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Successo Archives - Claudio Belotti

3 semplici modi per fidelizzare i collaboratori

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Selezionare le persone migliori per la propria azienda è fondamentale: l’azienda è fatta dalle persone che vi lavorano. Anche se in ogni azienda che abbia a cuore la continuità del lavoro nessuno è indispensabile e può essere sostituito in maniera più o meno rapida, sono sempre i singoli leader che fanno la differenza.

Per questo oltre a selezionare le persone migliori è importante anche tenerle in azienda. Una quota di turnover si mette sempre in conto: ogni imprenditore sa che ci saranno sempre dei collaboratori che dopo un certo tempo hanno bisogno di fare qualcosa di diverso.

Fin quando la frequenza di turnover resta quella fisiologica – uscite per pensionamenti, fine progetti e tutte le entrate e uscite che non influiscono sulla continuità e sulla produttività – va tutto bene. Quando questa frequenza aumenta decisamente c’è qualcosa che non funziona.

Un alto tasso di turnover costa a un’azienda sia in termini di denaro che di produttività. Dalla ricerca di un nuovo dipendente qualificato alla sua formazione, trovarsi in ​​questo ciclo in modo costante significa che c’è qualcosa da modificare nell’approccio alle politiche del personale.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di tutti i meccanismi che regolano i cicli di vita aziendali e ti aiuto proprio come con un manuale d’istruzioni a individuare i punti dove intervenire e le corrette leve da muovere per migliorare situazioni che non ti soddisfano più.

In caso di problemi con la fidelizzazione dei dipendenti, è importante scoprire il motivo principale. Sono infelici sul lavoro a causa dei manager o dei colleghi? Avevano aspettative di retribuzione o di crescita differenti? C’è un problema di leadership?

Per identificare i motivi che portano i tuoi dipendenti a lasciare la tua azienda innanzitutto puoi prevedere delle interviste o dei questionari di uscita con i dipendenti in uscita. Poi, puoi sondare l’umore del tuo gruppo per valutare il livello di soddisfazione sul lavoro e identificare di cosa hanno bisogno.

Per aiutare i tuoi collaboratori a rimanere in azienda a fidelizzarsi e legarsi maggiormente puoi intervenire subito in questi 3 semplici modi:

Gratitudine: crea una cultura aziendale della gratitudine. Ogni membro del tuo gruppo è importante: dimostraglielo. Consentirai in questo modo ai tuoi dipendenti di desiderare di rimanere nella tua azienda più a lungo e lavorare di più. Premiare pubblicamente i migliori potrebbe essere una iniziativa apprezzata. Allo stesso modo riconoscere ai dipendenti che si impegnano di più dei bonus, come premi produzione o ferie extra.

Plateau: un elemento che disincentiva le persone è il raggiungimento di un plateau, di un livello dal quale non riescono a muoversi o non è possibile muoverli. Spesso le persone non cercano necessariamente la crescita. Prima di annoiarsi e desiderare qualcosa di altro, hanno bisogno di cambiare. Una nuova mansione, un nuovo compito – spesso anche una opportunità di formazione – può riaccendere la voglia di fare e di restare in azienda.

Potenziale: chi non incontra un plateau sono i dipendenti che hanno un alto potenziale e lavorano in settori dell’azienda nei quali le possibilità di crescita sono ampie. Il rischio è che spesso queste persone si sentano frenate o magari un po’ messe da parte perché il ritmo di crescita non corrisponde alle loro aspettative. Apri un dialogo con queste persone. Spiega loro che ciò che fanno è apprezzato anche quando a loro sembra poco. Dai loro la possibilità di vedere il futuro – non vuol dire raccontargli storie o ingannarli sulle reali possibilità di crescita – ma stabilisci con loro un piano per prendere coscienza di questa crescita con i passi che faranno e i risultati che otterranno.

