Tag

comunicazione Archives - Claudio Belotti

Come avere una conversazione straordinaria

By | Blog

Potrebbe esserti capitato qualche volta di aver affrontato una conversazione e di aver avuto l’impressione di non aver comunicato come avresti voluto. Altre volte invece potrebbe semplicemente farti piacere dare una buona impressione e trasmettere calore, emozione e apprezzamento per il tuo interlocutore.

Per comunicare in modo straordinario non è sufficiente parlare. Non è un caso che uno dei miei corsi più richiesti sia “Comunicare con il pubblico straordinariamente”. Sia che ti trovi di fronte a una folta platea sia che tu sia dinnanzi a una sola persona, la comunicazione va curata.

Ciò di cui ci prendiamo cura migliora nel tempo. Pensa a cosa potresti fare se dedicassi tempo e attenzione alla tua comunicazione? Potresti sentirti… straordinario! E far sentire gli altri nello stesso modo. Il bello è che sentirti straordinario e far sentire così anche gli altri è semplice.

Ci sono 3 regole (più una) fondamentali da seguire:

Metti nella conversazione tutta la tua attenzione: via le distrazioni, i telefoni, le interferenze (quelle che puoi controllare). Le altre interferenze puoi integrarle nella conversazione, se pensi che vi distraggano. In ogni caso dedica il 100% della tua attenzione alla persona che hai di fronte.

Dimostra il tuo interesse per ciò che dice: l’interesse si dimostra innanzitutto con i gesti. Una postura aperta, un sorriso e occhi solo per l’interlocutore. Già questo è sufficiente a mettersi in una posizione di chiaro interesse per la persona e per il suo messaggio.

Se hai tempo fai domande aperte: puoi chiedere come lo ha fatto sentire una determinata situazione, soprattutto se positiva. O puoi mostrare sincera curiosità sul resto della storia che sta raccontando chiedendo maggiori dettagli.

Se non hai tempo ringrazia: puoi ringraziare la persona per essersi fermata a parlare con te o per averti dedicato del tempo. Puoi ringraziarla per ciò che ti ha raccontato.

Infine, ricorda l’Extraordinary FX: in Extraordinary noi pensiamo che ciascuno sia straordinario perché può mettere un extra nell’ordinario. E tu puoi aiutare quella persona a vedere quell’extra. Tutti hanno bisogno di uno specchio che rifletta le proprie qualità, perché i difetti siamo tutti maestri nel cercarli. Lascia che una persona se ne veda da una conversazione con te dopo aver scoperto di essere migliore di quanto pensasse. E’ il dono più bello che possa fare con delle parole.

5 domande (e 5 risposte) sulla tua leadership

By | Blog

Per costruire una leadership solida in azienda è necessario prendere in considerazione molti fattori. Il ruolo, ad esempio, oppure l’anzianità, il tipo di azienda e lo stadio di sviluppo di quest’ultima.

Lo stadio di sviluppo dell’azienda certamente è importante per determinare lo stile di leadership necessario: una azienda nel “Prime” avrà necessità di leadership molto differenti rispetto a quello che può avere una azienda in uno stadio più avanzato.

Per individuare e riconoscere lo stadio di sviluppo dell’azienda puoi leggere il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. In questo modo sarà anche più semplice comprendere lo stile di leadership da utilizzare.

Per iniziare a costruire la leadership più solida secondo me è necessario rispondere affermativamente a queste 5 domande (e lavorare su quelle alle quali hai risposto negativamente):

Stabilisco obiettivi coerenti con le risorse a disposizione?

Gli obiettivi in un gruppo di lavoro possono essere una molla potente per spingersi tutti insieme verso un risultato positivo. L’importante quando si stabilisce un obiettivo – oltre alla chiarezza nel determinare il risultato – è la disponibilità di risorse. Un leader si occupa del suo gruppo affinché abbia sempre le risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo. Ascolta i bisogni del gruppo, può essere molto semplice sapere di cosa ha bisogno.

Mi occupo della crescita degli altri come della mia?

I leader sono bravi a crescere. Sia quando si tratta di crescita personale sia quando si tratta di salire i livelli nell’azienda. Nella mia idea di leader, per essere tali è necessario portare con sé anche gli altri. Non tutti, non a prescindere. Un leader dovrebbe avere la capacità di individuare chi ha le caratteristiche, le qualità e la voglia di crescere. Per essere tale, il leader, ha il dovere di valorizzarle al meglio queste persone.

