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coaching Archives - Pagina 2 di 23 - Claudio Belotti

PNL e Dinamiche a Spirale: due strumenti potenti da soli, straordinari insieme

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Conosci la PNL? E le Dinamiche a Spirale? Sono due strumenti straordinari che utilizzo come Coach e come dice anche il mio maestro Tony Robbins, li utilizzo ogni giorno. Metodiche come la Programmazione Neuro-Linguistica e le Dinamiche a Spirale sono la base per un Coach che desidera ottenere risultati duraturi. 

Se desideri scoprire di più sulla PNL, qui puoi scaricare un estratto gratuito del manuale del Practitioner, in particolare del nostro Extraordinary NLP Practitioner. Oppure se desideri più informazioni sulle Dinamiche a Spirale puoi trovarle nel libro “The Spiral o in questo audiolibro: “Introduzione alle Dinamiche a Spirale. Infine, se desideri una panoramica più ampia del mio metodo di Coaching, il One Hand Coaching, ti invito a scoprirlo nel libro “Prendi in mano la TUA felicità

E a cosa servono questi strumenti in pratica? Ti posso fare un esempio del loro utilizzo per far ottenere al tuo interlocutore il cambiamento che desidera. Se pensi che questo si applichi solo a una sessione di Coaching, sei fuori strada. Questo vale anche per una vendita, una riunione per motivare un collaboratore o per aiutare i tuoi figli a raggiungere un risultato.

Vediamo insieme 3 passaggi chiave:

Crea rapport

Per costruire rapport bisogna cercare costantemente di capire l’altra persona e dare feedback per capire di aver capito, prima di cercare una strada per il cambiamento e la crescita che si vuole realizzare insieme all’altra persona. Sia che si tratti di una vendita che di una sessione di Coaching la creazione del rapport deve avere come finalità quella della valorizzazione dell’altro: otterrai il meglio solo se ciò che stai proponendo è il meglio per l’altra persona.

Fai emergere le difficoltà

Attraverso strumenti come il Metamodello poni domande alla persona che hai di fronte e aiutala a individuare le paure, i dubbi, i blocchi di fronte ai quali si è fermata. Quando emergono queste informazioni e diventano coscienti e più definite per la persona è più semplice elaborare le strategie di soluzione e di uscita dalla crisi che sta vivendo. L’obiettivo è individuare i problemi e le risorse necessarie per superarli.

Utilizza domande aperte

Come abbiamo appena detto, una volta emersi i problemi è necessario individuare le risorse. Se mi conosci sai che nel mio metodo di Coaching utilizzo anche le Dinamiche a Spirale. Ecco, le Dinamiche a Spirale ci dicono, diversamente dalla PNL, che non a tutti i livelli le persone hanno le risorse necessarie per risolvere i problemi. Per questo è fondamentale in ogni sessione di Coaching aiutare la persona a individuare le risorse di cui ha bisogno e aiutarla a reperirle.

Solo attraverso la crescita e il miglioramento si ottengono risultati duraturi.

Qual è la differenza fra Coaching e consulenza?

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La differenza sostanziale fra consulenza e Coaching è questa: in una consulenza, il consulente ti porta una soluzione preconfezionata. Magari personalizzabile. Ma preconfezionata. È una soluzione utile. Risponde in modo semplice a un bisogno comune a tante persone. Un software può essere l’oggetto di una consulenza: lo personalizzi quel tanto che basta ad avere il logo della tua azienda, i nomi del personale e alcune funzioni che ti interessano particolarmente. In questo la consulenza è imbattibile.

Il Coaching è differente dalla consulenza. Il Coaching, quello fatto bene, quello con la C maiuscola non ti porta soluzioni preconfezionate. Ti aiuta a comprendere quali sono le tue necessità, i tuoi bisogni – quelli davvero importanti – e ti aiuta a comprendere le ragioni per le quali vuoi quello che vuoi. Una volta che ti ha aiutato a comprenderlo non ti offre una soluzione pronta: richiede che inizi il tuo percorso di crescita. Il Coaching ti chiede di fare tutto quello che serve per essere la persona che desideri.

