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Nancy cooklin Archives - Pagina 2 di 2 - Claudio Belotti

Intelligenza e cuore

By | Riflessioni

È ormai assodato che ci sono diverse intelligenze. Howard Gardner, professore ad Harvard, ce lo ha dimostrato ed è stato un bene.

Per troppo tempo si è confusa l’intelligenza con altro. A volte con la memoria, cioè la capacità di ricordare, altre con la conoscenza…

Grazie all’idea delle intelligenze multiple sono nati nuovi concetti. Forse il più famoso, e abusato, è quello dell’intelligenza emotiva.

Una cosa è certa, per troppo tempo a scuola abbiamo educato la mente e non il cuore. Succede ancora. All’università, spesso, il cuore non viene preso in considerazione. Al corso di laurea in medicina è solo considerato come un organo, seppur vitale, e nulla di più. Non a caso i medici sono poi lasciati soli nella loro formazione emotiva, con i risultati che vediamo tutti.

Il buon senso e la realtà che viviamo tutti i giorni, ci dicono che dovremmo educare più il cuore che la mente. Certo l’ideale sarebbe fare entrambi le cose, ma diamo troppo peso alla quest’ultima.

Nel mondo della Programmazione Neuro-Linguistica, per esempio, vedo troppo persone focalizzate sulla linguistica e sulla parte cognitiva, perdendo la cosa più importante: le emozioni.

Sono un grande appassionato di linguistica, è una materia affascinate e uno strumento straordinario per capire le persone, come pensano e cosa provano. L’importante è ricordarsi che è uno strumento. Il fine, cioè lo scopo è stare bene, non parlare bene.

Sono troppe le persone che confondono il mezzo con il fine, o come diremmo in Dinamiche a Spirale il contenitore con il contenuto.

Sono felice di vedere nel mondo una nuova era di pensatori. I grandi della psicologia positiva e gli esperti di business come Simon Sinek (ospite al prossimo World Business Forum di Miano, e come me, grande promotore dell’importanza del “perché”), stanno riportando al centro le emozioni e il cuore.

Sono le emozioni a dare qualità alla nostra vita, non le cose. Le cose possono emozionarci, ma sono solo il mezzo.

Il sistema limbico è ciò che ci fa battere forte il cuore, che ci dà le farfalle nello stomaco o le gambe che fanno “giacomo-giacomo”. Il sale della vita è lì.

Lo sappiamo tutti, ma pochi hanno il coraggio di esplorare e/o far crescere quella parte. Perché?

Secondo me perché fa paura.

Per avere accesso alle emozioni dobbiamo diventare vulnerabili, come direbbe Nancy o Brenè Brown. Non possiamo essere selettivi nelle emozioni, se decidi di sentirle, le senti tutte, anche quelle che non ti piacciono.

Ecco perché per molti, purtroppo, è meglio sviluppare la neocorteccia. Con quella fai ragionamenti logici, ci sono poche emozioni. Spacchi il capello in 4, magari con la linguistica o la matematica e senti poco.

La cosa buffa è che in grandi matematici e i grandi linguisti, sono super emotivi, come del resto tutti i geni e tutti gli artisti.

Capisco perfettamente la voglia di proteggersi. Io stesso l’ho fatto. Per non soffrire, ho dato meno energia al cuore e al sistema limbico per trasferirla alla parte cognitiva.

Il risultato? Pessimo.

Se il buon Dio, o l’evoluzione naturale, ci hanno dato un sistema così completo ci sarà una ragione. È come se usassimo una sola gamba per camminare, sarebbe scomodo e faticoso.

Propongo di usarle entrambi. Usiamo la logica, la parte cognitiva e tutte le intelligenze meno emotive. Diamo però la stessa importanza, forza e spazio alle emozioni, sono sicuro che saremo tutti più felici.

Anzi propongo di sviluppare più quest’ultima, anche se può far paura.

La felicità, la passione, la gioia e tutte le altre cose che vogliamo stanno lì di casa.

Buona settimana emotiva.

