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coaching Archives - Claudio Belotti

Attrai il tuo successo

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Tutti desiderano il successo: essere famosi, circondati da fan e la ricchezza, il denaro, il potere, le auto di lusso, gli yacht. Tutti tutti? Molte delle persone di successo che ho conosciuto baratterebbero volentieri un po’ di ricchezze per una maggiore privacy. Altri uomini e donne di successo non vogliono in alcun modo auto di lusso o uno yacht o addirittura delle proprietà.

È evidente che il concetto – o meglio lo stereotipo – del successo occidentale è un modello inadeguato a rappresentare i bisogni, le speranze, i desideri e i sogni di tutte le persone. Oggi infatti sappiamo bene che il successo è su misura. A me, ad esempio, piace pensare che successo sia il participio passato di succedere e che una persona di successo sia una persona capace di far accadere le cose. Di realizzare e di realizzarsi secondo un ideale. Ognuno il suo.

Come insegna il grande Jim Rohn – uno che di successo e autorealizzazione se ne intendeva “il successo non deve essere inseguito; deve essere attratto dalla persona che diventi”. Ed è proprio per questo che è fondamentale che tu definisca il tuo concetto di successo e lo faccia in modo dettagliato in modo tale che nel momento in cui lo incontri, lo riconosci facilmente perché già ti appartiene. Per stabilire cosa è il successo per te ho due consigli.

  • Dove non cercare la definizione del tuo successo
    La definizione del tuo successo non la devi cercare nel confronto con gli altri. E in particolare con quello che avviene sui social network. Non a caso le foto si pubblicano con i filtri: non è la realtà quotidiana quella che si vede e a quel successo che puoi trovare lì manca un lato della medaglia. Quello della fatica e del lavoro per raggiungerlo, del sudore e delle sconfitte. Confrontati con questo solo se sei disposto a fare sacrifici e metterci un impegno che non hai mai messo in nessun’altra attività. Ricorda comunque che non sono le cose a fare la felicità, sono i momenti che vivi e le persone con cui li condividi.
  • Dove cercare la definizione del tuo successo
    La definizione del tuo successo la puoi trovare solo nei tuoi valori, in ciò che credi e che vuoi. Il tuo successo passa da una riflessione e una conoscenza approfondita della persona che sei e di ciò che vuoi. Dunque il mio consiglio è fermati e pensa a te, guardati dentro. Lavora con un libro o un Coach. Se vuoi farlo con un mio libro puoi utilizzare “La vita come TU la vuoi” disponibile in formato cartaceo e audiolibro. Una volta che hai approfondito il lavoro su di te, fai la cosa più importante: celebra il traguardo. Guarda dove sei arrivato, cosa hai raggiunto e ottenuto. Il successo è già lì.

I 5 aspetti chiave del prendere decisioni

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La vita è una serie di decisioni che prendi continuamente e la leadership è la capacità di prendere queste decisioni. Più diventi rapido ed efficace, più migliora la qualità della tua vita e più è salda la tua leadership. Semplice, vero? Sì, in teoria. In pratica non è tanto facile. Infatti questo flusso continuo di decisioni da prendere a volte può diventare stressante, soprattutto se perdi il ritmo e inizi a procrastinare una decisione, a rinviare una scelta, a dirti “ci penso su e poi scelgo”.

Quando si accumulano queste decisioni rinviate, queste scelte non fatte iniziano a essere fonte di stress e disturbano, distraggono la mente e rendono più difficile prendere le decisioni davvero importanti. È necessario evitare che tutto questo accada! Bisogna agire e trovare il modo di dare continuità al processo decisionale, renderlo rapido ed efficace. In che modo? Tenendo a mente i tre aspetti chiave delle decisioni:

  1. Definisci il tuo scopo. Quando definisci il tuo scopo ha chiara la tua mission. Questo vale nella vita di tutti i giorni come nel lavoro. Lo scopo ti aiuta a prendere le decisioni più complesse ed è un acceleratore per quelle più semplici. Se tu nel tuo scopo hai già definito la direzione della tua vita, diventerà più semplice tanto scegliere se cambiare o meno il posto di lavoro o l’acquisto della tua nuova macchina (benzina, diesel, ibrida, a noleggio, in leasing, a rate etc.) quanto stabilire quale vestito indossare per la prossima riunione o cosa mangiare a pranzo.
  2. Crea delle regole. A tutti noi possono capitare dei momenti di stanchezza, scarsa motivazione, fretta, stress e cattivo umore. In queste condizioni riprendere lo stato emotivo, rimetterlo in sesto, è prioritario. Allo stesso tempo potremmo non aver voglia di raccogliere tutte le informazioni per prendere una decisione o pensarci attentamente e cediamo al pilota automatico, specialmente se già ci troviamo all’interno della routine quotidiana. Stabilire mentalmente delle regole per decidere in modo semplice, è la risorsa più utile: un tetto massimo di spesa per acquisti impulsivi, la quantità massima di calorie giornaliere, il tempo da passare allo smartphone.
  3. Cerca informazioni qualificate. Se necessario chiedi a un esperto, qualcuno che riconosci come autorità nel campo in cui devi prendere la decisione. Chiedi… e poi decidi in autonomia: segui la logica ma ascolta il tuo istinto. Quando devi prendere una decisione, soprattutto se importante, non è necessario raccogliere più informazioni che il cervello non riesce a gestire. È importante raccogliere le informazioni giuste che ti aiutino a rendere più chiara la situazione.
  4. Focalizzati su ciò che puoi controllare. Questo elemento è fondamentale: stabilisci cosa puoi controllare, cosa è sotto la tua influenza e cosa non lo è. Questa semplice suddivisione in tre fasce ti permetterà di tagliare fuori quelle decisioni inutili per le quali non è richiesto un tuo comportamento specifico. Guadagna tempo concentrandoti su ciò che puoi controllare completamente. Se rimane tempo dedicati a ciò che è sotto la tua influenza e lascia andare tutte le decisioni che non dipendono da te.
  5. Accetta una percentuale di incertezza. Scegli di fare ogni giorno qualcosa di nuovo in modo da star lontano dalla routine, dall’abitudine e staccare il pilota automatico. Ogni volta che fai qualcosa di nuovo, non hai il 100 % delle informazioni che pensi ti possano servire per decidere. Sei costretto quindi ad accettare un margine di incertezza e imparare dall’errore: se ti sbagli il 25% delle volte significa che tre decisioni su quattro sono corrette.

