Potenziale, interferenze e super-performance

By 12 Settembre 2019Blog

C’è un concetto basilare nel Coaching che ritengo ormai superato. Anzi più che un concetto è una vera e propria formula. Una formula sviluppata da un pioniere dell’allenamento mentale, del mental training nello sport, che è Timothy W. Gallwey. Nella sua teoria si parla di “inner game” – gioco interiore – e la formula che descrive la performance di un atleta è rappresentata da P cioè il potenziale meno l’interferenza. In questa formula infatti si presupponeva infatti che la performance – soprattutto nello sport – fosse sempre inferiore rispetto al potenziale per via delle famose interferenze.

Bisogna dunque comprendere bene cosa si intende per interferenze. Per interferenza si intende tutto quello che limita il tuo potenziale nello sport ma anche nella vita. Ci sono interferenze esterne che possono essere il campo o il caldo. Se vai a correre, ad esempio, sai che può capitare che esci con l’idea di fare un certo chilometraggio e poi magari ne fai uno minore perché fa molto caldo o magari scoppia un temporale improvviso e devi rientrare praticamente a nuoto! Quindi, il caldo, la pioggia e i fattori atmosferici in generale negli sport all’aperto sono interferenze esterne. Poi ci sono le altrettanto famose interferenze interne cioè il tuo stato d’animo, il linguaggio interno, le tue convinzioni etc.

Tim Gallwey molti anni fa, descrisse giustamente un fatto: fatto 10 il potenziale della persona spesso non è espresso nella performance che invece sarà da 8, 7, 6, 5 e via dicendo a causa di queste interferenze. Quando devo convincere un atleta della validità dell’allenamento mentale uso questo questa formula perché la capiscono tutti. Poi esce il Mental Coach in me e nella pratica questa formula va cambiata, perché l’interferenza – soprattutto quella che non si può eliminare – non va combattuta. Le energie vanno indirizzate tutte verso la performance.

Quindi negli anni mi sono sempre più convinto che c’è un’altra formula che non è quella di Gallwey ma quella di Claudio Belotti che sta per P più i uguale super-p. Cioè il potenziale più le interferenze è uguale a una super performance. Perché? Perché la teoria è una cosa e nella pratica accade tutt’altro: è successo miliardi di volte nella storia allo sport. E miliardi di volte nella vita di tutti noi. Hai mai tirato fuori un potenziale che era dormiente o addirittura che non sapevi proprio di avere? Questo è successo perché ci sono state delle interferenze che ti hanno messo in condizione di fare cose che tu stesso non pensavi o non sapevi di poter fare.

Quindi incominciamo come Coach, come leader, come genitori, come manager, come imprenditori a ragionare in modo diverso. Integriamo le difficoltà nella nostra performance quotidiana perché tu e io sappiamo che nella nostra vita a volte ci sono state interferenze talmente pesanti talmente difficili che ci hanno fatto tirar fuori una forza, un’energia che altrimenti non avremmo mai avuto. E quindi ben vengano queste interferenze, ben vengano gli avversari, ben vengano le condizioni atmosferiche, ben vengano i discorsi interiori: l’importante è trovare la giusta risposta, accedere alle risorse nascoste e agire per portare con te l’interferenza oltre il traguardo. Poi fermati e fatti i complimenti per il risultato che hai ottenuto.