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Mantenere la parola data

By 9 Gennaio 2012Riflessioni

Ho avuto la fortuna di avere due genitori straordinari. Non erano colti ma erano molto intelligenti, non avevano tanti soldi ma erano ricchi, non avevano titoli nobiliari ma erano dei signori.

Mi hanno insegnato tante cose. Tantissime. Molte di queste mi hanno aiutato e mi aiutano nella mia vita e nel mio lavoro. Sono state utili nei momenti difficili, nei miei viaggi o permanenze in giro per il mondo e per costruire chi sono.

Alcune di queste cose sono specifiche come: l’uomo cammina all’esterno del marciapiede, la gomma da masticare si stacca subito dai tessuti se la metti in freezer. Altre sono concetti più ampi come: la gentilezza, la cortesia, l’onestà e il mantenere la parola data.

Vorrei che più persone avessero avuto lo stesso insegnamento. Quest’ultimo almeno. Devo ammettere che, tra quello che ho imparato da loro e quello che ho imparato lavorando nel mondo dell’albergo di lusso, mi vanto di conoscere molte “regole” dell’educazione, alcune ormi sorpassate che però sono curiose e mi piacciono. Se le conoscessimo tutti avrei un argomento di conversazione in meno.

Quello del mantenere la parola data però mi piacerebbe fosse condiviso da tutti. È mai possibile che siano sempre di meno le persone che promettono qualcosa per poi mantenerla?

Non c’è compagnia telefonica che faccia quello che dice quando sottoscrivi l’abbonamento, non c’è artigiano che rispetti i tempi o il preventivo, per non parlare dei politici (di tutti i colori e a qualsiasi livello).

Questo ormai è un dato di fatto, ma la cosa si è espansa ovunque. Persone con cui fai affari, “amici” che metto tra virgolette di proposito perché non sono veri…

Era così bello una volta. Una volta potevi dire: “sono tranquillo, mi fido di lui abbiamo stretto la mano” oppure “si, sono sicuro mi ha dato la sua parola”.

Stanotte ho sognato che avevo tutti i capelli bianchi, come mio Papà che li aveva brizzolati da quando aveva vent’anni. Non che i capelli argentati mi manchino ma non sono ancora tutti bianchi. Forse il sogno mi sta dicendo che sto diventando vecchio.

Forse ragiono da vecchio rimpiangendo le cose che non ci sono più. Se è così allora lo ammetto: sono vecchio. Voglio una cosa che non c’è più. Voglio essere circondato da persone che mantengono le promesse e se non ci riescono te lo dicono prima, si sentono a disagio e ti chiedono scusa.

Non come l’ultima volta che un mio “amico” mi ha preso in giro, sapendo di farlo. Alla fine secondo lui sono io che prendo le cose troppo sul serio, “non siete mica voi della PNL” (che caspita significa questa frase?) “a insegnare la flessibilità?” mi ha detto?!?

Si caro mio siamo noi della PNL a insegnare la flessibilità. Flessibilità non significa dimenticarsi della parola data. Suvvia è una questione di stile, di congruenza, di serietà. La flessibilità è un’altra cosa. È quella che ho avuto io nell’eliminarti dalle persone con cui faccio accordi.

Un conto è essere flessibili, un corso e prestare il sedere a chi ti prende in giro. Una cosa è certa se vuoi fare il furbo sei libero di farlo, soprattutto nel nostro bel paese, purtroppo. Ma non con me. Io preferisco essere all’antica, guadagnerò di meno forse ma preferisco così. Credimi ti do la mia parola, la mia vale ancora.

Buona settimana.

Claudio