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Business Archives - Claudio Belotti

Facciamoci qualche domanda

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Ci sono alcune domande che quasi tutti ci poniamo almeno una volta nella vita. Soprattutto quando siamo giovani. E le risposte a queste domande – soprattutto alcune risposte – ci possono condizionare per molti anni. Per questo è importante fare il punto, di tanto in tanto, per capire se ciò che pensiamo di volere è esattamente quello che vogliamo oggi: il workshop “Obiettivi! nasce proprio per questo. Fai un aggiornamento del software e stabilisci le tue priorità per l’anno che viene.

Quanto alle domande, quelle rimangono. Ciò che cambia sono le risposte. Un esempio? Quando ci si affaccia nella società, magari con il primo lavoro o ancor prima all’università, capita di chiedersi: “Cosa pensano gli altri di me?”. È una buona o una cattiva domanda questa, secondo te? È una ottima domanda! Se presuppone che tu voglia curare la tua reputazione. Se invece la tua preoccupazione è non sembrare strano o diverso e uniformarti agli altri, stai perdendo qualcosa.

In particolare, stai perdendo una parte di te che invece potrebbe essere proprio quella speciale, il tuo talento, il tuo super potere che ti rende unico. Da ragazzi capita di volersi integrare anche a costo di uniformarsi agli altri e rinunciare a pezzi della propria identità. Spesso è questa la ragione che dopo qualche anno di queste rinunce porta alla frustrazione e al non riconoscersi più. Nel mio libro “Super Youho descritto una sorta di percorso di Coaching che puoi fare insieme a me per individuare il talento speciale che hai e valorizzarlo per vivere a pieno la tua autentica passione.

Altre volte capita che ci poniamo domande come: “se avrò un cattivo risultato, questo che conseguenze porterà nella mia vita?”. La pre-occupazione è un fenomeno naturale e un meccanismo che ci tutela da brutte conseguenze. Fino al punto in cui è funzionale per la sopravvivenza. Quando inizia a diventare disfunzionale e ti tiene alla larga da ciò che può renderti felice – anche a costo di qualche errore – bisogna andare oltre. Anche perché la maggior parte delle persone che rinuncia non teme l’errore, piuttosto si pente della rinuncia.

3 lezioni (più una) per raggiungere il successo personale

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Nella mia esperienza come Business Coach in tante aziende di dimensioni differenti, dalle multinazionali più grandi alle aziende familiari più piccole – non meno grandi nello spirito e spesso create da fondatori illuminati o con un management ispirato – ho avuto la possibilità di conoscere abitudini e comportamenti di persone che hanno a che fare con responsabilità enormi; queste persone, con una decisione sulla produttività in azienda, ad esempio, possono influenzare la vita di migliaia di lavoratori e a caduta decine di migliaia di persone attraverso le loro famiglie.

Ogni Coach ha una responsabilità fondamentale in questo processo. Proprio per questa ragione è necessario essere preparati e capaci di fornire un feedback adeguato. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni fornisco gli strumenti utili per fare un’analisi dello stato di sviluppo e di crescita dell’azienda e offro a chi desidera intervenire sul miglioramento la possibilità di farlo in modo mirato.

In quasi trenta anni di professione come Business Coach nelle aziende ho raccolto molti consigli, idee e punti di vista che ho trovato interessanti, curiosi, differenti. Io credo che tutto ciò che ti aiuta a guardare la vita da un punto di vista differente vada accolto con entusiasmo. Fare cose diverse mantiene la mente flessibile e giovane. Ecco quindi tre insegnamenti (più uno) utili e interessanti che mi hanno trasmesso con il proprio esempio alcune delle persone migliori con le quali ho lavorato:

  1. Preferiscono qualità a quantità: dai programmi tv agli alcolici, dal cibo alla formazione. Scelgono con cura ciò che devono fare, come utilizzare il proprio tempo e come valorizzarlo. E lo fanno ogni giorno.
  2. Sanno fare eccezioni: la flessibilità dei grandi leader è spesso la chiave del loro successo. Hanno la capacità di adottare soluzioni differenti e cambiare i piani quando serve. Soprattutto sanno scegliere quando fare qualcosa di diverso significa crescere e lo fanno.
  3. Investono i loro soldi: tutte le persone di successo che ho conosciuto investono i loro soldi per attività che li rendono migliori. Investono nei loro affari, per la loro crescita personale e per le loro passioni.

