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Le 3 cose che tutti noi dovremmo saper fare bene

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Qualunque sia il tuo lavoro devi sempre fare meglio. Sia perché lo vuoi, perché ci tieni a ciò che fai. Sia perché la tua azienda e il mercato lo richiedono. La scelta di migliorare è sempre una ottima scelta! Inoltre chi non migliora, peggiora. Il mondo si muove in continuazione e la differenza nella capacità di ottenere risultati, quasi sempre la fa la fame. Per alimentare la tua fame, cioè la tua motivazione, è necessario aggiornare il software di tanto, rivedere le priorità, gli obiettivi e fare un check su valori e scopo per capire se sei ancora allineato e se ciò che pensi di volere è davvero ciò che vuoi.

La motivazione infatti cambia con te, con i tuoi valori, con le tue priorità. Individua ciò che ti motiva maggiormente in questo momento e troverai la forza per far crescere le tue competenze. E quando si parla competenze, quali sono quelle più importanti? Io penso che chiunque abbia a che fare con le persone, dai colleghi di ufficio ai fornitori, dai clienti agli studenti, debba svilupparne tre specifiche.

Ecco quindi le 3 cose che tutti noi dovremmo saper fare bene:

  1. Capire come le persone ragionano: come raccolgono le informazioni e come le organizzano. Ecco perché negli ultimi 25 anni ho studiato PNL: la Programmazione Neuro-linguistica  ti aiuta a capire come le persone ragionano. Ti fornisce gli strumenti necessari per capire come le persone organizzano la propria mappa del mondo, come prendono le informazioni e cosa tengono a mente della loro esperienza: le cose alle quali danno valore. Conoscere questi meccanismi è utilissimo per farsi aiutare dalle persone a comprendere come comunicare meglio con loro. E non c’è nulla di più efficace di una comunicazione personalizzata.
  2. Perché le persone fanno quello che fanno: quali sono cioè le loro motivazioni, cioè i motivi per fare ciò che fanno. Secondo me in questo campo la metodica migliore e più completa sono le Dinamiche a Spirale : certamente all’inizio non sono facilissime ma con il tempo diventano sempre più utili e semplici grazie all’utilizzo. Anthony Robbins le conosce e le utilizza da quasi vent’anni, John La Valle braccio destro di Richard Bandler le ha studiate perché ne riconosce la validità. Il 6 Ottobre organizzerò una giornata introduttiva dal vivo! Partecipa: è la migliore occasione per vedere le Dinamiche a Spirale in azione!
  3. Ciò che si può fare per aiutare a pensare in modo diverso: una volta che hai capito come pensano le persone e perché fanno quello che fanno, se hai il cosa hai il tris fondamentale per creare la motivazione in te e negli altri. E la capacità di aiutare le persone a pensare in modo diverso la ottieni attraverso il Coaching. Ed è proprio per questo che ho creato il Coaching secondo Claudio Belotti  . Io lo faccio attraverso il mio metodo originale “One Hand Coaching” e quando ti iscrivi al corso avrai accesso a un corso esclusivo al portale sul mio metodo. Le Coaching skill, oggi, sono tra le capacità più importanti da possedere nella vita e in particolare in ambito lavorativo.

 

3 passi (più uno) per ottenere il meglio dal tuo scopo

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Come Coach il mio lavoro è quello di aiutare le persone a ottenere i risultati che desiderano e valorizzare i loro punti di forza. Nel mio metodo di Coaching originale, il “One Hand Coaching”, tutto inizia con lo scopo.

Perché fai quello che fai?

La risposta a questa domanda ti aiuta a capire come lavorare meglio e avere una vita più piena, ricca e soddisfacente. Ed è proprio per questo che ritengo importante concentrarsi maggiormente sul valore di ciò che si fa, piuttosto che sullo sforzo per farlo.

Imparare ad utilizzare il mio metodo può aiutarti a migliorare la tua vita e quella degli altri: partecipa al Coaching secondo Claudio Belotti e ricevi l’accesso esclusivo al portale interamente dedicato al “One Hand Coaching”.

