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motivazione Archives - Claudio Belotti

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.

Ciò che fai tutti i giorni

By | In evidenza

Quando lavoravo nel settore alberghiero, uno dei miei maestri di quei tempi – un grandissimo direttore d’albergo – mi ricordava spesso che un albergo di lusso non è di lusso solo perché ha posate d’argento, uno chef rinomato o un arredamento griffato. Un albergo di lusso, lo è anche e soprattutto perché ci sono una serie di dettagli: tanti piccoli dettagli che messi insieme rendono l’esperienza del cliente un’esperienza di lusso.

Ad esempio, nella sua rinomata catena alberghiera – forse una delle più importanti al mondo – il servizio è considerato molto più importante di tutto il resto, delle posate d’argento, dei mobili straordinari, dei vini migliori. Ma se il servizio, l’attenzione verso il cliente, non sono allo stesso livello di lusso allora non puoi considerarti davvero un albergo di lusso.

Perché ti ho raccontato questo aneddoto? Perché c’è solo una cosa che dà risultati: noi possiamo cambiare il modo di ragionare, possiamo cambiare l’identità e le convinzioni e fare tutto quello che vogliamo. Se mastichi un po’ di PNL sai di cosa sto parlando. E alla fine l’unica cosa che ti dà dei risultati oggettivi sul campo sono le azioni. Se hai seguito qualche mio corso o se mi segui da tempo sai che io sono uno dei pochi in Italia e nel mondo a sostenere che lo scopo sia più importante dell’obiettivo.

Ci sono ancora persone che confondono persino queste due cose. Cercano di farti definire il tuo scopo, facendoti pensare a cosa vuoi. No, lo scopo non è cosa vuoi. È il perché fai quello che fai, oltre le difficoltà, oltre il lavoro. E tutti questi lavori di definizione, dallo scopo all’obiettivo, dall’identità a alle convinzioni, alla fine devono essere messi in pratica.

Io ho lavorato tantissimi anni fa per un imprenditore italiano, proprietario di un team di motonautica offshore – la Formula Uno del mare. Il motore della barca del team era talmente potente che quasi ogni gran premio della stagione rompeva il piede cioè la parte che entra nell’acqua, dove si trova l’elica. Ecco, in pratica è inutile avere un motore potente se poi non riesci a concludere, cioè a trasferire tutta la potenza alla barca perché si rompe tutto.

Mi spiego meglio: nella mia esperienza soggettiva di Coach che da 25 anni gira il mondo ad aiutare le persone a fare del loro meglio ho visto che c’è una costante. Una cosa che succede a molte persone: magari frequentano un corso dove il formatore le motiva, c’è la musica, si balla, ci si abbraccia, sono belle gasate e fissano degli obiettivi enormi. Magari sono persone che mangiano quattro barattoli di Nutella al giorno e decidono “da domani basta Nutella!”. Magari non hanno mai corso nella loro vita e decidono: “da domani esco tre volte alla settimana faccio dieci chilometri”.

E dopo cosa succede? Succede che vanno via dal corso e il picco emotivo a poco a poco si allontana e le azioni che hanno pianificato non le fanno perché sono troppo grandi rispetto a quello che stavano facendo prima. Per la mia esperienza – io sono convinto di questo, lo sono sempre stato e lo sarò probabilmente ancora per un bel po’- i veri risultati, la vera evoluzione si ottiene con la continuità, col fare tante piccole cose.

È la quotidianità che ti cambia la vita.

Il tuo corpo non migliora se vai in palestra una volta al mese e ti massacri per 3/4 ore di seguito. Quando ho lavorato in una azienda di distribuzione di mobili – il mio capo era uno dei due svedesi che ha portato Ikea in Italia – mi diceva sempre: “Se tu un giorno decidi di lavarti i denti per quattro ore consecutive, non è che poi per il resto dell’anno sei a posto. Devi lavarti i denti tutti i giorni e magari più volte al giorno”.

