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Business Archives - Claudio Belotti

Un equilibrio fra vita e lavoro è (im)possibile!

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“Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità! …e allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi ma sei tu stesso! La realtà che vivi è il riflesso del tuo mondo interiore, che tu voglia crederlo, accettarlo oppure no.” The Matrix

Non c’è un concetto che causi maggiore frustrazione dell’idea di raggiungere un equilibrio tra lavoro e vita privata e poi vedersi costantemente cambiare i piani dalle mille variabili della vita. La ragione è semplice: è impossibile bilanciare vita privata e lavoro. Fai invece l’unica cosa saggia: ama ciò che fai in ogni momento.

Sulla carta infatti bilanciare lavoro e vita privata sembra facile proprio come un business plan spesso sembra funzionare a perfezione fino a quando non è il momento di mettersi davvero in gioco. La teoria e la pratica a quel punto prendono due strade diverse e tu devi stare sulla pratica, perché è quella alla quale devi rispondere, come imprenditore, professionista, dipendente e più di tutto come persona.

L’unico equilibrio possibile è un equilibrio dinamico. Uno squilibrio, quasi. Si possono sperimentare molte formule ma alla fine la questione si riduce a una sola domanda: tu ami il tuo lavoro e la tua vita? Amarli non significa avere tutto il tempo che si desidera per ciascuna. Amarli significa non avere mai abbastanza tempo perché anche tutto il tempo del mondo sarebbe poco. Amarli significa godere di ogni momento che si può dedicare a l’una o l’altra.

Il segreto in fondo è quello di non essere mai completamente soddisfatto. Non lasciare al lavoro troppo spazio che ti consuma i nervi e ti spossa e non lasciare troppo spazio alla vita privata che ti rende distante dalle attività sulle quali concentrarti sul lavoro. Se la tua vita privata ti assorbe troppo non rendi professionalmente. Se il tuo lavoro ti assorbe in maniera eccessiva non dai ciò che vorresti nel privato. L’idea quindi non è bilanciare: è scegliere.

Scegli cosa è importante: sul lavoro potrebbe essere un progetto al quale tieni particolarmente, la tua priorità, un nuovo libro, lo sviluppo di un prodotto. Nella vita privata potrebbe essere un concerto, una gita con la tua famiglia, una giornata al parco divertimenti con tuo figlio. Si tende troppo spesso a pensare alla quantità del tempo che si dedica a una attività, mentre è la qualità del tempo quella che crea i ricordi più belli: quando sei al 100% presente e vivi il momento.

Guardati dentro, cosa vuoi in questo momento? Se ce l’hai, tutto ok: continua così. Se non ce l’hai, cosa ti serve per averlo?

Le 3 caratteristiche (più una) fondamentali per un manager

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Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho raccolto l’esperienza ultraventennale come Business Coach nelle aziende più grandi e a contatto con imprenditori illuminati e manager con idee innovative e approcci inconsueti. Tutto questo know-how è a tua disposizione e può applicarlo nella tua azienda per portarla a quello che lo stato di grazia, lo stadio del Prime.

Tutto ha inizio molti anni fa – non ricordo più quanti, ma tanti – in uno dei numerosi seminari di Robbins al quale collaboravo. Il grande Tony ci parlò di un concetto che mi colpì (non che fosse la prima volta, né è stata l’ultima). Ci parlò delle identità nel mondo del lavoro. Ci disse che ognuno di noi, per natura, può avere una prevalenza di uno fra tre diversi modi di pensare.

Sul lavoro, infatti, diceva Robbins, ci sono tre anime. Tutte belle, tutte necessarie al mercato e molto diverse tra loro. Di queste tre, solitamente ne abbiamo una molto sviluppata, una meno e una quasi per niente. Ovviamente nessuno di noi è una cosa sola, siamo animali complessi, ma questa generalizzazione ci può aiutare. I tre “tipi” sono: l’artista, il manager, l’imprenditore (business maker). 

