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pnl Archives - Claudio Belotti

3 modi semplici per costruire e valutare il tuo successo

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Capita molto spesso di interrogarsi sul significato del termine successo. Se mi segui saprai già che per me successo è il participio passato del verbo succedere e una persona di successo è una persona che ha fatto succedere quello che aveva sognato, scritto, pianificato e poi messo in pratica.

Il bisogno di dare un senso alla parola successo ci fa dimenticare un altro aspetto ugualmente importante. Quel significato, cioè il significato che diamo al successo è sempre soggettivo: ciò che decidi di far succedere nella tua vita è ciò che scegli per te. Quando rivolgi lo sguardo a ciò che hai fatto nella tua vita ascolta innanzitutto le tue emozioni. Sei felice di ciò che hai fatto?

Il successo infatti è strettamente collegato alla felicità: la felicità è un indicatore di successo. Nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità” infatti ti aiuto a raggiungerle entrambe attraverso il mio metodo originale di Coaching: il One Hand Coaching. Ovviamente puoi vederlo in pratica anche al “Coaching secondo Claudio Belotti”, l’evento annuale che ti immerge nel mondo del Coaching attraverso 30 anni di esperienza, lavoro e passione.

Per aiutarti a stabilire un criterio per costruire e valutare il tuo successo, puoi fare queste 3 azioni:

Sviluppa la capacità di guardare ai progressi e non al risultato. Per costruire il tuo successo è importante imparare a guardare al processo e ai progressi che fai. L’obiettivo che hai fissato è secondario alla persona che diventi mentre lo raggiungi. Perché quella persona – la persona che acquisisce le competenze necessarie a raggiungere il traguardo – è la persona che desideri essere. Ogni tanto fermati, guardati, guarda ciò che hai fatto e sii semplicemente felice.

Resta collegato al tuo scopo. Nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità” ti parlo dell’importanza dello scopo. Lo scopo ti aiuta ad essere grato per ciò che hai perché ti permette di vedere in prospettiva il qui ed ora e il futuro che desideri. Il tuo scopo inoltre ti dà la possibilità di rimanere flessibile di fronte alle avversità, modificare i piani di conseguenza e quindi prepararti per un successo ancora maggiore.

Fai caso alle cose belle che ti capitano. E’ più difficile che essere grati, perché richiede di sviluppare l’abilità di riconoscere al volo le proprie emozioni. E quando si presenta una emozione che ti fa stare bene, quello è il momento giusto per notarlo e creare un’àncora positiva – in PNL un’àncora si ha quando un’esperienza si lega ad una emozione/sensazione intensa – perché altrimenti il cervello in autonomia creerà per lo più àncore negative utili per sopravvivere (come il dolore provato quando si prende la scossa).

leader

Il comportamento adeguato al leader

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Per scegliere di voler migliorare è necessario sapere quali sono gli elementi sui quali concentrarsi. Questo può valere per nozioni – che possono essere riviste e aggiornate – per capacità – che possono essere affinate – e persino per dei modi di fare. A volte infatti si tengono dei comportamenti pensando che siano adeguati alla situazione, mentre in realtà non lo sono.

Non stiamo parlando di comportamenti giusti o sbagliati. Come ci insegna la PNL infatti ogni comportamento può essere adeguato in un determinato contesto. Faccio un esempio banale ma almeno sono sicuro di spiegare bene questo concetto basilare: lavarsi è giusto o sbagliato? Posta così questa domanda, tutti diremmo che è giusto (anche se alcune persone sembrano più amanti della teoria che della pratica).

Eppure, se qualcosa a cui tieni sta andando prendendo fuoco, non utilizzeresti l’acqua a disposizione per lavarti. Quando il tuo migliore amico si sposa, il banchetto nuziale non è il luogo migliore per raccontare di quanto (o come) vi siete divertiti quando eravate ragazzi. Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non adeguati al contesto.

Allo stesso modo quando hai un ruolo da leader in azienda, può capitare che tu abbia dei comportamenti che non riesci ancora a riconoscere come inadeguati – ad esempio perché richiedono di immergersi molto nel modello del mondo di qualcun altro – e in questo momento non hai voglia o non ne sei ancora in grado.

Ti aiuto io facendo una breve lista di comportamenti che per esperienza vengono percepiti come inadeguati alla leadership e se presi in considerazione possono aiutarti notevolmente a migliorare.