Fornisco una visione chiara?

I migliori leader sono presenti e trasparenti con il gruppo; raccontano in modo chiaro e tondo il vero stato delle cose. Anche quando le cose non sono così rosee, non lasciano vuoti. I leader autentici infatti forniscono anche una visione chiara che va oltre il momento presente. Ricordi quando abbiamo parlato della giusta misura della fiducia in sé? Basa la tua visione su strategie intelligenti, intuizioni derivate da dati e crea una narrazione coerente.

Riesco a valorizzare i traguardi?

Alcuni dei migliori leader che ho conosciuto avevano una capacità straordinaria di rendere noti gli sforzi e i risultati del proprio team. In questo modo il lavoro del gruppo non passa inosservato. Impegnati a condividere i risultati con il resto dell’organizzazione, alimentali con commenti personali e sponsorizza il merito di ciascun membro del team sottolineando in che modo il suo lavoro ha inciso sul raggiungimento dei risultati. Proprio come faresti in caso di insuccesso andando a cerca cosa non ha funzionato.

Costruisco un’autentica appartenenza?

Costruire l’appartenenza al team è sostanzialmente il frutto di tutte le attività precedenti: quando valorizzi i singoli e il gruppo, quando crei obiettivi e porti risorse, quando fornisci la visione per arrivare ai risultati. L’appartenenza al gruppo è uno stimolo forte che nutre il gruppo stesso e lo spinge verso traguardi ancora più importanti. Nello sviluppo di una azienda questo passaggio è fondamentale.

Migliora subito la tua comunicazione in pubblico con 3 semplici esercizi

By | Blog

Quando qualcuno mi chiede come si fa a migliorare nel parlare in pubblico o come si diventa un oratore più coinvolgente chiedo alla persona di fare una cosa: scegli un oratore brillante, uno speaker che ti piace – può essere anche un attore che tiene un discorso durante una premiazione – e poi osservalo con attenzione. Cosa fa?

Se hai scelto bene lo speaker e decidi di osservarlo anche meglio scoprirai che parlare in pubblico è molto più che parlare. Probabilmente già lo sapevi o lo intuivi ma senza uno studio schematico delle azioni non avevi mai compreso la portata di questo complesso meccanismo.

Ed è proprio per questa ragione che il mio corso più venduto nelle aziende non si intitola “Parlare in pubblico” ma “Comunicare con il pubblico straordinariamente”. L’abilità infatti di parlare in pubblico non può prescindere dalla complessiva capacità di comunicare CON il pubblico. Significa sostanzialmente prendere qualcosa di naturale come la comunicazione – ciascuno di noi comunica in ogni momento – e dargli una direzione, una intenzione, una finalità consapevole.

In attesa di poter partecipare alla prossima edizione del corso (puoi vedere QUI il calendario) puoi scegliere di dedicare del tempo a migliorare la tua comunicazione con 3 semplici esercizi:

  • Pensa a ciò che stai facendo come ad una opportunità. Una opportunità per esprimere te stesso, per chiarire un concetto, per dare un messaggio. Comunicare con il pubblico, con le persone, è una delle cose più belle. Comunicare un messaggio è un privilegio.
  • Preparati. Questa dovrebbe essere la base per qualunque attività e forse proprio per questa ragione a volte viene data per scontata. La preparazione può fare la differenza. Esercitati di fronte a qualcuno o di fronte a una videocamera e raccogli dei feedback (qualificati) per migliorare.
  • Il pubblico è con te. Soprattutto se ciò che gli dici può essere può essere di suo interesse o d’aiuto. Cosa stai dando al tuo pubblico? Quando prepari un discorso – che sia una vendita o un aggiornamento ai colleghi dell’ufficio – assicurati di dare qualcosa, un valore percepito come tale da chi ti ascolta.

Quali occasioni utilizzerai adesso per allenarti?

3 consigli per ottenere di più da ogni conversazione

By | Blog

L’estate è il momento migliore per programmare il futuro. Magari con la mente più libera ci si può dedicare a leggere qualche libro o ascoltare qualche audiolibro e iniziare a programmare le attività dell’autunno. La formazione in particolare: quali competenze vuoi sviluppare? L’offerta di Extraordinary è molto articolata e comprende corsi, workshop, webinar: li trovi tutti qui.