Infine, prendono sempre la piena responsabilità delle proprie azioni. Più in generale le persone di successo scelgono. Cioè fanno qualcosa con quello che hanno a disposizione e ottengono dei risultati. Imparano da queste azioni e migliorano il processo, un passo alla volta. Spesso cambiano il mondo, in modo semplice, con naturalezza. Fanno quello che li ispira.

E tu, fai quello che ti ispira e appassiona nella vita, a prescindere dalle circostanze esterne?

Il nemico numero uno della produttività

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Il blog del sito RescueTime ha pubblicato un sondaggio condotto sui propri utenti. Tema del sondaggio: le interruzioni sul posto di lavoro. Dai risultati sembra proprio che il problema delle continue interruzioni sul lavoro affligga il 98% dei lavoratori. In effetti se ci pensi, in molti uffici è impossibile distinguere l’attività principale da tutte quelle secondarie che si affacciano durante giornata sotto forma di email, telefonate, notifiche, messaggi e quant’altro.

Anche nelle aziende più strutturate o in uno stadio più avanzato di produttività, le condizioni di lavoro soffrono di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto Prime. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. Tutti sono proattivi e vengono prese le misure necessarie per dare i giusti spazi e tempi di lavoro ai dipendenti affinché performino al meglio.

Il problema delle interruzioni, a quanto si legge nei risultati del sondaggio, in ogni caso sembra affliggere tanto i lavoratori negli uffici quanto le persone che svolgono la propria attività da casa. Sebbene le interruzioni siano uno dei motivi più frequente di perdita di concentrazione e di produttività, il problema a livello aziendale è ancora poco sentito o affrontato. Va un po’ meglio nell’home working ma il modello multitasking – così sbandierato in passato – in realtà ha già mostrato tutti i suoi limiti. La mente, anche quelle certamente più flessibili, non è fatta per fare due – o più – lavori contemporaneamente. 

A lungo andare questo genera stanchezza, frustrazione, rabbia; in una parola: stress. Come si può intervenire su tutto questo? Ci sono tre aspetti ai quali dare attenzione per evitare interruzioni e perdita di produttività. Vediamoli insieme:

Consapevolezza: diventa consapevole del tempo e del modo in cui lo utilizzi. Non è una questione di tempo in sé – sebbene sia l’asset più prezioso che possiedi – è una questione di flusso. Ogni interruzione che ti distrae, ti fa perdere concentrazione e il lavoro viene frammentato. A volte, scegliere di rispondere subito a una mail non urgente, parlare con un collega di una riunione futura o di un progetto secondario è una scelta inconsapevole: per migliorare l’utilizzo del tempo, dedica attenzione a quello che fai.

Decisione: lavora sulle decisioni che prendi. Pianifica in termini di priorità. Quali sono i lavori fondamentali che devi portare a compimento durante la giornata? Cosa ti serve per completarli? Quanto tempo ti richiedono? Inserisci in agenda queste attività e agisci di conseguenza. Chiudi la posta elettronica, stacca il telefono – mettilo su non disturbare magari e filtra le chiamate realmente importanti: un superiore al quale devi rispondere, un partner, i figli e i genitori, soprattutto se sono anziani. Dedica il tempo necessario all’attività e solo a quella. Non più di 90 minuti, che poi comunque l’attenzione cala. A quel punto fai una pausa e rispondi a chiamate, messaggi, notifiche e quant’altro.

Scorciatoie: come diceva Bill Gates “scelgo sempre una persona pigra per fare un lavoro difficile perché troverà un modo semplice per portarlo a termine”. La mente, quando si tratta di attività ricorrenti è fenomenale: per risparmiare energie ti aiuta a svolgere una attività ricorrente nel modo più efficiente. Ma quando si tratta di una attività non ricorrente? Allora deve ragionare, ricordare, ripescare strategie, si affatica e richiede tempo. Crea delle scorciatoie. Possono essere delle bozze o dei modelli di documento, che realizzi raramente. Possono essere istruzioni per una attività, come ripristinare i dati salvati sul cloud o collegarti a un VPN. Tieni a portata di mano le risorse necessarie. Oppure chiedi a una persona pigra: sarà certamente più contenta di te, di venire interrotta nel suo lavoro.

I passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale

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In una delle recenti occasioni che ho avuto per presentare al pubblico il mio nuovo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho avuto l’opportunità di rispondere ad alcune domande molto interessanti da parte dei partecipanti. Una di queste mi ha spinto ad approfondire l’argomento e scrivere questo post. 

Quali sono i passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale?

Non è una domanda semplice in un paese come l’Italia. Certamente serve una buona dose di coraggio e di pazienza. Un buon commercialista e molta perseveranza. Oltre a una buona idea di business da portare avanti. Messe da parte quindi queste considerazioni preliminari, quali sono i primi passi da muovere?

Vediamoli insieme:

  1. Chiedi aiuto e consigli. Il mondo è pieno di persone intelligenti. Coinvolgile. Le loro esperienze possono essere la tua conoscenza. Il ragazzo che mi ha posto la domanda, ha centrato il punto. Sicuramente non sono l’unico che può aiutarti, individua il professionista più adeguato al tuo settore.

  2. Assumi persone più intelligenti, esperte e preparate di te. Se sei la persona più intelligente nella stanza, hai sbagliato stanza. Ovviamente lavora per diversificare le competenze. Serve una buona dose di sicurezza di sé per farlo e anche un bagno di umiltà: riconosci ciò in cui non sei bravo e lascia il controllo a chi è esperto, avrai molti meno problemi da risolvere e più soluzioni fra le quali scegliere.

  3. Prenditi cura di te. Se puoi (e vuoi) dedicare il 200% delle tue energie alla tua impresa, vuol dire che stai utilizzando energie che non hai. Spesso sono energie mentali che si nutrono di pura adrenalina. Hai pensato a cosa accadrà quando ti fermerai? Se basi tutta la tua forza sull’adrenalina ti consumi in fretta e ti esaurisci rapidamente. Lavora per avere sempre un equilibrio psicofisico adeguato e sul lungo periodo otterrai risultati eccezionali.

Infine, ricorda sempre il tuo scopo e lo scopo della tua azienda. Fissalo ben chiaro in mente. Quella passione che ti ha portato a lasciare il tuo lavoro a tempo indeterminato, quella idea che ti ha reso insonne e febbrile fin quando non l’hai trasformata in realtà, quell’impegno quotidiano, sono tutto per te. Non dimenticare quindi di comunicarlo agli altri. La passione rende speciale la tua azienda e ciò che fai.

Come vincere la sfida del futuro in azienda

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Le nuove tecnologie hanno portato grandi stravolgimenti nel mondo aziendale. Oggi gli stadi di vita delle aziende sono stati in molti casi spesso stravolti da start-up che hanno portato innovazioni dirompenti. E ciò che si faceva in un certo modo, si è iniziato a farlo diversamente. Questo ha cambiato abitudini e stili di vita. Ha cambiato il lavoro. Chi è stato pronto a risolvere questi problemi di questi cambiamenti ha trovato nuove opportunità.

Negli ultimi dieci anni abbiamo visto alcune delle aziende più grandi al mondo – compagnie aeree, industrie elettroniche, grande distribuzione – travolte da un’onda di cambiamento, perdere la propria leadership di settore. Per quale ragione non sono riuscite a mantenere lo stadio di successo che le aveva contraddistinte? Questo stadio si chiama “Prime” e te ne parlo nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) e ti aiuto a comprendere in modo semplice qual è quello che sta vivendo la tua azienda, come affrontarlo ed eventualmente come tornarci.

Ogni cambiamento presenta sia sfide che opportunità e la linea di demarcazione tra le due è spesso piuttosto sottile. Le aziende in grado di andare avanti con successo in periodi di crisi spesso condividono almeno una caratteristica importante: la chiarezza del proprio scopo. Se mi conosci e segui il mio lavoro sai che questa caratteristica per me è fondamentale sia a livello personale che a livello aziendale. Lo scopo – uno scopo chiaro – è quello che fa la differenza.

