Il venditore di pentole

By 15 Maggio 2013Extraordinary

Questo è il modo in cui alcuni chiamano Anthony Robbins, il signore che il week end scorso ha messo in aula ancora 5 mila persone per un corso con 9 lingue tradotte in simultanea.

Personalmente lo considero un grande. Lo so, sono di parte. È il mio “primo amore”, a lui devo la mia scoperta della PNL, del Coaching, delle Dinamiche a Spirale e non meno importante di Nancy, mia moglie. Di fatto ha cambiato la mia vita completamente e in meglio, molto meglio.

Guardandolo lavorare imparo sempre qualcosa. Ho fatto questo corso 19 volte in 22 anni ma porto sempre qualcosa di nuovo a casa.

Mentre ero in aula pensavo a chi lo critica, spesso pesantemente. “Venditore di pentole” è uno degli appellativi che preferisco tra quelli che gli danno. Gli viene dato da alcuni formatori che lo criticano di essere troppo commerciale e troppo “manipolatore” dal punto di vista emotivo. Ovviamente chi lo critica ha poche persone nelle sue aule nonostante, anche lui, cerchi di usare l’emotività per vendere.

Altri contestano il suo egocentrismo, anche in questo caso chi contesta copia i modi di Robbins, nella speranza di avere gli stessi risultati e notorietà.

La più affascinante è la critica sui soldi. Per qualche ragione il fatto che lui guadagni molto infastidisce l’esercito di coloro che guadagnano meno di quello che desiderano.

Lo so è la vita, l’essere umano tende a criticare invece che apprezzare.

So anche che io non sono oggettivo, ho troppa stima e affetto per Tony. Dopotutto in questi 22 anni mi ha dato e insegnato moltissimo…

Ho detto che lo considero un grande. Grande nei suoi pregi come nei suoi difetti. Ho l’onore di conoscerlo bene e da tanto tempo, so che è umano e quindi non perfetto. Non mi piace tutto di lui o di ciò che fa. Ma come mi hanno insegnato cerco di vedere quello che ha e fa di buono, così cresco.

Poi parto da un presupposto. Lui ha più risultati di me in molte aree di vita.

È sano, più della maggior parte delle persone che lo criticano.

È un professionista di successo, guadagna tanto e affianca persone di alto calibro come Bill Clinton, Serena Williams, Donna Karan, Oprah Winfrey… cosa che i suoi detrattori sognano la notte.

Harvard lo ha definito uno dei 200 business guru al mondo, American Express uno dei 10 migliori leader per portare un’azienda al livello successivo e Accenture uno dei 50 migliori intellettuali nel mondo per il business.

È felicemente sposato e si gode la vita personale, qui evito di fare commenti su chi dice peste e corna di lui perché si entra in aree troppo personali (e dovrei dire cose che non tutti sanno).

Chiudo con una considerazione, ovvia ma spesso dimenticata.

Quando qualcuno che ha più successo di te, cioè produce risultati migliori, ma non ti piace, non sarebbe meglio dire non mi piace e basta invece di criticare con mediocrità?

Lo so, criticare fa stare meglio apparentemente, ti senti meno inferiore o chissà cosa.

Ci sono cantanti o band bravissimi che non mi piacciono, per genere di musica, simpatia o qualcos’altro. Rispetto il fatto che sono bravi e ascolto altro.

Ci sono esponenti della formazione e della crescita personale che hanno uno stile, dei contenuti o altro che non condivido. Va bene, il mondo è vario ed è bello che sia così.

Evito di spendere soldi per fare i loro corsi o leggere i loro libri e risparmio energie evitando di criticarli. Quando lo faccio, mi rendo conto che in qualche modo toccano qualcosa in me. Un mio lato debole, una mia frustrazione, invidia, mancanza…

Io da Robbins ci vado e ci torno. E se vendesse pentole le comprerei pure, sarebbero gran belle pentole, sicuramente il “World Pot Council” le considererebbe tra le migliori 10 del mondo.

Buona settimana.

Claudio

 

P.S.

– sabato sono a Roma per la giornata introduttiva alle Dinamiche a Spirale

– giovedì 23 a Milano, avremo l’Extraordinary Day, la nostra festa dove presenterò il mio nuovo libro in uscita a metà giugno