Nel mondo americano c’è un detto: “A bad run is better than no run”. Cioè, un allenamento fatto male – perché magari sei stanco o sei svogliato o c’è brutto tempo non hai voglia non ha avuto tempo a sufficienza per farlo bene – è comunque meglio che nessun allenamento.

Perché credo sia vera affermazione? Per almeno due ragioni: la prima è che è meglio fare qualcosa, che non fare nulla. La seconda è il fatto stesso che tu sia riuscito ad allenarti. Se tu fai una bad run, un brutto allenamento, magari non hai grandi risultati dal punto di vista fisico ma ottieni un risultato importantissimo: la continuità, quella autodisciplina che ti porta a fare tutti i giorni qualcosa.

Fare tutti i giorni qualcosa è meglio che fare una volta ogni tanto tantissimo, perché con il lavoro costante crei questa massa critica che dopo un po’ genera l’abitudine e soprattutto crei una forma mentis vincente.

Il mio consiglio per te, oggi, è questo: se hai fatto dei gli obiettivi super mega esagerati e non stai facendo nulla perché la vita ti ha travolto, perché gli imprevisti te lo hanno impedito, perché hai preso un boccone troppo grande da masticare, invece di sputare tutto il boccone e rinunciare, magari ridimensiona il tuo obiettivo. Perché è meglio un brutto allenamento, che nessun allenamento. Aristotele diceva “noi siamo ciò che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un atto ma un’abitudine”. Significa che è quello che facciamo tutti i giorni che fa la differenza nella qualità della nostra vita.

Io ho avuto la fortuna di incontrare tantissime persone di successo. Sono persone che ottengono risultati, che stanno bene in salute, nel fisico e che stanno bene emotivamente, che sono felici. Ovviamente non hanno una vita perfetta, hanno alti e bassi, hanno problemi ma si evolvono, migliorano costantemente. E ho scoperto che per quanto questa idea sia abbastanza semplice da comprendere e soprattutto di buon senso, sono davvero poche le persone che la mettono in pratica.

Per aiutarti a comprendere l’importanza di ciò che ti dico, ti faccio qualche domanda. Rispondi sinceramente: cosa mangi tutti i giorni? Quando mangi bene tutti i giorni, una volta ogni tanto puoi sgarrare. Cosa leggi tutti i giorni? Cosa guardi in tv tutti i giorni? Cosa ascolti? Non solo che musica ascolti, ma che discorsi ascolti, a quali conversazioni presti attenzione? Cosa fai con il tuo corpo? Lo muovi? Non lo muovi? Che interazioni hai con i tuoi familiari? Con i tuoi colleghi? Cosa fai con i tuoi soldi tutti i giorni?

È questo che fa la differenza.

Fai una piccola cosa tutti i giorni e vedrai che a un certo punto succederanno cose che ti sembrano miracoli e miracoli non sono affatto. Conosciamo tutti la metafora della goccia che piano piano, ogni giorno, scava, scava, scava e a un certo punto crea un buco nella roccia.

Se, nel tempo, una goccia d’acqua, senza un corpo, senza identità o convinzioni, riesce a scavare la roccia, tu cosa immagini di riuscire a fare? Sicuramente, è di più. Fai come la goccia, con quella autodisciplina che purtroppo – o per fortuna – pochi hanno e ottieni più di quello che le persone si aspettano da te.

Io non sono una persona speciale, non ho caratteristiche particolari. Non sono super intelligente ma ho una fortuna: un po’ per natura, un po’ per educazione: ho una forte autodisciplina. Sono un soldatino, se mi metto in testa una idea, un obiettivo o se mi affido a un medico, un allenatore – qualcuno di cui mi fido e al quale permetto di dirmi dice cosa fare – a quel punto quella azione, io la faccio fino in fondo.