La mania del controllo. Ci sono poche cose che creano malumore e sfiducia come la mania del controllo. Una sana disponibilità a seguire il lavoro e a verificarlo può produrre risultati positivi. Un controllo continuo e pressante del lavoro – spesso con interventi “operativi” – si rivela più di frequente controproducente. La soluzione? Delega e relax. Un leader crea dei leader e tutto ciò non avviene in un giorno. L’esperienza si forma con il tempo.

Le “tue” priorità hanno sempre la priorità. Una squadra nella quale tutti giocano al servizio di uno può vincere nel breve periodo ma dopo un po’ si sfalda. I team si reggono quando lo scopo comune e lo scopo personale – di ciascuno – sono ben allineati (o al limite compatibili). Se le tue necessità sono il centro di tutto, non puoi pensare e agire in modo strategico.

La comunicazione è sempre confusa. Magari per te è tutto chiarissimo. Ma lo è anche per gli altri? Se troppo spesso le tue comunicazioni vengono fraintese o interpretate in un modo differente da quello che pensavi puoi domandarti cosa sto dando per scontato che scontato non è? Meglio ancora: puoi chiederlo direttamente alle persone che interpretano in modi diversi le tue indicazioni.

Dall’agitazione alla calma in tre semplici passi

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Capita di frequente di avere intorno una persona che si agita facilmente. Sul lavoro, come a casa, trovarsi vicino a una persona che perde il proprio stato può complicare delle situazioni anche banali e farle diventare dei problemi o delle crisi da affrontare e risolvere rapidamente. Ogni valanga inizia con un minuscolo smottamento.

In PNL dedichiamo molta attenzione alla gestione dello stato perché il primo filtro dell’esperienza è proprio lo stato emotivo: questo determina la qualità della nostra vita. Se mi conosci e hai appreso con me i principi della Programmazione Neuro-Linguistica hai sviluppato questa abilità e potresti desiderare di avere l’abilità di aiutare gli altri nello stesso modo.

Come Coach ti invito innanzitutto a mettere al primo posto le necessità dell’altra persona. A volte infatti le persone non desiderano affatto essere aiutate e la cosa migliore che puoi fare è lavorare sul tuo stato emotivo Come saprai quando avrai frequentato “Il Coaching secondo Claudio Belottiil miglior approccio parte sempre dall’ascolto e poi ci sono diverse tecniche che ti possono aiutare a farlo in modo efficace.

Cosa puoi fare per aiutare una persona in agitazione:

Ascolta in modo attivo: l’ascolto attivo ti aiuta a comprendere quando è necessario rispondere e quando è necessario solo ascoltare. A volte infatti non è necessario dir nulla. Significa essere completamente presente e creare rapport affinché la conversazione abbia una solida base di fiducia e attenzione. Se vuoi rispondere, evita frasi come “mantieni la calma” o “andrà tutto bene”. Piuttosto aiuta la persona a individuare le risorse interne o esterne che in quel momento non vede.

Comprendi la sua necessità specifica. Dall’esterno ogni agitazione può sembrare uguale: nella realtà non è così. Cerca di comprendere qual è la natura per quella persona e ricorda che nella percezione soggettiva ogni “mostro” è reale. Anche se a te sembra strano o ridicolo preoccuparsi per una determinata ragione, nel modello del mondo di quella persona quell’ostacolo appare al momento insormontabile.

Aiuta la persona a fare un cambio di stato. Porta calma nella discussione. Mantenere il tuo stato è fondamentale per evitare una escalation. Inoltre, mostrare tranquillità aiuta l’altra persona a sentire che non c’è pericolo e a sviluppare la fiducia necessaria a ritrovare la calma.

La mappa e il territorio

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In PNL una delle presupposizioni di base è che la mappa non è il territorio. Per quale ragione è vera ed è importante che sia così?

Scopriamolo insieme: ti ricordi quanto andavi a scuola?

C’era sempre una mappa geografica, dell’Italia, dell’Europa, del mondo appesa in classe. Quella mappa riportava in un angolino la scala. La scala è il rapporto fra una distanza sulla mappa e lo stesso nella realtà. Più è alto il rapporto, più la mappa è ampia e generica; più è basso, più la mappa è circoscritta e dettagliata.

