Tag

soluzioni Archives - Claudio Belotti

Lavora smart (veramente)

By | Blog

Conosco persone generose e per questo mi sento molto fortunato. Sono miei collaboratori a volte, in altri casi lavorano in aziende straordinarie con le quali ho l’onore di collaborare e sono quel tipo di persona pronta a lanciare il cuore oltre l’ostacolo in qualunque momento. Sono quelle persone la cui generosità a volte finisce persino col danneggiarle. Pur di aiutare qualcun altro ritardano una consegna, si scordano di mangiare, di bere o di riposarsi.

Questo tipo di generosità è un tesoro prezioso per qualsiasi azienda. E proprio per questa ragione è necessario che l’imprenditore, il manager o il responsabile di questa persona la aiuti a mettere nella giusta prospettiva l’impiego del proprio tempo e delle proprie energie. Per sviluppare una cultura della sostenibilità è necessario fare in modo che tutti siano messi nelle condizioni di gestirsi al meglio.

Questo concetto è molto più vicino allo smart working di quanto non lo sia il lavoro da casa, che è solo un fare le stesse cose che si fanno in ufficio, a casa. Una cultura del lavoro smart significa innanzitutto trasferire una quota di responsabilità della gestione alla singola persona. Vediamo insieme quali possono essere alcune alternative da offrire a chi tende a fare troppo per potersi gestire meglio:

  1. Prendere tempo. Quando si è molto disponibili si ricevono più domande, richieste, pareri. Anche se questo può gratificare il bisogno di contributo di alcuni, a lungo andare questa pratica può avere deleteri sulla produttività del singolo. Prendere tempo quando si riceve una richiesta può essere utile per valutare meglio le alternative. E ci porta al secondo punto.
  2. Individuare la risorsa più adeguata. Quando si viene investiti di una richiesta o di un problema si tende ad agire per risolverlo in prima persona. Questo può essere un limite sia per sé stessi sia, ad esempio, per la crescita di altri. Delegare ad un collaboratore più giovane una parte di lavoro può aiutare a farlo crescere oppure coinvolgerlo per farsi aiutare favorisce attraverso un mentoring molto pratico il trasferimento di competenze.
  3. Indica la porta. Non nel senso di mettere alla porta chi chiede aiuto! Nel senso di mostrare qual è il filo da tirare per sciogliere la matassa, l’inizio del percorso di uscita dal labirinto. In questo modo chi viene con un problema torna a casa con un piano d’azione e ha la possibilità di crescere e risolvere la questione in autonomia e tornare con i necessari aggiornamenti e magari la soluzione in mano.

Rispondere sempre sì non rende più leader di quanto non lo faccia al contrario urlare ordini per i corridoi dell’azienda. La leadership passa sicuramente per la capacità di offrire risposte e soluzioni e allo stesso tempo il leader deve bastare a sé stesso, in qualche modo deve garantirsi le energie sufficienti per ottenere i risultati dei quali l’azienda ha bisogno. All’Extraordinary Talk affronteremo insieme a protagonisti del mondo aziendale italiano e internazionale questi nodi della leadership e potrai trovare nel loro esempio gli spunti necessari per crescere.

Gestire una azienda in un periodo di crisi

By | Blog

Ogni periodo di crisi porta con sé problemi e opportunità e ogni azienda ha bisogno di organizzarsi rapidamente per affrontarli al meglio. La flessibilità in questi momenti è fondamentale, più l’azienda riesce a muoversi in modo coordinato e rapido e rimanere focalizzata sui valori, sulla visione e lo scopo che la guidano, più sarà facile uscirne rafforzati.

Non tutte le aziende hanno la capacità di fare questo. Per quale ragione? Sicuramente incide lo stadio di sviluppo dell’azienda. Come ho scritto nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni le organizzazioni vivono nel proprio sviluppo diversi stadi di crescita. In ciascuno di questi stadi si osservano dinamiche differenti all’interno. Per questa ragione ho individuato nel “Prime” lo stadio di massima flessibilità ed efficacia: è il momento in cui tutto gira alla perfezione.

E come si fa a mantenere questa condizione? Ci sono diversi modi. Durante una crisi si possono prendere in considerazione alcune misure per cercare di trasformare il momento difficile in una occasione di crescita e sviluppo e portare l’azienda nel suo “Prime”.