Ti invito quindi da adesso in poi a prendere il maggior numero possibile di decisioni e di passare subito all’azione: come dice il grande Coach John Wooden “sii veloce, ma non di fretta”. E se vuoi approfondire l’argomento ti ricordo che ho dedicato a questo interessante argomento una diretta Facebook, qualche tempo fa: “Decidi di decidere”. Ricorda: se diventi sufficientemente veloce a prendere decisioni, guadagni automaticamente il tempo per correggere una scelta, eventualmente sbagliata.

Titolo: 3 modi semplici (più uno) per migliorare la qualità delle tue domande

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Un buon dialogo inizia sempre da un buon ascolto e, soprattutto per un Coach, sviluppare e allenare questa capacità è fondamentale. Una volta appresa e affinata questa abilità è necessario concentrarsi sulle domande giuste da porre alla persona che hai di fronte. Quando migliori la qualità delle tue domande, puoi influire positivamente sulla qualità delle risposte che ottieni.  E come si fa a migliorare la propria capacità di porre domande?

Ci sono diversi modi per farlo. Dipende dall’obiettivo della comunicazione. Ad esempio, se è necessario scardinare rapidamente solide convinzioni limitanti, lo strumento più utile è il Meta Modello o Modello di Precisione. Uno strumento della PNL, utilissimo per far chiarezza. E ancor più utile, se lo si usa in modo maldestro, per finire a litigare!

Il Meta Modello infatti per poter essere utilizzato richiede un pre-requisito che sicuramente conosci, se hai già qualche nozione di Programmazione Neuro-Linguistica: il rapport. Se vuoi utilizzare il Meta Modello, devi necessariamente calibrare e creare rapport e poi continuare a calibrare ancora e ancora, per evitare chiusure nel tuo interlocutore.

Certo, serve molta pratica ed esperienza per eseguirlo con bravura. Per iniziare subito a sviluppare e allenare la tua capacità di porre domande efficaci, puoi agire in tre modi (più uno):

  • Con intenzione. Innanzitutto è necessaria l’intenzione cioè devi avere ben chiaro l’obiettivo della tua comunicazione e cosa vuoi ottenere. Se hai chiaro in mente ciò che vuoi ottenere dalla risposta, trovi certamente il modo più adatto per porre la domanda. In ogni caso, falla semplice e diretta – che non vuol dire sgarbata – significa che devi andare dritto all’argomento.
  • In modo aperto. Evita di porre un dilemma, cioè due opzioni fra quali scegliere (a meno che tu non voglia che il tuo interlocutore scelga SOLO una delle due). In PNL le chiamiamo Presupposizioni e funzionano bene anche per far scegliere cosa mangiare ai tuoi figli: “per cena preferisci la pasta o la carne?”. Significa che, almeno per stasera, non si mangerà pizza.
  • Con un tono di voce adeguato. Questo è l’aspetto più difficile. Servono occhio, orecchio e molto tatto. Devi captare i segnali che ti manda il tuo interlocutore e scegliere come rispondere di conseguenza. La maggior parte dei fraintendimenti avvengono a causa di un tono di voce inadatto alla conversazione. Correggere il tiro quando si dice una parola sbagliata è molto più semplice che riparare i danni di un’inflessione verbale che genera tensione o malumore.

Infine l’aspetto più importante di tutti: quando hai fatto una domanda, aspetta la risposta. Non parlare sopra, non mettere fretta, annuisci e ascolta le parole e il tono utilizzato. A prescindere dall’obiettivo specifico della tua domanda, ogni domanda ha un obiettivo di fondo: ottenere di sapere dalla persona a cui si pone, qualcosa che sa, che prova, che sperimenta o ha sperimentato, in pratica una informazione. E spesso l’informazione più importante non si trova nelle parole. Prova a farci caso nella prossima conversazione.

7 passi per vivere la tua vita senza rimorsi né rimpianti

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Nella vita sono meglio i rimorsi o i rimpianti? Come direbbero i Metallica: né rimorsi né rimpianti. A parole – o in musica – sembra semplice. E nella realtà, lo è?