E una buona scuola per Coach – una di quelle scuole per Coach che formano dei Coach con la C maiuscola – ti dovrebbe insegnare proprio a fare questo: a stare un passo indietro al cliente o meglio ancora un passo di lato e aiutarlo a ottenere i risultati che desidera senza prenderlo in braccio e portandolo dove vuole, ma aiutandolo a comprendere come e soprattutto perché lo vuole. E ogni volta che sembra aver perso la strada, il Coach lo aiuta a ritrovare la direzione.

Una buona scuola per Coach dovrebbe fare questo. La nostra Extraordinary Coaching School lo fa. Per questo non propongo i nostri servizi a tutti e seleziono gli ingressi: non tutti possono essere degli Extraordinary Coach. La ragione è semplice: non tutti lo vogliono! Essere un Extraordinary Coach è faticoso, richiede impegno, fatica e studio.

Poi quando finisci il percorso inizi a lavorare seriamente, perché le persone sanno che porterai risultati, sanno che lo farai in modo etico, sanno che un Extraordinary Coach è un professionista integro, cioè non spezzettato: conosce tutto il buono che è in lui e accetta i suoi limiti. Ha lavorato per diventare quella persona straordinaria e accetta di farlo per tutto il resto della sua vita perché sa che la qualità non è un traguardo ma un percorso di crescita continuo.

Per diventare un Extraordinary Coach hai una sola occasione ogni anno: partecipa a “Il Coaching secondo Claudio Belotti. Conosciamoci, impara il mio metodo originale “One Hand Coaching”, scopri i miei valori, il mio amore e il mio rispetto per questa professione straordinaria che svolgo da ormai quasi trenta anni, in Italia e nel mondo, che mi ha portato a diventare “Master Trainer” per Anthony Robbins e “Master Trainer in NLP for Business” scelto direttamente da Richard Bandler co-creatore della PNL insieme a John Grinder e Frank Pucelik.

Lo scopo nella vita

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Nella mia esperienza di Coach ho visto molte persone vivere e lavorare in modo disallineato, distanti cioè tra ciò che fanno e ciò che sono. Mi spiego meglio: ciascuno di noi ha almeno uno scopo nella propria vita. Un faro che ci guida nelle nostre scelte e che influisce su tutti gli aspetti della nostra vita. Con il mio metodo One Hand Coaching (puoi trovarlo spiegato in dettaglio nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicitào viverlo in azione nel corso “Il Coaching secondo Claudio Belotti) puoi individuare facilmente questo faro per e farti guidare sulla strada verso la migliore versione di te.

E a cosa serve individuare il proprio scopo? Proprio come si fa in azienda, quando si individuano Vision e Mission, anche nella vita di tutti i giorni è importante stabilire obiettivi e ragioni per le quali si vuole perseguire questi obiettivi. Lo scopo infatti è la ragione che dà senso agli obiettivi che ti prefiggi. Lo scopo è (o dovrebbe essere) sostanzialmente irraggiungibile, una sorta di punto oltre l’orizzonte. Irraggiungibile perché non serve raggiungerlo: il viaggio verso lo scopo è già lui stesso una fonte di soddisfazione e felicità personale.

Avere uno scopo ti consente di scegliere più facilmente quali sono le cose importanti della vita, cosa ha davvero senso per te. Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

Lo scopo permette di avere obiettivi migliori. La definizione degli obiettivi è fondamentale per creare il proprio successo personale. Allo stesso tempo creare obiettivi senza uno scopo da raggiungere rende il lavoro sugli obiettivi meno efficace. Pensa al tuo scopo come a una destinazione. Lo scopo è la direzione, gli obiettivi sono le tappe sulla strada verso lo scopo. L’importante quindi non è il traguardo ma il viaggio. Invece di fissare piccoli obiettivi e sperare di arrivare nel posto giusto, avere una destinazione lontana ti permette di muoverti progressivamente nella giusta direzione.

