Tag

comunicazione Archives - Claudio Belotti

Le frasi che fanno impazzire il tuo capo (e sembrare poco professionale)

By | Blog

Comunicare in modo efficace non è solo una questione di parole, postura, tecniche. E’ una questione di mentalità. Per creare la mentalità del comunicatore efficace è importante concentrarsi su ciò è meglio dire o fare in una determinata situazione. Ed è allo stesso modo importante essere consapevoli di ciò che è meglio non dire.

In molti casi queste frasi escono senza che si abbia la consapevolezza del significato che rappresentano per gli altri. E se una battutaccia fra colleghi può passare come un momento goliardico, una considerazione fuori luogo di fronte al capo può cambiare la percezione che lui ha di te.

Niente di irreparabile ma se si inanella una serie di gaffe di questo tipo e si può incorrere in qualche rischio per la carriera. Per questo è fondamentale lavorare sulla propria mentalità: ogni idea porta con sé dei valori e delle convinzioni che sono condivise, neutre o in contrasto con il pensiero del nostro interlocutore.

E se è vero che spesso un capo che decide senza contestualizzare non è un buon capo allo stesso tempo è importante imparare a convivere in modo efficace con queste persone. Per questa ragione, esistono alcune frasi che da dipendenti giovani, da collaboratori junior è meglio eliminare subito dal proprio lessico lavorativo. Vediamole insieme:

“Sto solo seguendo gli ordini”: questa frase all’inizio può andare anche bene. Il primo mese di lavoro magari. Poi bisogna tirare fuori il carattere. Il tuo capo cosa si aspetta da te? Si aspetta che tu esegua solo gli ordini o che tu dia un apporto personale? Più volte in queste frasi tornerà il tema della responsabilità. E qui è centrale. Se hai dei dubbi su ciò che stai facendo proponi qualcosa di originale, prima che ti venga chiesto cosa fai e perché lo stai facendo in quel modo.

“Mi dispiace ma non è colpa mia”: questa frase può fare impazzire il tuo capo. Se non immagini il motivo, in parte è perché ti sfugge ancora il processo di responsabilità che c’è dietro un lavoro, in parte è perché ancora non hai la piena consapevolezza dei tuoi mezzi. Dire “mi dispiace” va bene e dire “non è colpa mia” può essere utile se davvero si tratta di uno scambio di persona. Ma se c’è anche solo una piccola percentuale del tuo lavoro in ciò che ha causato il problema, devi fartene carico, agire e parlare in modo da dimostrare la tua reale volontà di superare la questione.

“Me ne occuperò”: non essere generico quando prendi un impegno. Per il capo significa non avere la certezza che tu stia davvero facendo ciò che dici. Per te è come buttare nel mucchio l’ennesima scartoffia da evadere. Organizzati: quando ti portano un lavoro fai domande, fai una valutazione del carico che hai già e del tempo necessario a fare anche questa. Poi prenditi il tempo necessario: né troppo né troppo poco. Meglio se è più del previsto e poi consegnare in anticipo che fare il viceversa.

Come comunicare in modo straordinario in video

By | Blog

Questo lungo periodo di lockdown ci ha messo di fronte alla nostra realtà. Abbiamo dovuto fare i conti con i problemi dell’impatto ambientale dell’uomo per comprendere meglio ciò che stavamo vivendo. Allo stesso tempo abbiamo scoperto un mondo di risorse che prima davamo magari per scontate. Dal comfort domestico agli affetti ritrovati, dalle possibilità offerte dalla tecnologia fino al piacere di rallentare un po’ il ritmo.

Per molti questo è stato un viaggio di scoperta, di crescita. Abbiamo verificato che il lavoro a distanza è possibile e che forse serviva un po’ più di coraggio da parte di molte aziende. O forse più immaginazione. Per vedere oltre le soluzioni già adottate e adottarne di nuove che permettessero nuove forme di lavoro, di studio, di comunicazione.

Questa capacità ha evidenziato bene lo stadio di sviluppo delle aziende: il modo in cui ogni organizzazione ha affrontato le sfide e le ha trasformate in problemi o in risorse infatti descrive bene le potenzialità dell’azienda stessa. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di queste potenzialità e del modo in cui puoi aiutare il gruppo a tirarle fuori.

