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comportamento Archives - Claudio Belotti

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Il comportamento adeguato al leader

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Per scegliere di voler migliorare è necessario sapere quali sono gli elementi sui quali concentrarsi. Questo può valere per nozioni – che possono essere riviste e aggiornate – per capacità – che possono essere affinate – e persino per dei modi di fare. A volte infatti si tengono dei comportamenti pensando che siano adeguati alla situazione, mentre in realtà non lo sono.

Non stiamo parlando di comportamenti giusti o sbagliati. Come ci insegna la PNL infatti ogni comportamento può essere adeguato in un determinato contesto. Faccio un esempio banale ma almeno sono sicuro di spiegare bene questo concetto basilare: lavarsi è giusto o sbagliato? Posta così questa domanda, tutti diremmo che è giusto (anche se alcune persone sembrano più amanti della teoria che della pratica).

Eppure, se qualcosa a cui tieni sta andando prendendo fuoco, non utilizzeresti l’acqua a disposizione per lavarti. Quando il tuo migliore amico si sposa, il banchetto nuziale non è il luogo migliore per raccontare di quanto (o come) vi siete divertiti quando eravate ragazzi. Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non adeguati al contesto.

Allo stesso modo quando hai un ruolo da leader in azienda, può capitare che tu abbia dei comportamenti che non riesci ancora a riconoscere come inadeguati – ad esempio perché richiedono di immergersi molto nel modello del mondo di qualcun altro – e in questo momento non hai voglia o non ne sei ancora in grado.

Ti aiuto io facendo una breve lista di comportamenti che per esperienza vengono percepiti come inadeguati alla leadership e se presi in considerazione possono aiutarti notevolmente a migliorare.

La mania del controllo. Ci sono poche cose che creano malumore e sfiducia come la mania del controllo. Una sana disponibilità a seguire il lavoro e a verificarlo può produrre risultati positivi. Un controllo continuo e pressante del lavoro – spesso con interventi “operativi” – si rivela più di frequente controproducente. La soluzione? Delega e relax. Un leader crea dei leader e tutto ciò non avviene in un giorno. L’esperienza si forma con il tempo.

Le “tue” priorità hanno sempre la priorità. Una squadra nella quale tutti giocano al servizio di uno può vincere nel breve periodo ma dopo un po’ si sfalda. I team si reggono quando lo scopo comune e lo scopo personale – di ciascuno – sono ben allineati (o al limite compatibili). Se le tue necessità sono il centro di tutto, non puoi pensare e agire in modo strategico.

La comunicazione è sempre confusa. Magari per te è tutto chiarissimo. Ma lo è anche per gli altri? Se troppo spesso le tue comunicazioni vengono fraintese o interpretate in un modo differente da quello che pensavi puoi domandarti cosa sto dando per scontato che scontato non è? Meglio ancora: puoi chiederlo direttamente alle persone che interpretano in modi diversi le tue indicazioni.

Fare rete con i livelli logici

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Fare networking, cioè creare e ampliare la rete di contatti per realizzare nuove opportunità è un lavoro vero e proprio. Non è una attività secondaria da fare a tempo perso. È un punto cardine di qualsiasi professione e bisogna imparare a farlo nel modo giusto. La ragione è semplice: non conta chi conosci, è importante il modo in cui conoscono te.

Attenzione: non è una questione di reputazione. Non solo. Fare rete significa mettere in condivisione valori e convinzioni e mettersi a disposizione per quelle che sono le proprie competenze. Se volessimo analizzare il networking con i livelli logici di Dilts potremmo dire che:

Ambiente: dove e quando fai rate non sono aspetti fondamentali. Se fatto con rispetto per il luogo e il momento, va bene qualsiasi luogo e ogni momento. Il rispetto viene prima di tutto: chiedersi se è il momento giusto per parlare di lavoro o affari è fondamentale. E tra poco vedremo per quale ragione.

