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NLP Business Practitioner Archives - Claudio Belotti

Qual è la differenza fra Coaching e consulenza?

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La differenza sostanziale fra consulenza e Coaching è questa: in una consulenza, il consulente ti porta una soluzione preconfezionata. Magari personalizzabile. Ma preconfezionata. È una soluzione utile. Risponde in modo semplice a un bisogno comune a tante persone. Un software può essere l’oggetto di una consulenza: lo personalizzi quel tanto che basta ad avere il logo della tua azienda, i nomi del personale e alcune funzioni che ti interessano particolarmente. In questo la consulenza è imbattibile.

Il Coaching è differente dalla consulenza. Il Coaching, quello fatto bene, quello con la C maiuscola non ti porta soluzioni preconfezionate. Ti aiuta a comprendere quali sono le tue necessità, i tuoi bisogni – quelli davvero importanti – e ti aiuta a comprendere le ragioni per le quali vuoi quello che vuoi. Una volta che ti ha aiutato a comprenderlo non ti offre una soluzione pronta: richiede che inizi il tuo percorso di crescita. Il Coaching ti chiede di fare tutto quello che serve per essere la persona che desideri.

E una buona scuola per Coach – una di quelle scuole per Coach che formano dei Coach con la C maiuscola – ti dovrebbe insegnare proprio a fare questo: a stare un passo indietro al cliente o meglio ancora un passo di lato e aiutarlo a ottenere i risultati che desidera senza prenderlo in braccio e portandolo dove vuole, ma aiutandolo a comprendere come e soprattutto perché lo vuole. E ogni volta che sembra aver perso la strada, il Coach lo aiuta a ritrovare la direzione.

Una buona scuola per Coach dovrebbe fare questo. La nostra Extraordinary Coaching School lo fa. Per questo non propongo i nostri servizi a tutti e seleziono gli ingressi: non tutti possono essere degli Extraordinary Coach. La ragione è semplice: non tutti lo vogliono! Essere un Extraordinary Coach è faticoso, richiede impegno, fatica e studio.

Poi quando finisci il percorso inizi a lavorare seriamente, perché le persone sanno che porterai risultati, sanno che lo farai in modo etico, sanno che un Extraordinary Coach è un professionista integro, cioè non spezzettato: conosce tutto il buono che è in lui e accetta i suoi limiti. Ha lavorato per diventare quella persona straordinaria e accetta di farlo per tutto il resto della sua vita perché sa che la qualità non è un traguardo ma un percorso di crescita continuo.

Per diventare un Extraordinary Coach hai una sola occasione ogni anno: partecipa a “Il Coaching secondo Claudio Belotti. Conosciamoci, impara il mio metodo originale “One Hand Coaching”, scopri i miei valori, il mio amore e il mio rispetto per questa professione straordinaria che svolgo da ormai quasi trenta anni, in Italia e nel mondo, che mi ha portato a diventare “Master Trainer” per Anthony Robbins e “Master Trainer in NLP for Business” scelto direttamente da Richard Bandler co-creatore della PNL insieme a John Grinder e Frank Pucelik.

Gestire conflitti e disaccordi per far performare al meglio il team

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In azienda, come anche in famiglia, è facile trovarsi in disaccordo. Può capitare tanto per cose più o meno banali quanto su decisioni importanti e strategiche. Nell’ottica di un imprenditore o di un manager a capo di un gruppo di lavoro, molto spesso questa discordanza di vedute risulta utile e persino salutare perché permette ai team di lavoro di integrare idee e posizioni differenti.

L’importante è che questi disaccordi non trascendano in conflitti e vengano sempre gestiti al meglio dal leader: infatti, quando il leader riesce a incanalare le energie in maniera produttiva, il rendimento e i risultati ne risentono positivamente.

Se anche tu vuoi essere un leader capace di gestire i disaccordi e inspirare il team per produrre un maggior numero di risultati positivi, è importante che tu tenga bene a mente alcune semplici regole:

Fai attenzione al tuo stato emotivo. Quando si scaldano gli animi e le persone diventano come pentole a pressione. Si scaldano, aumenta la tensione e a volte sbuffano notevolmente. Bisogna intervenire: se una persona non è in grado di gestire il proprio stato, deve essere il leader ad aiutarlo a non scoppiare, abbassando il livello di scontro, cambiando le parole o intervenendo sulla situazione in modo da raffreddare gli animi.

Ricorda l’obiettivo. Certo i conflitti possono generare idee interessanti e per fare in modo che queste idee non siano solo belle idee, è importante che tenere sempre ben chiaro qual è l’obiettivo del gruppo di lavoro. Si possono utilizzare post-it o una lavagna sulla quale scrivere chiaramente cosa si vuole ottenere. Spostare l’attenzione all’esterno del gruppo, aiuta a bilanciare bene la spinta creativa con le necessità stringenti degli obiettivi aziendali.

Cambia prospettiva. Quando si genera un conflitto su di un argomento sostanziale – ritenuto da tutte le parti troppo importante – si può generare una impasse. Il leader ha il compito in questo caso di uscire dagli schemi, guardare il problema da un punto di vista differente. Non si tratta di proporre soluzioni o calare decisioni dall’alto; si tratta di porre le domande giuste. Molto spesso le domande giuste iniziano con “E se…” e spingono il team ad affrontare la salita in vetta utilizzando una via diversa, a guardare la montagna da scalare da un lato nuovo.

Vuoi ottenere più risultati in meno tempo e in modo più semplice? Gli strumenti per raggiungere questo risultato te li fornisce la PNL. Io li ho selezionati e messi insieme in un’ottica totalmente business e con un taglio pratico. Nell’Extraordinary NLP Business Practitioner – il corso che trasforma il tuo modo di lavorare –  apprendi tutte le tecniche più efficaci, in modo semplice e diretto.

Fai presto! Il programma è denso di contenuti utili e pronti all’uso e i posti sono riservati a un numero ristretto di partecipanti.