Claudio

 

P.S. Se hai tempo e voglia fai una ricerca sulle scoperte fatte recentemente riguardanti la sincronizzazione del cervello con il cuore. Sono davvero interessanti, dimostrano quello che sapevamo, è tutto collegato e non possiamo separarlo.

 

 

 

Giornate estive, rendiamole positive

By | Riflessioni

Anche se il meteo sembra non essersene accorto è iniziata l’estate, è tempo di vacanze, l’occasione per essere più positivi, riposarsi, passare le giornate senza dover correre e godersi la vita.

Se ci pensi, non dovremmo aspettare la bella stagione per poterlo fare. Ogni giorno potrebbe essere un bel giorno, o almeno potremmo provare a renderlo tale.

Ogni alba è un nuovo inizio che ci dà l’opportunità di fare qualcosa di nuovo, di diverso e di bello.

Si parla tanto di flessibilità, usiamola per fare migliorare non solo noi stessi, ma anche le nostre giornate.

Perché ti svegli la mattina?

Mi dirai perché suona la sveglia e ho tante cose da fare.

Forse questo è il problema. Ci perdiamo nelle tante cose da fare e dimentichiamo “perché” le facciamo, cioè lo scopo.

Sicuramente ci sono delle ragioni per le quali fai quello che fai. Alcune le hai scelte, altre te le hanno imposte (e comunque le hai accettate). Quali sono?

Forse se te le ricordassi, saresti meno stressato e più felice, anche quando le vacanze sono lontane.

Tutti abbiamo cose da fare che non ci piacciono. Chi riesce a farle meglio, ha bene in mente le ragioni perché debbano essere fatte e/o i vantaggi che avranno nel farle (o le scocciature che si toglieranno di dosso una volta fatte).

Sappiamo anche un’altra cosa, chi vive meglio, invece di iniziare la sua giornata pensando alle rotture che lo aspettano, inizia così:

–       ringraziando per le cose belle che ha, anche e soprattutto quelle piccole

–       visualizzando qualcosa di bello che accadrà durante la giornata

–       cercando di fare qualcosa di bello/nuovo/diverso per godersi la vita

–       vedendo le difficoltà come occasione per crescere

–       pensando a cosa vuole

–       prestando attenzione al “qui ed ora”.

Sembra inutile dire che la maggior parte delle persone che conosco fa una o più di queste cose, ma le fa al contrario. Poi chissà perché vive male.

La vita non è sempre facile. I problemi, le sfide o chiamali come vuoi, sono sempre di più. Si chiama evoluzione.

Virginia Satir, diceva che la vita non è come dovrebbe essere, è quella che è, la differenza sta in come la affronti.

Iniziare la giornata con il piede giusto non risolve tutto ma aiuta.

Perché aspettare le vacanze?

Conosco persone che iniziano a godersele dalla seconda settimana, nella prima sono ancora troppo incazzati per poterlo fare.

Conosco persone che hanno una vita che per altri sarebbe da sogno, ma per loro è stressante, impegnativa o chissà cos’altro.

Conosco anche persone che si godono una passeggiata al parco in pausa pranzo più di quanto quelle di prima godano di una vacanza vera e propria.

Se non ci educhiamo a iniziare bene continuiamo male. Se non ci alleniamo ad approcciare bene le cose entriamo nell’ipnosi culturale che ci dice che tutto va male e non c’è nulla da fare.

Godiamoci le vacanze, e visto che sono una parte piccola del nostro anno, impariamo a goderci anche gli altri giorni.

Ne vale la pena.

Buona settimana.

Claudio

 

 

 

 

 

La vita imperfetta

By | Riflessioni

Nonostante gli anni ’80 sul mio calendario siano passati da un pezzo, vedo ancora persone che si ostinano a ostentare una vita perfetta. Molti li trovo nel mio mondo, quello della formazione/coaching/crescita personale.

Sono quelle persone che non si ammalano mai. I loro figli sono bravissimi sia a scuola sia nello sport. Non litigano mai con il partner con il quale, ovviamente, hanno sempre, oltre all’amore, una vita sessuale da porno star.