Per iniziare bene bisogna tenere in considerazione tre elementi fondamentali (più uno):

Quando ricevi il primo colpo, rialzati subito

Ogni organizzazione, ogni azienda o gruppo di lavoro sperimenta battute d’arresto. Può capitare per momenti di congiuntura economica sfavorevole, una crisi sistemica o locale, mancati rinnovi di contratti. Se il negativity bias – il pregiudizio di negatività che ci porta a pensare che le cose negative abbiano un impatto maggiore di quelle positive – prende il sopravvento, questi momenti possono spesso oscurare ciò che sta andando bene. Il modo migliore per combattere questi momenti è fare regroup e refocus. Riunirsi e rifocalizzare l’attenzione su ciò che va bene: festeggiare subito ogni piccolo progresso fuori dal pantano, ogni piccola vittoria, anche un colpo di fortuna. In questi casi è fondamentale individuare chi persevera nel proprio negativity bias: la loro negatività può essere contagiosa. In questi casi è fondamentale aiutarli a cambiare il loro atteggiamento e spostare il loro focus più di frequente che con gli altri.

Coinvolgi chi trova problemi e invitalo a elaborare soluzioni

Tanto in condizioni normali quanto in condizioni di crisi le idee divergenti sono fondamentali per la crescita e l’innovazione. Eppure, alcuni leader hanno difficoltà a gestire chi solleva problemi. Per quanto sia comprensibile è importante fare una distinzione: chi solleva problemi tanto per farlo e chi solleva problemi per migliorare. In entrambi i casi la soluzione migliore è spingere all’azione queste persone. Chiedi loro di attivarsi per la soluzione del problema, chiedi loro di fare proposte o proponi tu una bozza di soluzione che loro possono sviluppare. Questo ti porterà tre vantaggi: il primo è che chi solleva problemi solo per il gusto di farlo, inizierà a perdere questo gusto. Il secondo è che chi solleva problemi per migliorare sarà contento di poter dare il proprio contributo. Infine, il terzo motivo è che contribuirai a creare dei leader nella tua squadra di lavoro, pronti a portare problemi ma anche idee e soluzioni.

Comunica con il tuo gruppo durante una crisi

Uno degli aspetti più importanti durante una crisi è la comunicazione. La comunicazione, soprattutto se fatta con il tono giusto, quello cioè capace di trasmettere calma, fermezza e direzione, è uno degli strumenti migliori di gestione della crisi. Come dice il mio maestro Anthony Robbins: in una crisi è importante sovracomunicare. Comunica spesso, anche se non hai notizie da segnalare, in modo che le persone sappiano che ci sei, che stai lavorando per loro: utilizza parole che dimostrino che ci sei, che stai agendo e sai cosa stai facendo, anche se non lo sa nessuno. Bisogna tenere informati tutti i collaboratori. È responsabilità del leader rimanere al passo con gli eventi mentre si svolgono, specialmente se si stanno evolvendo velocemente. Allo stesso tempo è importante passare in continuazione dal quadro generale al particolare. Cosa succede, in che modo ci riguarda, cosa possiamo fare a riguardo. Pensa in modo critico alla fonte delle informazioni. Aiuta i tuoi collaboratori a selezionare le fonti di informazione più affidabili e se serve crea un bollettino di aggiornamento con tutto quello che è importante sapere in modo da essere tutti aggiornati. In questi casi è importante aggiornare ora dopo ora le decisioni e tornare più volte sui piani, perché nessuno ha la soluzione migliore per ogni situazione: bisogna decidere, agire, verificare e ripartire.

Adotta una leadership flessibile

Non c’è uno stile di leadership che funzioni in ogni contesto: figurarsi in uno scenario di crisi! Potrebbe essere necessario aggiornare gli obiettivi man mano che emergono nuove informazioni o, in determinate circostanze, attenersi esattamente al piano qualunque cosa succeda. Lo stile di leadership dovrebbe farsi più flessibile più la crisi si complica: in base alle persone che stai gestendo, al contesto in cui stai operando e alle pressioni esterne che stai ricevendo. Per uscire da periodi di tensione come questi hai bisogno di consapevolezza e calma: se puoi medita e cerca le risorse dentro di te. Poi impara, adattati, decidi: le persone che gestisci sono lo specchio della tua leadership, cambia approccio quando serve e ricorda dove volete andare.

