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resilienza Archives - Claudio Belotti

Fiducia, resistenza e resilienza

By | Blog

Molto spesso quando una persona raggiunge un certo tipo di risultati, quando ottiene cioè ciò che ha stabilito come obiettivo, vorrebbe anche dare continuità a questo trend. Invece molto spesso nel momento in cui ottiene ciò che desidera, smette di fare proprio le cose che l’hanno portata lì. L’interferenza (interna o esterna) diventa troppo intensa o le viene dato troppo spazio.

Questa interferenza spesso la chiamiamo successo: lo sai bene se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. Ogni organizzazione attraversa degli stadi di sviluppo nei quali il successo gioca un ruolo determinante. Per mantenere lo stato di grazia nel quale tutto gira al meglio – il cosiddetto “Prime” – bisogna lavorare tanto a livello di singoli che a livello di azienda.

Ciascuno in realtà dovrebbe costruire la propria forza a livello mentale attraverso lo sviluppo di resistenza, resilienza e fiducia in sé. Quando sei solido e grande dentro, lo diventi anche fuori. La tua sicurezza determina la grandezza delle sfide e degli obiettivi che intraprendi [fiducia], con quale probabilità raggiungerai tali obiettivi [resistenza] e quanto rapidamente ti riprendi dagli insuccessi [resilienza].

Per ottenere questo risultato è fondamentale focalizzarsi su 3 aspetti principali:

  1. Lascia andare. Perdona e dimentica? Non proprio. Perdona e impara, è meglio. Perdona completamente chiunque ti faccia del male. Allo stesso tempo ricorda la lezione. E la prima lezione di solito è: non fare ulteriori affari con chi ti ha fatto del male. Perdonare ti rende più forte, imparare ti rende più flessibile.
  2. Decidi rapidamente. Una rapida decisione è meglio di una decisione ben ponderata. È importante far bene i compiti non solo raccogliere i dati fondamentali ma imparare a riconoscere quali sono i dati fondamentali per raccoglierli in modo efficace. E poi decidere. E se sbagli? Hai più tempo per recuperare.
  3. Crea la tua forza mentale. Attraverso la meditazione, la corsa, lo yoga: quello che vuoi. Qualunque disciplina ti alleni a una gestione del respiro e della mente, che ti aiuti a svuotarla e trovare rilassamento ed endorfine.

Da cosa parti per costruire la tua resistenza, la tua resistenza e la tua resilienza?

La resilienza nelle sfide

By | Blog, Massimiliano Spini

di Massimiliano Spini

La parola “resilienza” ha diversi significati, tra questi ce n’è uno che fa riferimento all’utilizzo ottimale delle nostre risorse, in primis la nostra energia. Più corri, più il tuo corpo impara a compiere il gesto atletico consumandone la minor quantità possibile. Non c’è spazio per gli sprechi. Partendo da questo presupposto è facile capire quanto sia importante concentrarci sulle cose che puoi controllare o comunque gestire. Focalizzare la tua attenzione su cose sulle quali non hai il minimo controllo è un inutile spreco di energie. Questo non vale solo nell’ambito dell’Ultrarunning, è un concetto trasversale applicabile a ogni singolo contesto della nostra vita.

Proattivo o reattivo?

Stephen Covey, il famoso autore nell’ambito della crescita personale, sosteneva che nella nostra vita esistono due sfere: la sfera della preoccupazione e la sfera di influenza. La sfera della preoccupazione è costituita da tutto quello che vorremmo cambiare, ma su cui non abbiamo alcun potere. La sfera di influenza, al contrario, è costituita da tutti gli ambiti sui quali possiamo intervenire. In tema di resilienza questo è un concetto molto importante, perché a seconda della sfera sulla quale investiamo la maggior parte delle nostre energie, possiamo definirci reattivi o proattivi. Siamo reattivi se passiamo la maggior parte del nostro tempo con l’attenzione puntata sulla sfera della preoccupazione. Siamo proattivi se invece focalizziamo gran parte della nostra attenzione sulla sfera di influenza. Se passiamo tutto il tempo a reagire agli stimoli e agli input non avremo tempo ed energie per costruire qualcosa di nostro, per seguire la strada che abbiamo scelto. Se invece ci sforziamo di essere proattivi saremo in grado di dare una direzione ai nostri sforzi.