Ti propongo in questo post 3 spunti (più uno) che puoi utilizzare per iniziare subito a definire il tuo scopo, migliorare la tua produttività, trovare soddisfazione in ciò che fai e ottenere il successo che desideri.

  1. Fai del tuo scopo il tuo mantra quotidiano: individualo e ripetilo ogni giorno. Rendilo personale e specifico. Non deve essere qualcosa di esagerato, basta che ti sia di ispirazione. Puoi modificarlo nel tempo, renderlo più preciso man mano che impari cosa ti rende più felice nella tua vita. L’importante è che una volta che lo hai individuato, lo utilizzi come bussola per farti guidare nella vita e nelle scelte di tutti i giorni.
  2. Verifica i tuoi obiettivi: sia che si tratti di obiettivi a lungo, medio o breve termine. Sulla base della rotta che vuoi percorrere con il tuo scopo, valuta se gli obiettivi che hai fissato sono ancora quelli giusti. La domanda chiave è: ciò che sto facendo mi avvicina al mio scopo? Questa attività contribuisce alla mia felicità e soddisfazione?
  3. Pensa per conseguenze: se un obiettivo tra quelli che hai fissato non ti avvicina al tuo scopo nell’immediato, non è detto che non possa esserti utile per il futuro. Sostenere un sacrificio nel breve periodo per un guadagno di lungo periodo può essere a volte la scelta giusta. Ad esempio, prendere un lavoro particolarmente pesante e con una bassa retribuzione, ti permette di dimostrare di saperlo fare, oltre che darti esperienza. E può garantirti una solida reputazione. Se è quello che ti serve, non è un sacrificio.

Infine ricordati di vivere davvero la vita come TU la vuoi” . Io credo fermamente che il futuro dipenda in gran parte dalle proprie abitudini. Se conosci il tuo scopo e sai ciò che vuoi nella tua vita sarà più facile escludere ciò che non vuoi e quindi anche eliminare quelle attività “superflue” che riempiono la tua vita solo di cose, di oggetti. Concentrati sulle cose davvero importanti che paradossalmente non sono mai cose: tra queste ci sono sicuramente le esperienze, la formazione, la cultura, i momenti di vita e la condivisione delle passioni con le persone che ami.

Come prendere una decisione efficace

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“Quando devi decidere, la migliore scelta che puoi fare è quella giusta, la seconda migliore è quella sbagliata, la peggiore di tutte è non decidere”.

Theodore Roosevelt

Ogni decisione porta con sé delle conseguenze. Per questo, per imparare a decidere, è fondamentale iniziare prima a ragionare per conseguenze. Infatti, quando si sceglie di non scegliere, quando si resta indecisi, la vita va comunque avanti e accadono cose. Ciò che accade è – anche – frutto della decisione non presa.

Perché decidere?

Partiamo dall’etimologia di questo verbo: decidere significa letteralmente tagliar via. Decidere infatti è un modo per eliminare il superfluo e sgomberare il campo dalle opzioni che non ti soddisfano. Inizia a pensare per conseguenze, valuta le decisioni che prendi in funzione di ciò che ti porteranno e agisci in base a ciò che desideri si realizzi.

Quando decidere?

Subito. O almeno molto rapidamente. Ovviamente questo tempo varia in base alla complessità della decisione. Se devi ordinare una pizza, qualche minuto è un tempo ragionevole. Se devi acquistare una casa e pagare un mutuo trentennale, ci sta che il processo duri settimane. In ogni caso, una ricerca fatta alla Università di Yale ha dimostrato che l’esitazione – anche solo di qualche istante – quando ti senti ispirato a fare qualcosa, fa diminuire le tue possibilità di farlo quasi a zero, nell’arco di appena 3 secondi.

Se ti senti ispirato a fare qualcosa, devi agire subito. Ogni secondo fa la differenza.

Come si prende una buona decisione?

