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coaching Archives - Claudio Belotti

5 abitudini per scoprire di essere felici

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Tanti anni fa andammo a Euro Disney Paris per festeggiare i dieci anni di Martina. Furono dei giorni ricchi di magia. Ne scrissi in un post sul mio blog per raccontare quella esperienza e renderla viva e accessibile alle persone grazie alla scrittura.

Quella esperienza – nata da una piccola delusione – mi aiutò a raccontare attraverso il raffronto con quanto vissuto a Disneyland a Los Angeles e Disney World a Orlando quale fosse un aspetto fondamentale di questi parchi.

La realtà è che la magia non era creata da castelli, attrazioni, giostre e fuochi d’artificio. La vera magia era creata dalle persone. E negli Stati Uniti, nella patria di Walt Disney, le persone riescono a fare la differenza in modo straordinario perché non fanno le comparse: esse sono i personaggi che animano.

Allo stesso modo le aziende, come la famiglia, e all’interno di organizzazioni più o meno grandi, ciò che la costituisce sono proprio le persone. E le persone vivono di emozioni. Quali possono essere i risultati di una azienda che suscita emozioni negative nei propri dipendenti? E che vita si può vivere in un famiglia non sa gioire, divertirsi, giocare?

Ciascuno di noi per questa ragione ha una grande responsabilità: la responsabilità di vivere e provare emozioni positive. Solo in questo modo cambierà l’esperienza della vita che vivi. Per essere felici bisogna scegliere di esserlo e comportarsi in modo da esserlo e fare del proprio meglio per esserlo.

La felicità è una abitudine alla quale non ci sia abitua grazie alla gratitudine. La prima abitudine, infatti, è proprio la gratitudine. La gratitudine è il riconoscimento del dono prezioso della vita e del suo essere effimera: se non finisse mai non sarebbe preziosa, se non fosse piena di problemi e di alti e bassi sarebbe noiosa. Poi, se hai lavorato bene, i tuoi problemi non saranno sempre gli stessi. Ne avrai di migliori, più complessi, più interessanti.

La seconda abitudine dunque è la curiosità. Per avere problemi più grandi bisogna cercarseli. Studiare, crescere, migliorare e andare oltre il proprio limite, lì dove nasce l’errore di inesperienza, lì dove si sperimenta qualcosa di nuovo e si fa qualche scivolone. Esci dalla tua zona di comfort di tanto in tanto e scopri cosa ti aspetta se fai quello che non hai mai fatto.

Ecco che quindi che improvvisamente trovi la terza abitudine: il perdono. Non solo quello nei confronti degli altri. Anche nei tuoi confronti. Attenzione: perdonare non significa dimenticare. Anzi! Per crescere e migliorare serve buona memoria degli errori e perdono per chi li ha commessi soprattutto se stava imparando e ha dimostrato di aver appreso la lezione.

Proprio per questa ragione che la quarta abitudine è la pazienza. Serve tanta pazienza nella vita. Che non vuol dire sedersi sul divano e aspettare che passi il treno della vita. Hai mai notato quanto sono scomode le panchine della stazione? Ecco servono proprio a ricordarti che sei lì per partire. Con un po’ di pazienza, se ti dai da fare per trovare il binario giusto, passerà il treno che desideri.

Per questa ragione l’ultima abitudine è la gentilezza. Non a caso è l’ultima: se dopo tutto quello che hai passato per prendere quel cavolo di treno riesci ancora ad essere gentile, be’ hai tutta la mia stima. Essere sempre gentili è molto difficili. Eppure, ne vale la pena. Ci sono persone che viaggiano con bagagli grandi e ingombranti e non sanno di cosa fare a meno. Oppure ne hanno di piccoli ma pesantissimi.

Chiusi dentro valigie striminzite delle quali hanno perso la chiave. Non ricordano o non sanno perché si trascinano dietro quel peso. Devono ancora imparare a viaggiare leggeri come stai imparando a fare tu.

