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Business Archives - Claudio Belotti

Energia e attenzione: guida pratica all’uso

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“Dove si concentra l’attenzione, l’energia scorre”. Tony Robbins

Dove rivolgi la tua attenzione? Questa domanda è chiave oggi. In realtà lo era anche in passato. Ma in particolare in questo periodo storico, l’attenzione è contesa da molti più competitor. Anni fa, prima degli smartphone e dei social network le occasioni di distrazione erano molto meno “a portata di mano”. Oggi è sufficiente aprire il telefono per trovare di tutto: dai giochi allo spettacolo, dai film alla musica.

Tutto questo è assolutamente straordinario: ed è proprio per questa ragione che è necessario far attenzione a cosa dedichi attenzione. Il gioco di parole ci aiuta a portare il discorso a un livello superiore: sei consapevole delle attività che occupano la tua attenzione? Se lo sei, è una scelta. Se non lo sei, è una distrazione.

Quanto vieni distratto durante la tua giornata da attività che non riguardano ciò che stai facendo? A volte può essere un messaggio, un WhatsApp, una mail, una notifica: è come quando apri il frigo e dopo qualche secondo non ricordi più perché eri lì davanti. Guardi il telefono per una ragione poi ti perdi nei meandri dell’intrattenimento portatile e con esso se ne va l’attenzione e spesso lo stato. Già perché in molti casi, il messaggio che arriva ti fa innervosire o intristire o semplicemente ti apre un altro task nella mente e l’attenzione si prosciuga come la batteria dello smartphone.

Quali sono le attività che puoi mettere in pratica per evitare che l’attenzione venga consumata? Partiamo dalle tre più efficaci:

Stabilisci dei controlli orari: se c’è qualcosa di davvero urgente ti chiameranno. Lascia attive solo le chiamate e disattiva ogni altro tipo di notifica: messaggistica ed email. Controlla i messaggi periodicamente quando hai davvero tempo. Oppure filtra le notifiche solo per alcune persone importanti. La gran parte non farle suonare ed elimina la distrazione da ronzii e trilli frequenti. Inizia a mettere il telefono in modalità “non disturbare” per poche ore e vedi come va. Ciò ti aiuterà a riprendere i tuoi spazi di attenzione.

Disattiva il numero di notifiche: quando accendi il telefono e trovi quel numero rosso in alto sopra la tua applicazione preferita, ecco che scatta l’irrefrenabile voglia di vedere di cosa si tratta. Se hai come me una pagina su più social network che produce migliaia di interazioni ogni giorno, potresti trovarti a un certo punto schiavo della dopamina prodotta dal cervello che si gratifica di ciò che vede. Le notifiche creano dipendenza, è un dato di fatto. E come ogni dipendenza ti assorbe in modo più o meno intenso, consumando energie e attenzione.

Non utilizzare il telefono mentre fai attività importanti: quando guidi, ad esempio. Sembra scontato ma c’è chi scrive intere email mentre guida. Utilizza l’assistente vocale presente in ogni smartphone se proprio devi oppure accosta, fai quello che devi e poi riparti. Lo stesso vale quando sei in compagnia o con i tuoi figli. Soprattutto con i figli è importante dare un buon esempio di utilizzo equilibrato dello strumento smartphone. Stabilisci le priorità e rispettale. Farà bene tanto all’attenzione quanto alla vita sociale.

3 regole fondamentali per evitare di venire manipolati sul lavoro

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Sul lavoro si incontrano tante persone. Persone con atteggiamenti positivi, negativi, che vivono momenti felici e momenti tristi. Persone che vogliono vincere a ogni costo e persone per le quali è importante che vincano tutti, altrimenti non vince nessuno. Fra queste personalità ce ne sono alcune tossiche che meritano di essere osservate con particolare attenzione.

Infatti, riconoscere alcune di queste personalità può essere molto utile per vivere meglio l’esperienza quotidiana. Il rapporto con chi si comporta in modo manipolativo può essere molto complesso e a lungo andare può essere fonte di uno stress poco piacevole.