Sono ricchi, dentro e fuori. Spirituali: in contatto con Dio, la natura, l’Universo e il proprio sé superiore.

Fanno vacanze da sogno, cene da film e sono circondati da persone così VIP, che tu non puoi nemmeno immaginare…

Non c’è limite alla loro perfezione.

È il loro modo per convincerti che se li seguirai, un giorno, avrai anche tu tutto quello che hanno loro. Basta seguirli ciecamente, come fossero dei veri guru…

Io, che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere al fianco dei Guru a cui questi si ispirano, non ho visto nessuno con una vita perfetta.

Ho assistito, mio malgrado, uno di loro durante un’infezione intestinale (a casa mia) gestita anche maluccio. Ne ho visto un altro litigare furiosamente con la moglie e perdere completamente lo stato. Un altro offendersi e reagire male per un commento sgradito. Un altro ancora fumare per scaricare lo stress. Ho visto chi fa fatica a dormire nonostante sia un esperto di rilassamento, chi sbaglia con i figli nonostante sia tra le migliori del mondo in quel campo, chi ha paura anche se è uno di quelli più tosti… ne ho viste di tutti i colori. E la cosa mi ha tranquillizzato.

Sono tutti uomini e donne, come me e te.

Non so tu ma io quelle cose le ho fatte tutte, e se Dio vuole, le farò ancora.

Nessuno ha una vita perfetta, perché la vita, non può essere perfetta. La vita può essere: bella, brutta, felice, monotona, come tu la vuoi, passata, da vivere, sofferta, incasinata… ma non perfetta.

Perfetto in natura non esiste, perché il perfetto in natura è fatto delle imperfezioni che rendono tutto, come la vita, magico.

Secondo me, la differenza tra le persone, non sta nel vivere in modo perfetto o imperfetto. Sta nel cercare di essere e fare meglio. Consiste nel chiedere scusa a tua moglie quando litigando, perdi lo stato. Consiste nell’imparare dalle tue paure e nello sconfiggerle sapendo che ne arriveranno altre. Consiste nel cercare di migliorarti per fare errori diversi.

Semplicemente si tratta di cercare di evolversi, di crescere e soprattutto di essere veri.

La cosa che ammiro di più dei miei Guru, i Maestri a cui mi ispiro e rivolgo, è che sono veri. Sanno di avere difetti, un lato oscuro, cose da mettere a posto… A differenza dei “perfetti”, non nascondono nulla a sé stessi. Ovviamente non mettono tutto in piazza, alcune cose sono private, ci mancherebbe. Però, come te e me, fanno del loro meglio. Facendolo imparano, e poi, condividono cosa hanno imparato dai loro errori.

Se fossero perfetti, non sbaglierebbero mai, e non avrebbero nulla da insegnarci.

Quindi, viva l’imperfezione!

Claudio

 

 

 

 

Rompicoglioni

By | Riflessioni

“La tua fama di rompicoglioni ti aveva preceduto”, ha detto sorridendo dopo una mia domanda specifica.

In un primo momento l’ho preso come un complimento. Forse il mio ego non voleva sentire la critica. Poi pensandoci bene, l’ho preso come un grandissimo complimento.

Sì lo ammetto, sono un rompicoglioni.

Quando ordino una bottiglia di Champagne da 90 euro in ristorante, mi aspetto che sia fresca e servita nel bicchiere adeguato.

Dal mio agente assicurativo, a cui verso molte migliaia di euro, mi aspetto una telefonata di cortesia, di tanto in tanto.

A chi vuole parlarmi di “un progetto che vorrei sviluppare con te”, chiedo di avere un’anticipazione precisa di cosa si tratta.

I miei clienti sono molto esigenti, vogliono avere da me un servizio adeguato (anzi superiore) all’alta cifra che chiedo. Mi sembra giusto e corretto.

La mediocrità non ha mai dato buoni frutti.

Al giorno d’oggi, la normalità non basta, è la mediocrità di una volta.

Le persone vogliono sempre di più in cambio delle loro risorse più importanti (tempo, amore, soldi, salute…), io sono tra queste persone.