Comportamento: il tuo comportamento certamente va calibrato sulle persone presenti. In una occasione formale prima di scherzare devi capire se il tuo interlocutore o i tuoi interlocutori sono sulla stessa linea d’onda. Allo stesso modo in una occasione informale, parlare solo di lavoro potrebbe annoiare. Infine, fai i compiti a casa: studia chi sarà presente, quali punti di contatto avete e cosa puoi fare per questa persona.

Capacità: le tue capacità dovrebbero essere al servizio delle altre persone. Ascoltare gli altri è il primo passo. Mettersi a disposizione per risolvere i problemi in base alle tue possibilità, è il secondo. Per sugellare questa relazione, una volta risolto il problema o approntata la soluzione, puoi chiedere un feedback. Sviluppa la capacità di calibrare il non verbale e capire chi ha bisogno di parlare. Tu resta in ascolto: le persone sono straordinarie.

Valori e Convinzioni: qui inizia a parte importante. Più sei chiaro su quelli che sono i tuoi valori – più sei chiaro innanzitutto con te stesso – più è facile attrarre persone che la pensano nello stesso modo. Per lavorare bene, i livelli logici alti – cioè i livelli che affrontiamo da qui in poi – devono essere soddisfatti. Chiarisci i tuoi valori, le tue convinzioni e i tuoi obiettivi: questo ti aiuterà a trovare le persone giuste con le quali lavorare in modo sereno. Crea delle connessioni forti sulla base dei valori condivisi con le persone con le quali parli.

Identità: chi sei non è ciò che fai. Le persone scelgono con chi collaborare molto più spesso sulla base di ciò che sono prima ancora che sulla base di ciò che fanno. Per questo è fondamentale avere una identità chiara e ben definita. Qui entra in gioco la reputazione. La reputazione cos’è? È la distanza fra ciò che dici di essere e ciò che sei. A parole sono tutti bravi ma ciò che conta alla fine sono i risultati. Quando vuoi fare rete metti da parte il tuo io e lascia che siano le altre persone a esprimere chi sono.

Scopo: anche qui la chiarezza è fondamentale. Ti è chiaro il tuo scopo nella vita? Più è chiaro a te, più sarà semplice comunicarlo agli altri. Meglio comunichi il tuo scopo, più semplice sarà incontrare persone che hanno scopi coerenti, complementari o compatibili con il tuo. Queste sono le persone migliori con le quali percorrere la strada, perché comprendono la direzione del tuo viaggio.

Lavorare sull’allineamento dei tuoi livelli logici è un punto di partenza per costruire una solidità interiore che si riflette subito all’esterno. Ti spiego come farlo nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicitàe insieme a molte altre tecniche di Coaching ti aiuto a raggiungere i tuoi obiettivi personali e professionali.

Cosa possiamo imparare dal lockdown sul comportamento?

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Seconde te, le persone – la maggior parte di esse per lo meno – hanno dimostrato maturità in questi mesi? È una domanda più complessa di quello che può sembrare inizialmente e non si può rispondere con un semplice si o no.

In questo periodo di lockdown appena trascorso abbiamo fatto numerose dirette sulle mie pagine Facebook e Instagram e gli argomenti che sono andati per la maggiore sono stati la leadership, la resilienza e la gestione delle emozioni. Cosa hanno in comune questi tre argomenti? Il comportamento.

Tutti questi argomenti infatti si possono affrontare da diversi punti di vista, mettendosi ad esempio gli occhiali della PNL e guardandoli attraverso il filtro dei Livelli Logici di Dilts oppure, come abbiamo fatto più spesso, con gli occhiali colorati delle Dinamiche a Spirale.

Molte persone – la maggioranza delle persone – in questo periodo sono rimaste a casa, rispettando le prescrizioni del Governo. Alcune altre sono uscite, si sono incontrate con altre persone (non per motivi di lavoro), hanno fatto acquisti più volte ogni settimana, non hanno indossato una mascherina in pubblico.

Per quale ragione? La risposta arriva proprio grazie alle Dinamiche a Spirale: a seconda del livello di esistenza e delle condizioni di vita che le persone si trovano a vivere si attivano in loro comportamenti diversi e prevale un differente tipo di locus of control.