La mappa con il rapporto più basso possibile dovrebbe avere un rapporto 1:1, ogni centimetro della mappa corrisponderebbe a un centimetro della realtà. E così mappa e realtà coinciderebbero. Ma questo ovviamente non sarebbe possibile. E se fosse anche tecnicamente possibile, sarebbe davvero utile?

Una mappa, anche la più dettagliata, è ferma nell’immagine dell’istante in cui è stata realizzata. E tanto basta per muoversi nel mondo. Poi serve la scoperta personale, l’esperienza diretta. La vita non è un viaggio da un punto A a un punto B con il percorso più breve (e possibilmente senza pedaggi). La mappa deve essere innanzitutto funzionale allo scopo, cioè guidarci nella direzione in cui desideriamo andare. Ciascuno di noi poi affronta la realtà nel momento in cui la vive.

Desiderare di conoscere ogni centimetro del cammino non ti terrà lontano da incontri piacevoli o spiacevoli, da inciampi e scivolate, da panorami mozzafiato. Puoi scegliere però di essere di più, di prepararti per il viaggio, ad affrontare le difficoltà che ci saranno, le gioie che verranno, le bellezze che scoprirai.

La mappa non è il territorio ed è un bene che sia così: l’importante è imparare a riconoscere cosa manca nella mappa e iniziare a notarlo, a percepire cosa non è esattamente così e in che modo è differente e perché ti sembra ci siano luoghi simili e distinguere quando questa somiglianza è utile e quando non lo è.

3 domande per migliorare la tua capacità di ascolto

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Qualche settimana fa ho pubblicato questo pensiero su Facebook:

Parlare quando non si sa cosa dire è una reazione naturale e proprio come tante altre reazioni naturali o istintive può essere gestita. La capacità di gestire sé stessi, le proprie reazioni, emozioni e pensieri è una abilità da leader. In Programmazione Neuro-Linguistica rientra nella gestione dello stato.

Più in generale troverai descritta questa abilità come intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva è la capacità di identificare, comprendere e gestire le emozioni. Le proprie e quelle degli altri. E proprio grazie alla PNL puoi svilupparla allenandoti a creare rapport con le persone con le quali comunichi.

La capacità di ascolto è fondamentale per la costruzione del rapport ed è molto utile anche perché a volte è necessario riflettere bene prima di parlare. Quando ci troviamo in una discussione che ha elementi emotivi molto importanti per noi che ci vede coinvolti e suscita sentimenti – non importa quali – bisogna mantenere la concentrazione e porsi tre domande:

Ciò che sto pensando posso dirlo?

Ciò che sto pensando posso dirlo io?

Ciò che sto pensando posso dirlo io adesso?

Questa semplice checklist di tre domande ti aiuterà a focalizzare meglio l’attenzione sui tuoi pensieri e a decidere in modo semplice se è il caso o meno di esprimere ciò che hai in mente. Puoi applicarla a tante situazioni della tua vita: prima di mandare una mail di fuoco o rispondere alla telefonata di un interlocutore irritante.

 

PNL e Dinamiche a Spirale: due strumenti potenti da soli, straordinari insieme

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Conosci la PNL? E le Dinamiche a Spirale? Sono due strumenti straordinari che utilizzo come Coach e come dice anche il mio maestro Tony Robbins, li utilizzo ogni giorno. Metodiche come la Programmazione Neuro-Linguistica e le Dinamiche a Spirale sono la base per un Coach che desidera ottenere risultati duraturi. 

Se desideri scoprire di più sulla PNL, qui puoi scaricare un estratto gratuito del manuale del Practitioner, in particolare del nostro Extraordinary NLP Practitioner. Oppure se desideri più informazioni sulle Dinamiche a Spirale puoi trovarle nel libro “The Spiral o in questo audiolibro: “Introduzione alle Dinamiche a Spirale. Infine, se desideri una panoramica più ampia del mio metodo di Coaching, il One Hand Coaching, ti invito a scoprirlo nel libro “Prendi in mano la TUA felicità

E a cosa servono questi strumenti in pratica? Ti posso fare un esempio del loro utilizzo per far ottenere al tuo interlocutore il cambiamento che desidera. Se pensi che questo si applichi solo a una sessione di Coaching, sei fuori strada. Questo vale anche per una vendita, una riunione per motivare un collaboratore o per aiutare i tuoi figli a raggiungere un risultato.