Ovviamente, dobbiamo essere pazienti, comprensivi e accomodanti. Possiamo pretendere solo quello che le persone ci possono dare.

Accontentarsi di meno però, è ingiusto nei loro confronti e nei nostri.

Tutti i grandi, uomini o donne, in tutti i campi sono e sono stati dei rompicoglioni. Io sono piccolo, ma per modeling, rompo anche io.

Lo faccio con gli altri e lo faccio con me stesso.

Ad alcuni piace poco, altri valorizzano questa cosa. Alcuni addirittura mi strapagano per rompere.

Per qualcuno “rompicoglioni” è una critica, per altri è un complimento. Io preferisco essere uno che rompe ma cerca di tenere lo standard alto. Hanno iniziato a educarmi alla qualità quando ero bambino ed io provo a portare avanti la cosa.

Buona settimana, rompi a qualcuno, fallo perché quando le persone valgono di più è anche tuo dovere chiedere a loro di più. Magari inizia da te stesso.

Claudio

 

 

 

 

 

Chiusura mentale

By | Riflessioni

Da quasi un quarto di secolo giro le aule dei migliori corsi di formazione mondiali, spesso vedo le stesse persone.

Sono gli appassionati, quelli che frequentano tutti i corsi e hanno letto tutti i libri. Molti li ho visti cambiare, evolversi fino ad arrivare a livelli impensabili. Altri li vedo sempre allo stesso livello, cambiano il modo ma fanno e pensano sempre lo stesso.

“Come sei rigido e chiuso!”.

È uno dei commenti che vorrei non ricevere mai, anche se a volte, mi viene fatto. Chiuso io? Ma va…!

Eppure… sì, ci sono quelli di cui parlavo, ma anche io a volte sono chiuso di mente. Non ne sono fiero, ma devo almeno essere sincero.

Perché aprire la mente è così difficile?

Perché una volta aperta non rimane tale?

Perché dobbiamo continuare a tenerla allenata?

Mamma mia, quanti perché! Era meglio quando ero solo a livello di Practitioner in PNL dove i “perché?” sono vietati, e tutto è più semplice!

Prima di cercare la risposta cerchiamo, come farebbe una persona saggia, di capire la domanda. Cosa è “l’apertura mentale”, visto che come gira su Facebook, non è una frattura del cranio?

Partiamo col dire cosa non è. Non è accettare qualsiasi idea. Puoi essere aperto, ma avere le tue opinioni, anzi è consigliato. Soprattutto quando ti rivolgi a noi “guru della crescita personale”.

L’idea, come diceva Aristotele, è di capire e seguire un’idea diversa pur rimanendo della tua opinione.

Il problema è che se sei convinto del tuo pensiero quelli diversi li rifiuti o non li senti proprio! Serve a mantenere stabilità, se prendessi tutto senza filtrare sarebbe un casino.

Anche in questo caso è una questione di equilibrio fra due cose apparentemente opposte. Un altro paradosso. Devi essere aperto ma non accettare tutto.

Facile a dire ma non a farsi.

Provo a darti una mano se me lo permetti. Inizia a distinguere tra 3 cose: te stesso, le tue convinzioni e la verità/realtà. Se mischi queste cose, sei fregato.

Spesso confondiamo chi siamo con quello in cui crediamo. Oppure confondiamo quello in cui crediamo con la Verità. Se mischi tutti e tre, allora sei davvero fritto tu e soprattutto chi ti sta attorno.

Quindi? Tieni le tre cose separate!

La verità non la conoscerai mai, avrai sempre e solo versioni di essa che cambierai, se tutto va bene. Le convinzioni sono un artefatto della tua mente, non fare guerre a causa loro, non ne vale la pena. Tu sei molto di più di quest’ultime. Come loro cambierai, e a differenza di loro hai qualcosa di immutabile, immenso e divino. Quello è l’unica cosa che conta cercare, sapendo che non lo troverai mai completamente (come la Verità del resto).