Lo scopo ti aiuta a definire le tue aspettative. Definire il successo è difficile: ciò che è considerato “di successo” per una persona potrebbe non essere per un’altra. Definire il tuo scopo ti consente di stabilire le tue aspettative di successo. Quando sai cosa vuoi realizzare nella vita puoi stabilire facilmente se stai soddisfacendo le tue aspettative, la tua idea di successo insomma. E quando sai cosa significa successo per te e per la tua azienda, puoi sentirti sicuro delle decisioni personali e aziendali che prendi.

Lo scopo ti aiuta a capire chi sei. Quando individui il tuo scopo diventa più semplice comprendere chi sei veramente. Qual è la tua identità come persona o come imprenditore? Come manager o professionista? Come dipendente o freelance? Il tuo scopo ti racconta qual è la persona che realizzerà tutto quello che hai in mente. Pensa alla sicurezza che puoi avere quando hai certezza della persona che sei: quella forza viene da dentro di te. E come dice il mio maestro Tony Robbins quando sei forte e solido dentro, lo diventi anche fuori.

Affrontare l’incertezza

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Uno degli aspetti più difficili che abbiamo affrontato in questa pandemia da Coronavirus è l’incertezza. Incertezza su quanto sia contagioso, incertezza circa il lavoro e l’economia. Incertezza sul futuro. E l’incertezza a suo modo è un virus. E sicuramente è contagiosa. Passa dalla paura per le notizie che sentiamo in tv che leggiamo su internet o sui giornali. Si moltiplica con la linguistica che utilizziamo e può scatenare in poco tempo una vera e proprio epidemia di paura.

La paura però è un meccanismo della psiche umana fondamentale. Ha il preciso compito di tenerci in vita. Quando qualcosa ci spaventa, attraverso la paura apprendiamo dei comportamenti che ci aiutano a evitare quello stesso pericolo in futuro. La paura ci fa reagire: per questo vivere nella paura è molto faticoso e stressante. Mentre al di là della paura si trova l’azione che è ciò che ci consente di essere proattivi, lavorare alle soluzioni, essere parte delle soluzioni. Per questo scegliere su cosa focalizzare l’attenzione, in questo momento è fondamentale.

Molte persone sui social condividono post che ritengono utili e lo fanno con buone intenzioni, senza magari rendersi conto che stanno spargendo notizie che non fanno altro che diffondere paura e incertezza. Immagina come se fossero i colpi di tosse della paura: nella realtà in questo momento ti esporresti a delle persone che tossiscono o starnutiscono? A meno che tu non sia un medico, obbligato dal lavoro che svolgi a correre questo rischio, non lo faresti. Più leggi la cronaca, più scorri le notizie o i notiziari in tv, più è probabile che ti prenda quella preoccupazione e che involontariamente tu la diffonda.

E proprio come un colpo di tosse o uno starnuto, spesso ciò che condividi online è quasi del tutto involontario, perché magari lo fai senza pensare. Ma uno starnuto può scappare, una condivisione puoi sicuramente controllarla. Ecco questo è il punto. Bisogna cerca di pensare a ciò che si fa. Pensare per conseguenze, soprattutto. Ciò che faccio, che effetti avrà sulle altre persone? Se a me fa paura, rabbia, mi crea dolore, lo farà anche con gli altri? Probabilmente sì. Per questo quando si condivide è meglio pensare a qualcosa che porti speranza e aiuti le persone a superare meglio questo periodo.

Proprio per questa ragione è necessario utilizzare il tempo a disposizione nel miglior modo possibile e mettere in pratica dei comportamenti che possono migliorare la vita anche dopo che tutto questo sarà passato.