Secondo me sì. Ovviamente, come tutte le abilità, anche quella di vivere a pieno la propria vita, è una abilità che va appresa, affinata e perfezionata nel corso del tempo. Non sarà subito semplice né immediato, ci vorrà un po’ di impegno e alla fine otterrai il risultato desiderato.

In che modo? Attraverso 7 passi. Sette passi che possono davvero cambiarti la vita. Passi piccoli e semplici. Passi efficaci verso ciò che desideri. Pronto per questa passeggiata? Andiamo!

7 passi per vivere la tua vita senza rimorsi né rimpianti

Passo 1. Vivi nel presente: dimentica quello che farai domani e prova semplicemente a vivere al massimo, oggi.

Vivere nel presente e godersi la tua vita significa iniziare subito a pensare a quali sono le cose che hanno davvero valore e importanza per te. Individua i tuoi valori, scopri cosa ti guida nella vita e avrai la risposta che cerchi. La tua non diventerà più interessante a meno che tu non la renda tale.

Passo 2. Smettila di fare raffronti: la vita non è una gara e in particolare non è una gara con gli altri.

Puoi benissimo sfidare te stesso per stabilire quanto puoi crescere e migliorare, ogni giorno, mese, anno. L’importante è che non fai confronti con gli altri e in particolare attraverso i social network. Tu cosa posti sui social network? I tuoi momenti migliori o i peggiori? Già. Quindi puoi immaginare che anche gli altri facciano lo stesso. Vivi la vita come TU la vuoi non è solo il titolo di un bel libro.

Passo 3. Sviluppa la capacità di gestire il tuo stato: mantieni la calma e il focus su ciò che è importante per te.

In PNL è uno degli aspetti basilari, quello della gestione del proprio stato. Nel caso di una situazione difficile, prenditi il ​​tempo di respirare, raccogli i tuoi pensieri e scolpisci un percorso che sia proattivo e non reattivo. Il modo in cui gestisci te stesso influenzerà il modo in cui le persone intorno a te gestiscono sé stesse. Essere agitati, arrabbiati o fuori di sé aiuterà la situazione? Probabilmente no. E prima o poi ti troverai a pentirti di ciò che hai detto in un momento di rabbia.

Passo 4. Non legarti troppo a qualcosa: nella vita l’unica costante è il cambiamento e ciò che ami un giorno potrebbe diventare differente.

È importante sviluppare questa consapevolezza perché porta una piacevole conseguenza. Quando sai che tutto può terminare, consumarsi, deperire, riesci a godere di più del momento presente. Soprattutto con le persone: non piangerai quando ti lasceranno, ma sarai felice che una volta sono state parte della tua vita.

Passo 5. Trasforma i “fallimenti” in pietre miliari: celebra i fallimenti come le vittorie.

La prima conseguenza di fare questo è che quando ti accorgerai di aver fallito sarai meno incline ad abbandonare. Usa l’esperienza per imparare e crescere. Il fallimento è sempre una opportunità da trasformare in qualcosa di nuovo e inaspettato.

Passo 6. Smetti di cercare di far contenti tutti nella vita: non sei una pizza.

L’unica persona che dovresti accontentare sei tu. Le aspettative degli altri, i loro desideri, le loro richieste sono tutte istanze delle quali puoi tenere conto, perché non vivi in una grotta isolato dal mondo. Ma allo stesso tempo queste istanze devono avere il giusto peso nella tua vita: un peso inferiore a quello dei tuoi desideri.

Passo 7. Fidati del tuo istinto. La tue intuizioni sono la tua migliore fonte di ispirazione.

Nella peggiore delle ipotesi, è una caratteristica che devi solo riscoprire. Magari è sopita e hai scordato come utilizzarla ma certamente ce l’hai. L’istinto è innato e in qualche modo sa tutto di te. È l’intuito al quale devi prestare attenzione quando prendi una decisione. Quando usi la logica come modalità di pensiero unica, perdi molte opportunità che la tua pancia potrebbe conoscere e utilizzare molto bene.

3 frasi (più una) per allenare tutti i giorni la tua intelligenza emotiva

By | Coaching, Risorse gratuite

Per sviluppare la tua intelligenza emotiva ti devi mettere in gioco! L’intelligenza emotiva infatti è una di quelle abilità che migliora in modo esponenziale con la pratica regolare. E c’è una ragione in particolare: le persone sono attratte da leader di alto livello EQ (in inglese Emotional Quotient). Il motivo per cui ciò accade è semplice intuirlo: come afferma Daniel Goleman, fra i più importanti divulgatori dell’intelligenza emotiva, essa è “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie, e interagire in modo costruttivo con gli altri”.

In questa affermazione c’è tutto – o quasi – quello che è importante nella gestione dei rapporti umani e quando eserciti la tua leadership in azienda o in famiglia, sai con certezza che più il tuo comportamento riceve un rinforzo positivo, più viene apprezzato. Tanto più sei portato a perseguire in quel comportamento. Quindi, per far parte del gioco puoi allenare la tua intelligenza emotiva portando queste 3 frasi (più una) nel tuo utilizzo quotidiano:

“Che cosa pensi?” Semplice e diretto, è un bellissimo modo per chiedere un feedback in modo aperto e lasciare all’altra persona la possibilità di esprimere la propria opinione, i propri sentimenti, il proprio pensiero. È una domanda inclusiva e permette di portare all’interno della discussione nuovi punti di vista e sentimenti specifici riguardo a un argomento.