Detto questo ricorda che:

–       nessuno trova l’Illuminazione rimanendo ancorato alle sue convinzioni

–       nessuno cresce intellettualmente senza ascoltare altre idee e opinioni

–       nessuno cresce socialmente senza frequentare i “diversi”

–       nessuno migliora professionalmente facendo sempre lo stesso lavoro nello stesso modo

–       nessuno si diverte a fare sempre le stesse cose

–       non c’è dieta sana che consiglia un solo alimento.

Il concetto mi sembra abbastanza semplice.

La mente tende a chiudersi per proteggersi, per darci continuità e stabilità. Se non fai qualcosa per aprirla si chiuderà.

Fare qualcosa non basta, devi farlo bene e il modo è semplice ma difficile. Rimani fedele a te stesso, segui le tue idee, ascolta quelle diverse con la disponibilità di cambiarle. Credi agli altri ma solo se dicono cose che hanno senso per te.

Evita guerre sulla Verità, non ce l’ha nessuno, nemmeno tu, ecco perché vale la pena creare la tua, sapendo che la cambierai. Cerca di migliorarla sempre ma non fare mai l’errore di confonderla con quella Vera e/o con te stesso.

Credimi dopo più di vent’anni a studiare con i migliori “guru della crescita personale” sono arrivato alla giusta conclusione. È quella vera, te lo posso assicurare, ne sono strasicuro 😉

Claudio

 

 

 

 

 

I dubbiosi

By | Riflessioni

Ce ne sono ovunque, sono quelli che ti dicono che non ce la farai. Che non si può fare. Che non funzionerà. Che non hai abbastanza risorse. Che non ne vale la pena…

Mi ricordano una vecchia canzone di Enrico Ruggeri intitolata “uomini piccoli”.

Sono ovunque, non sei il solo ad averli accanto il mondo ne è pieno.

Tempo fa sulla nostra pagina di Facebook abbiamo fatto una serie chiamata “meglio non ascoltarli”. Parlava degli esperti che consigliavano ad altri di lasciar perdere.

Come il professore universitario che disse al fondatore di FedEx che il suo progetto era bello, ma per potersi laureare, doveva essere anche fattibile.

O il produttore che disse ai Beatles di lasciar perdere, visto che le band basate sul suono della chitarra erano finite. Oppure quello che disse ai Rolling Stones di: “mollare quel labbrone che canta”.

E cosa dire del genio delle risorse umane di HP, che disse a Steve Jobs e Bill Gates (contemporaneamente) al colloquio di lavoro che non sapeva cosa farsene di due non laureati di grandi speranze?

Sono tutti bravi a dire cosa non si può fare. Una cosa è certa, sono degli esperti visto che non hanno combinato quasi nulla.

Non contenti della loro vita infelice, secondo i loro stessi standard, ti consigliano di seguire i loro passi.

È la zia che ti vuole bene. Il compagno di classe che non vuole perderti. Il vicino che fa sempre le stesse cose e si anestetizza di TV…

Tutti esperti. Tutti bravi a darti consigli.

Fosse così non sarebbe poi così grave. Basterebbe ignorarli o ascoltarli, per poi fare esattamente il contrario.

Purtroppo non si fermano a quello, giudicano pure.

Quando vivi la tua vita, e visto che è tua (non loro) la vivi a modo tuo, hanno da ridire.

Se fallisci, sono felici perché avevano ragione. Sono felici di aver rinunciato a provarci perché hanno evitato la delusione che hai tu.

Se ottieni i risultati, diranno che ti sei venduto, hai rinnegato te stesso, hai rubato/mentito/scopato… qualcosa hai fatto di sicuro. Se non una di quelle cose, “hai culo”, non come loro che devono lavorare sodo.

Non sanno, non possono sapere. Anche se sapessero, non capirebbero che:

  1. Tu preferisci essere deluso ma averci provato con tutto te stesso.
  2. Il loro giudizio non ti sfiora, non perché sei superbo, perché per giudicare bisogna sapere e loro non sanno nulla. Proprio nulla.

Quindi?