Questo periodo ha offerto anche l’occasione per dedicare del tempo alla formazione online e al confronto con gli altri colleghi e collaboratori attraverso dei mezzi di comunicazione che d’un tratto sono diventati indispensabili e familiari: da Zoom a Teams, da Skype a Houseparty. Abbiamo dovuto imparare in fretta e adeguarci alle nuove regole del gioco: come ci insegna la PNL infatti “i comunicatori di successo accettano ed utilizzano ogni tipo di comunicazione e di comportamento che si presenta loro”.

Le videoconferenze stanno diventando sempre più di routine per una vasta gamma di utilizzi aziendali e personali: dalle riunioni del personale alle sessioni di allineamento dei team fino alla formazione e all’approfondimento attraverso webinar live. Tutta questa esperienza mi ha spinto a realizzare questo post. Vediamo insieme come comunicare in modo straordinario on line in videoconferenza:

  1. Abbigliamento e sfondo adeguato. Ogni videoconferenza può avere scopi e ospiti differenti. E’ importante adeguare l’abbigliamento e lo sfondo – evitare di avere una fonte di luce alle spalle ad esempio – al tono della conversazione che si sta tenendo. Il modo in cui ci presentiamo in video comunica molto di noi. Come anche l’inquadratura. A prescindere dalla tua scelta, l’importante è proprio scegliere e non lasciare al caso questi aspetti.
  2. Guarda in camera. In tv o al cinema si direbbe anche “sguardo in macchina” ed è un espediente che aiuta chi comunica a rivolgersi in modo diretto agli spettatori. Questo vale anche per le video conferenze: guarda dritto nella telecamera, che sia un puntino sul bordo del portatile o dello smartphone o che si tratti di una telecamera esterna. Lo sguardo in camera ti consente di mantenere il contatto visivo.
  3. Mantieni la concentrazione. E’ facile distrarsi, soprattutto dentro casa e magari lasciarsi andare ad abitudini casalinghe. Uno sguardo al telefono, ai figli che girano per casa, al gatto che salta in braccio o al cane che vuole essere portato fuori. Magari ci si tocca il naso che prude o ci si lascia andare a un commento a microfono aperto e la regia automatica del programma ti mette subito al centro dell’attenzione. Il contesto è diverso ma la concentrazione deve essere la stessa se non superiore a quella che avresti in una riunione in ufficio. Con il vantaggio che se hai bisogno di assentarti basta mutare microfono e oscurare il video per prendersi un meritato momento di pausa.
leader

Il comportamento adeguato al leader

By | Blog

Per scegliere di voler migliorare è necessario sapere quali sono gli elementi sui quali concentrarsi. Questo può valere per nozioni – che possono essere riviste e aggiornate – per capacità – che possono essere affinate – e persino per dei modi di fare. A volte infatti si tengono dei comportamenti pensando che siano adeguati alla situazione, mentre in realtà non lo sono.

Non stiamo parlando di comportamenti giusti o sbagliati. Come ci insegna la PNL infatti ogni comportamento può essere adeguato in un determinato contesto. Faccio un esempio banale ma almeno sono sicuro di spiegare bene questo concetto basilare: lavarsi è giusto o sbagliato? Posta così questa domanda, tutti diremmo che è giusto (anche se alcune persone sembrano più amanti della teoria che della pratica).

Eppure, se qualcosa a cui tieni sta andando prendendo fuoco, non utilizzeresti l’acqua a disposizione per lavarti. Quando il tuo migliore amico si sposa, il banchetto nuziale non è il luogo migliore per raccontare di quanto (o come) vi siete divertiti quando eravate ragazzi. Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non adeguati al contesto.

Allo stesso modo quando hai un ruolo da leader in azienda, può capitare che tu abbia dei comportamenti che non riesci ancora a riconoscere come inadeguati – ad esempio perché richiedono di immergersi molto nel modello del mondo di qualcun altro – e in questo momento non hai voglia o non ne sei ancora in grado.

Ti aiuto io facendo una breve lista di comportamenti che per esperienza vengono percepiti come inadeguati alla leadership e se presi in considerazione possono aiutarti notevolmente a migliorare.

La mania del controllo. Ci sono poche cose che creano malumore e sfiducia come la mania del controllo. Una sana disponibilità a seguire il lavoro e a verificarlo può produrre risultati positivi. Un controllo continuo e pressante del lavoro – spesso con interventi “operativi” – si rivela più di frequente controproducente. La soluzione? Delega e relax. Un leader crea dei leader e tutto ciò non avviene in un giorno. L’esperienza si forma con il tempo.