Vicini, in modo diverso

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Assieme alla necessità di distanziamento che ha portato a protrarre lo smart working viene la necessità di star vicino in un modo differente ai propri collaboratori. 

In molte aziende in questi mesi lo smart working è diventato la regola. Con impegno, inventiva, sforzi e una buona dose di fiducia questa differente modalità di lavoro è entrata nel modo comune di intendere il lavoro. Poi diciamocelo: avere una opzione in più è sempre una buona notizia.

E questa buona notizia ha portato con sé nuovi problemi da affrontare. Gli uffici, infatti, non sono solo il luogo dove vai a lavorare. Offrono ben più degli spazi dei mezzi e degli strumenti per fare la propria parte nel piccolo o grande mondo che è l’organizzazione aziendale.

Ci sono rapporti interpersonali da gestire e gruppi da coordinare, ci sono singole persone che hanno bisogni, aspirazioni, talenti. Ci sono superiori che vogliono informazioni, aggiornamenti, risultati. Maggiore è la complessità del sistema, maggiori sono le competenze che servono. Questo è uno dei temi chiave che da sempre affrontiamo nei corsi di PNL.

Competenze di comunicazione, ascolto attivo, capacità decisionale e la capacità di fissare obiettivi (e raggiungerli). Queste sono solo alcune capacità che potrai apprendere nel percorso di Programmazione Neuro-Linguistica che ogni anno svolgo insieme al mio team Extraordinary. Fra le altre cose imparerai anche a porre domande efficaci e ottenere le risposte di cui hai bisogno.

La capacità di porre domande, infatti, è una skill chiave per chiunque debba (e voglia) gestire un gruppo di persone. Soprattutto in questo periodo: porre le domande giuste è il modo migliore per ottenere i risultati desiderati, per sé e per gli altri.

Qual è secondo te la competenza più importante nella gestione di un gruppo?

Affrontare lo stress in questo momento complesso

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Questo lungo periodo contrassegnato dalla convivenza con la pandemia ha lasciato segni importanti nella vita di tutti noi. Ha cambiato molti modi di vivere le nostre giornate, di svolgere il nostro lavoro, di interagire con le altre persone.

In tante persone ha aumentato notevolmente i livelli di stress perché da tante persone questa emergenza è stata sottovalutata. Non parlo dell’aspetto sanitario: non è il mio lavoro e non sono in grado di giudicare il modo in cui è stata affrontata l’emergenza.

Parlo dell’aspetto emotivo. Per quale ragione questa periodo è stato tanto pesante? La ragione principale è che siamo esposti da molti mesi ormai all’incertezza. La situazione è in costante evoluzione e si fatica a capire anche solo se stia andando meglio o peggio.

Io voglio pensare che la situazione stia migliorando perché a poco a poco stiamo imparando come gestire questo problema invisibile. Un’altra ragione, un’altra causa dello stress che stiamo vivendo è legata al bisogno di socialità. Nessuna Zoom, nessuna videochiamata potrà mai sostituire una chiacchierata di persona, un abbraccio, un incontro.

Per gestire il tuo stato emotivo in questo momento è necessario focalizzare la tua attenzione su ciò che è veramente importante per te. Se mi conosci e mi segui sai che uno degli strumenti che utilizzo io, per via della sua efficacia, è la Programmazione Neuro-Linguistica. La PNL, infatti, è un mezzo per gestire emozioni, incanalare energie e ottenere risultati straordinari.

E quali sono le priorità alle quali dare attenzione in questo momento? Ti presento 5 priorità per ricostruire qualche certezza e superare questo momento complesso:

Riprendi l’iniziativa. Torna a scegliere a dare una direzione alla tua vita. Bastano anche piccole scelte chiave: riprendere in mano i libri, un corso di formazione, un allenamento in casa, lavorare con intenzione su qualcosa a cui tieni particolarmente. Torna a sentire che puoi crescere.

Trova occasioni per provare gioia. Le occasioni di convivialità, di scherzo, di gioco sono molto limitate. Inventale, creale se necessario e se non trovi nessuno: inizia tu. Condividi la tua felicità attraverso citazioni, immagini divertenti, storie edificanti o esilaranti, barzellette, libri positivi, blog e articoli per aggiungere colore alla vita.