Per questa ragione è importante riconoscere il capo, il collega, il collaboratore che si comporta in modo manipolativo e alzare subito le difese di sicurezza e disinnescare o disincentivare questo comportamento, innanzitutto nei tuoi confronti.

Ci sono 3 regole fondamentali per evitare di venire manipolati:

  1. Ricorda chi sei e cosa vuoi. Mia madre me lo diceva sempre e per me è stato un consiglio fondamentale nei miei anni di studio, di lavoro in Italia e all’estero. Chi vuole manipolarti farà di tutto per farti dimenticare le cose importanti per te e mettere al loro posto le sue priorità. Abbi sempre ben chiaro di fronte a te qual è il tuo scopo, quali sono i tuoi obiettivi, chi sei tu. Puoi utilizzare quelle che in PNL chiamiamo ancore cioè eventi emotivamente significanti che puoi richiamare nel momento utile.
  2. Racconta la tua storia. Impara a narrare la tua versione, le tue priorità, i tuoi valori e le tue convinzioni circa il lavoro. Chi desidera manipolare spesso infatti lo fa in maniera subdola parlando dietro le spalle per minare la tua credibilità. Non devi giustificare i tuoi comportamenti: si tratta solo di spiegare bene per quale ragione fai quello che fai.
  3. Rendi esplicito questo comportamento. Quando vedi qualcuno che sta manipolando qualcun altro o che lo sta facendo con te puoi fare in modo di rendere esplicito ciò che sta accadendo. Ricorda che in azienda non sei solo e hai alleati al tuo fianco, persone che possono creare dei legami di alleanza con te per rendere manifesto un comportamento nocivo per tutti.

Cos’è il burnout e cosa possono fare i manager per evitarlo?

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In azienda capita spesso di sentire parlare di burnout. Il burnout è una condizione di esaurimento emotivo quando una somma di fattori rende difficile recuperare le risorse emotive necessarie per poter risolvere i problemi – lavorativi o personali – anche più semplici.

In molte culture aziendali questa condizione si imputa al singolo, alla singola persona cioè che non riesce a far fronte allo stress lavorativo in maniera corretta. Questo non è del tutto vero. Sebbene ogni persona possa fare molto per gestire lo stress e le emozioni, molto lo fa anche l’ambiente di lavoro.

Una recente ricerca Gallup mostra infatti quali sono le cinque principali cause di burnout in azienda. E si capisce facilmente che le cause profonde del burnout non nascono nell’individuo e possono essere evitate con una leadership adeguata:

  1. Trattamento ingiusto al lavoro 
  2. Carico di lavoro ingestibile 
  3. Mancanza di chiarezza dei ruoli
  4. Mancanza di comunicazione e supporto da parte dei manager 
  5. Irragionevole pressione nelle tempistiche

Ognuna di queste ragioni infatti pone a monte del singolo, nei leader che gestiscono il suo lavoro, le cause più evidenti. Ogni metodo utilizzato dalla persona per far fronte a questo stress non sarà mai sufficiente per risolvere definitivamente il problema. E l’interesse nella risoluzione è tanto nella persona che lavora quando nel manager o nell’imprenditore che lo gestisce. Infatti, il burnout ha un costo, umano ed economico.

La ricerca Gallup infatti mostra chiaramente gli effetti del burnout. I dipendenti che dichiarano di avere molto spesso o sempre il burnout sul lavoro hanno il 63% in più di probabilità di prendersi una giornata di malattia. Metà di probabilità di mettere in discussione gli obiettivi di performance con il proprio manager. Il 23% di probabilità in più di sviluppare patologie acute. 2,6 volte più probabilità di lasciare il proprio lavoro e il 13% meno fiducia nelle loro prestazioni.

Insomma, premere sul pedale dell’acceleratore per ottenere più risultati a lungo andare distrugge la possibilità di ottenerli davvero questi risultati. Pensa a quello che il burnout è in ambito motoristico: quando a una moto o a una macchina il pilota fa girare le ruote talmente forte da farle bruciare sul posto, senza spostarsi. Si alza una grande nuvola di fumo, le gomme si consumano girando a vuoto e poi si consumano. L’auto o la moto resta ferma a girare sul cerchione e non va più da nessuna parte. 