Le “tue” priorità hanno sempre la priorità. Una squadra nella quale tutti giocano al servizio di uno può vincere nel breve periodo ma dopo un po’ si sfalda. I team si reggono quando lo scopo comune e lo scopo personale – di ciascuno – sono ben allineati (o al limite compatibili). Se le tue necessità sono il centro di tutto, non puoi pensare e agire in modo strategico.

La comunicazione è sempre confusa. Magari per te è tutto chiarissimo. Ma lo è anche per gli altri? Se troppo spesso le tue comunicazioni vengono fraintese o interpretate in un modo differente da quello che pensavi puoi domandarti cosa sto dando per scontato che scontato non è? Meglio ancora: puoi chiederlo direttamente alle persone che interpretano in modi diversi le tue indicazioni.

Gestire una azienda in un periodo di crisi

By | Blog

Ogni periodo di crisi porta con sé problemi e opportunità e ogni azienda ha bisogno di organizzarsi rapidamente per affrontarli al meglio. La flessibilità in questi momenti è fondamentale, più l’azienda riesce a muoversi in modo coordinato e rapido e rimanere focalizzata sui valori, sulla visione e lo scopo che la guidano, più sarà facile uscirne rafforzati.

Non tutte le aziende hanno la capacità di fare questo. Per quale ragione? Sicuramente incide lo stadio di sviluppo dell’azienda. Come ho scritto nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni le organizzazioni vivono nel proprio sviluppo diversi stadi di crescita. In ciascuno di questi stadi si osservano dinamiche differenti all’interno. Per questa ragione ho individuato nel “Prime” lo stadio di massima flessibilità ed efficacia: è il momento in cui tutto gira alla perfezione.

E come si fa a mantenere questa condizione? Ci sono diversi modi. Durante una crisi si possono prendere in considerazione alcune misure per cercare di trasformare il momento difficile in una occasione di crescita e sviluppo e portare l’azienda nel suo “Prime”.

Per iniziare bene bisogna tenere in considerazione tre elementi fondamentali (più uno):

Quando ricevi il primo colpo, rialzati subito

Ogni organizzazione, ogni azienda o gruppo di lavoro sperimenta battute d’arresto. Può capitare per momenti di congiuntura economica sfavorevole, una crisi sistemica o locale, mancati rinnovi di contratti. Se il negativity bias – il pregiudizio di negatività che ci porta a pensare che le cose negative abbiano un impatto maggiore di quelle positive – prende il sopravvento, questi momenti possono spesso oscurare ciò che sta andando bene. Il modo migliore per combattere questi momenti è fare regroup e refocus. Riunirsi e rifocalizzare l’attenzione su ciò che va bene: festeggiare subito ogni piccolo progresso fuori dal pantano, ogni piccola vittoria, anche un colpo di fortuna. In questi casi è fondamentale individuare chi persevera nel proprio negativity bias: la loro negatività può essere contagiosa. In questi casi è fondamentale aiutarli a cambiare il loro atteggiamento e spostare il loro focus più di frequente che con gli altri.

Coinvolgi chi trova problemi e invitalo a elaborare soluzioni

Tanto in condizioni normali quanto in condizioni di crisi le idee divergenti sono fondamentali per la crescita e l’innovazione. Eppure, alcuni leader hanno difficoltà a gestire chi solleva problemi. Per quanto sia comprensibile è importante fare una distinzione: chi solleva problemi tanto per farlo e chi solleva problemi per migliorare. In entrambi i casi la soluzione migliore è spingere all’azione queste persone. Chiedi loro di attivarsi per la soluzione del problema, chiedi loro di fare proposte o proponi tu una bozza di soluzione che loro possono sviluppare. Questo ti porterà tre vantaggi: il primo è che chi solleva problemi solo per il gusto di farlo, inizierà a perdere questo gusto. Il secondo è che chi solleva problemi per migliorare sarà contento di poter dare il proprio contributo. Infine, il terzo motivo è che contribuirai a creare dei leader nella tua squadra di lavoro, pronti a portare problemi ma anche idee e soluzioni.

