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Leader Archives - Claudio Belotti

Affrontare un percorso di crescita personale, oggi

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Prendersi del tempo per lavorare su sé stessi è sempre un ottimo investimento. Il tempo infatti è la risorsa più preziosa che abbiamo ed è importante scegliere di investirlo per crescere, per mettere a frutto quelle capacità che ciascuno ha e merita di sviluppare.

Per ottenere questo risultato, la crescita e il miglioramento desiderati, è necessario porsi delle sfide, dei traguardi, degli obiettivi da raggiungere. Come ricordo spesso nei miei corsi, se l’obiettivo di un alpinista fosse arrivare sulla cima della montagna, allora ci andrebbe in elicottero, risparmiandosi la fatica.

La vetta è il punto di arrivo ed è anche un pretesto per affrontare il percorso. Il sentiero, con tutte le sue difficoltà. Porti delle sfide ti spinge a superare i tuoi limiti e le tue paure, e ad andare nel profondo di te stesso, trovando nuove risorse: quelle sono la crescita di cui hai bisogno.

Nel mio libro “La vita come tu la vuoi ti guido nella realizzazione del tuo progetto più bello: te stesso. Ci sono alcune attività dalle quali puoi iniziare la tua crescita; sono quelle piccole differenze che fanno una grande differenza. Ecco quelle più efficaci:

Ascolta, leggi e scrivi: niente di più semplice. Trova il tempo per ascoltare pensieri, idee, persone interessanti. Audiolibri, podcast, Ted Talk (da quest’anno anche Extraordinary Talk) e espandi il tuo universo. Leggi libri e riviste, soprattutto saggi e i grandi classici del romanzo. Infine, scrivi. Un diario va benissimo per iniziare. Post sul tuo lavoro: qualcosa che conosci bene come la tua vita o il tuo lavoro. Ti servirà per migliorare nel mettere ordine ai tuoi pensieri e scaricare a terra le emozioni.

Vai a dormire presto e alzati prima: se hai una vita intensa come immagino lo sia, devi trovare i tuoi spazi di silenzio e libertà. Alzati presto. Sono poche le persone che lo fanno e fra queste ci sono molte delle persone che ottengono risultati straordinari. Nel silenzio della mattina puoi fare le cose con calma, prenderti il tempo per te e lavorare a mente fresca ai progetti che ti stanno più a cuore prima che la famiglia, il lavoro e la vita prendano il sopravvento.

Fai un detox dall’elettronica: le luci degli smartphone fanno andare in tilt i meccanismi della melatonina, si dorme peggio e ci sveglia nervosi. Spegni lo smartphone un’ora prima di andare a dormire e lascialo lontano dal letto. Lo usi come sveglia? Fai un giro su Amazon: vendono degli apparecchi che sono proprio delle sveglie. Fanno solo quello. Per citare una famosa metafora: esci dalla ruota del criceto dei social network, prima di dormire e appena sveglio. Se proprio vorrai, troverai il tempo per tenerti aggiornato durante il giorno.

Infine, tralascia il “come” in qualunque di queste e di altre attività. Soprattutto quando le inizi. Il “come” non è importante. Questo non vuol dire fare i dilettanti allo sbaraglio. Se vuoi fare il Coach, inizi per gradi: non ti basta leggere un libro o fare un corso per andare dall’amministratore delegato di una multinazionale a proporre i tuoi servizi. Guarda, ascolta, leggi, impara e metti in pratica. Con coraggio e senza esagerare. All’inizio non è importante “come” fai quello che fai, se ciò che fai ti piace, ti fa star bene ed è ciò che ami.

3 semplici modi per fidelizzare i collaboratori

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Selezionare le persone migliori per la propria azienda è fondamentale: l’azienda è fatta dalle persone che vi lavorano. Anche se in ogni azienda che abbia a cuore la continuità del lavoro nessuno è indispensabile e può essere sostituito in maniera più o meno rapida, sono sempre i singoli leader che fanno la differenza.

