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Coraggio e coraggino

By 5 Giugno 2012Riflessioni

L’altro giorno ero in autostrada, rientravo da una trasferta e come spesso mi capita mentre guidavo ero in trance…

All’improvviso mi sono accorto che dovevo prendere l’uscita vicina. Velocemente mi sono spostato a destra tagliando di fatto la strada a un’automobilista. Non era una manovra pericolosa o azzardata, ma di fatto ero entrato nella corsia di destra all’ultimo momento.

L’automobilista dietro di me, quello a cui avevo tagliato la strada, mi ha “fatto i fari” e ha incominciato a gridare. Non sentivo quello che diceva ma era evidente che fossero insulti. Visto che aveva ragione, ho alzato la mano per scusarmi. Gli insulti sono continuati.

Ho pensato che forse non avesse visto la mano alzata in segno di scuse, allora ho abbassato il mio finestrino e messo la mano fuori, palmo ben aperto e mano alzata in segno di scusa. La sua reazione era esagerata ma io avevo sbagliato.

Niente da fare l’intensità del suo non verbale si capiva che l’insulto aumentava. Era furioso, Dio solo sa cosa mi stava dicendo…

A questo punto, mentre andavamo verso i caselli, ho rallentato, abbassato il finestrino di destra per parlargli, e dire “mi sono scusato dai smettila…”. L’intenzione era quella, non avevo voglia di litigare, ero già stanco. Sorridendo lo guardavo in attesa della sua reazione.

Con sorpresa, una volta affiancato vedo che guarda avanti, sguardo nel vuoto, quasi terrorizzato. Forse pensava che stessi cercando di attaccare briga. Dico “scusa, ti ho tagliato la strada ma non mi sembra il caso di incazzarti così…”. Nulla, sguardo nel vuoto, diritto davanti a sè. Sembra veramente terrorizzato.

Il caso vuole che dopo l’uscita del casello di Bergamo ci sia una grande rotonda con diverse uscite. Lui che è davanti prende quella che devo prendere io, quindi “lo seguo”. Ecco che la sua guida diventa spericolata. Probabilmente pensa che ce l’ho con lui e, tagliando la strada a più persone, fugge nel traffico.

La cosa mi diverte e mi fa pensare.

Da lontano, avvolto dall’abitacolo, mi insulti. “Faccia a faccia”, anche se io cerco di parlare in modo educato, scappi terrorizzato. Un bel coraggino.

Proseguendo per casa ho pensato a questo evento. Ho pensato ai collaboratori che alla macchina del caffè insultano il loro capo, al quale non hanno il coraggio di dire nulla in faccia.

Ho pensato ai fenomeni che su Facebook insultano: governo, “amici”, squadre avversarie e poi non hanno il coraggio di prendere posizione dal vivo.

Ho pensato alle suocere (o alle nuore o generi) che parlano male dell’altra ma alle cene di famiglia fanno la scenetta, non per educazione, ma per falsità.

Non credo che si debba “cercar battaglia” (per citare il grande William Wallace), credo però che, come dicono i giocatori di Football americano, “dal divano sono tutti campioni”.

Chi non ha peccato scagli la prima pietra e chi ha il coraggio di dire in faccia le cose le dica. Troppo facile avere il coraggino di fare il fenomeno quando sei al sicuro.

Ricordo quando vivevo negli USA un mio amico diceva che la stronzaggine del tuo capo era direttamente proporzionale a quanto era distante fisicamente da te. Più era lontano, e quindi non poteva sentirti, e più era stronzo.

Forse se non abbiamo il coraggio di dirle in loro presenza sarebbe meglio non dirle proprio.

È solo un’idea per la quale vorrei ringraziare l’automobilista dallo sguardo nel vuoto. Grazie per avermi mostrato la pochezza di cui anche io, a volte, sono stato vittima e/o protagonista.

Buona settimana coraggiosa.

Claudio