Comunica con il tuo gruppo durante una crisi

Uno degli aspetti più importanti durante una crisi è la comunicazione. La comunicazione, soprattutto se fatta con il tono giusto, quello cioè capace di trasmettere calma, fermezza e direzione, è uno degli strumenti migliori di gestione della crisi. Come dice il mio maestro Anthony Robbins: in una crisi è importante sovracomunicare. Comunica spesso, anche se non hai notizie da segnalare, in modo che le persone sappiano che ci sei, che stai lavorando per loro: utilizza parole che dimostrino che ci sei, che stai agendo e sai cosa stai facendo, anche se non lo sa nessuno. Bisogna tenere informati tutti i collaboratori. È responsabilità del leader rimanere al passo con gli eventi mentre si svolgono, specialmente se si stanno evolvendo velocemente. Allo stesso tempo è importante passare in continuazione dal quadro generale al particolare. Cosa succede, in che modo ci riguarda, cosa possiamo fare a riguardo. Pensa in modo critico alla fonte delle informazioni. Aiuta i tuoi collaboratori a selezionare le fonti di informazione più affidabili e se serve crea un bollettino di aggiornamento con tutto quello che è importante sapere in modo da essere tutti aggiornati. In questi casi è importante aggiornare ora dopo ora le decisioni e tornare più volte sui piani, perché nessuno ha la soluzione migliore per ogni situazione: bisogna decidere, agire, verificare e ripartire.

Adotta una leadership flessibile

Non c’è uno stile di leadership che funzioni in ogni contesto: figurarsi in uno scenario di crisi! Potrebbe essere necessario aggiornare gli obiettivi man mano che emergono nuove informazioni o, in determinate circostanze, attenersi esattamente al piano qualunque cosa succeda. Lo stile di leadership dovrebbe farsi più flessibile più la crisi si complica: in base alle persone che stai gestendo, al contesto in cui stai operando e alle pressioni esterne che stai ricevendo. Per uscire da periodi di tensione come questi hai bisogno di consapevolezza e calma: se puoi medita e cerca le risorse dentro di te. Poi impara, adattati, decidi: le persone che gestisci sono lo specchio della tua leadership, cambia approccio quando serve e ricorda dove volete andare.

Infine, ricorda di praticare la gratitudine. Più la crisi si complica, più avrete bisogno di essere consapevoli delle cose importanti: finché si è vivi e in salute tutto passa in subordine. Quando tutto sembra sgretolarsi bisogna tornare alle sicurezze fondamentali. Bisogna pensare a stare bene e cercare di riposare il più possibile. La stanchezza annebbia i pensieri. Limitare la visione dei notiziari pieni di notizie che fanno paura e parlano di un futuro incerto allo stretto necessario: viviamo in un mondo fatto di notizie. Se succede qualcosa di importante, di davvero importante, lo sapremo. Il resto è superfluo. Molti collaboratori guarderanno ai propri leader per rassicurarsi. Ogni volta che devi comunicare calma e fermezza prenditi un minuto per mettere in pausa i pensieri e respirare. Pensa a ciò di cui hanno bisogno le persone alle quali devi parlare. Quali sono le loro preoccupazioni? Di cosa hanno bisogno nell’immediato? È possibile esprimere con fiducia anche il dubbio e comunicare l’incertezza generale con la sicurezza di sapere cosa c’è da fare nel particolare.

Affrontare un percorso di crescita personale, oggi

By | Blog

Prendersi del tempo per lavorare su sé stessi è sempre un ottimo investimento. Il tempo infatti è la risorsa più preziosa che abbiamo ed è importante scegliere di investirlo per crescere, per mettere a frutto quelle capacità che ciascuno ha e merita di sviluppare.

Per ottenere questo risultato, la crescita e il miglioramento desiderati, è necessario porsi delle sfide, dei traguardi, degli obiettivi da raggiungere. Come ricordo spesso nei miei corsi, se l’obiettivo di un alpinista fosse arrivare sulla cima della montagna, allora ci andrebbe in elicottero, risparmiandosi la fatica.

La vetta è il punto di arrivo ed è anche un pretesto per affrontare il percorso. Il sentiero, con tutte le sue difficoltà. Porti delle sfide ti spinge a superare i tuoi limiti e le tue paure, e ad andare nel profondo di te stesso, trovando nuove risorse: quelle sono la crescita di cui hai bisogno.

Nel mio libro “La vita come tu la vuoi ti guido nella realizzazione del tuo progetto più bello: te stesso. Ci sono alcune attività dalle quali puoi iniziare la tua crescita; sono quelle piccole differenze che fanno una grande differenza. Ecco quelle più efficaci:

Ascolta, leggi e scrivi: niente di più semplice. Trova il tempo per ascoltare pensieri, idee, persone interessanti. Audiolibri, podcast, Ted Talk (da quest’anno anche Extraordinary Talk) e espandi il tuo universo. Leggi libri e riviste, soprattutto saggi e i grandi classici del romanzo. Infine, scrivi. Un diario va benissimo per iniziare. Post sul tuo lavoro: qualcosa che conosci bene come la tua vita o il tuo lavoro. Ti servirà per migliorare nel mettere ordine ai tuoi pensieri e scaricare a terra le emozioni.