L’ispirazione è fondamentale. Se senti che è la cosa giusta, fallo. In che modo? Te lo faccio spiegare dal mio maestro Tony Robbins che sostiene che il metodo migliore sia attraverso un processo in 3 parti:

  1. Prendi la tua decisione mentre sei in uno stato di picco, quando sei ispirato.
  2. Impegnati nei confronti di questa decisione e metti da parte tutto ciò che può entrare in conflitto con essa.
  3. Sii risoluto. Credi che ciò che hai deciso è stabilito. Succederà.

Quando sei risoluto, niente può fermarti. Non reagisci alle situazioni: le accetti e le guidi. Tutti i dubbi e le incertezze si dissolvono e lasciano spazio all’entusiasmo di una nuova avventura, di una nuova esperienza.

Inizia subito, decidi di decidere!

Sviluppa una mentalità da Coach (e diventa un punto di riferimento in azienda)

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Si dice che sul lavoro nessuno sia indispensabile. E in effetti se ti è capitato di vivere la situazione in cui un dipendente in azienda si dimette, sai che raramente si va incontro a sconvolgimenti epocali. Le aziende, anche le meno strutturate, sono organizzazioni complesse ed è sufficiente che ci sia un leader capace di guidare il gruppo attraverso queste piccole (o grandi) transizioni e il gioco è fatto.

Quel leader puoi essere tu. Quindi, per fare il massimo per renderti indispensabile, o almeno, quanto più importante per la tua azienda è necessario che tu dia un valore maggiore al tuo lavoro e ti garantisca un apprezzamento che può tradursi in benefit, in una promozione e un aumento di stipendio.

Il modo migliore per aumentare il proprio valore sul luogo di lavoro, cioè dare – e far percepire – un valore superiore a quanto si viene retribuiti è quello di sviluppare alcune caratteristiche da Coach. Vediamo insieme quali:

1- Prenditi cura degli altri. Ascoltare le persone e le loro necessità, spesso, è un lavoro che richiede pochissimi minuti e che può fare una differenza enorme per tante persone che magari non hanno la possibilità di esporre i propri bisogni alla direzione aziendale. Scoprirai che ascoltare le persone le aiuta a identificare meglio i propri problemi. Una volta identificati i problemi puoi, da bravo Coach, aiutare a identificare anche le risorse. Può sembrarti poco, ma per molti è tanto.

2- Crea significato. Il significato è ciò che motiva le persone in un modo straordinario. Il significato infatti passa attraverso azioni che rendono limpido lo scopo dell’organizzazione e lo mettono in relazione con i valori della stessa persona, con i suoi obiettivi, talvolta perfino con il suo scopo. Creare significato significa anche investire nella crescita e nello sviluppo personale e aiutare a promuovere il senso di competenza e di autostima. E quando aiuti a crescere, cresci anche tu.

3- Diventa un problem solver. Una volta che hai aiutato gli altri a capire di cosa hanno bisogno aiuta la tua azienda a creare una visione, una prospettiva nuova. Da Coach hai una grande opportunità: puoi ascoltare problematiche o individuare falle nei processi che i dirigenti ai livelli più alti non possono riscontrare, proprio perché sono distanti da questi meccanismi. Porta le tue proposte e le tue soluzioni. In questo modo ti troverai spesso in soluzioni win/win: dai alla tua azienda un processo migliore e alle persone che lavorano in quel processo un miglioramento tangibile.

Per sviluppare le tue abilità di Coach ci sono molti modi. Il Coaching secondo Claudio Belotti  può essere quello giusto per te. Sia che tu stia iniziando da zero, sia che tu abbia già delle competenze da Coach. E’ un corso di quattro giorni durante i quali ti mostro in modo semplice e pratico le migliori tecniche e analizziamo insieme il lavoro dei miei più grandi maestri contemporanei come Richard Bandler, Anthony Robbins o Robert Dilts o dei miei grandi mentori del passato come Milton H. Erickson o Virginia Satir.