Sapere qual è la tua anima prevalente e quale quella secondaria è importante per assicurarti di avere persone diverse vicino a te: infatti se ragionate tutti allo stesso modo vi farete male, imprenditorialmente parlando. Non si vince un campionato con soli portieri e difensori. Cerca di capire chi sei e di chi o cosa hai bisogno. Portali in azienda, ascoltali e impara da loro.

Se la tua anima è quella di un imprenditore e hai bisogno di trovare manager ci sono almeno 3 caratteristiche (più una) che devi ricercare. Vediamole insieme:

Manager Coach. Un buon manager dovrebbe essere anche un buon Coach. Sono trascorsi ormai già molti anni da quando la prestigiosa università di Harvard ha individuato il Coach come professione del futuro e le Coaching skill come elementi fondamentali in qualunque professione o mansione che preveda la gestione, il coordinamento e la guida delle persone. La gestione dello stato emotivo, le competenze di negoziazione, le abilità di valutazione delle risorse umane sono tutte caratteristiche fondamentali per un manager.

Delega. La delega a volte viene intesa in modo negativo come il tentativo di scaricare lavoro sugli altri. Non è così: la delega è innanzitutto responsabilizzazione. Un manager leader deve avere la capacità di creare altri leader. I team di lavoro non devono dipendere dalle decisioni del manager, deve essere in grado di gestire a sua volta le piccole decisioni che fanno andare avanti il lavoro in modo scorrevole. Delegare infatti non significa disinteressarsi. Significa dare valore, valorizzare il lavoro delle persone permettendo loro di crescere.

Competenze. Un manager deve essere competente del settore in cui opera. Soprattutto quando deve guidare una squadra di tecnici, deve avere competenza nella materia specifica. Mettere alla guida di un settore una persona che non ha competenze in quel settore può rendere molto complessi sia la creazione di fiducia, sia la capacità di controllo, sia il coordinamento del lavoro.

Infine, una caratteristica fondamentale è la capacità di prendere decisioni. Nel lungo periodo l’errore si paga molto meno dell’essere rimasti fermi. Prendere decisioni è molto utile per uscire da impasse pericolose. Una decisione rapida e sbagliata è sempre meglio di una decisione tardiva o di nessuna decisione. Nel primo caso infatti ci si dà la possibilità di recuperare.

Come sviluppare la tua leadership sul lavoro

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Come si diventa un leader sul lavoro? Diventare leader sul lavoro porta opportunità, sfide e responsabilità. Non tutti sono adatti alla leadership ma posso rassicurarti se è questo il tuo dubbio: se sei qui a leggere questo blog, se vuoi migliorare e desideri prendere in mano le redini della tua vita, sicuramente sei la persona giusta.

Se non sei sicuro di sapere quale sia il punto di partenza, ce ne sono molti dai quali partire per creare la tua personale forma di leadership. E questo è il segreto: la leadership, come la felicità e il successo non è unica. La formula della leadership infatti ha delle caratteristiche specifiche, degli ingredienti potremmo dire, e allo stesso tempo ciascuno può personalizzarla a piacere mischiando gli ingredienti in quantità differenti.

Ovviamente una leadership efficace è anche una leadership equilibrata, come il sapore di un piatto prelibato, e lo è innanzitutto rispetto al contesto e alla situazione. Il leader infatti è anche flessibile e più lo è e più è in grado di gestire il sistema nel quale agisce. Per questa ragione è importante comprendere bene quali sono le caratteristiche di un leader. Ti consiglio di iniziare da queste 3 (più una):

Capacità

I veri leader conoscono le proprie capacità e i propri limiti e usano questa consapevolezza per mettersi costantemente alla prova per crescere. Quando sei consapevole di capacità e limiti, le critiche e le battute d’arresto non sono stop definitivi ma nuove opportunità per migliorare te stesso e la tua situazione. Affina costantemente le tue abilità e sviluppane di nuove. Quando ti impegni costantemente a migliorare te stesso, sei in grado di diventare più di quanto avresti mai pensato possibile.