Lascia che facciano quello che vogliono fare. Se vuoi essere libero di vivere la tua vita, dovresti permettere a loro di fare lo stesso.

C’è chi guarda i reality per discutere, giudicare e paragonarsi ai partecipanti, che ovviamente sono tutti peggio di loro.

C’è chi il reality lo vive.

Si chiama “la mia vita”. In questo reality tutte le volte che veni eliminato entri in un altro format, se tutto va bene, è sempre più difficile e bello. Bello per te che lo vivi, non sempre per loro che lo guardano. Ma questo non è un problema tuo.

Vivi la tua vita.

Claudio

 

 

Lezioni dalla ciclovia della Valle Seriana

By | Riflessioni

Per tenermi un po’ in forma, quando posso, vado a fare un giro in bici. Mi piace la ciclovia della valle Seriana, una strada bianca che affianca il fiume. Non è difficile ed è vicina.

Ogni volta che vado, cerco di andare un po’ di più verso monte, prima di girare per tornare perché voglio aver fatto anche solo qualche centinaia di metro in più. Chiariamoci, faccio pochi chilometri, ma per me va bene.

Così ho fatto anche oggi. Ad un certo punto, sono arrivato a un’interruzione perché stanno facendo sei lavori. Per continuare ho dovuto fare un pezzo sul provinciale, con auto e camion, cosa che mi piace davvero poco.

La ciclovia spesso si separa, puoi decidere di fare il lato destro o sinistro del fiume e spesso puoi cambiare sponda grazie ai ponti, ma senza andare mai sulla strada normale.

Così nel ritorno, per evitare di dover rifare il provinciale, sono stato sull’altra sponda. Purtroppo fino a un’altra chiusura. Cioè anche in quella sponda c’era un’interruzione che mi ha obbligato a tornare sulla strada che volevo evitare.

Per tornare indietro ho persino dovuto rifare un pezzo con una bella salita, un po’ troppo impegnativa per le mie gambe. Poi un altro tratto di strada normale, con i relativi camion e auto, la cosa non mi piaceva.

Inoltre, in tutto il percorso altri ciclisti, spesso più vecchi di me ma più in forma, mi superavano, ero frustrato.

Sulla strada cercavo un modo per rientrare sulla ciclovia. Ogni viuzza che prendevo era a fondo chiuso e mi obbligava a tornare indietro. Certo, se fossi rimasto sulla strada, sarei arrivato prima, respirando un po’ di smog e non potendo sentire la mia musica (per strada spegno l’iPod).

Alla fine, dopo diversi tentativi falliti, sono riuscito a tornare sulla bella ciclovia e ho rimesso la mia musica. In realtà non l’ho mai tolta, ha sempre suonato nella mia testa.

Mentre pedalavo, pensavo alla metafora di questa esperienza, che come quella sul ghiacciaio o quella del surf di cui ho scritto, mi ha insegnato qualcosa (c’è n’è una anche sulle Dolomiti).

Come nella vita, le ciclovie, cioè le strade che prendi, hanno interruzioni. Certo puoi tornare indietro, oppure devi prendere una strada diversa, magari che non vuoi prendere perché piena di camion, auto, smog e altro.

Durante tutto il tragitto, verrai superato. A volte da persone più vecchie o apparentemente meno in forma. Chissà perché, forse sei stanco, hai la bici pesante e vecchia… non importa. Tu continua a pedalare, ascolta la tua musica e vai al tuo ritmo. Non sai perché loro vanno più veloce e non dovrebbe interessarti troppo. Focalizzati su di te.

Quando perdi la strada, forse perché era interrotta, farai fatica a ritrovarla. Certo, se rimani su quella conosciuta, ma meno bella e troppo scontata, sei sicuro.

Se prendi stradine nuove, spesso troverai fondi chiusi e dovrai tornare, facendo fatica e gestendo la delusione. Però, come per me oggi, forse troverai una spiaggetta che non conoscevi.

Fare cose nuove è difficile, faticoso e spaventoso, ma l’alternativa è stare sulla strada dove ci sono tutti e respirare lo smog del loro tubo di scappamento.