Vediamo insieme 3 passaggi chiave:

Crea rapport

Per costruire rapport bisogna cercare costantemente di capire l’altra persona e dare feedback per capire di aver capito, prima di cercare una strada per il cambiamento e la crescita che si vuole realizzare insieme all’altra persona. Sia che si tratti di una vendita che di una sessione di Coaching la creazione del rapport deve avere come finalità quella della valorizzazione dell’altro: otterrai il meglio solo se ciò che stai proponendo è il meglio per l’altra persona.

Fai emergere le difficoltà

Attraverso strumenti come il Metamodello poni domande alla persona che hai di fronte e aiutala a individuare le paure, i dubbi, i blocchi di fronte ai quali si è fermata. Quando emergono queste informazioni e diventano coscienti e più definite per la persona è più semplice elaborare le strategie di soluzione e di uscita dalla crisi che sta vivendo. L’obiettivo è individuare i problemi e le risorse necessarie per superarli.

Utilizza domande aperte

Come abbiamo appena detto, una volta emersi i problemi è necessario individuare le risorse. Se mi conosci sai che nel mio metodo di Coaching utilizzo anche le Dinamiche a Spirale. Ecco, le Dinamiche a Spirale ci dicono, diversamente dalla PNL, che non a tutti i livelli le persone hanno le risorse necessarie per risolvere i problemi. Per questo è fondamentale in ogni sessione di Coaching aiutare la persona a individuare le risorse di cui ha bisogno e aiutarla a reperirle.

Solo attraverso la crescita e il miglioramento si ottengono risultati duraturi.

Sfatare i luoghi comuni che ti impediscono di migliorare

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Se mi segui forse me lo avrai sentito ripetere più volte questo concetto: le convinzioni sono tutte limitanti. Ci sono alcune convinzioni che sono più utili e altre che lo sono meno. E quando si parla di convinzioni bisogna saperlo perché una convinzione non resta utile per sempre. Se non lo è più è necessario cambiarla. 

Tra le convinzioni meno utili ci sono sicuramente i luoghi comuni che impediscono alle persone e alle organizzazioni di svilupparsi. Proviamo a sfatarne alcuni:

I migliori non hanno difetti: in tanti credono che essere i migliori significhi essere perfetti. Molto spesso infatti capita che di fronte a una persona con un grande talento i difetti scompaiano, ai nostri occhi. Molte persone non agiscono perché pensano di essere troppo poco o di non essere abbastanza: nel momento in cui decidi di sviluppare il tuo super potere – come ti racconto nel mio libro Super You – riuscirai anche tu a far brillare la luce del tuo talento più forte di qualsiasi difetto.

Il miglior piano ha sempre successo: non è detto. Molto spesso infatti un buon piano si costruisce in corso d’opera. Come sa chi conosce la PNL l’elemento più flessibile domina il sistema. Non si tratta di fare i piani migliori si tratta sempre di rimanere flessibili di fronte a ciò che accade, come ti racconto ad esempio nel mio audiolibro “Impara a decidere bene evitando le trappole mentali. Perdere molto tempo in partenza per avere un piano perfetto a volte comporta un gap incolmabile. Bisogna essere preparati e flessibili, decidere, partire e poi aggiustare il tiro quando la pratica restituisce i primi feedback.

E’ importante dare un feedback su ciò che non ha funzionato: non è sempre utile. Anzi, a volte può essere persino controproducente. Bisogna conoscere bene lo stadio di sviluppo dell’organizzazione – come ti spiego nel mio libro “Gli Stadi del Successo – e decidere sulla base degli elementi che la caratterizzano in quel momento. Dare quel tipo di feedback può non essere funzionale: più spesso ciò di cui le persone hanno bisogno per crescere infatti non è un feedback. Hanno bisogno di più opportunità e ricevere attenzione positiva su ciò che fanno meglio.

Affrontare da leader una conversazione difficile sul lavoro

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Molti leader in azienda si sentono a disagio quando devono affrontare una conversazione difficile con un collaboratore. Questo può essere causa di difficoltà nella gestione dell’azienda, fonte di ritardi e di incomprensioni. A volte è proprio il pensiero stesso della difficoltà della conversazione che la rende ancor più difficile da portare a compimento. Affinché tutto funzioni, alla base certamente ci deve essere un allineamento fra il leader, i suoi valori, i suoi obiettivi, il suo scopo e quelli dell’azienda. E questo vale anche per il collaboratore.

