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7 consigli per sviluppare abitudini di successo

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Per migliorare in ciò che sei e che fai ci vuole una certa dose di disciplina. Non è un termine molto in voga fra noi italiani che spesso siamo visti come tutto estro, fantasia e poco metodo o organizzazione. Ma se ci sforziamo di andare oltre gli stereotipi più banali possiamo trovare in tante grandi imprese italiane quel nocciolo di disciplina, di metodo, costanza e organizzazione che le hanno rese tali.

Lo sa bene chi fonda una azienda che quella disciplina è più semplice quando il lavoro è una passione forte, uno scopo da soddisfare, un bisogno interiore enorme. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni infatti utilizzo proprio la metafora della relazione che parte dal corteggiamento e l’azienda ne diventa il frutto più bello. E proprio come un bambino l’azienda nasce, cresce e matura.

Se una azienda impara a tenersi in forma con migliori pratiche quotidiane, al contrario dell’essere umano, può vincere l’invecchiamento e non far contare gli anni che passano se non come testimonianza della grande passione che anima il lavoro di tutti, dal fondatore all’ultimo apprendista che ha appena fatto il suo ingresso in azienda.

Quando trovi il tuo scopo diventa più semplice mettere in testa a tutto la passione e la sua realizzazione. Per questo, prima di iniziare a scoprire quali sono i 7 consigli per sviluppare abitudini di successo ti invito a riflettere bene: dove stai andando? Qual è la direzione della tua vita? È quella che vuoi? Se hai le risposte utili per te a queste domande ora puoi iniziare a costruire le tue abitudini:

  1. Medita. Ne abbiamo parlato tante volte ed è un bene che ne parliamo ancora. La meditazione ti cambia la mente, la migliora e la rende più calma e focalizzata. Dedica alla meditazione qualche minuto al tuo risveglio e otterrai risultati migliori nel corso dell’intera giornata.
  2. Mettiti nei panni degli altri. Fallo con una certa costanza e inizierai a vedere un mondo più vasto. Scoprirai che ci sono punti di vista radicalmente differenti dal tuo, situazioni inedite, valori da rispettare. E questo arricchirà il tuo modo di pensare come nient’altro.
  3. Leggi. Ecco, forse qualcosa che può arricchirti come il metterti nei panni degli altri è proprio la lettura. I mondi che si creano nella mente di chi legge sono i mondi che è importante conoscere per sentirsi più liberi, più sensibili, più vicini alle altre persone.
  4. Disconnettiti. Lascia lo smartphone sul comodino e il computer nella sua borsa. Per farlo trova una attività che ti aiuti. Cucina. Non lo sai fare? Impara, senza usare i tutorial su internet. Vai a trovare una persona che sa cucinare un piatto che ami e fatti spiegare come si fa quella ricetta che ti piace tanto. Poi agisci.
  5. Prova gratitudine. La gratitudine è la cosa più bella che puoi fare prima di chiudere gli occhi quando vai a dormire e la migliore appena sveglio, prima di meditare. Elenca le cose per le quali provi gratitudine. Possono essere anche sempre le stesse, se vuoi e se ne trovi di nuove tanto meglio: più indaghi più scoprirai quanto la tua vita è piena di gioie.
  6. Immagina. Mia figlia da piccola spesso mi sorprendeva dandomi risposte meravigliose. Quando le chiedevo cosa le avesse suggerito quella risposta lei rispondeva “l’immaginazione”. Sorprenditi anche tu, datti risposte inaspettate. Scopri quanto può esserci nella vita oltre ciò che conosci già.
  7. Divertiti. Ridi, scherza, trova persone con le quali puoi e vuoi essere te e condividi con loro gioie semplici come una risata. Trova il tempo per giocare per gioco, per puro divertimento, per il solo gusto di divertirti come quando tiravi calci a un pallone con gli amici al parco – senza divise, porte, regole o fuorigioco. Divertiti.

