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Programmazione Neuro-Linguistica Archives - Claudio Belotti

In che modo la PNL può aiutarti a sviluppare la tua intelligenza emotiva?

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Il punto di incontro fra PNL e intelligenza emotiva avviene in quello che in Programmazione Neuro-Linguistica definiamo rapport. Il rapport è in sostanza il rapporto che si viene a creare fra due persone che interagiscono in sintonia fra loro.

L’intelligenza emotiva ci aiuta in tanti modi differenti: dal desiderio di prendersi cura di sé e del proprio benessere fisico e mentale, fino alla capacità di ispirare e guidare. L’intelligenza emotiva è un elemento chiave della nostra capacità di gestire relazioni efficaci ed è l’argine a difesa di sé quando ci si trova in un conflitto.

L’intelligenza emotiva infatti è ben rappresentata da 3 elementi fondamentali della PNL:

Gestione dello stato: in PNL definiamo lo stato come una combinazione fra fisiologia, focus e dialogo interiore. Gestire il proprio stato necessita dello sviluppo della propria intelligenza emotiva perché richiede di diventare consapevoli, accettare e prendersi cura delle proprie emozioni, del proprio corpo e direzionare la propria attenzione verso ciò che è importante. Importante per TE.

Adattarsi al cambiamento: è uno dei presupposti della PNL. La flessibilità è fondamentale per ottenere i risultati che si desiderano. Un’alta intelligenza emotiva ti permette di comprendere quando ciò che fai funziona e quando non funziona più. Questo significa accorgersi del cambiamento in atto e guidarlo verso ciò che desideri maggiormente.

Rispondi: possedere intelligenza emotiva permette di rispondere anziché reagire. In PNL sappiamo che le persone agiscono in funzione della propria mappa del mondo. E sappiamo anche che se per una persona una idea è vera nella mappa del mondo, lo è a tutti gli effetti. Rispondere significa innanzitutto guardare il mondo con gli occhi di chi ci parla e comprenderlo.

Conosci te stesso?

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Per quale ragione alcune persone ottengono risultati e altre no? La differenza tra chi ottiene dei risultati e chi non li ottiene è nel modo in cui alcuni reagiscono ai fallimenti, nel modo in cui si apprende dai propri sbagli e da quanto si fa tesoro di ciò che si è appreso per migliorare continuamente. Per sviluppare questa mentalità “costruttiva” è importante che ciascuno di noi lavori sull’individuazione del proprio scopo: lo scopo è ciò che ti fa andare avanti e oltre ogni ostacolo e difficoltà.

Per individuare e definire correttamente il proprio scopo ci sono molti metodi. Il mio, quello che io stesso utilizzo nel metodo “One Hand Coaching” l’ho descritto nel libro “Prendi in mano la TUA felicità. Si parte dalla risposta alla domanda “perché faccio quello che faccio?”. Una volta fatto avrai tutto ciò che ti serve per individuare la direzione migliore per la tua vita. E avrai fatto un bel passo avanti nella conoscenza di te stesso.

Per approfondire la conoscenza di te, poi puoi farti qualche altra domanda. Se hai lavorato bene sullo scopo, tutto questo ti sarà molto più semplice:

Che cosa dà significato alla tua vita? È un altro modo per lavorare sul perché fai quello che fai. E per approfondirlo. Le persone di maggior successo non esauriscono mai le energie per il proprio lavoro, perché hanno la consapevolezza di star soddisfacendo la propria vocazione. Cosa dà significato, soddisfazione e pienezza alla tua vita?

Quali sfide sei disposto ad accettare sempre? Trovare ciò che ci sfida, ciò che ci ingaggia nella creazione di ciò che desideriamo è una risorsa preziosa. Ci sono persone che sono sempre disponibili ad aiutare gli altri, altre che desiderano capire fino in fondo, altre ancora che vogliono far bene ogni cosa che fanno (senza inutili perfezionismi). Per te cosa è davvero importante dimostrare nella tua vita?

Come vorresti essere ricordato o cosa vorresti che fosse ricordato della tua vita? Il tuo scopo non soddisfa solo te stesso. Il tuo scopo va oltre te stesso e porta qualcosa anche al resto del mondo. Lo scopo è come un accordo in musica: più note si uniscono a formare un suono armonioso e tu quando trovi il tuo scopo crei in te e attorno a te l’armonia.