Convinzioni

Molto spesso ciò che porta un leader è certezza, soprattutto all’interno di ambienti di lavoro nei quali regna incertezza. Ciò non significa che come leader devi avere sempre tutte le risposte: è sufficiente che tu sviluppi la convinzione interiore di poter trovare la risposta e andare avanti. La chiave è essere pronti ad accettare ogni sfida (coerente con il tuo obiettivo lavorativo). Spesso, portare certezze significa anche portare creatività, umorismo e curiosità in situazioni stressanti. Questo farà sì che gli altri si rivolgeranno naturalmente a te quando le cose diventano difficili o caotiche perché riuscirai a farle sembrare più leggere.

Identità

Un vero leader è un grande semplificatore. Attenzione: semplificare non significa banalizzare. Semplificare significa dare alle persone messaggi chiari, senza essere direttivi. Significa dare spazio per crescere senza aggravare il loro carico di lavoro. Significa sottolineare un errore per il tempo necessario a farlo comprendere e nello spazio sufficiente perché la persona comprenda e premiare in pubblico perché tutti sappiano il successo raggiunto. Essere un leader significa esserlo, non solo volerlo essere, in ogni momento, in ogni azione che si compie, con coerenza, con l’esempio, con l’umanità.

Infine, per crescere all’interno dell’azienda è fondamentale conoscere lo stadio evolutivo dell’azienda stessa. Prima di muoversi in una direzione è molto importante sapere se quella è la stessa direzione nella quale si sta muovendo l’azienda. Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro uno strumento pratico e semplice per comprendere quali sono le fasi che attraversa ogni azienda, qual è la migliore e per quale ragione. Questo non vuol dire che non si possa far carriera in una azienda che si trova in una fase non ottimale. Anzi spesso è persino più facile. Per farlo bisogna fare le mosse giuste. Sei sicuro di sapere quali sono? Leggi il libro e scoprilo!

Come cercare il lavoro da un punto di vista differente: farsi trovare preparati

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Quando si vuole cambiare lavoro molto spesso il primo pensiero va all’aggiornamento del curriculum e del proprio profilo LinkedIn. Intendiamoci: non è un approccio sbagliato, è una cosa normale volersi presentare, mettere in evidenza le proprie esperienze e capacità. È anche un approccio efficace? Non proprio.

La prima ragione è che nel curriculum si tende a mettere troppo e in maniera indistinta. Dall’esperienza che hai fatto a quattordici anni come fattorino o come cameriere fino al master universitario. Va bene voler dimostrare di avere esperienza o di aver fatto strada ed è proprio per questo che è importante che l’esperienza inserita in un curriculum sia coerente con il lavoro per il quale ci si vuole proporre.

Quindi il primo passo è chiarire a sé stessi cosa si vuole, cosa si sta cercando: qual è il lavoro che voglio fare? Poi mettersi nei panni di chi deve selezionare il personale. Che persona si aspetta di trovare? Quali esperienze sono importanti? Quali valori sono importanti per quell’azienda? Bisogna studiare e fare bene i compiti prima di presentarsi. Per due ragioni: la prima è TU devi sapere se l’azienda per la quale stai andando a lavorare è quella giusta per te. La seconda è che tu devi far sapere all’azienda per la quale vuoi lavorare che sei la persona giusta per loro, che condividi valori, obiettivi.

Il secondo passo infatti è quello di comprendere cosa serve all’azienda che tu le puoi dare. Quale problema risolvi? In che modo semplificherai il lavoro? Hai soft skill che possono essere risolutive? Avere una certificazione di PNL ad esempio può essere un ottimo biglietto da visita. Mostrare che si è in grado di fare la differenza attraverso una mentalità aperta e di crescita lancia un segnale molto positivo.

Il terzo passo a questo punto mostrare il proprio grado di interesse. Molto spesso le persone partecipano a dei colloqui per aziende che non conoscono, per ruoli che non hanno idea di cosa siano e senza alcuna convinzione. Se hai messo in pratica i punti precedenti non dovresti incappare in questo problema, allo stesso tempo è importante seguire lo stato di approvazione della propria candidatura: trova il coraggio di richiamare dopo qualche giorno e chiedere informazioni, mostra la tua motivazione e tieniti in contatto con la persona che segue la tua pratica.

