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performance Archives - Claudio Belotti

Lo scopo nel leader

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Chi ti vuole convincere che la comunicazione sia tutto ciò che serve alla leadership ti sta mostrando solo una faccia della medaglia. Per quale ragione lo fa? Probabilmente perché vuole venderti la sua formula per il cambiamento, un protocollo di gestione delle persone, insomma una ricetta buona per tutti (e per nessuno).

Nella realtà la questione della leadership è più complessa e quantomeno ha due facce direttamente collegate: è vero che per essere leader, è necessario comunicare da leader. Ma cosa comunichi non può essere solo una formuletta basata su postura, tono di voce o trucchi di magia. La leadership è nell’essenza personale.

Si vive da leader prima e poi si comunica come tale. Per questo la leadership non è un cambiamento automatico o un salto che si fa nel corso di un fine settimana: è una pratica quotidiana che porta a una trasformazione e a una crescita interiore solida e permanente. Un modo molto comodo per scoprire tutte le caratteristiche del leader e come svilupparle le puoi trovare ad esempio nel mio audiolibro “Come diventare un leader di successo”.

Vediamo insieme intanto qualche esempio pratico per creare la tua leadership sul lavoro:

Rendi chiaro lo scopo: un leader in azienda conosce almeno 3 tipi di perché: il perché dell’azienda (lo scopo comune), il proprio perché (lo scopo personale) e il perché dei propri collaboratori (lo scopo personale di ciascuno). A quel punto il lavoro principale è quello di assicurarsi che questi scopi siano sempre chiari a tutti e che siano tra loro allineati. Se si creano delle dissonanze in questo schema la “macchina” aziendale inizia a non funzionare più bene. Trovi qualche esempio pratico nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni.

Crea fiducia: la fiducia crea il leader e il leader crea fiducia. Si alimentano a vicenda. Nel dubbio, comunque, inizia tu: dai fiducia. Nel lavoro e nel comportamento delle persone, nei tuoi collaboratori, nei tuoi colleghi. Ciascuno deve sapere di avere la tua fiducia. Dare fiducia infatti accrescere l’autostima delle persone e avere collaboratori consapevoli e forti è un vantaggio per tutta l’azienda.

Fai il punto della situazione: a seconda del tuo ruolo in azienda il punto della situazione sarà più o meno ampio o dettagliato. Se non hai ancora un ruolo di leadership riconosciuto e desideri costruirlo, avere la possibilità di fare il punto può aiutarti a far emergere la tua capacità di pensiero sistemico (caratteristica fondamentale per un leader oggi). In ogni punto della situazione è fondamentale individuare punti di forza, punti di debolezza e soluzioni per il miglioramento.

Offri il tuo supporto: questo non significa deresponsabilizzare le persone sui loro compiti. Significa esserci quando serve, mostrare la via per la soluzione e supportare le persone nel loro percorso di crescita. Il leader è parte della squadra ed è al suo servizio. Altrimenti è solo un capo. Se va tutto bene fa un lavoro di coordinamento e di organizzazione. Se c’è una crisi è il primo che scende in campo e si dà da fare per risolvere la situazione.

Aiuta a definire i ruoli: un leader è in grado di saper valorizzare le caratteristiche delle persone. Comprende le capacità delle persone, le aree di miglioramento (ricordi Super You? I talenti unici delle persone sono una risorsa enorme per la persona stessa e per l’azienda che decide di svilupparle) e i limiti. Riconoscere tutti questi aspetti aiuta a massimizzare il potenziale, del singolo in primis e poi della squadra. Scegliere la persona più adatta per il ruolo che deve ricoprire renderà più semplice la scelta (e l’accettazione da parte della squadra).

Cerca feedback: su tutto. Sul tuo lavoro, sul lavoro della squadra, sulle politiche dell’azienda. Ci sono punti di vista che potresti non aver preso in considerazione. Questi punti di vista potrebbero fare la differenza di cui hai bisogno per realizzare il miglioramento che hai in mente. Il grande antropologo Gregory Bateson diceva “servono due per conoscerne una”. Pensa quante persone possono servire per conoscere davvero una squadra, una divisione aziendale, una intera azienda.

