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abitudini Archives - Claudio Belotti

Prendersi cura di sé.

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Prendersi cura di sé è importante. Per essere felice, in salute e soddisfatto devi stare bene con te stesso e avere bene chiaro in mente cosa vuoi e perché vuoi quello che vuoi.

Per questa ragione prendersi cura solo di sé non è più sufficiente: bisogna prendersi cura dei sé. Sia quando significa amare e dare le giuste attenzioni e priorità a sé stessi, sia quando il se implica un’altra condizione.

Se mi conosci e mi segui sai che una delle frasi che ripeto più spesso è “non hai abbastanza fantasia per immaginare che cosa di bello la vita ti riserva se decidi di impegnarti a fare la tua parte”. Spesso a tante persone capita di concentrarsi solo sulla prima parte della frase, sulla felicità che si raggiunge quando si ottengono dei risultati e dimenticarsi del tutto della seconda, della condizione o delle condizioni alle quali siamo disposti a realizzare ciò che desideriamo.

Oggi sentiamo dire spesso in questo periodo surreale di coronavirus che “andrà tutto bene”. Nella realtà nessuno sa se andrà bene. Io ci credo e per questo e mi impegno personalmente in molti modi. Lo faccio perché so che andrà tutto bene, se facciamo la nostra parte e se restiamo a casa; non perché ce lo impongono ma perché abbiamo capito che dobbiamo essere parte della soluzione. Se non possiamo aiutare, dobbiamo, ripeto dobbiamo (operatore modale di necessità) evitare di peggiorare le cose.

Questa è la differenza tra un sogno e un obiettivo: un obiettivo si realizza agendo con una direzione specifica. Non accade per magia. È il risultato di aspettative inferiori al tanto impegno: e questi sono anche gli ingredienti fondamentali per trasformare il sogno in realtà.

Per costruire insieme un obiettivo efficace dobbiamo sapere cosa vogliamo scegliere. Qualcuno direbbe rinunciare, ma se lo facciamo con coscienza è una scelta, non una rinuncia; lo facciamo oggi, per avere un domani migliore. Quale “prezzo” siamo disposti a pagare per ritrovare una nuova (e nostra) straordinaria normalità?

Quale prezzo per poter tornare a fare la spesa senza paura e ore di fila? Per girare liberamente in città? Per tornare a vedersi, ad abbracciarsi, a ridere insieme, a condividere momenti di crescita, di studio, di vita?

Utilizziamo questo periodo per prenderci cura dei sé. Usciremo da tutto questo migliori se saremo stati in grado di far del bene a tutti facendolo prima di tutto a noi stessi.

Nella nostra scuola per Coach utilizziamo spesso il motto dei cavalieri della tavola rotonda “nel servirci l’un l’altro ci rendiamo liberi”. Servirci, significa essere al servizio…

Facciamolo tutti, oggi! Mettiamoci al servizio del prossimo, facendo, come minimo, tutto ciò che è necessario per uscire prima possibile da questo momento: restiamo a casa. E pensiamo che c’è chi vorrebbe farlo ma non può, perché deve uscire essendo in prima linea e rischiando pure l’infezione. Rispettiamoli.

Ci renderemo liberi, se saremo stati in grado di servirci l’un l’altro. Se saremo parte della soluzione e non del problema.

Le abitudini che ti cambiano la vita

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Le abitudini definiscono la nostra vita. Una cattiva abitudine protratta nel tempo spesso conduce a problemi, ad esempio malattie, mentre una buona abitudine porta benefici, anche a livello di salute. Fumare fa male alla salute e se fatto per tanti anni porta malattie croniche e complicazioni. Mangiare in modo equilibrato ogni giorno fa bene alla salute e, anche se non garantisce di non ammalarsi mai, aiuta il corpo a mantenersi sano e in forma e a recuperare più velocemente. È un esempio semplice, per capire bene quanto l’abitudine in sé non sia un male da combattere se è una scelta consapevole.

Ognuno ha il diritto di vivere la vita che desidera. Ho scritto un saggio che si intitola “La vita come TU la vuoiproprio perché credo fortemente nell’autodeterminazione e nel diritto di scelta personale. Questo significa anche che bisogna essere consapevoli di ciò che si fa. Scegliere di bere una bottiglia di vino al giorno può essere una abitudine che porta a delle conseguenze sulla salute. Se lo fai con consapevolezza e ne sei felice, l’importante è che tu abbia idea degli effetti a breve, medio e lungo termine di ciò che fai.