Per questo oltre a selezionare le persone migliori è importante anche tenerle in azienda. Una quota di turnover si mette sempre in conto: ogni imprenditore sa che ci saranno sempre dei collaboratori che dopo un certo tempo hanno bisogno di fare qualcosa di diverso.

Fin quando la frequenza di turnover resta quella fisiologica – uscite per pensionamenti, fine progetti e tutte le entrate e uscite che non influiscono sulla continuità e sulla produttività – va tutto bene. Quando questa frequenza aumenta decisamente c’è qualcosa che non funziona.

Un alto tasso di turnover costa a un’azienda sia in termini di denaro che di produttività. Dalla ricerca di un nuovo dipendente qualificato alla sua formazione, trovarsi in ​​questo ciclo in modo costante significa che c’è qualcosa da modificare nell’approccio alle politiche del personale.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di tutti i meccanismi che regolano i cicli di vita aziendali e ti aiuto proprio come con un manuale d’istruzioni a individuare i punti dove intervenire e le corrette leve da muovere per migliorare situazioni che non ti soddisfano più.

In caso di problemi con la fidelizzazione dei dipendenti, è importante scoprire il motivo principale. Sono infelici sul lavoro a causa dei manager o dei colleghi? Avevano aspettative di retribuzione o di crescita differenti? C’è un problema di leadership?

Per identificare i motivi che portano i tuoi dipendenti a lasciare la tua azienda innanzitutto puoi prevedere delle interviste o dei questionari di uscita con i dipendenti in uscita. Poi, puoi sondare l’umore del tuo gruppo per valutare il livello di soddisfazione sul lavoro e identificare di cosa hanno bisogno.

Per aiutare i tuoi collaboratori a rimanere in azienda a fidelizzarsi e legarsi maggiormente puoi intervenire subito in questi 3 semplici modi:

Gratitudine: crea una cultura aziendale della gratitudine. Ogni membro del tuo gruppo è importante: dimostraglielo. Consentirai in questo modo ai tuoi dipendenti di desiderare di rimanere nella tua azienda più a lungo e lavorare di più. Premiare pubblicamente i migliori potrebbe essere una iniziativa apprezzata. Allo stesso modo riconoscere ai dipendenti che si impegnano di più dei bonus, come premi produzione o ferie extra.

Plateau: un elemento che disincentiva le persone è il raggiungimento di un plateau, di un livello dal quale non riescono a muoversi o non è possibile muoverli. Spesso le persone non cercano necessariamente la crescita. Prima di annoiarsi e desiderare qualcosa di altro, hanno bisogno di cambiare. Una nuova mansione, un nuovo compito – spesso anche una opportunità di formazione – può riaccendere la voglia di fare e di restare in azienda.

Potenziale: chi non incontra un plateau sono i dipendenti che hanno un alto potenziale e lavorano in settori dell’azienda nei quali le possibilità di crescita sono ampie. Il rischio è che spesso queste persone si sentano frenate o magari un po’ messe da parte perché il ritmo di crescita non corrisponde alle loro aspettative. Apri un dialogo con queste persone. Spiega loro che ciò che fanno è apprezzato anche quando a loro sembra poco. Dai loro la possibilità di vedere il futuro – non vuol dire raccontargli storie o ingannarli sulle reali possibilità di crescita – ma stabilisci con loro un piano per prendere coscienza di questa crescita con i passi che faranno e i risultati che otterranno.

Come sviluppare la tua leadership sul lavoro

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Come si diventa un leader sul lavoro? Diventare leader sul lavoro porta opportunità, sfide e responsabilità. Non tutti sono adatti alla leadership ma posso rassicurarti se è questo il tuo dubbio: se sei qui a leggere questo blog, se vuoi migliorare e desideri prendere in mano le redini della tua vita, sicuramente sei la persona giusta.

Se non sei sicuro di sapere quale sia il punto di partenza, ce ne sono molti dai quali partire per creare la tua personale forma di leadership. E questo è il segreto: la leadership, come la felicità e il successo non è unica. La formula della leadership infatti ha delle caratteristiche specifiche, degli ingredienti potremmo dire, e allo stesso tempo ciascuno può personalizzarla a piacere mischiando gli ingredienti in quantità differenti.