Questa è una differenza sostanziale. A differenza dei manager delle aziende che stanno solo cercando di rimanere a galla, i leader delle aziende che vogliono crescere e prosperare hanno una straordinaria capacità di pianificare il futuro. Si lasciano guidare dallo scopo e hanno la consapevolezza che il panorama di business è mutevole. Per questo investono sulla formazione. Sanno che il successo passato non è garanzia di crescita futura e che lo sviluppo dell’azienda è in definitiva un prodotto dello sviluppo dei dipendenti.

E tu, da imprenditore, cosa fai oggi per garantire un domani di successo alla tua azienda?

3 regole semplici (più una) per rendere produttive le obiezioni in azienda

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Il confronto in azienda è all’ordine del giorno. Tanto fra i diversi settori quanto all’interno del team, è necessario fare spesso il punto della situazione per allineare e coordinare progetti e novità. Per questo si organizzano spesso (e poco volentieri) delle riunioni. Le riunioni infatti sono uno degli aspetti meno apprezzati sul lavoro. Spesso sono percepite come infruttuose (e in alcuni casi è proprio così). In qualche modo sono un male necessario, anche quando si trasformano in un terreno di scontro.

Il conflitto infatti può mettere a disagio. Difficilmente però si riescono a produrre le idee migliori o a raggiungere delle soluzioni innovative se si è sempre tutti d’accordo. Come imprenditore o manager, il tuo compito è aiutare i membri del team a imparare a dissentire in modo produttivo. Come ti spiego infatti anche nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo(Roi Edizioni) esistono problemi normali e problemi anormali in azienda. Comprendere se quelli che affronti in azienda in questo momento sono i migliori problemi che tu possa avere, può aiutarti a capire come far meglio.

Quando affronti una riunione è importante tenere ben presente 3 regole fondamentali per gestire al meglio le obiezioni:

Attenersi ai fatti: fai in modo che le persone espongano le loro idee con i fatti, in modo logico e con una esposizione chiara. Conoscere la PNL può esserti di grande aiuto. Utilizzare il Meta Modello – con attenzione e cortesia, visto che può essere uno strumento molto potente – ti permette di disinnescare tattiche retoriche o semplici fallacie logiche.

Si gioca tutti nella stessa squadra: la squadra è l’azienda e l’obiettivo è quello di far meglio, crescere e migliorare. L’obiettivo della riunione non è che l’opinione o l’idea di una persona si dimostri giusta o “vinca” sulle altre. L’obiettivo è risolvere il problema o tracciare la direzione, insieme.

Non metterla sul personale: parti dal presupposto che le intenzioni di tutti siano buone. Per sentirti più a tuo agio con i conflitti e raccogliere i frutti di un dibattito produttivo, lascia andare l’idea che tutto dipende da te. Mettiti a tuo agio con i conflitti produttivi, mostrerai alla tua squadra che si può obiettare, incoraggiando le persone a mostrare le proprie idee. Per allontanare un conflitto di lavoro dal personale, pensa al quadro più ampio e alle esigenze dell’azienda.

Resta umile: Rispetta i punti di vista di tutti e sii aperto a cambiare idea quando necessario. Quando qualcuno è sicuro al 100% di aver ragione, convincerlo del contrario può essere molto complicato. Invita tutti a ripensare le proprie ipotesi e guardare la situazione in modo diverso. Non usare opinioni personali, tue o della persona che obietta. Rimani sui fatti e cambia punto di vista.

Gestire conflitti e disaccordi per far performare al meglio il team

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In azienda, come anche in famiglia, è facile trovarsi in disaccordo. Può capitare tanto per cose più o meno banali quanto su decisioni importanti e strategiche. Nell’ottica di un imprenditore o di un manager a capo di un gruppo di lavoro, molto spesso questa discordanza di vedute risulta utile e persino salutare perché permette ai team di lavoro di integrare idee e posizioni differenti.

L’importante è che questi disaccordi non trascendano in conflitti e vengano sempre gestiti al meglio dal leader: infatti, quando il leader riesce a incanalare le energie in maniera produttiva, il rendimento e i risultati ne risentono positivamente.