Cosa rende speciale una azienda performante

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Il mio lavoro di Business Coach mi porta spesso in realtà aziendali super performanti. Per quale ragione? Questo accade perché le aziende che sono in crisi e in difficoltà spesso sono sopraffatte non tanto dal mercato quanto dalle proprie convinzioni limitanti. Convinzioni limitanti quali “è colpa del mercato se fatturiamo meno” o “è colpa delle pretese dei clienti” o ancora “non abbiamo bisogno di aiuto perché il Coaching o la consulenza è solo fuffa”. Le aziende che performano, invece, vogliono rimanere tali e investono per farlo.

Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro una analisi molto dettagliata dei principali indicatori che consentono di stabilire in quale stadio evolutivo si trova un’azienda o, nel caso di aziende molto grandi, in quale stadio evolutivo si trovano i diversi rami d’azienda. Questa informazione è fondamentale per comprendere come agire sui singoli collaboratori e sull’intera organizzazione per consentirle di tornare o arrivare rapidamente allo stadio di eccellenza denominato Prime.

Quando entro in contatto con queste aziende super performanti noto spesso che ci sono alcune tipologie di collaboratori e di manager che contribuiscono a renderle così speciali. Sono quelle persone che amano il proprio lavoro e la propria azienda e ci mettono passione. Di solito queste persone hanno almeno una di queste caratteristiche:

Leadership naturale: ci sono i leader scelti dalle aziende. E poi ci sono i leader naturali. Di solito sono le persone che lanciano il cuore oltre l’ostacolo che non temono di sbagliare quando agiscono perché sono consapevoli di agire per il bene dell’azienda e lo mettono al primo posto: preferiscono chiedere scusa che chiedere il permesso e attraggono le altre persone che si sentono incoraggiate a lavorare meglio perché sanno di essere sempre protette e guidate. Queste persone vanno tutelate e formate. Più strumenti hanno per prendere decisioni migliori, maggiore sarà il numero di decisioni ottime che prenderanno.

Pensiero fuori dagli schemi: sono quelli che non fanno mai (o quasi mai) quello che gli si dice. Ma non lo fanno per partito preso, lo fanno perché spesso hanno la capacità di apportare migliorie. Le regole gli stanno strette e fanno di tutto per allargare costantemente le maglie del controllo di gestione per non rimanere ingessati in regole e protocolli. Per i manager sono un vero incubo. Si può scegliere di punirli. Oppure si può decide che il loro pensiero laterale può essere messo a frutto per testare la propria gestione. Con loro l’innovazione è garantita e una volta inquadrati possono essere risorse preziosissime.

Conoscenza del mercato: i propri collaboratori, quelli che hanno una passione enorme per il lavoro che svolgono sono anche quelli più attenti alle evoluzioni del mercato. Guardano i prodotti dei concorrenti e vogliono fare meglio. Spesso sono gli stessi che sono a contatto con clienti e fornitori e riescono a percepire prima di qualsiasi indagine di mercato quale è l’aria che tira e in quale direzione. A volte non hanno la visione d’insieme che può avere un manager ma possono offrire allo stesso un punto di vista interessante, capace di cambiare davvero le cose.

Le etichette che diamo alle persone

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Bisogna chiarire subito un aspetto: è molto difficile trovare dei dipendenti pigri. La pigrizia infatti è un comportamento che molto spesso viene messo in atto per altre ragioni: è una risposta a ciò che accade intorno alla persona. Questo si può notare spesso in azienda: i dipendenti pigri sono spesso quelli che svolgono un ruolo nel quale non si ritrovano a proprio agio, un lavoro che non amano o nel quale magari hanno delle mansioni che non sono riconosciute a livello salariale.

Questo ovviamente può avvenire sia a livello personale che a livello aziendale. Intere organizzazioni infatti possono tendere alla pigrizia – intesa come un cullarsi nei propri successi, ad esempio – che porta l’azienda a guardare al passato, a fermarsi a ciò che ha e che magari l’ha portata a diventare leader di mercato. Come capita spesso infatti c’è un paradosso: più si ha successo più si rischia di fallire. Perciò si tirano i remi in barca.

Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ti parlo anche di questa fase di vita dell’azienda. Un momento che, se hai lavorato bene in passato, potresti aver già vissuto o stai vivendo proprio adesso e anche se lavori bene, corri concretamente il rischio di vivere, una volta raggiunto il successo. Evitarlo non è semplice ma è fondamentale accorgersene per tempo: i segnali che conducono a questa condizione sono molto chiari, basta conoscerli.

Quanto ai tuoi dipendenti, se hai ancora dubbi sul fatto che alcuni possano essere pigri e svogliati per natura, forse è il caso che ti faccia qualche domanda. L’ambiente di lavoro infatti influisce molto sul comportamento dei dipendenti. Poi ci sono le abilità personali: sono valorizzate? Proprio per questa ragione scegliere di non etichettare le persone come pigre e invece cercare di capire cosa le trattiene dal performare al massimo del loro potenziale è semplicemente più efficace.

Una volta che hai compreso che la mancanza di produttività non è un tratto caratteriale ma una incapacità di performare legata alle condizioni di lavoro, questo ti aiuterà a trovare il modo migliore per spezzare l’incantesimo che tiene bloccata questa persona. Chiediti (e chiedile) di cosa potrebbe aver bisogno per lavorare meglio. Quali sono le difficoltà che la bloccano. Quali emozioni prova nel suo lavoro e come queste influiscono su di essa.

Le 3 caratteristiche (più una) fondamentali per un manager

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Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho raccolto l’esperienza ultraventennale come Business Coach nelle aziende più grandi e a contatto con imprenditori illuminati e manager con idee innovative e approcci inconsueti. Tutto questo know-how è a tua disposizione e può applicarlo nella tua azienda per portarla a quello che lo stato di grazia, lo stadio del Prime.

Tutto ha inizio molti anni fa – non ricordo più quanti, ma tanti – in uno dei numerosi seminari di Robbins al quale collaboravo. Il grande Tony ci parlò di un concetto che mi colpì (non che fosse la prima volta, né è stata l’ultima). Ci parlò delle identità nel mondo del lavoro. Ci disse che ognuno di noi, per natura, può avere una prevalenza di uno fra tre diversi modi di pensare.

Sul lavoro, infatti, diceva Robbins, ci sono tre anime. Tutte belle, tutte necessarie al mercato e molto diverse tra loro. Di queste tre, solitamente ne abbiamo una molto sviluppata, una meno e una quasi per niente. Ovviamente nessuno di noi è una cosa sola, siamo animali complessi, ma questa generalizzazione ci può aiutare. I tre “tipi” sono: l’artista, il manager, l’imprenditore (business maker). 

Sapere qual è la tua anima prevalente e quale quella secondaria è importante per assicurarti di avere persone diverse vicino a te: infatti se ragionate tutti allo stesso modo vi farete male, imprenditorialmente parlando. Non si vince un campionato con soli portieri e difensori. Cerca di capire chi sei e di chi o cosa hai bisogno. Portali in azienda, ascoltali e impara da loro.

Se la tua anima è quella di un imprenditore e hai bisogno di trovare manager ci sono almeno 3 caratteristiche (più una) che devi ricercare. Vediamole insieme:

Manager Coach. Un buon manager dovrebbe essere anche un buon Coach. Sono trascorsi ormai già molti anni da quando la prestigiosa università di Harvard ha individuato il Coach come professione del futuro e le Coaching skill come elementi fondamentali in qualunque professione o mansione che preveda la gestione, il coordinamento e la guida delle persone. La gestione dello stato emotivo, le competenze di negoziazione, le abilità di valutazione delle risorse umane sono tutte caratteristiche fondamentali per un manager.