Un leader di successo deve necessariamente affrontare questi momenti spiacevoli per crescere e se non fa in prima persona rischia di intaccare la fiducia del personale, le prestazioni dei team di lavoro e il morale della squadra. E questo ha un effetto sulla prestazione complessiva dell’azienda. Molto spesso non crea un danno ma sicuramente spinge il gruppo a sottoperformare. Procrastinare la gestione dei problemi difficili è spesso segno del ristagno del leader o dell’azienda in uno stadio di sviluppo inadeguato.

Anche nelle aziende più strutturate le condizioni di lavoro in cui operano i leader sono spesso causa di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto “Prime”. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. C’è un ambiente di lavoro collaborativo e l’apertura verso il miglioramento e la crescita permette a tutti di affrontare con lo spirito giusto anche le comunicazioni più scomode.

Da leader ci sono almeno tre cose che puoi fare per affrontare le discussioni più difficili:

Decidi dove e quando: quando sai che devi affrontare una conversazione complessa, decidi di farlo. Non è detto tu debba farlo immediatamente. Aspettare qualche ora o qualche giorno, può essere la scelta giusta. L’importante è che decidi dove e quando e lo fissi in agenda o lo comunichi alla persona.

Scegli come: il dove che hai scelto può essere attraverso un telefono o via messaggio. E se hai scelto di persona, meglio se in privato. Scegli il mezzo o il luogo più adatto rispetto alla persona con la quale devi parlare. Se sai qualcosa di questa persona e costruisci un canale per parlare in modo aperto, scegli un luogo significativo per entrambi: una caffetteria, il giardino di fronte all’azienda, la sala conferenze.

Stabilisci gli argomenti: fai un sommario degli argomenti che devi affrontare. Se l’argomento è serio non cercare di sminuirlo o di scherzare. In PNL sappiamo che una buona comunicazione passa sempre dalla calibrazione dell’interlocutore. È importante infatti tenere conto momento dopo momento delle reazioni della persona che abbiamo di fronte per comprendere se ciò che stiamo dicendo sta ottenendo l’effetto desiderato o se dobbiamo cambiare qualcosa.

Infine, ricorda sempre di essere gentile e calmo. Porta nella discussione solo gli elementi necessari: tra questi la rabbia e il nervosismo non trovano posto.

Progettare un evento dal vivo in modo straordinario

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Qual è il momento migliore per progettare il tuo evento dal vivo? Questo! Oggi hai la possibilità di studiare, imparare, pianificare e progettare il tuo evento dal vivo. Fra qualche tempo la vita riprenderà a fare il suo corso con i suoi impegni quotidiani. Per dare un senso a questo periodo nel quale tutto scorre più lentamente puoi utilizzare questa occasione per fare tante cose: una di queste potrebbe essere ideare il tuo evento dal vivo.

Lavoro da molti anni nel mondo della formazione e ho sperimentato a mie spese soluzioni che mi hanno portato spesso a commettere errori. Da quegli errori ho imparato molto e oggi posso dire di essere in grado di realizzare ogni volta eventi dal vivo nei quali la soddisfazione dei partecipanti è molto alta. Se hai già partecipato a “il Coaching secondo Claudio Belottisai sicuramente di cosa parlo e se ancora non lo hai fatto ti consiglio scoprire questo evento nel quale ti racconto trenta anni di carriera nel Coaching e come diventare un Coach Straordinario.

Per organizzare un evento dal vivo che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone, bisogna partire dalle basi. Ti piace prenderti cura delle persone che ti seguono in aula e curare ogni dettaglio? Inizia da questo e prendi in considerazione tre elementi fondamentali ai quali devi sempre fare attenzione. Questi:

Scegli un luogo adeguato al tuo evento

A seconda del luogo che scegli avrai bisogno di materiali differenti a supporto: dai proiettori alla musica, dall’amplificazione per la voce fino alle lavagne. Più l’aula è grande, più avrai bisogno di mezzi adeguati per far arrivare in modo chiaro il tuo messaggio. Se non hai idea del pubblico che puoi portare in aula, parti basso. Meglio iniziare eventi con un numero di posti limitato e poi crescere che partire con aspettative e numeri elevati e poi andare in difficoltà nella gestione. L’importante è che lo spazio che scegli permetta a tutti i partecipanti di fruire dei contenuti nel modo più efficace: questo è un aspetto chiave di ogni mio corso.