“Ti sono vicino.” In molti casi le persone che cercano di mostrare la propria intelligenza emotiva finiscono col fare gaffe abbastanza maldestre. Dire a una persona che ha appena avuto un grave problema di salute “ti capisco” può essere percepito dall’altro in modo opposto dell’intenzione originale, come una mancanza di empatia, rispetto o semplicemente di tatto. Un modo sicuro per utilizzare l’intelligenza emotiva è attraverso la calibrazione e il ricalco che utilizziamo in PNL, in modo elegante e con rispetto per l’altro.

“Mi dispiace.” I leader emotivamente intelligenti sanno ammettere quando sbagliano. Anche se alcuni comunicatori sostengono che ammettere in modo diretto la colpa o la responsabilità possa in qualche modo delegittimare la leadership, credo che questa visione sia fortemente influenzata da un approccio esclusivamente razionale. In una leadership emotivamente evoluta, chiedere scusa e ammettere la propria responsabilità è apprezzato e percepito come un punto di forza.

Infine, nella gestione delle obiezioni è fondamentale evitare il contrasto diretto e calibrare la propria risposta tenendo conto del modello del mondo della persona che si ha di fronte: “ti propongo un punto di vista differente” oppure anche “vorrei che tu ascoltassi una seconda campana” se la persona utilizza un canale rappresentazionale auditivo. L’idea è quella di sgomberare il terreno di gioco dagli elementi di contrasto e lavorare per andare verso l’obiettivo emotivamente consapevoli.

3 domande chiave per valutare un’offerta di lavoro

By | Coaching, Risorse gratuite

Proseguo oggi la serie di post sul lavoro. Nei due post precedenti abbiamo affrontato due argomenti cruciali:tutti i sì da dire quando vuoi lasciare il posto di lavoro per metterti in proprio  e all’opposto su  cosa è importante focalizzare l’attenzione quando devi rimanere nel posto di lavoro, anche se questo non ti piace più. Oggi affrontiamo un terzo pilastro: la ricerca del nuovo lavoro e in particolare gli elementi fondamentali da valutare per capire se l’azienda in cui andare a lavorare è quella giusta per te.

Innanzitutto devi essere tu a stabilire cosa desideri dalla cultura dell’azienda nella quale vuoi andare a lavorare. I valori che ti ispirano e che vuoi ritrovare, certamente, le politiche di welfare aziendale e sicuramente anche i criteri di smart working sono tutti aspetti molto importanti. Ma non bastano. Ci sono altri aspetti che possono determinare la qualità del lavoro in una azienda e sono elementi che non vengono pubblicizzati sul sito aziendale o promossi al momento del colloquio preliminare con l’head hunter o quello con il responsabile delle risorse umane.

Sono informazioni che devi reperire da solo, facendo attenzione ad alcuni aspetti meno evidenti dell’azienda o attraverso le giuste domande alle persone che vi lavorano o vi hanno lavorato. Quando vuoi un nuovo lavoro, è molto importante “fare i compiti”, informarti, scoprire notizie utili e decidere con consapevolezza, facendo attenzione in particolare a queste tre domande chiave:

L’azienda fa crescere e incentiva i propri talenti? Uno sguardo a LinkedIn può essere molto utile per comprendere i livelli di turnover, per prendere contatto con alcuni ex dipendenti che hanno svolto mansioni nello stesso settore per il quale concorri e comprendere quali sono le motivazioni che li hanno portati a lasciare l’azienda. Alcuni “capi” trattano i lavoratori duramente? L’azienda ha una cattiva reputazione? La retribuzione è mediamente bassa? Ci sono poche possibilità di crescita?

Lo stato patrimoniale dell’azienda è buono? In modo semplice è possibile verificare lo stato patrimoniale di una azienda attraverso una visura camerale oggi fattibile con semplicità online, e verificare attraverso i dati di bilancio lo stato di salute della società. In questo modo è possibile anche confrontare questi dati con quelli della concorrenza e comprendere come si muove sul mercato di riferimento.

I clienti dell’azienda sono soddisfatti? Molte aziende hanno recensioni online, molte altre pubblicizzano i nomi dei propri clienti: in ogni caso puoi sempre chiedere in giro. Conoscere quali sono le eventuali criticità può essere utile per comprendere cosa si dovrà affrontare nel momento in cui si entra in azienda. Essere parte di una azienda infatti significa condividere comunque la vision, la mission e soprattutto la reputazione. Lavorare per una azienda con una reputazione solida, con valori condivisi e un futuro di fronte a sé, sono aspetti fondamentali per misurare la qualità della vita lavorativa che andrai a vivere.

Formazione smart in azienda

By | Coaching, Risorse gratuite

In ogni azienda è importante dare continuità alla formazione e consentire alle persone che lo desiderano di crescere e migliorare la propria condizione lavorativa e diventare leader del proprio team, gruppo o settore. Questo, soprattutto nelle aziende medio-piccole può avere dei costi anche molto alti e quando si deve scegliere dove destinare le risorse, molto spesso è proprio la formazione a subire i tagli maggiori.

