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Responsabilità Archives - Claudio Belotti

3 domande per migliorare subito la TUA giornata

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Quasi ogni giorno la vita ci offre mille motivi per essere tristi, incazzati, di cattivo umore. Allo stesso tempo ce ne sono almeno altri mille per sorridere, per essere felice, per amare. Ciascuno di questi motivi ha qualcosa in comune con tutti gli altri: sei tu che lo scegli, sei tu che decidi come sentirti.

Tu sei responsabile per la tua mente, per ciò che pensi e per come ti senti. Pensa bene, agisci di conseguenza. Scegli di dare spazio alle sensazioni positive e se non le senti, cercale, trovale o creale.

La felicità è sempre soggettiva: si può essere poveri e felici o ricchi e tristi (e naturalmente viceversa). Pensaci un attimo: quanto sarebbe bello avere un quantitativo di denaro sufficiente a vivere una vita dignitosa, potersi togliere anche qualche sfizio, avere un tetto sulla testa, una casa dove tornare, del cibo da mangiare…

Molto bello, vero? Se ci pensi, potresti persino essere più ricco di quel che ritieni. E non parlo di soldi. Le tue condizioni di vita sono un sogno per larga parte della popolazione mondiale, le tue aspettative di vita, persino il lavoro che di tanto in tanto ti trovi a mal sopportare. Come dice il grande Richard Bandler “le delusioni richiedono una grande pianificazione”.

Una giornata storta può succedere ma raddrizzarla è più semplice di quel che pensi. Per renderla migliore fin da subito infatti puoi porti 3 domande ogni mattina quando ti svegli:

  1. Per cosa provo gratitudine oggi? Esserti svegliato in un letto, in una casa, magari vicino alle persone che ami, nel modo in cui hai scelto di vivere la tua vita. Avere il tempo e una mente che ragiona per costruire la vita che desideri. Non è importante che tu sappia già per cosa essere grato: inizia a cercare e vedrai che qualcosa ti verrà in mente.
  2. Chi posso ringraziare? Sii gentile con il prossimo e soprattutto con le persone che hai più vicino. Ringrazia le persone con cui lavori, i tuoi collaboratori. Questo è il segreto. Il modo migliore per farlo è non lasciare tempo alla persona per replicare. Ringrazia la persona che hai in mente mentre attraversi l’ufficio, quando esci dall’ascensore o mentre esci dal bar.
  3. A chi posso dedicare attenzione? A volte è sufficiente scambiare quattro chiacchiere con una persona per cambiare completamente la giornata. La tua e la sua. Ricorda: la persona alla quale dedicare attenzione potresti essere anche tu. Impara a riconoscere i tuoi bisogni e a soddisfarli.

3 semplici esercizi per accrescere la tua intelligenza emotiva

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L’intelligenza emotiva, portata al grande pubblico dai saggi di Daniel Goleman, è oggi un elemento di valutazione della persona nel mondo del lavoro e uno strumento di interazione che richiede sviluppo e cura. L’intelligenza emotiva viene tenuta in considerazione perché è ormai dimostrato che tutti i processi decisionali sono influenzati dalle emozioni.

Per quanto l’essere umano si ritenga logico e razionale ogni processo di raccolta di informazione si basa in larga parte sulle emozioni. Le emozioni infatti sono il filtro attraverso il quale trasportiamo la realtà esterna nel nostro mondo interiore.

Per questa ragione in PNL dedichiamo grande attenzione alla gestione dello stato emotivo. Uno stato emotivo aperto e positivo permette di rispondere in modo più efficace agli stimoli esterni. Inoltre, la consapevolezza delle proprie emozioni aiuta a dare significato agli eventi. Per questa ragione è molto importante sviluppare la propria intelligenza emotiva.