Pensa in modo creativo a risolvere i problemi delle persone

Quando frequenti un’aula di formazione che cosa apprezzi? Che servizi ti piace ricevere? In che modo? Mettiti nei panni dei partecipanti o chiedi direttamente a loro quali servizi si aspettano di trovare. Parti da una domanda semplice: cosa puoi offrire che per te è semplice da organizzare e che alle persone può dare tanto? Nei miei corsi, ad esempio, nella quota è sempre previsto il pranzo: dal punto di vista economico è un impegno importante, dal punto di vista organizzativo pensa a tutto l’albergo che ci ospita, dal punto di vista dei partecipanti è un servizio molto apprezzato.

Stabilisci gli obiettivi dell’evento valutali.

È importante essere chiari su quali sono i risultati che desideri ottenere e misurare se hai raggiunto i tuoi obiettivi. Per avere un quadro più completo puoi sottoporre un questionario ai partecipanti o fermarti a parlare con loro durante le pause o a fine corso per sapere se l’esposizione e la tipologia dei contenuti che hai portato in aula sono hanno incontrato le aspettative che hai creato riguardo al corso. Metti a frutto poi ciò che hai imparato e individua il modo in cui replicare o migliorare gli aspetti positivi dell’esperienza: quali sono le cose che faresti nello stesso modo? Quali quelle che faresti in modo diverso? Il modo migliore per non ripetere un errore è imparare da esso e per mettere a frutto una esperienza è comprendere tutto il buono che c’è in essa.

Piccolo manuale di conversazione lavorativa

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Partiamo dalle basi: le giornate si iniziano in ufficio (e non solo) con un buongiorno, un saluto ai colleghi e non si dovrebbe mai derogare a questa regola fondamentale. Se tutti hanno il muso lungo e lo sguardo perso nel vuoto – soprattutto il lunedì mattina – questo non è motivo sufficiente per fare lo stesso. Salutare non è solo un verbo, è anche un aggettivo prezioso nell’ambiente di lavoro.

Spesso le conversazioni in ufficio sono condizionate dal cattivo umore delle persone che lavorano in un certo ambiente. Altre volte ci sono degli scivoloni verbali che non dipendono dall’umore ma da cattive abitudini nel modo di parlare e di rivolgersi agli altri. Il bello è che tutto questo non è intenzionale, anzi lo si fa senza pensare.

Sono certo che negli esempi che ti porto qui di seguito riuscirai a riconoscere uno o più colleghi e magari mentre rileggi queste frasi ti capiterà di comprendere in maniera più consapevole cos’era quella sensazione strana di disagio ogni volta che le hai sentite pronunciare.

“Ci sono problemi?” Bellissimo: entri nella stanza del collega e la prima cosa che ti chiede è se ci sono problemi. Non ti saluta, ti guarda quasi diffidente, ha la “sudarella” a gennaio e il respiro corto. L’ansia fatta persona. E’ una persona che non sta bene, trattala bene: ha già tanti problemi di suo. Tu che hai più risorse aiutala a trovare le sue risorse e a costruire una convinzione di efficacia. Rispondi con un “tutto bene, posso fare qualcosa per te?”.

“Mi sembri stanco”. Un must del venerdì: sì, amico mio è possibile che anche io ogni tanto mostri segni di stanchezza. O magari il mio viso corrucciato è tale perché sono pensieroso. Ci sono persone che non vedono l’ora che qualcuno stia male – niente di grave, anche solo un po’ di stanchezza – per potersi sentire migliori. Altre persone invece sono solo sinceramente interessate a sapere se sei stanco. Alle prime, puoi girare la domanda. Alle seconde, quelle sincere, puoi rispondere con gentilezza e un sorriso.

“Sei sempre…” e “Non sei mai…”. Sono i miei preferiti, quelli che ogni cosa è un assoluto. Sempre e mai in PNL sono due Quantificatori Universali che allargano sempre la discussione dal caso singolo all’infinito. “Sei sempre in ritardo!” o “non sei mai presente alle riunioni”. Nel Meta Modello della Programmazione Neuro-Linguistica l’effetto assolutizzante di questi Quantificatori si annulla con una semplice domanda che riporta la discussione sul caso singolo e porta l’altra persona a riflettere sulle volte in cui la condizione non si è verificata.