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scuola per coach Archives - Claudio Belotti

Essere Coach

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La Extraordinary Coaching School nel corso degli anni ha formato tanti NLP Coach ed Extraordinary Coach. I primi sono quelli che hanno seguito il percorso di base per diventare Coach con l’utilizzo delle metodiche della Programmazione Neuro-Linguistica, i secondi sono quelli che hanno scelto di specializzarsi e approfondire tutte le tecniche e le metodologie che utilizzo nel mio metodo di Coaching.

Il bello di ogni teoria, di ogni corso di formazione, di ogni crescita è che per essere tale si deve passare all’azione. Questo è il primo insegnamento – uno dei primi – che mi piace trasmettere a chi decide di diventare un Coach insieme a me e al mio team: impara e fai. E i feedback che arrivano da queste esperienze mi emozionano sempre:

“Ero pronta per il lavoro in modalità “smart” prima di tutti”. In chiusura de “Il Coaching secondo Claudio Belotti” c’è sempre una slide con una citazione di Charles Darwin che recita “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.” L’ho scelta perché rappresenta bene lo spirito che abbiamo trasmesso ai nostri Coach. Molti di loro all’arrivo del lockdown hanno proseguito a lavorare esattamente come prima, come liberi professionisti, trasferendo online le sessioni di Coaching che non era più possibile fare in presenza. Grazie anche al fatto che parte della didattica nella Extraordinary Coaching School avviene online, ogni Coach in formazione ha appreso non solo il metodo ma anche le competenze per metterlo in pratica in Zoom, Google Meet, Teams o Skype.

“Ho imparato a gestire situazioni complesse nel mio lavoro, situazioni che prima non sapevo come affrontare”. C’è chi si certifica Coach e continua a fare felicemente il proprio lavoro. Portare Coaching skill in azienda è sempre una ottima idea soprattutto quando si ha a che fare con le persone, le cosiddette risorse umane. I collaboratori in una azienda sono fondamentali e un responsabile, un manager, un quadro che abbiano competenze per comprendere e gestire talenti e necessità di ciascuno sono dei veri e propri moltiplicatori di produttività per l’azienda. Nel 2020 qualunque leader dovrebbe possedere competenze da Coach.

“Ho messo a frutto la mia esperienza e dato un significato nuovo tutte le difficoltà affrontate prima”. Un nostro Coach che proveniva dal settore bancario – un settore che negli ultimi anni ha subito grandi trasformazioni – nel seguire il percorso che lo ha portato a diventare un Coach certificato ha compreso il suo scopo, ciò che lo stava portando a vivere quella esperienza. Conosceva bene la vita, le frustrazioni, le incertezze e le difficoltà delle persone che lavorano in banca oggi e poteva rivolgersi a loro e aiutarle in modo specifico a migliorare la propria vita e raggiungere i propri obiettivi. E tu in quale settore puoi portare un aiuto concreto alle persone?

Insomma, la maggior parte dei Coach della nostra Extraordinary Coaching School è felice di concentrarsi sul coaching individuale. Tuttavia, poiché l’attività di Coaching è relativamente facile da avviare e mantenere, può darti libertà e sicurezza finanziaria e il tempo libero per costruire sogni ancora più grandi. Molti Coach diventano oratori, autori, consulenti in corsi e seminari… Non c’è limite alle possibilità se decidi di impegnarti e fare la tua parte.

Qual è la differenza fra Coaching e consulenza?

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La differenza sostanziale fra consulenza e Coaching è questa: in una consulenza, il consulente ti porta una soluzione preconfezionata. Magari personalizzabile. Ma preconfezionata. È una soluzione utile. Risponde in modo semplice a un bisogno comune a tante persone. Un software può essere l’oggetto di una consulenza: lo personalizzi quel tanto che basta ad avere il logo della tua azienda, i nomi del personale e alcune funzioni che ti interessano particolarmente. In questo la consulenza è imbattibile.

