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motivazione Archives - Claudio Belotti

Prendersi cura di sé.

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Prendersi cura di sé è importante. Per essere felice, in salute e soddisfatto devi stare bene con te stesso e avere bene chiaro in mente cosa vuoi e perché vuoi quello che vuoi.

Per questa ragione prendersi cura solo di sé non è più sufficiente: bisogna prendersi cura dei sé. Sia quando significa amare e dare le giuste attenzioni e priorità a sé stessi, sia quando il se implica un’altra condizione.

Se mi conosci e mi segui sai che una delle frasi che ripeto più spesso è “non hai abbastanza fantasia per immaginare che cosa di bello la vita ti riserva se decidi di impegnarti a fare la tua parte”. Spesso a tante persone capita di concentrarsi solo sulla prima parte della frase, sulla felicità che si raggiunge quando si ottengono dei risultati e dimenticarsi del tutto della seconda, della condizione o delle condizioni alle quali siamo disposti a realizzare ciò che desideriamo.

Oggi sentiamo dire spesso in questo periodo surreale di coronavirus che “andrà tutto bene”. Nella realtà nessuno sa se andrà bene. Io ci credo e per questo e mi impegno personalmente in molti modi. Lo faccio perché so che andrà tutto bene, se facciamo la nostra parte e se restiamo a casa; non perché ce lo impongono ma perché abbiamo capito che dobbiamo essere parte della soluzione. Se non possiamo aiutare, dobbiamo, ripeto dobbiamo (operatore modale di necessità) evitare di peggiorare le cose.

Questa è la differenza tra un sogno e un obiettivo: un obiettivo si realizza agendo con una direzione specifica. Non accade per magia. È il risultato di aspettative inferiori al tanto impegno: e questi sono anche gli ingredienti fondamentali per trasformare il sogno in realtà.

Per costruire insieme un obiettivo efficace dobbiamo sapere cosa vogliamo scegliere. Qualcuno direbbe rinunciare, ma se lo facciamo con coscienza è una scelta, non una rinuncia; lo facciamo oggi, per avere un domani migliore. Quale “prezzo” siamo disposti a pagare per ritrovare una nuova (e nostra) straordinaria normalità?

Quale prezzo per poter tornare a fare la spesa senza paura e ore di fila? Per girare liberamente in città? Per tornare a vedersi, ad abbracciarsi, a ridere insieme, a condividere momenti di crescita, di studio, di vita?

Utilizziamo questo periodo per prenderci cura dei sé. Usciremo da tutto questo migliori se saremo stati in grado di far del bene a tutti facendolo prima di tutto a noi stessi.

Nella nostra scuola per Coach utilizziamo spesso il motto dei cavalieri della tavola rotonda “nel servirci l’un l’altro ci rendiamo liberi”. Servirci, significa essere al servizio…

Facciamolo tutti, oggi! Mettiamoci al servizio del prossimo, facendo, come minimo, tutto ciò che è necessario per uscire prima possibile da questo momento: restiamo a casa. E pensiamo che c’è chi vorrebbe farlo ma non può, perché deve uscire essendo in prima linea e rischiando pure l’infezione. Rispettiamoli.

Ci renderemo liberi, se saremo stati in grado di servirci l’un l’altro. Se saremo parte della soluzione e non del problema.

Come garantire un futuro di successo ai propri figli?

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La domanda risponde all’amore e alla preoccupazione che provano tutti i genitori di fronte ai propri figli. Crescere dei bambini infatti porta molte coppie a proiettare su di essi aspettative, timori e spesso anche il desiderio che abbiano ciò che loro non hanno avuto o la voglia di evitare che vivano le stesse esperienze negative. Questo è comprensibile e allo stesso tempo rischia di diventare un boomerang.

Partiamo dal concetto che limitare le difficoltà e cercare di spianare la strada più possibile ai propri figli non è mai una buona idea. Ogni persona ha bisogno di confrontarsi con difficoltà – possibilmente di qualità crescente – che creino esperienza. Proteggere i propri figli dalle difficoltà significa impedire loro di crescere pienamente e di prendersi la piena responsabilità della propria vita. Quindi? Se proprio vuoi dare qualcosa di utile ai tuoi figli dai loro amore, supporto e un buon esempio.