3 domande per migliorare subito la TUA giornata

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Quasi ogni giorno la vita ci offre mille motivi per essere tristi, incazzati, di cattivo umore. Allo stesso tempo ce ne sono almeno altri mille per sorridere, per essere felice, per amare. Ciascuno di questi motivi ha qualcosa in comune con tutti gli altri: sei tu che lo scegli, sei tu che decidi come sentirti.

Tu sei responsabile per la tua mente, per ciò che pensi e per come ti senti. Pensa bene, agisci di conseguenza. Scegli di dare spazio alle sensazioni positive e se non le senti, cercale, trovale o creale.

La felicità è sempre soggettiva: si può essere poveri e felici o ricchi e tristi (e naturalmente viceversa). Pensaci un attimo: quanto sarebbe bello avere un quantitativo di denaro sufficiente a vivere una vita dignitosa, potersi togliere anche qualche sfizio, avere un tetto sulla testa, una casa dove tornare, del cibo da mangiare…

Molto bello, vero? Se ci pensi, potresti persino essere più ricco di quel che ritieni. E non parlo di soldi. Le tue condizioni di vita sono un sogno per larga parte della popolazione mondiale, le tue aspettative di vita, persino il lavoro che di tanto in tanto ti trovi a mal sopportare. Come dice il grande Richard Bandler “le delusioni richiedono una grande pianificazione”.

Una giornata storta può succedere ma raddrizzarla è più semplice di quel che pensi. Per renderla migliore fin da subito infatti puoi porti 3 domande ogni mattina quando ti svegli:

  1. Per cosa provo gratitudine oggi? Esserti svegliato in un letto, in una casa, magari vicino alle persone che ami, nel modo in cui hai scelto di vivere la tua vita. Avere il tempo e una mente che ragiona per costruire la vita che desideri. Non è importante che tu sappia già per cosa essere grato: inizia a cercare e vedrai che qualcosa ti verrà in mente.
  2. Chi posso ringraziare? Sii gentile con il prossimo e soprattutto con le persone che hai più vicino. Ringrazia le persone con cui lavori, i tuoi collaboratori. Questo è il segreto. Il modo migliore per farlo è non lasciare tempo alla persona per replicare. Ringrazia la persona che hai in mente mentre attraversi l’ufficio, quando esci dall’ascensore o mentre esci dal bar.
  3. A chi posso dedicare attenzione? A volte è sufficiente scambiare quattro chiacchiere con una persona per cambiare completamente la giornata. La tua e la sua. Ricorda: la persona alla quale dedicare attenzione potresti essere anche tu. Impara a riconoscere i tuoi bisogni e a soddisfarli.

L’importanza di riconoscere le vittorie

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Il limite più grande che come persone, come esseri umani, ci troviamo a dover affrontare è quello della nostra percezione. In PNL o Programmazione Neuro-Linguistica sappiamo che la mappa non è il territorio e cioè che la realtà viene filtrata (generalizzata, distorta o cancellata) dai sensi con i quali percepiamo il mondo e dai bìas cognitivi che ci fanno interpretare queste percezioni. Questo avviene in ogni ambito e nel campo della performance è ancor più evidente.

Spesso infatti più le persone sono capaci di produrre risultati meno si rendono conto dei loro progressi, delle loro vittorie. Capita tanto nello sport quanto nel lavoro. Succede a persone normali e a manager affermati o dirigenti di perdere la sensibilità per quei successi che è invece fondamentale riconoscere per il benessere mentale e fisico.

Mi spiego meglio: se hai guidato in porto una grande operazione commerciale o finanziaria potrebbe succedere che ti sfugga quanto sei fortunato ad avere intorno a te una squadra, dei collaboratori che ti supportano e semplificano il tuo lavoro tutti i giorni. Non è neanche necessario andare su livelli così alti: la prima volta che hai preso una decisione per conto tuo nella vita o in azienda. Dopo, quante altre ne hai prese senza provare la stessa soddisfazione?