Il Coaching è differente dalla consulenza. Il Coaching, quello fatto bene, quello con la C maiuscola non ti porta soluzioni preconfezionate. Ti aiuta a comprendere quali sono le tue necessità, i tuoi bisogni – quelli davvero importanti – e ti aiuta a comprendere le ragioni per le quali vuoi quello che vuoi. Una volta che ti ha aiutato a comprenderlo non ti offre una soluzione pronta: richiede che inizi il tuo percorso di crescita. Il Coaching ti chiede di fare tutto quello che serve per essere la persona che desideri.

E una buona scuola per Coach – una di quelle scuole per Coach che formano dei Coach con la C maiuscola – ti dovrebbe insegnare proprio a fare questo: a stare un passo indietro al cliente o meglio ancora un passo di lato e aiutarlo a ottenere i risultati che desidera senza prenderlo in braccio e portandolo dove vuole, ma aiutandolo a comprendere come e soprattutto perché lo vuole. E ogni volta che sembra aver perso la strada, il Coach lo aiuta a ritrovare la direzione.

Una buona scuola per Coach dovrebbe fare questo. La nostra Extraordinary Coaching School lo fa. Per questo non propongo i nostri servizi a tutti e seleziono gli ingressi: non tutti possono essere degli Extraordinary Coach. La ragione è semplice: non tutti lo vogliono! Essere un Extraordinary Coach è faticoso, richiede impegno, fatica e studio.

Poi quando finisci il percorso inizi a lavorare seriamente, perché le persone sanno che porterai risultati, sanno che lo farai in modo etico, sanno che un Extraordinary Coach è un professionista integro, cioè non spezzettato: conosce tutto il buono che è in lui e accetta i suoi limiti. Ha lavorato per diventare quella persona straordinaria e accetta di farlo per tutto il resto della sua vita perché sa che la qualità non è un traguardo ma un percorso di crescita continuo.

Per diventare un Extraordinary Coach hai una sola occasione ogni anno: partecipa a “Il Coaching secondo Claudio Belotti. Conosciamoci, impara il mio metodo originale “One Hand Coaching”, scopri i miei valori, il mio amore e il mio rispetto per questa professione straordinaria che svolgo da ormai quasi trenta anni, in Italia e nel mondo, che mi ha portato a diventare “Master Trainer” per Anthony Robbins e “Master Trainer in NLP for Business” scelto direttamente da Richard Bandler co-creatore della PNL insieme a John Grinder e Frank Pucelik.

Per arrivare alla vetta bisogna far fatica

By | Riflessioni

In queste settimane mi sembra sempre più evidente la differenza tra le persone.

C’è chi vuole la vetta ma non vuole fare la fatica di scalare. C’è chi dà e fa del suo meglio tutti i giorni e, prima o poi, ottiene i risultati.

Non sono un alpinista, uso questa metafora come fanno molti perché rende l’idea.

Chi va in montagna seriamente conosce la fatica, sa che la vera meta non è la vetta ma lavora per arrivarci e una volta li, si gode la vista.

Solitamente chi sta a valle per pigrizia giudica chi arriva in alto, giudica persino peggio chi ci prova ma non ce la fa.

Chi fa fatica, tutti i giorni, si sente sempre dire quando ottiene risultati; “come sei fortunato tu!”, “hai un lavoro che ti piace, un bel rapporto, sei sano” o chissà cos’altro …

Io penso che ci siano un sacco di persone viziate. Nel senso peggiore della parola. Hanno il vizio di prendere tutto per dovuto e scontato, dalle persone, dalla vita da tutto. Come i neonati che non sanno quanta fatica fanno i genitori a svegliarsi per dargli da mangiare, e piangono appena le cose non sono esattamente come vorrebbero.