Evitare questo è fondamentale per il benessere dalla persona e per le prestazioni dell’azienda. Proviamo a partire dall’esempio della macchina e pensare all’opposto: se vuoi avere una guida affidabile e andare lontano cosa devi fare? Curare le tue gomme, adottare la giusta pressione, curarle, utilizzare le gomme giuste per le giuste condizioni di guida.

Gli esseri umani non sono gomme, non si cambiano e non si consumano. L’esempio serve solo per aiutarti a comprendere meglio che nessuno che voglia vincere farebbe bruciare ciò che può portarlo alla vittoria. Valentino Rossi, grande campione di Moto GP, parla con la sua moto prima delle gare. Se lui che è un campione lo fa con una moto, tu certamente puoi farlo con le persone che lavorano con te, al tuo fianco, per raggiungere gli obiettivi dell’azienda, ogni giorno.

Ora che hai la consapevolezza di quali sono i cinque principali problemi che le persone vivono in azienda e che le conducono al burnout puoi iniziare a domandarti su quanti di questi problemi puoi intervenire direttamente. Su quali hai un’influenza e quali sono fuori dalla tua portata. Come manager infatti devi essere in grado di gestire anche le cose che concretamente puoi fare in modo da evitare anche per te il burnout. 

Inizia facendo emergere i problemi più sentiti, anche in forma personale e anonima. Poi condividi i dati raccolti con tutte le persone. Affronta insieme a loro ciò che puoi fare materialmente per risolvere i problemi che vivono quotidianamente. Spesso si tratterà di problemi molto semplici e il fatto stesso di averli fatti emergere aiuterà le persone a trovare delle soluzioni utili per loro stesse e per gli altri che vivono lo stesso problema.

Situazioni come queste si presentano ogni giorno in migliaia di aziende e molti manager prima di te hanno fatto del loro meglio per trovare soluzioni innovative per creare benessere sul lavoro e generare una maggiore produttività in condizioni di lavoro migliori. Questa esperienza nel business può essere la chiave per la soluzione dei problemi che vivi oggi: per questa ragione ho creato l’Extraordinary Talk. Due giornate nel corso delle quali potrai vivere conversazioni uniche con persone straordinarie. Informati e scopri come portare ad un nuovo livello la tua leadership grazie al confronto con un gruppo di grandi personalità!

Affrontare da leader una conversazione difficile sul lavoro

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Molti leader in azienda si sentono a disagio quando devono affrontare una conversazione difficile con un collaboratore. Questo può essere causa di difficoltà nella gestione dell’azienda, fonte di ritardi e di incomprensioni. A volte è proprio il pensiero stesso della difficoltà della conversazione che la rende ancor più difficile da portare a compimento. Affinché tutto funzioni, alla base certamente ci deve essere un allineamento fra il leader, i suoi valori, i suoi obiettivi, il suo scopo e quelli dell’azienda. E questo vale anche per il collaboratore.

Un leader di successo deve necessariamente affrontare questi momenti spiacevoli per crescere e se non fa in prima persona rischia di intaccare la fiducia del personale, le prestazioni dei team di lavoro e il morale della squadra. E questo ha un effetto sulla prestazione complessiva dell’azienda. Molto spesso non crea un danno ma sicuramente spinge il gruppo a sottoperformare. Procrastinare la gestione dei problemi difficili è spesso segno del ristagno del leader o dell’azienda in uno stadio di sviluppo inadeguato.

Anche nelle aziende più strutturate le condizioni di lavoro in cui operano i leader sono spesso causa di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto “Prime”. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. C’è un ambiente di lavoro collaborativo e l’apertura verso il miglioramento e la crescita permette a tutti di affrontare con lo spirito giusto anche le comunicazioni più scomode.