Resilienza nelle sfide

Ti faccio un esempio riguardante il mio mondo, il mondo dell’Ultrarunning: durante un Ultra Trail non è molto produttivo preoccuparci del freddo, della pioggia e lasciare che questa preoccupazione influenzi negativamente la nostra prestazione. Molto meglio essere proattivi e portare con noi indumenti tecnici in grado di proteggerci dalle intemperie. Ci sono diversi modi per migliorare la resilienza, in questo caso possiamo dire che, per affrontare al meglio le sfide, è importante focalizzare la nostra attenzione sulla sfera di influenza e gestire al meglio tutto ciò su cui abbiamo il controllo. Per tutto ciò che non possiamo controllare è una buona idea attrezzarci e predisporci aspettandoci che possa accadere la cosa peggiore. Questo, ovviamente, vale per affrontare con resilienza qualsiasi sfida: un Ultra Trail, la ricerca di un nuovo impiego, la costruzione di una relazione intima. Vale soprattutto per la sfida più importante: la TUA.

Dove concentri le tue energie durante la TUA sfida?

Sulla sfera della preoccupazione o sulla sfera di influenza?

Sei una persona reattiva o proattiva?

Vuoi ripartire alla grande dopo questo lungo stop forzato? Iscriviti subito al webinar che terrò sabato 2 maggio alle 11:00: “Ultra Life: resilienza e ripartenza”. Mai come ora c’è bisogno di resilienza, mai come ora siamo di fronte ad una grande sfida. Forse non ti serve essere in grado di correre per 150 chilometri intorno al Monte Bianco, ma sicuramente ripartire al meglio richiederà tutto il tuo impegno.

Perché accontentarti di tornare alla normalità quando puoi approfittarne per riprendere la tua vita in modo straordinario?

Ti aspetto sabato 2 maggio alle 11, clicca qui per iscriverti: “Ultra Life: resilienza e ripartenza“.

Affronta la crisi come un ultrarunner

By | Blog, Massimiliano Spini

di Massimiliano Spini

La vita è un lungo viaggio, un cammino imprevedibile, un percorso unico. Proprio come un’ultramaratona in montagna, una di quelle gare che durano tanto tempo, durante le quali hai un sacco di chilometri da percorrere, tante salite da affrontare e momenti difficili da superare. In un’ultramaratona tutto può succedere, e con molte probabilità, succederà. Puoi prepararti, allenarti fisicamente e mentalmente, ma stai pur certo che presto o tardi l’inconveniente capiterà, e allora sarai tu a doverlo affrontare, tu soltanto. Potrai contare sulle tue forze, perché in fondo, in un’ultramaratona come nella vita, nei momenti difficili ti serve la tua solidità, ti serve sapere che puoi reggerti sulle tue gambe, perché forse non ci sarà nessuno accanto a te ad aiutarti.

A volte, durante un’ultramaratona, la crisi sopraggiunge senza avvisaglie. Improvvisamente la tua stabilità di corsa viene meno, la tua capacità di affrontare la salita si indebolisce, la tua fiducia di arrivare al traguardo vacilla. Proprio come sta avvenendo ora nella nostra vita: questa crisi sta mettendo in dubbio molte delle nostre certezze, ci rendiamo conto che non eravamo preparati, facciamo fatica a vedere la fine della sofferenza. Come in un’ultramaratona, la nostra fiducia di arrivare al traguardo vacilla…

Cosa faccio adesso?

Come posso riuscire ad andare avanti?

Dove trovo le forze per rimettermi in piedi?

Ecco allora che possiamo ispirarci al mondo dell’ultrarunning e trovare l’ispirazione per trovare qualche spunto di riflessione che ci possa aiutare ad affrontare meglio questa crisi. Qualche idea che possa darci conforto in questo momento difficile e che possa aiutarci rimanere attivi.

Fai il punto della situazione

Quando le difficoltà ci spingono a fermare la nostra corsa sui sentieri di montagna è importante fare il punto della situazione. È fondamentale sapere dove siamo, quanto manca al punto di ristoro, dove possiamo riposarci. Allo stesso modo, nell’attuale situazione di emergenza che stiamo vivendo, è importante fermarsi e prendersi il tempo per capire dove ci troviamo rispetto al lungo viaggio che ci aspetta. Magari abbiamo perso l’allineamento con la direzione che tempo fa avevamo scelto di seguire, questo è un buon momento per riallinearsi. Forse non avevamo ben chiara la direzione in cui andare, ora potrebbe essere una buona idea approfittare di questa pausa forzata per decidere dove andare. Magari siamo in linea con la via che abbiamo scelto e questo momento è utile per consolidare la nostra consapevolezza.