Ovviamente una leadership efficace è anche una leadership equilibrata, come il sapore di un piatto prelibato, e lo è innanzitutto rispetto al contesto e alla situazione. Il leader infatti è anche flessibile e più lo è e più è in grado di gestire il sistema nel quale agisce. Per questa ragione è importante comprendere bene quali sono le caratteristiche di un leader. Ti consiglio di iniziare da queste 3 (più una):

Capacità

I veri leader conoscono le proprie capacità e i propri limiti e usano questa consapevolezza per mettersi costantemente alla prova per crescere. Quando sei consapevole di capacità e limiti, le critiche e le battute d’arresto non sono stop definitivi ma nuove opportunità per migliorare te stesso e la tua situazione. Affina costantemente le tue abilità e sviluppane di nuove. Quando ti impegni costantemente a migliorare te stesso, sei in grado di diventare più di quanto avresti mai pensato possibile.

Convinzioni

Molto spesso ciò che porta un leader è certezza, soprattutto all’interno di ambienti di lavoro nei quali regna incertezza. Ciò non significa che come leader devi avere sempre tutte le risposte: è sufficiente che tu sviluppi la convinzione interiore di poter trovare la risposta e andare avanti. La chiave è essere pronti ad accettare ogni sfida (coerente con il tuo obiettivo lavorativo). Spesso, portare certezze significa anche portare creatività, umorismo e curiosità in situazioni stressanti. Questo farà sì che gli altri si rivolgeranno naturalmente a te quando le cose diventano difficili o caotiche perché riuscirai a farle sembrare più leggere.

Identità

Un vero leader è un grande semplificatore. Attenzione: semplificare non significa banalizzare. Semplificare significa dare alle persone messaggi chiari, senza essere direttivi. Significa dare spazio per crescere senza aggravare il loro carico di lavoro. Significa sottolineare un errore per il tempo necessario a farlo comprendere e nello spazio sufficiente perché la persona comprenda e premiare in pubblico perché tutti sappiano il successo raggiunto. Essere un leader significa esserlo, non solo volerlo essere, in ogni momento, in ogni azione che si compie, con coerenza, con l’esempio, con l’umanità.

Infine, per crescere all’interno dell’azienda è fondamentale conoscere lo stadio evolutivo dell’azienda stessa. Prima di muoversi in una direzione è molto importante sapere se quella è la stessa direzione nella quale si sta muovendo l’azienda. Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro uno strumento pratico e semplice per comprendere quali sono le fasi che attraversa ogni azienda, qual è la migliore e per quale ragione. Questo non vuol dire che non si possa far carriera in una azienda che si trova in una fase non ottimale. Anzi spesso è persino più facile. Per farlo bisogna fare le mosse giuste. Sei sicuro di sapere quali sono? Leggi il libro e scoprilo!

Essere un nuovo manager

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Può essere complicato assumere il ruolo di nuovo manager in una azienda già grande e strutturata. Allo stesso tempo è un evento che accade spesso. In tutte le grandi aziende c’è un turnover di manager e di frequente – anche in Italia – sono ragazzi giovani ad assumere ruoli di gestione e decisione. Meno spesso questo accade anche nelle aziende più piccole, dove invece capita che si cresce per linee interne.

Qualunque sia la modalità con la quale vieni inserito in un ruolo manageriale, se sei giovane o comunque alla prima esperienza in questo ambito, puoi incontrare qualche difficoltà. Imparare a conoscere lo stadio di sviluppo della tua azienda – e del settore aziendale specifico in cui operi – può darti maggiore sicurezza e una consapevolezza in più.

Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del SuccessoRoi Edizioni ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione. Poi si tratta di iniziare a tradurre la tua visione in realtà.

