quindi la propria gestione dei collaboratori. Allo stesso modo desiderano conoscere il pensiero dei propri dipendenti e le emozioni che essi provano svolgendo il loro lavoro in modo da far crescere l’azienda in maniera armonica. Non è un concetto hippie: ogni organismo complesso – e l’azienda lo è – ha bisogno di crescere e maturare sotto il profilo emozionale mentre cresce sotto quello fisico.

Ed è solo attraverso un coinvolgimento emotivo nei confronti del proprio lavoro e della propria azienda che è possibile motivare e coinvolgere veramente i lavoratori per permettergli di esprimersi ad alti livelli. Sono i sentimenti e le emozioni che, di fatto, guidano il comportamento umano. E ogni azienda che desidera migliorare benessere e performance deve affrontare il problema della motivazione trovando la propria formula.

I dipendenti devono essere sufficientemente coinvolti sotto il profilo emotivo circa gli obiettivi e la visione dell’azienda, al punto di desiderare alzarsi dal letto al mattino e lavorare per l’obiettivo e in funzione dello scopo aziendale. Può sembrare un’utopia ma instaurando una comunicazione efficace con i propri dipendenti è possibile ottenere questo risultato. Il modo migliore per instaurare una comunicazione passa attraverso le domande e una sincera curiosità che permette all’azienda di scoprire e comprendere i bisogni dei propri dipendenti.

Per fare questo, ogni leader, imprenditore, manager dovrebbe porsi almeno cinque domande:

Ascolto tutti i membri dell’azienda e cerco di dare spazio e libertà di parola a chi ha bisogno di condividere il proprio punto di vista?

Mantengo sufficientemente aggiornato il mio team, facendogli sapere perché certe decisioni vengono prese e come il loro lavoro sta aiutando a far crescere l’azienda?

Dimostro interesse per le esigenze e per i bisogni personali e professionali dei miei collaboratori?

Fornisco un feedback regolare e informo le persone sul loro livello di prestazione?

Faccio in modo che le persone sappiano quali sono i loro obiettivi e gli fornisco gli strumenti sufficienti per raggiungerli?

Rispondendo a queste domande puoi iniziare a valutare tu stesso a che punto sei nel coinvolgimento emotivo dei tuoi dipendenti nella vita dell’azienda. I grandi leader hanno la capacità – e la responsabilità – di determinare il futuro dell’azienda e dei dipendenti aiutandoli a raggiungere il loro massimo potenziale.

3 comportamenti (particolarmente) dannosi in azienda

By | In evidenza

Qualche tempo fa ti ho parlato del valore (umano ed economico) che esprimono i dipendenti migliori, dei costi che deve sostenere una azienda ogni volta che se ne lascia sfuggire uno e dell’importanza di creare le giuste condizioni nell’ambiente di lavoro affinché tutti si sentano valorizzati al meglio delle proprie capacità.

In molti mi hanno scritto per chiedermi di approfondire l’argomento che è cruciale nella gestione di qualsiasi impresa e può presentare sfide simili tanto in una multinazionale quanto in una azienda di piccole o medie dimensioni. Alcuni comportamenti nella gestione del personale possono essere tossici e avvelenare l’ambiente di lavoro, portando i dipendenti ad allontanarsi e minare gli equilibri nelle organizzazioni.

Ci sono fondamentalmente 3 comportamenti che risultano particolarmente dannosi nella gestione del personale e che andrebbero evitati in ogni modo. Vediamoli insieme:

Eccesso di regole: qui non conta la dimensione dell’azienda, conta la mentalità dell’imprenditore o dei manager. Ogni azienda ha mille ragioni per stringere le maglie del controllo sui propri dipendenti per controllare tutto il controllabile e tracciare tutto il tracciabile. Intendiamoci: le regole servono. Allo stesso modo serve la flessibilità e lo smart working per molte aziende è una soluzione: meno controlli e dipendenti più responsabilizzati.

Poca comunicazione: questo accade molto di frequente. Si producono quantità di mail ginormiche e poi non ci si scambia una parola a voce e nascono equivoci. Oppure ci si affida a manager, dirigenti o capi reparto gelosi delle informazioni in loro possesso che rallentano o addirittura ostacolano la diffusione di idee e il lavoro resta indietro. Condivisione e trasparenza sono elementi fondamentali per far “girare” bene un’azienda.

Mancanza di leadership: ci sono molte ricerche e sondaggi, tanto a livello universitario quanto a livello di consulenza aziendale, che indicano nella mancanza di leadership una delle cause più evidenti del declino di molte aziende. Spesso questo è associato alla perdita di visione e di scopo nel lavoro della propria azienda. Alcuni manager tendono infatti a mettersi sempre al centro della scena, rubandola alla squadra. Oppure a rendersi invisibili abbandonando il gruppo a sé stesso. Una leadership chiara e lungimirante invece può fare la differenza e il successo di una impresa.

3 skill fondamentali (più una) per un comunicatore straordinario

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Quando si tratta di parlare in pubblico, non è mai solo una questione di parole. Le tue capacità comunicative possono rivelare (e lo fanno!) quanto sei affidabile, preciso e onesto. In una indagine realizzata da Payscale è emerso che quasi la metà dei dirigenti ritiene che i giovani neolaureati non possieda sufficienti skill di comunicazione.

I migliori comunicatori sono le persone che sono in grado di presentare in modo conciso le proprie idee, convincere gli altri del proprio punto di vista e costruire – e mantenere – relazioni forti attraverso il dialogo. Si tratta quindi di presentare bene e sostenere ciò che si dice, con modi e contenuti adeguati.