Non ci sono scuse, la faccio e basta. È autodisciplina. E per me è sinonimo di libertà. Perché l’autodisciplina significa che tu prendi una decisione e questa decisione la porti avanti, fino alla fine, per te.

Ho un amico che dice che per lui l’autodisciplina è un obbligo, una prigione. Ecco, se non hai la flessibilità di cambiare idea quando è necessario, può trasformarsi in una prigione.

L’autodisciplina vince proprio grazie alla flessibilità, perché la flessibilità non è indolenza. La flessibilità è: oggi ho 39 di febbre, magari decido di saltare l’allenamento. O se ho un problema fisico, una infiammazione, una tendinite. Oppure un’emergenza di lavoro o familiare: l’autodisciplina e la flessibilità si accompagnano sempre al buon senso. Mentre gli obblighi e l’indolenza si accompagnano spesso alla mancanza di buon senso.

Ti faccio un esempio: ho deciso che ogni martedì mi alleno. Un martedì non ho voglia di allenarmi e cedo alla mancanza di voglia e non mi alleno. Questa non è flessibilità, è indulgere alla pigrizia. Perché cambio idea, modifico una risoluzione sulla base dell’emozione del momento. Ed è proprio quello il momento in cui ti dovresti accorgere che cambiare programma, rinunciare significa che non sei libero, sei schiavo delle emozioni del momento. Invece la libertà è innanzitutto la libertà di prendere decisioni e di mantenerle per rispetto nei confronti di te stesso. Ovviamente la libertà è anche la libertà di cambiare la decisione presa perché ciò che fai non vale più la pena o perché sono cambiate le tue priorità.

Ti porto l’esempio di una decisione importante che ho preso molto giovane e che ha dato una impronta fondamentale alla mia vita. Io avevo deciso da ragazzino che volevo fare carriera nel settore alberghiero. Ho incominciato a lavorare, mi sono fatto il mazzo e quando la mia carriera ha spiccato il volo ho deciso che non mi interessava più e ho deciso di cambiare. Così ho incominciato a fare il lavoro che sto facendo da ormai 25 anni. Ma non è stata una questione di un momento. Non ho gettato via la carriera di una vita per l’emozione di un momento. Venticinque anni da Coach credo che lo dimostrino.

Qualsiasi attività – persino quella dell’astronauta che tutti pensano sia uno dei lavori più belli del mondo – ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ho avuto la fortuna di parlare con alcuni astronauti e anche loro hanno una serie di attività noiose che non vorrebbero fare. Però fanno parte di questo lavoro meraviglioso ed il segreto è tutto qui: chi sceglie con passione ciò che fa, riesce a fare bene anche le attività noiose. Se fai sport probabilmente sai che gli allungamenti, lo stretching, il riscaldamento, sono una parte fondamentale della prevenzione degli infortuni e allo stesso tempo sono una pratica noiosa. Tutto quello che fai prima dell’attività sportiva o dopo per evitare di farti male, non è proprio una delle cose più motivanti al mondo ma è fondamentale, se desideri continuare a fare lo sport che ami.

Quindi, definisci degli obiettivi che sono alla tua portata, ambiziosi, allo stesso tempo ragionevoli in modo tale che tu possa prendere degli impegni con te stesso. Prendi impegni che sai di poter mantenere e mantienili a qualsiasi costo.

Fai poco, ma fallo sempre e vedrai che andrai molto lontano, molto più di quanto tu possa pensare adesso. Se hai difficoltà, trova il modo di farti aiutare da un Coach o da un buon libro, da un motivatore, da un amico o da chi vuoi. Trova il modo migliore per te di essere motivato, di fare bene le cose che devi fare per raggiungere i tuoi risultati e di fare anche le cose che non hai voglia di fare.