Se non sai ancora cosa scegliere ti rivolgo il mio personale invito: parti in modo semplice, inizia con “Obiettivi! Special Online Edition”. “Obiettivi!” quest’anno sbarca online per permettere al numeroso pubblico che ogni anno desidera farne parte di partecipare in completa sicurezza. “Obiettivi! Special Online Edition” infatti ti consente di lavorare direttamente da casa tua a ciò che è davvero importante per TE. Fissa priorità, individua risorse e ottieni i risultati che desideri.

Se stai leggendo questo post sei interessato a sviluppare la tua capacità di conversare in modo efficace. Puoi fissare questo obiettivo in modo da ottenere il risultato rapidamente? Intanto ti offro 3 consigli per andare nella direzione che desideri. Se poi vuoi diventare anche efficace nel farlo e imparare come applicare il metodo, informati qui.

  1. Fai domande. Chi pone le domande in una conversazione ha il controllo della conversazione. Quali vantaggi offre questa strategia? Tre vantaggi in particolare: il primo è che guidando una conversazione puoi condurla dove vuoi tu, il secondo è che l’interlocutore dovrà pensare ed elaborare le risposte, infine il terzo è che se fatto in modo gentile e rispettoso ti farà apparire interessato all’argomento. In una conversazione nella quale non sei particolarmente coinvolto quest’ultimo può essere un grande vantaggio.
  2. Chiedi un (piccolo) favore. Quando qualcuno ti fa un favore inconsciamente sente che lo consideri o lo apprezzi; chiedendo un favore, infatti, esprimi vulnerabilità e fiducia. Questo atteggiamento molto spesso viene ricambiato e ti offre la possibilità di aprire un canale privilegiato di conversazione. Allo stesso modo, quando qualcuno ti chiede un (piccolo) favore, accettalo. Forse qualcuno vuole iniziare una conversazione con te.
  3. Fatti ricordare. Per rendere più semplice per il tuo interlocutore ricordare ciò che vuoi dirgli c’è un modo semplice. Questo trucco è simile a una tecnica di PNL che si chiama nested loops. Nei nested loops si interrompe volontariamente il racconto e si passa al successivo. Poi si chiude il cerchio dei racconti al contrario. I nested loops sono una tecnica molto efficace e utilizzata spesso da Richard Bandler. In una semplice conversazione puoi inserire ciò che ritieni importante fra un racconto e l’altro delle tue vacanze estive.

3 comportamenti per diventare un punto di riferimento sul lavoro

By | Blog

Lavori per una azienda e a un certo punto ti senti felice e coinvolto nel lavoro. Vorresti dare di più. Cosa fai? Altro scenario: sei insofferente, la vita dell’ufficio ti inizia ad andare stretta vedi le persone con una maggiore anzianità crogiolarsi nelle posizioni acquisite e tu ancora arranchi. Qual è la soluzione? Dipende tutto da quanto ami il lavoro che fai. Sei pronto per impegnarti e fare la differenza? Il primo passo allora è conoscere l’ambiente di lavoro e capire come affrontare la sfida che hai di fronte.

Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti spiego quali sono gli stadi di vita di una azienda. Lo stadio ottimale si chiama “Prime”. Gli altri stadi che attraversa l’azienda iniziano con il “corteggiamento”, cioè dall’idea dell’imprenditore. Poi se l’azienda nasce, si passa all’”infanzia”, con la crescita si attraversano gli stadi “Toddler”, o “Go-go”, nel quale l’azienda inizia a gattonare e muovere i primi, scoordinati, passi. Se tutto va bene, l’azienda arriva a una fase di “adolescenza”. Periodo difficile, si sa.

Con la necessaria maturità, ci si porta nel Prime. Questo stadio ottimale è dove ogni azienda dovrebbe trovarsi (e rimanere) per ottenere i migliori risultati. Senza un cambio generazionale che favorisce il ricambio di idee ed energie da qui la situazione si deteriora. Arriva la “Stabilità”. Per non rischiare si mantiene lo status quo. “Squadra che vince non si cambia” e infatti si inizia a perdere. Se non arriva qualcuno da fuori a dare una scrollata arriva l’”Aristocrazia”, il management si focalizza su sé stesso, i senatori preferiscono i privilegi alle vittorie. Da qui si va verso la “Burocrazia”. E dopo c’è solo la fine.

