L’Italia unita

By 30 Aprile 2013Riflessioni

In una delle ultime puntate del suo programma, Crozza faceva notare come, nelle ruberie dei politici, tutte le regioni italiane si assomigliassero. Da nord a sud, tutti fanno la stessa cosa.

Nella capitale ho notato che anche i commessi dei negozi agiscono come i colleghi lombardi. Quando un cliente entra nel punto vendita, lo ignorano. Non lo fanno tutti ovviamente ma, almeno nella mia esperienza, tanti. Se tu cliente saluti, a volte, rispondono, altre no. Se chiedi di vedere un paio di cose è meglio che poi compri, non sono mica lì a perdere tempo con te!

Io pensavo ci fosse la crisi, ma sembra che per alcune persone non ci sia. Purtroppo per molti di loro lo stipendio non cambia, sia che salutino o vendano, sia che non lo facciano.

La stessa similitudine la vedo nel malcostume del parcheggio in doppia fila. Abbandonata lì, tanto che vuoi che succeda. Niente se torni immediatamente, ma se stai in giro a farti gli affari tuoi valuta che potresti intralciare altri. È un concetto di educazione civica, roba ormai fuori moda.

Parliamo delle persone, come ho twittato giorni fa, che si sdraiano sul bancone del bar a bere il loro caffè in santa pace? Dietro, tutti aspettano, ma loro non se ne accorgono, troppo presi dai loro pensieri e dalla loro, soggettiva, importanza.

A proposito di twittate, ce ne sono state due che mi sono piaciute molto ultimamente. Mi piacciono perché richiamano all’azione e alla responsabilità. Cioè l’abilità di dare una risposta.

La prima è di Papa Francesco: “Cari giovani, non sotterrate i talenti, i doni che Dio vi ha dato! Non abbiate paura di sognare cose grandi!”.

La seconda di Joel Osteen (Pastore americano famosissimo): “Attendi con aspettativa ma non sperare solamente. Non limitarti a pregare. Preparati e agisci con fede”.

I commessi non lo sanno, ma la crisi c’è. I politici fanno gli affaracci loro, ma il paese è allo stremo. I maleducati non se ne accorgono, ma ci sono altre persone nel mondo, proprio dietro di loro,  che aspettano il loro turno per il caffè.

E allora che fare?

Puoi sfogarti al bar, su Facebook o sul tuo blog. Puoi aspettare che qualcuno faccia qualcosa. Magari il Papa, o qualche politico (magari quelli nuovi, i giovani, come li hanno chiamati).

Puoi arrenderti, non è da italiani, ma si può fare.

Puoi emigrare, in tanti lo hanno già fatto, purtroppo.

Puoi iniziare a fare qualcosa. Non dico di cambiare il mondo. Basterebbe sorridere, dire “buongiorno!”, parcheggiare senza bloccare altri, prendere il tuo caffè lasciando che anche gli altri lo possano fare.

Sono in troppi a lamentarsi senza fare. Tutti criticano i leader dei tre maggiori partiti politici. La cosa buffa è che nessuno ammette di averli votati. Sono lì perché hanno preso tanti voti, ma non trovi nessuno che dica di aver votato per questo o per quello.

Nessuna responsabilità, nessuna conseguenza per le nostre azioni… Purtroppo non funziona così. Alla fine, prima o poi, le conseguenze arrivano, è la legge di causa ed effetto.

Le rivoluzioni si possono fare in piazza con i forconi, o nella vita di tutti i giorni con il buon senso e l’educazione.

Siamo ancora in tempo, ma dobbiamo iniziare immediatamente e tutti, nelle piccole cose che facciamo tutti i giorni.

Festeggiamo una nuova liberazione, e magari anche una nuova festa del lavoro. Magari prendendoci l’impegno di liberarci delle cose che non vanno, facendo qualcosa per cambiarle.

Buon primo maggio.

Claudio