Da leader ci sono almeno tre cose che puoi fare per affrontare le discussioni più difficili:

Decidi dove e quando: quando sai che devi affrontare una conversazione complessa, decidi di farlo. Non è detto tu debba farlo immediatamente. Aspettare qualche ora o qualche giorno, può essere la scelta giusta. L’importante è che decidi dove e quando e lo fissi in agenda o lo comunichi alla persona.

Scegli come: il dove che hai scelto può essere attraverso un telefono o via messaggio. E se hai scelto di persona, meglio se in privato. Scegli il mezzo o il luogo più adatto rispetto alla persona con la quale devi parlare. Se sai qualcosa di questa persona e costruisci un canale per parlare in modo aperto, scegli un luogo significativo per entrambi: una caffetteria, il giardino di fronte all’azienda, la sala conferenze.

Stabilisci gli argomenti: fai un sommario degli argomenti che devi affrontare. Se l’argomento è serio non cercare di sminuirlo o di scherzare. In PNL sappiamo che una buona comunicazione passa sempre dalla calibrazione dell’interlocutore. È importante infatti tenere conto momento dopo momento delle reazioni della persona che abbiamo di fronte per comprendere se ciò che stiamo dicendo sta ottenendo l’effetto desiderato o se dobbiamo cambiare qualcosa.

Infine, ricorda sempre di essere gentile e calmo. Porta nella discussione solo gli elementi necessari: tra questi la rabbia e il nervosismo non trovano posto.

Buone emozioni, buone decisioni

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Il segreto di una buona decisione è racchiuso in una vecchia massima che dice: “non prendere decisioni a lungo termine sulla base di sensazioni del momento”. Ma è proprio così? Per scegliere è fondamentale sapere cosa si vuole e per scoprirlo bisogna avere chiaro in mente quali sono le sensazioni che proviamo rispetto a una determinata scelta.

Puoi scegliere il completo blu o il tailleur nero ma sai bene che quando vuoi dare il meglio di te c’è un vestito particolare, un accessorio, una camicia, un paio di orecchini o di scarpe che quando li indossi nessuno ti può fermare. Quegli oggetti non hanno nessun potere magico se non quello che gli attribuiamo. Eppure, sono in grado di farci sentire diversi.

Scegliamo di indossarli – consapevolmente o meno – sulla base delle sensazioni che ci fanno provare. E spesso, quando non diamo retta a queste sensazioni, finiamo persino con il sentirci a disagio durante la giornata. Figurarsi cosa può succedere quando entrano in gioco emozioni e decisioni più grandi, come la scelta del lavoro o di mettere su famiglia.

Se pensi che questo significhi che per prendere buone decisioni sia sufficiente escludere le emozioni, sei fuori strada. Escludere le emozioni dal processo decisionale è inutile: non siamo robot. Ci sono alcuni comunque alcuni trucchi validi: affidare alcune scelte alla routine. Tanti grandi imprenditori vestono ad esempio ogni giorno nello stesso modo, non solo per una questione di comunicazione, ma proprio per una questione pratica: limitare il numero di piccole decisioni. Come diceva Goethe le grandi cose non dovrebbero essere alla merce’ delle piccole cose.

Un altro stratagemma molto utile quando si affronta un alto numero di decisioni importanti è svegliarsi presto e lavorare sulle attività più complicate prima di essere immersi nel flusso del lavoro consueto e dover prendere una serie di decisioni secondarie e rispondere alle distrazioni abituali (notifiche, telefono, e-mail, chat). Le decisioni meno importanti, se proprio si desidera prenderle comunque, si possono prendere la sera e facilmente ne saremo insoddisfatti.

Se l’obiettivo che hai in mente è quello di prendere sempre la decisione corretta, rischi di rimanere frustrato, deluso o fermo. Già perché pensare di fare sempre la scelta migliore significa porsi dei limiti molto stretti: prendere decisioni sbagliate significa innanzitutto darsi la possibilità di imparare dai propri errori. E dal momento che l’emozione gioca un ruolo decisivo nel processo decisionale, la priorità è quella di stabilire – e aggiornare di tanto in tanto – qual è la tua bussola, i valori che ti guidano nella vita o nel periodo che stai vivendo.