Lo sa bene ad esempio chi decide di fare il Coach per professione e sceglie di farlo attraverso la Extraordinary Coaching School. Parte del processo di formazione è legato al riconoscimento della crescita e alla sua celebrazione. Per scoprire il potere di questa pratica ti invito a partecipare a “Il Coaching secondo Claudio Belotti”: vivrai l’esperienza della crescita condividendo questo momento con altre persone fortemente motivate come te.

Se ci pensi infatti, celebrare le vittorie è una forma di gratitudine. Molte vittorie le diamo per scontate come diamo per scontato un tetto sulla testa, l’acqua corrente, il cibo che sono aspetti della vita tutt’altro che scontati per una consistente parte di umanità. Celebrare significa anche restare umili, riconoscere la fortuna oltre che l’impegno che ti ha portato a conseguire quei risultati.

Quali sono le vittorie quotidiane che oggi stai dando per scontate? Quali sono quelle che meritano di essere celebrate?

Le 3 frasi fondamentali che fanno notare la tua leadership

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La scorsa settimana ti ho parlato delle frasi che dovresti evitare sul lavoro per non apparire poco professionale. Come ti ho spiegato, non si tratta solo di parole. Si tratta proprio di mentalità. Non sono le frasi in sé il problema: è ciò che significa pronunciarle in un determinato contesto. E se sei uno Junior sul lavoro, è bene che tu sappia sia cosa è meglio non dire sia cosa è meglio dire perché le tue parole riflettono i tuoi pensieri e i tuoi pensieri trasmettono la tua essenza.

La domanda chiave qui è: chi vuoi essere nel tuo lavoro? Ciascuno di noi dovrebbe tendere sempre verso la leadership, che non significa comandare o essere il capo, ma essere consapevoli, responsabili, capaci di dare risposte, d’esempio per gli altri.

Per questa ragione è importante avere la piena consapevolezza della persona che si vuole essere. Vediamo come fare e con quali parole:

“Dimmi di cosa si tratta”: prendi sempre piena consapevolezza di ciò che ti viene proposto. Spesso e volentieri ti capiterà nella tua vita lavorativa che altre persone ti vogliano dare un lavoro per pigrizia o per mancanza di competenze. Fare domande aiuta gli uni e gli altri: attraverso domande mirate facilmente emergono le soluzioni. Essere leader non significa avere tutte le risposte. Un leader risponde più spesso di quello che pensi “non lo so”. Essere leader significa impegnarsi per trovare risposte e soluzioni.

“Mi dispiace”: quando si sbaglia si chiede scusa e non si cercano scuse. In modo semplice. Scusarsi significa mettere un punto a una situazione e aprire un nuovo capitolo. Quando si ammette l’errore si offre la possibilità al prossimo e a sé stessi di andare avanti. È molto diverso da “Mi dispiace, ma…” che abbiamo visto in precedenza. Qui emerge il senso di responsabilità del leader e la tua volontà di migliorare.

“Sì, grazie” e “No, grazie”: sul lavoro – e in generale nella vita – è fondamentale sapere cosa si vuole e da cosa ci si vuole tenere lontani. Cosa si accoglie, con gratitudine, è segno partecipazione. Cosa si rifiuta è segno di amor proprio. Ci vuole pratica per imparare a dire sì solo quando si intende sì e in che modo dire no con una gentile fermezza. I leader sanno stabilire in modo chiaro questi confini perché hanno chiari i loro valori.

Dal problema all’opportunità

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Un’emergenza improvvisa cambia i tuoi i piani. È facile immaginarlo di questi tempi. Mesi di stop significano un fatturato che non tornerà, significano obiettivi che non raggiungerai nei tempi previsti, significano difficoltà – mascherine, distanziamento sociale, norme sanitarie – che prima non c’erano.

Cosa fare?

Bene partiamo da qui: questa è l’ultima domanda da farsi. La prima domanda è: che significato voglio dare? Innanzitutto, stabilisci cosa significa per te ciò che sta succedendo. Questo è molto importante perché è la storia che ti racconti e una delle più importanti capacità di leadership è quella di dare un senso alla realtà, alla tua e a quella degli altri.