La mappa e il territorio

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In PNL una delle presupposizioni di base è che la mappa non è il territorio. Per quale ragione è vera ed è importante che sia così?

Scopriamolo insieme: ti ricordi quanto andavi a scuola?

C’era sempre una mappa geografica, dell’Italia, dell’Europa, del mondo appesa in classe. Quella mappa riportava in un angolino la scala. La scala è il rapporto fra una distanza sulla mappa e lo stesso nella realtà. Più è alto il rapporto, più la mappa è ampia e generica; più è basso, più la mappa è circoscritta e dettagliata.

La mappa con il rapporto più basso possibile dovrebbe avere un rapporto 1:1, ogni centimetro della mappa corrisponderebbe a un centimetro della realtà. E così mappa e realtà coinciderebbero. Ma questo ovviamente non sarebbe possibile. E se fosse anche tecnicamente possibile, sarebbe davvero utile?

Una mappa, anche la più dettagliata, è ferma nell’immagine dell’istante in cui è stata realizzata. E tanto basta per muoversi nel mondo. Poi serve la scoperta personale, l’esperienza diretta. La vita non è un viaggio da un punto A a un punto B con il percorso più breve (e possibilmente senza pedaggi). La mappa deve essere innanzitutto funzionale allo scopo, cioè guidarci nella direzione in cui desideriamo andare. Ciascuno di noi poi affronta la realtà nel momento in cui la vive.

Desiderare di conoscere ogni centimetro del cammino non ti terrà lontano da incontri piacevoli o spiacevoli, da inciampi e scivolate, da panorami mozzafiato. Puoi scegliere però di essere di più, di prepararti per il viaggio, ad affrontare le difficoltà che ci saranno, le gioie che verranno, le bellezze che scoprirai.

La mappa non è il territorio ed è un bene che sia così: l’importante è imparare a riconoscere cosa manca nella mappa e iniziare a notarlo, a percepire cosa non è esattamente così e in che modo è differente e perché ti sembra ci siano luoghi simili e distinguere quando questa somiglianza è utile e quando non lo è.

3 domande per migliorare la tua capacità di ascolto

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Qualche settimana fa ho pubblicato questo pensiero su Facebook:

Parlare quando non si sa cosa dire è una reazione naturale e proprio come tante altre reazioni naturali o istintive può essere gestita. La capacità di gestire sé stessi, le proprie reazioni, emozioni e pensieri è una abilità da leader. In Programmazione Neuro-Linguistica rientra nella gestione dello stato.

Più in generale troverai descritta questa abilità come intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva è la capacità di identificare, comprendere e gestire le emozioni. Le proprie e quelle degli altri. E proprio grazie alla PNL puoi svilupparla allenandoti a creare rapport con le persone con le quali comunichi.

La capacità di ascolto è fondamentale per la costruzione del rapport ed è molto utile anche perché a volte è necessario riflettere bene prima di parlare. Quando ci troviamo in una discussione che ha elementi emotivi molto importanti per noi che ci vede coinvolti e suscita sentimenti – non importa quali – bisogna mantenere la concentrazione e porsi tre domande:

Ciò che sto pensando posso dirlo?

Ciò che sto pensando posso dirlo io?

Ciò che sto pensando posso dirlo io adesso?

Questa semplice checklist di tre domande ti aiuterà a focalizzare meglio l’attenzione sui tuoi pensieri e a decidere in modo semplice se è il caso o meno di esprimere ciò che hai in mente. Puoi applicarla a tante situazioni della tua vita: prima di mandare una mail di fuoco o rispondere alla telefonata di un interlocutore irritante.

 

PNL e Dinamiche a Spirale: due strumenti potenti da soli, straordinari insieme

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Conosci la PNL? E le Dinamiche a Spirale? Sono due strumenti straordinari che utilizzo come Coach e come dice anche il mio maestro Tony Robbins, li utilizzo ogni giorno. Metodiche come la Programmazione Neuro-Linguistica e le Dinamiche a Spirale sono la base per un Coach che desidera ottenere risultati duraturi. 