Per diventare un punto di riferimento sul lavoro, portare nuove energie alla tua azienda e dare nuovo impulso al rinnovamento ci sono 3 comportamenti che puoi mettere in pratica semplicemente:

Fornisci la visione. Qual è lo scopo di un leader? Credo che ogni leader abbia il compito di trovare le risorse. Non necessariamente in prima persona, anche mostrando la via o aiutando le persone a trovarle per conto proprio. Le persone vogliono sapere qual è la direzione e come arrivarci. Diventa la persona che dà forma e significato a questo bisogno e diventerai automaticamente il punto di riferimento per le persone che hai attorno. Più sei in grado di farlo in modo semplice e sarai importante per gli altri.

Parla meno e ascolta di più. Le persone tendono ad essere più felici e produttive quando si sentono libere di contribuire con nuove idee e dare spunti per migliorare il lavoro. Per farlo hanno bisogno di ascolto e fiducia. I migliori leader trascorrono molto tempo ad ascoltare idee, proposte, bisogni. Pongono obiettivi, sfide e problemi, quindi fanno domande per coinvolgere l’intero team nella generazione di soluzioni. Premia l’iniziativa e incoraggia tutti i membri del gruppo a fare lo stesso e soprattutto fai in modo di mettere in pratica ciò che viene proposto.

Guarda il potenziale. I grandi leader incoraggiano attivamente i propri collaboratori, mostrano la visione in cui il successo è un fatto compiuto, ascoltano idee e proposte. Alla fine, scelgono il tipo di persona che, in quella realtà futura, avrà espresso il suo potenziale. In ogni obiettivo il risultato è fondamentale ma il vero valore si crea quando le persone crescono e con esse il gruppo. Guardare al potenziale prima ancora che al risultato è una strategia, guardare solo al risultato è tattica.

7 abitudini per essere produttivo come desideri

By | Blog

Il successo è questione di abitudine. O meglio di abitudini. Se mi conosci e mi segui sai che per me successo è il participio passato del verbo succedere. Una persona di successo è una persona in grado di far succedere ciò che definisce, progetta e mette in azione.

Questa è una delle qualità fondamentali del leader. Per acquisirla è necessario sviluppare abitudini – alcune sono molto semplici – per fare di più e meglio e soprattutto trasformare in realtà i sogni, i desideri, i pensieri.

Per farlo è necessario tenere la mente libera e focalizzata, prendere decisioni in modo rapido e divertirsi. Scopriamo insieme allora quali sono 7 abitudini per essere produttivo come desideri:

  1. Se puoi farlo subito, fallo. Come ho scritto poche righe più su, una mente produttiva è una mente focalizzata, cioè libera da task che rubano energia e memoria. Come quando lavori al computer e hai tante schede aperte, tanti programmi che girano contemporaneamente. Se sai che devi fare qualcosa ma non individui un momento per farlo, quel pensiero continua a girare nella mente. Se è un compito breve o brevissimo evadilo subito. Se richiede più tempo programmalo.
  2. Programma la routine. Se hai dei programmi di lavoro fissi stabilisci come e quando svolgerli. Riserva del tempo ogni giorno per leggere riviste specializzate del tuo settore, rispondere alle e-mail e lavorare su progetti. Avere una routine di lavoro e renderla efficiente sono due cose diverse. Più organizzi ciò che è prevedibile e ripetitivo più sarai in grado di gestire gli imprevisti.
  3. Salva in bozza. Ho dedicato a questo argomento un intero post pochi mesi fa. Questo è uno di quei consigli che possono cambiarti la vita: prima di mandare una mail, salvala nelle bozze. Meglio ancora: quando scrivi una mail non mettere mai gli indirizzi del destinatario o dei destinatati mentre stai scrivendo. Se dovesse partire per sbaglio incompleta faresti una pessima figura. E se il tono della mail fosse influenzato dal tuo stato in quel momento? Meglio pensarci su. Salva in bozza.
  4. Quando sei in stallo, cerca ispirazione. Può essere il passo di un libro, una canzone, una pagina Facebook o Instagram nella quali cercare ispirazione. Quando perdi la concentrazione non perdere l’occasione per capire che la tua mente è satura. Fermati 5 minuti, ritrova il focus, l’ispirazione, la concentrazione, facendo ciò che ti fa stare bene. Alzati a fare quattro passi, meglio ancora all’aria aperta.
  5. Ascolta nuova musica. La vecchia musica sai già che effetto ti fa e la puoi scegliere per darti la carica, per ritrovare il mood giusto, come ancora per tornare allo stato desiderato. Quando ascolti nuova musica scopri invece nuovi mondi, nuove idee, nuove parole (se le ha). Esplorare nuova musica è anche occasione per nuove conoscenze o nuove conversazioni con persone che già conosci. Ascolta musica, buona.
  6. Fai esercizio. O meglio: muoviti. Non devi diventare uno sportivo ma ogni tanto è meglio se metti in circolo un po’ di endorfine. Una bella corsa a inizio o a fine giornata. Una nuotata se ne hai la possibilità. Ossigena il cervello, brucia le calorie che hai accumulato stando fermo al tuo desk, alla scrivania o più in generale in ufficio.
  7. Fai l’elenco di ciò che è andato bene. A fine giornata in particolare lascia andare ciò che è successo. Libera in particolare le cose belle. Lascia che prendano spazio nella mente: fai in modo di ricordare a te stesso tutte le cose buone che sono successe durante il giorno.