Quando ti iscrivi all’edizione del Coaching secondo Claudio Belotti 2019 ,ricevi subito in omaggio l’accesso al portale esclusivo “One Hand Coaching”, interamente dedicato al mio metodo di Coaching.

Porta con te la paura oltre l’ostacolo

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Ogni tipo di crescita personale avviene al di fuori della propria zona di comfort. Una nuova sfida lavorativa, un public speaking, il lancio di un prodotto, una nuova iniziativa imprenditoriale o mettersi in proprio e mollare dopo tanti anni il lavoro da dipendente. Situazioni come queste – importanti professionalmente e personalmente – ce ne sono, sempre. Una facile risposta a queste situazioni è la procrastinazione o più spesso la fuga!

Naturalmente questi eventi, che possono essere percepiti come spiacevoli sono anche necessari. Sono necessari per crescere: come dice il grande studioso americano Joseph Campbell “La caverna nella quale hai paura ad entrare, ha il tesoro che stai cercando”. Man mano che cresciamo e impariamo a fare il nostro lavoro ci troviamo costantemente di fronte a situazioni in cui dobbiamo modificare il nostro comportamento e aggiornare il nostro software. E questo vale per tutti. Senza il coraggio di fare il salto, possiamo perdere importanti opportunità di crescita.

Come si fa quindi a portare la paura oltre l’ostacolo e conquistare il premio desiderato?

In primo luogo, alleati con la tua paura. Il coraggio non è assenza di paura. Il coraggio è la capacità di riconoscere la paura, ringraziarla per la sua funzione di guardiana che esercita nei nostri confronti e darci la spinta per andare oltre. Sii chiaro con te stesso su quelli che sono i tuoi timori. Poi fai un inventario delle scuse che tendi a utilizzare per procrastinare o evitare situazioni al di fuori della tua zona di comfort e chiediti se sono legittime. In che modo? Se qualcun altro ti fornisse le stesse scuse sul suo comportamento, le riterresti legittime per declinare?

In seconda battuta rendi il comportamento tuo. Come Coach lavoro spesso con persone che lottano per uscire dalla propria zona di comfort sul lavoro e nella vita di tutti i giorni e quello che ho imparato è che spesso hanno molto più margine di manovra di quanto credono per rendere una attività temuta, più vicina a sé. Spesso è possibile trovare il modo di modificare ciò che devi fare per renderlo piacevole e vicino al tuo modo di essere e di lavorare, così da ridurre al minimo il disagio o trovarlo addirittura divertente.

Infine, bisogna… Buttarsi! E uscire dalla propria zona di comfort. Sai qual è il momento giusto per fare una cosa che non hai voglia di fare? Adesso. Falla subito. Prima lo fai e prima scopri che ciò che temevi inizialmente, non è così male come pensavi. Anzi, è quasi divertente.

Il segreto, ammesso che ce ne sia uno, è iniziare a piccoli passi. La prima uscita dalla zona di comfort per fare un public speaking, non deve essere necessariamente di fronte a una platea di cinquemila persone! Esci e parla in pubblico fra colleghi o conoscenti. La prima iniziativa aziendale o il primo passo in proprio non deve essere al top, se non te la senti di fare il grande salto.

Quasi certamente farai degli errori e in effetti, questo è l’unico modo per imparare. Ricorda solo una cosa: quando perdi, non perdere la lezione. E anche se fuori dalla tua zona di comfort senti lo smarrimento e l’incertezza, ti accorgerai presto che quella zona si espande rapidamente e torna ad includerti al suo interno prestissimo e molto prima che tu possa rendertene conto, sei di nuovo a tuo agio, più forte, più saggio, più grande e più esperto di prima.

3 semplici mosse per smettere di auto-sabotarti

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“Se impostate i vostri standard ma non credete veramente di riuscire a rispettarli, vi sabotate da soli.”