Se desideri scoprire di più sulla PNL, qui puoi scaricare un estratto gratuito del manuale del Practitioner, in particolare del nostro Extraordinary NLP Practitioner. Oppure se desideri più informazioni sulle Dinamiche a Spirale puoi trovarle nel libro “The Spiral o in questo audiolibro: “Introduzione alle Dinamiche a Spirale. Infine, se desideri una panoramica più ampia del mio metodo di Coaching, il One Hand Coaching, ti invito a scoprirlo nel libro “Prendi in mano la TUA felicità

E a cosa servono questi strumenti in pratica? Ti posso fare un esempio del loro utilizzo per far ottenere al tuo interlocutore il cambiamento che desidera. Se pensi che questo si applichi solo a una sessione di Coaching, sei fuori strada. Questo vale anche per una vendita, una riunione per motivare un collaboratore o per aiutare i tuoi figli a raggiungere un risultato.

Vediamo insieme 3 passaggi chiave:

Crea rapport

Per costruire rapport bisogna cercare costantemente di capire l’altra persona e dare feedback per capire di aver capito, prima di cercare una strada per il cambiamento e la crescita che si vuole realizzare insieme all’altra persona. Sia che si tratti di una vendita che di una sessione di Coaching la creazione del rapport deve avere come finalità quella della valorizzazione dell’altro: otterrai il meglio solo se ciò che stai proponendo è il meglio per l’altra persona.

Fai emergere le difficoltà

Attraverso strumenti come il Metamodello poni domande alla persona che hai di fronte e aiutala a individuare le paure, i dubbi, i blocchi di fronte ai quali si è fermata. Quando emergono queste informazioni e diventano coscienti e più definite per la persona è più semplice elaborare le strategie di soluzione e di uscita dalla crisi che sta vivendo. L’obiettivo è individuare i problemi e le risorse necessarie per superarli.

Utilizza domande aperte

Come abbiamo appena detto, una volta emersi i problemi è necessario individuare le risorse. Se mi conosci sai che nel mio metodo di Coaching utilizzo anche le Dinamiche a Spirale. Ecco, le Dinamiche a Spirale ci dicono, diversamente dalla PNL, che non a tutti i livelli le persone hanno le risorse necessarie per risolvere i problemi. Per questo è fondamentale in ogni sessione di Coaching aiutare la persona a individuare le risorse di cui ha bisogno e aiutarla a reperirle.

Solo attraverso la crescita e il miglioramento si ottengono risultati duraturi.

Affrontare da leader una conversazione difficile sul lavoro

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Molti leader in azienda si sentono a disagio quando devono affrontare una conversazione difficile con un collaboratore. Questo può essere causa di difficoltà nella gestione dell’azienda, fonte di ritardi e di incomprensioni. A volte è proprio il pensiero stesso della difficoltà della conversazione che la rende ancor più difficile da portare a compimento. Affinché tutto funzioni, alla base certamente ci deve essere un allineamento fra il leader, i suoi valori, i suoi obiettivi, il suo scopo e quelli dell’azienda. E questo vale anche per il collaboratore.

Un leader di successo deve necessariamente affrontare questi momenti spiacevoli per crescere e se non fa in prima persona rischia di intaccare la fiducia del personale, le prestazioni dei team di lavoro e il morale della squadra. E questo ha un effetto sulla prestazione complessiva dell’azienda. Molto spesso non crea un danno ma sicuramente spinge il gruppo a sottoperformare. Procrastinare la gestione dei problemi difficili è spesso segno del ristagno del leader o dell’azienda in uno stadio di sviluppo inadeguato.

Anche nelle aziende più strutturate le condizioni di lavoro in cui operano i leader sono spesso causa di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto “Prime”. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. C’è un ambiente di lavoro collaborativo e l’apertura verso il miglioramento e la crescita permette a tutti di affrontare con lo spirito giusto anche le comunicazioni più scomode.

Da leader ci sono almeno tre cose che puoi fare per affrontare le discussioni più difficili:

Decidi dove e quando: quando sai che devi affrontare una conversazione complessa, decidi di farlo. Non è detto tu debba farlo immediatamente. Aspettare qualche ora o qualche giorno, può essere la scelta giusta. L’importante è che decidi dove e quando e lo fissi in agenda o lo comunichi alla persona.