Presta attenzione alle micro-abitudini per migliorare i tuoi comportamenti

I grandi obiettivi per la crescita personale – come “meditare un’ora al giorno”, “leggere di più”, “fare un’ora di corsa al giorno” – sono spesso meno sostenibili di quanto pensiamo. Parti piano, inizia in piccolo e poi cresci. Concentrati sui comportamenti più sostenibili e fallo per un tempo più lungo. Queste abitudini dovrebbero essere piccole come pillole da poter mandar giù al volo. Inizia a meditare per pochi minuti o leggere qualche pagina quando hai tempo. E in questo periodo in cui non si può uscire per andare a correre, cogli l’occasione per fare degli esercizi a casa. Inserisci questi micro-comportamenti nella tua routine quotidiana, valuta i tuoi progressi e incrementa gradualmente il tempo che gli dedichi.

Entra in contatto con la tua “calma”

Se uno degli obiettivi che vuoi realizzare è l’integrazione della meditazione nella tua routine quotidiana, puoi decidere di prenderti un momento di pausa di tanto in tanto e notare come ti senti quando sei calmo. Quando lo fai ti accorgerai che la calma si percepisce meglio dell’ansia. Sceglila come tua compagna: la calma è una scelta molto più gratificante rispetto alla paura. Più pratichi la calma e la meditazione, più diventerà la tua norma piuttosto che la tua eccezione. Inoltre, la calma, sebbene sia meno contagiosa della paura, ha un effetto positivo sulle altre persone. Notalo e usalo come ancora positiva per favorire il tuo stato di calma.

Vivi un giorno alla volta: ricordalo.

La nostra mente è programmata per pianificare il futuro. Nei periodi di incertezza nei quali il futuro non si può pianificare o è difficilmente pianificabile questo meccanismo genere preoccupazione. Quando noti che il tuo cervello sta iniziando a perdersi in pensieri e preoccupazioni per il futuro, fai una pausa consapevole e ricordati che si vive un giorno alla volta. E’ una situazione inedita che nessuno di noi ha mai fronteggiato prima. Fai quello che devi fare oggi, fai i tuoi esercizi, lavora da casa, fai le telefonate ai tuoi cari e poi prenditi cura di domani, nel momento in cui arriverà: domani, appunto. Per aiutarti a vivere bene questo periodo puoi scegliere ad esempio di utilizzare una agenda quotidiana nella quale inserire volontariamente a orari prefissati le attività che ti interessano. Affronta il giorno ora per ora, minuto per minuto e anche momento per momento se questo può aiutarti a mantenere la calma e tenere la mente ancorata nel momento presente.

Infine, ricorda che sapere che condividere l’incertezza può diffondere la paura ed è proprio per questa ragione che serve il tuo contributo positivo alla calma collettiva. Resta presente, resta calmo, diffondi fiducia.

Progettare un evento dal vivo in modo straordinario

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Qual è il momento migliore per progettare il tuo evento dal vivo? Questo! Oggi hai la possibilità di studiare, imparare, pianificare e progettare il tuo evento dal vivo. Fra qualche tempo la vita riprenderà a fare il suo corso con i suoi impegni quotidiani. Per dare un senso a questo periodo nel quale tutto scorre più lentamente puoi utilizzare questa occasione per fare tante cose: una di queste potrebbe essere ideare il tuo evento dal vivo.

Lavoro da molti anni nel mondo della formazione e ho sperimentato a mie spese soluzioni che mi hanno portato spesso a commettere errori. Da quegli errori ho imparato molto e oggi posso dire di essere in grado di realizzare ogni volta eventi dal vivo nei quali la soddisfazione dei partecipanti è molto alta. Se hai già partecipato a “il Coaching secondo Claudio Belottisai sicuramente di cosa parlo e se ancora non lo hai fatto ti consiglio scoprire questo evento nel quale ti racconto trenta anni di carriera nel Coaching e come diventare un Coach Straordinario.