Il modo migliore per farlo è come sempre esercitarsi. Ti propongo quindi tre spunti per poter esercitare la tua intelligenza emotiva e migliorare la consapevolezza delle tue emozioni:

Prendi consapevolezza di ciò che provi: inizialmente ti sembrerà difficile come quando parli una nuova lingua. Poi pian piano ti verrà più facile. Il tuo corpo ti aiuterà: il respiro più corto, il battito accelerato, la sudorazione, una sensazione di freddo o di calore. Ogni emozione porta con sé una serie di segnali fisici. Ascoltali.

Stabilisci se l’emozione è funzionale: l’emozione che provi ti aiuta in ciò che stai facendo? Puoi trovare un modo in cui questa emozione ti può essere utile? Un po’ di paura prima di evento importante è utile, il panico no. La paura infatti richiede azione: fai quello che sai fare e andrà tutto bene. Fai attenzione ai nomi che dai alle tue emozioni e fatti aiutare da loro a trovare ciò che ti serve in quel momento.

Tu sei responsabile delle tue emozioni: qualcuno durante la giornata può capitare che ti tratti male, cosa fare? Non sarà rimuginandoci sopra che supererai la cosa. Prova a pensare a ciò che può aver vissuto quella persona prima di incontrare te. Comprendere le emozioni degli altri è un elemento importante dell’intelligenza emotiva. Inoltre, provare rabbia, tristezza o delusione è utile per il tempo necessario a imparare la lezione. Poi congratulati con te stesso per aver gestito l’emozione e vai avanti.

Le frasi che fanno impazzire il tuo capo (e sembrare poco professionale)

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Comunicare in modo efficace non è solo una questione di parole, postura, tecniche. E’ una questione di mentalità. Per creare la mentalità del comunicatore efficace è importante concentrarsi su ciò è meglio dire o fare in una determinata situazione. Ed è allo stesso modo importante essere consapevoli di ciò che è meglio non dire.

In molti casi queste frasi escono senza che si abbia la consapevolezza del significato che rappresentano per gli altri. E se una battutaccia fra colleghi può passare come un momento goliardico, una considerazione fuori luogo di fronte al capo può cambiare la percezione che lui ha di te.

Niente di irreparabile ma se si inanella una serie di gaffe di questo tipo e si può incorrere in qualche rischio per la carriera. Per questo è fondamentale lavorare sulla propria mentalità: ogni idea porta con sé dei valori e delle convinzioni che sono condivise, neutre o in contrasto con il pensiero del nostro interlocutore.

E se è vero che spesso un capo che decide senza contestualizzare non è un buon capo allo stesso tempo è importante imparare a convivere in modo efficace con queste persone. Per questa ragione, esistono alcune frasi che da dipendenti giovani, da collaboratori junior è meglio eliminare subito dal proprio lessico lavorativo. Vediamole insieme:

“Sto solo seguendo gli ordini”: questa frase all’inizio può andare anche bene. Il primo mese di lavoro magari. Poi bisogna tirare fuori il carattere. Il tuo capo cosa si aspetta da te? Si aspetta che tu esegua solo gli ordini o che tu dia un apporto personale? Più volte in queste frasi tornerà il tema della responsabilità. E qui è centrale. Se hai dei dubbi su ciò che stai facendo proponi qualcosa di originale, prima che ti venga chiesto cosa fai e perché lo stai facendo in quel modo.

“Mi dispiace ma non è colpa mia”: questa frase può fare impazzire il tuo capo. Se non immagini il motivo, in parte è perché ti sfugge ancora il processo di responsabilità che c’è dietro un lavoro, in parte è perché ancora non hai la piena consapevolezza dei tuoi mezzi. Dire “mi dispiace” va bene e dire “non è colpa mia” può essere utile se davvero si tratta di uno scambio di persona. Ma se c’è anche solo una piccola percentuale del tuo lavoro in ciò che ha causato il problema, devi fartene carico, agire e parlare in modo da dimostrare la tua reale volontà di superare la questione.