Infine, ricorda di praticare la gratitudine. Più la crisi si complica, più avrete bisogno di essere consapevoli delle cose importanti: finché si è vivi e in salute tutto passa in subordine. Quando tutto sembra sgretolarsi bisogna tornare alle sicurezze fondamentali. Bisogna pensare a stare bene e cercare di riposare il più possibile. La stanchezza annebbia i pensieri. Limitare la visione dei notiziari pieni di notizie che fanno paura e parlano di un futuro incerto allo stretto necessario: viviamo in un mondo fatto di notizie. Se succede qualcosa di importante, di davvero importante, lo sapremo. Il resto è superfluo. Molti collaboratori guarderanno ai propri leader per rassicurarsi. Ogni volta che devi comunicare calma e fermezza prenditi un minuto per mettere in pausa i pensieri e respirare. Pensa a ciò di cui hanno bisogno le persone alle quali devi parlare. Quali sono le loro preoccupazioni? Di cosa hanno bisogno nell’immediato? È possibile esprimere con fiducia anche il dubbio e comunicare l’incertezza generale con la sicurezza di sapere cosa c’è da fare nel particolare.

Come gestire i conflitti in ufficio

By | Blog

I conflitti in ufficio sono all’ordine del giorno. A volte è una questione di mansioni poco definite, altre volte entra in gioco il carattere, più spesso ci si scontra sulle soluzioni da adottare. In altri casi c’è un problema di comportamento, un ambiente di lavoro poco confortevole, collaboratori con competenze limitate. Manager e team dovrebbero cercare di agire in modo coordinato ma spesso ciò non accade. Di chi è la responsabilità?

Se mi conosci e mi segui da un po’ di tempo avrai compreso che credo che il ruolo attivo lo debbano giocare i leader. Il che non significa che il leader debba essere proprio il manager all’interno di un conflitto. Qualunque membro del gruppo che arrivi a comprendere che il benessere di tutti e il valore del lavoro passa dalla capacità di collaborare a un risultato utile, può essere quel leader.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del SuccessoRoi Edizioni dedicato al business ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione anche nella generazione del conflitto.

Per intervenire in modo rapido ho tre consigli per te che puoi mettere in pratica subito:

Identifica il livello: se conosci i livelli logici di Dilts, creati dal grande ricercatore in PNL Robert Dilts, puoi iniziare a identificare a quale livello si colloca il conflitto per trovare una soluzione pratica. I livelli sono Ambiente (risponde alle domande “Dove? Quando?”), Comportamenti (Cosa?), Capacità (Come?), Valori/Convinzioni (Perché?), Identità (Chi?), Scopo (Per chi? Per cosa?). A che livello si sviluppa il conflitto? A volte basta solo prendere consapevolezza del livello per risolvere il conflitto.

Pensa al presente: spesso i conflitti vengono dal passato o anticipano un futuro che nessuno può prevedere e in qualche modo lo rendono reale. Prendi in considerazione solo i fatti attuali e metti da parte tutto quello che coinvolge il passato e il futuro. Gli attriti del passato e le ansie del futuro sono nemiche di una serena gestione del presente.

Individua l’obiettivo: i conflitti che nascono perché si hanno strategie diverse sono i migliori. Infatti, non tutti i conflitti vanno eliminati o placati sul nascere. Alcuni, non tutti, servono a trovare soluzioni migliori: chiarire (o ricordare) a tutti che l’obiettivo è quello di lavorare meglio, non di avere ragione, può cambiare l’approccio al conflitto e far emergere nuove soluzioni.

Infine, ricorda: in un mondo nel quale molti pensano a loro stessi, il modo migliore per risolvere i conflitti di strategia è mettere al centro chi ha bisogno di attenzione e desidera visibilità (dando ragione o sottolineando la paternità di una idea). Ogni leader deve essere in grado di farsi da parte, soprattutto se a tutti risulta evidente che ciò che fa migliora il lavoro di tutti. La persona egocentrata non lo noterà nemmeno. E avrete vinto tutti.

3 azioni da compiere per farsi ricordare quando ci si presenta

By | In evidenza

Se mi segui sui miei profili social (Facebook, Instagram e LinkedIn) saprai che nelle scorse settimane sono stato in Florida a lavorare in qualità di Master Trainer nel più grande Date With Destiny di sempre . Al DWD si intraprende un viaggio di 6 giorni a contatto con Tony Robbins e si fa una esperienza che cambia la vita. Qui scopri chi sei, qual è il tuo scopo e decidi di seguire la tua passione per raggiungere la visione definitiva della tua vita. Il tutto, al massimo livello. Per me è un onore essere parte di questa organizzazione che permette a tante persone di dare una svolta alla propria vita.

In questa edizione erano presenti oltre cinquemila persone (da più di 60 paesi diversi e con 5 lingue tradotte simultaneamente), divise in numerosi gruppi. In ciascun gruppo ogni partecipante ha avuto l’occasione di fare conoscenza con tanti altri e utilizzare questa occasione per farsi conoscere ed entrare in contatto con altre persone fortemente motivate a crescere e migliorare. I corsi sono eventi da sfruttare anche per allargare il proprio network, per lavoro e per amicizia confrontandosi con un gruppo di pari sempre di maggior qualità.