Perciò quando assumi il ruolo di manager, può sembrarti allettante provare a te stesso e agli altri che sei in grado di prendere decisioni rapide. Se mi conosci e mi segui sai bene quanto sia favorevole alle decisioni rapide: sono quelle che ti offrono più tempo per migliorare. In ogni caso, se sei nuovo in quella azienda o in quel ruolo, fino a quando non avrai familiarità con le dinamiche interne all’azienda, rischi di giudicare i processi e le persone in maniera superficiale.

Quindi è importante studiare e allo stesso tempo gestire la tua voglia di “fare qualcosa”. Invece di agire d’impulso, concentrati sull’ascolto, sull’osservazione e sull’apprendimento delle persone chi ti circondano, dei tuoi collaboratori e dipendenti. Prendi appunti su ciò che ascolti e assicurati di parlare con quante più persone possibile.

Una volta che hai costruito la tua rete di informazioni e di conoscenze, inizia a sondare il terreno attraverso decisioni che dimostrano la tua attenzione e il tuo rispetto per le persone e le loro aspettative. Questo aiuterà le persone a essere più motivate nell’impegnarsi e avranno la possibilità di valutare nella giusta ottica i progressi. Sia i tuoi che i loro.

Diventa decisivo!

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Le decisioni sono ciò che plasma il tuo futuro. Prendere una decisione, soprattutto di fronte ad altre persone, in pubblico, è un impegno e una promessa di realizzare qualcosa. Spesso è proprio qualcosa che cambia la tua vita e quella delle persone che hai accanto.

Ed è proprio per questa ragione che è importante imparare a prendere buone decisioni. Non solo, è importante anche che siano decisioni coerenti con i tuoi valori e le tue convinzioni, con la persona che sei e con quello che vuoi per la tua vita.

Il workshop “Obiettivi!” nasce per aiutarti a fare questo processo in maniera efficace. Quando chiarisci cosa vuoi e i motivi per i quali vuoi quello che vuoi, prendere le decisioni più importanti (e anche quelle meno importanti) diventa più semplice.

Spesso siamo così presi dal desiderio di prendere la decisione giusta da non prendere alcuna decisione. Questo tipo di pensiero è radicato nella paura. Qualsiasi decisione, non importa quanto piccola, significa un cambiamento. La resistenza al cambiamento essere distruttiva anche se è naturale. Perché in fondo il cambiamento non è garanzia di nulla e si può cambiare in peggio. Quello a cui aspirare invece sono crescita e miglioramento.

L’unico modo per sapere che stai facendo progressi costanti verso la vita che desideri è sapere cosa vuoi e poi allenarti a prendere decisioni coerenti con il tuo scopo, i tuoi obiettivi, i tuoi valori e le tue convinzioni. La vera leadership deriva dalla capacità di prendere decisioni anche quando non si è sicuri che siano giuste. Se vuoi essere un leader sul lavoro e nella tua vita devi essere pronto a essere decisivo, anche quando non hai idea di quale sia la strada giusta. A volte infatti non conta conoscere tutti i passi ma avere chiara la direzione da seguire.

3 qualità (più una) da sviluppare per migliorare la tua leadership

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La leadership non è qualcosa con cui le persone nascono – è un’abilità che può essere coltivata nel tempo. Credo fortemente che sviluppare buone qualità di leadership sia assolutamente essenziale per il successo di qualunque persona. E prima di proseguire voglio farti due premesse importanti.

La prima è che esistono molti modi per essere dei leader, molti luoghi e molti stili differenti per esserlo. La seconda è che non esiste un modo migliore di un altro, esistono solo situazioni, persone, organizzazioni nelle quali è più efficace uno stile rispetto ad un altro. La leadership è tanto la guida di un gruppo, quanto il modo in cui tu, come individuo, scegli di condurre la tua vita.

È un termine che può essere usato per descrivere come gestisci la tua famiglia, le tue relazioni e il tuo lavoro. Infatti anche se non pensi di ricoprire una “posizione di potere” formale, in realtà lo stai già facendo. In che modo? Sei responsabile di dare forma alla tua vita, a prescindere dal fatto che tu scelga coscientemente di farlo. Cosa c’è di più potente di questo nella vita di una persona?