Decidi quale sarà il tuo prossimo piccolo passo

A volte, durante un’ultramaratona, ci ritroviamo a non riuscire a correre, vuoi per la fatica, vuoi perché dopo decine di ore i muscoli fanno male… E allora dobbiamo concentrarci sul prossimo piccolo passo, qualcosa che siamo in grado di affrontare, qualcosa che ci permetta di capire che ci stiamo muovendo, che stiamo comunque progredendo. Certo, forse non possiamo correre, ma possiamo camminare, o quanto meno rialzarci e stare in piedi sulle nostre gambe contando sulle nostre forze. Faccio quello che sono in grado di fare e penso a come mi posso muovere sulla base di come mi sento e delle risorse a mia disposizione. In questo momento difficile siamo certamente limitati, moltissime delle cose che siamo abituati a fare non le possiamo fare. Però possiamo sempre chiederci: “Cosa posso fare con le risorse a mia disposizione? Quale potrebbe essere il mio prossimo piccolo passo?”

Focalizzati solo sul passo che stai compiendo ora

Il passo più importante di un’ultramaratona è sempre uno solo: quello che sto compiendo in questo momento. Pongo la mia attenzione solo ed esclusivamente dove appoggio il mio piede, è inutile pensare ai passi che potrò fare dopo, perché se mi distraessi potrebbe non esserci un dopo. Potrei inciampare in una radice, potrei scivolare sul fango, potrei urtare una roccia e farmi male. Ecco quindi che si rivela di grandissima importanza prestare attenzione a ciò che stiamo facendo ora, perché ancora non sappiamo quando potremo tornare alla normalità. In altre parole rimango radicato nel qui ed ora, perché solo affrontando con vigile consapevolezza il momento presente potrò arrivare al traguardo. Accetto con serenità che il passo che sto facendo ora è quello più importante, in questo modo posso confidare di arrivare nelle migliori condizioni possibili al momento in cui tutti noi potremo dire di essere tornati alla normalità.

Fai il punto della situazione, decidi qual è il tuo prossimo piccolo passo e poi agisci mantenendo la concentrazione su quel piccolo passo. Perché c’è un solo modo di correre attraverso la notte e godersi una splendida alba. C’è un solo modo di arrivare al traguardo di un’ultramaratona. C’è un solo modo di uscire vittoriosi da una situazione difficile: un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta.

Scrivi le tue ferite sulla sabbia

By | Blog

“Impara a scrivere le tue ferite sulla sabbia e a incidere le tue gioie nella pietra.” Lao Tzu

Uno dei mentori della nostra Extraordinary Coaching School è il nostro Max Spini. Oltre a essere un Coach, è anche un Ultrarunner. Una di quelle persone che affronta percorsi di montagna con diversi chilometri di dislivello e centinaia di percorrenza. La sua esperienza è diventata un audiolibro nel quale ci parla della resilienza nello sport e nella vita e di come costruirla.

Ma che cos’è la resilienza? La parola resilienza nasce come descrizione di una proprietà meccanica, la capacità cioè di un materiale di assorbile l’energia di un urto senza rompersi. I materiali con una bassa resilienza sono detti “fragili”. Non è un caso che questo termine sia stato adottato dalla psicologia e sia diventato di uso abbastanza comune sul lavoro e nella vita in generale.

Per quale ragione ci serve resilienza? La resilienza determina in quale modo la capacità che abbiamo di passare indenni sotto i colpi della vita. A essere in qualche modo preparati e soprattutto pronti ad agire in qualunque situazione e in ogni condizione. La resilienza offre la possibilità di concentrarsi su ciò che abbiamo raggiunto ed essere consapevoli che saremo in grado di farlo ancora in futuro, perché sappiamo dove trovare le risorse adatte.

Cosa può darti la resilienza? La consapevolezza di ciò che hai nella vita. Quando sviluppi la tua resilienza ti capita di concentrarti su ciò che hai. Prendi tutte le cose che ti sono successe, quelle belle e quelle brutte e annota tutto quello che ti hanno dato. Nel bene o nel male ti hanno portato dove sei, puoi essere grato per ogni cosa bella che hai o hai avuto e per ogni cosa brutta che ha dato il suo contributo a renderti la persona che sei.