Alla fine, io oggi grazie a questa deviazione, ho fatto più chilometri, che era il mio obiettivo. Succede spesso nella vita.

Tu parti con un piano che dovrebbe portarti a raggiungere il tuo obiettivo, poi qualcuno o qualcosa ti cambia il piano. Ci rimani male, fai un po’ di casino, lavori un po’ di più e alla fine raggiungi il tuo risultato in modo migliore, rispetto al tuo piano originale.

Solo che te ne accorgi dopo.

Ascolta la tua musica, vai alla tua velocità, continua a pedalare, e tieni a mente la direzione dove stai andando.

Arriverai, probabilmente anche in un posto migliore. Nel frattempo, tra un fondo chiuso e l’altro, scoprirai qualche spiaggetta per la prossima gita.

Buona pedalata.

Claudio

 

 

PS Se ti è piaciuto questo post ti piaceranno anche quello sulle Dolomiti, sul Ghiacciaio e sul Pacifico.

 

 

 

Il buono, il brutto e il cattivo

By | Riflessioni

A breve andremo a votare.

Mi sono ispirato al titolo del famoso western, assistendo al duello patetico del teatrino della nostra politica. Ci sarebbe da definire chi sarebbe il buono, visto che di cattivi e brutti ce ne sono tanti.

Riflettevo sul fatto che i tre leader dei partiti più importanti (per numero di voti) sono:

–       un condannato che non può presentarsi alle elezioni

–       un comico

–       un Presidente del Consiglio, che non è mai stato eletto in Parlamento (o Senato) né alle elezioni.

C’è anche da ricordare che nemmeno il comico è mai entrato in Parlamento e che il condannato non ci può più entrare.

Mi dirai, ma sono elezioni per il Parlamento europeo, istituzione da noi molto snobbata, un po’ per pigrizia e un po’ perché i nostri rappresentanti non parlano la lingua. La cosa buffa è che i parlamentari europei del Regno Unito (che è fuori dall’euro), sono super impegnati a Bruxelles perché sanno che le decisioni prese là fanno la differenza a casa.

Siamo messi maluccio. La situazione è difficile e il futuro poco motivante.

La nuova tangentopoli farebbe pensare che tutto è come prima, ma invece è peggio, durante la tangentopoli originale avevamo più speranze di cambiare le cose.

Cosa fare?

Potremmo rassegnarci. Oppure andare all’estero. Oppure fare una rivoluzione, sarebbe la prima in Italia. Tagliamo un po’ di teste in piazza sperando che il dopo sia migliore. Quest’ultima la vedo difficile, sta arrivando l’estate e dobbiamo andare al mare…

Siamo un popolo strano.

Viviamo in uno dei paesi più belli del mondo, con il patrimonio artistico più importante del pianeta ma non facciamo nulla per rispettarlo e/o valorizzarlo.

Siamo un mix di storia, culture e razze… ma invece di trarre vantaggio siamo qui a litigare con bisticci da condominio.

I nostri governati ci fregano da decenni e noi continuiamo a lasciarglielo fare.

In un paese normale, anche del terzo mondo, i nostri 3 non sarebbero i leader dei maggiori partiti.

Nei paesi civili, le persone che rubano vanno in galera e ci rimangono.

Nei paesi moderni lo stato è al tuo fianco, non dietro di te con la mano nelle tue tasche e altro nel tuo didietro.

Viene voglia di andare via, soprattutto a me che ne ho le possibilità.

Viene voglia di andare al mare invece di votare.

Se non fosse che è la nostra ultima occasione.

Non voglio che i miei pronipoti leggano nei libri di storia dell’Italia come noi leggiamo di civiltà antiche ma passate, o come leggiamo di miti come Atlantide.

Io direi di provarci, ne vale la pena.

Anzi come direbbe Yoda, direi di fare.

L’Italia, se lo merita, noi non so.

Decidi tu casa fare ma fai qualcosa.

Buona settimana elettorale.

