Come sopravvivere a una valutazione lavorativa

By 2 Ottobre 2018In evidenza

In molte aziende si applica un metodo di valutazione del rendimento dei dipendenti attraverso verifiche periodiche. Questo per alcune persone può essere fonte di ansia e stress. Entra in gioco quella ansia da prestazione lavorativa e alcuni sono assaliti da sindrome dell’impostore.

Quindi tra persone qualificate che pensano di non essere in grado di rispondere correttamente alle valutazioni e persone che pensano che ciò che fanno sia sopravvalutato e vivono con il costante timore di essere scoperti, l’azienda si popola di timori, sguardi bassi, passi veloci in corridoio, fra le stanze, la macchina del caffè e i bagni.

Si può superare agevolmente tutto questo stress? Certamente. Innanzitutto, con un bel respiro. Poi evitando tre errori molto comuni e dannosi per la propria valutazione:

  1. Mettersi sulla difensiva rispetto alla critica. Una valutazione periodica delle prestazioni non è fatta per elencare i tuoi risultati. Piuttosto ha l’obiettivo di valutare a fondo le tue prestazioni nel corso dell’ultimo periodo e ciò include l’identificazione di punti deboli, errori e aree di potenziale miglioramento. Sentiti libero di opporti ai punti che non sono interpretati correttamente, ma non cercare di respingere ogni critica. Accetta le critiche e spiega cosa farai per migliorare. Ricorda: non importa quanto sei bravo nel tuo lavoro o quanto duramente lavori, c’è sempre spazio per migliorare. È una opportunità.
  2. Perdere l’occasione per avanzare una richiesta. Una verifica periodica può essere un’ottima occasione per avanzare una richiesta di ricompensa o crescita. Potresti chiedere un aumento o una promozione in risposta al tuo lavoro e ai tuoi miglioramenti nell’ultimo anno. Qualunque sia la tua richiesta, utilizza dati, logica e ogni appiglio che offre la valutazione stessa per fornire materiale a supporto delle tue richieste.
  3. Parlare in modo generico del proprio lavoro. Non tutti possiedono una memoria di ferro e molte menti, soprattutto tra i creativi tendono a fare e dimenticare. Non tanto ciò che hanno fatto, quanto l’averlo fatto! Conosco un designer che se gli domandi di elencare i lavori che ha fatto nell’ultimo anno fa fatica a metterne in fila tre o quattro. Se gli chiedi cosa ha fatto in un lavoro specifico di cinque anni prima, come lo ha realizzato, la tecnica utilizzata te lo sa raccontare in ogni dettaglio. La mente è meravigliosa: impara a conoscere come funziona la tua e sfruttarla al meglio, in ogni occasione (soprattutto nelle valutazioni).