Mantieni le promesse che ti sei fatto, mantieni gli impegni che hai preso con te stesso: un brutto allenamento è meglio che nessun allenamento. Quello che fai tutti i giorni, fa la differenza, quindi trova il modo di fare bene le cose che non hai voglia di fare e ti posso assicurare che non avrai mai abbastanza fantasia per immaginare cosa la vita riserva, se ti impegni e fai la tua parte. Ogni giorno.

Il testo di questo post è una trascrizione della diretta Facebook del 04/02.

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Nel dare, ricevi

By | In evidenza

Una ricerca intitolata “Nel dare, riceviamo” è stata la fonte di ispirazione per questo post. Come si legge nell’abstract, la ricerca prende l’avvio da una delle convinzioni più diffuse sulla concretizzazione dei traguardi personali e lavorativi che è “in genere, le persone che lottano per il raggiungimento degli obiettivi siano in cerca di consigli”.

Ciò che emerge da questa inchiesta invece è stupefacente: gli individui in difficoltà sono stati più motivati ​​a dare consigli che a riceverli. Una semplice ma potente intuizione. La maggior parte delle volte, quando le persone non fanno ciò che devono fare, ciò non accade per mancanza di informazioni. Il problema sembra piuttosto risiedere in quella che lo psicologo Albert Bandura chiama convinzione di autoefficacia.

Quando le persone non credono che riusciranno in qualcosa, sono più propense a non iniziare nemmeno. Dare loro consigli, il che corrisponde in sostanza a fornire loro delle informazioni, non fa nulla per aumentare questa fiducia in sé e nei propri mezzi. Al contrario, mettere queste persone nella condizione di dare consigli a coloro che si trovano in una situazione simile ha stimolato la fiducia e la convinzione di potercela fare.

Nella ricerca infatti è stata testata “l’ipotesi controintuitiva che le persone alle prese con deficit motivazionali traggono più beneficio dal dare consigli che dal riceverli. Fallire ripetutamente per raggiungere gli obiettivi può fiaccare la fiducia in sé stessi. Per una serie di motivi, dare consigli può ripristinarla”.

Tra questi motivi, troviamo ad esempio il fatto che ricevere la richiesta di consiglio aiuta a recuperare le risorse interiori – informazioni, abilità, comportamenti che hanno avuto successo in precedenza – e rende consapevoli del fatto che si è in grado di fare qualcosa, portando a galla proprio la convinzione di autoefficacia.

In conclusione, emerge che la fiducia nelle proprie capacità, la convinzione di autoefficacia, può essere un fattore di successo ancor più potente nel perseguimento dell’obiettivo, rispetto all’abilità effettivamente necessaria per conseguirlo. E per credere fino in fondo in sé stessi è fondamentale mettersi in gioco e disposizione, soprattutto nei confronti delle altre persone: nel dare, ricevi.

Tre azioni fondamentali che puoi compiere per favorire il flusso di azione

By | In evidenza

Quando le cose non girano come vuoi, è facile perdere l’entusiasmo. Anche se sai bene che tu sei responsabile solo per le tue azioni e che su altri eventi hai solo una influenza, più o meno marginale, mentre su molte altre cose non hai alcuna influenza, alla fine una sconfitta, una caduta, una perdita bruciano sempre.

In questi casi è fondamentale perdere, senza perdere la lezione; e di tanto in tanto la lezione è proprio questa: si vince e si perde, perché è parte del gioco. Accettalo.

Bisogna accettarle e guardare al risultato in una cornice più grande. Ogni sconfitta è momentanea e se lavori ogni giorno per creare una vita ricca di attività e soddisfazioni, un incidente di percorso lascia solo una breve traccia, come una sottolineatura leggera nel libro degli insegnamenti.

Chi ti dice che dopo una sconfitta l’importante è reagire, ti sta dicendo solo una mezza verità. La verità è che il flusso di azione deve essere costante e diretto. Se sai dove stai andando e perché vuoi andarci, non sarà una gomma a terra a impedirtelo. Metterai in pratica qualunque alternativa possibile per poter proseguire il tuo viaggio. E questa non è reazione: è azione. Viene dal passato e va verso il futuro che desideri.