Infine, ricorda: di ogni decisione che prendi hai il 100% della responsabilità. Ciò non toglie che prima di prendere una decisione puoi confrontarti con altre persone, raccogliere informazioni e vagliare altre opzioni. Fallo con una consapevolezza: la responsabilità delle tue decisioni significa anche la felicità dei risultati. Le conseguenze di ciò che scegli devono far felice te e nessun altro. Ascolta le tue emozioni e scegli di essere felice.

Un equilibrio fra vita e lavoro è (im)possibile!

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“Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità! …e allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi ma sei tu stesso! La realtà che vivi è il riflesso del tuo mondo interiore, che tu voglia crederlo, accettarlo oppure no.” The Matrix

Non c’è un concetto che causi maggiore frustrazione dell’idea di raggiungere un equilibrio tra lavoro e vita privata e poi vedersi costantemente cambiare i piani dalle mille variabili della vita. La ragione è semplice: è impossibile bilanciare vita privata e lavoro. Fai invece l’unica cosa saggia: ama ciò che fai in ogni momento.

Sulla carta infatti bilanciare lavoro e vita privata sembra facile proprio come un business plan spesso sembra funzionare a perfezione fino a quando non è il momento di mettersi davvero in gioco. La teoria e la pratica a quel punto prendono due strade diverse e tu devi stare sulla pratica, perché è quella alla quale devi rispondere, come imprenditore, professionista, dipendente e più di tutto come persona.

L’unico equilibrio possibile è un equilibrio dinamico. Uno squilibrio, quasi. Si possono sperimentare molte formule ma alla fine la questione si riduce a una sola domanda: tu ami il tuo lavoro e la tua vita? Amarli non significa avere tutto il tempo che si desidera per ciascuna. Amarli significa non avere mai abbastanza tempo perché anche tutto il tempo del mondo sarebbe poco. Amarli significa godere di ogni momento che si può dedicare a l’una o l’altra.

Il segreto in fondo è quello di non essere mai completamente soddisfatto. Non lasciare al lavoro troppo spazio che ti consuma i nervi e ti spossa e non lasciare troppo spazio alla vita privata che ti rende distante dalle attività sulle quali concentrarti sul lavoro. Se la tua vita privata ti assorbe troppo non rendi professionalmente. Se il tuo lavoro ti assorbe in maniera eccessiva non dai ciò che vorresti nel privato. L’idea quindi non è bilanciare: è scegliere.

Scegli cosa è importante: sul lavoro potrebbe essere un progetto al quale tieni particolarmente, la tua priorità, un nuovo libro, lo sviluppo di un prodotto. Nella vita privata potrebbe essere un concerto, una gita con la tua famiglia, una giornata al parco divertimenti con tuo figlio. Si tende troppo spesso a pensare alla quantità del tempo che si dedica a una attività, mentre è la qualità del tempo quella che crea i ricordi più belli: quando sei al 100% presente e vivi il momento.

Guardati dentro, cosa vuoi in questo momento? Se ce l’hai, tutto ok: continua così. Se non ce l’hai, cosa ti serve per averlo?

Le 3 caratteristiche (più una) fondamentali per un manager

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Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho raccolto l’esperienza ultraventennale come Business Coach nelle aziende più grandi e a contatto con imprenditori illuminati e manager con idee innovative e approcci inconsueti. Tutto questo know-how è a tua disposizione e può applicarlo nella tua azienda per portarla a quello che lo stato di grazia, lo stadio del Prime.

Tutto ha inizio molti anni fa – non ricordo più quanti, ma tanti – in uno dei numerosi seminari di Robbins al quale collaboravo. Il grande Tony ci parlò di un concetto che mi colpì (non che fosse la prima volta, né è stata l’ultima). Ci parlò delle identità nel mondo del lavoro. Ci disse che ognuno di noi, per natura, può avere una prevalenza di uno fra tre diversi modi di pensare.