Riscopri il tuo scopo. In questo periodo – con lo smart working in particolare – si finisce spesso a vivere un flusso ininterrotto di abitudini finalizzate a tenerci in vita e farci lavorare: mangi, dormi, lavori e ricominci. Il tuo vero scopo è nella passione, nella chiamata alla vita. Trova il modo di riprenderlo in mano.

Circondati di persone positive. Purché non lo siano al Coronavirus, ovviamente. A parte la battuta, in questo periodo è fondamentale scegliere bene chi ascoltare. Persone che si lamentano e basta non sono ciò di cui hai bisogno. E non ne hanno bisogno neanche loro: aiutale se puoi e se vogliono. Se non vogliono limita il più possibile il contatto.

Concentrati sul presente. Lascia fuori la nostalgia del passato e i timori del futuro. Cosa puoi fare attivamente in questo momento per migliorare la situazione? Indossare la mascherina, lavarti le mani, mantenere la distanza, limitare gli spostamenti, evitare gli assembramenti, ad esempio. Sono piccole cose ma pensa se lo facessero tutti… Nel tuo gruppo inizia tu, dai il buon esempio.

Una super routine mattutina

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Dal momento della sveglia a quello del lavoro ci sono molte occasioni nelle quali preparare al meglio la tua giornata. Non solo quella lavorativa: più tempo e attenzioni dedichi alla cura del tuo presente più ne guadagna tanto la vita professionale quanto quella privata.

  • Alzati (senza controllare lo smartphone)
  • Muoviti (stretching, un po’ di yoga, pilates, corsa)
  • Fai una colazione nutriente (cosa ti consiglierebbe un Nutrizionista per il tuo stato fisico?)
  • Medita e studia (bastano 10 minuti di meditazione e 15 di lettura)
  • Fai qualcosa di nuovo (cambia posto a tavola, scegli una strada diversa, fai le scale: inizia con attività semplici)

Questa routine non è una prescrizione medica. Insomma: non devi fare tutto, tutti i giorni, alla stessa ora. Puoi fare anche solo una attività o più di una o ciclicamente durante la settimana suddividere queste attività a seconda delle giornate e degli impegni. L’importante è imparare a sviluppare queste abitudini.

Non è nei grandi cambiamenti che migliora la qualità della vita. È nelle piccole cose che fai tutti i giorni. La tua routine mattutina sicuramente è importante, come lo è il dialogo interiore che hai con te stesso nel corso della giornata e come lo sono le cose alle quali dedichi attenzione. Crea la tua routine quotidiana, trattati bene, ama chi sei e ciò che fai e la vita ti restituirà in cambio la felicità.

Qual è la tua routine giornaliera per star bene? Scrivila nei commenti e ispira le altre persone a volersi bene. 

Gestisci in modo efficace la tua giornata

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“Non è quello che facciamo di tanto in tanto che plasma le nostre vite. È quello che facciamo costantemente.” Tony Robbins

Qual è il modo più efficace per gestire una giornata lavorativa piena di impegni, call, video-riunioni? La concentrazione, il focus, la definizione delle priorità. Tutto questo sicuramente è importante. Però prima di arrivare a questo è necessario filtrare ulteriormente gli eventi della giornata per comprendere da cosa iniziare ad agire.

Sappiamo infatti che nella nostra vita ci sono tre livelli di azione: quella su noi stessi, che ci consente di trasformare tutto (quasi tutto) ciò che desideriamo. Quella su ciò che possiamo direttamente o indirettamente influenzare, come ad esempio le altre persone. Infine, ci sono alcune cose che sono fuori dal nostro controllo. Per iniziare a gestire meglio la giornata – e la vita più in generale – è necessario concentrarsi sulle prime due.