Ci sono tre azioni fondamentali che puoi compiere per favorire il flusso di azione.

Medita. Se la tensione si fa strada e tanti eventi richiedono la tua attenzione, fai come le persone di successo: crea la tua oasi di pace, soprattutto al mattino, per riflettere e elaborare. Puoi fare un diario sugli eventi del giorno precedente ed esprimere gratitudine per le porte che si sono aperte. In un giorno di difficoltà, guarda il giorno in modo diverso: svegliati presto e attendi il sorgere del sole, esci a fare una passeggiata nel tepore del pomeriggio e svuota la tua mente per sperimentare il momento, immobili, solo a respirare in silenzio.

Abbraccia la paura. La paura serve, è utile, va presa per mano e portata con sé oltre l’oggetto della paura stessa perché in quella azione, in quel passaggio si trasforma in coraggio. Quando perdi, puoi perdere entusiasmo e fiducia, puoi iniziare ad avere paura ad agire per non perdere ancora. Ti stai proteggendo da una cosa spiacevole che desideri tenere lontana. L’unico modo di uscire dall’inferno, diceva Winston Churchill, è passandoci attraverso.

Abbi fede. Fede in dio, nell’universo, in te stesso, in quello che vuoi. Se nella vita vuoi concederti un lusso, il primo che devi concederti è il lusso di credere con tutto te stesso che le cose funzioneranno secondo il piano. Quando ti lasci andare, circondato da amici e familiari, un gruppo di pari, collaboratori che ti sostengono e ti amano per tutto il viaggio, le cose stanno già funzionando. Non devi far altro che accorgertene.

3 strategie pratiche per aumentare la produttività

By | In evidenza

Fare di più in meno tempo. Tutti vorremmo fosse possibile. E in effetti lo è. Basta solo sapere come fare, in modo semplice. La verità è che molti consigli per te non funzionano, vero? Ci sono tanti motivi per i quali ciò accade. Il primo di questi motivi è che ciascuno è differente, ha una propria personalità, delle priorità, dei valori e delle convinzioni personali uniche. Quindi, qual è la soluzione? Continuare a cercare. La soluzione migliore prima o poi arriva, solo se agisci per trovarla.

Servono entusiasmo e motivazione, certamente. E servono anche tanta costanza e i consigli giusti. Tenersi informati e aggiornati è molto utile come lo è leggere tanto o ascoltare podcast o audiolibri: più hai la capacità di spaziare, di apprendere soluzioni da ambiti differenti, più risorse hai a tua disposizione da applicare nella tua vita. Già, per trovare le soluzioni migliori bisogna imparare tanto. E sperimentare. Sei pronto a mettere in pratica 3 strategie pratiche per aumentare la produttività? Vediamole insieme:

Pianifica. Lo so, questo per molti può essere ostico. Chi predilige la tattica alla strategia ha difficoltà a pianificare il proprio lavoro in modo sistematico. Questo però è un aspetto fondamentale: trova il modo. Pianifica in modo semplice, una pianificazione light, se preferisci. A volte basta veramente poco: una breve scaletta di cose da fare, una checklist sugli argomenti da affrontare. Persino una domanda in più quando si inizia un lavoro, può aiutare a pianificare meglio. Guarda le cose in prospettiva, da dove ti trovi a dove vuoi arrivare.

Riutilizza. Qui serve eleganza, innanzitutto. Il riutilizzo è ciò che fa costantemente la nostra mente: riprende concetti e declina convinzioni. Puoi farlo anche tu con gli strumenti che utilizzi per lavorare: dove puoi, copia, incolla e modifica. Vale per le e-mail, per le presentazioni, in uno speech o per proposte commerciali in cui comunichi qualcosa di molto simile. Fare questo abbrevia i tempi, farlo con eleganza significa scegliere di curare comunque i dettagli, personalizzando la struttura, calibrando il contenuto sull’interlocutore.