Attraverso l’amore infatti trasmetti loro la sicurezza di un legame forte, con il supporto garantisci loro la possibilità di seguire le passioni che sentono di avere. Per quanto riguarda il buon esempio ci sono tre cose che puoi fare tu prima di tutto:

  • Agire: l’azione trasforma il potenziale in reale. Quando pensi troppo a quello che devi fare tendi a concentrarti su aspetti specifici della questione e ingigantirli. Nel bene o nel male. Soprattutto nel male, questo significa amplificare ansie e preoccupazioni. L’azione – e la decisione di agire che sta a monte – spazza via tutto questo.
  • Sii flessibile: questo significa innanzitutto essere pronti ad agire quando non arrivano i risultati sperati. È molto facile mollare quando le cose non vanno come vorremmo. Proprio per questa ragione, rimanere flessibili è il miglior modo per imparare dai propri errori e da quello che ci riserva la vita.
  • Sii grato: la gratitudine è il contrario della lamentela. La lamentela infatti toglie energia e ci fa girare a vuoto intorno al problema. La gratitudine dà energia, ci fa sentire bene con quello che viviamo e ci dà la forza per andare avanti, con più leggerezza.

Infine, la cosa più importante che possiamo trasmettere ai nostri figli è l’educazione a una mentalità di crescita, a farsi forza e andare avanti nelle difficoltà, a imparare dai propri errori e a lavorare per ciò che si ama. Il futuro di successo infatti non è possibile garantirlo a nessuno: la cosa migliore che si può fare è insegnare loro fin da bambini che la felicità è innanzitutto una scelta e il successo si costruisce quando si riconosce la propria passione e si lavora con intenzione per realizzarla pienamente.

Le etichette che diamo alle persone

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Bisogna chiarire subito un aspetto: è molto difficile trovare dei dipendenti pigri. La pigrizia infatti è un comportamento che molto spesso viene messo in atto per altre ragioni: è una risposta a ciò che accade intorno alla persona. Questo si può notare spesso in azienda: i dipendenti pigri sono spesso quelli che svolgono un ruolo nel quale non si ritrovano a proprio agio, un lavoro che non amano o nel quale magari hanno delle mansioni che non sono riconosciute a livello salariale.

Questo ovviamente può avvenire sia a livello personale che a livello aziendale. Intere organizzazioni infatti possono tendere alla pigrizia – intesa come un cullarsi nei propri successi, ad esempio – che porta l’azienda a guardare al passato, a fermarsi a ciò che ha e che magari l’ha portata a diventare leader di mercato. Come capita spesso infatti c’è un paradosso: più si ha successo più si rischia di fallire. Perciò si tirano i remi in barca.

Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ti parlo anche di questa fase di vita dell’azienda. Un momento che, se hai lavorato bene in passato, potresti aver già vissuto o stai vivendo proprio adesso e anche se lavori bene, corri concretamente il rischio di vivere, una volta raggiunto il successo. Evitarlo non è semplice ma è fondamentale accorgersene per tempo: i segnali che conducono a questa condizione sono molto chiari, basta conoscerli.

Quanto ai tuoi dipendenti, se hai ancora dubbi sul fatto che alcuni possano essere pigri e svogliati per natura, forse è il caso che ti faccia qualche domanda. L’ambiente di lavoro infatti influisce molto sul comportamento dei dipendenti. Poi ci sono le abilità personali: sono valorizzate? Proprio per questa ragione scegliere di non etichettare le persone come pigre e invece cercare di capire cosa le trattiene dal performare al massimo del loro potenziale è semplicemente più efficace.

Una volta che hai compreso che la mancanza di produttività non è un tratto caratteriale ma una incapacità di performare legata alle condizioni di lavoro, questo ti aiuterà a trovare il modo migliore per spezzare l’incantesimo che tiene bloccata questa persona. Chiediti (e chiedile) di cosa potrebbe aver bisogno per lavorare meglio. Quali sono le difficoltà che la bloccano. Quali emozioni prova nel suo lavoro e come queste influiscono su di essa.

Allena la fiducia in te!

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“Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere mai abbastanza.” Alda Merini

Ognuno di noi dovrebbe chiedere scusa a sé stesso per non aver creduto in sé, per non essersi fidato di una intuizione, per non aver creduto di essere abbastanza per qualcuno o qualcosa. E dopo essersi chiesti scusa ci si dovrebbe perdonare, perché capita a tutti di commettere questo errore di valutazione.

Ognuno di noi prima di comprendere quanto vale ha bisogno di lavorare su di sé. Io ho iniziato a spiegare qual è il modo che preferisco nel mio libro “La vita come TU la vuoi nel quale trovi tutto il necessario per definire, progettare e realizzare il tuo progetto più bello: TU.