Le frasi che fanno impazzire il tuo capo (e sembrare poco professionale)

By | Blog

Comunicare in modo efficace non è solo una questione di parole, postura, tecniche. E’ una questione di mentalità. Per creare la mentalità del comunicatore efficace è importante concentrarsi su ciò è meglio dire o fare in una determinata situazione. Ed è allo stesso modo importante essere consapevoli di ciò che è meglio non dire.

In molti casi queste frasi escono senza che si abbia la consapevolezza del significato che rappresentano per gli altri. E se una battutaccia fra colleghi può passare come un momento goliardico, una considerazione fuori luogo di fronte al capo può cambiare la percezione che lui ha di te.

Niente di irreparabile ma se si inanella una serie di gaffe di questo tipo e si può incorrere in qualche rischio per la carriera. Per questo è fondamentale lavorare sulla propria mentalità: ogni idea porta con sé dei valori e delle convinzioni che sono condivise, neutre o in contrasto con il pensiero del nostro interlocutore.

E se è vero che spesso un capo che decide senza contestualizzare non è un buon capo allo stesso tempo è importante imparare a convivere in modo efficace con queste persone. Per questa ragione, esistono alcune frasi che da dipendenti giovani, da collaboratori junior è meglio eliminare subito dal proprio lessico lavorativo. Vediamole insieme:

“Sto solo seguendo gli ordini”: questa frase all’inizio può andare anche bene. Il primo mese di lavoro magari. Poi bisogna tirare fuori il carattere. Il tuo capo cosa si aspetta da te? Si aspetta che tu esegua solo gli ordini o che tu dia un apporto personale? Più volte in queste frasi tornerà il tema della responsabilità. E qui è centrale. Se hai dei dubbi su ciò che stai facendo proponi qualcosa di originale, prima che ti venga chiesto cosa fai e perché lo stai facendo in quel modo.

“Mi dispiace ma non è colpa mia”: questa frase può fare impazzire il tuo capo. Se non immagini il motivo, in parte è perché ti sfugge ancora il processo di responsabilità che c’è dietro un lavoro, in parte è perché ancora non hai la piena consapevolezza dei tuoi mezzi. Dire “mi dispiace” va bene e dire “non è colpa mia” può essere utile se davvero si tratta di uno scambio di persona. Ma se c’è anche solo una piccola percentuale del tuo lavoro in ciò che ha causato il problema, devi fartene carico, agire e parlare in modo da dimostrare la tua reale volontà di superare la questione.

“Me ne occuperò”: non essere generico quando prendi un impegno. Per il capo significa non avere la certezza che tu stia davvero facendo ciò che dici. Per te è come buttare nel mucchio l’ennesima scartoffia da evadere. Organizzati: quando ti portano un lavoro fai domande, fai una valutazione del carico che hai già e del tempo necessario a fare anche questa. Poi prenditi il tempo necessario: né troppo né troppo poco. Meglio se è più del previsto e poi consegnare in anticipo che fare il viceversa.