E proprio perché la leadership si può imparare, penso che ci siano 3 qualità (più una) che tutti possono perfezionare per essere un leader più efficace. Scoprile insieme a me:

1 Focus. Hai imparato a concentrarti davvero su ciò che vuoi? Chi incarna forti doti di leadership rivolge il suo sguardo con attenzione verso il risultato. Avere focus significa possedere la capacità di organizzarsi e pianificare in anticipo, pur rimanendo abbastanza flessibili da gestire sfide inaspettate. Un leader pensa a ogni strategia e comprende come ciascuna delle sue azioni influenzerà ogni scenario: il leader pensa per conseguenze.

2 Decisività. Ogni singola persona in un ruolo di leadership – di qualsiasi tipo – deve prendere a volte decisioni difficili. La capacità di essere decisivi può significare la differenza tra superare i momenti difficili e crollare sotto pressione. Agire in questo modo significa che non sarai sempre compreso e benvoluto, ma quando usi il buon senso per prendere decisioni, ti guadagni il rispetto degli altri. Anche se prendi una decisione sbagliata e hai bisogno di correggerla, mostrare la risolutezza nei momenti difficili è una qualità di leadership migliore di aspettare che succeda qualcosa.

3 Ispirazione. L’ispirazione è ciò che spinge le persone a superare i momenti difficili e a lavorare per raggiungere i propri obiettivi in ogni situazione. L’ispirazione viene veicolata dalla tua comunicazione che deve essere coerente con chi sei e con quello che fai. La tua identità, o nella tua azienda, il tuo marchio devono essere fonte di ispirazione per i tuoi clienti. Affina la tua identità in maniera continua, lavora sulle mille sfaccettature che compongono la tua personalità, il tuo personal brand (quello aziendale) in modo da rinnovare l’ispirazione nelle persone che ti seguono.

Infine tieni a mente un aspetto molto importante: i migliori leader hanno un chiaro senso dello scopo e sono in grado di portare le loro squadre nella giusta direzione. Avere uno scopo chiaro infatti ti consente non solo di raggiungere i tuoi obiettivi, ma anche di guidare gruppi di persone verso il successo. Inoltre, mentre un leader guida il suo gruppo, crea un senso di comunità per tutti coloro che sono coinvolti. Diventare un leader autorevole significa creare una versione migliore di te, sia per te che per il gruppo. In questo modo puoi incoraggiare chi ti circonda ad apprendere e sviluppare le qualità di leadership necessarie, attraverso un esempio positivo.

3 caratteristiche (più una) da possedere per essere un leader migliore

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La leadership non è un metodo di lavoro e men che meno un modo di comandare: la leadership è un modo di vivere basato su principi. Ne ho scritto in diversi e-book e audiolibri come Jedi Leadership, Steve Jobs – Impara dai suoi insegnamenti a essere un leader o Come diventare un leader di successo. È un argomento chiave nella vita di ciascuno di noi: in qualche momento della nostra vita, ciascuno di noi è leader o follower. Quando si è leader, è importante esserlo al meglio delle proprie capacità.

La leadership è un argomento affascinante, e la storia ci ha dato molti esempi straordinari di leadership. I leader sono tra le figure più analizzate, studiate e raccontate nella storia per capire cosa rende un leader tale. Nelle varie epoche si sono scoperte caratteristiche diverse; un po’ perché i leader erano diversi, e un po’ perché i ricercatori, nei vari momenti, si sono focalizzati su elementi differenti.