Infine, ricorda l’aspetto più importante: fai in modo che il lavoro dei tuoi sogni ti trovi. Non avere fretta e costruisci nel tempo le condizioni per diventare la figura chiave della quale ha bisogno una azienda. Fallo con una attività di networking e costruisci la tua credibilità e reputazione nel corso del tempo. Il modo migliore per avere la fiducia di chi ti deve dare un lavoro, è avercela già. Costruiscila giorno dopo giorno, cresci e fai in modo di essere il migliore nel tuo settore, nel tuo ruolo, nella tua mansione. Una buona reputazione è il miglior curriculum.

Le 3 abitudini fondamentali per vivere la vita come tu la vuoi

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Le persone di successo sono felici. E viceversa. Questo accade perché quando sai chi sei e cosa vuoi, impegnarti per raggiungere quello che desideri diventa più semplice e piacevole. Lavori meglio e con più risultati. Quelle persone le riconosci: sono quelle che a inizio giornata si alzano felici di fare quello che fanno. Sono quelle che a inizio settimana sono contente che sia di nuovo lunedì.

Sono le stesse persone che a inizio anno si prendono del tempo per fare il punto della situazione. Io lo faccio ormai da tanti anni con il workshop “Obiettivi!e tante persone lo fanno insieme a me. Non è un caso se moltissimi partecipanti tornano anno dopo anno per fissare nuovi obiettivi, conoscere persone motivate e lavorare con me sulla loro visione.

Quando hai stabilito i tuoi “Obiettivi!” per mantenerli è importante sviluppare delle abitudini positive che ti aiutino a creare, stabilire e mantenere La vita come TU la vuoi. Le più importanti sono queste 3:

  1. Trova il tuo scopo. Lo scopo della tua vita sono quasi certo che non sia lavorare 12 ore al giorno, cinque giorni alla settimana per 40 anni e pianificare anno dopo anno le vacanze per fuggire dal tuo lavoro. Nessuno vuole questo. Il tuo vero scopo è la tua chiamata e la tua risposta è nella gioia del viaggio, passo dopo passo, nella direzione che ti rende felice. La domanda alla quale devi dare una risposta è: in che modo posso fare la differenza?
  2. Pratica la pazienza, valorizza gli altri, costruisci pace. Ogni volta che ne hai la possibilità fai in modo di mostrarti paziente. Comprendi la persona che hai di fronte e la battaglia che sta combattendo. Questo non vuol dire farsi calpestare dagli altri. Vuol dire capire cosa muove le persone e fare in modo che si sentano bene con loro stesse quando stanno con te. In questo modo costruirai un mondo, il tuo mondo, di pace.
  3. Sii curioso. La curiosità ti spinge a trovare risorse che non avrei mai nemmeno immaginato. A volte non serve fare grandi viaggi o enormi sforzi per vedere qualcosa di diverso, qualcosa che prima non avevi notato. Il mondo è pieno di risorse e possibilità. Diffida da chi ti vuole far credere il contrario. Spesso chi lo fa non lo fa per cattiveria ma è il risultato della vita che sta vivendo, delle difficoltà che incontra nella SUA vita. Le risorse ci sono e la prima risorsa sei tu. Tu ci sei?

Facciamoci qualche domanda

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Ci sono alcune domande che quasi tutti ci poniamo almeno una volta nella vita. Soprattutto quando siamo giovani. E le risposte a queste domande – soprattutto alcune risposte – ci possono condizionare per molti anni. Per questo è importante fare il punto, di tanto in tanto, per capire se ciò che pensiamo di volere è esattamente quello che vogliamo oggi: il workshop “Obiettivi! nasce proprio per questo. Fai un aggiornamento del software e stabilisci le tue priorità per l’anno che viene.

Quanto alle domande, quelle rimangono. Ciò che cambia sono le risposte. Un esempio? Quando ci si affaccia nella società, magari con il primo lavoro o ancor prima all’università, capita di chiedersi: “Cosa pensano gli altri di me?”. È una buona o una cattiva domanda questa, secondo te? È una ottima domanda! Se presuppone che tu voglia curare la tua reputazione. Se invece la tua preoccupazione è non sembrare strano o diverso e uniformarti agli altri, stai perdendo qualcosa.