Una volta che hai stabilito il senso, puoi passare all’azione. Chi si muove attraverso il proprio senso della vita, vive in modo più pieno l’esistenza: quando hai già pensato a “La vita come TU la vuoihai molte più possibilità di realizzare il tuo progetto più bello: te stesso.

Per trovare un nuovo equilibrio dopo l’emergenza, fai queste tre cose:

Muoviti! L’equilibrio della vita è sempre dinamico. Come diceva il fisico premio Nobel Albert Einstein “la vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”. Letteralmente: muoviti, cammina, corri, vai in bici. Consuma calorie e stress, brucia la tensione, metti in circolo il sangue.

Rivedi gli obiettivi. Può sembrare scontato ma non lo è. Fissato il tuo scopo, i passi per raggiungerlo possono essere lunghi o corti, lenti, veloci. Trova il passo più utile per ottenere ciò che hai in mente. Non conta infatti ciò che credi sia possibile, conta ciò che fai per renderlo tale. E anche se può essere dura rimettere tutto in discussione, questa flessibilità ti rende inarrestabile.

Sii grato. In questa crisi ognuno di noi ha potuto apprezzare qualcosa che aveva dimenticato. La casa accogliente, la tecnologia che ci ha permesso di stare più vicini, di lavorare e guadagnare qualcosa, comunque. Porta a letto con te le cose per le quali sei grato: prima di dormire fanne l’elenco, magari con un diario. E la mattina al risveglio medita su ciò che sarà la tua giornata su ciò che potrà offrirti per vivere bene.

Muoversi, rivedere gli obiettivi ed essere grato in realtà sono passi di un cammino più ampio che ti porta dal problema, dall’emergenza, dal contrattempo all’opportunità che si nasconde dietro. Ricorda: quando si rimescolano le carte, il loro numero nel mazzo rimane esattamente lo stesso.

Cambiare punto di vista sulle cose

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“Il perdono libera l’anima, cancella la paura, ecco perché è tanto potente come arma.” Nelson Mandela

Ogni essere umano ha sperimentato emozioni intense come la paura o la rabbia. Queste emozioni sono naturali come è naturale provarle in alcune occasioni. Allo stesso modo se diventano un ambiente nel quale si vive continuamente, questo può diventare disfunzionale.

Per diminuire il peso di queste emozioni nella propria vita ci sono medicine per l’anima come la gratitudine, la fiducia, il perdono. Mentre la paura, la rabbia o la delusione sono veleni che la inquinano (e intossicano anche il corpo) la gratitudine, la fiducia e il perdono sono balsami emollienti.

Per cambiare il punto di vista sulle cose è importante definire in modo differente il modo in cui le si affronta. Ti propongo tre approcci pratici da mettere in pratica subito:

Rispondi, non reagire. In che modo la risposta è differente dalla reazione? La risposta include una parte di elaborazione dell’informazione. La persona o l’evento che stai fronteggiando ti portano informazioni, sottoforma di emozioni, di parole, di significati, di tono della voce, posture, insegnamenti. Reagire significa prendere l’informazione per come la percepisci e fare qualcosa. Rispondere significa dare innanzitutto un significato a ciò che sta accadendo, capire come ti fa sentire e poi scegliere cosa fare.

Chiedi: come va? A volte basta questo. Si dà per scontato quando si frequenta una persona tutti i giorni. Chiedere per sapere se va tutto bene o se c’è qualcosa che si può fare. Prima di arrabbiarsi con una persona che si comporta in modo scortese o scostante è importante chiedersi cosa sta vivendo per comportarsi in quel modo. Con una eccezione: solo le persone che vogliono essere aiutate si lasciano aiutare. Non investire energie in chi è alla costante ricerca di energie da assorbire.

Investi in emozioni positive. La felicità non si cerca e non si trova. La felicità si vive: è una scelta. La gratitudine aiuta a vivere in modo felice. Quando si prova gratitudine per ciò che si è – cioè integrità – quando si prova gratitudine per ciò che si fa – cioè fierezza – e quando si prova gratitudine per ciò che si ha – cioè soddisfazione – la felicità entra nella propria vita.