Semplificando il locus of control è il “luogo” nel quale l’individuo colloca il controllo della propria esistenza: infatti il locus of control può essere interno o esterno. Quando è interno – in Dinamiche a Spirale nei livelli che corrispondono ai colori caldi – la persona pone in sé la capacità di controllare gli eventi della propria vita. Quando è esterno – nei livelli che corrispondono ai colori freddi – il controllo è attribuito a circostanze esterne.

Tutto questo cosa c’entra con la maturità? Per il dottor Graves, lo scienziato che ha elaborato la teoria delle Dinamiche a Spirale, sia l’interno sia l’esterno interagiscono in una danza interdipendente e oscillano tra un locus interno e uno esterno di controllo. Il punto di vista dei Livelli dell’Esistenza è ciclico.

La crescita di un individuo o un gruppo oscilla da una modalità di espressione di sé per la sopravvivenza al sacrificio di sé verso una fonte di controllo esterna, poi di nuovo indietro verso una forma di espressione di sé da una sorgente direzionale interna, influenzato sia dalle condizioni dell’esistenza sia dal sistema neuronale. La maturità in Dinamiche a Spirale può essere sia dipendenza sia indipendenza.

In questa situazione di lockdown tante persone hanno dato una grande prova di maturità e hanno saputo mettere da parte il proprio io e (af)fidarsi alle direttive del governo e degli scienziati che raccomandavano di rimanere in casa, di rinunciare a vedersi, di fare la spesa una volta a settimana, di limitare gli spostamenti.

E adesso, cosa succederà? Cosa ci aspetta per il futuro? Dopo questo lockdown non torneremo più alla normalità precedente, dovremo affrontare una nuova normalità, una normalità diversa e ciascuno di noi dovrà trovare le risorse per viverlo nel miglior modo, rispettando gli spazi degli altri, per il bene di tutti (anche per il bene di sé). Io sono fiducioso, troveremo sicuramente il modo di dimostrare ancora la maturità necessaria.

Come gestire i conflitti in ufficio

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I conflitti in ufficio sono all’ordine del giorno. A volte è una questione di mansioni poco definite, altre volte entra in gioco il carattere, più spesso ci si scontra sulle soluzioni da adottare. In altri casi c’è un problema di comportamento, un ambiente di lavoro poco confortevole, collaboratori con competenze limitate. Manager e team dovrebbero cercare di agire in modo coordinato ma spesso ciò non accade. Di chi è la responsabilità?

Se mi conosci e mi segui da un po’ di tempo avrai compreso che credo che il ruolo attivo lo debbano giocare i leader. Il che non significa che il leader debba essere proprio il manager all’interno di un conflitto. Qualunque membro del gruppo che arrivi a comprendere che il benessere di tutti e il valore del lavoro passa dalla capacità di collaborare a un risultato utile, può essere quel leader.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del SuccessoRoi Edizioni dedicato al business ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione anche nella generazione del conflitto.

Per intervenire in modo rapido ho tre consigli per te che puoi mettere in pratica subito:

Identifica il livello: se conosci i livelli logici di Dilts, creati dal grande ricercatore in PNL Robert Dilts, puoi iniziare a identificare a quale livello si colloca il conflitto per trovare una soluzione pratica. I livelli sono Ambiente (risponde alle domande “Dove? Quando?”), Comportamenti (Cosa?), Capacità (Come?), Valori/Convinzioni (Perché?), Identità (Chi?), Scopo (Per chi? Per cosa?). A che livello si sviluppa il conflitto? A volte basta solo prendere consapevolezza del livello per risolvere il conflitto.

Pensa al presente: spesso i conflitti vengono dal passato o anticipano un futuro che nessuno può prevedere e in qualche modo lo rendono reale. Prendi in considerazione solo i fatti attuali e metti da parte tutto quello che coinvolge il passato e il futuro. Gli attriti del passato e le ansie del futuro sono nemiche di una serena gestione del presente.