In particolare, stai perdendo una parte di te che invece potrebbe essere proprio quella speciale, il tuo talento, il tuo super potere che ti rende unico. Da ragazzi capita di volersi integrare anche a costo di uniformarsi agli altri e rinunciare a pezzi della propria identità. Spesso è questa la ragione che dopo qualche anno di queste rinunce porta alla frustrazione e al non riconoscersi più. Nel mio libro “Super Youho descritto una sorta di percorso di Coaching che puoi fare insieme a me per individuare il talento speciale che hai e valorizzarlo per vivere a pieno la tua autentica passione.

Altre volte capita che ci poniamo domande come: “se avrò un cattivo risultato, questo che conseguenze porterà nella mia vita?”. La pre-occupazione è un fenomeno naturale e un meccanismo che ci tutela da brutte conseguenze. Fino al punto in cui è funzionale per la sopravvivenza. Quando inizia a diventare disfunzionale e ti tiene alla larga da ciò che può renderti felice – anche a costo di qualche errore – bisogna andare oltre. Anche perché la maggior parte delle persone che rinuncia non teme l’errore, piuttosto si pente della rinuncia.

3 lezioni (più una) per raggiungere il successo personale

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Nella mia esperienza come Business Coach in tante aziende di dimensioni differenti, dalle multinazionali più grandi alle aziende familiari più piccole – non meno grandi nello spirito e spesso create da fondatori illuminati o con un management ispirato – ho avuto la possibilità di conoscere abitudini e comportamenti di persone che hanno a che fare con responsabilità enormi; queste persone, con una decisione sulla produttività in azienda, ad esempio, possono influenzare la vita di migliaia di lavoratori e a caduta decine di migliaia di persone attraverso le loro famiglie.

Ogni Coach ha una responsabilità fondamentale in questo processo. Proprio per questa ragione è necessario essere preparati e capaci di fornire un feedback adeguato. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni fornisco gli strumenti utili per fare un’analisi dello stato di sviluppo e di crescita dell’azienda e offro a chi desidera intervenire sul miglioramento la possibilità di farlo in modo mirato.

In quasi trenta anni di professione come Business Coach nelle aziende ho raccolto molti consigli, idee e punti di vista che ho trovato interessanti, curiosi, differenti. Io credo che tutto ciò che ti aiuta a guardare la vita da un punto di vista differente vada accolto con entusiasmo. Fare cose diverse mantiene la mente flessibile e giovane. Ecco quindi tre insegnamenti (più uno) utili e interessanti che mi hanno trasmesso con il proprio esempio alcune delle persone migliori con le quali ho lavorato:

  1. Preferiscono qualità a quantità: dai programmi tv agli alcolici, dal cibo alla formazione. Scelgono con cura ciò che devono fare, come utilizzare il proprio tempo e come valorizzarlo. E lo fanno ogni giorno.
  2. Sanno fare eccezioni: la flessibilità dei grandi leader è spesso la chiave del loro successo. Hanno la capacità di adottare soluzioni differenti e cambiare i piani quando serve. Soprattutto sanno scegliere quando fare qualcosa di diverso significa crescere e lo fanno.
  3. Investono i loro soldi: tutte le persone di successo che ho conosciuto investono i loro soldi per attività che li rendono migliori. Investono nei loro affari, per la loro crescita personale e per le loro passioni.

Infine, prendono sempre la piena responsabilità delle proprie azioni. Più in generale le persone di successo scelgono. Cioè fanno qualcosa con quello che hanno a disposizione e ottengono dei risultati. Imparano da queste azioni e migliorano il processo, un passo alla volta. Spesso cambiano il mondo, in modo semplice, con naturalezza. Fanno quello che li ispira.

E tu, fai quello che ti ispira e appassiona nella vita, a prescindere dalle circostanze esterne?