Se anche tu vuoi essere un leader capace di gestire i disaccordi e inspirare il team per produrre un maggior numero di risultati positivi, è importante che tu tenga bene a mente alcune semplici regole:

Fai attenzione al tuo stato emotivo. Quando si scaldano gli animi e le persone diventano come pentole a pressione. Si scaldano, aumenta la tensione e a volte sbuffano notevolmente. Bisogna intervenire: se una persona non è in grado di gestire il proprio stato, deve essere il leader ad aiutarlo a non scoppiare, abbassando il livello di scontro, cambiando le parole o intervenendo sulla situazione in modo da raffreddare gli animi.

Ricorda l’obiettivo. Certo i conflitti possono generare idee interessanti e per fare in modo che queste idee non siano solo belle idee, è importante che tenere sempre ben chiaro qual è l’obiettivo del gruppo di lavoro. Si possono utilizzare post-it o una lavagna sulla quale scrivere chiaramente cosa si vuole ottenere. Spostare l’attenzione all’esterno del gruppo, aiuta a bilanciare bene la spinta creativa con le necessità stringenti degli obiettivi aziendali.

Cambia prospettiva. Quando si genera un conflitto su di un argomento sostanziale – ritenuto da tutte le parti troppo importante – si può generare una impasse. Il leader ha il compito in questo caso di uscire dagli schemi, guardare il problema da un punto di vista differente. Non si tratta di proporre soluzioni o calare decisioni dall’alto; si tratta di porre le domande giuste. Molto spesso le domande giuste iniziano con “E se…” e spingono il team ad affrontare la salita in vetta utilizzando una via diversa, a guardare la montagna da scalare da un lato nuovo.

Vuoi ottenere più risultati in meno tempo e in modo più semplice? Gli strumenti per raggiungere questo risultato te li fornisce la PNL. Io li ho selezionati e messi insieme in un’ottica totalmente business e con un taglio pratico. Nell’Extraordinary NLP Business Practitioner – il corso che trasforma il tuo modo di lavorare –  apprendi tutte le tecniche più efficaci, in modo semplice e diretto.

Fai presto! Il programma è denso di contenuti utili e pronti all’uso e i posti sono riservati a un numero ristretto di partecipanti.

3 caratteristiche (più una) che tutte le aziende hanno la necessità di trovare in un dipendente

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Oggi il mondo delle aziende e il mercato del lavoro sono in piena trasformazione. Una rivoluzione fatta di mercati globali e intelligenza artificiale, smart working e delocalizzazioni. Ci sono sfide e opportunità da cogliere: quello che sappiamo è che cercare di raggiungere nuovi traguardi facendo le stesse cose è da pazzi.

La natura umana e la mente ci portano a ripetere ciò che abbiamo sempre fatto, anche solo per inerzia, o per semplice abitudine. Nuovi problemi, richiedono nuove soluzioni, nuove sfide richiedono nuovi strumenti, più efficaci.

Per vincere queste sfide è necessario agire in modo differente dai propri competitor, bisogna imparare a cogliere anche segnali differenti – segnali deboli – quei segnali che gli altri non notano e che possono darti un vantaggio competitivo straordinario: questo vale tanto sul mercato quanto nei confronti dei tuoi dipendenti e collaboratori.

Per farlo in modo efficace ho creato un corso specifico, con strumenti utilissimi e un taglio molto pratico: l’Extraordinary NLP Business Practitioner, scopri quali vantaggi competitivi puoi ottenere.

Oggi ti offro qualche consiglio mettendomi gli occhiali delle Dinamiche a Spirale – argomento che affronteremo al corso, quando ti iscriverai – per iniziare ad agire fin da subito: se sei un imprenditore e stai cercando dipendenti più affidabili e produttivi, se sei un manager e vuoi un gruppo di lavoro più performante oppure sei un dipendente e desideri mettere in evidenza aspetti che ti differenzino dagli altri, ecco tre caratteristiche (più una) che tutte le aziende hanno la necessità di trovare in un dipendente:

  1. Meno egocentrismo, più consapevolezza. Le persone consapevoli – di sé, degli altri, del sistema in cui vivono – comprendono meglio le persone che le circondano. Chi sviluppa consapevolezza comprende e accetta le debolezze degli altri e può aiutarli a migliorare; ha una leadership gentile ed efficace; fa tutto il possibile per aiutare gli altri a raggiungere i loro obiettivi. Ogni organizzazione ha bisogno di persone consapevoli di sé in ruoli chiave: nei team, tra i manager o nei dirigenti.
  2. Meno rigidità, più flessibilità. Le cose cambiano costantemente nelle aziende che crescono rapidamente. Le persone rigide sono a disagio con troppi cambiamenti e consapevolmente o inconsapevolmente cercano di rallentare le cose: sono quelli che dicono “fermate il mondo, voglio scendere!”. Le best practice sono importanti. I processi, le linee guida, le procedure, la tracciabilità: per alcuni dipendenti lo sono fin troppo. Più del lavoro stesso. E questo va bene, se sono i responsabili della qualità o i responsabili di processo. Gli altri dipendenti devono essere più inclini al cambiamento. I dipendenti migliori rispondono alle nuove circostanze e alle sfide con entusiasmo, senza esitazioni. I dipendenti disposti ad adattarsi tendono ad avanzare più rapidamente perché è ciò di cui hanno bisogno tutte le aziende, specialmente quelle ad alta crescita.
  3. Meno tattica, più strategia. La vera leadership non è di breve durata. I veri leader sono in grado di ispirare, motivare e fare in modo che le persone si sentano meglio con loro stesse. I veri leader sono persone che segui non perché devi, ma perché vuoi. Tu sei in grado di farti seguire? Sviluppa questa abilità e le persone ti seguiranno ovunque: seguiranno una persona che ha un talento e lo esprime a pieno, una persona risolta, matura. Creare questo livello di rispetto e fiducia richiede tempo. I grandi dipendenti non lavorano solo a breve termine, in modo tattico, ma progettano a lungo termine e agiscono di conseguenza, attraverso una strategia ben delineata.

E infine un consiglio sempre valido, in ogni circostanza: metti più concentrazione nell’azione. Le buone intenzioni sono importanti, ma le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Non basta metterci buone intenzioni nel lavoro, servono idee, strategie e una attenzione particolare verso i dettagli. Il successo inizia con la strategia ma termina con l’esecuzione. I dipendenti più bravi fanno tutto con le migliori intenzioni, ma i migliori danno il massimo al momento di passare all’azione.

Un nuovo modello di formazione

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Il professor Clayton Christensen della Harvard Business School sostiene che nel giro dei prossimi dieci anni il modello delle grandi università americane sarà messo in crisi da un nuovo modello di formazione. Oggi infatti il costo di una laurea alla HBS è di circa 400mila $. E va bene, se poi vai a gestire un hedge fund da miliardi di dollari: una laura alla Harvard Business School è un biglietto da visita molto allettante.

E se invece vuoi fare l’imprenditore? O seguire la tua passione nel lavoro? Ciò che ti serve non è un prestigioso pezzo di carta ma gli strumenti giusti, i più efficaci per ottenere i risultati che desideri. Voglio essere chiaro: sono favorevole all’istruzione universitaria e asseconderò la scelta delle mie figlie, di andare negli Stati Uniti, proprio in uno di quei prestigiosi college per studiare e conseguire un titolo e una formazione di alto livello. Ma ciò che dico a te, è ciò che insegno a loro ogni giorno: non sarà quel diploma di laurea a renderti una persona di successo nella vita.

Oggi infatti la maggior parte degli studenti all’università – sostiene Christensen – si concentra sul risultato: ottenere una laurea. Ciò che è importante invece è la finalità: l’istruzione. Conseguire una laurea dimostra esclusivamente che sai come ottenere una laurea, non significa necessariamente che sai come fare un lavoro o hai le intuizioni giuste per dar vita a una impresa di successo.

Per fare questo, ti servono soprattutto gli strumenti che funzionano sul mercato, nella vita reale, quella di tutti i giorni, quella fatta di dipendenti da selezionare, assumere e motivare, quella fatta di problemi di produttività, occasioni di networking da sfruttare al meglio e clienti con i quali costruire un rapporto di fiducia.