Anthony Robbins

Il mondo del lavoro si sa, è competitivo. Ed è anche giusto che sia così. Quando la competizione è sana, le cose tendono a migliorare per tutti perché si innesca un circolo virtuoso nel quale si gareggia a fare meglio. A volte invece l’ostacolo più grande da superare è quello che ti metti da solo. L’auto-sabotaggio è più frequente di quanto pensi ed è spesso inconscio.

La maggior parte delle persone si auto-sabota perché:

1- Pensa che non sia possibile fare ciò che desidera fare

2- Pensa di non avere la capacità di gestire novità e cambiamenti. E persino miglioramenti

3- Non crede di meritare il successo o sottovaluta le proprie capacità

4- Non ha uno scopo chiaro e non pensa per obiettivi quando pianifica e per conseguenze quando agisce

5- Si tiene lontano dal fastidio immediato (e temporaneo) che richiede ogni crescita e ogni uscita dalla propria zona di comfort

Quando si fissano questi ostacoli mentali nascono dei comportamenti disfunzionali che ti tengono lontano da qualunque crescita. Infatti, in PNL non si valuta il valore di una persona ma l’appropriatezza di un comportamento e la sua funzionalità rispetto alla vita che si vive.

La prima cosa da riconoscere è che cambiare questi comportamenti è possibile.

Dunque, vediamo come dare addio all’auto-sabotaggio in tre mosse:

1- Datti delle (piccole) sfide. L’idea è che, mentre conquisti queste vittorie, acquisisci sicurezza e ti rendi conto che vincere è piacevole, più piacevole che stare fermo a non far niente. Prendici gusto e vai avanti aumentando di volta in volta il grado della sfida, costruendo passo passo il tuo albo d’oro di sicurezze.

2- Chiarisci il tuo perchè. Quando hai priorità contrastanti difficilmente riesci a individuare la direzione da seguire: individua e abbraccia il tuo perché e queste difficoltà scompariranno. Se sai perché vuoi ciò che vuoi e perché fai ciò che fai, individuare le tue priorità sarà semplice e raggiungerai molti più obiettivi importanti per te. Ricorda quello che dice il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche “chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come”.

3- Circondati di persone straordinarie. L’idea qui non è solo quella di aumentare le amicizie e le frequentazioni: qui si tratta proprio di espandere il numero di persone che possono darti nuove prospettive, nuove sfide e nuove opportunità. Quando hai nuove prospettive puoi avere una maggiore chiarezza su chi sei, su cosa puoi fare e su cosa potrebbe essere utile per te. E una volta che hai questa chiarezza, è più facile farti seguire.

La prima caratteristica del successo

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Di tutti i tratti caratteriali che ognuno di noi può possedere, il più importante – quello maggiormente correlato al successo – è la fiducia in sé. Questo cosa significa? Avere una fiducia totale nei tuoi mezzi ti porterà dove vuoi? Non esattamente. Proprio per questa ragione è importante sviluppare una adeguata fiducia in sé stessi.

Come molti aspetti dello sviluppo personale, anche questo è un passo semplice ma non facile. Bisogna individuare le condizioni giuste in cui è utile puntare tutto sulla propria visione, sulle proprie idee e i propri mezzi e dividerle dalle situazioni in cui è necessario affidarsi agli altri. Anche questa in fondo è fiducia in sé.

E come si costruisce la fiducia in sé? Innanzitutto facendo attenzione alle cose giuste. Tutti siamo influenzati dai bias, quei meccanismi, quelle scorciatoie del pensiero che la nostra mente utilizza per massimizzare l’efficienza a discapito soprattutto della varietà. Infatti i bias aiutano a rispondere velocemente sulla base dell’esperienza attraverso generalizzazioni, cancellazioni e distorsioni.

Grazie alla PNL e a strumenti come il Meta modello possiamo andare oltre i nostri stessi bias e dedicare attenzione a ciò che è davvero importante: le decisioni giuste che prendi, le esperienze positive che fai e costruire su di esse la nostra fiducia. Allo stesso modo prendi anche le scelte sbagliate, le esperienze negative e utilizzale al meglio per costruire fiducia: in fondo a ogni esperienza negativa c’è una versione di te che ce l’ha fatta, che ha superato la sfida. Ed è quella versione di te dalla quale puoi prendere fiducia.