Come comunicare in modo straordinario in video

By | Blog

Questo lungo periodo di lockdown ci ha messo di fronte alla nostra realtà. Abbiamo dovuto fare i conti con i problemi dell’impatto ambientale dell’uomo per comprendere meglio ciò che stavamo vivendo. Allo stesso tempo abbiamo scoperto un mondo di risorse che prima davamo magari per scontate. Dal comfort domestico agli affetti ritrovati, dalle possibilità offerte dalla tecnologia fino al piacere di rallentare un po’ il ritmo.

Per molti questo è stato un viaggio di scoperta, di crescita. Abbiamo verificato che il lavoro a distanza è possibile e che forse serviva un po’ più di coraggio da parte di molte aziende. O forse più immaginazione. Per vedere oltre le soluzioni già adottate e adottarne di nuove che permettessero nuove forme di lavoro, di studio, di comunicazione.

Questa capacità ha evidenziato bene lo stadio di sviluppo delle aziende: il modo in cui ogni organizzazione ha affrontato le sfide e le ha trasformate in problemi o in risorse infatti descrive bene le potenzialità dell’azienda stessa. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di queste potenzialità e del modo in cui puoi aiutare il gruppo a tirarle fuori.

Questo periodo ha offerto anche l’occasione per dedicare del tempo alla formazione online e al confronto con gli altri colleghi e collaboratori attraverso dei mezzi di comunicazione che d’un tratto sono diventati indispensabili e familiari: da Zoom a Teams, da Skype a Houseparty. Abbiamo dovuto imparare in fretta e adeguarci alle nuove regole del gioco: come ci insegna la PNL infatti “i comunicatori di successo accettano ed utilizzano ogni tipo di comunicazione e di comportamento che si presenta loro”.

Le videoconferenze stanno diventando sempre più di routine per una vasta gamma di utilizzi aziendali e personali: dalle riunioni del personale alle sessioni di allineamento dei team fino alla formazione e all’approfondimento attraverso webinar live. Tutta questa esperienza mi ha spinto a realizzare questo post. Vediamo insieme come comunicare in modo straordinario on line in videoconferenza:

  1. Abbigliamento e sfondo adeguato. Ogni videoconferenza può avere scopi e ospiti differenti. E’ importante adeguare l’abbigliamento e lo sfondo – evitare di avere una fonte di luce alle spalle ad esempio – al tono della conversazione che si sta tenendo. Il modo in cui ci presentiamo in video comunica molto di noi. Come anche l’inquadratura. A prescindere dalla tua scelta, l’importante è proprio scegliere e non lasciare al caso questi aspetti.
  2. Guarda in camera. In tv o al cinema si direbbe anche “sguardo in macchina” ed è un espediente che aiuta chi comunica a rivolgersi in modo diretto agli spettatori. Questo vale anche per le video conferenze: guarda dritto nella telecamera, che sia un puntino sul bordo del portatile o dello smartphone o che si tratti di una telecamera esterna. Lo sguardo in camera ti consente di mantenere il contatto visivo.
  3. Mantieni la concentrazione. E’ facile distrarsi, soprattutto dentro casa e magari lasciarsi andare ad abitudini casalinghe. Uno sguardo al telefono, ai figli che girano per casa, al gatto che salta in braccio o al cane che vuole essere portato fuori. Magari ci si tocca il naso che prude o ci si lascia andare a un commento a microfono aperto e la regia automatica del programma ti mette subito al centro dell’attenzione. Il contesto è diverso ma la concentrazione deve essere la stessa se non superiore a quella che avresti in una riunione in ufficio. Con il vantaggio che se hai bisogno di assentarti basta mutare microfono e oscurare il video per prendersi un meritato momento di pausa.
leader

Il comportamento adeguato al leader

By | Blog

Per scegliere di voler migliorare è necessario sapere quali sono gli elementi sui quali concentrarsi. Questo può valere per nozioni – che possono essere riviste e aggiornate – per capacità – che possono essere affinate – e persino per dei modi di fare. A volte infatti si tengono dei comportamenti pensando che siano adeguati alla situazione, mentre in realtà non lo sono.

Non stiamo parlando di comportamenti giusti o sbagliati. Come ci insegna la PNL infatti ogni comportamento può essere adeguato in un determinato contesto. Faccio un esempio banale ma almeno sono sicuro di spiegare bene questo concetto basilare: lavarsi è giusto o sbagliato? Posta così questa domanda, tutti diremmo che è giusto (anche se alcune persone sembrano più amanti della teoria che della pratica).

