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skill Archives - Claudio Belotti

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.
Le 3 caratteristiche fondamentali (più una) che rendono prezioso un dipendente

Le 3 caratteristiche fondamentali (più una) che rendono prezioso un dipendente

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Quali sono le caratteristiche che rendono prezioso un impiegato o un collaboratore? Sicuramente le competenze sono fondamentali. E oltre a quelle cos’altro determina l’alto valore di una persona in un contesto di lavoro? Le abilità personali di un dipendente e tutta una serie di altre soft skill sono cruciali per il successo di una collaborazione a lungo termine.

La maggior parte delle aziende sottovaluta le soft skill o l’impatto che lo sviluppo personale avrà su un’organizzazione. Danno per scontato che le hard skill abbiano più peso e siano sufficienti per far andare avanti l’azienda. Ma tirare a campare non è sufficiente in un mondo che cresce e si muove in continuazione.

Ci sono tre caratteristiche fondamentali (più una) che dovrebbero appartenere alla maggior parte dei dipendenti e quelli che non le possiedono si dovrebbero incentivare a svilupparle:

 

  1. Dimentica la gestione del tempo: non esiste. I dipendenti migliori devono essere dei buoni gestori di sé. Chi gestisce in modo efficace la propria vita, i propri compiti e le proprie priorità, avrà maggiori possibilità di essere più produttivo sul lavoro. Autogestione significa gestione del proprio stato emotivo – fondamentale in PNL – maggior pazienza e capacità di organizzare il lavoro in funzione di priorità e obiettivi.
  2. Sono consapevoli dei propri mezzi. Non trascorrono il tempo in riunioni inutili, telefonate distratte e qualsiasi altra attività che li distragga dal lavoro. Si concentrano sulla propria crescita e puntano al miglioramento continuo perché sanno che attraverso la formazione possono ottenere maggiore soddisfazione personale e professionale.
  3. Incentivare i propri dipendenti a trovare un miglior equilibrio fra il lavoro e la vita privata è un ottimo modo per avere dei dipendenti più felici e quindi più produttivi. Lo smart working infatti non è solo telelavoro è anche e soprattutto un modo diverso di intendere il rapporto di lavoro, sia da parte dei dipendenti sia da parte degli imprenditori. L’obiettivo è il risultato, non le ore lavorate.

Infine l’aspetto più importante: i dipendenti migliori di solito sono quelli che lavorano meno. Mi spiego meglio: i dipendenti più produttivi spesso sono quelli che fanno meno lavori contemporaneamente, meglio ancora che ne fanno uno solo. In molte aziende c’è la tendenza a esaltare il multitasking. Ormai viene evidenziato sempre più spesso nelle ricerche che si occupano di questo argomento che il multitasking non solo non funziona ma spesso è persino dannoso. Meglio meno con più qualità che troppo senza qualità.