Avere fiducia in te significa quindi che hai la consapevolezza di prendere buone decisioni e che quando prendi decisioni sbagliate hai le capacità per affrontare la situazione e trarne comunque il meglio. Poi è importante che ti concentri su ciò che fa la differenza per TE. Chi ha fiducia in sé non si sente obbligato a conformarsi per ottenere l’approvazione degli altri. Trova la tua differenza e fai quello che funziona per te. Se ottieni i risultati che desideri, bene. Se non li ottieni cerca altre soluzioni e lavora per migliorare ciò in cui sei già bravo (se vuoi qualche consiglio utile su come arrivare alla migliore versione di te ti consiglio il mio libro “Super You” [https://bit.ly/2X1qIdW). Più sarai bravo ed esperto in una attività che ami fare, maggiore sarà la fiducia che hai in te e nei tuoi mezzi.

Infine riconosci i tuoi limiti e utilizza le risorse che hai a disposizione per andare oltre questi limiti. Se non sei portato per la gestione finanziaria o per le questioni burocratiche, non gettare via tempo e fatica per fare una attività che ti annoia e stressa. Affida questo lavoro a qualcun altro, più portato o che ama farlo: le persone sicure di sé sono capaci di delegare queste attività perché sanno che con l’aiuto degli altri possono raggiungere risultati più grandi.

3 semplici strategie per aumentare il coinvolgimento dei dipendenti in azienda

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Quando in azienda si sceglie di aumentare il coinvolgimento dei dipendenti, lo si fa per migliorare sia il rendimento dei team che per aiutare le persone a raggiungere una maggiore soddisfazione a livello professionale e personale. Infatti, quando i bisogni primari sono soddisfatti (compreso quindi anche il bisogno finanziario), le due leve motivazionali più forti e comuni diventano la crescita e il contributo.

Quindi, per ottenere questo risultato i leader di organizzazioni e imprese possono invitare i propri collaboratori a credere in 3 almeno cose: a credere nella visione dell’azienda, a credere gli uni negli altri e a credere in sé stessi. E per farlo si rivolgono alle energie migliori di ciascuno e fanno in modo di convogliarle dove serve, parlando direttamente ai bisogni e ai sogni delle persone.

Il modo migliore e più semplice per aumentare il coinvolgimento è dedicare la giusta attenzione a questi 3 aspetti:

  • Dare segnali chiari: può capitare che i cambiamenti di mercato richiedano un rapido adattamento. A maggior ragione diventa fondamentale in questo senso avere dei punti fermi. La vision aziendale è il faro che può guidare queste trasformazioni. Anche la chiarezza nel processo decisionale ha un ruolo chiave. Se le persone all’interno dell’azienda sanno chi decide cosa, avranno maggiori possibilità di venire coinvolte. E anche quando non sarà possibile coinvolgerle, almeno sapranno perché è stata presa una determinata decisione.
  • Rendere personale la motivazione: chiedi alla persona che vuoi motivare, di dirti cosa la motiva. Certo non in maniera così diretta. Puoi utilizzare ad esempio la Ruota della vita: chiedi alla persona che vuoi motivare di disegnare all’interno di un cerchio gli spazi che riserva alle differenti attività nella propria vita e quanto è soddisfatta in ciascun ambito. Puoi scoprire ad esempio che una maggiore flessibilità negli orari – per stare di più con la famiglia – è una leva motivazionale ben più forte di un aumento di stipendio.
  • Condividere valori: un esercizio interessante per permettere alle persone di conoscersi meglio e sviluppare maggiore fiducia gli uni negli altri è aiutarli a condividere i propri valori. Non a tutti può far piacere parlare in modo diretto di queste cose. Quindi la cosa migliore da fare è lasciar parlare le esperienze. “Quali sono le esperienze di vita più importanti che ti hanno reso la persona che sei oggi?”. Questa domanda permette a tutti di arrivare al cuore dell’argomento e ai propri valori attraverso il racconto della propria storia.