Dove può portarti la resilienza? Rispondere “dove vuoi” sarebbe fin troppo semplice, anche se in fondo è vero. La resilienza in realtà ti porta dove hai bisogno di essere. A volte può significare in fondo al percorso, altre volte a smettere prima di farti del male. Già, essere resilienti significa anche avere la capacità di fissare un limite che non vuoi superare e avere cura di te perché la vita non è una gara, e sicuramente non lo è con gli altri. Sei tu a decidere i traguardi, ciò che vuoi, come raggiungerlo e quando. Io personalmente lo faccio ogni anno nel workshop “Obiettivi!e mi diverto molto perché tante persone insieme a me trovano la propria dimensione e si impegnano per ciò che è davvero importante per loro. E questo fa una grande differenza nella vita.

3 semplici attività per gestire lo stress quotidiano

By | In evidenza, Senza categoria

Da molti anni ormai ho la possibilità di parlare e confrontarmi con tanti grandi imprenditori e di lavorare con loro, all’interno delle aziende che spesso hanno fondato e contribuito a rendere grandi. Questa possibilità mi ha permesso di conoscere la complessità e la durezza del lavoro degli imprenditori che si trovano a confrontarsi quotidianamente con mille problemi.

Il mestiere dell’imprenditore, in Italia in particolare, è costellato di tantissime difficoltà: dalle tasse, alla burocrazia, l’imprenditore e la sua impresa sono sotto una pressione costante; come già notava tanti anni fa Winston Churchill “alcuni considerano l’impresa privata come se si trattasse di una tigre predatrice alla quale sparare. Altri la considerano una mucca che possono mungere. Solo una manciata di persone la vedono per quello che è veramente: un robusto cavallo che tira un carro pesante”.

Per resistere a questa pressione e sopportare lo sforzo è necessario sviluppare una grande resilienza e allo stesso tempo scaricare questo peso in modo sano e continuativo: fare una lunga vacanza una volta all’anno potrebbe non essere il metodo giusto per far fronte agli sforzi quotidiani. Serve qualcosa di meglio. Bisogna creare un menù di attività utili, alcune routine di alleggerimento come in un allenamento, per sviluppare uno stile di vita salutare anche in ambito lavorativo.

Da imprenditore sono certo troverai queste 3 attività molto utili per gestire le difficoltà quotidiane in maniera più efficace:

  1. Prenditi del tempo per te. Il tempo è la risorsa più preziosa al mondo, ed è gratis. Proprio per questo in tanti ne sottovalutano il valore. Dedica del tempo a te stesso, possibilmente ad inizio e a fine giornata. Per riflettere e meditare a inizio giornata e raccogliere le energie mentali necessarie; a fine giornata fai il bilancio e tieni il diario della gratitudine, trovando almeno cinque cose delle quali essere grato.
  2. Circondati di persone forti. Più in generale puoi considerare l’opportunità di circondarti di persone mentalmente forti. In particolare, scegli persone che sono forti in ciò in cui tu sei debole. È inutile trascorrere la vita a cercare di colmare quelle aree di miglioramento che non ti servono o non ti interessano. Concentrati su quello che sai fare meglio e delega il resto delle attività.
  3. Ascolta il tuo corpo. Il corpo ti parla. Lo fa in molti modi e in molti casi facciamo finta di niente: prendiamo un antinfiammatorio o un calmante e andiamo avanti. Quel segnale che stiamo coprendo è il segnale di qualcosa che non va. Per migliorare la qualità della propria vita è importante imparare a coglierlo e utilizzarlo al meglio, trasformandolo in uno stimolo per cambiare, per modificare un comportamento e migliorare la propria resa sotto stress.

I 6 step dei Navy SEAL per allenare la tua resilienza

By | In evidenza

La resilienza è un concetto preso in prestito dall’ingegneria. Semplificando, con resilienza si intende la capacità di sopportare lo stress o meglio ancora si sottolinea in positivo la caratteristica di una persona che passa attraverso le difficoltà con sicurezza e agilità. La resilienza richiede una base solida di benessere fisico, capacità di recupero e di forza mentale.

Pur essendo il concetto di forza mentale abbastanza soggettivo, possiamo essere tutti d’accordo che ci siano alcuni gruppi di persone che hanno lavorato molto su questo aspetto al punto da poter essere presi come esempio. Probabilmente conoscerai i Navy SEAL, un reparto di forze speciali della marina statunitense super addestrato. SEAL infatti sta a indicare tutti gli ambienti in cui può operare: Sea – mare, Air – aria, Land – terra.