Nel corso che tengo ogni anno – da molti anni ormai – ti parlo di come Comunicare con il pubblico straordinariamente. Questo perché credo che la comunicazione non si fermi al verbale e necessiti di uno sviluppo complessivo e armonioso delle proprie capacità. Prendere il meglio che si ha a disposizione e utilizzarlo per creare un racconto originale di sé e dei propri interessi.

In tutti questi anni di esperienza ho distillato le caratteristiche che un comunicatore straordinario dovrebbe sviluppare e tenere sempre al centro della propria esperienza, in ogni speech. In particolare, credo che siano tre (più una) quelle fondamentali:

  1. Proattività. I comunicatori straordinari non rimandano le conversazioni difficili. Trovano il modo di comunicare anche nelle difficoltà. Calibrano singoli e gruppi per utilizzare al meglio parole, tono e gesti. Agiscono per determinare il corso degli eventi.
  2. Fare domande buone. Per arrivare alla radice del problema, o anche per conoscere bene qualcuno, le domande approfondite sono fondamentali. I comunicatori straordinari sono attenti alle domande per scoprire tutte le informazioni necessarie.
  3. Ascolto. Far buone domande non serve a nulla se non si ascolta la risposta! Per quanto si pensi che la comunicazione sia solo legata alle parole pronunciate, ascoltare è altrettanto importante. I comunicatori straordinari ascoltano tanto i contenuti quanto i cambiamenti di tono e la mimica associata.

Infine, una caratteristica fondamentale di ogni comunicatore straordinario è la coerenza. Unisce elementi di correttezza, onestà e affidabilità: ci sta che tu possa dire qualche bugia, dipingere la realtà in modo che ad alcuni potrebbe condividono o dire qualcosa che non piace. L’importante è che questo sia sempre il tuo stile e che lo rispetti, mostrandoti coerente con te stesso: questo ti farà apprezzare anche da chi non è d’accordo con te.

A chi servono le fake news

By | In evidenza

Le fake news sono notizie false presentate in maniera verosimile per propagandare o vendere una verità distorta. Questo fenomeno che ha avuto una grande visibilità negli ultimi mesi esiste da sempre e si è ingigantito con il web. Il motivo è semplice: gran parte dei modelli di business del web sono basati sul click. Più si clicca un sito più si incrementa il valore della pubblicità che esso mostra. In altri casi, la motivazione che porta a creare delle fake news può essere quella della propaganda o della concorrenza sleale.

In nessun caso le fake news – in italiano l’equivalente è il poco usato fattoidi – sono qualcosa di positivo. Sia che si tratti di disinformazione, sia che si tratti di propaganda o di una turbativa del mercato, chi le produce lo fa mettendo in atto un comportamento scorretto per trarre un profitto a discapito di chi lavora seriamente, con onestà, coscienza e qualità. Ma cosa sono e come si riconoscono? Le fake news sono notizie o informazioni che vengono presentate in modo inadeguato in modo da lasciare un’impressione che non si otterrebbe se si avesse la storia completa.

Le notizie false confondono fatti e opinioni.

Le scuole di giornalismo, soprattutto quella anglosassone, insegnavano la differenza tra il linguaggio descrittivo e quello valutativo e a tenere ben separate le opinioni da fatti. Questo avviene spesso quando chi produce fake news aggiunge alcune parole per aiutare a “spiegare” qualcosa. Ma quella spiegazione è una lettura del pensiero e la migliore cura per questo è il Meta-Modello che la PNL ha introdotto nel 1975.

Le opinioni non sono notizie, sono commenti

Presentare la propria opinione come un fatto in ogni caso è uno dei metodi più semplici per influenzare l’opinione di chi ascolta. Chi presenta i propri commenti come se fossero dei fatti e come se stesse riportando delle notizie crea delle fake news. Quando si legge un testo o si ascolta una persona parlare di una notizia, è sempre necessario chiedersi da quale punto di vista sono presentati questi “fatti” e bisogna capire l’interesse che ha nel presentarli come tali. Che si tratti di un incidente stradale o di un testo che descrive un prodotto o un servizio da acquistare è sempre bene fare ricerche e andare alle fonti.

Le fake news tendono a sensazionalizzare e drammatizzare eccessivamente un evento.

Come tutti sappiamo già, le “notizie” sui media e in particolare quelle veicolate dai social network tendono a concentrarsi sul negativo perché “le notizie negative vendono”. Le notizie negative attirano la nostra attenzione in un modo in cui le notizie positive non riescono a suscitare una uguale curiosità. Quindi non sorprende affatto che le notizie diventino false a causa di questo fattore, dato che viene data troppa enfasi. In un mondo dove l’offerta abbonda (di informazione, di beni e servizi, di formazione), talvolta ci sono persone che per emergere ricorrono all’uso di mezzi poco etici.

Oggi come oggi, soprattutto nel web, dove ciascuno può dire la propria senza particolari filtri è sempre più necessario allenarsi a distinguere ciò che è vero da ciò che è verosimile o falso. Molto di ciò che leggiamo in giro è propaganda, commenti, alcune letture mentali e tante opinioni personali. Bisogna quindi diventare perspicaci e imparare a metamodellare. Allo stesso tempo bisogna pensare in modo critico ed efficace a ciò che si legge, con la curiosità di approfondire e verificare, soprattutto se ci sta a cuore quello che stiamo leggendo.