Raggiungere un plateau (e superarlo più motivato di prima)

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Non c’è bisogno di scomodare la crisi di mezza età per dire che tutti prima o poi nella vita raggiungiamo dei momenti di stallo. Può capitare a venti anni o a trenta, non necessariamente a quaranta o cinquanta. Il bello è che di queste fasi ce ne sono molte e da ognuna si può uscire rinnovati con una energia adatta a raggiungere un rinnovato successo.

Ogni età infatti ha forme differenti di successo: se mi segui sulla mia pagina Facebook, su Instagram o LinkedIn avrai letto un post it sul quale ho scritto “se a cinquant’anni vai ancora nella stessa discoteca di quando ne avevi venti o è tua o hai un problema”. È chiaramente una battuta. E come ogni battuta vuole portare a galla un fondo di verità.

Chi a cinquanta anni dice “vorrei tornare a venti anni con la testa che ho adesso” non ha ancora capito che quella testa che ha adesso è il frutto di quello che ha fatto nei trenta anni precedenti, quella esperienza è il frutto degli errori che ha commesso quando quell’esperienza non l’aveva.

Per uscire dallo stallo si possono fare tre cose:

  1. Rinnova il tuo scopo. Lo scopo è il faro che ci guida nella vita. E la direzione nella quale percorriamo la strada della vita non è la stessa sempre. A volte cambia e sta a ciascuno di noi fare di tanto in tanto il punto nave, aggiornare le mappe e tracciare la nuova rotta. Lavora sui tuoi valori, sui tuoi obiettivi in modo costante – non tutti i giorni ma almeno una volta l’anno – e chiediti perché fai quello che fai e vuoi quello che vuoi.
  2. Sii grato per ciò che hai. Nel mondo occidentale siamo abituati a dare tante cose per scontate. Fra queste certamente c’è la salute, il benessere, certi servizi che giustamente riteniamo essenziali. Come ci ha dimostrato l’arrivo del 2020 queste cose non sono scontate: per restare in metafora, ti dico che anzi hanno un prezzo, spesso molto alto. Essere grati per chi siamo, per ciò che facciamo e per ciò che abbiamo è la chiave per la felicità in ogni fase della vita.
  3. Rivedi le tue priorità. Nelle varie stagioni della vita, proprio come nelle diverse stagioni dell’anno, bisogna stabilire priorità differenti. L’importante è avere la saggezza di riconoscere questo cambiamento. Ascolta i tuoi bisogni e fai scegliere a quelli le priorità nella fase che stai vivendo della tua vita. Forse lo percepisci inizialmente come un fastidio non ben definito ma più ascolti più diventa chiaro. Ciò di cui hai bisogno guida le tue scelte: accoglilo con gioia.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di crisi? Tre domande per scoprirlo

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Aver vissuto l’esperienza del lockdown, essere stati vivi, al sicuro in casa, possibilmente in salute e in molti casi protetti da ammortizzatori sociali, sgravi e agevolazioni dovrebbe averci fatto riflettere sulla vita che stiamo vivendo. Certo l’esperienza di ciascuno è stata diversa. Io sono di Bergamo e ho molti amici anche a Brescia, due delle città più colpite in assoluto nel mondo da questa pandemia.

Chi è stato lì ha visto una intera generazione, per lo più di anziani, portata via dalle complicazioni della Covid19. Tanti anche più giovani sono stati infettati e hanno patito sofferenze. E poi ci sono medici e infermieri che hanno svolto un lavoro enorme. Senza scordare gli imprenditori che hanno garantito stipendi anche quando le aziende erano chiuse e gli altri che hanno riconvertito la produzione per dare camici e mascherine a chi ne aveva bisogno.

Ognuno ha vissuto la sua esperienza in questo periodo straordinario e la maggior parte delle persone ha potuto viverlo in modo sereno, a casa, con i suoi cari. Per questo, per chi è stato fortunato la prima lezione che può apprendere risponde alla domanda:

Come si trova la forza per andare avanti?