“Me ne occuperò”: non essere generico quando prendi un impegno. Per il capo significa non avere la certezza che tu stia davvero facendo ciò che dici. Per te è come buttare nel mucchio l’ennesima scartoffia da evadere. Organizzati: quando ti portano un lavoro fai domande, fai una valutazione del carico che hai già e del tempo necessario a fare anche questa. Poi prenditi il tempo necessario: né troppo né troppo poco. Meglio se è più del previsto e poi consegnare in anticipo che fare il viceversa.

Il passo più importante

By | Blog, Massimiliano Spini

L’Ultrarunning è una disciplina molto particolare e faticosa: si tratta di correre per lunghissime distanze su sentieri di montagna. Decine, centinaia di chilometri con migliaia di metri di dislivello. Correre per decine di ore, durante il giorno sotto il sole, durante la notte al freddo, con qualsiasi condizione climatica, contro il dolore e la fatica.

La domanda che più frequentemente mi viene fatta è: “Come si può correre per 150 chilometri intorno al Monte Bianco?”

In altre parole: “Come si possono portare a termine imprese così faticose?” 

La risposta è la stessa che potremmo dare a tante altre domande, come ad esempio:

“Come si può andare avanti nella vita quando tutto sembra essere contro di noi?”

“Come si può resistere quando attorno a noi vediamo solo l’oscurità?”

“In che modo si può ottenere ciò che desideriamo quando riusciamo ad ascoltare soltanto voci ostili?”

La risposta a tutte queste domande è una soltanto: un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta. Il passo più importante nell’Ultrarunning non è quello che fai quando la lunga corsa ha inizio. Non è nemmeno il passo che fai quando credi di non farcela più ma ti spingi oltre. E non è nemmeno quello che ti permette di tagliare il traguardo.

Il passo più importante dell’Ultrarunning è quello che si compie ancora prima di scendere sul sentiero: quando decidiamo. Quando decidiamo di accettare la sfida e guardare la vita da un nuovo punto di vista: quello di chi smette di essere spettatore e diventa il protagonista della propria vita.

Nelle corse estreme sulle ultra-distanze lo facciamo infilandoci le scarpe da running. Nella vita di tutti i giorni lo facciamo quando ci prendiamo le nostre responsabilità, quando ascoltiamo noi stessi dando meno peso alla voce degli altri, quando ascoltiamo la voce che ci dice “Ce la fai!” e non più quella che ci dice “Non ne vale la pena!”.

Il passo più importante lo compiamo quando decidiamo di assaporare il vero gusto dell’esistenza, il profumo della libertà e l’impagabile sensazione di controllare la nostra vita. Un po’ come quando la fatica di un allenamento ci ripaga con la consapevolezza di essere migliori di prima. Proprio come la fatica di aver dato più di quanto ci è stato richiesto ci consente di diventare più affidabili. O come quel piccolo sforzo di ascoltare davvero le persone a cui vogliamo bene ci rende fieri di essere un punto di riferimento per chi vive accanto a noi.

Tutta la nostra vita è un susseguirsi di decisioni, sul lavoro e nella sfera personale. Se queste decisioni non le prendi tu, qualcun altro lo farà al posto tuo, e molto probabilmente tutto ciò ti porterà in posti che non ti piaceranno. Decidi ora di decidere, accetta la sfida, guarda oltre. Definisci ciò che vuoi davvero e il piano d’azione per arrivarci. Decidi ora e inizia a far succedere le cose. Decidi tu, non lasciare che sia qualcun altro a farlo al posto tuo. Certo, probabilmente non tutte le cose che succederanno ti piaceranno, ma qualcuno dice che se vogliamo far accadere cose belle, dobbiamo far accadere tante cose, e inevitabilmente qualcuna sarà meno bella di altre.

Infilati le scarpe da running e scendi in pista. Fai il tuo primo e più importante passo del tuo viaggio. Lungo o corto che sia poco importa, ciò che importa davvero è che sia il tuo viaggio. Ricorda: un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta. E arriverai fin dove non hai mai nemmeno pensato di poterti spingere.