Inferno e paradiso

By | Riflessioni

“Se credi al Paradiso, allora devi credere anche all’inferno”, questa è la risposta della Maestra di religione a Martina, la nostra figlia più grande (9 anni e mezzo).

Lo scorso anno la Catechista, con nostro grande piacere, spiegò ai bambini, tra cui Martina, che il diavolo non esiste. Cioè non c’è un tipo cornuto con il forcone. Quella fu un’invenzione per spiegare il male e far venire paura a chi, nel passato, non aveva cultura.

A scuola, durante religione, nostra figlia ha espresso la sua idea. Secondo lei l’inferno non esiste, cioè non c’è quel posto dove tutti i cattivi bruciano. Lei crede che Dio sia troppo buono per punire all’infinito.

Nancy ed io abbiamo deciso di esporre le nostre figlie alle diverse religioni. Essendo in Italia più a quella Cristiana ma anche alle altre. Pensiamo sia giusto che sappiano che altri popoli credono a cose diverse in modo diverso, e tutti sono da rispettare. Ci piace che usino la loro testa e, seppur educate, decidano in autonomia.

Certo non è sempre facile.

Io ho le mie convinzioni, e mi è praticamente impossibile non influenzare il loro pensiero, ci provo ma sono sicuro che, essendo il padre, abbia una forte influenza. Lo stesso fanno le Maestre, più o meno consapevolmente.

Martina non è convinta del ragionamento della Signora che insegna religione a scuola. Lei ritiene di poter credere al Paradiso senza dover credere all’inferno, e io concordo con lei. Quando me ne ha parlato ho cercato di capire il concetto della Maestra, ma non ci sono riuscito. Martina mi ha spiegato il suo che aveva un bellissimo filo logico. Mi inorgoglisce sapere che usi la sua mente, faccia dei ragionamenti e decida per sé. Soprattutto mi piace che la decisione, risultato di un percorso di pensieri, non sia campata in aria.

Perché comprare a scatola chiusa un concetto che viene da altri?

Certo la Maestra ha autorità, in molti casi anche autorevolezza, ma dobbiamo pur metterci del nostro. In questo caso siamo stati fortunati che l’imprinting della Catechista è buono, Martina ha una buona base su cui pensare.

Io mi chiedo, quali e quante altre istallazioni subiranno Martina e Carolina?

Quante ne abbiamo avute io e te? Quante ne avremo ancora?

Io cerco di difendermi: leggo, ascolto, mi informo e poi cerco di decidere con la mia testa.

Educare dei figli è più complesso. Quanto posso influenzarle? È giusto?

Penso che visto che altri cercano di farlo, devo almeno controbilanciare la cosa. In questo caso ho spiegato a Martina il credo delle religioni che conosco, le ho raccontato anche del credo di altri, come quello che l’inferno non esiste, ma esiste il rammarico dell’anima di non aver vissuto appieno la vita… Poi le ho detto quello che ritengo sia la verità. Che nessuno ha certezza su questa cosa.

Gli unici che ce l’hanno sono i morti. È una delle poche cose belle di morire, questi dubbi sono tutti risolti.

Nel frattempo dobbiamo solo decidere cosa sembra giusto per noi. Certo, dobbiamo ascoltare gli altri, leggere i testi scritti dai saggi, studiare, cercare…

Poi bisogna decidere e, io credo, che Dio (l’Universo, la Natura o come la vuoi chiamare) ci ha messo al mondo per decidere con la nostra testa. Altrimenti perché ci avrebbe dato un cervello? Oppure perché dovrebbe premiarci o punirci se le decisioni sono state prese da altri?

Non so, è la mia idea. Chissà cosa ne pensa la Maestra di religione.

Claudio

 

P.S. Vieni alla nostra festa del 23 maggio?