Infine, ricorda la cosa più importante: va bene la performance allo stesso tempo è fondamentale sottolineare i successi, le vittorie. Festeggia quando le cose vanno bene. Istituisci una sorta di ritualità: quando si conquista un nuovo cliente, si raggiunge un obiettivo di vendita, si realizza un progetto. Trova qualcosa di sostenibile per l’azienda e di piacevole per i collaboratori. Falli sentire parte di qualcosa di più grande del quale è bello esserne parte.

Lo scopo della leadership infatti è quella di creare altri leader. Ciò avviene attraverso la fiducia, con l’aiuto alle persone a definire la propria identità sul lavoro, a comprendere i valori dell’azienda (e a lavorar sui propri), lavorare sulle competenze (hard e soft skill) e favorire comportamenti che replichino questo modello in un ambiente di lavoro che stimola la crescita della persona (come lavoratore e come essere umano).

Cosa rende speciale una azienda performante

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Il mio lavoro di Business Coach mi porta spesso in realtà aziendali super performanti. Per quale ragione? Questo accade perché le aziende che sono in crisi e in difficoltà spesso sono sopraffatte non tanto dal mercato quanto dalle proprie convinzioni limitanti. Convinzioni limitanti quali “è colpa del mercato se fatturiamo meno” o “è colpa delle pretese dei clienti” o ancora “non abbiamo bisogno di aiuto perché il Coaching o la consulenza è solo fuffa”. Le aziende che performano, invece, vogliono rimanere tali e investono per farlo.

Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro una analisi molto dettagliata dei principali indicatori che consentono di stabilire in quale stadio evolutivo si trova un’azienda o, nel caso di aziende molto grandi, in quale stadio evolutivo si trovano i diversi rami d’azienda. Questa informazione è fondamentale per comprendere come agire sui singoli collaboratori e sull’intera organizzazione per consentirle di tornare o arrivare rapidamente allo stadio di eccellenza denominato Prime.

Quando entro in contatto con queste aziende super performanti noto spesso che ci sono alcune tipologie di collaboratori e di manager che contribuiscono a renderle così speciali. Sono quelle persone che amano il proprio lavoro e la propria azienda e ci mettono passione. Di solito queste persone hanno almeno una di queste caratteristiche:

Leadership naturale: ci sono i leader scelti dalle aziende. E poi ci sono i leader naturali. Di solito sono le persone che lanciano il cuore oltre l’ostacolo che non temono di sbagliare quando agiscono perché sono consapevoli di agire per il bene dell’azienda e lo mettono al primo posto: preferiscono chiedere scusa che chiedere il permesso e attraggono le altre persone che si sentono incoraggiate a lavorare meglio perché sanno di essere sempre protette e guidate. Queste persone vanno tutelate e formate. Più strumenti hanno per prendere decisioni migliori, maggiore sarà il numero di decisioni ottime che prenderanno.

Pensiero fuori dagli schemi: sono quelli che non fanno mai (o quasi mai) quello che gli si dice. Ma non lo fanno per partito preso, lo fanno perché spesso hanno la capacità di apportare migliorie. Le regole gli stanno strette e fanno di tutto per allargare costantemente le maglie del controllo di gestione per non rimanere ingessati in regole e protocolli. Per i manager sono un vero incubo. Si può scegliere di punirli. Oppure si può decide che il loro pensiero laterale può essere messo a frutto per testare la propria gestione. Con loro l’innovazione è garantita e una volta inquadrati possono essere risorse preziosissime.

Conoscenza del mercato: i propri collaboratori, quelli che hanno una passione enorme per il lavoro che svolgono sono anche quelli più attenti alle evoluzioni del mercato. Guardano i prodotti dei concorrenti e vogliono fare meglio. Spesso sono gli stessi che sono a contatto con clienti e fornitori e riescono a percepire prima di qualsiasi indagine di mercato quale è l’aria che tira e in quale direzione. A volte non hanno la visione d’insieme che può avere un manager ma possono offrire allo stesso un punto di vista interessante, capace di cambiare davvero le cose.