Attraverso la gratitudine. Per cosa sei grato nella tua vita? Quali doni hai nella tua vita che dai per scontati e scontati non sono? Una casa, il riscaldamento, l’acqua potabile e quella calda per lavarti. Un bagno, una cucina, del cibo. La tecnologia, la connessione internet e un telefono per vedere film e persone, parlare con chi ti è lontano. Riconoscere questi doni serve per una ragione: la tua gioia che provi per la tua vita può raggiungere e toccare qualcuno. Non c’è limite a ciò che la gratitudine può generare.

Inoltre ognuno di noi ha dovuto fare i conti con l’incertezza. In questo lungo periodo ci siamo dovuti difendere da un nemico invisibile, che si trasmette facilmente e contro la nostra volontà: la paura. La seconda lezione risponde a questa domanda:

Come si affronta l’incertezza?

Attraverso il focus. A cosa presti attenzione? Io non sono per l’ottimismo. Se mi conosci e mi segui sai bene che non penso che le cose andranno bene per magia. C’è sempre una condizione alla quale si verificano le cose che desideri: è così che funzionano gli obiettivi. Per superare una crisi è necessario assumersi la responsabilità delle proprie azioni ed essere parte della soluzione ai problemi. In questo modo, aiuti te stesso e gli altri. Questa è la cosa migliore ed emotivamente intelligente da fare in questo momento.

Infine, la mutabilità dello scenario. Ogni giorno abbiamo avuto notizie differenti. Nuove autodichiarazioni da compilare, notizie da tutto il mondo che parlano di stop e chiusure in tanti paesi, novità legislative. Quando si ripartirà molte cose saranno cambiate. L’ultima domanda da farsi è questa:

Come si affronta il cambiamento in modo flessibile?

Non possiamo controllare ciò che è accaduto e probabilmente dovremmo tenere conto delle condizioni che hanno portato allo scoppio della pandemia ancora per lungo tempo. Quello che possiamo fare sicuramente è scegliere come rispondere alle circostanze che si svilupperanno intorno a noi. Con una nuova consapevolezza dell’interconnessione di questo mondo sempre più piccolo. Per affrontare e risolvere i problemi del futuro bisogna evolvere. Iniziamo ad accettare la realtà. Questa è, per ora, la nuova normalità e allo stesso tempo puoi stare certo che la vita andrà avanti. Inizia a pensare a cosa può fare bene a un sistema globale interconnesso, a cosa può fare bene al mondo in cui vivi, cosa puoi modificare nel tuo stile di vita, di consumi, di lavoro perché questo tipo di problemi non si ripresenti.

Oggi abbiamo la grande possibilità di evolvere come specie, in modo collettivo, prendendoci cura l’un l’altro, come esseri umani, come appartenenti a questo pianeta.

Gestire una azienda in un periodo di crisi

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Ogni periodo di crisi porta con sé problemi e opportunità e ogni azienda ha bisogno di organizzarsi rapidamente per affrontarli al meglio. La flessibilità in questi momenti è fondamentale, più l’azienda riesce a muoversi in modo coordinato e rapido e rimanere focalizzata sui valori, sulla visione e lo scopo che la guidano, più sarà facile uscirne rafforzati.

Non tutte le aziende hanno la capacità di fare questo. Per quale ragione? Sicuramente incide lo stadio di sviluppo dell’azienda. Come ho scritto nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni le organizzazioni vivono nel proprio sviluppo diversi stadi di crescita. In ciascuno di questi stadi si osservano dinamiche differenti all’interno. Per questa ragione ho individuato nel “Prime” lo stadio di massima flessibilità ed efficacia: è il momento in cui tutto gira alla perfezione.

E come si fa a mantenere questa condizione? Ci sono diversi modi. Durante una crisi si possono prendere in considerazione alcune misure per cercare di trasformare il momento difficile in una occasione di crescita e sviluppo e portare l’azienda nel suo “Prime”.