Al di là della salute ci sono tante altre abitudini che possiamo scegliere di coltivare ogni giorno e metterci nella condizione di crescere e migliorare in modo costante. Scopri insieme a me quali sono quelle più singolari che ti possono cambiare la vita:

Sii gentile: la gentilezza è una abitudine sottovalutata e un po’ dimenticata. Infatti, ci sorprende. Essere gentili e trattare le persone con cortesia e rispetto può fare la differenza. Puoi scegliere di farlo per te, per sentirti più apprezzato. Puoi scegliere di farlo per gli altri perché ciascuno vive le proprie difficoltà e la gentilezza è un gesto concreto per migliorare la vita.

Fai domande: le domande sono la base del lavoro di ogni Coach. Un Coach diventa un Coach straordinario quando impara a fare le giuste domande e ascolta in modo attivo le risposte. Più informazioni sei in grado di acquisire e gestire maggiore sarà il vantaggio che avrai nel prendere decisioni. Molti pensano che facendo domande possano passare per sciocchi: spesso invece fare domande evita brutte figure.

Scegli: le decisioni, come le abitudini, plasmano la nostra vita. Decidere significa prendersi la responsabilità di fare ciò che si desidera. Quando decidi non rinunci, scegli: se mi segui me lo avrai sentito ripetere molte volte. Anche quando stai dicendo no a qualcosa, se lo fai con consapevolezza è perché sei certo che allo stesso tempo stai scegliendo qualcosa di importante per te: non uscire una sera perché il giorno dopo hai una importante riunione, non è una rinuncia. Stai dando importanza al lavoro in questa fase della tua vita.

Fra un anno, cinque o dieci a cosa pensi che darai importanza?

Buone emozioni, buone decisioni

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Il segreto di una buona decisione è racchiuso in una vecchia massima che dice: “non prendere decisioni a lungo termine sulla base di sensazioni del momento”. Ma è proprio così? Per scegliere è fondamentale sapere cosa si vuole e per scoprirlo bisogna avere chiaro in mente quali sono le sensazioni che proviamo rispetto a una determinata scelta.

Puoi scegliere il completo blu o il tailleur nero ma sai bene che quando vuoi dare il meglio di te c’è un vestito particolare, un accessorio, una camicia, un paio di orecchini o di scarpe che quando li indossi nessuno ti può fermare. Quegli oggetti non hanno nessun potere magico se non quello che gli attribuiamo. Eppure, sono in grado di farci sentire diversi.

Scegliamo di indossarli – consapevolmente o meno – sulla base delle sensazioni che ci fanno provare. E spesso, quando non diamo retta a queste sensazioni, finiamo persino con il sentirci a disagio durante la giornata. Figurarsi cosa può succedere quando entrano in gioco emozioni e decisioni più grandi, come la scelta del lavoro o di mettere su famiglia.

Se pensi che questo significhi che per prendere buone decisioni sia sufficiente escludere le emozioni, sei fuori strada. Escludere le emozioni dal processo decisionale è inutile: non siamo robot. Ci sono alcuni comunque alcuni trucchi validi: affidare alcune scelte alla routine. Tanti grandi imprenditori vestono ad esempio ogni giorno nello stesso modo, non solo per una questione di comunicazione, ma proprio per una questione pratica: limitare il numero di piccole decisioni. Come diceva Goethe le grandi cose non dovrebbero essere alla merce’ delle piccole cose.

Un altro stratagemma molto utile quando si affronta un alto numero di decisioni importanti è svegliarsi presto e lavorare sulle attività più complicate prima di essere immersi nel flusso del lavoro consueto e dover prendere una serie di decisioni secondarie e rispondere alle distrazioni abituali (notifiche, telefono, e-mail, chat). Le decisioni meno importanti, se proprio si desidera prenderle comunque, si possono prendere la sera e facilmente ne saremo insoddisfatti.