Come gestire i conflitti in ufficio

By | Blog

I conflitti in ufficio sono all’ordine del giorno. A volte è una questione di mansioni poco definite, altre volte entra in gioco il carattere, più spesso ci si scontra sulle soluzioni da adottare. In altri casi c’è un problema di comportamento, un ambiente di lavoro poco confortevole, collaboratori con competenze limitate. Manager e team dovrebbero cercare di agire in modo coordinato ma spesso ciò non accade. Di chi è la responsabilità?

Se mi conosci e mi segui da un po’ di tempo avrai compreso che credo che il ruolo attivo lo debbano giocare i leader. Il che non significa che il leader debba essere proprio il manager all’interno di un conflitto. Qualunque membro del gruppo che arrivi a comprendere che il benessere di tutti e il valore del lavoro passa dalla capacità di collaborare a un risultato utile, può essere quel leader.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del SuccessoRoi Edizioni dedicato al business ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione anche nella generazione del conflitto.

Per intervenire in modo rapido ho tre consigli per te che puoi mettere in pratica subito:

Identifica il livello: se conosci i livelli logici di Dilts, creati dal grande ricercatore in PNL Robert Dilts, puoi iniziare a identificare a quale livello si colloca il conflitto per trovare una soluzione pratica. I livelli sono Ambiente (risponde alle domande “Dove? Quando?”), Comportamenti (Cosa?), Capacità (Come?), Valori/Convinzioni (Perché?), Identità (Chi?), Scopo (Per chi? Per cosa?). A che livello si sviluppa il conflitto? A volte basta solo prendere consapevolezza del livello per risolvere il conflitto.

Pensa al presente: spesso i conflitti vengono dal passato o anticipano un futuro che nessuno può prevedere e in qualche modo lo rendono reale. Prendi in considerazione solo i fatti attuali e metti da parte tutto quello che coinvolge il passato e il futuro. Gli attriti del passato e le ansie del futuro sono nemiche di una serena gestione del presente.

Individua l’obiettivo: i conflitti che nascono perché si hanno strategie diverse sono i migliori. Infatti, non tutti i conflitti vanno eliminati o placati sul nascere. Alcuni, non tutti, servono a trovare soluzioni migliori: chiarire (o ricordare) a tutti che l’obiettivo è quello di lavorare meglio, non di avere ragione, può cambiare l’approccio al conflitto e far emergere nuove soluzioni.

Infine, ricorda: in un mondo nel quale molti pensano a loro stessi, il modo migliore per risolvere i conflitti di strategia è mettere al centro chi ha bisogno di attenzione e desidera visibilità (dando ragione o sottolineando la paternità di una idea). Ogni leader deve essere in grado di farsi da parte, soprattutto se a tutti risulta evidente che ciò che fa migliora il lavoro di tutti. La persona egocentrata non lo noterà nemmeno. E avrete vinto tutti.

Come migliorare 3 aspetti fondamentali (più uno) della gestione di un team di lavoro

By | In evidenza

Nel mio audiolibro intitolato Impara a gestire un team vincente ti parlo delle migliori strategie per la gestione di un gruppo, di una squadra di lavoro che funzioni a pieno. Bisogna partire dalla definizione di team: cioè un gruppo di persone organizzate per lavorare insieme sotto una guida. Ma come saprai ascoltando l’audiolibro, a me piace pensare che una squadra sia molto più di questo.

In ogni team vincente infatti sono presenti sei fattori facilmente individuabili e cruciali: Il primo fattore è “lo Scopo”. Il secondo “la Sfida”. “Il Cameratismo” è il terzo fattore. Il quarto elemento è “la Responsabilità”. Il quinto fattore è “la Crescita”. Infine, il sesto fattore è “la Leadership”. Questi sei elementi, quando sono presenti, fanno la differenza nella prestazione del gruppo in funzione al raggiungimento del risultato.