Individua l’obiettivo: i conflitti che nascono perché si hanno strategie diverse sono i migliori. Infatti, non tutti i conflitti vanno eliminati o placati sul nascere. Alcuni, non tutti, servono a trovare soluzioni migliori: chiarire (o ricordare) a tutti che l’obiettivo è quello di lavorare meglio, non di avere ragione, può cambiare l’approccio al conflitto e far emergere nuove soluzioni.

Infine, ricorda: in un mondo nel quale molti pensano a loro stessi, il modo migliore per risolvere i conflitti di strategia è mettere al centro chi ha bisogno di attenzione e desidera visibilità (dando ragione o sottolineando la paternità di una idea). Ogni leader deve essere in grado di farsi da parte, soprattutto se a tutti risulta evidente che ciò che fa migliora il lavoro di tutti. La persona egocentrata non lo noterà nemmeno. E avrete vinto tutti.

L’enorme potere del buon esempio

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Mi piace ricordarlo, a me stesso e a te che ora mi stai leggendo, quanto è importante un esempio positivo. Tutti impariamo attraverso l’imitazione e migliore è ciò che imitiamo, migliore sarà la nostra pratica. Come spesso capita nella vita ci si abitua facilmente a guardare le cose da un solo punto di vista e ogni tanto è bene ricordarsi che ci sono tanti punti di vista differenti dai quali guardare il mondo che ci circonda e ciascuno di noi in modi e tempi differenti è un esempio dal quale gli altri imparano e traggono ispirazione.

Puoi ispirare con il tuo scopo o attraverso il tuo comportamento o più semplicemente per quello che sei. Per farlo in modo efficace devi essere integro, cioè non rotto, le tue scelte insomma devono essere coerenti con i tuoi valori, con chi sei e cosa vuoi. Questa è anche la base di una solida leadership e il cuore del lavoro di un Coach straordinario. Infatti, l’esempio non è altro che teoria che diventa pratica attraverso l’azione. Bisogna evitare di diventare quelli che io chiamo i professionisti della formazione, che non sono formatori ma studenti – anche i più attenti e competenti – che studiano, studiano, studiano e non mettono mai in pratica.

L’importanza dell’esempio è fondamentale perché funziona a prescindere dal contenuto. Mi spiego meglio: se sei per strada e vedi una persona anziana in difficoltà mentre porta le buste della spesa, ti offri per aiutarla. Chi ti vede trarrà una ispirazione dal tuo esempio. Questo cosa significa? Quando ispiri qualcuno con un gesto positivo, attraverso un buon esempio, quella persona sarà più propensa a mettere in atto un comportamento positivo, qualunque esso sia.

Tempo fa mi capitò di incontrare in ospedale una persona che era andata lì a donare il sangue. Parlando mi spiegò che lo stava facendo perché alcuni giorni prima aveva visto un senzatetto dividere il suo pasto con un altro senzatetto in preda alla disperazione per la fame. Un gesto semplice, umano, un gesto di condivisione. Lo aveva colpito e ispirato. Lo aveva spinto a domandarsi cosa potesse fare lui per gli altri ed era diventato un donatore di sangue. Due realtà lontane fra loro, apparentemente scollegate, unite dall’esempio positivo.

Un senzatetto condivide il suo pasto e sfama una persona e solo vedendo questo gesto, un’altra persona decide di iniziare a donare il sangue, salvando a tutti gli effetti molte vite umane. Pensa al potere enorme che ha questa cosa. E pensa a quello che ciascuno di noi, io, tu e chiunque verrà in contatto con questo racconto potrà fare, ispirato dal buon esempio.

Io penso che tutti quanti possiamo avere dei benefici da un comportamento attivo e positivo, cercando (e condividendo) i buoni esempi che ci ispirano a diventare ciascuno la migliore versione di sé. Questo non solo contribuisce a farci sentire bene, ma aumenta anche il nostro senso di vicinanza con il prossimo e di generosità verso gli altri, aiutandoci a superare le divisioni e focalizzarci sulle uguaglianze. Non è solo un auspicio ma un vero e proprio impegno che ognuno può decidere di prendere per il nuovo anno e per il resto della vita.