Se l’obiettivo che hai in mente è quello di prendere sempre la decisione corretta, rischi di rimanere frustrato, deluso o fermo. Già perché pensare di fare sempre la scelta migliore significa porsi dei limiti molto stretti: prendere decisioni sbagliate significa innanzitutto darsi la possibilità di imparare dai propri errori. E dal momento che l’emozione gioca un ruolo decisivo nel processo decisionale, la priorità è quella di stabilire – e aggiornare di tanto in tanto – qual è la tua bussola, i valori che ti guidano nella vita o nel periodo che stai vivendo.

Infine, ricorda: di ogni decisione che prendi hai il 100% della responsabilità. Ciò non toglie che prima di prendere una decisione puoi confrontarti con altre persone, raccogliere informazioni e vagliare altre opzioni. Fallo con una consapevolezza: la responsabilità delle tue decisioni significa anche la felicità dei risultati. Le conseguenze di ciò che scegli devono far felice te e nessun altro. Ascolta le tue emozioni e scegli di essere felice.

Nel dubbio, fai la cosa più difficile: scegli di essere di più

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A volte è solo una questione pratica: salita o discesa? Cibo sano o junk food? Interessarsi o fregarsene? Smartphone o libro? Sono piccole scelte che facciamo tutti i giorni, ogni ora, ogni momento. Quelle scelte plasmano la nostra vita. A volte è un bisogno irrinunciabile quello del comfort, per riposare e recuperare energie. A volte la scelta del comfort, del fare la cosa facile, è solo una scusa.

Quando una scusa viene utilizzata troppe volte succedono due cose: o si finisce col crederla vera o non ci si crede più del tutto. In entrambi i casi ci si allontana da quello che si desidera veramente e si rinuncia alla possibilità di essere felici e soddisfatti. La ragione è semplice: la via più semplice ti porta dove sei già stato, in luoghi che hai visto e rivisto e spesso proprio per questo sono anche luoghi noiosi, monotoni, poco interessanti.

Nel momento in cui invece decidi di crescere e migliorare, scegli di fare la cosa più difficile e hai la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo, di andare oltre i tuoi limiti. Spesso quei limiti sono barriere sottilissime che ti separano da soddisfazioni enormi, da conquiste che sogni fin da quando sei piccolo. Come ti racconto nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità” questa felicità è quella che incontri quando vai nella direzione del tuo scopo.

Per scegliere di fare la cosa più difficile il modo migliore è desiderare di essere di più. Quando desideri essere di più, ti viene naturale andare a cercare altre difficoltà, nuove sfide, problemi diversi, migliori. Lo ha spiegato molto bene in un post Richard Branson qualche anno fa:

Ai bambini viene spesso chiesto: “Cosa vuoi fare da grande?”

Il mondo si aspetta grandi aspirazioni: “Voglio fare lo scrittore, il dottore, il primo ministro”. Gli viene detto: vai a scuola, vai al college, trova un lavoro, sposati e poi sarai felice. Ma si tratta solo di fare, non di essere – e mentre ti procurerai momenti di gioia, non ti ricompenserà necessariamente con una felicità duratura.

Fermati e respira. Mantieniti sano. Stai con i tuoi amici e familiari. Sii presente per qualcuno e lascia che qualcuno sia presente per te. Sii audace. Anche solo per un minuto.

Le etichette che diamo alle persone

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Bisogna chiarire subito un aspetto: è molto difficile trovare dei dipendenti pigri. La pigrizia infatti è un comportamento che molto spesso viene messo in atto per altre ragioni: è una risposta a ciò che accade intorno alla persona. Questo si può notare spesso in azienda: i dipendenti pigri sono spesso quelli che svolgono un ruolo nel quale non si ritrovano a proprio agio, un lavoro che non amano o nel quale magari hanno delle mansioni che non sono riconosciute a livello salariale.

Questo ovviamente può avvenire sia a livello personale che a livello aziendale. Intere organizzazioni infatti possono tendere alla pigrizia – intesa come un cullarsi nei propri successi, ad esempio – che porta l’azienda a guardare al passato, a fermarsi a ciò che ha e che magari l’ha portata a diventare leader di mercato. Come capita spesso infatti c’è un paradosso: più si ha successo più si rischia di fallire. Perciò si tirano i remi in barca.

Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ti parlo anche di questa fase di vita dell’azienda. Un momento che, se hai lavorato bene in passato, potresti aver già vissuto o stai vivendo proprio adesso e anche se lavori bene, corri concretamente il rischio di vivere, una volta raggiunto il successo. Evitarlo non è semplice ma è fondamentale accorgersene per tempo: i segnali che conducono a questa condizione sono molto chiari, basta conoscerli.

Quanto ai tuoi dipendenti, se hai ancora dubbi sul fatto che alcuni possano essere pigri e svogliati per natura, forse è il caso che ti faccia qualche domanda. L’ambiente di lavoro infatti influisce molto sul comportamento dei dipendenti. Poi ci sono le abilità personali: sono valorizzate? Proprio per questa ragione scegliere di non etichettare le persone come pigre e invece cercare di capire cosa le trattiene dal performare al massimo del loro potenziale è semplicemente più efficace.

Una volta che hai compreso che la mancanza di produttività non è un tratto caratteriale ma una incapacità di performare legata alle condizioni di lavoro, questo ti aiuterà a trovare il modo migliore per spezzare l’incantesimo che tiene bloccata questa persona. Chiediti (e chiedile) di cosa potrebbe aver bisogno per lavorare meglio. Quali sono le difficoltà che la bloccano. Quali emozioni prova nel suo lavoro e come queste influiscono su di essa.

Un equilibrio fra vita e lavoro è (im)possibile!

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“Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità! …e allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi ma sei tu stesso! La realtà che vivi è il riflesso del tuo mondo interiore, che tu voglia crederlo, accettarlo oppure no.” The Matrix

Non c’è un concetto che causi maggiore frustrazione dell’idea di raggiungere un equilibrio tra lavoro e vita privata e poi vedersi costantemente cambiare i piani dalle mille variabili della vita. La ragione è semplice: è impossibile bilanciare vita privata e lavoro. Fai invece l’unica cosa saggia: ama ciò che fai in ogni momento.

Sulla carta infatti bilanciare lavoro e vita privata sembra facile proprio come un business plan spesso sembra funzionare a perfezione fino a quando non è il momento di mettersi davvero in gioco. La teoria e la pratica a quel punto prendono due strade diverse e tu devi stare sulla pratica, perché è quella alla quale devi rispondere, come imprenditore, professionista, dipendente e più di tutto come persona.

L’unico equilibrio possibile è un equilibrio dinamico. Uno squilibrio, quasi. Si possono sperimentare molte formule ma alla fine la questione si riduce a una sola domanda: tu ami il tuo lavoro e la tua vita? Amarli non significa avere tutto il tempo che si desidera per ciascuna. Amarli significa non avere mai abbastanza tempo perché anche tutto il tempo del mondo sarebbe poco. Amarli significa godere di ogni momento che si può dedicare a l’una o l’altra.

Il segreto in fondo è quello di non essere mai completamente soddisfatto. Non lasciare al lavoro troppo spazio che ti consuma i nervi e ti spossa e non lasciare troppo spazio alla vita privata che ti rende distante dalle attività sulle quali concentrarti sul lavoro. Se la tua vita privata ti assorbe troppo non rendi professionalmente. Se il tuo lavoro ti assorbe in maniera eccessiva non dai ciò che vorresti nel privato. L’idea quindi non è bilanciare: è scegliere.

Scegli cosa è importante: sul lavoro potrebbe essere un progetto al quale tieni particolarmente, la tua priorità, un nuovo libro, lo sviluppo di un prodotto. Nella vita privata potrebbe essere un concerto, una gita con la tua famiglia, una giornata al parco divertimenti con tuo figlio. Si tende troppo spesso a pensare alla quantità del tempo che si dedica a una attività, mentre è la qualità del tempo quella che crea i ricordi più belli: quando sei al 100% presente e vivi il momento.

Guardati dentro, cosa vuoi in questo momento? Se ce l’hai, tutto ok: continua così. Se non ce l’hai, cosa ti serve per averlo?

Piccolo manuale di conversazione domestica

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Spesso ci si ritrova a tavola, come famiglia e ci si arriva magari a sera stanchi con la testa altrove. Chi sbircia il telefono, chi vuole guardare la televisione, il telegiornale o i cartoni animati. Ognuno prende il suo posto e fa quello che è abituato a fare a tavola. A lungo andare questo cancella l’abitudine al dialogo.