Per iniziare bene bisogna tenere in considerazione tre elementi fondamentali (più uno):

Quando ricevi il primo colpo, rialzati subito

Ogni organizzazione, ogni azienda o gruppo di lavoro sperimenta battute d’arresto. Può capitare per momenti di congiuntura economica sfavorevole, una crisi sistemica o locale, mancati rinnovi di contratti. Se il negativity bias – il pregiudizio di negatività che ci porta a pensare che le cose negative abbiano un impatto maggiore di quelle positive – prende il sopravvento, questi momenti possono spesso oscurare ciò che sta andando bene. Il modo migliore per combattere questi momenti è fare regroup e refocus. Riunirsi e rifocalizzare l’attenzione su ciò che va bene: festeggiare subito ogni piccolo progresso fuori dal pantano, ogni piccola vittoria, anche un colpo di fortuna. In questi casi è fondamentale individuare chi persevera nel proprio negativity bias: la loro negatività può essere contagiosa. In questi casi è fondamentale aiutarli a cambiare il loro atteggiamento e spostare il loro focus più di frequente che con gli altri.

Coinvolgi chi trova problemi e invitalo a elaborare soluzioni

Tanto in condizioni normali quanto in condizioni di crisi le idee divergenti sono fondamentali per la crescita e l’innovazione. Eppure, alcuni leader hanno difficoltà a gestire chi solleva problemi. Per quanto sia comprensibile è importante fare una distinzione: chi solleva problemi tanto per farlo e chi solleva problemi per migliorare. In entrambi i casi la soluzione migliore è spingere all’azione queste persone. Chiedi loro di attivarsi per la soluzione del problema, chiedi loro di fare proposte o proponi tu una bozza di soluzione che loro possono sviluppare. Questo ti porterà tre vantaggi: il primo è che chi solleva problemi solo per il gusto di farlo, inizierà a perdere questo gusto. Il secondo è che chi solleva problemi per migliorare sarà contento di poter dare il proprio contributo. Infine, il terzo motivo è che contribuirai a creare dei leader nella tua squadra di lavoro, pronti a portare problemi ma anche idee e soluzioni.

Comunica con il tuo gruppo durante una crisi

Uno degli aspetti più importanti durante una crisi è la comunicazione. La comunicazione, soprattutto se fatta con il tono giusto, quello cioè capace di trasmettere calma, fermezza e direzione, è uno degli strumenti migliori di gestione della crisi. Come dice il mio maestro Anthony Robbins: in una crisi è importante sovracomunicare. Comunica spesso, anche se non hai notizie da segnalare, in modo che le persone sappiano che ci sei, che stai lavorando per loro: utilizza parole che dimostrino che ci sei, che stai agendo e sai cosa stai facendo, anche se non lo sa nessuno. Bisogna tenere informati tutti i collaboratori. È responsabilità del leader rimanere al passo con gli eventi mentre si svolgono, specialmente se si stanno evolvendo velocemente. Allo stesso tempo è importante passare in continuazione dal quadro generale al particolare. Cosa succede, in che modo ci riguarda, cosa possiamo fare a riguardo. Pensa in modo critico alla fonte delle informazioni. Aiuta i tuoi collaboratori a selezionare le fonti di informazione più affidabili e se serve crea un bollettino di aggiornamento con tutto quello che è importante sapere in modo da essere tutti aggiornati. In questi casi è importante aggiornare ora dopo ora le decisioni e tornare più volte sui piani, perché nessuno ha la soluzione migliore per ogni situazione: bisogna decidere, agire, verificare e ripartire.

Adotta una leadership flessibile

Non c’è uno stile di leadership che funzioni in ogni contesto: figurarsi in uno scenario di crisi! Potrebbe essere necessario aggiornare gli obiettivi man mano che emergono nuove informazioni o, in determinate circostanze, attenersi esattamente al piano qualunque cosa succeda. Lo stile di leadership dovrebbe farsi più flessibile più la crisi si complica: in base alle persone che stai gestendo, al contesto in cui stai operando e alle pressioni esterne che stai ricevendo. Per uscire da periodi di tensione come questi hai bisogno di consapevolezza e calma: se puoi medita e cerca le risorse dentro di te. Poi impara, adattati, decidi: le persone che gestisci sono lo specchio della tua leadership, cambia approccio quando serve e ricorda dove volete andare.