Quando stabilisci degli obiettivi – come puoi fare in modo professionale al workshop “Obiettivi! Special Online Edition” – è necessario fare sempre questo passaggio, comprendere cioè se il risultato che vuoi raggiungere è sotto il tuo controllo o la tua influenza e quali sono eventualmente le variabili da tenere sotto controllo. Iniziare ad applicare questo metodo con gli impegni è un ottimo primo passo.

Ti offro 3 consigli per iniziare a farlo:

  1. Pianifica l’agenda della giornata. Via via inizierai a pianificare l’agenda della settimana, del mese, dell’anno.  Utilizza un calendario online – un foglio Excel o una agenda cartacea vanno bene lo stesso – e scrivi ciò che vuoi fare. Dai la priorità a ciò che è importante per te, a ciò che ti fa guadagnare bene, a ciò che ti diverte e fa star bene.
  2. Impara a dire no. Il modo migliore per tutelare il tuo lavoro è quello di dire no ai vampiri del tempo, quelle persone che sentono il bisogno di chiedere continui favori, la tua disponibilità a rivedere un loro progetto, ad aiutarli con qualche tipo di incombenza. Studia bene i tuoi impegni e fissa dei paletti temporali: il modo migliore per dire no è motivare la risposta con una chiara organizzazione del lavoro.
  3. Imposta degli slot di lavoro. In particolare, ricorda di prendere delle pause e in fase di pianifica di riservare del tempo per farlo. Fermarsi ogni tanto – ogni ora e mezza o due di lavoro – è sicuramente di aiuto per aumentare la produttività. Prevedere queste pause quindi ti farà guadagnare in risultati e in salute.

Che cosa è davvero importante per te? Quali sono i risultati che desideri raggiungere nei prossimi mesi? Fammelo sapere nei commenti.

Come prepararci al 2021?

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In questo periodo pensare al futuro è la cosa più facile perché la situazione presente è complessa e per molti di noi ha comportato limitazioni nel lavoro, nella vita di tutti i giorni, negli spostamenti. Allo stesso tempo è molto difficile fare previsioni e poco utile farlo senza un metodo. Nessuno sa cosa accadrà da qui a qualche mese, in quale modo si evolverà la situazione e quando tutto questo sarà finito.

La cosa più utile da fare in questo momento è fermarsi, fare il punto della situazione. Il mio metodo per fare questo si chiama “Obiettivi! Special Online Edition 2021”: un workshop nel quale ti accompagno nella ricerca del risultato più stimolante, dell’obiettivo che desideri raggiungere, della strada che ti porta al livello successivo, alla crescita e ti avvicina finalmente al tuo scopo.

Quali saranno le skills più importanti il prossimo anno? Quali obiettivi di crescita puoi fissare adesso perché il futuro te stesso possa voltarsi indietro e ringraziarti?

Ti offro alcune idee, spunti e suggerimenti utili a lavorare in modo efficace su di te: 

Sviluppa nuove competenze: la comunicazione, la capacità di offrire soluzioni e quella di mantenere la calma e la lucidità, la gestione cioè dello stato emotivo. Un percorso di PNL è ciò che fa al caso tuo. Inizia con il corso Basi e poi scegli di proseguire con i livelli Practitioner e Master Practitioner. Con la Programmazione Neuro-Linguistica imparerai ad adattare il tuo stile di comunicazione alle persone che hai di fronte.  

Lavora sullo storytelling: come narri la tua vita? E il tuo lavoro? Lo storytelling o narrazione si rivolge sempre a due tipi di pubblico differenti: le altre persone e te stesso. Come ti racconti agli altri? E cosa racconti a te stesso, di te o della tua vita? Io amo molto le metafore e credo che nel linguaggio metaforico ci sia una grande risorsa per dare significato alla vita e raccontarsi in modo più efficace la propria vita.

Prenditi del tempo per te: fai ciò che ami nella tua vita? Se non lo fai già è tempo che inizi a scoprire quali sono le tue passioni e a lavorare su di essere per comprendere meglio qual è lo scopo nella tua vita. È di fondamentale importanza conoscere te stesso, se vuoi realizzare il tuo scopo nella vita e nel lavoro. Nel mio libro Super You ti propongo un percorso di Coaching personalizzato per guidarti alla scoperta dei tuoi talenti e con essi sei sulla strada giusta per la realizzazione.