Si parla poco distratti ognuno dai propri pensieri. Eppure, quel momento in famiglia può essere una bellissima occasione per godere del tempo insieme. Sviluppare una conversazione certo non è facile: se lo fosse lo farebbero tutti e non staremmo qui a scriverne e a cercare idee per migliorare un aspetto fondamentale della relazione familiare.

Creare conversazioni è un divertimento e allo stesso tempo è utile farlo perché esse aiutano il tuo legame familiare e i tuoi figli a sentirsi parte integrante di qualcosa di più grande di loro, il che, a sua volta, può contribuire a renderli più forti, sicuri di sé e soddisfatti. Una bella forma di conversazione potrebbe essere incentrata infatti su ciò per cui ciascuno è grato. Condividere in famiglia le cose belle vissute durante il giorno dà una forza enorme.

E non serve aver ricevuto un ottimo voto o aver vinto una gara: è sufficiente riconoscere ciò che normalmente si dà per scontato. Si può partire dalle cose più semplici come l’amicizia a scuola con gli altri ragazzi, una gita scolastica, la scoperta dell’ultimo youtuber o di un nuovo cantante. Puoi chiedere se c’è qualche libro o film che ha visto che gli è piaciuto e che insegnamento gli ha lasciato. Mostra sincera curiosità e sospendi il giudizio: non è facile per nessuno aprirsi e sentirsi giudicato. L’occasione del pasto può aiutare a superare questa difficoltà di piccoli e grandi.

Un ultimo consiglio: se vuoi introdurre questa novità, puoi iniziare dall’aspetto di solito più formale del pasto. Il posto a tavola: per creare un nuovo presupposto e nuove regole, cambia l’approccio, cambia i posti a tavola. E fallo poi con continuità. Di tanto in tanto, scegli un posto differente. Fa bene a tutti guardare le cose da un punto di vista differente.

Le 3 abitudini fondamentali per vivere la vita come tu la vuoi

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Le persone di successo sono felici. E viceversa. Questo accade perché quando sai chi sei e cosa vuoi, impegnarti per raggiungere quello che desideri diventa più semplice e piacevole. Lavori meglio e con più risultati. Quelle persone le riconosci: sono quelle che a inizio giornata si alzano felici di fare quello che fanno. Sono quelle che a inizio settimana sono contente che sia di nuovo lunedì.

Sono le stesse persone che a inizio anno si prendono del tempo per fare il punto della situazione. Io lo faccio ormai da tanti anni con il workshop “Obiettivi!e tante persone lo fanno insieme a me. Non è un caso se moltissimi partecipanti tornano anno dopo anno per fissare nuovi obiettivi, conoscere persone motivate e lavorare con me sulla loro visione.

Quando hai stabilito i tuoi “Obiettivi!” per mantenerli è importante sviluppare delle abitudini positive che ti aiutino a creare, stabilire e mantenere La vita come TU la vuoi. Le più importanti sono queste 3:

  1. Trova il tuo scopo. Lo scopo della tua vita sono quasi certo che non sia lavorare 12 ore al giorno, cinque giorni alla settimana per 40 anni e pianificare anno dopo anno le vacanze per fuggire dal tuo lavoro. Nessuno vuole questo. Il tuo vero scopo è la tua chiamata e la tua risposta è nella gioia del viaggio, passo dopo passo, nella direzione che ti rende felice. La domanda alla quale devi dare una risposta è: in che modo posso fare la differenza?
  2. Pratica la pazienza, valorizza gli altri, costruisci pace. Ogni volta che ne hai la possibilità fai in modo di mostrarti paziente. Comprendi la persona che hai di fronte e la battaglia che sta combattendo. Questo non vuol dire farsi calpestare dagli altri. Vuol dire capire cosa muove le persone e fare in modo che si sentano bene con loro stesse quando stanno con te. In questo modo costruirai un mondo, il tuo mondo, di pace.
  3. Sii curioso. La curiosità ti spinge a trovare risorse che non avrei mai nemmeno immaginato. A volte non serve fare grandi viaggi o enormi sforzi per vedere qualcosa di diverso, qualcosa che prima non avevi notato. Il mondo è pieno di risorse e possibilità. Diffida da chi ti vuole far credere il contrario. Spesso chi lo fa non lo fa per cattiveria ma è il risultato della vita che sta vivendo, delle difficoltà che incontra nella SUA vita. Le risorse ci sono e la prima risorsa sei tu. Tu ci sei?