Il nemico numero uno della produttività

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Il blog del sito RescueTime ha pubblicato un sondaggio condotto sui propri utenti. Tema del sondaggio: le interruzioni sul posto di lavoro. Dai risultati sembra proprio che il problema delle continue interruzioni sul lavoro affligga il 98% dei lavoratori. In effetti se ci pensi, in molti uffici è impossibile distinguere l’attività principale da tutte quelle secondarie che si affacciano durante giornata sotto forma di email, telefonate, notifiche, messaggi e quant’altro.

Anche nelle aziende più strutturate o in uno stadio più avanzato di produttività, le condizioni di lavoro soffrono di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto Prime. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. Tutti sono proattivi e vengono prese le misure necessarie per dare i giusti spazi e tempi di lavoro ai dipendenti affinché performino al meglio.

Il problema delle interruzioni, a quanto si legge nei risultati del sondaggio, in ogni caso sembra affliggere tanto i lavoratori negli uffici quanto le persone che svolgono la propria attività da casa. Sebbene le interruzioni siano uno dei motivi più frequente di perdita di concentrazione e di produttività, il problema a livello aziendale è ancora poco sentito o affrontato. Va un po’ meglio nell’home working ma il modello multitasking – così sbandierato in passato – in realtà ha già mostrato tutti i suoi limiti. La mente, anche quelle certamente più flessibili, non è fatta per fare due – o più – lavori contemporaneamente. 

A lungo andare questo genera stanchezza, frustrazione, rabbia; in una parola: stress. Come si può intervenire su tutto questo? Ci sono tre aspetti ai quali dare attenzione per evitare interruzioni e perdita di produttività. Vediamoli insieme:

Consapevolezza: diventa consapevole del tempo e del modo in cui lo utilizzi. Non è una questione di tempo in sé – sebbene sia l’asset più prezioso che possiedi – è una questione di flusso. Ogni interruzione che ti distrae, ti fa perdere concentrazione e il lavoro viene frammentato. A volte, scegliere di rispondere subito a una mail non urgente, parlare con un collega di una riunione futura o di un progetto secondario è una scelta inconsapevole: per migliorare l’utilizzo del tempo, dedica attenzione a quello che fai.

Decisione: lavora sulle decisioni che prendi. Pianifica in termini di priorità. Quali sono i lavori fondamentali che devi portare a compimento durante la giornata? Cosa ti serve per completarli? Quanto tempo ti richiedono? Inserisci in agenda queste attività e agisci di conseguenza. Chiudi la posta elettronica, stacca il telefono – mettilo su non disturbare magari e filtra le chiamate realmente importanti: un superiore al quale devi rispondere, un partner, i figli e i genitori, soprattutto se sono anziani. Dedica il tempo necessario all’attività e solo a quella. Non più di 90 minuti, che poi comunque l’attenzione cala. A quel punto fai una pausa e rispondi a chiamate, messaggi, notifiche e quant’altro.

Scorciatoie: come diceva Bill Gates “scelgo sempre una persona pigra per fare un lavoro difficile perché troverà un modo semplice per portarlo a termine”. La mente, quando si tratta di attività ricorrenti è fenomenale: per risparmiare energie ti aiuta a svolgere una attività ricorrente nel modo più efficiente. Ma quando si tratta di una attività non ricorrente? Allora deve ragionare, ricordare, ripescare strategie, si affatica e richiede tempo. Crea delle scorciatoie. Possono essere delle bozze o dei modelli di documento, che realizzi raramente. Possono essere istruzioni per una attività, come ripristinare i dati salvati sul cloud o collegarti a un VPN. Tieni a portata di mano le risorse necessarie. Oppure chiedi a una persona pigra: sarà certamente più contenta di te, di venire interrotta nel suo lavoro.

I passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale

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In una delle recenti occasioni che ho avuto per presentare al pubblico il mio nuovo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho avuto l’opportunità di rispondere ad alcune domande molto interessanti da parte dei partecipanti. Una di queste mi ha spinto ad approfondire l’argomento e scrivere questo post. 

Quali sono i passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale?