Le crisi sono sempre degli sparti acque. A volte sono le crisi economiche, oppure di salute, di fiducia, di coppia o un concorrente che diventa più aggressivo…

Leggevo un articolo sul nuotatore statunitense Michael Phelps, che come forse ricorderai ha vinto otto medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino. Phelps oltre che aver vinto tanto è conosciuto per essere un ragazzo simpatico e con i piedi per terra. L’articolo riportava tre cose del suo modo di essere e fare che mi sono sembrate interessanti.

Uno, tanto sacrificio

“Al liceo, non ero in giro a divertirmi con gli amici ogni giorno o tutti i fine settimana. Le feste liceali erano qualcosa a cui ero disposto a rinunciare per quello che volevo”.

Phelps ha sempre voluto vincere tanto e ha pagato il prezzo per farlo. Sinceramente non farei cambio con lui, la sua vita è solo nuoto e poco di più. Detto questo prendo il suo insegnamento, lo applico alla mia vita e ti chiedo. Sei disposto a rinunciare a qualcosa per la tua medaglia d’oro. Sei disposto a rinunciare al tuo orgoglio per vincere la medaglia d’oro nel rapporto di coppia? Sei disposto a rinunciare a qualche ora di divano per vincere la tua medaglia d’oro nella salute o nella conoscenza? Sei disposto a metterti in gioco, rinunciando alle sicurezze per vincere la medaglia d’oro della soddisfazione invece di farla vincere alla tua paura?

Due, imparare dagli errori

“Essere arrestato per guida in stato di ubriachezza è stata un’esperienza di apprendimento. Ho imparato così tanto da quell’errore, credo di essere cresciuto di più da quell’esperienza che tutto il resto”.

Nessuno è perfetto, nemmeno tu. Quello che conta è ciò che farai con i tuoi errori. Li giustificherai, ti punirai o imparerai?

Phelps è tutt’ora attivo nella campagna di sensibilizzazione al problema dell’alcol e della guida in stato di ubriachezza. Il suo errore lo ha fatto crescere e soprattutto gli ha dato la motivazione di fare di più, meglio e per gli altri.

Tu che errore potresti trasformare?

Tre, saper apprezzare l’incertezza.

“Dopo il nuoto non so cosa voglio fare. Voglio assolutamente rimanere nello sport, ma non sono sicuro di quale campo voglio entrare. E non ho paura del futuro, arriverà il momento in cui sono pronto ad andare in pensione, ma sicuramente non ancora”.

Tony Robbins dice che la qualità della vita di una persona è direttamente proporzionale alla quantità di incertezza che può tranquillamente gestire (e la parola chiave è tranquillamente). Come dico nel mio ultimo audio libro il futuro è incerto più che mai. Nello stesso tempo la sicurezza è il valore più ricercato al mondo!

Dobbiamo trovare le nostre sicurezze dentro di noi, se le cerchiamo fuori siamo spacciati. Chi ha fatto un lavoro profondo su se stesso (come quello che facciamo all’Extraordinary Me) sa che nei momenti difficili è la solidità interiore che conta.

La terra, prima o poi, ci trema sotto i piedi, se abbiamo una casa con fondamenta solide si muoverà un po’ ma non c’è nulla da temere.

Sappiamo tutti che la nostra vita non dipende solo da noi. Nello stesso tempo sappiamo anche che possiamo fare qualcosa. Certo a valle si sta comodi, il divano è comodo, lo status quo è comodo.

Chi inizia a scalare fa fatica, l’arrivo non è garantito e la vetta della vita si alza giorno dopo giorno.

Una cosa è certa, chi parte e chi arriva non è fortunato. Ha faticato e per questo raccoglie i frutti.

Inizia a scalare. Il fondo valle è troppo affollato di gente insoddisfatta se rimani lì ti condizioneranno e mi spiacerebbe sentirti dire “che fortunato che sei”, preferisco ascoltarti quando dirai: “che fortunato che sono ho avuto la forza, e soprattutto la voglia, di scalare”.

Buona settimana.

Claudio