Delega. La delega a volte viene intesa in modo negativo come il tentativo di scaricare lavoro sugli altri. Non è così: la delega è innanzitutto responsabilizzazione. Un manager leader deve avere la capacità di creare altri leader. I team di lavoro non devono dipendere dalle decisioni del manager, deve essere in grado di gestire a sua volta le piccole decisioni che fanno andare avanti il lavoro in modo scorrevole. Delegare infatti non significa disinteressarsi. Significa dare valore, valorizzare il lavoro delle persone permettendo loro di crescere.

Competenze. Un manager deve essere competente del settore in cui opera. Soprattutto quando deve guidare una squadra di tecnici, deve avere competenza nella materia specifica. Mettere alla guida di un settore una persona che non ha competenze in quel settore può rendere molto complessi sia la creazione di fiducia, sia la capacità di controllo, sia il coordinamento del lavoro.

Infine, una caratteristica fondamentale è la capacità di prendere decisioni. Nel lungo periodo l’errore si paga molto meno dell’essere rimasti fermi. Prendere decisioni è molto utile per uscire da impasse pericolose. Una decisione rapida e sbagliata è sempre meglio di una decisione tardiva o di nessuna decisione. Nel primo caso infatti ci si dà la possibilità di recuperare.

Come sviluppare la tua leadership sul lavoro

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Come si diventa un leader sul lavoro? Diventare leader sul lavoro porta opportunità, sfide e responsabilità. Non tutti sono adatti alla leadership ma posso rassicurarti se è questo il tuo dubbio: se sei qui a leggere questo blog, se vuoi migliorare e desideri prendere in mano le redini della tua vita, sicuramente sei la persona giusta.

Se non sei sicuro di sapere quale sia il punto di partenza, ce ne sono molti dai quali partire per creare la tua personale forma di leadership. E questo è il segreto: la leadership, come la felicità e il successo non è unica. La formula della leadership infatti ha delle caratteristiche specifiche, degli ingredienti potremmo dire, e allo stesso tempo ciascuno può personalizzarla a piacere mischiando gli ingredienti in quantità differenti.

Ovviamente una leadership efficace è anche una leadership equilibrata, come il sapore di un piatto prelibato, e lo è innanzitutto rispetto al contesto e alla situazione. Il leader infatti è anche flessibile e più lo è e più è in grado di gestire il sistema nel quale agisce. Per questa ragione è importante comprendere bene quali sono le caratteristiche di un leader. Ti consiglio di iniziare da queste 3 (più una):

Capacità

I veri leader conoscono le proprie capacità e i propri limiti e usano questa consapevolezza per mettersi costantemente alla prova per crescere. Quando sei consapevole di capacità e limiti, le critiche e le battute d’arresto non sono stop definitivi ma nuove opportunità per migliorare te stesso e la tua situazione. Affina costantemente le tue abilità e sviluppane di nuove. Quando ti impegni costantemente a migliorare te stesso, sei in grado di diventare più di quanto avresti mai pensato possibile.

Convinzioni

Molto spesso ciò che porta un leader è certezza, soprattutto all’interno di ambienti di lavoro nei quali regna incertezza. Ciò non significa che come leader devi avere sempre tutte le risposte: è sufficiente che tu sviluppi la convinzione interiore di poter trovare la risposta e andare avanti. La chiave è essere pronti ad accettare ogni sfida (coerente con il tuo obiettivo lavorativo). Spesso, portare certezze significa anche portare creatività, umorismo e curiosità in situazioni stressanti. Questo farà sì che gli altri si rivolgeranno naturalmente a te quando le cose diventano difficili o caotiche perché riuscirai a farle sembrare più leggere.

Identità

Un vero leader è un grande semplificatore. Attenzione: semplificare non significa banalizzare. Semplificare significa dare alle persone messaggi chiari, senza essere direttivi. Significa dare spazio per crescere senza aggravare il loro carico di lavoro. Significa sottolineare un errore per il tempo necessario a farlo comprendere e nello spazio sufficiente perché la persona comprenda e premiare in pubblico perché tutti sappiano il successo raggiunto. Essere un leader significa esserlo, non solo volerlo essere, in ogni momento, in ogni azione che si compie, con coerenza, con l’esempio, con l’umanità.