Delimita. Questa operazione è possibile solo se hai pianificato, quindi in caso di dubbi, torna sempre al punto uno. Quando realizzi una pianificazione del lavoro, puoi influire in modo sostanziale sulla durata delle fasi del lavoro, stabilendo un tempo limite. Grazie alla pianificazione sai quali parti servono per il lavoro e quanto sono importanti. Un esempio: devi presentare un progetto. È una bozza di progetto o un progetto finito? Servono solide basi argomentative o sei già d’accordo sui presupposti? Lo presenti in forma orale o in forma scritta? A seconda delle risposte, sai già che dovrai dedicare più o meno tempo a ciascuna delle fasi di preparazione, realizzazione e presentazione del progetto.

I 3 elementi fondamentali (più uno) di una motivazione ben strutturata

By | In evidenza

Tutti in qualche momento della nostra vita si sono sentiti super motivati a fare qualcosa in modo naturale. E quasi tutti nella routine quotidiana non si pongono il problema della motivazione: fanno quello che devono fare, per lo più senza pensarci. Per questo per alcune persone è così difficile comprendere cos’è davvero la motivazione e cosa vuol dire essere motivati. Se non la si pratica in maniera quotidiana, in modo consapevole, la motivazione sfugge.

La motivazione è un carburante fondamentale per realizzare obiettivi di medio o lungo periodo e più che costruita, va cercata nel rapporto tra chi siamo e cosa vogliamo. La motivazione infatti non si trova per caso ma è un riflesso diretto del tuo scopo e necessita il sostegno dei tuoi valori e delle tue convinzioni. È impossibile ottenere una motivazione profonda se ciò che stai facendo non ti ispira e va contro i tuoi valori e le tue convinzioni. Se vuoi approfondire questo argomento ti invito ad ascoltare uno degli audiolibri più ricchi che abbia mai fatto in termini di tecniche utili, strategie efficaci e consigli pratici: Impara ad essere più motivato in ogni situazione.

In questo post voglio riassumere i tre elementi fondamentali (più uno) di una motivazione ben strutturata:

Corpo: per essere motivati, bisogna sentirsi bene prima di tutto nel fisico. Per fare questo puoi compiere molte azioni che si possono riassumere in un principio generale: prenderti cura di te. Questo significa mangiare in modo sano ed equilibrato, bere la giusta quantità di acqua per il tuo fisico e la tua attività, fare movimento e dormire bene.

Mente: concentrati sulle tue abilita e sviluppale – studia, leggi, esercitati – per diventare la migliore versione di te stesso. Il segreto è tutto qui. La concorrenza è finita: non viviamo più in un mondo che può farsi concorrenza su di un prodotto standard, bisogna avere la capacità di sviluppare il proprio modello, la propria unicità, quella che io chiamo la differenza che fa la differenza.

Spirito: circondati di persone che ti vogliono bene, ti spronano a far meglio e soprattutto ti supportano in quello che fai. E per fare questo, ricorda: tu stesso devi essere il primo. Il primo a volerti bene, il primo a spronarti e il primo a credere in te stesso. Tieni vicino a te chi fa lo stesso e metti alla giusta distanza chi ti prende solo energie: quelle energie sono motivazione che scorre via.

Infine, rispondi a una domanda chiave: che immagine hai di te? La domanda può essere estesa a tutto ciò che direttamente o indirettamente influisce sulle attività nelle quali hai bisogno di sviluppare la motivazione. L’immagine che hai di te è influenzata da ciò che pensano i tuoi clienti? Se è così ricorda che i clienti condividono più facilmente una lamentela che un complimento. Parla con i tuoi clienti soddisfatti per rafforzare i tuoi punti di forza. Potresti scoprire che ne hai più di quello che pensi!