Sul lavoro, infatti, diceva Robbins, ci sono tre anime. Tutte belle, tutte necessarie al mercato e molto diverse tra loro. Di queste tre, solitamente ne abbiamo una molto sviluppata, una meno e una quasi per niente. Ovviamente nessuno di noi è una cosa sola, siamo animali complessi, ma questa generalizzazione ci può aiutare. I tre “tipi” sono: l’artista, il manager, l’imprenditore (business maker). 

Sapere qual è la tua anima prevalente e quale quella secondaria è importante per assicurarti di avere persone diverse vicino a te: infatti se ragionate tutti allo stesso modo vi farete male, imprenditorialmente parlando. Non si vince un campionato con soli portieri e difensori. Cerca di capire chi sei e di chi o cosa hai bisogno. Portali in azienda, ascoltali e impara da loro.

Se la tua anima è quella di un imprenditore e hai bisogno di trovare manager ci sono almeno 3 caratteristiche (più una) che devi ricercare. Vediamole insieme:

Manager Coach. Un buon manager dovrebbe essere anche un buon Coach. Sono trascorsi ormai già molti anni da quando la prestigiosa università di Harvard ha individuato il Coach come professione del futuro e le Coaching skill come elementi fondamentali in qualunque professione o mansione che preveda la gestione, il coordinamento e la guida delle persone. La gestione dello stato emotivo, le competenze di negoziazione, le abilità di valutazione delle risorse umane sono tutte caratteristiche fondamentali per un manager.

Delega. La delega a volte viene intesa in modo negativo come il tentativo di scaricare lavoro sugli altri. Non è così: la delega è innanzitutto responsabilizzazione. Un manager leader deve avere la capacità di creare altri leader. I team di lavoro non devono dipendere dalle decisioni del manager, deve essere in grado di gestire a sua volta le piccole decisioni che fanno andare avanti il lavoro in modo scorrevole. Delegare infatti non significa disinteressarsi. Significa dare valore, valorizzare il lavoro delle persone permettendo loro di crescere.

Competenze. Un manager deve essere competente del settore in cui opera. Soprattutto quando deve guidare una squadra di tecnici, deve avere competenza nella materia specifica. Mettere alla guida di un settore una persona che non ha competenze in quel settore può rendere molto complessi sia la creazione di fiducia, sia la capacità di controllo, sia il coordinamento del lavoro.

Infine, una caratteristica fondamentale è la capacità di prendere decisioni. Nel lungo periodo l’errore si paga molto meno dell’essere rimasti fermi. Prendere decisioni è molto utile per uscire da impasse pericolose. Una decisione rapida e sbagliata è sempre meglio di una decisione tardiva o di nessuna decisione. Nel primo caso infatti ci si dà la possibilità di recuperare.

Come sviluppare la tua leadership sul lavoro

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Come si diventa un leader sul lavoro? Diventare leader sul lavoro porta opportunità, sfide e responsabilità. Non tutti sono adatti alla leadership ma posso rassicurarti se è questo il tuo dubbio: se sei qui a leggere questo blog, se vuoi migliorare e desideri prendere in mano le redini della tua vita, sicuramente sei la persona giusta.

Se non sei sicuro di sapere quale sia il punto di partenza, ce ne sono molti dai quali partire per creare la tua personale forma di leadership. E questo è il segreto: la leadership, come la felicità e il successo non è unica. La formula della leadership infatti ha delle caratteristiche specifiche, degli ingredienti potremmo dire, e allo stesso tempo ciascuno può personalizzarla a piacere mischiando gli ingredienti in quantità differenti.