Infine, per crescere all’interno dell’azienda è fondamentale conoscere lo stadio evolutivo dell’azienda stessa. Prima di muoversi in una direzione è molto importante sapere se quella è la stessa direzione nella quale si sta muovendo l’azienda. Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro uno strumento pratico e semplice per comprendere quali sono le fasi che attraversa ogni azienda, qual è la migliore e per quale ragione. Questo non vuol dire che non si possa far carriera in una azienda che si trova in una fase non ottimale. Anzi spesso è persino più facile. Per farlo bisogna fare le mosse giuste. Sei sicuro di sapere quali sono? Leggi il libro e scoprilo!

Prevenire i conflitti (è meglio che risolverli)

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La funzione più importante di un programma di posta elettronica non è invia. È “salva in bozza”. Questa è una delle lezioni più importanti che mi abbia mai insegnato uno dei più grandi esperti mondiali di negoziazione: William Ury. Ti ho già raccontato questo aneddoto in un audiolibro di grande successo che si intitola “Impara a risolvere i conflitti” che ti consiglio di ascoltare o riascoltare perché tutti abbiamo bisogno di tanto in tanto di una soluzione efficace per uscire da una impasse personale.

A volte questi conflitti non avvengono di persona e si svolgono sul web o tramite internet e il consiglio di William Ury diventa ancor più prezioso. Il modo migliore per risolvere i conflitti, infatti è prevenirli. La tentazione di fare una mail di fuoco, un post al vetriolo o lasciare un commento puntuto è capitata a tutti. Ci sono persone capaci di farci perdere la pazienza – se conosci la PNL, noi diciamo lo stato – e quando siamo arrabbiati esce tutto il nostro lato oscuro.

“Salva in bozza” ci aiuta a rimettere il lato oscuro a posto, dove serve averlo ben conservato per utilizzarlo nei momenti davvero importanti. Una arrabbiatura momentanea non merita una guerra e il web – in particolare i social network – sono già una valvola di sfogo per tante persone che andare ad aggiungere risentimento o frustrazione non vale proprio la pena. Scrivi pure la tua rabbia, poi salvala. Alzati dal computer, lascia il telefono, fai un giro e schiarisciti la mente. Poi torna e cancella quella bozza.

In ogni caso, il problema con le e-mail come strumento di comunicazione è che troppo spesso andiamo fretta. Tendiamo a scriverne troppe, con poco testo e confuso, dando per scontato che la persona che la riceve abbia tempo e voglia per comprendere quello che gli stiamo comunicando. Per questa ragione è importante prendersi il giusto tempo per rispondere alle mail, o per scrivere quelle davvero importanti e metterci nei panni della persona che la riceve. Domandati sempre prima di inviare se il tuo messaggio è chiaro, se contiene tutte le informazioni necessarie e se il tono che hai utilizzato è adeguato al tipo di rapporto che hai con la persona o le persone che riceveranno il messaggio.

L’errore è un insegnante generoso

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La parte più difficile quando si sbaglia è perdonarsi. Quella migliore è imparare dall’errore e andare avanti. Molto spesso infatti quando si incappa in un errore si tende a farsene una colpa, a rimuginare sull’accaduto e su quella sensazione spiacevole. Gli sbagli sono una parte fondamentale della crescita, una parte necessaria perché sono il simbolo stesso dell’inizio di una nuova attività, di un modo diverso di fare le cose o ancora sono il simbolo di un processo da migliorare. L’errore è un insegnante generoso per la crescita personale.