Oggi vediamo insieme 3 caratteristiche (più una) da possedere per essere un leader migliore:

  1. I grandi leader pongono limiti severi a sé stessi. Il bene più grande di tutti è il TUO tempo. Uno dei segreti per essere un leader il successo? Stabilire dei limiti per te stesso. Ma non si tratta di limitare le proprie possibilità, si tratta di scegliere. Quando prendi una decisione, non è una rinuncia ma una scelta. Un leader conosce il proprio scopo, i propri valori e la propria identità. Dice no alle attività e alle cose che non lo interessano, ascolta i suoi valori e porta avanti la sua missione nella vita. Sceglie di passare il tempo con persone entusiasmanti. Dice no al superlavoro e a trascurare la cura di sé e la famiglia, perché sa bene che se non può prendersi cura di sé, tutto il resto soffre.
  2. I grandi leader sono positivi, anche quando le cose vanno male. I grandi leader praticano il pensiero positivo, non quello fine a sé stesso. Infatti, anziché illudersi o stressarsi per una situazione lavorativa o un fallimento, la considerano un’opportunità per fare una pausa, riorganizzarsi, imparare, crescere e riprendersi con rinnovata energia e concentrazione. Questo può avere un profondo effetto sul benessere emotivo e fisico. I grandi leader sanno che non tutto può andare sempre bene e che in qualunque modo andrà, otterranno qualcosa: nella peggiore delle ipotesi una lezione e sono disposti a impararla.
  3. I grandi leader sono disposti ad ascoltare feedback. Molti leader non vogliono ascoltare idee, opinioni e feedback da parte di dipendenti o collaboratori, soprattutto sulla propria leadership. I grandi leader invece ascoltano bene, sono aperti ai feedback e responsabili per le proprie azioni. Filtrano le critiche non costruttive e trovano sempre il modo per migliorare, in modo appropriato e sempre al servizio degli altri. Fanno domande, anche quelle scomode, finché non ottengono un quadro chiaro e completo della situazione.

Infine, una considerazione generale su ciò che significa leadership oggi: ogni una buona leadership avviene sempre in un contesto di fiducia. Ogni leader ha bisogno di farsi una domanda molto importante, di tanto in tanto: il mio comportamento aumenta la fiducia? Se stai pensando di aumentare le tue capacità di leadership, la fiducia sono le fondamenta sulle quali dovresti costruire la tua leadership.

Le 3 caratteristiche fondamentali che deve possedere un leader

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Per un imprenditore o un manager, avere la possibilità di identificare chiaramente all’interno del gruppo di lavoro chi ha un profilo adeguato a sostenere la leadership, può essere molto utile. Conoscere le caratteristiche di un leader oltretutto può aiutarti anche a svilupparle in te stesso, per concentrarti maggiormente su quelle potenzialità che già possiedi e che possono portarti dove desideri.

Attraverso la Programmazione Neuro-Linguistica e le Dinamiche a Spirale, in questi anni ho ottenuto molti risultati eccellenti nella creazione di gruppi di lavoro altamente performanti. In alcuni casi si può trattare di individuare e attribuire una chiara leadership in un settore in una persona che a livelli differenti non sarebbe tale. Ed è proprio per questo che è molto importante prestare la giusta attenzione alle caratteristiche personali, che possono identificare chiaramente un leader.

Ci sono 3 caratteristiche fondamentali da tenere ben presenti per individuare i leader:

  1. Si mettono in gioco. È una dote molto importante perché le persone che si mettono in gioco di solito possiedono anche altre caratteristiche utilissime in funzione di leader: hanno fiducia in sé stessi e nei propri mezzi, sono capaci di esprimere la propria opinione sostenendola attraverso prove sostanziali o un ragionamento logico coerente e infine sono capaci di modificare il proprio pensiero in base ai risultati.
  2. Sono costanti nella formazione. Quando si dice che “siamo in un’epoca di grandi cambiamenti” si ha un po’ l’idea che noi ne siamo spettatori. In realtà ci siamo dentro, tutti. Alcuni scelgono di essere protagonisti e sviluppano le proprie competenze e scelgono di farlo in più ambiti, non solo nel proprio. Spesso questo modello lo sostengono anche all’interno del gruppo di lavoro e sono portati con maggiore facilità a coinvolgere anche gli altri nella crescita.
  3. Sono a disposizione. La leadership attraverso il comando non è più funzionale nelle aziende: l’imposizione attraverso il comando sminuisce il valore dei singoli. La nuova leadership si afferma attraverso il servizio. Se si responsabilizzano gli altri a raggiungere i loro obiettivi, si tira fuori il meglio dalle persone. Un leader inoltre mette al centro i bisogni delle persone e le aiuta a sviluppare e raggiungere il loro più alto potenziale, attraverso le abilità di Coaching. Come siamo orgogliosi di insegnare nella nostra Extraordinary Coaching School.