Vai a dormire presto e alzati prima: se hai una vita intensa come immagino lo sia, devi trovare i tuoi spazi di silenzio e libertà. Alzati presto. Sono poche le persone che lo fanno e fra queste ci sono molte delle persone che ottengono risultati straordinari. Nel silenzio della mattina puoi fare le cose con calma, prenderti il tempo per te e lavorare a mente fresca ai progetti che ti stanno più a cuore prima che la famiglia, il lavoro e la vita prendano il sopravvento.

Fai un detox dall’elettronica: le luci degli smartphone fanno andare in tilt i meccanismi della melatonina, si dorme peggio e ci sveglia nervosi. Spegni lo smartphone un’ora prima di andare a dormire e lascialo lontano dal letto. Lo usi come sveglia? Fai un giro su Amazon: vendono degli apparecchi che sono proprio delle sveglie. Fanno solo quello. Per citare una famosa metafora: esci dalla ruota del criceto dei social network, prima di dormire e appena sveglio. Se proprio vorrai, troverai il tempo per tenerti aggiornato durante il giorno.

Infine, tralascia il “come” in qualunque di queste e di altre attività. Soprattutto quando le inizi. Il “come” non è importante. Questo non vuol dire fare i dilettanti allo sbaraglio. Se vuoi fare il Coach, inizi per gradi: non ti basta leggere un libro o fare un corso per andare dall’amministratore delegato di una multinazionale a proporre i tuoi servizi. Guarda, ascolta, leggi, impara e metti in pratica. Con coraggio e senza esagerare. All’inizio non è importante “come” fai quello che fai, se ciò che fai ti piace, ti fa star bene ed è ciò che ami.

3 semplici modi per fidelizzare i collaboratori

By | Blog

Selezionare le persone migliori per la propria azienda è fondamentale: l’azienda è fatta dalle persone che vi lavorano. Anche se in ogni azienda che abbia a cuore la continuità del lavoro nessuno è indispensabile e può essere sostituito in maniera più o meno rapida, sono sempre i singoli leader che fanno la differenza.

Per questo oltre a selezionare le persone migliori è importante anche tenerle in azienda. Una quota di turnover si mette sempre in conto: ogni imprenditore sa che ci saranno sempre dei collaboratori che dopo un certo tempo hanno bisogno di fare qualcosa di diverso.

Fin quando la frequenza di turnover resta quella fisiologica – uscite per pensionamenti, fine progetti e tutte le entrate e uscite che non influiscono sulla continuità e sulla produttività – va tutto bene. Quando questa frequenza aumenta decisamente c’è qualcosa che non funziona.

Un alto tasso di turnover costa a un’azienda sia in termini di denaro che di produttività. Dalla ricerca di un nuovo dipendente qualificato alla sua formazione, trovarsi in ​​questo ciclo in modo costante significa che c’è qualcosa da modificare nell’approccio alle politiche del personale.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di tutti i meccanismi che regolano i cicli di vita aziendali e ti aiuto proprio come con un manuale d’istruzioni a individuare i punti dove intervenire e le corrette leve da muovere per migliorare situazioni che non ti soddisfano più.

In caso di problemi con la fidelizzazione dei dipendenti, è importante scoprire il motivo principale. Sono infelici sul lavoro a causa dei manager o dei colleghi? Avevano aspettative di retribuzione o di crescita differenti? C’è un problema di leadership?

Per identificare i motivi che portano i tuoi dipendenti a lasciare la tua azienda innanzitutto puoi prevedere delle interviste o dei questionari di uscita con i dipendenti in uscita. Poi, puoi sondare l’umore del tuo gruppo per valutare il livello di soddisfazione sul lavoro e identificare di cosa hanno bisogno.

Per aiutare i tuoi collaboratori a rimanere in azienda a fidelizzarsi e legarsi maggiormente puoi intervenire subito in questi 3 semplici modi:

Gratitudine: crea una cultura aziendale della gratitudine. Ogni membro del tuo gruppo è importante: dimostraglielo. Consentirai in questo modo ai tuoi dipendenti di desiderare di rimanere nella tua azienda più a lungo e lavorare di più. Premiare pubblicamente i migliori potrebbe essere una iniziativa apprezzata. Allo stesso modo riconoscere ai dipendenti che si impegnano di più dei bonus, come premi produzione o ferie extra.