Ecologia nel lavoro e nella vita

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Il lavoro riempirà gran parte della tua vita, perciò, l’unico modo che hai di essere soddisfatto di ciò che fai è fare un buon lavoro e per fare un buon lavoro bisogna amarlo. Se non lo avete ancora trovato, cercatelo, come si fa con l’amore: capirete che è quello giusto quando lo troverete.” Steve Jobs

Tanti pensano al lavoro come a un male necessario. Ciò accade a volte perché molti si fermano al primo lavoro che trovano. Dopo aver studiato si siedono dietro una scrivania e vedono trascorrere gli anni – molto simili fra loro – uno dopo l’altro in attesa delle ferie o della pensione. Mettono sogni e passioni nel cassetto e della formazione non vogliono saperne perché pensano sia troppo tardi imparare nuove competenze.

Altre persone invece sono sempre in movimento. Le vedi amare profondamente ciò che fanno e spesso è sempre un lavoro diverso. Si formano, crescono continuamente, studiano e dedicano anima e corpo a ciò che li appassiona. Fra queste persone ce ne sono tante che frequentano anche i miei corsi e che spesso, soprattutto nei percorsi della nostra scuola per Coach, si trovano a domandarsi quale sia il momento giusto per trasformare la propria passione in un lavoro.

Io credo che ci sia spazio e tempo per fare tutto ciò che si ama e ho un consiglio sia per chi i sogni li nasconde in un cassetto sia per chi li vive intensamente: si chiama ecologia. È quell’equilibrio nelle relazioni di una persona che va tenuto in considerazione ogni volta che ci si propone di realizzare un obiettivo (insieme a diversi altri fattori). Sicuramente l’ecologia è un metro di giudizio molto utile per valutare se riaprire i cassetti delle passioni o fare il grande passo che porta dalla passione alla professione.

Ci sono tre elementi che puoi valutare, questi:

  1. La tua passione richiede fondi. Puoi soddisfarla con il tuo attuale reddito? Se avessi una partita iva potresti scaricare le spese per quella passione trasformandola in un lavoro? Ti offrirebbe sostentamento nel farla a tempo pieno? Se lavorassi da casa spenderesti di meno? Insomma, è importante valutare l’impatto economico e iniziare a pensare alla sostenibilità dell’impresa: se ami ciò che fai offrirai un servizio unico che nessun altro offre.
  2. Quanto vale il tuo lavoro? Chi ha una passione tende solitamente a sottovalutare o sottostimare il valore economico di ciò che fa. Proprio perché ciò che fai ti piace, ti riesce molto bene e in modo semplice potresti ritenere che sia altrettanto semplice per tutti gli altri e che dunque sia di poco valore. Prova a confrontarti con chi non ha quella passione, prova a chiedere quanto chiede una persona che lo fa già per lavoro. Potresti avere una bella sorpresa.
  3. Saresti più felice, rilassato e soddisfatto se lo facessi? Senti che c’è un richiamo irresistibile dall’indipendenza che offre mettersi in proprio. C’è qualcosa di straordinario nella libertà che deriva dall’essere un imprenditore e dal lavorare a ciò che si ama. C’è anche tanto lavoro, c’è la burocrazia… Ogni cosa che ami ha un risvolto meno amabile per questo bisogna avere una autentica passione e poi metterci disciplina, impegno e dedizione.

Essere Coach

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La Extraordinary Coaching School nel corso degli anni ha formato tanti NLP Coach ed Extraordinary Coach. I primi sono quelli che hanno seguito il percorso di base per diventare Coach con l’utilizzo delle metodiche della Programmazione Neuro-Linguistica, i secondi sono quelli che hanno scelto di specializzarsi e approfondire tutte le tecniche e le metodologie che utilizzo nel mio metodo di Coaching.