In questo modo è facile creare dei capi, con un ruolo ma privi degli strumenti, piuttosto che dei leader capaci di guidare e motivare gli altri.

Inoltre in molti imprenditori c’è la paura che una volta formati, i dipendenti se ne vadano. Il fatto è che tenersi dei dipendenti non formati è molto peggio che formare delle persone che una volta cresciute potrebbero lasciare l’azienda. Considera infatti per un attimo questo scenario: opti per non fare formazione. Man mano che il mondo si evolve e cambia, i tuoi dipendenti restano indietro. Una azienda senza formazione invecchia molto più rapidamente e più facilmente esce dal mercato.

Una azienda che forma con continuità i propri dipendenti invece solitamente ottiene un ritorno molto importante sul proprio investimento.

La leadership è fondamentale per il successo di un’azienda. Senza leader che organizzano, ispirano e gestiscono le altre persone, sei sulla strada giusta per creare molti problemi e ottenere poca produttività. E creare leader a partire dagli interni è molto più efficace che andarne a cercare di esterni e con qualche accortezza è possibile farlo anche in modo da risparmiare risorse preziose. Vediamo insieme tre modi semplici per formare leader capaci con piccoli investimenti mirati:

  1. Aumenta le competenze di Coaching. Seleziona un gruppo di dipendenti desiderosi di apprendere e iscrivili a un percorso di Coaching. Ce ne sono molti in Italia e all’estero, di ottimo livello. Io personalmente credo nella mia formula originale One Hand Coaching e la presento ogni anno durante il Coaching secondo Claudio Belotti. Prima scegli di aderire, minore è il costo. E hai la certezza di portare anche nella tua azienda oltre 25 anni di esperienza in questo settore, con le tecniche più efficaci, le strategie super testate e garantite dai risultati che hanno costruito la mia fortuna come Coach internazionale.
  2. Invita in azienda oratori esterni. Sembra banale, ma in pochi ci pensano: ci sono molti professionisti, professori o manager che sarebbero disposti a tenere una conferenza per poco o nessun costo. Magari per presentare il proprio libro o per presentarsi e ampliare la propria rete di contatti. La stessa cosa si può fare ad esempio con clienti, partner e fornitori. Nel caso in cui invece individui uno speaker che desideri avere ma non puoi permetterti, potresti accordarti su un prezzo più basso aiutandolo a organizzare un ciclo di conferenze nella tua zona o coinvolgere altre aziende per dividere il costo.
  3. Cerca modi per facilitare la formazione. Nella tua azienda è possibile che già ci siano dipendenti che si formano esternamente a proprie spese, investendo tempo e denaro. Se vuoi puoi proporti per finanziare questa formazione esterna e per giustificare l’investimento, chiedigli di organizzare un seminario al rientro per condividere con gli altri ciò che hanno appreso e come applicarlo al tuo settore. Se proprio non vuoi finanziare queste iniziative, almeno puoi garantire permessi extra retribuiti o altri benefit che possono rendere più semplice queste attività a chi desidera farle.

Ciò che fai tutti i giorni

By | In evidenza

Quando lavoravo nel settore alberghiero, uno dei miei maestri di quei tempi – un grandissimo direttore d’albergo – mi ricordava spesso che un albergo di lusso non è di lusso solo perché ha posate d’argento, uno chef rinomato o un arredamento griffato. Un albergo di lusso, lo è anche e soprattutto perché ci sono una serie di dettagli: tanti piccoli dettagli che messi insieme rendono l’esperienza del cliente un’esperienza di lusso.

Ad esempio, nella sua rinomata catena alberghiera – forse una delle più importanti al mondo – il servizio è considerato molto più importante di tutto il resto, delle posate d’argento, dei mobili straordinari, dei vini migliori. Ma se il servizio, l’attenzione verso il cliente, non sono allo stesso livello di lusso allora non puoi considerarti davvero un albergo di lusso.

Perché ti ho raccontato questo aneddoto? Perché c’è solo una cosa che dà risultati: noi possiamo cambiare il modo di ragionare, possiamo cambiare l’identità e le convinzioni e fare tutto quello che vogliamo. Se mastichi un po’ di PNL sai di cosa sto parlando. E alla fine l’unica cosa che ti dà dei risultati oggettivi sul campo sono le azioni. Se hai seguito qualche mio corso o se mi segui da tempo sai che io sono uno dei pochi in Italia e nel mondo a sostenere che lo scopo sia più importante dell’obiettivo.

Ci sono ancora persone che confondono persino queste due cose. Cercano di farti definire il tuo scopo, facendoti pensare a cosa vuoi. No, lo scopo non è cosa vuoi. È il perché fai quello che fai, oltre le difficoltà, oltre il lavoro. E tutti questi lavori di definizione, dallo scopo all’obiettivo, dall’identità a alle convinzioni, alla fine devono essere messi in pratica.