Per organizzare un evento dal vivo che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone, bisogna partire dalle basi. Ti piace prenderti cura delle persone che ti seguono in aula e curare ogni dettaglio? Inizia da questo e prendi in considerazione tre elementi fondamentali ai quali devi sempre fare attenzione. Questi:

Scegli un luogo adeguato al tuo evento

A seconda del luogo che scegli avrai bisogno di materiali differenti a supporto: dai proiettori alla musica, dall’amplificazione per la voce fino alle lavagne. Più l’aula è grande, più avrai bisogno di mezzi adeguati per far arrivare in modo chiaro il tuo messaggio. Se non hai idea del pubblico che puoi portare in aula, parti basso. Meglio iniziare eventi con un numero di posti limitato e poi crescere che partire con aspettative e numeri elevati e poi andare in difficoltà nella gestione. L’importante è che lo spazio che scegli permetta a tutti i partecipanti di fruire dei contenuti nel modo più efficace: questo è un aspetto chiave di ogni mio corso.

Pensa in modo creativo a risolvere i problemi delle persone

Quando frequenti un’aula di formazione che cosa apprezzi? Che servizi ti piace ricevere? In che modo? Mettiti nei panni dei partecipanti o chiedi direttamente a loro quali servizi si aspettano di trovare. Parti da una domanda semplice: cosa puoi offrire che per te è semplice da organizzare e che alle persone può dare tanto? Nei miei corsi, ad esempio, nella quota è sempre previsto il pranzo: dal punto di vista economico è un impegno importante, dal punto di vista organizzativo pensa a tutto l’albergo che ci ospita, dal punto di vista dei partecipanti è un servizio molto apprezzato.

Stabilisci gli obiettivi dell’evento valutali.

È importante essere chiari su quali sono i risultati che desideri ottenere e misurare se hai raggiunto i tuoi obiettivi. Per avere un quadro più completo puoi sottoporre un questionario ai partecipanti o fermarti a parlare con loro durante le pause o a fine corso per sapere se l’esposizione e la tipologia dei contenuti che hai portato in aula sono hanno incontrato le aspettative che hai creato riguardo al corso. Metti a frutto poi ciò che hai imparato e individua il modo in cui replicare o migliorare gli aspetti positivi dell’esperienza: quali sono le cose che faresti nello stesso modo? Quali quelle che faresti in modo diverso? Il modo migliore per non ripetere un errore è imparare da esso e per mettere a frutto una esperienza è comprendere tutto il buono che c’è in essa.

Il TUO super potere

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“Le persone raramente hanno successo a meno che non si divertano in quello che fanno.” Dale Carnegie

Nel mio libro Super You ti guido in un percorso di Coaching alla scoperta del tuo super potere. Uno dei modi migliori per individuare il tuo scopo passa dalle tue passioni: esse sono il carburante che alimenta il tuo super potere. Qual è il tuo? Cosa ti viene facile nella vita? Per rispondere a questa domanda puoi notare alcuni aspetti della tua vita, come ad esempio:

Ciò che fai ti viene bene in modo semplice: a volte ci troviamo a invidiare una persona perché riesce in qualcosa che ci piace in modo semplice mentre noi fatichiamo, dobbiamo impegnarci e anche con tutto l’impegno non otteniamo risultati significativi. Prova a vederla dal punto di vista degli altri: cosa fai tu che ti viene semplice e facile che gli altri ti invidiano? Se proprio non riesci a individuarlo da te, chiedi agli altri di dirti cosa invidiano di te e secondo loro in cosa riesci bene: è un ottimo punto di partenza.

Gli altri ti chiedono consigli: se ti chiedi cosa sai fare bene e non riesci a dare una risposta, non è detto che gli altri ne sappiano di più. Allora che fare? Nota su quali attività gli altri ti chiedono consigli. In tutte le attività nelle quali sei forte sicuramente dimostri fiducia e affidabilità. Quando gli altri si fidano e ti domandano informazioni, vuol dire che sai di cosa stai parlando. Questo è un ottimo indicatore per determinare i tuoi talenti.

Risolvi facilmente i problemi: quando una attività la conosci come le tue tasche, la ami e hai voglia di svolgerla al meglio riesci anche a trovare le soluzioni più interessanti non solo per risolvere i problemi di ordinaria amministrazione ma anche per migliorare e rendere più efficiente il lavoro che stai svolgendo. Questo è sicuramente un talento nel talento: individua in quale ambito riesci a risolvere i problemi con questa facilità e scoprirai due talenti al prezzo di uno.