Se hai già acquistato il libro e stai aspettando di riceverlo a casa, puoi iniziare subito ad allenare il tuo amor proprio, la tua fiducia in te e la tua consapevolezza, in tre semplici modi:

Apprezza ciò che hai: pratica la gratitudine, anche e soprattutto verso la persona che sei e non solo verso ciò che hai. Riguarda al passato e vedi ciò che hai fatto. Le decisioni giuste che hai preso e che ti hanno portato dove sei. Le decisioni sbagliate che ti hanno fatto apprendere ciò che sai. Più diventi consapevole della ricchezza che possiedi quando hai un patrimonio enorme di errori più sei consapevole che potrai andare lontano. Gli errori sono il carburante meno utilizzato per far muovere la macchina della vita. Ma quando impari nessuno potrà fermarti.

Pensa che sei in grado di determinare il tuo futuro: e il modo migliore per lavorare sul tuo futuro è quello di prenderti cura del presente. Ognuno di noi si racconta delle storie nella propria testa. “Sono stanco, sono povero, sono troppo giovane o troppo vecchio” e magari lo fa senza pensarci. Come quando usi una brutta parola per errore di fronte a tuo figlio e lui inizia a ripeterla a ripetizione. Usa con te parole che vuoi sentire ripetere e le parole che ti servono per andare avanti. Diventerai il miglior sponsor di te stesso.

Trova il tuo standard: il successo e la felicità si misurano sulla base della tua idea di successo e felicità. Quando ti dici che non sei abbastanza, ti stai chiedendo abbastanza rispetto a chi o rispetto a che cosa? Qual è lo standard che utilizzi per misurare le tue performance? Se cucini e misuri il tuo uovo strapazzato con un uovo in camicia con scaglie di tartufo bianco cucinato da uno chef stellato, ti stai facendo del male. Il tuo metro di paragone è innanzitutto ciò che sai fare tu. E se fino a ieri non eri in grado di cucinare nulla e oggi puoi metterti a tavola un piatto caldo e gustoso, questa è la differenza che puoi apprezzare in te. Ed è abbastanza.

Le convinzioni limitanti (e come utilizzarle al meglio)

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Qual è il segreto per migliorare la tua vita con le tue mani? Nel mio libro “La vita come TU la vuoi ho scelto di trasmettere un messaggio per me fondamentale: la vita è la tua e quando deciderai di viverla come vuoi, sarai finalmente in grado di realizzare il tuo progetto più bello, te stesso.

Per realizzare questo progetto ci sono alcuni presupposti dai quali partire. Potremmo chiamarle “convinzioni limitanti”, ti piace? Sono quei paraocchi che ci mettiamo pensando che ci faranno correre di più e invece ci impediscono soltanto di allargare lo sguardo oltre i problemi e scoprire opportunità. Di convinzioni limitanti ce ne sono tante, ti faccio tre esempi (più uno) fra i più comuni, quelle convinzioni che potresti avere anche tu:

La prima convinzione che bisogna migliorare e rendere più utile è quella che ti porta a raccontarti che “la mia vita è più dura/complessa/difficile di quella degli altri”. Falso. La conosci quella frase di Platone che dice che ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla? Molto spesso le persone nascondono le proprie difficoltà. Lo fanno per non apparire deboli o per pudore o perché hanno le loro ragioni. Le apparenze ingannano.

La seconda convinzione riguarda l’età: sono troppo giovane o troppo vecchio per questo. L’età è un limite solo le permetti di esserlo. Facciamo un discorso per assurdo: immagina che la vita media oggi sia 80 anni. Se ti prendi cura di te, puoi arrivare a 90 anni in saluto e autosufficiente. A 40 anni, hai di fronte a te più tempo di quello che hai già vissuto. Sai quanti imprenditori conosco che hanno avviato dopo i 30 la loro impresa? E quanti che a 80 anni sono ancora un punto di riferimento della propria azienda e ne guidano lo sviluppo e la crescita con una mentalità di successo?

La terza convinzione riguarda ciò che pensi di meritare o non meritare. E questa è una di quelle convinzioni che ti fanno perdere davvero occasioni importanti. Se hai lavorato, studiato, ti sei preparato lo meriti. Se ci sei, nel posto giusto al momento giusto, lo meriti. Le cose belle che ti accadono non sono frutto del caso, del destino. Sono frutto delle scelte che hai fatto. Questo è vero anche per molte cose brutte. Perciò è importante imparare a prendere delle decisioni, accettare quello che la vita ci riserva e utilizzarlo al meglio.