Plateau: un elemento che disincentiva le persone è il raggiungimento di un plateau, di un livello dal quale non riescono a muoversi o non è possibile muoverli. Spesso le persone non cercano necessariamente la crescita. Prima di annoiarsi e desiderare qualcosa di altro, hanno bisogno di cambiare. Una nuova mansione, un nuovo compito – spesso anche una opportunità di formazione – può riaccendere la voglia di fare e di restare in azienda.

Potenziale: chi non incontra un plateau sono i dipendenti che hanno un alto potenziale e lavorano in settori dell’azienda nei quali le possibilità di crescita sono ampie. Il rischio è che spesso queste persone si sentano frenate o magari un po’ messe da parte perché il ritmo di crescita non corrisponde alle loro aspettative. Apri un dialogo con queste persone. Spiega loro che ciò che fanno è apprezzato anche quando a loro sembra poco. Dai loro la possibilità di vedere il futuro – non vuol dire raccontargli storie o ingannarli sulle reali possibilità di crescita – ma stabilisci con loro un piano per prendere coscienza di questa crescita con i passi che faranno e i risultati che otterranno.

Il modo migliore per far brillare la tua crescita personale

By | Blog

“Il modo più veloce per cambiare te stesso è trascorrere del tempo con persone che sono già come vuoi essere tu.” Reid Hoffman

Sai qual è il momento in cui la tua crescita personale aumenta in modo esponenziale? Quando hai l’occasione per confrontarti e trascorrere del tempo con personalità di livello internazionale con esperienze e competenze straordinarie. In questo modo impari tanto, in poco tempo. Ed è proprio per questa ragione che ho creato l’Extraordinary Talk: una giornata in cui creerò il tuo gruppo di dispari che sarà composto da uomini e donne brillanti, eccellenze nel proprio campo: manager, astronauti, medici, Coach e psicoterapeuti. 

Il gruppo di dispari infatti si crea quando grandi menti con esperienze speciali e background molto diversi fra loro si riuniscono in un solo luogo, per un tempo limitato, per concentrare competenze energie e focus. In questo modo hai la possibilità di prendere contatto con realtà e idee diverse, tutte di successo, tutte al top nel proprio settore. Esserci vuol dire avere la possibilità di modellare comportamenti e soluzioni, significa comprendere in che modo grandi menti hanno risolto problemi di ogni genere, comuni ad aziende e vite di ciascuno di noi.

In questo modo diventare la migliore versione di te sarà ancora più semplice e soddisfacente. Potrai portare nel tuo lavoro ciò che hai appreso e aumentare la tua efficacia. Ognuno di noi infatti ha importanti lezioni da imparare perché la vita è fatta di errori ed esperienze. Alcune importanti lezioni da imparare il prima possibile sono:

Prendersi cura di sé non è egoismo: è salvaguardia. Sei la persona più importante, per te ovviamente e per le persone che ami, che ti amano e per quelli che guidi nel lavoro. La tua integrità psicofisica è fondamentale per salvaguardare la qualità della vostra vita insieme. Prenditi cura di te e sappi che lo stai facendo tanto per te quanto per le persone che ti vogliono bene.

Abbandona la ricerca della perfezione: fai il massimo per migliorare. Avere a cuore il miglioramento significa impegnarsi costantemente per cercare modi in cui fare le cose meglio – per noi stessi, per gli altri, per i nostri clienti e per i nostri partner. Quando ti impegni per fare del tuo meglio, non ti servirà più la perfezione che comunque nessuno si aspetta da te. L’impegno e la dedizione pagano sempre e se questo farà allontanare da te alcune persone, ne avvicinerà molte altre: quelle giuste.

Ispira le altre persone senza giudicarle. I leader in azienda spesso anche le persone più esperte in una materia, hanno le competenze per migliorare i processi o risolvere i problemi. Quando si guida una squadra, si è tentati di consigliare continuamente agli altri su ciò che devono fare per migliorare. Questo può spesso portare a risultati deludenti e frustrazione; da entrambe le parti. I migliori leader sono quelli che ispirano gli individui del proprio gruppo di lavoro a valutare in cosa possono migliorare, piuttosto che farlo al posto loro.