Ovviamente una leadership efficace è anche una leadership equilibrata, come il sapore di un piatto prelibato, e lo è innanzitutto rispetto al contesto e alla situazione. Il leader infatti è anche flessibile e più lo è e più è in grado di gestire il sistema nel quale agisce. Per questa ragione è importante comprendere bene quali sono le caratteristiche di un leader. Ti consiglio di iniziare da queste 3 (più una):

Capacità

I veri leader conoscono le proprie capacità e i propri limiti e usano questa consapevolezza per mettersi costantemente alla prova per crescere. Quando sei consapevole di capacità e limiti, le critiche e le battute d’arresto non sono stop definitivi ma nuove opportunità per migliorare te stesso e la tua situazione. Affina costantemente le tue abilità e sviluppane di nuove. Quando ti impegni costantemente a migliorare te stesso, sei in grado di diventare più di quanto avresti mai pensato possibile.

Convinzioni

Molto spesso ciò che porta un leader è certezza, soprattutto all’interno di ambienti di lavoro nei quali regna incertezza. Ciò non significa che come leader devi avere sempre tutte le risposte: è sufficiente che tu sviluppi la convinzione interiore di poter trovare la risposta e andare avanti. La chiave è essere pronti ad accettare ogni sfida (coerente con il tuo obiettivo lavorativo). Spesso, portare certezze significa anche portare creatività, umorismo e curiosità in situazioni stressanti. Questo farà sì che gli altri si rivolgeranno naturalmente a te quando le cose diventano difficili o caotiche perché riuscirai a farle sembrare più leggere.

Identità

Un vero leader è un grande semplificatore. Attenzione: semplificare non significa banalizzare. Semplificare significa dare alle persone messaggi chiari, senza essere direttivi. Significa dare spazio per crescere senza aggravare il loro carico di lavoro. Significa sottolineare un errore per il tempo necessario a farlo comprendere e nello spazio sufficiente perché la persona comprenda e premiare in pubblico perché tutti sappiano il successo raggiunto. Essere un leader significa esserlo, non solo volerlo essere, in ogni momento, in ogni azione che si compie, con coerenza, con l’esempio, con l’umanità.

Infine, per crescere all’interno dell’azienda è fondamentale conoscere lo stadio evolutivo dell’azienda stessa. Prima di muoversi in una direzione è molto importante sapere se quella è la stessa direzione nella quale si sta muovendo l’azienda. Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro uno strumento pratico e semplice per comprendere quali sono le fasi che attraversa ogni azienda, qual è la migliore e per quale ragione. Questo non vuol dire che non si possa far carriera in una azienda che si trova in una fase non ottimale. Anzi spesso è persino più facile. Per farlo bisogna fare le mosse giuste. Sei sicuro di sapere quali sono? Leggi il libro e scoprilo!

Come cercare il lavoro da un punto di vista differente: farsi trovare preparati

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Quando si vuole cambiare lavoro molto spesso il primo pensiero va all’aggiornamento del curriculum e del proprio profilo LinkedIn. Intendiamoci: non è un approccio sbagliato, è una cosa normale volersi presentare, mettere in evidenza le proprie esperienze e capacità. È anche un approccio efficace? Non proprio.

La prima ragione è che nel curriculum si tende a mettere troppo e in maniera indistinta. Dall’esperienza che hai fatto a quattordici anni come fattorino o come cameriere fino al master universitario. Va bene voler dimostrare di avere esperienza o di aver fatto strada ed è proprio per questo che è importante che l’esperienza inserita in un curriculum sia coerente con il lavoro per il quale ci si vuole proporre.

Quindi il primo passo è chiarire a sé stessi cosa si vuole, cosa si sta cercando: qual è il lavoro che voglio fare? Poi mettersi nei panni di chi deve selezionare il personale. Che persona si aspetta di trovare? Quali esperienze sono importanti? Quali valori sono importanti per quell’azienda? Bisogna studiare e fare bene i compiti prima di presentarsi. Per due ragioni: la prima è TU devi sapere se l’azienda per la quale stai andando a lavorare è quella giusta per te. La seconda è che tu devi far sapere all’azienda per la quale vuoi lavorare che sei la persona giusta per loro, che condividi valori, obiettivi.