Proprio per questa ragione è necessario capire prima possibile che gli errori non vanno ignorati e soprattutto che non si cancellano. Si conserva l’insegnamento e si cambia l’emozione collegata. Questa in Programmazione Neuro-Linguistica è quella che chiamiamo una ristrutturazione: tieni la memoria dell’evento e cambi il modo in cui ti ha fatto sentire. Una tecnica per farlo in modo efficace si chiama “Cambio di storia personale” e permette di guardare al tuo passato in modo diverso, più utile per il tuo presente.

Permettersi di sbagliare significa volersi bene, essere pronti a fare qualcosa di gentile per sé stessi. Per questo ti parlo spesso del concetto di integrità. Cosa significa essere integri? Significa non essere spezzettati, essere tutti d’un pezzo cioè accettare tanto i nostri pregi quanto i nostri difetti. Anche perché non è detto che quello che ritieni essere un difetto sia sempre tale. Ogni comportamento può essere adeguato in una determinata situazione. L’attenzione e la meticolosità possono essere un difetto quando si svolge un compito che non richiedere accuratezza – e portare a errori – mentre potrebbe essere particolarmente utile in compiti nei quali la precisione è determinante.

Infine, per apprezzare e mettere a frutto nel modo migliore i propri errori è necessario fare rimanere concentrati su ciò che si sta facendo. Mettere il massimo dell’impegno nel proprio lavoro significa non avere rimpianti: quando sai che hai fatto il massimo, non ti chiedi se avresti potuto fare di più.

3 lezioni fondamentali di PNL

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Nella vita di tutti i giorni raggiungere un equilibrio fra lavoro e tempo libero è molto importante. A volte può essere difficile perché il lavoro spesso tende a prendere il sopravvento e poi gli eventi della vita ci ricordano quante altre cose importanti ci siano, se solo ci prendiamo il tempo per vederle e per sentirle.

Grazie agli strumenti che mette a tua disposizione la Programmazione Neuro-Linguistica, puoi comprendere meglio quali sono gli aspetti più importanti, per TE. Il bello della PNL è che ti offre la possibilità di lavorare sulla tua esperienza – su ciò che vivi, che hai vissuto e anche su quello che vivrai – in modo da ristrutturare il significato dell’esperienza passata, il senso di ciò che vivi oggi e guardare nella giusta prospettiva il futuro che vuoi realizzare.

Ci sono tre lezioni fondamentali – fra le tante che la PNL mi ha insegnato in questi anni – che voglio condividere con te:

  1. Come leader è tuo compito guardare avanti. Allo stesso tempo devi ricordare che le persone che vivono con te, i tuoi cari, la tua famiglia sta vivendo la sua vita, con le sue sfide e difficoltà. Quando raggiungi i tuoi obiettivi, ricordati quanto sono importanti le persone che hai al tuo fianco: aiutale a riconoscere i loro progressi e fornisci loro il supporto di cui hanno bisogno per realizzarsi come stai facendo tu.
  2. Definire lo scopo e incanalare la sua forza è cruciale per essere il leader che desideri. Se non hai ancora definito in modo chiaro lo scopo della tua vita, potresti fare cose che alla fine non ti rendono felice o appagato. Per iniziare a definire il tuo scopo ripensa alle sfide più difficili della tua vita, alle esperienze che hai vissuto e che ti hanno formato. Hai trasformato quelle avversità in risorse? Cosa ti ha spinto a farlo? Se il tuo io di oggi potesse parlare con il tuo io di qualche anno fa, che consiglio gli darebbe?
  3. Impara a dire qualche no. Non tutte le sfide ti porteranno dove desideri essere. Non tutte le novità ti faranno crescere. Dire di sì a tutto non è utile per nessuno: ti sovraccarica e ti porta a dedicare meno attenzione alle tue priorità più importanti. Quando qualcuno ti chiede di fare qualcosa di nuovo chiediti se accettando faresti un buon uso del tuo tempo e se la scelta si allinea al tuo scopo, ai tuoi valori, alla tua identità. A volte, la cosa migliore che puoi fare è dire rispettosamente no, grazie.