Infine, la convinzione limitante più difficile da percepire come tale. Chi possiede questa convinzione pensa che sia un pregio. E in parte lo è. Solo che estremizzata – e spesso lo è – diventa un limite invalicabile: il perfezionismo. Come dice il mio maestro Anthony Robbins “la perfezione è lo standard più basso che chiunque possa avere: non lascia spazio alla crescita”. Portare a termine un compito alla perfezione al primo tentativo può essere gratificante. E allo stesso tempo dovrebbe far riflettere: vuol dire che c’è un modo migliore per farlo. E trovare quel modo è la sfida più bella che la vita ti possa offrire.

Ricarica le tue energie mentali naturalmente

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Ogni tanto hai bisogno di ricaricare la mente. Durante la giornata capita spesso di dedicare energie importanti concentrati sul lavoro che si sta svolgendo. A intervalli regolari è naturale provare la sensazione di aver dato tutto il possibile. A quel punto, in molti si costringono a proseguire nel lavoro, magari con il supporto di un caffè o di una bevanda energetica, pensando che per fare di più serva aggiungere qualcosa. In realtà ciò che serve è togliere qualcosa, svuotare la mente.

La cosa migliore per il nostro cervello è uscire e camminare (o correre). Se possibile, andare nel verde, nella natura, in un parco. Diversi studi scientifici hanno evidenziato che l’interazione con la natura migliora in maniera effettiva le capacità cognitive. Non è solo una cosa utile per un essere umano quella di spegnere gli schermi, mettere a tacere i telefoni e fare una passeggiata fuori: è una vera necessità. Nella natura la funzionalità del cervello si trasforma, proprio sotto il profilo biochimico.

L’effetto più importante della natura sul cervello è legato alla riduzione dello stress: un’esposizione alla natura anche di pochi minuti può ridurre i livelli di ansia e stress, abbattendo gli effetti del cortisolo. Alcuni neuroscienziati arrivano persino a sostenere che basti anche solo un’immagine della natura, del verde, di un bosco ad esempio, per ridurre i livelli di stress: è utile saperlo ma se hai la possibilità di uscire a fare quattro passi, è sicuramente meglio. La corsa poi sprigiona endorfine e il gioco è fatto

In PNL è una cosa che sappiamo bene. Il movimento è utilissimo per fare dei cambiamenti di stato: quando vai a intervenire sulla “fisiologia” – per semplificare possiamo dire che in Programmazione Neuro-Linguistica la fisiologia corrisponde sostanzialmente alla parte fisica del corpo – influisci anche sullo stato emotivo. La mente influenza il corpo e il corpo influenza la mente: puoi ritrovare la concentrazione e meditare per dieci minuti o andare a fare una passeggiata. E se non hai familiarità con la meditazione il primo passo utile per uscire da una impasse è aprire la porta e camminare!

L’errore è un insegnante generoso

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La parte più difficile quando si sbaglia è perdonarsi. Quella migliore è imparare dall’errore e andare avanti. Molto spesso infatti quando si incappa in un errore si tende a farsene una colpa, a rimuginare sull’accaduto e su quella sensazione spiacevole. Gli sbagli sono una parte fondamentale della crescita, una parte necessaria perché sono il simbolo stesso dell’inizio di una nuova attività, di un modo diverso di fare le cose o ancora sono il simbolo di un processo da migliorare. L’errore è un insegnante generoso per la crescita personale.

Proprio per questa ragione è necessario capire prima possibile che gli errori non vanno ignorati e soprattutto che non si cancellano. Si conserva l’insegnamento e si cambia l’emozione collegata. Questa in Programmazione Neuro-Linguistica è quella che chiamiamo una ristrutturazione: tieni la memoria dell’evento e cambi il modo in cui ti ha fatto sentire. Una tecnica per farlo in modo efficace si chiama “Cambio di storia personale” e permette di guardare al tuo passato in modo diverso, più utile per il tuo presente.