Il bello di ogni teoria, di ogni corso di formazione, di ogni crescita è che per essere tale si deve passare all’azione. Questo è il primo insegnamento – uno dei primi – che mi piace trasmettere a chi decide di diventare un Coach insieme a me e al mio team: impara e fai. E i feedback che arrivano da queste esperienze mi emozionano sempre:

“Ero pronta per il lavoro in modalità “smart” prima di tutti”. In chiusura de “Il Coaching secondo Claudio Belotti” c’è sempre una slide con una citazione di Charles Darwin che recita “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.” L’ho scelta perché rappresenta bene lo spirito che abbiamo trasmesso ai nostri Coach. Molti di loro all’arrivo del lockdown hanno proseguito a lavorare esattamente come prima, come liberi professionisti, trasferendo online le sessioni di Coaching che non era più possibile fare in presenza. Grazie anche al fatto che parte della didattica nella Extraordinary Coaching School avviene online, ogni Coach in formazione ha appreso non solo il metodo ma anche le competenze per metterlo in pratica in Zoom, Google Meet, Teams o Skype.

“Ho imparato a gestire situazioni complesse nel mio lavoro, situazioni che prima non sapevo come affrontare”. C’è chi si certifica Coach e continua a fare felicemente il proprio lavoro. Portare Coaching skill in azienda è sempre una ottima idea soprattutto quando si ha a che fare con le persone, le cosiddette risorse umane. I collaboratori in una azienda sono fondamentali e un responsabile, un manager, un quadro che abbiano competenze per comprendere e gestire talenti e necessità di ciascuno sono dei veri e propri moltiplicatori di produttività per l’azienda. Nel 2020 qualunque leader dovrebbe possedere competenze da Coach.

“Ho messo a frutto la mia esperienza e dato un significato nuovo tutte le difficoltà affrontate prima”. Un nostro Coach che proveniva dal settore bancario – un settore che negli ultimi anni ha subito grandi trasformazioni – nel seguire il percorso che lo ha portato a diventare un Coach certificato ha compreso il suo scopo, ciò che lo stava portando a vivere quella esperienza. Conosceva bene la vita, le frustrazioni, le incertezze e le difficoltà delle persone che lavorano in banca oggi e poteva rivolgersi a loro e aiutarle in modo specifico a migliorare la propria vita e raggiungere i propri obiettivi. E tu in quale settore puoi portare un aiuto concreto alle persone?

Insomma, la maggior parte dei Coach della nostra Extraordinary Coaching School è felice di concentrarsi sul coaching individuale. Tuttavia, poiché l’attività di Coaching è relativamente facile da avviare e mantenere, può darti libertà e sicurezza finanziaria e il tempo libero per costruire sogni ancora più grandi. Molti Coach diventano oratori, autori, consulenti in corsi e seminari… Non c’è limite alle possibilità se decidi di impegnarti e fare la tua parte.

Costruisci una solida cultura aziendale

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Quando si fonda una azienda o si prosegue il lavoro creato dal fondatore è utile pensare anche alla cultura aziendale. La cultura aziendale è rappresentata dai valori e dai comportamenti che condividono le persone all’interno dell’organizzazione. All’interno della cultura aziendale si trovano anche la missione dell’azienda, la strategia di comunicazione interna ed esterna, l’identità del marchio.

Non c’è un momento migliore nel quale definire la cultura aziendale: prima si inizia e meglio è. In qualunque momento può essere aggiornata o integrata con nuovi elementi e definizioni. Se hai già letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni saprai che l’azienda vive differenti stadi evolutivi nella propria vita. Conoscerli certamente ti aiuterà a comprendere cosa sta vivendo la tua azienda e come gestirla al meglio.

La creazione di una cultura aziendale può partire comunque da basi solide. Ad esempio queste 3:

La squadra: il team di lavoro è il cuore dell’azienda. Di tutto si può fare a meno tranne che di una squadra performante e possibilmente felice. Prendersi cura della squadra che crea il prodotto o eroga il servizio è sempre l’idea migliore. Mostra alla tua azienda che tieni ai suoi collaboratori e in particolare a quelli che generano il fatturato che paga gli stipendi di tutti.