Io ho lavorato tantissimi anni fa per un imprenditore italiano, proprietario di un team di motonautica offshore – la Formula Uno del mare. Il motore della barca del team era talmente potente che quasi ogni gran premio della stagione rompeva il piede cioè la parte che entra nell’acqua, dove si trova l’elica. Ecco, in pratica è inutile avere un motore potente se poi non riesci a concludere, cioè a trasferire tutta la potenza alla barca perché si rompe tutto.

Mi spiego meglio: nella mia esperienza soggettiva di Coach che da 25 anni gira il mondo ad aiutare le persone a fare del loro meglio ho visto che c’è una costante. Una cosa che succede a molte persone: magari frequentano un corso dove il formatore le motiva, c’è la musica, si balla, ci si abbraccia, sono belle gasate e fissano degli obiettivi enormi. Magari sono persone che mangiano quattro barattoli di Nutella al giorno e decidono “da domani basta Nutella!”. Magari non hanno mai corso nella loro vita e decidono: “da domani esco tre volte alla settimana faccio dieci chilometri”.

E dopo cosa succede? Succede che vanno via dal corso e il picco emotivo a poco a poco si allontana e le azioni che hanno pianificato non le fanno perché sono troppo grandi rispetto a quello che stavano facendo prima. Per la mia esperienza – io sono convinto di questo, lo sono sempre stato e lo sarò probabilmente ancora per un bel po’- i veri risultati, la vera evoluzione si ottiene con la continuità, col fare tante piccole cose.

È la quotidianità che ti cambia la vita.

Il tuo corpo non migliora se vai in palestra una volta al mese e ti massacri per 3/4 ore di seguito. Quando ho lavorato in una azienda di distribuzione di mobili – il mio capo era uno dei due svedesi che ha portato Ikea in Italia – mi diceva sempre: “Se tu un giorno decidi di lavarti i denti per quattro ore consecutive, non è che poi per il resto dell’anno sei a posto. Devi lavarti i denti tutti i giorni e magari più volte al giorno”.

Nel mondo americano c’è un detto: “A bad run is better than no run”. Cioè, un allenamento fatto male – perché magari sei stanco o sei svogliato o c’è brutto tempo non hai voglia non ha avuto tempo a sufficienza per farlo bene – è comunque meglio che nessun allenamento.

Perché credo sia vera affermazione? Per almeno due ragioni: la prima è che è meglio fare qualcosa, che non fare nulla. La seconda è il fatto stesso che tu sia riuscito ad allenarti. Se tu fai una bad run, un brutto allenamento, magari non hai grandi risultati dal punto di vista fisico ma ottieni un risultato importantissimo: la continuità, quella autodisciplina che ti porta a fare tutti i giorni qualcosa.

Fare tutti i giorni qualcosa è meglio che fare una volta ogni tanto tantissimo, perché con il lavoro costante crei questa massa critica che dopo un po’ genera l’abitudine e soprattutto crei una forma mentis vincente.

Il mio consiglio per te, oggi, è questo: se hai fatto dei gli obiettivi super mega esagerati e non stai facendo nulla perché la vita ti ha travolto, perché gli imprevisti te lo hanno impedito, perché hai preso un boccone troppo grande da masticare, invece di sputare tutto il boccone e rinunciare, magari ridimensiona il tuo obiettivo. Perché è meglio un brutto allenamento, che nessun allenamento. Aristotele diceva “noi siamo ciò che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un atto ma un’abitudine”. Significa che è quello che facciamo tutti i giorni che fa la differenza nella qualità della nostra vita.

Io ho avuto la fortuna di incontrare tantissime persone di successo. Sono persone che ottengono risultati, che stanno bene in salute, nel fisico e che stanno bene emotivamente, che sono felici. Ovviamente non hanno una vita perfetta, hanno alti e bassi, hanno problemi ma si evolvono, migliorano costantemente. E ho scoperto che per quanto questa idea sia abbastanza semplice da comprendere e soprattutto di buon senso, sono davvero poche le persone che la mettono in pratica.

Per aiutarti a comprendere l’importanza di ciò che ti dico, ti faccio qualche domanda. Rispondi sinceramente: cosa mangi tutti i giorni? Quando mangi bene tutti i giorni, una volta ogni tanto puoi sgarrare. Cosa leggi tutti i giorni? Cosa guardi in tv tutti i giorni? Cosa ascolti? Non solo che musica ascolti, ma che discorsi ascolti, a quali conversazioni presti attenzione? Cosa fai con il tuo corpo? Lo muovi? Non lo muovi? Che interazioni hai con i tuoi familiari? Con i tuoi colleghi? Cosa fai con i tuoi soldi tutti i giorni?

È questo che fa la differenza.

Fai una piccola cosa tutti i giorni e vedrai che a un certo punto succederanno cose che ti sembrano miracoli e miracoli non sono affatto. Conosciamo tutti la metafora della goccia che piano piano, ogni giorno, scava, scava, scava e a un certo punto crea un buco nella roccia.

Se, nel tempo, una goccia d’acqua, senza un corpo, senza identità o convinzioni, riesce a scavare la roccia, tu cosa immagini di riuscire a fare? Sicuramente, è di più. Fai come la goccia, con quella autodisciplina che purtroppo – o per fortuna – pochi hanno e ottieni più di quello che le persone si aspettano da te.