Dunque, qual è il tuo super potere?

3 semplici modi per fidelizzare i collaboratori

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Selezionare le persone migliori per la propria azienda è fondamentale: l’azienda è fatta dalle persone che vi lavorano. Anche se in ogni azienda che abbia a cuore la continuità del lavoro nessuno è indispensabile e può essere sostituito in maniera più o meno rapida, sono sempre i singoli leader che fanno la differenza.

Per questo oltre a selezionare le persone migliori è importante anche tenerle in azienda. Una quota di turnover si mette sempre in conto: ogni imprenditore sa che ci saranno sempre dei collaboratori che dopo un certo tempo hanno bisogno di fare qualcosa di diverso.

Fin quando la frequenza di turnover resta quella fisiologica – uscite per pensionamenti, fine progetti e tutte le entrate e uscite che non influiscono sulla continuità e sulla produttività – va tutto bene. Quando questa frequenza aumenta decisamente c’è qualcosa che non funziona.

Un alto tasso di turnover costa a un’azienda sia in termini di denaro che di produttività. Dalla ricerca di un nuovo dipendente qualificato alla sua formazione, trovarsi in ​​questo ciclo in modo costante significa che c’è qualcosa da modificare nell’approccio alle politiche del personale.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di tutti i meccanismi che regolano i cicli di vita aziendali e ti aiuto proprio come con un manuale d’istruzioni a individuare i punti dove intervenire e le corrette leve da muovere per migliorare situazioni che non ti soddisfano più.

In caso di problemi con la fidelizzazione dei dipendenti, è importante scoprire il motivo principale. Sono infelici sul lavoro a causa dei manager o dei colleghi? Avevano aspettative di retribuzione o di crescita differenti? C’è un problema di leadership?

Per identificare i motivi che portano i tuoi dipendenti a lasciare la tua azienda innanzitutto puoi prevedere delle interviste o dei questionari di uscita con i dipendenti in uscita. Poi, puoi sondare l’umore del tuo gruppo per valutare il livello di soddisfazione sul lavoro e identificare di cosa hanno bisogno.

Per aiutare i tuoi collaboratori a rimanere in azienda a fidelizzarsi e legarsi maggiormente puoi intervenire subito in questi 3 semplici modi:

Gratitudine: crea una cultura aziendale della gratitudine. Ogni membro del tuo gruppo è importante: dimostraglielo. Consentirai in questo modo ai tuoi dipendenti di desiderare di rimanere nella tua azienda più a lungo e lavorare di più. Premiare pubblicamente i migliori potrebbe essere una iniziativa apprezzata. Allo stesso modo riconoscere ai dipendenti che si impegnano di più dei bonus, come premi produzione o ferie extra.

Plateau: un elemento che disincentiva le persone è il raggiungimento di un plateau, di un livello dal quale non riescono a muoversi o non è possibile muoverli. Spesso le persone non cercano necessariamente la crescita. Prima di annoiarsi e desiderare qualcosa di altro, hanno bisogno di cambiare. Una nuova mansione, un nuovo compito – spesso anche una opportunità di formazione – può riaccendere la voglia di fare e di restare in azienda.

Potenziale: chi non incontra un plateau sono i dipendenti che hanno un alto potenziale e lavorano in settori dell’azienda nei quali le possibilità di crescita sono ampie. Il rischio è che spesso queste persone si sentano frenate o magari un po’ messe da parte perché il ritmo di crescita non corrisponde alle loro aspettative. Apri un dialogo con queste persone. Spiega loro che ciò che fanno è apprezzato anche quando a loro sembra poco. Dai loro la possibilità di vedere il futuro – non vuol dire raccontargli storie o ingannarli sulle reali possibilità di crescita – ma stabilisci con loro un piano per prendere coscienza di questa crescita con i passi che faranno e i risultati che otterranno.