Infine, ricorda di praticare la gratitudine. Più la crisi si complica, più avrete bisogno di essere consapevoli delle cose importanti: finché si è vivi e in salute tutto passa in subordine. Quando tutto sembra sgretolarsi bisogna tornare alle sicurezze fondamentali. Bisogna pensare a stare bene e cercare di riposare il più possibile. La stanchezza annebbia i pensieri. Limitare la visione dei notiziari pieni di notizie che fanno paura e parlano di un futuro incerto allo stretto necessario: viviamo in un mondo fatto di notizie. Se succede qualcosa di importante, di davvero importante, lo sapremo. Il resto è superfluo. Molti collaboratori guarderanno ai propri leader per rassicurarsi. Ogni volta che devi comunicare calma e fermezza prenditi un minuto per mettere in pausa i pensieri e respirare. Pensa a ciò di cui hanno bisogno le persone alle quali devi parlare. Quali sono le loro preoccupazioni? Di cosa hanno bisogno nell’immediato? È possibile esprimere con fiducia anche il dubbio e comunicare l’incertezza generale con la sicurezza di sapere cosa c’è da fare nel particolare.

Come garantire un futuro di successo ai propri figli?

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La domanda risponde all’amore e alla preoccupazione che provano tutti i genitori di fronte ai propri figli. Crescere dei bambini infatti porta molte coppie a proiettare su di essi aspettative, timori e spesso anche il desiderio che abbiano ciò che loro non hanno avuto o la voglia di evitare che vivano le stesse esperienze negative. Questo è comprensibile e allo stesso tempo rischia di diventare un boomerang.

Partiamo dal concetto che limitare le difficoltà e cercare di spianare la strada più possibile ai propri figli non è mai una buona idea. Ogni persona ha bisogno di confrontarsi con difficoltà – possibilmente di qualità crescente – che creino esperienza. Proteggere i propri figli dalle difficoltà significa impedire loro di crescere pienamente e di prendersi la piena responsabilità della propria vita. Quindi? Se proprio vuoi dare qualcosa di utile ai tuoi figli dai loro amore, supporto e un buon esempio.

Attraverso l’amore infatti trasmetti loro la sicurezza di un legame forte, con il supporto garantisci loro la possibilità di seguire le passioni che sentono di avere. Per quanto riguarda il buon esempio ci sono tre cose che puoi fare tu prima di tutto:

  • Agire: l’azione trasforma il potenziale in reale. Quando pensi troppo a quello che devi fare tendi a concentrarti su aspetti specifici della questione e ingigantirli. Nel bene o nel male. Soprattutto nel male, questo significa amplificare ansie e preoccupazioni. L’azione – e la decisione di agire che sta a monte – spazza via tutto questo.
  • Sii flessibile: questo significa innanzitutto essere pronti ad agire quando non arrivano i risultati sperati. È molto facile mollare quando le cose non vanno come vorremmo. Proprio per questa ragione, rimanere flessibili è il miglior modo per imparare dai propri errori e da quello che ci riserva la vita.
  • Sii grato: la gratitudine è il contrario della lamentela. La lamentela infatti toglie energia e ci fa girare a vuoto intorno al problema. La gratitudine dà energia, ci fa sentire bene con quello che viviamo e ci dà la forza per andare avanti, con più leggerezza.

Infine, la cosa più importante che possiamo trasmettere ai nostri figli è l’educazione a una mentalità di crescita, a farsi forza e andare avanti nelle difficoltà, a imparare dai propri errori e a lavorare per ciò che si ama. Il futuro di successo infatti non è possibile garantirlo a nessuno: la cosa migliore che si può fare è insegnare loro fin da bambini che la felicità è innanzitutto una scelta e il successo si costruisce quando si riconosce la propria passione e si lavora con intenzione per realizzarla pienamente.