Io non sono una persona speciale, non ho caratteristiche particolari. Non sono super intelligente ma ho una fortuna: un po’ per natura, un po’ per educazione: ho una forte autodisciplina. Sono un soldatino, se mi metto in testa una idea, un obiettivo o se mi affido a un medico, un allenatore – qualcuno di cui mi fido e al quale permetto di dirmi dice cosa fare – a quel punto quella azione, io la faccio fino in fondo.

Non ci sono scuse, la faccio e basta. È autodisciplina. E per me è sinonimo di libertà. Perché l’autodisciplina significa che tu prendi una decisione e questa decisione la porti avanti, fino alla fine, per te.

Ho un amico che dice che per lui l’autodisciplina è un obbligo, una prigione. Ecco, se non hai la flessibilità di cambiare idea quando è necessario, può trasformarsi in una prigione.

L’autodisciplina vince proprio grazie alla flessibilità, perché la flessibilità non è indolenza. La flessibilità è: oggi ho 39 di febbre, magari decido di saltare l’allenamento. O se ho un problema fisico, una infiammazione, una tendinite. Oppure un’emergenza di lavoro o familiare: l’autodisciplina e la flessibilità si accompagnano sempre al buon senso. Mentre gli obblighi e l’indolenza si accompagnano spesso alla mancanza di buon senso.

Ti faccio un esempio: ho deciso che ogni martedì mi alleno. Un martedì non ho voglia di allenarmi e cedo alla mancanza di voglia e non mi alleno. Questa non è flessibilità, è indulgere alla pigrizia. Perché cambio idea, modifico una risoluzione sulla base dell’emozione del momento. Ed è proprio quello il momento in cui ti dovresti accorgere che cambiare programma, rinunciare significa che non sei libero, sei schiavo delle emozioni del momento. Invece la libertà è innanzitutto la libertà di prendere decisioni e di mantenerle per rispetto nei confronti di te stesso. Ovviamente la libertà è anche la libertà di cambiare la decisione presa perché ciò che fai non vale più la pena o perché sono cambiate le tue priorità.

Ti porto l’esempio di una decisione importante che ho preso molto giovane e che ha dato una impronta fondamentale alla mia vita. Io avevo deciso da ragazzino che volevo fare carriera nel settore alberghiero. Ho incominciato a lavorare, mi sono fatto il mazzo e quando la mia carriera ha spiccato il volo ho deciso che non mi interessava più e ho deciso di cambiare. Così ho incominciato a fare il lavoro che sto facendo da ormai 25 anni. Ma non è stata una questione di un momento. Non ho gettato via la carriera di una vita per l’emozione di un momento. Venticinque anni da Coach credo che lo dimostrino.

Qualsiasi attività – persino quella dell’astronauta che tutti pensano sia uno dei lavori più belli del mondo – ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ho avuto la fortuna di parlare con alcuni astronauti e anche loro hanno una serie di attività noiose che non vorrebbero fare. Però fanno parte di questo lavoro meraviglioso ed il segreto è tutto qui: chi sceglie con passione ciò che fa, riesce a fare bene anche le attività noiose. Se fai sport probabilmente sai che gli allungamenti, lo stretching, il riscaldamento, sono una parte fondamentale della prevenzione degli infortuni e allo stesso tempo sono una pratica noiosa. Tutto quello che fai prima dell’attività sportiva o dopo per evitare di farti male, non è proprio una delle cose più motivanti al mondo ma è fondamentale, se desideri continuare a fare lo sport che ami.

Quindi, definisci degli obiettivi che sono alla tua portata, ambiziosi, allo stesso tempo ragionevoli in modo tale che tu possa prendere degli impegni con te stesso. Prendi impegni che sai di poter mantenere e mantienili a qualsiasi costo.

Fai poco, ma fallo sempre e vedrai che andrai molto lontano, molto più di quanto tu possa pensare adesso. Se hai difficoltà, trova il modo di farti aiutare da un Coach o da un buon libro, da un motivatore, da un amico o da chi vuoi. Trova il modo migliore per te di essere motivato, di fare bene le cose che devi fare per raggiungere i tuoi risultati e di fare anche le cose che non hai voglia di fare.

Mantieni le promesse che ti sei fatto, mantieni gli impegni che hai preso con te stesso: un brutto allenamento è meglio che nessun allenamento. Quello che fai tutti i giorni, fa la differenza, quindi trova il modo di fare bene le cose che non hai voglia di fare e ti posso assicurare che non avrai mai abbastanza fantasia per immaginare cosa la vita riserva, se ti impegni e fai la tua parte. Ogni giorno.

Il testo di questo post è una trascrizione della diretta Facebook del 04/02.

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3 semplici modi per trasformare positivamente la tua esperienza lavorativa

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Esistono tante definizioni di felicità. Ogni persona ha la sua. E molte di queste definizioni non contemplano il lavoro come parte integrante di una sensazione complessiva di felicità. Strano? Non tanto, purtroppo! Dal momento che una percentuale molto ampia di persone (quasi l’80% in alcuni paesi) ritiene che la sfera lavorativa sia rappresentata nella vita dal binomio stress/sostentamento mentre il resto del tempo e delle attività al di fuori del lavoro rappresentino il binomio significato/felicità.