Per gestire le persone devi imparare a gestire il tuo stato

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Avere la responsabilità della leadership all’interno di una azienda o di un gruppo di lavoro può essere un lavoro molto faticoso. I dirigenti hanno molte responsabilità, molti compiti differenti e lavorano su una moltitudine di obiettivi contemporaneamente. Oltre a questo, devono gestire le proprie prestazioni e in molti casi sono anche responsabili delle prestazioni dei loro collaboratori. Molte ricerche e indagini infatti ci dicono che i dipendenti tendono a portare le loro preoccupazioni e ansie sul lavoro e si aspettano che i loro leader gestiscano anche quelle.

Essere un leader infatti richiede una grande respons-abilità, cioè la capacità di rispondere, a sé stessi e agli altri. Per fare questo servono tante energie e la capacità di gestire il proprio stato. Per fare questo bisogna avere la capacità di ricaricarsi, attraverso attività ad hoc. Di questo argomento ne ho scritto in un e-book gratuito che puoi scaricare qui: Come gestire le difficoltà. Si tratta di sviluppare abilità da Coach e per me il miglior modo per farlo è attraverso la PNL. Se non conosci questa straordinaria metodica, ti invito a frequentare il prossimo Basi di PNL e scoprire insieme le sue tecniche, i suoi segreti: tutto ciò che può darti per migliorare sul lavoro e nella vita.

Ad esempio, una ricerca americana, suggerisce che quando i dipendenti incontrano problemi emotivi, si rivolgono al loro leader più spesso dei loro colleghi che non ne hanno o che hanno ricevuto una formazione specifica per la gestione emotiva. Queste persone pensano che sia compito del leader aiutarli a fronteggiare il disagio emotivo sul lavoro. Non c’è da meravigliarsi se i dati dell’indagine suggeriscono che la maggior parte dei dirigenti è esausta e poco coinvolta sul lavoro: nel 2017 Gallup ha riferito che solo il 38% dei manager e dei dirigenti si sentono davvero coinvolti sul lavoro (il dato scende addirittura al 29% per i manager di medio livello).

Visto questo dato sconcertante, alcuni studiosi dell’università di Harvard (How self reflection can help leaders stay motivated) hanno deciso di fare un esperimento per vedere se era possibile aumentare il tasso di coinvolgimento e impegno dei dirigenti sul lavoro. Partendo da uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology, hanno attinto a una ricerca di psicologia positiva per sviluppare e testare un breve esercizio quotidiano che aiuti i dirigenti a rimanere focalizzati durante la giornata di lavoro.

La ricerca infatti suggeriva che l’identità di dirigente e di leader fosse strettamente legata al proprio ruolo di leadership e i dirigenti si preoccupano di avere successo nel loro ruolo. Per questo motivo, è stato chiesto ai leader di pensare e scrivere degli aspetti positivi di sé stessi come leader, in modo da aumentare il coinvolgimento e migliorare l’impegno.

Ad ogni dirigente è stato chiesto di dedicare per alcuni giorni qualche minuto al mattino per pensare e scrivere tre cose che amano di sé stessi e che fanno di loro un “buon capo”. Così, i manager che hanno partecipato a questo studio hanno scritto 3 tipologie di autovalutazione: delle qualità (ad esempio: “Sono un buon leader perché sono disposto a prendere posizione di fronte all’ingiustizia”), delle abilità (ad es. “Sono un buon leader perché considero le opinioni degli altri”) e dei risultati di cui erano orgogliosi (“Sono un buon leader perché ho aiutato il mio team a raggiungere i risultati durante una crisi”).