Scegli come: il dove che hai scelto può essere attraverso un telefono o via messaggio. E se hai scelto di persona, meglio se in privato. Scegli il mezzo o il luogo più adatto rispetto alla persona con la quale devi parlare. Se sai qualcosa di questa persona e costruisci un canale per parlare in modo aperto, scegli un luogo significativo per entrambi: una caffetteria, il giardino di fronte all’azienda, la sala conferenze.

Stabilisci gli argomenti: fai un sommario degli argomenti che devi affrontare. Se l’argomento è serio non cercare di sminuirlo o di scherzare. In PNL sappiamo che una buona comunicazione passa sempre dalla calibrazione dell’interlocutore. È importante infatti tenere conto momento dopo momento delle reazioni della persona che abbiamo di fronte per comprendere se ciò che stiamo dicendo sta ottenendo l’effetto desiderato o se dobbiamo cambiare qualcosa.

Infine, ricorda sempre di essere gentile e calmo. Porta nella discussione solo gli elementi necessari: tra questi la rabbia e il nervosismo non trovano posto.

Progettare un evento dal vivo in modo straordinario

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Qual è il momento migliore per progettare il tuo evento dal vivo? Questo! Oggi hai la possibilità di studiare, imparare, pianificare e progettare il tuo evento dal vivo. Fra qualche tempo la vita riprenderà a fare il suo corso con i suoi impegni quotidiani. Per dare un senso a questo periodo nel quale tutto scorre più lentamente puoi utilizzare questa occasione per fare tante cose: una di queste potrebbe essere ideare il tuo evento dal vivo.

Lavoro da molti anni nel mondo della formazione e ho sperimentato a mie spese soluzioni che mi hanno portato spesso a commettere errori. Da quegli errori ho imparato molto e oggi posso dire di essere in grado di realizzare ogni volta eventi dal vivo nei quali la soddisfazione dei partecipanti è molto alta. Se hai già partecipato a “il Coaching secondo Claudio Belottisai sicuramente di cosa parlo e se ancora non lo hai fatto ti consiglio scoprire questo evento nel quale ti racconto trenta anni di carriera nel Coaching e come diventare un Coach Straordinario.

Per organizzare un evento dal vivo che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone, bisogna partire dalle basi. Ti piace prenderti cura delle persone che ti seguono in aula e curare ogni dettaglio? Inizia da questo e prendi in considerazione tre elementi fondamentali ai quali devi sempre fare attenzione. Questi:

Scegli un luogo adeguato al tuo evento

A seconda del luogo che scegli avrai bisogno di materiali differenti a supporto: dai proiettori alla musica, dall’amplificazione per la voce fino alle lavagne. Più l’aula è grande, più avrai bisogno di mezzi adeguati per far arrivare in modo chiaro il tuo messaggio. Se non hai idea del pubblico che puoi portare in aula, parti basso. Meglio iniziare eventi con un numero di posti limitato e poi crescere che partire con aspettative e numeri elevati e poi andare in difficoltà nella gestione. L’importante è che lo spazio che scegli permetta a tutti i partecipanti di fruire dei contenuti nel modo più efficace: questo è un aspetto chiave di ogni mio corso.

Pensa in modo creativo a risolvere i problemi delle persone

Quando frequenti un’aula di formazione che cosa apprezzi? Che servizi ti piace ricevere? In che modo? Mettiti nei panni dei partecipanti o chiedi direttamente a loro quali servizi si aspettano di trovare. Parti da una domanda semplice: cosa puoi offrire che per te è semplice da organizzare e che alle persone può dare tanto? Nei miei corsi, ad esempio, nella quota è sempre previsto il pranzo: dal punto di vista economico è un impegno importante, dal punto di vista organizzativo pensa a tutto l’albergo che ci ospita, dal punto di vista dei partecipanti è un servizio molto apprezzato.

Stabilisci gli obiettivi dell’evento valutali.

È importante essere chiari su quali sono i risultati che desideri ottenere e misurare se hai raggiunto i tuoi obiettivi. Per avere un quadro più completo puoi sottoporre un questionario ai partecipanti o fermarti a parlare con loro durante le pause o a fine corso per sapere se l’esposizione e la tipologia dei contenuti che hai portato in aula sono hanno incontrato le aspettative che hai creato riguardo al corso. Metti a frutto poi ciò che hai imparato e individua il modo in cui replicare o migliorare gli aspetti positivi dell’esperienza: quali sono le cose che faresti nello stesso modo? Quali quelle che faresti in modo diverso? Il modo migliore per non ripetere un errore è imparare da esso e per mettere a frutto una esperienza è comprendere tutto il buono che c’è in essa.