Permettersi di sbagliare significa volersi bene, essere pronti a fare qualcosa di gentile per sé stessi. Per questo ti parlo spesso del concetto di integrità. Cosa significa essere integri? Significa non essere spezzettati, essere tutti d’un pezzo cioè accettare tanto i nostri pregi quanto i nostri difetti. Anche perché non è detto che quello che ritieni essere un difetto sia sempre tale. Ogni comportamento può essere adeguato in una determinata situazione. L’attenzione e la meticolosità possono essere un difetto quando si svolge un compito che non richiedere accuratezza – e portare a errori – mentre potrebbe essere particolarmente utile in compiti nei quali la precisione è determinante.

Infine, per apprezzare e mettere a frutto nel modo migliore i propri errori è necessario fare rimanere concentrati su ciò che si sta facendo. Mettere il massimo dell’impegno nel proprio lavoro significa non avere rimpianti: quando sai che hai fatto il massimo, non ti chiedi se avresti potuto fare di più.

Come cercare il lavoro da un punto di vista differente: farsi trovare preparati

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Quando si vuole cambiare lavoro molto spesso il primo pensiero va all’aggiornamento del curriculum e del proprio profilo LinkedIn. Intendiamoci: non è un approccio sbagliato, è una cosa normale volersi presentare, mettere in evidenza le proprie esperienze e capacità. È anche un approccio efficace? Non proprio.

La prima ragione è che nel curriculum si tende a mettere troppo e in maniera indistinta. Dall’esperienza che hai fatto a quattordici anni come fattorino o come cameriere fino al master universitario. Va bene voler dimostrare di avere esperienza o di aver fatto strada ed è proprio per questo che è importante che l’esperienza inserita in un curriculum sia coerente con il lavoro per il quale ci si vuole proporre.

Quindi il primo passo è chiarire a sé stessi cosa si vuole, cosa si sta cercando: qual è il lavoro che voglio fare? Poi mettersi nei panni di chi deve selezionare il personale. Che persona si aspetta di trovare? Quali esperienze sono importanti? Quali valori sono importanti per quell’azienda? Bisogna studiare e fare bene i compiti prima di presentarsi. Per due ragioni: la prima è TU devi sapere se l’azienda per la quale stai andando a lavorare è quella giusta per te. La seconda è che tu devi far sapere all’azienda per la quale vuoi lavorare che sei la persona giusta per loro, che condividi valori, obiettivi.

Il secondo passo infatti è quello di comprendere cosa serve all’azienda che tu le puoi dare. Quale problema risolvi? In che modo semplificherai il lavoro? Hai soft skill che possono essere risolutive? Avere una certificazione di PNL ad esempio può essere un ottimo biglietto da visita. Mostrare che si è in grado di fare la differenza attraverso una mentalità aperta e di crescita lancia un segnale molto positivo.

Il terzo passo a questo punto mostrare il proprio grado di interesse. Molto spesso le persone partecipano a dei colloqui per aziende che non conoscono, per ruoli che non hanno idea di cosa siano e senza alcuna convinzione. Se hai messo in pratica i punti precedenti non dovresti incappare in questo problema, allo stesso tempo è importante seguire lo stato di approvazione della propria candidatura: trova il coraggio di richiamare dopo qualche giorno e chiedere informazioni, mostra la tua motivazione e tieniti in contatto con la persona che segue la tua pratica.

Infine, ricorda l’aspetto più importante: fai in modo che il lavoro dei tuoi sogni ti trovi. Non avere fretta e costruisci nel tempo le condizioni per diventare la figura chiave della quale ha bisogno una azienda. Fallo con una attività di networking e costruisci la tua credibilità e reputazione nel corso del tempo. Il modo migliore per avere la fiducia di chi ti deve dare un lavoro, è avercela già. Costruiscila giorno dopo giorno, cresci e fai in modo di essere il migliore nel tuo settore, nel tuo ruolo, nella tua mansione. Una buona reputazione è il miglior curriculum.

Ritrova la strada, quando ti senti perso

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Ogni tanto può capitare di sentirsi smarriti e confusi. Questo accade soprattutto quando ci allontaniamo dalla nostra zona di comfort, così tanto che non ricordiamo nemmeno da dove eravamo partiti e per quale ragione. Può capitare: ci sono dei periodi nei quali è necessario sperimentare e battere nuove vie per scoprire qualcosa di nuovo, per trovare soluzioni differenti. L’importante è avere un metodo rapido per ritrovare la via.

Come ti ho raccontato nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo(Roi Edizioni) quando accade questo nello sport, suggerisco di utilizzare le 4R: Reset. Resettare, cioè azzerare tutto. Refocus. Rifocalizzare, cioè decidere cosa è davvero importante. Regroup. Ri-raggruppare, cioè decidere su chi possiamo contare. Restart. Riprendere, cioè ripartire con la marcia giusta. Questi passaggi come si possono tradurre a livello personale?