Il training mentale al quale vengono sottoposte queste forze è volto a sviluppare una forza mentale straordinaria che garantisca a ciascuno di loro la resistenza e la resilienza necessarie. Questa formazione si basa su sei tecniche che chiunque conosca la PNL troverà familiari. Vediamole insieme:

#1 Mangia l’elefante
Come si mangia un elefante? Semplice: un morso alla volta.
Di fronte a un compito complesso – un lavoro in coordinamento fra più gruppi, il lancio di un nuovo prodotto o di una startup, un trasloco tra città diverse o la preparazione di una maratona – spesso si prova paura e ci si ferma ancor prima di iniziare. I SEAL utilizzano una soluzione in piccoli bocconi. Uno spezzettamento: dividi l’elefante in parti più piccole che puoi gestire. In PNL lo chiamiamo chunking down.

#2 Visualizza il successo
Questa è una tecnica che nel mental training sportivo si utilizza da tanto tempo e in PNL è stata affinata e resa ancor più efficace.

Le visualizzazioni dei Navy SEAL hanno queste caratteristiche: sono vivaci e dettagliate e coinvolgono tutti i sensi. Contengono molti particolari per renderle il più reale possibile.

In Programmazione Neuro-Linguistica sappiamo bene l’importanza del lavoro sulle submodalità.

#3 Controllo emotivo
In PNL preferiamo utilizzare il termine gestione emotiva ma ci sta che i Navy SEAL abbiano portato un po’ all’estremo il concetto. In effetti, il carico di stress che potrebbe trovarsi a gestire un militare impegnato in un conflitto non ha un termine di paragone nella vita di tutti i giorni.

La soluzione dei SEAL è chiamata 4 di 4 per 4 : respira per 4 secondi, espira per 4 secondi, ripeti per 4 minuti. Un semplice esercizio di respirazione per spegnere gli ormoni dello stress e favorire il rilassamento del corpo.

Nella Programmazione Neuro-Linguistica sappiamo che nella gestione dello stato emotivo è fondamentale quella che viene chiamata la fisiologia, il corpo. La pratica della meditazione è una ottima soluzione; quando ti senti stressato, fermati e fai qualche respiro profondo. Se vuoi scoprire o approfondire questa metodica straordinaria, ti invito a partecipare al prossimo Basi di PNL: informati qui.

#4 Non reattività
Abbiamo imparato la preziosa lezione di Virginia Satir che diceva: La vita è quello che è e non quello che dovrebbe essere. Il modo di gestire ciò che accade è quello che fa la differenza. In sostanza è chiaro che non possiamo controllare ciò che accade nel nostro mondo, ma possiamo controllarne l’interpretazione.

In Programmazione Neuro-Linguistica conosciamo l’importanza del reframing. Si tratta di reincorniciare una convinzione limitante o una visione disfunzionale della realtà, trasformando quella che avrebbe potuto essere interpretata come una situazione negativa per farla diventare positiva, utile e funzionale.

Questo non significa ignorare la realtà o nasconderla sotto il tappeto: significa trarre il meglio da ogni cosa. Un evento negativo può essere una sfida, una sconfitta ha sempre un insegnamento dentro, un fallimento ti può chiarire cosa non ha funzionato.

#5 Piccole vittorie
Conosci il potere della gratitudine? Scrivi, ogni giorno, sul tuo diario cinque cose di cui sei grato? Se non lo fai dovresti iniziare. Quelle che i Navy SEAL chiamano piccole vittorie aiutano ad avere un tono dell’umore positivo e quando ciò avviene è più facile guardare a ciò che di bello accade nelle nostre vite. E tutto migliora.

#6 Trova la tua tribù
I Navy SEAL sanno che nessuno vince da solo. È una lezione che tutti prima o poi si trovano a dover apprendere. In famiglia, sul lavoro, in politica, a livello microscopico e a livello macroscopico, è una legge universale. E noi esseri umani, animali sociali, dovremmo saperlo bene. La Programmazione Neuro-Linguistica ci insegna il rapport, ci insegna la calibrazione e il ricalco, ci insegna a guardare l’altro, ad ascoltare l’altro e comprendere ciò che prova. Ci insegna questo per permetterci di comunicare meglio, di aiutare le persone sulla base delle nostre capacità e in funzione delle loro necessità.

Trova la tua tribù è ciò che mettiamo in pratica in Extraordinary: siamo in un certo modo, ci comportiamo in una certa maniera, esprimiamo certi valori per attrarre persone che condividono con noi la stessa passione per la crescita personale e il successo desiderano ottenerlo attraverso il lavoro e lo studio; crediamo nelle persone che preferiscono fare anziché parlare e hanno fede nei propri obiettivi perché sanno che il proprio scopo li guiderà verso la realizzazione di ciò che vogliono e meritano.