Cosa rende speciale una azienda performante

By | Blog

Il mio lavoro di Business Coach mi porta spesso in realtà aziendali super performanti. Per quale ragione? Questo accade perché le aziende che sono in crisi e in difficoltà spesso sono sopraffatte non tanto dal mercato quanto dalle proprie convinzioni limitanti. Convinzioni limitanti quali “è colpa del mercato se fatturiamo meno” o “è colpa delle pretese dei clienti” o ancora “non abbiamo bisogno di aiuto perché il Coaching o la consulenza è solo fuffa”. Le aziende che performano, invece, vogliono rimanere tali e investono per farlo.

Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro una analisi molto dettagliata dei principali indicatori che consentono di stabilire in quale stadio evolutivo si trova un’azienda o, nel caso di aziende molto grandi, in quale stadio evolutivo si trovano i diversi rami d’azienda. Questa informazione è fondamentale per comprendere come agire sui singoli collaboratori e sull’intera organizzazione per consentirle di tornare o arrivare rapidamente allo stadio di eccellenza denominato Prime.

Quando entro in contatto con queste aziende super performanti noto spesso che ci sono alcune tipologie di collaboratori e di manager che contribuiscono a renderle così speciali. Sono quelle persone che amano il proprio lavoro e la propria azienda e ci mettono passione. Di solito queste persone hanno almeno una di queste caratteristiche:

Leadership naturale: ci sono i leader scelti dalle aziende. E poi ci sono i leader naturali. Di solito sono le persone che lanciano il cuore oltre l’ostacolo che non temono di sbagliare quando agiscono perché sono consapevoli di agire per il bene dell’azienda e lo mettono al primo posto: preferiscono chiedere scusa che chiedere il permesso e attraggono le altre persone che si sentono incoraggiate a lavorare meglio perché sanno di essere sempre protette e guidate. Queste persone vanno tutelate e formate. Più strumenti hanno per prendere decisioni migliori, maggiore sarà il numero di decisioni ottime che prenderanno.

Pensiero fuori dagli schemi: sono quelli che non fanno mai (o quasi mai) quello che gli si dice. Ma non lo fanno per partito preso, lo fanno perché spesso hanno la capacità di apportare migliorie. Le regole gli stanno strette e fanno di tutto per allargare costantemente le maglie del controllo di gestione per non rimanere ingessati in regole e protocolli. Per i manager sono un vero incubo. Si può scegliere di punirli. Oppure si può decide che il loro pensiero laterale può essere messo a frutto per testare la propria gestione. Con loro l’innovazione è garantita e una volta inquadrati possono essere risorse preziosissime.

Conoscenza del mercato: i propri collaboratori, quelli che hanno una passione enorme per il lavoro che svolgono sono anche quelli più attenti alle evoluzioni del mercato. Guardano i prodotti dei concorrenti e vogliono fare meglio. Spesso sono gli stessi che sono a contatto con clienti e fornitori e riescono a percepire prima di qualsiasi indagine di mercato quale è l’aria che tira e in quale direzione. A volte non hanno la visione d’insieme che può avere un manager ma possono offrire allo stesso un punto di vista interessante, capace di cambiare davvero le cose.

Piccolo manuale di conversazione domestica

By | Blog

Spesso ci si ritrova a tavola, come famiglia e ci si arriva magari a sera stanchi con la testa altrove. Chi sbircia il telefono, chi vuole guardare la televisione, il telegiornale o i cartoni animati. Ognuno prende il suo posto e fa quello che è abituato a fare a tavola. A lungo andare questo cancella l’abitudine al dialogo.

Si parla poco distratti ognuno dai propri pensieri. Eppure, quel momento in famiglia può essere una bellissima occasione per godere del tempo insieme. Sviluppare una conversazione certo non è facile: se lo fosse lo farebbero tutti e non staremmo qui a scriverne e a cercare idee per migliorare un aspetto fondamentale della relazione familiare.

Creare conversazioni è un divertimento e allo stesso tempo è utile farlo perché esse aiutano il tuo legame familiare e i tuoi figli a sentirsi parte integrante di qualcosa di più grande di loro, il che, a sua volta, può contribuire a renderli più forti, sicuri di sé e soddisfatti. Una bella forma di conversazione potrebbe essere incentrata infatti su ciò per cui ciascuno è grato. Condividere in famiglia le cose belle vissute durante il giorno dà una forza enorme.