Piccolo manuale di conversazione lavorativa

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Partiamo dalle basi: le giornate si iniziano in ufficio (e non solo) con un buongiorno, un saluto ai colleghi e non si dovrebbe mai derogare a questa regola fondamentale. Se tutti hanno il muso lungo e lo sguardo perso nel vuoto – soprattutto il lunedì mattina – questo non è motivo sufficiente per fare lo stesso. Salutare non è solo un verbo, è anche un aggettivo prezioso nell’ambiente di lavoro.

Spesso le conversazioni in ufficio sono condizionate dal cattivo umore delle persone che lavorano in un certo ambiente. Altre volte ci sono degli scivoloni verbali che non dipendono dall’umore ma da cattive abitudini nel modo di parlare e di rivolgersi agli altri. Il bello è che tutto questo non è intenzionale, anzi lo si fa senza pensare.

Sono certo che negli esempi che ti porto qui di seguito riuscirai a riconoscere uno o più colleghi e magari mentre rileggi queste frasi ti capiterà di comprendere in maniera più consapevole cos’era quella sensazione strana di disagio ogni volta che le hai sentite pronunciare.

“Ci sono problemi?” Bellissimo: entri nella stanza del collega e la prima cosa che ti chiede è se ci sono problemi. Non ti saluta, ti guarda quasi diffidente, ha la “sudarella” a gennaio e il respiro corto. L’ansia fatta persona. E’ una persona che non sta bene, trattala bene: ha già tanti problemi di suo. Tu che hai più risorse aiutala a trovare le sue risorse e a costruire una convinzione di efficacia. Rispondi con un “tutto bene, posso fare qualcosa per te?”.

“Mi sembri stanco”. Un must del venerdì: sì, amico mio è possibile che anche io ogni tanto mostri segni di stanchezza. O magari il mio viso corrucciato è tale perché sono pensieroso. Ci sono persone che non vedono l’ora che qualcuno stia male – niente di grave, anche solo un po’ di stanchezza – per potersi sentire migliori. Altre persone invece sono solo sinceramente interessate a sapere se sei stanco. Alle prime, puoi girare la domanda. Alle seconde, quelle sincere, puoi rispondere con gentilezza e un sorriso.

“Sei sempre…” e “Non sei mai…”. Sono i miei preferiti, quelli che ogni cosa è un assoluto. Sempre e mai in PNL sono due Quantificatori Universali che allargano sempre la discussione dal caso singolo all’infinito. “Sei sempre in ritardo!” o “non sei mai presente alle riunioni”. Nel Meta Modello della Programmazione Neuro-Linguistica l’effetto assolutizzante di questi Quantificatori si annulla con una semplice domanda che riporta la discussione sul caso singolo e porta l’altra persona a riflettere sulle volte in cui la condizione non si è verificata.

Prevenire i conflitti (è meglio che risolverli)

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La funzione più importante di un programma di posta elettronica non è invia. È “salva in bozza”. Questa è una delle lezioni più importanti che mi abbia mai insegnato uno dei più grandi esperti mondiali di negoziazione: William Ury. Ti ho già raccontato questo aneddoto in un audiolibro di grande successo che si intitola “Impara a risolvere i conflitti” che ti consiglio di ascoltare o riascoltare perché tutti abbiamo bisogno di tanto in tanto di una soluzione efficace per uscire da una impasse personale.

A volte questi conflitti non avvengono di persona e si svolgono sul web o tramite internet e il consiglio di William Ury diventa ancor più prezioso. Il modo migliore per risolvere i conflitti, infatti è prevenirli. La tentazione di fare una mail di fuoco, un post al vetriolo o lasciare un commento puntuto è capitata a tutti. Ci sono persone capaci di farci perdere la pazienza – se conosci la PNL, noi diciamo lo stato – e quando siamo arrabbiati esce tutto il nostro lato oscuro.

“Salva in bozza” ci aiuta a rimettere il lato oscuro a posto, dove serve averlo ben conservato per utilizzarlo nei momenti davvero importanti. Una arrabbiatura momentanea non merita una guerra e il web – in particolare i social network – sono già una valvola di sfogo per tante persone che andare ad aggiungere risentimento o frustrazione non vale proprio la pena. Scrivi pure la tua rabbia, poi salvala. Alzati dal computer, lascia il telefono, fai un giro e schiarisciti la mente. Poi torna e cancella quella bozza.