La formazione: trattare bene i collaboratori significa anche formarli, aiutarli a crescere. La formazione è una scelta win/win: può essere presentata come un benefit per i collaboratori mentre allo stesso tempo porta un grande vantaggio per l’azienda stessa. La formazione prepara la squadra ad affrontare sfide più grandi e punta a migliorare il rendimento personale sotto ogni aspetto.

L’esempio: l’esempio è una delle armi più potenti della leadership. Il fondatore e la prima linea di manager devono essere in grado di mettere in pratica tanto i comportamenti quanto i valori dell’azienda. A proposito di comunicazione interna, la coerenza tra ciò che si chiede e ciò che si fa è fondamentale. Dare il buon esempio significa poter chiedere lo stesso ai collaboratori in qualunque momento.

In che modo stai costruendo la cultura della tua azienda?

Come affinare la tua capacità di giudizio in azienda

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Per ottenere risultati è necessario imparare a decidere e il modo migliore per imparare a prendere decisioni efficaci è quello di sviluppare una eccellente capacità di giudizio. Questo vale tanto nella vita di tutti giorni quanto e soprattutto in azienda dove queste decisioni possono influire su elementi importanti come i numeri del bilancio o fondamentali come la vita delle persone.

In questo senso hai mai pensato a quanto può valere la guida di un Business Coach per un manager, un Amministratore Delegato che prende decisioni che influiscono sulla vita di centinaia, spesso migliaia, di persone? Essere un Coach Straordinario significa essere al centro dell’azione, contribuire a fare la differenza in modo speciale. A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti racconto cosa serve per fare questa differenza, quali sono gli strumenti che funzionano meglio e in che modo si lavora per raggiungere i risultati desiderati.

Ma come si fa a migliorare la propria capacità di giudizio? Innanzitutto, con l’esperienza. Per prender decisioni migliori è necessario iniziare a prendere decisioni e notare ogni volta che si commette un errore (o che si fa una scelta positiva) cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato. Poi per affinare questa capacità in modo ancor più rapido puoi fare attenzione a questi 3 comportamenti:

  1. Attenzione al confirmation bias. Il bias della conferma infatti è uno dei tanti bias cognitivi che rendono complesso ogni processo decisionale: nel mio audiolibro “Impara a decidere bene evitando le trappole mentali” o nel più recente audiobook realizzato insieme alla nostra Extraordinary Coach Chiara Arlati “Decisioni: Come guidare i processi decisionali al meglio nel business e nella vita” ti spiego passo passo come prendere decisioni migliori e aggirare le trappole mentali di questo (e di molti altri) bias cognitivi. Il modo migliore per evitare questo bias è quello di cercare un contraddittorio rispetto alla tua opinione. Un buon amico, un confidente, un Coach: qualcuno che ti aiuti a chiarire il tuo punto di vista e quali possono essere gli altri punti di vista sulla questione.
  2. Cercare 3 opzioni. Per scegliere servono sempre almeno tre opzioni. Infatti, se hai una sola opzione semplicemente non hai scelta. Se ne hai due sei di fronte a un dilemma. Da tre opzioni in su hai veramente una scelta. Non ti fidare di chi ti dice che hai una o due opzioni: cercane sempre almeno una terza. Poi è possibile che le prime opzioni fossero le migliori, questo non conta. Per affinare la propria capacità di giudizio è necessario espandere in ogni possibile occasione le proprie possibilità di scelta.
  3. Sviluppa la tua capacità di ascolto. Per affinare la tua capacità di giudizio devi essere in grado di ascoltare in modo attivo le informazioni che ricevi. La capacità di ascolto infatti si lega perfettamente con la capacità di fare domande per ottenere informazioni utili. La proattività rispetto al recupero dei dati è un approccio straordinario per prendere ottime decisioni e per aiutare le altre persone a farlo.

Quale comportamento migliorerai per primo per affinare la tua capacità di giudizio?