Eppure, se qualcosa a cui tieni sta andando prendendo fuoco, non utilizzeresti l’acqua a disposizione per lavarti. Quando il tuo migliore amico si sposa, il banchetto nuziale non è il luogo migliore per raccontare di quanto (o come) vi siete divertiti quando eravate ragazzi. Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non adeguati al contesto.

Allo stesso modo quando hai un ruolo da leader in azienda, può capitare che tu abbia dei comportamenti che non riesci ancora a riconoscere come inadeguati – ad esempio perché richiedono di immergersi molto nel modello del mondo di qualcun altro – e in questo momento non hai voglia o non ne sei ancora in grado.

Ti aiuto io facendo una breve lista di comportamenti che per esperienza vengono percepiti come inadeguati alla leadership e se presi in considerazione possono aiutarti notevolmente a migliorare.

La mania del controllo. Ci sono poche cose che creano malumore e sfiducia come la mania del controllo. Una sana disponibilità a seguire il lavoro e a verificarlo può produrre risultati positivi. Un controllo continuo e pressante del lavoro – spesso con interventi “operativi” – si rivela più di frequente controproducente. La soluzione? Delega e relax. Un leader crea dei leader e tutto ciò non avviene in un giorno. L’esperienza si forma con il tempo.

Le “tue” priorità hanno sempre la priorità. Una squadra nella quale tutti giocano al servizio di uno può vincere nel breve periodo ma dopo un po’ si sfalda. I team si reggono quando lo scopo comune e lo scopo personale – di ciascuno – sono ben allineati (o al limite compatibili). Se le tue necessità sono il centro di tutto, non puoi pensare e agire in modo strategico.

La comunicazione è sempre confusa. Magari per te è tutto chiarissimo. Ma lo è anche per gli altri? Se troppo spesso le tue comunicazioni vengono fraintese o interpretate in un modo differente da quello che pensavi puoi domandarti cosa sto dando per scontato che scontato non è? Meglio ancora: puoi chiederlo direttamente alle persone che interpretano in modi diversi le tue indicazioni.

Gestire una azienda in un periodo di crisi

By | Blog

Ogni periodo di crisi porta con sé problemi e opportunità e ogni azienda ha bisogno di organizzarsi rapidamente per affrontarli al meglio. La flessibilità in questi momenti è fondamentale, più l’azienda riesce a muoversi in modo coordinato e rapido e rimanere focalizzata sui valori, sulla visione e lo scopo che la guidano, più sarà facile uscirne rafforzati.

Non tutte le aziende hanno la capacità di fare questo. Per quale ragione? Sicuramente incide lo stadio di sviluppo dell’azienda. Come ho scritto nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni le organizzazioni vivono nel proprio sviluppo diversi stadi di crescita. In ciascuno di questi stadi si osservano dinamiche differenti all’interno. Per questa ragione ho individuato nel “Prime” lo stadio di massima flessibilità ed efficacia: è il momento in cui tutto gira alla perfezione.

E come si fa a mantenere questa condizione? Ci sono diversi modi. Durante una crisi si possono prendere in considerazione alcune misure per cercare di trasformare il momento difficile in una occasione di crescita e sviluppo e portare l’azienda nel suo “Prime”.

Per iniziare bene bisogna tenere in considerazione tre elementi fondamentali (più uno):

Quando ricevi il primo colpo, rialzati subito

Ogni organizzazione, ogni azienda o gruppo di lavoro sperimenta battute d’arresto. Può capitare per momenti di congiuntura economica sfavorevole, una crisi sistemica o locale, mancati rinnovi di contratti. Se il negativity bias – il pregiudizio di negatività che ci porta a pensare che le cose negative abbiano un impatto maggiore di quelle positive – prende il sopravvento, questi momenti possono spesso oscurare ciò che sta andando bene. Il modo migliore per combattere questi momenti è fare regroup e refocus. Riunirsi e rifocalizzare l’attenzione su ciò che va bene: festeggiare subito ogni piccolo progresso fuori dal pantano, ogni piccola vittoria, anche un colpo di fortuna. In questi casi è fondamentale individuare chi persevera nel proprio negativity bias: la loro negatività può essere contagiosa. In questi casi è fondamentale aiutarli a cambiare il loro atteggiamento e spostare il loro focus più di frequente che con gli altri.