In ogni caso, il problema con le e-mail come strumento di comunicazione è che troppo spesso andiamo fretta. Tendiamo a scriverne troppe, con poco testo e confuso, dando per scontato che la persona che la riceve abbia tempo e voglia per comprendere quello che gli stiamo comunicando. Per questa ragione è importante prendersi il giusto tempo per rispondere alle mail, o per scrivere quelle davvero importanti e metterci nei panni della persona che la riceve. Domandati sempre prima di inviare se il tuo messaggio è chiaro, se contiene tutte le informazioni necessarie e se il tono che hai utilizzato è adeguato al tipo di rapporto che hai con la persona o le persone che riceveranno il messaggio.

La capacità di creare rapport (in modo semplice)

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La capacità di creare rapport è una qualità fondamentale della leadership. Soprattutto oggi le persone sono sempre più portate a voler lavorare, collaborare o diventare clienti di persone che le facciano sentire a proprio agio. L’aspetto umano del rapporto lavorativo è diventato infatti un elemento chiave: più c’è concorrenza e possibilità di scelta, più le persone indirizzano la propria preferenza verso rapporti interpersonali distesi e, possibilmente, piacevoli.

Ma cos’è il rapport? E come si costruisce? Come mi insegna il mio maestro Anthony Robbins il rapport è un concetto della PNL che tutti dovremmo conoscere. Il rapport è semplicemente uno degli strumenti più potenti che puoi apprendere per creare un team che funzioni, per stabilire amicizie di lungo corso e fidelizzare la tua clientela.

Ogni grande leader possiede intelligenza (quoziente intellettivo e intelligenza emotiva), carattere (in Dinamiche a Spirale diremmo un locus of control interno) e capacità di influenzare gli altri. Attraverso la creazione del rapport riesci a tirare fuori il meglio di queste caratteristiche e allo stesso tempo puoi interagire meglio con gli altri.

La costruzione del rapport si basa sostanzialmente sulla creazione di fiducia e sulla comprensione del modello del mondo (i valori, le convinzioni ma anche il modo di comunicare dell’altro). Le condizioni fondamentai per la creazione del rapport sono 3 (più una): 

Conosci te stesso: qual è il tuo modo di comunicare? Non cercare di imitare qualcun altro o peggio ancora a scimmiottare la persona che hai di fronte. Crea il tuo stile valorizzando le tue caratteristiche. Per conoscerti meglio ovviamente dovrai lavorare su te stesso e sulla tua crescita personale. E se ancora non hai iniziato è una delle cose più belle che potrai fare nella tua vita. Un modo semplice per farlo è con il mio libro “Super You”.

Comprendi l’altro: qual è il modo di comunicare dell’altra persona? Quali sono le cose importanti per lui? Fai attenzione alla sua comunicazione, verbale, paraverbale e non verbale. Tanti anni fa, nella mia vita precedente nel settore alberghiero, avevo un collega che lavorava alla reception. Potevi capire che stava parlando del suo capo, ascoltando solo il tono di voce. Se fino a un secondo prima stava parlando di lavoro, potevi percepire il cambio di argomento. Tutte le persone comunicano sempre. Impara a leggerle, ascoltarle, comprenderle.

Accogli il suo mondo: quando ti prendi il tempo per capire veramente qualcuno, sei in grado di vedere il mondo dalla sua prospettiva, dal suo punto di vista. Fai domande su ciò che pensa e che crede e abbraccia il suo punto di vista e sarai in grado di conoscere esattamente quali sono i bisogni dell’altra persona. Questa è la chiave per aggiungere valore reale in un rapporto con le altre persone.

Infine, ricorda sempre di allenarti ogni giorno a fare questo. Per quanto sia una delle forme più naturali di comunicazione – i bambini sono maestri nella creazione del rapport perché non si fanno tutte le pippe mentali che ci facciamo noi adulti – è necessario fare pratica perché abbiamo scordato come si comunica. Un buon promemoria lo trovi al corso “Basi di PNLe scoprirai come rendere nuovamente efficace la tua comunicazione.