Rispetta il giudizio degli altri (e poi fai quello che ti piace)

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Preoccuparti di ciò che pensano gli altri di te non significa curare la tua reputazione. E viceversa. Che tu ci tenga a comunicare alle altre persone un messaggio in linea con la tua identità è più che giusto; e se sei un leader è ancora più importante. Questo non significa che provare ansia per l’opinione degli altri sia un comportamento efficace. Le persone pensano e parlano. Spesso solo la seconda. E non è detto che ciò che dicono sia la loro opinione, a volte sono solo parole. Allo stesso tempo, se vuoi essere il migliore e raggiungere alti livelli, la paura delle opinioni potrebbe penalizzarti.

La nostra paura delle opinioni altrui, in epoca di social network, è diventata un’ossessione. Tutti fanno a gara per mostrarsi perfetti sulle proprie bacheche, a nascondere i difetti nelle foto, a ritoccare i video. Intendiamoci: curare la propria immagine, volere foto professionali, vestirsi bene fa tutto parte del gioco. Se vado a un concerto mi vesto in un modo e se vado in un’importante azienda mi vesto in un altro: scelgo come vestirmi in funzione di ciò che devo fare. E non è paura del giudizio altrui, è innanzitutto una forma di rispetto.

Ricordo una volta che fui convocato all’ultimo momento per una sessione di Coaching sul campo delle giovanili dell’Inter e dovetti andarci senza poter passare da casa a prendere la tuta con i colori societari. Una volta arrivato al terreno di allenamento, rimasi a bordo camp. Fu il mio modo per comunicare il rispetto nei confronti di allenatore e squadra che avevano l’abbigliamento adatto al luogo e al momento.

Questa è appunto una forma di rispetto. Nessuno mi ha giudicato male perché non avevo potuto indossare la tuta in quella occasione, anzi è stato apprezzato il mio gesto. Quando invece inizi a distogliere l’attenzione da ciò che ti rende speciale – i tuoi talenti, le tue convinzioni, i tuoi valori, la tua identità – e inizi a conformarti a ciò che gli altri pensi che possano pensare di te riduci il tuo potenziale e sminuisci il super eroe che è in te.

Tutti vogliamo essere accettati, ma questo non può coincidere con l’annullamento della tua personalità. Negli Stati Uniti quando vogliono descrivere un titolo di investimento in Borsa semplice senza alcuna complicazione (e se vogliamo senza alcun fascino particolare) usano l’espressione plain vanilla. Come dire un gusto basilare, senza infamia e senza lode. Credo che nessuno desideri essere un plain vanilla, se può essere felice e soddisfatto nel mostrare il proprio gusto.

Il segreto quindi è concentrarti sulle tue abilità, sui tuoi super poteri. Nel mio libro Super You ho realizzato un vero e proprio percorso di Coaching che ti guida ad andare in questa direzione a scoprire qual è la tua caratteristica unica, ciò che ti rende speciale e coltivare maggiore consapevolezza di te stesso. Ricorda che la crescita e l’apprendimento avvengono fuori dalla tua zona di comfort. Individua il tuo scopo, scopri quale significato vuoi dare alla vita e concentra le tue energie per renderlo reale.

Scrivi le tue ferite sulla sabbia

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“Impara a scrivere le tue ferite sulla sabbia e a incidere le tue gioie nella pietra.” Lao Tzu

Uno dei mentori della nostra Extraordinary Coaching School è il nostro Max Spini. Oltre a essere un Coach, è anche un Ultrarunner. Una di quelle persone che affronta percorsi di montagna con diversi chilometri di dislivello e centinaia di percorrenza. La sua esperienza è diventata un audiolibro nel quale ci parla della resilienza nello sport e nella vita e di come costruirla.

Ma che cos’è la resilienza? La parola resilienza nasce come descrizione di una proprietà meccanica, la capacità cioè di un materiale di assorbile l’energia di un urto senza rompersi. I materiali con una bassa resilienza sono detti “fragili”. Non è un caso che questo termine sia stato adottato dalla psicologia e sia diventato di uso abbastanza comune sul lavoro e nella vita in generale.