Ed è proprio per questo che ho scelto di creare un corso dedicato ai professionisti e agli imprenditori, ai manager e ai dipendenti che desiderano crescere, migliorare e fare la differenza nella propria azienda: l’Extraordinary NLP Business Practitioner.

Se mi conosci e mi segui da un po’ saprai che ho conseguito il titolo di Master Trainer in NLP for Business per primo al mondo, proprio grazie al mio impegno nel mondo del business che mi ha portato all’interno di grandi aziende, al top del loro settore, delle vere eccellenze internazionali, per aiutarle a migliorare ciò che era già eccellente: il gruppo Armani, Bulgari, Dainese, Google, Procter & Gamble, Salesforce e Zurich.

L’applicazione dei principi e degli strumenti della PNL al mondo aziendale è ciò che mi ha impegnato con maggior passione negli ultimi venticinque anni di lavoro come Coach e oggi sono grato di avere la possibilità di condividere con te questi strumenti pratici, queste tecniche efficaci, questi principi innovativi e il mindset di successo che propone la Programmazione Neuro-Linguistica.

Se anche tu credi che la finalità dello studio sia innanzitutto l’apprendimento delle competenze necessarie, l’Extraordinary NLP Business Practitioner è esattamente ciò che ti serve per fare la differenza nel tuo campo. Ricorda: oggi l’Italia è in fondo alla classifiche mondiali per la formazione continua. Quindi continuare a formarti, a crescere e migliorare è la tua arma vincente per conquistare la leadership sul mercato e aumentare il tuo giro d’affari.

Per essere il migliore, devi diventare innanzitutto migliore di te stesso.

Le caratteristiche fondamentali di un Coach Straordinario

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Tra pochi giorni tornerò in aula per l’evento dell’anno: Il Coaching secondo Claudio Belotti. Durante i quattro giorni che trascorreremo insieme vedremo quali sono gli elementi che rendono straordinario un Coach. Ti spiegherò in dettaglio le caratteristiche del mio metodo originale One Hand Coaching, analizzeremo insieme sessioni di lavoro dei grandi del Coaching e della NLP come Richard Bandler e Anthony Robbins e studieremo interventi sul campo, dal business allo sport per vedere in pratica la differenza che fa la differenza.

Quando parlo di Coach Straordinari, sai a quali caratteristiche mi riferisco?

Vediamo insieme quali sono:

–> la prima e la più importante di tutte è la capacità di guidare: quando si affronta un percorso di Coaching è necessario aiutare il cliente a percorrere questo viaggio e allo stesso tempo a rendersi indipendente. Per fare questo sono fondamentali la capacità di far accadere le cose, di massimizzare le risorse e di ispirare.

–> I Coach Straordinari accettano la realtà e sono onesti con sé stessi sulla situazione iniziale. A differenza della maggior parte delle persone non rivolgono la propria attenzione ai problemi ma si concentrano sulle soluzioni. Hanno le competenze adeguate per valutare come intervenire e trovano il percorso migliore per aiutare il cliente ad andare dallo stato attuale allo stato desiderato. Restano sempre a fianco del cliente, lasciandolo libero di andare per la sua strada e al contempo lo aiutano a riconoscerei risultati raggiunti: questa è la capacità di far accadere le cose.

–> Un Coach Straordinario ha una visione sistemica, strategica. Sono consapevoli che per trasformare una visione in realtà sono richiesti crescita e miglioramento e un impegno costante. Per questo un Coach Straordinario sa come aiutare il cliente a ottenere il meglio da se stesso, per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.  Questa è l’abilità di massimizzare le risorse a disposizione.

–> Infine, i Coach Straordinari aiutano l’individuo a raggiungere un nuovo livello di comprensione delle proprie possibilità, creando cambiamenti duraturi. Vedono le cose prima e meglio degli altri e hanno la capacità di raccontare questa visione per ispirare gli altri, in modo che si rimbocchino le maniche e facciano il necessario per raggiungere il loro obiettivo. Un Coach Straordinario delinea il futuro e si impegna affinché si realizzi e diventi un esempio per gli altri: questo significa ispirare.