Il primo consiglio che ti posso dare è di fare uno stop di tanto in tanto. Noi lo faccio di solito una volta l’anno con il workshop “Obiettivi!. Praticamente facciamo il punto della situazione: individuiamo lo scopo, lavoriamo su desideri e obiettivi, costruiamo strategie e definiamo il modo migliore – per TE – per raggiungerli. E se durante il resto dell’anno perdi la strada e hai bisogno di fare nuovamente il punto della situazione? Fai così:

Ricorda il tuo scopo: indipendentemente dal fatto che tu abbia definito il tuo scopo, esso influenzerà la tua vita. Per questo è bene sapere cosa si vuole, esserne consapevoli. In questo modo è più semplice prendere decisioni in linea con la direzione della propria vita, perseguirle e mantenerle nel tempo. Quando ti senti smarrito, ricorda lo scopo: ti dirà in quale direzione andare.

Ricorda gli obiettivi: il modo migliore per avvicinarsi al proprio scopo è stabilire obiettivi coerenti. Se lo scopo è la direzione del viaggio, gli obiettivi rappresentano le tappe che farai in quella direzione. Le tappe non sono importanti come la direzione, si possono cambiare, le puoi gestire come preferisci. Puoi fermarti prima o andare oltre, gli obiettivi sono flessibili quanto lo sei tu e ti servono per misurare i tuoi progressi. Quando ti senti fuori strada, fermati e guardati intorno. Se il posto ti piace puoi fermarti lì.

Gestisci il tuo stato: se le cose che stai facendo ti sembrano spaventose o stressanti fermati e respira. Riporta la tua mente a uno stato di calma, ascolta le parole che ti dici e valuta se puoi trovarne di migliori. La gestione dello stato è uno degli strumenti più potenti che puoi apprendere grazie alla PNL . Pensa al tuo scopo, fai emergere di nuovo la tua visione: già questo ha il potere di riportare quiete in una mente in tempesta. Quando ti senti confuso, vuol dire che stai facendo qualcosa di nuovo, che non hai mai fatto prima. Puoi esserne fiero ed emozionato!

Se puoi dire queste 5 cose di te, puoi ritenerti soddisfatto

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Ogni volta che si avvicina la fine di un ciclo – la giornata, la settimana, il mese, il trimestre, l’anno scolastico – è bene cogliere l’occasione per fare un bilancio. Cosa è andato bene, cosa è andato male, cosa mi è piaciuto, cosa non mi è piaciuto, ciò che posso migliorare e ciò che mi ha soddisfatto.

Indipendentemente dall’età ti consiglio di prenderti del tempo per lavorare sui tuoi obiettivi, come faccio io insieme a tante persone nel workshop interamente dedicato a lavorare su di sé, per essere più felici e soddisfatti: “Obiettivi!, un’imperdibile occasione annuale per fare il punto e prepararsi a ottenere risultati.

Fare un bilancio delle tue esperienze è semplice: ti basta scegliere quali aspetti sono importanti per te e valutare se li hai rispettati con i tuoi comportamenti. In un bilancio non si giudicano gli eventi ma come hai risposto a questi eventi.

Ti propongo 5 aspetti che per me sono importanti in modo che tu abbia una traccia, un esempio dal quale partire:

Ho seguito il mio cuore. Ho seguito la mia passione anche quando c’erano strade più facili. Ho fatto la cosa “giusta”. Sono stato fedele a me stesso, come mi raccomandava sempre mia mamma.

Sono integro. Non sono spezzettato, cioè il mio essere comprende tutte le parti che mi compongono. Ho accettato pregi e difetti, luce e buio e riesco a trarne il meglio.

Sono responsabile. Ho preso la piena responsabilità delle mie azioni. Non ho accampato scuse, né ho dato la colpa ad altri. Sono il capitano della mia anima.

Sono grato. Sono grato per la vita che sto vivendo. Provo gratitudine per quello che ho e che voglio e per quello che non ho e che non voglio. Sono grato per le possibilità che mi offre la vita, per le persone che ho accanto e per quello che faccio.

Sono orgoglioso di me stesso. Sono orgoglioso della persona che sono, dei miei successi, delle cose che so. Mi impegno per essere oggi e domani una persona gentile, onesta, generosa e corretta. Questo mi rende orgoglioso.