Se consideri il numero di ore che ogni persona trascorre al lavoro, puoi comprendere bene quanto questo modello di pensiero conduca fin troppo spesso alla frustrazione. Bisogna quindi cambiare il punto di vista: è possibile trovare la felicità sul lavoro, e farlo è inequivocabilmente buono. I dipendenti più felici fanno meglio su tutti i fronti: dalla propria salute alla produttività fino all’avanzamento della carriera, e questo incide positivamente sulla felicità stessa. Un circolo virtuoso.

Insomma, essere felici è una scelta. Come lo è essere incazzati o tristi. La felicità infatti è un filtro, uno spartiacque che ti permette di prendere il buono della vita e usarlo a tuo vantaggio. Quindi la domanda è: come focalizzi il tuo pensiero sulla felicità sul lavoro? E come è possibile rendere la tua vita lavorativa più soddisfacente, trasformandola in qualcosa che contribuisce in modo significativo alla tua felicità? Vediamolo insieme in tre semplici modi:

1 Lo Scopo: il tuo scopo definisce chi sei e quello in cui credi. Non devi avere un unico scopo nella vita, puoi averne più di uno purché sia straordinario e ti fornisca l’ispirazione per farti sentire più motivato. Con uno scopo sufficientemente importante i tuoi comportamenti e le tue decisioni quotidiane si allineano ai valori in cui credi. Individuato il tuo scopo sul lavoro sei nella condizione di portare passione sul lavoro e collegando ciò che fai a ciò in cui credi. Avere uno scopo ti permette di passare all’azione e quando agisci hai molte più possibilità di essere felice.

2 Il Coinvolgimento: fare in modo di essere coinvolto sul lavoro è essenziale. Ho scritto un post proprio su questo argomento e la sostanza è che se riconosci l’intenzione positiva che ti guida sul lavoro nelle scelte che fai, otterrai molto di più. Organizza il tuo ambiente di lavoro e i tuoi comportamenti sul lavoro in modo da vivere il presente in modo completo: sii presente e fai del tuo meglio.

3 La Gentilezza: sei più felice al lavoro quando orienti i tuoi pensieri, sentimenti e azioni verso la cura e il supporto degli altri. Essere gentili implica trattare gli altri con dignità e rispetto, mostrare attenzione per le esigenze e prestare ascolto ancor prima che suggerire o consigliare. Essere gentili significa praticare attivamente la gratitudine e gestire in modo costruttivo i conflitti. La gentilezza è una attitudine che se supportata da abilità di Coaching ti permette di innalzare la percezione della tua esperienza lavorativa quotidiana.

Migliora la percezione del tuo status finanziario

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Una delle ragioni più frequenti di insoddisfazione nella vita è legata alla percezione del proprio status finanziario. Molte persone sono imprigionate in quella che è stata descritta dai principali autori di libri di personal finance come la corsa del topo o la ruota del criceto. Questa percezione è intimamente connessa con il modo in cui vivono la propria felicità: proiettata nel futuro.

Questo influisce sulla percezione della felicità. Già, perché la felicità non è un luogo, una meta. Non è nemmeno un obiettivo o uno scopo. La felicità in pratica non esiste, non si tocca: si sente e basta. La felicità c’è già, è qui, è nella vita di ciascuno: bisogna solo sintonizzarsi sulla frequenza giusta per percepirla. E non è legata alle cose hai: la felicità non è una cosa. È nel modo in cui scegli di vivere la tua vita.

Mi spiego meglio: quando sei chiuso all’interno della ruota non hai modo di vedere quello che ti circonda, ciò che hai già, ciò che possiedi. Lo sguardo è rivolto al futuro e ignora totalmente il presente. Quando ciò accade, la percezione è falsata. Ciò che si ha appare sempre poco e per avere di più si spendono soldi che non si hanno. Per avere quei soldi si corre sempre più forte sulla ruota, senza andare da nessuna parte, senza fine.

Come puoi fare quindi a migliorare la percezione del tuo status finanziario? Vediamolo insieme in tre semplici modi:

  1. Vivi al di sotto dei tuoi mezzi. È una indicazione di buon senso: spendi meno di quanto guadagni. Tutti i grandi imprenditori sono attenti ai loro soldi, a come li spendono e soprattutto a come li investono. Il denaro è un mezzo, non un fine. Impara a farlo lavorare per te. Ma prima di tutto impara a spenderlo bene.
  2. Investi su te stesso. Da un report della Banca d’Italia del 2018 è emerso che “le competenze finanziarie degli adulti in Italia sono molto basse nel confronto internazionale, soprattutto per ciò che attiene alla conoscenza dei concetti finanziari di base e alla adozione di comportamenti adeguati nella gestione delle risorse”. Investi sulle tue competenze prima di tutto. Esistono molti libri, molti corsi di educazione finanziaria che, come molte altre materie, non viene insegnata a scuola. Quindi tocca a te agire e imparare come fare a ottenere il massimo dai tuoi soldi.
  3. Spendi solo per ciò che vale. E nella maggior parte dei casi, non si tratta di cose. Spendi per esperienze ed emozioni, conoscenza e divertimento. È l’unico modo che esista di spendere soldi e sentirsi più ricchi.