Quello che fa la differenza

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Quello che fa la differenza nella vita, più di ogni altra cosa, è la capacità di prendere decisioni. Non si tratta di prendere sempre decisioni corrette; si tratta soprattutto di procedere. Per questo è importante avere ben chiara in mente la propria direzione. E la direzione la determina il tuo scopo. È il faro che ti guida nelle scelte, sia in quelle più semplici che in quelle più difficili.

Quando hai in mente uno scopo chiaro e definito fare delle scelte diventa semplice. Non esistono più rinunce o scelte difficili. C’è ciò che vuoi, ciò che fa parte del tuo percorso e ciò che non ne fa parte. Perché è così difficile fare una dieta? O smettere di fumare? Perché molto spesso non è chiara o abbastanza forte la ragione per la quale lo stiamo facendo.

Alle decisioni ha dedicato un audiolibro la nostra Chiara Arlati nel quale ha messo insieme tutte le sue competenze Neuroscienze, Marketing e PNL per realizzare un percorso per prendere decisioni migliori. In particolare, grazie alla Programmazione Neuro-Linguistica, il processo decisionale diventa chiaro e hai la consapevolezza delle motivazioni profonde che ti spingono a fare quello che fai.

Migliorare la tua capacità di scegliere significa quindi migliorare la qualità della tua vita. Non è detto che tu voglia una alimentazione sana ma se il tuo scopo nella vita è stare bene ed essere in forma, forse è il caso che tu faccia attenzione anche a ciò che mangi. Devi iniziare a pensare per conseguenze. Sono le azioni che ripetiamo tutti i giorni quelle che incidono maggiormente sulla qualità della nostra vita.

Per questo è importante innanzitutto chiarire ciò che si trova a monte di ogni decisione, anche perché il processo decisionale si basa quasi totalmente sull’intuizione, sull’emozione. Essere consapevoli dei propri sentimenti e desideri è fondamentale per fare delle scelte migliori. Non perfette ma migliori, per te e per quello che è importante nella tua vita.

Se puoi dire queste 5 cose di te, puoi ritenerti soddisfatto

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Ogni volta che si avvicina la fine di un ciclo – la giornata, la settimana, il mese, il trimestre, l’anno scolastico – è bene cogliere l’occasione per fare un bilancio. Cosa è andato bene, cosa è andato male, cosa mi è piaciuto, cosa non mi è piaciuto, ciò che posso migliorare e ciò che mi ha soddisfatto.

Indipendentemente dall’età ti consiglio di prenderti del tempo per lavorare sui tuoi obiettivi, come faccio io insieme a tante persone nel workshop interamente dedicato a lavorare su di sé, per essere più felici e soddisfatti: “Obiettivi!, un’imperdibile occasione annuale per fare il punto e prepararsi a ottenere risultati.

Fare un bilancio delle tue esperienze è semplice: ti basta scegliere quali aspetti sono importanti per te e valutare se li hai rispettati con i tuoi comportamenti. In un bilancio non si giudicano gli eventi ma come hai risposto a questi eventi.

Ti propongo 5 aspetti che per me sono importanti in modo che tu abbia una traccia, un esempio dal quale partire:

Ho seguito il mio cuore. Ho seguito la mia passione anche quando c’erano strade più facili. Ho fatto la cosa “giusta”. Sono stato fedele a me stesso, come mi raccomandava sempre mia mamma.

Sono integro. Non sono spezzettato, cioè il mio essere comprende tutte le parti che mi compongono. Ho accettato pregi e difetti, luce e buio e riesco a trarne il meglio.

Sono responsabile. Ho preso la piena responsabilità delle mie azioni. Non ho accampato scuse, né ho dato la colpa ad altri. Sono il capitano della mia anima.

Sono grato. Sono grato per la vita che sto vivendo. Provo gratitudine per quello che ho e che voglio e per quello che non ho e che non voglio. Sono grato per le possibilità che mi offre la vita, per le persone che ho accanto e per quello che faccio.

Sono orgoglioso di me stesso. Sono orgoglioso della persona che sono, dei miei successi, delle cose che so. Mi impegno per essere oggi e domani una persona gentile, onesta, generosa e corretta. Questo mi rende orgoglioso.