In uno dei gruppi era presente una ragazza di San Diego, California, che facendomi alcune domande sul corso e su Robbins, a un certo punto mi ha chiesto qual era secondo me il metodo più efficace per presentarsi, farsi conoscere e farsi ricordare in maniera veloce. Le ho risposto che secondo me ci sono tre azioni da compiere quando ci si presenta per farsi ricordare:

1) Condividi il tuo perché. Non limitarti a presentarti per ciò che fai, inserisci nella presentazione di te anche il perché fai quello che fai. Per farlo non serve aver frequentato il Date With Destiny è sufficiente anche una giornata al workshop Obiettivi! per poter focalizzare meglio la tua visione e allineare i tuoi obiettivi al tuo scopo.

2) Presenta il tuo lavoro attraverso i problemi che risolvi. Alle volte non è semplice spiegare il proprio lavoro e più è complesso più è difficile farsi ricordare da chi non lo conosce. Parla dei problemi che risolvi e della tua soluzione. Per l’interlocutore è più facile comprendere l’obiettivo rispetto al processo.

3) Condividi la tua passione. Soprattutto quella che va al di là del tuo lavoro. Racconta ciò che ti appassiona sinceramente. Forse non piacerà a tutti ma piacerà alle persone giuste con le quali sarà possibile intessere una relazione e sviluppare una vera amicizia.

3 passi per ritrovare felicità ed equilibrio sul lavoro

By | In evidenza

Nel mio audiolibro Come ritrovare la felicità ti parlo di come ciascuno di noi può riconoscere facilmente gli elementi che nella propria vita lo tengono giù e ti offro le soluzioni di cui hai bisogno per uscirne. In alcuni casi non sono le soluzioni che vorresti, in altre sono proprio le soluzioni alle quali non avevi ancora pensato.

Ecco, lo stesso metodo si può applicare al lavoro per ritrovare la felicità e l’equilibrio lavorativo, con il capo e i colleghi. O più in generale nei rapporti con le altre persone nella tua azienda. Il principio è semplice: passare all’azione. Prendi il controllo e la responsabilità delle tue azioni e scegli qual è il comportamento più efficace da tenere in ufficio.

Si tratta di trasformare il quieto vivere in un confronto costruttivo e i conflitti, i litigi e battibecchi in un attrito creativo dal quale tutti possono trarre un vantaggio. Se fai questo, riceverai apprezzamento e riconoscenza per l’impegno che metti nel migliorare l’esperienza e il lavoro di tutti, compreso il tuo.

Ci sono tre azioni che puoi compiere per rendere migliore da subito il tuo ambiente di lavoro:

Esprimi apprezzamento: quando puoi, ogni volta che ne hai occasione, impegnati a riconoscere le cose che vanno bene, quelle che funzionano. Concentrarsi su ciò che non funziona, di tanto in tanto può essere utile ma il focus rivolgilo sempre alle soluzioni. Le soluzioni sono sempre un passo più in là rispetto ai problemi e per vederle e riconoscerle serve tenere la testa alta e lo sguardo vigile.

Chiedi scusa: soprattutto se hai perso la pazienza o se hai alzato la voce. In ufficio può capitare: presi da mille cose, telefonate, mail, qualche caffè di troppo ed è facile perdere lo stato e il focus sulle cose realmente importanti. Alzare la voce sicuramente non serve a vincere i conflitti e superare le divergenze ma ad alzare muri e livello dello scontro. È quello che vuoi?

Comprendi le ragioni degli altri: questo vale per tutto, non solo per le ragioni. A volte sul lavoro si crea incomunicabilità fra settori perché ogni comparto ha le proprie esigenze e i propri processi di lavoro. Quando i processi prendono il sopravvento sugli obiettivi la macchina di lavoro ne risente. Un buon modo per superare l’impasse è fare in modo di comprendere anche il metodo di lavoro degli altri. Una sincera curiosità è l’arma migliore del confronto.

Se il tuo obiettivo è quello di migliorare la tua esperienza lavorativa, scegli di fare un piccolo investimento sul tuo futuro: partecipa a Obiettivi! un workshop straordinario che faccio ogni anno per aiutarti a definire e raggiungere i tuoi obiettivi. Conquista la certezza di ottenere ciò che vuoi e fallo con la spinta di una motivazione solida e costante.

Informati e iscriviti qui.