Claudio

 

 

 

 

Le Barriere alla felicità

By | Riflessioni

Si parla tanto di felicità, l’ho fatto anche io nel mio ultimo libro, proprio nel titolo.

Però, se ci pensi, la felicità è un concetto/emozione molto soggettiva. Per ognuno è una cosa diversa che cambia persino nell’arco della vita.

Una cosa è certa, i blocchi, cioè le barriere che ci separano dalla nostra felicità, sono molto simili, a tutte le età e in qualsiasi livello delle DaS. Certo siamo tutti unici e irripetibili, quindi diversi, però io vedo tante similitudini ovunque vado nel mondo.

Per barriere non intendo cose esterne come soldi, un partner e così via… Intendo le risorse interne, così care a chi come me fa PNL. Tutto nasce da dentro, da chi sei, come sostengo nel mio primo libro edito da Sperling “la vita come TU la vuoi”.

Lo dimostra il fatto che, ci sono persone che sembrano aver tutto ma sono infelici, e altre che sembrano avere poco ma hanno la felicità.

Per renderla semplice parlerò di 5 barriere. Te le elenco così possiamo vedere se sei d’accordo con me.

1. Mancanza di autostima (auto-rispetto, auto-valorizzazione o come vuoi chiamarla tu).

Come puoi essere felice se non ti piaci? Nancy nel suo libro appena uscito (intitolato “crea TE stessa”), parla di essere “encantada de conocerte”. Parla del passaggio che ha fatto tempo fa, durante il quale, ha deciso di essere bella e di piacersi. Come?

Prendendo responsabilità di sé stessa e smettendo di credere alle bugie/giudizi altrui. Per capire meglio leggi il suo libro, è scritto per le donne ma anche noi maschietti possiamo imparare qualcosa.

2. A causa del primo fattore, si cerca continuamente l’approvazione altrui. Si cambia per piacere perdendo se stessi.

L’unico modo per essere felice è essere chi sei. Certo, dobbiamo convivere con gli altri, ma un conto è essere educati un altro è interpretare parti che non ci piacciono. Gli altri hanno sempre aspettative e richieste su come devi essere ma, come dice Joel Olsteen, meglio deludere le aspettative degli altri che ti vorrebbero diverso piuttosto che deludere quelle di Dio che ti ha fatto come sei.

3. Mancanza di una direzione per la propria vita.

È un concetto base nel modo di pensare del Dr. Bandler, co-fondatore della PNL, che io condivido. Gli obiettivi sono importanti ma possono cambiare e non sempre danno la felicità.

Meglio dare una direzione alla tua vita, ti porterà lontano, molto più lontano di dove puoi immaginare. Decidi quale è la tua stella polare e seguila. Ti aiuterà a superare i momenti difficili, a essere allineato con te stesso; ti porterà lontano e soprattutto dove vuoi andare tu.

4. Mancanza di scopo, il mio cavallo di battaglia!

Lo scopo è il perché fai quello che fai, che secondo me è alla base di tutto. Non a caso mi sono innamorato delle DaS.

Lo scopo ti dà forza, motivazione e un senso. Troppi coach pensano solo agli obiettivi e/o alla visione. Alcuni non sanno nemmeno cosa sia uno scopo!

Lo stesso vale per le aziende. Perché fai quello che fai? Al servizio di chi/cosa vivi, lavori, ti impegni?

Chi ha risposte a questa domanda vive meglio, qualsiasi sia la situazione in cui vive.

5. Mancanza di priorità.

In una vita sempre più complessa non hai tempo per tutto, sempre. Devi scegliere cosa lasciar fuori. Se ti manca autostima, se cerchi sempre l’approvazione, se non hai direzione e soprattutto ti manca uno scopo, sarai sempre alla mercé della situazione, delle priorità altrui, delle cose che accadono.

E nel frattempo la tua vita passerà…

Chi ha queste cose ben chiare ha una vita di qualità, ecco perché è felice.

Non dico nulla di nuovo, è scritto in tutti i testi sacri. I filosofi lo dicono da sempre, sono concetti quasi ovvi.

E per questo spesso dimenticati.

Claudio