I ricercatori di Harvard quindi hanno evidenziato come nei giorni in cui questi manager impiegavano alcuni minuti al mattino per riflettere e scrivere su aspetti di loro stessi che li rendevano buoni leader, in seguito si sentivano più energici e coinvolti e riferivano di avere un impatto più positivo sui loro collaboratori. Questi effetti duravano fino alla sera, suggerendo che i dirigenti si sentivano più positivi e motivati anche al di fuori del lavoro.

Il risultato finale è molto interessante perché fa riflettere su due aspetti molto importanti. Il primo è la consapevolezza di sé e dei propri mezzi: un gesto semplice come pensare e scrivere su aspetti di sé stessi che rendono un buon leader ha l’effetto di stimolare gli altri ed essere più coinvolti sul lavoro. Il secondo riguarda il valore esponenziale che ha il tempo quando viene utilizzato per prepararsi: dedicare del tempo a sé stessi nel modo giusto richiede un piccolo investimento di tempo, che porta grandi risultati in termini di resa.

3 caratteristiche fondamentali in un leader

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Se mi segui saprai già che per la leadership è un tema molto importante per me. Talmente importante che le ho dedicato tanto studio e tanta attenzione fino a giungere alla conclusione che la leadership è un vero e proprio stile di vita. Mi spiego meglio: la leadership per me non è un metodo (per comandare, dirigere o gestire) ma un sistema di valori sui quali costruire la propria vita.

In concreto questo cosa significa? Significa che ciascuno può sviluppare il proprio stile di leadership, modellandolo su quelli che ritiene essere gli aspetti più importanti, i valori e le convinzioni che lo spingono a fare quello che fa. Sicuramente ci sono capacità che possono essere innate o apprese attraverso tecniche e metodiche, ed è per questo che mi sono appassionato alla PNL e alle Dinamiche a Spirale. Ogni anno infatti condivido con chi lo desidera un percorso che va dalle Basi di PNL fino al Practitioner e al Master Practitioner per divulgare questa metodica straordinaria e ho riservato a chi frequenta la Extraordinary Coaching School un intenso seminario di Dinamiche a Spirale in azione.

La caratteristica più importante di un leader si trova nella sua essenza, che si nota nelle scelte che fa. Si può essere dei maestri della comunicazione ma se non si possiede sincerità, non si potrà mai instaurare un rapporto di fiducia con il proprio gruppo (familiare o di lavoro). Si può conoscere la Programmazione Neuro-Linguistica in profondità ma senza integrità non si va molto lontano. Si può essere intelligenti e colti ma se si è scostanti e non si pratica ciò che si predica, sarà impossibile avere un seguito.

Per questo credo che ci siano tre aspetti fondamentali che ciascuno di noi dovrebbe coltivare per essere un leader nella vita di tutti i giorni. Vediamoli insieme:

  1. Dona significato. Sembra complesso mentre in realtà è molto semplice: in famiglia come sul lavoro è fondamentale far sentire che i compiti che gli altri stanno svolgendo sono importanti. A volte basta semplicemente un grazie, altre volte può essere utile sottolineare come un tassello del puzzle, per quanto possa sembrare piccolo, sia necessario per ottenere un risultato più grande.
  2. Soddisfa i bisogni. Per avere un team (ma vale anche per la famiglia) è necessario prendersi cura dei bisogni, innanzitutto quelli fondamentali e poi anche quelli che lo sono meno. Individua e contribuisci a soddisfarli, con il tuo tempo e il tuo impegno. Un leader è tale perché mette a disposizione ciò che ha per il bene di tutti.
  3. Ascolta le persone. Ascolta ciò che hanno da dire, cosa pensano, qual è la loro opinione. A volte potrà sembrarti una seccatura, altre volte una perdita di tempo. Ma in molti casi ti aiuterà a vedere oltre la punta del tuo naso, a scoprire punti di vista che magari non avevi preso in considerazione. E poi ti può essere d’aiuto per metterti in gioco: accetta i feedback su di te e costruisci su quelle critiche e suggerimenti la tua crescita.