Il secondo passo infatti è quello di comprendere cosa serve all’azienda che tu le puoi dare. Quale problema risolvi? In che modo semplificherai il lavoro? Hai soft skill che possono essere risolutive? Avere una certificazione di PNL ad esempio può essere un ottimo biglietto da visita. Mostrare che si è in grado di fare la differenza attraverso una mentalità aperta e di crescita lancia un segnale molto positivo.

Il terzo passo a questo punto mostrare il proprio grado di interesse. Molto spesso le persone partecipano a dei colloqui per aziende che non conoscono, per ruoli che non hanno idea di cosa siano e senza alcuna convinzione. Se hai messo in pratica i punti precedenti non dovresti incappare in questo problema, allo stesso tempo è importante seguire lo stato di approvazione della propria candidatura: trova il coraggio di richiamare dopo qualche giorno e chiedere informazioni, mostra la tua motivazione e tieniti in contatto con la persona che segue la tua pratica.

Infine, ricorda l’aspetto più importante: fai in modo che il lavoro dei tuoi sogni ti trovi. Non avere fretta e costruisci nel tempo le condizioni per diventare la figura chiave della quale ha bisogno una azienda. Fallo con una attività di networking e costruisci la tua credibilità e reputazione nel corso del tempo. Il modo migliore per avere la fiducia di chi ti deve dare un lavoro, è avercela già. Costruiscila giorno dopo giorno, cresci e fai in modo di essere il migliore nel tuo settore, nel tuo ruolo, nella tua mansione. Una buona reputazione è il miglior curriculum.

Le 3 abitudini fondamentali per vivere la vita come tu la vuoi

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Le persone di successo sono felici. E viceversa. Questo accade perché quando sai chi sei e cosa vuoi, impegnarti per raggiungere quello che desideri diventa più semplice e piacevole. Lavori meglio e con più risultati. Quelle persone le riconosci: sono quelle che a inizio giornata si alzano felici di fare quello che fanno. Sono quelle che a inizio settimana sono contente che sia di nuovo lunedì.

Sono le stesse persone che a inizio anno si prendono del tempo per fare il punto della situazione. Io lo faccio ormai da tanti anni con il workshop “Obiettivi!e tante persone lo fanno insieme a me. Non è un caso se moltissimi partecipanti tornano anno dopo anno per fissare nuovi obiettivi, conoscere persone motivate e lavorare con me sulla loro visione.

Quando hai stabilito i tuoi “Obiettivi!” per mantenerli è importante sviluppare delle abitudini positive che ti aiutino a creare, stabilire e mantenere La vita come TU la vuoi. Le più importanti sono queste 3:

  1. Trova il tuo scopo. Lo scopo della tua vita sono quasi certo che non sia lavorare 12 ore al giorno, cinque giorni alla settimana per 40 anni e pianificare anno dopo anno le vacanze per fuggire dal tuo lavoro. Nessuno vuole questo. Il tuo vero scopo è la tua chiamata e la tua risposta è nella gioia del viaggio, passo dopo passo, nella direzione che ti rende felice. La domanda alla quale devi dare una risposta è: in che modo posso fare la differenza?
  2. Pratica la pazienza, valorizza gli altri, costruisci pace. Ogni volta che ne hai la possibilità fai in modo di mostrarti paziente. Comprendi la persona che hai di fronte e la battaglia che sta combattendo. Questo non vuol dire farsi calpestare dagli altri. Vuol dire capire cosa muove le persone e fare in modo che si sentano bene con loro stesse quando stanno con te. In questo modo costruirai un mondo, il tuo mondo, di pace.
  3. Sii curioso. La curiosità ti spinge a trovare risorse che non avrei mai nemmeno immaginato. A volte non serve fare grandi viaggi o enormi sforzi per vedere qualcosa di diverso, qualcosa che prima non avevi notato. Il mondo è pieno di risorse e possibilità. Diffida da chi ti vuole far credere il contrario. Spesso chi lo fa non lo fa per cattiveria ma è il risultato della vita che sta vivendo, delle difficoltà che incontra nella SUA vita. Le risorse ci sono e la prima risorsa sei tu. Tu ci sei?