Tu chiamale se vuoi, emozioni.

By 2 Giugno 2012Riflessioni

Oggi vorrei parlare di emozioni perché sono il vero sale della vita, sono alla base di tutto quello che vogliamo.

Non a caso dedicheremo la nostra giornata di festa “Extraordinary Day” del 22 giugno a Milano, proprio a quest’argomento.

Diverse persone definiscono le emozioni e i sentimenti come due cose diverse. Penso sia un concetto interessante che condivido ma per l’articolo di oggi farò finta che siano la stessa cosa.

Girando nel web ho trovato due frasi interessanti.

Il Dottor John Mayer di Stanford dice: “Le emozioni operano su molti livelli. Hanno un aspetto fisico, nonché un aspetto psicologico. Sono un ponte tra pensiero, sentimento e azione. Operano in ogni parte di una persona, influiscono su molti aspetti, come la persona stessa influisce su molti aspetti delle emozioni “.

Il Dr. Maurice Elias dell’Università di Rutgers, dice: “Le emozioni sono i sistemi di allarme degli esseri umani per quanto riguarda ciò che sta realmente accadendo intorno a loro. Sono i nostri indicatori più affidabili di come stanno andando le cose nella nostra vita. Le emozioni aiutano a mantenerci sulla giusta strada facendo in modo di andare oltre le facoltà: mentali, intellettuali, di pensiero, la percezione, la ragione e la memoria”.

È ormai appurato che influenzano il nostro pensiero, comportamento e azioni. Le emozioni hanno un impatto sul nostro corpo quanto il corpo stesso ha effetto sui tuoi sentimenti e pensieri. Un virus intestinale settimana scorsa mi ha ricordato dell’importanza di sentirsi bene!

Le persone (come io ho cercato di fare tante volte), che fanno l’errore di ignorarle, respingerle o reprimerle, vivono male. Sappiamo che le emozioni negative stimolano delle reazioni chimiche e ovviamente quelle positive altre. Sappiamo anche che alla base di esse spesso ci sono le nostre convinzioni.

Spesso i presupposti, le credenze, i bias che abbiamo ci portano a raccogliere, organizzare le informazioni per arrivare alla conclusione che poi fa partire l’emozione. Altre volte il processo è inverso.

Io chiedo ai miei clienti di Coaching “a che cosa devi credere per poter avere questa emozione? Cosa devi dare per scontato, appurato?”.

Spesso mi guardano sorpresi di una domanda così, a volte non la capiscono neppure, ma una volta compresa hanno i vantaggi della risposta.

Sono sempre piacevolmente sorpreso dalla quantità di persone che dedica tempo e denaro a conoscersi e comprendersi attraverso: corsi, libri, audiocorsi, coaching e così via. Sono altrettanto esterrefatto nel vedere quanti vivono così alla giornata, in balia delle proprie emozioni senza far nulla per comprenderne i messaggi.

In queste settimane una mia cara amica sta affrontando una sfida con il cancro. La chemioterapia la sta indebolendo fisicamente ma il suo umore è ottimo. Il lavoro di tanti anni di crescita personale sta pagando ed è certo che la cura funziona meglio, visto che lo stato d’animo influenza il sistema immunitario.

In questi giorni molte persone hanno la terra sotto i piedi che trema e i tetti sopra la testa che cadono. Una situazione difficilissima da gestire. Ascoltandoli alla radio sono colpito dalla loro forza. Con grande stima e ammirazione li sento chiedere aiuto per riprendere a vivere, lavorare, ricostruire. Invece di farsi prendere dalla disperazione, dal vittimismo; hanno tirato fuori la loro proverbiale energia così famosa nel mondo e questo li aiuterà a superare il momento. (Anche se questo non toglie che dobbiamo aiutarli!).

Qualcuno dice che ci sono due emozioni di base e le altre sono solo dei sottoprodotti di esse. Sono Amore e Paura. Condivido questo concetto. Condivido anche l’idea che non possiamo controllarle, ma solo gestirle, e sono felice di questo. Se potessimo non saremmo umani e la vita sarebbe noiosa.

Nonostante questo va sempre più di moda il politically correct. Bisogna andare d’accordo, essere sobri e non troppo emotivi.

Un imprenditore emotivo è poco serio (mi manca tanto Steve Jobs), una Maestra di scuola appassionata è poco professionale (e io vorrei una Maria Montessori per le mie figlie), e se un politico è caldo non è credibile (e invece ci vorrebbe tanto un JFK o un MLK). In TV nel frattempo vediamo buffoni che si arrabbiano o si emozionano per professione; noi abbiamo bisogno di persone vere e di emozioni vere!

Qualcuno tempo fa mi ha chiesto: “Dove sono finiti gli italiani? Quelli passionali, che: ridono, piangono, creano, baciano, risolvono…?”

Gli ho detto che alcuni, finito di spalare il fango ligure, ora stanno spostando mattoni nel modenese. Altri li vedi portare i bimbi a scuola prima di andare al lavoro, li riconosci perché salutano e cercano nonostante tutto di sorridere. Altri ancora, sono dietro un bancone a servire i clienti, o nelle aule a cercar di appassionare i bambini alla storia o alla geografia. Certo fanno meno rumore dei buffoni.

Poi ultimamente hanno perso l’abitudine di emozionarsi in pubblico, non è politicamente corretto. A volte gli serve uno sport per avere una scossa emotiva, ma non di calcio, anche quello è finto adesso, purtroppo.

Poi ci sono tutti gli altri. Quelli che cercano inutilmente di non sentire. Usano metodi che ho usato anch’io, e grazie a Dio non funzionano:

  • Cercando di sopprimere i sentimenti
  • Fingendo che non è successo niente
  • Mangiando stronzate a gogo
  • Bevendo troppo alcol
  • Lavorando come un matto
  • Guardano TV spazzatura, dove qualcuno si emoziona per lui
  • Tenendosi super occupato per non sentire: al lavoro, con amici, sport, eccetera.

Il segreto non è combattere o sopprimere le emozioni. Il segreto è conoscerle, allearsi a loro, usarle come carburante. Bisogna conoscerle, bisogna conoscersi, serve un po’ d’impegno ma è un “lavoro” emozionante, se fatto bene ci si diverte un sacco!

Se vuoi farlo con noi, vieni a Milano venerdì 22 giugno sarà un “Extraordinary Day”.

Basta chiamare il servizio clienti al numero verde 800.589.777 o mandare una mail a info@extraordinary.it  Iscriversi, costa solo 90 euro.

Buon week end!

Claudio

Q.B.
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