Coinvolgi chi trova problemi e invitalo a elaborare soluzioni

Tanto in condizioni normali quanto in condizioni di crisi le idee divergenti sono fondamentali per la crescita e l’innovazione. Eppure, alcuni leader hanno difficoltà a gestire chi solleva problemi. Per quanto sia comprensibile è importante fare una distinzione: chi solleva problemi tanto per farlo e chi solleva problemi per migliorare. In entrambi i casi la soluzione migliore è spingere all’azione queste persone. Chiedi loro di attivarsi per la soluzione del problema, chiedi loro di fare proposte o proponi tu una bozza di soluzione che loro possono sviluppare. Questo ti porterà tre vantaggi: il primo è che chi solleva problemi solo per il gusto di farlo, inizierà a perdere questo gusto. Il secondo è che chi solleva problemi per migliorare sarà contento di poter dare il proprio contributo. Infine, il terzo motivo è che contribuirai a creare dei leader nella tua squadra di lavoro, pronti a portare problemi ma anche idee e soluzioni.

Comunica con il tuo gruppo durante una crisi

Uno degli aspetti più importanti durante una crisi è la comunicazione. La comunicazione, soprattutto se fatta con il tono giusto, quello cioè capace di trasmettere calma, fermezza e direzione, è uno degli strumenti migliori di gestione della crisi. Come dice il mio maestro Anthony Robbins: in una crisi è importante sovracomunicare. Comunica spesso, anche se non hai notizie da segnalare, in modo che le persone sappiano che ci sei, che stai lavorando per loro: utilizza parole che dimostrino che ci sei, che stai agendo e sai cosa stai facendo, anche se non lo sa nessuno. Bisogna tenere informati tutti i collaboratori. È responsabilità del leader rimanere al passo con gli eventi mentre si svolgono, specialmente se si stanno evolvendo velocemente. Allo stesso tempo è importante passare in continuazione dal quadro generale al particolare. Cosa succede, in che modo ci riguarda, cosa possiamo fare a riguardo. Pensa in modo critico alla fonte delle informazioni. Aiuta i tuoi collaboratori a selezionare le fonti di informazione più affidabili e se serve crea un bollettino di aggiornamento con tutto quello che è importante sapere in modo da essere tutti aggiornati. In questi casi è importante aggiornare ora dopo ora le decisioni e tornare più volte sui piani, perché nessuno ha la soluzione migliore per ogni situazione: bisogna decidere, agire, verificare e ripartire.

Adotta una leadership flessibile

Non c’è uno stile di leadership che funzioni in ogni contesto: figurarsi in uno scenario di crisi! Potrebbe essere necessario aggiornare gli obiettivi man mano che emergono nuove informazioni o, in determinate circostanze, attenersi esattamente al piano qualunque cosa succeda. Lo stile di leadership dovrebbe farsi più flessibile più la crisi si complica: in base alle persone che stai gestendo, al contesto in cui stai operando e alle pressioni esterne che stai ricevendo. Per uscire da periodi di tensione come questi hai bisogno di consapevolezza e calma: se puoi medita e cerca le risorse dentro di te. Poi impara, adattati, decidi: le persone che gestisci sono lo specchio della tua leadership, cambia approccio quando serve e ricorda dove volete andare.

Infine, ricorda di praticare la gratitudine. Più la crisi si complica, più avrete bisogno di essere consapevoli delle cose importanti: finché si è vivi e in salute tutto passa in subordine. Quando tutto sembra sgretolarsi bisogna tornare alle sicurezze fondamentali. Bisogna pensare a stare bene e cercare di riposare il più possibile. La stanchezza annebbia i pensieri. Limitare la visione dei notiziari pieni di notizie che fanno paura e parlano di un futuro incerto allo stretto necessario: viviamo in un mondo fatto di notizie. Se succede qualcosa di importante, di davvero importante, lo sapremo. Il resto è superfluo. Molti collaboratori guarderanno ai propri leader per rassicurarsi. Ogni volta che devi comunicare calma e fermezza prenditi un minuto per mettere in pausa i pensieri e respirare. Pensa a ciò di cui hanno bisogno le persone alle quali devi parlare. Quali sono le loro preoccupazioni? Di cosa hanno bisogno nell’immediato? È possibile esprimere con fiducia anche il dubbio e comunicare l’incertezza generale con la sicurezza di sapere cosa c’è da fare nel particolare.