E non serve aver ricevuto un ottimo voto o aver vinto una gara: è sufficiente riconoscere ciò che normalmente si dà per scontato. Si può partire dalle cose più semplici come l’amicizia a scuola con gli altri ragazzi, una gita scolastica, la scoperta dell’ultimo youtuber o di un nuovo cantante. Puoi chiedere se c’è qualche libro o film che ha visto che gli è piaciuto e che insegnamento gli ha lasciato. Mostra sincera curiosità e sospendi il giudizio: non è facile per nessuno aprirsi e sentirsi giudicato. L’occasione del pasto può aiutare a superare questa difficoltà di piccoli e grandi.

Un ultimo consiglio: se vuoi introdurre questa novità, puoi iniziare dall’aspetto di solito più formale del pasto. Il posto a tavola: per creare un nuovo presupposto e nuove regole, cambia l’approccio, cambia i posti a tavola. E fallo poi con continuità. Di tanto in tanto, scegli un posto differente. Fa bene a tutti guardare le cose da un punto di vista differente.

Le 3 caratteristiche (più una) fondamentali per un manager

By | Blog

Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho raccolto l’esperienza ultraventennale come Business Coach nelle aziende più grandi e a contatto con imprenditori illuminati e manager con idee innovative e approcci inconsueti. Tutto questo know-how è a tua disposizione e può applicarlo nella tua azienda per portarla a quello che lo stato di grazia, lo stadio del Prime.

Tutto ha inizio molti anni fa – non ricordo più quanti, ma tanti – in uno dei numerosi seminari di Robbins al quale collaboravo. Il grande Tony ci parlò di un concetto che mi colpì (non che fosse la prima volta, né è stata l’ultima). Ci parlò delle identità nel mondo del lavoro. Ci disse che ognuno di noi, per natura, può avere una prevalenza di uno fra tre diversi modi di pensare.

Sul lavoro, infatti, diceva Robbins, ci sono tre anime. Tutte belle, tutte necessarie al mercato e molto diverse tra loro. Di queste tre, solitamente ne abbiamo una molto sviluppata, una meno e una quasi per niente. Ovviamente nessuno di noi è una cosa sola, siamo animali complessi, ma questa generalizzazione ci può aiutare. I tre “tipi” sono: l’artista, il manager, l’imprenditore (business maker). 

Sapere qual è la tua anima prevalente e quale quella secondaria è importante per assicurarti di avere persone diverse vicino a te: infatti se ragionate tutti allo stesso modo vi farete male, imprenditorialmente parlando. Non si vince un campionato con soli portieri e difensori. Cerca di capire chi sei e di chi o cosa hai bisogno. Portali in azienda, ascoltali e impara da loro.

Se la tua anima è quella di un imprenditore e hai bisogno di trovare manager ci sono almeno 3 caratteristiche (più una) che devi ricercare. Vediamole insieme:

Manager Coach. Un buon manager dovrebbe essere anche un buon Coach. Sono trascorsi ormai già molti anni da quando la prestigiosa università di Harvard ha individuato il Coach come professione del futuro e le Coaching skill come elementi fondamentali in qualunque professione o mansione che preveda la gestione, il coordinamento e la guida delle persone. La gestione dello stato emotivo, le competenze di negoziazione, le abilità di valutazione delle risorse umane sono tutte caratteristiche fondamentali per un manager.

Delega. La delega a volte viene intesa in modo negativo come il tentativo di scaricare lavoro sugli altri. Non è così: la delega è innanzitutto responsabilizzazione. Un manager leader deve avere la capacità di creare altri leader. I team di lavoro non devono dipendere dalle decisioni del manager, deve essere in grado di gestire a sua volta le piccole decisioni che fanno andare avanti il lavoro in modo scorrevole. Delegare infatti non significa disinteressarsi. Significa dare valore, valorizzare il lavoro delle persone permettendo loro di crescere.

Competenze. Un manager deve essere competente del settore in cui opera. Soprattutto quando deve guidare una squadra di tecnici, deve avere competenza nella materia specifica. Mettere alla guida di un settore una persona che non ha competenze in quel settore può rendere molto complessi sia la creazione di fiducia, sia la capacità di controllo, sia il coordinamento del lavoro.

Infine, una caratteristica fondamentale è la capacità di prendere decisioni. Nel lungo periodo l’errore si paga molto meno dell’essere rimasti fermi. Prendere decisioni è molto utile per uscire da impasse pericolose. Una decisione rapida e sbagliata è sempre meglio di una decisione tardiva o di nessuna decisione. Nel primo caso infatti ci si dà la possibilità di recuperare.