Non è una domanda semplice in un paese come l’Italia. Certamente serve una buona dose di coraggio e di pazienza. Un buon commercialista e molta perseveranza. Oltre a una buona idea di business da portare avanti. Messe da parte quindi queste considerazioni preliminari, quali sono i primi passi da muovere?

Vediamoli insieme:

  1. Chiedi aiuto e consigli. Il mondo è pieno di persone intelligenti. Coinvolgile. Le loro esperienze possono essere la tua conoscenza. Il ragazzo che mi ha posto la domanda, ha centrato il punto. Sicuramente non sono l’unico che può aiutarti, individua il professionista più adeguato al tuo settore.

  2. Assumi persone più intelligenti, esperte e preparate di te. Se sei la persona più intelligente nella stanza, hai sbagliato stanza. Ovviamente lavora per diversificare le competenze. Serve una buona dose di sicurezza di sé per farlo e anche un bagno di umiltà: riconosci ciò in cui non sei bravo e lascia il controllo a chi è esperto, avrai molti meno problemi da risolvere e più soluzioni fra le quali scegliere.

  3. Prenditi cura di te. Se puoi (e vuoi) dedicare il 200% delle tue energie alla tua impresa, vuol dire che stai utilizzando energie che non hai. Spesso sono energie mentali che si nutrono di pura adrenalina. Hai pensato a cosa accadrà quando ti fermerai? Se basi tutta la tua forza sull’adrenalina ti consumi in fretta e ti esaurisci rapidamente. Lavora per avere sempre un equilibrio psicofisico adeguato e sul lungo periodo otterrai risultati eccezionali.

Infine, ricorda sempre il tuo scopo e lo scopo della tua azienda. Fissalo ben chiaro in mente. Quella passione che ti ha portato a lasciare il tuo lavoro a tempo indeterminato, quella idea che ti ha reso insonne e febbrile fin quando non l’hai trasformata in realtà, quell’impegno quotidiano, sono tutto per te. Non dimenticare quindi di comunicarlo agli altri. La passione rende speciale la tua azienda e ciò che fai.

Come vincere la sfida del futuro in azienda

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Le nuove tecnologie hanno portato grandi stravolgimenti nel mondo aziendale. Oggi gli stadi di vita delle aziende sono stati in molti casi spesso stravolti da start-up che hanno portato innovazioni dirompenti. E ciò che si faceva in un certo modo, si è iniziato a farlo diversamente. Questo ha cambiato abitudini e stili di vita. Ha cambiato il lavoro. Chi è stato pronto a risolvere questi problemi di questi cambiamenti ha trovato nuove opportunità.

Negli ultimi dieci anni abbiamo visto alcune delle aziende più grandi al mondo – compagnie aeree, industrie elettroniche, grande distribuzione – travolte da un’onda di cambiamento, perdere la propria leadership di settore. Per quale ragione non sono riuscite a mantenere lo stadio di successo che le aveva contraddistinte? Questo stadio si chiama “Prime” e te ne parlo nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) e ti aiuto a comprendere in modo semplice qual è quello che sta vivendo la tua azienda, come affrontarlo ed eventualmente come tornarci.

Ogni cambiamento presenta sia sfide che opportunità e la linea di demarcazione tra le due è spesso piuttosto sottile. Le aziende in grado di andare avanti con successo in periodi di crisi spesso condividono almeno una caratteristica importante: la chiarezza del proprio scopo. Se mi conosci e segui il mio lavoro sai che questa caratteristica per me è fondamentale sia a livello personale che a livello aziendale. Lo scopo – uno scopo chiaro – è quello che fa la differenza.

Questa è una differenza sostanziale. A differenza dei manager delle aziende che stanno solo cercando di rimanere a galla, i leader delle aziende che vogliono crescere e prosperare hanno una straordinaria capacità di pianificare il futuro. Si lasciano guidare dallo scopo e hanno la consapevolezza che il panorama di business è mutevole. Per questo investono sulla formazione. Sanno che il successo passato non è garanzia di crescita futura e che lo sviluppo dell’azienda è in definitiva un prodotto dello sviluppo dei dipendenti.

E tu, da imprenditore, cosa fai oggi per garantire un domani di successo alla tua azienda?