Per quale ragione ci serve resilienza? La resilienza determina in quale modo la capacità che abbiamo di passare indenni sotto i colpi della vita. A essere in qualche modo preparati e soprattutto pronti ad agire in qualunque situazione e in ogni condizione. La resilienza offre la possibilità di concentrarsi su ciò che abbiamo raggiunto ed essere consapevoli che saremo in grado di farlo ancora in futuro, perché sappiamo dove trovare le risorse adatte.

Cosa può darti la resilienza? La consapevolezza di ciò che hai nella vita. Quando sviluppi la tua resilienza ti capita di concentrarti su ciò che hai. Prendi tutte le cose che ti sono successe, quelle belle e quelle brutte e annota tutto quello che ti hanno dato. Nel bene o nel male ti hanno portato dove sei, puoi essere grato per ogni cosa bella che hai o hai avuto e per ogni cosa brutta che ha dato il suo contributo a renderti la persona che sei.

Dove può portarti la resilienza? Rispondere “dove vuoi” sarebbe fin troppo semplice, anche se in fondo è vero. La resilienza in realtà ti porta dove hai bisogno di essere. A volte può significare in fondo al percorso, altre volte a smettere prima di farti del male. Già, essere resilienti significa anche avere la capacità di fissare un limite che non vuoi superare e avere cura di te perché la vita non è una gara, e sicuramente non lo è con gli altri. Sei tu a decidere i traguardi, ciò che vuoi, come raggiungerlo e quando. Io personalmente lo faccio ogni anno nel workshop “Obiettivi!e mi diverto molto perché tante persone insieme a me trovano la propria dimensione e si impegnano per ciò che è davvero importante per loro. E questo fa una grande differenza nella vita.

Facciamoci qualche domanda

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Ci sono alcune domande che quasi tutti ci poniamo almeno una volta nella vita. Soprattutto quando siamo giovani. E le risposte a queste domande – soprattutto alcune risposte – ci possono condizionare per molti anni. Per questo è importante fare il punto, di tanto in tanto, per capire se ciò che pensiamo di volere è esattamente quello che vogliamo oggi: il workshop “Obiettivi! nasce proprio per questo. Fai un aggiornamento del software e stabilisci le tue priorità per l’anno che viene.

Quanto alle domande, quelle rimangono. Ciò che cambia sono le risposte. Un esempio? Quando ci si affaccia nella società, magari con il primo lavoro o ancor prima all’università, capita di chiedersi: “Cosa pensano gli altri di me?”. È una buona o una cattiva domanda questa, secondo te? È una ottima domanda! Se presuppone che tu voglia curare la tua reputazione. Se invece la tua preoccupazione è non sembrare strano o diverso e uniformarti agli altri, stai perdendo qualcosa.

In particolare, stai perdendo una parte di te che invece potrebbe essere proprio quella speciale, il tuo talento, il tuo super potere che ti rende unico. Da ragazzi capita di volersi integrare anche a costo di uniformarsi agli altri e rinunciare a pezzi della propria identità. Spesso è questa la ragione che dopo qualche anno di queste rinunce porta alla frustrazione e al non riconoscersi più. Nel mio libro “Super Youho descritto una sorta di percorso di Coaching che puoi fare insieme a me per individuare il talento speciale che hai e valorizzarlo per vivere a pieno la tua autentica passione.

Altre volte capita che ci poniamo domande come: “se avrò un cattivo risultato, questo che conseguenze porterà nella mia vita?”. La pre-occupazione è un fenomeno naturale e un meccanismo che ci tutela da brutte conseguenze. Fino al punto in cui è funzionale per la sopravvivenza. Quando inizia a diventare disfunzionale e ti tiene alla larga da ciò che può renderti felice – anche a costo di qualche errore – bisogna andare oltre. Anche perché la maggior parte delle persone che rinuncia non teme l’errore, piuttosto si pente della rinuncia.