Essere un nuovo manager

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Può essere complicato assumere il ruolo di nuovo manager in una azienda già grande e strutturata. Allo stesso tempo è un evento che accade spesso. In tutte le grandi aziende c’è un turnover di manager e di frequente – anche in Italia – sono ragazzi giovani ad assumere ruoli di gestione e decisione. Meno spesso questo accade anche nelle aziende più piccole, dove invece capita che si cresce per linee interne.

Qualunque sia la modalità con la quale vieni inserito in un ruolo manageriale, se sei giovane o comunque alla prima esperienza in questo ambito, puoi incontrare qualche difficoltà. Imparare a conoscere lo stadio di sviluppo della tua azienda – e del settore aziendale specifico in cui operi – può darti maggiore sicurezza e una consapevolezza in più.

Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del SuccessoRoi Edizioni ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione. Poi si tratta di iniziare a tradurre la tua visione in realtà.

Perciò quando assumi il ruolo di manager, può sembrarti allettante provare a te stesso e agli altri che sei in grado di prendere decisioni rapide. Se mi conosci e mi segui sai bene quanto sia favorevole alle decisioni rapide: sono quelle che ti offrono più tempo per migliorare. In ogni caso, se sei nuovo in quella azienda o in quel ruolo, fino a quando non avrai familiarità con le dinamiche interne all’azienda, rischi di giudicare i processi e le persone in maniera superficiale.

Quindi è importante studiare e allo stesso tempo gestire la tua voglia di “fare qualcosa”. Invece di agire d’impulso, concentrati sull’ascolto, sull’osservazione e sull’apprendimento delle persone chi ti circondano, dei tuoi collaboratori e dipendenti. Prendi appunti su ciò che ascolti e assicurati di parlare con quante più persone possibile.

Una volta che hai costruito la tua rete di informazioni e di conoscenze, inizia a sondare il terreno attraverso decisioni che dimostrano la tua attenzione e il tuo rispetto per le persone e le loro aspettative. Questo aiuterà le persone a essere più motivate nell’impegnarsi e avranno la possibilità di valutare nella giusta ottica i progressi. Sia i tuoi che i loro.

Diventa decisivo!

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Le decisioni sono ciò che plasma il tuo futuro. Prendere una decisione, soprattutto di fronte ad altre persone, in pubblico, è un impegno e una promessa di realizzare qualcosa. Spesso è proprio qualcosa che cambia la tua vita e quella delle persone che hai accanto.

Ed è proprio per questa ragione che è importante imparare a prendere buone decisioni. Non solo, è importante anche che siano decisioni coerenti con i tuoi valori e le tue convinzioni, con la persona che sei e con quello che vuoi per la tua vita.

Il workshop “Obiettivi!” nasce per aiutarti a fare questo processo in maniera efficace. Quando chiarisci cosa vuoi e i motivi per i quali vuoi quello che vuoi, prendere le decisioni più importanti (e anche quelle meno importanti) diventa più semplice.

Spesso siamo così presi dal desiderio di prendere la decisione giusta da non prendere alcuna decisione. Questo tipo di pensiero è radicato nella paura. Qualsiasi decisione, non importa quanto piccola, significa un cambiamento. La resistenza al cambiamento essere distruttiva anche se è naturale. Perché in fondo il cambiamento non è garanzia di nulla e si può cambiare in peggio. Quello a cui aspirare invece sono crescita e miglioramento.

L’unico modo per sapere che stai facendo progressi costanti verso la vita che desideri è sapere cosa vuoi e poi allenarti a prendere decisioni coerenti con il tuo scopo, i tuoi obiettivi, i tuoi valori e le tue convinzioni. La vera leadership deriva dalla capacità di prendere decisioni anche quando non si è sicuri che siano giuste. Se vuoi essere un leader sul lavoro e nella tua vita devi essere pronto a essere decisivo, anche quando non hai idea di quale sia la strada giusta. A volte infatti non conta conoscere tutti i passi ma avere chiara la direzione da seguire.