Ascoltando l’audiolibro potrai ottenere molti utili consigli per la costruzione e la gestione del gruppo e tra questi, voglio dartene 3 (più uno) che puoi utilizzare da subito per migliorare:

1) Crea un team competente. Come leader, non devi essere il più esperto in tutto. Non è possibile. Se lo sei, vuol dire che hai scelto membri di basso livello. Il tuo compito non è di essere il più bravo, ma di essere colui che inizia i processi, che facilita lo sviluppo e la performance.

2) Guida con l’esempio. I tuoi collaboratori tengono d’occhio il tuo comportamento e puoi scommettere che faranno ciò che fai. Fai abitualmente pranzi lunghi o esci dall’ufficio in anticipo? Non essere sorpreso se i tuoi collaboratori tenderanno a fare lo stesso. Tieni gli standard alti per te stesso e il tuo team farà lo stesso.

3) Festeggia i successi, analizza gli insuccessi. Con un attento lavoro di briefing e debriefing, prepara il lavoro e analizza i risultati, positivi e negativi.  Riconoscere e premiare i dipendenti quando fanno un ottimo lavoro è un ingrediente essenziale nella ricetta per costruire una squadra più felice e più produttiva. Allo stesso modo è necessario non lasciare che le cattive prestazioni passino sotto silenzio.

Nel lavoro, come d’altronde in tutta la vita, esiste una sola costante: qualunque cosa tu stia facendo oggi, tutto cambierà – più o meno lentamente – in futuro. Se vuoi essere il leader di un team vincente, devi imparare ad anticipare il cambiamento, guidando il team verso la novità. Se decidi di creare il tuo futuro, lo renderai più prevedibile e più semplice da gestire e sarai tu a dare il ritmo ai competitor e imporre uno standard al mercato.

La dote rara del leader

By | In evidenza

Mi occupo spesso e volentieri di leadership. Per me la leadership è una vera e propria filosofia di vita, cioè un modo di vivere basato su principi. Me ne sono occupato in audiolibri come “Come diventare un leader di successo” e in uno dei miei preferiti in assoluto “Jedi Leadership”. Ma non sono il solo a nutrire un così grande interesse per una delle espressioni più alte dell’essere umano. Il leader e la leadership contano infatti ogni anno numerosi studi, volti a definire in maniera sempre più precisa di cosa si tratti.

Alcune caratteristiche sono note e ampiamente condivise dai più: il leader per essere tale deve possedere tratti di intelligenza, autodisciplina, carisma e determinazione, in misure differenti.  Il vero leader inoltre è chi riesce a tenere insieme il gruppo e lo fa conquistandone la fiducia: stabilisce l’obiettivo e va verso di esso con tutto il team. In un recente studio pubblicato su Science dai ricercatori dell’Università di Zurigo è stato evidenziato come un altro tratto sia fondamentale per la definizione del leader: la disponibilità a prendere decisioni.

Il leader in questo senso infatti possiede una caratteristica rara. Una caratteristica cioè che non si trova facilmente nelle altre persone. La disponibilità ad assumersi responsabilità che influiscono sul lavoro o il destino del proprio gruppo definisce un tratto fondamentale della leadership. Si può trattare di decisioni molto diverse come schierare i soldati sul campo di battaglia o scegliere una scuola per i propri figli. Ma tutte condividono un attributo di base: assumersi la responsabilità per il risultato degli altri. Questa responsabilità quindi si può dire che ci riguarda tutti.

Infatti, in Programmazione Neuro-Linguistica crediamo che la responsabilità appartenga al singolo, a come agisce e reagisce a ciò che gli accade nella vita. Ed è proprio per questo che la definiamo “respons-abilità”, cioè la capacità di dare una risposta. Molto spesso è innanzitutto la capacità di comprendere la domanda della vita, le sfide di fronte alle quali ci pone e come poter trarre il meglio da ogni situazione. Il leader risponde con coraggio, dimostrando la propria capacità di gestire il margine di incertezza che ogni decisione porta cosa sé.

E per te quali sono gli elementi irrinunciabili nella definizione di un leader?