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Soft skills: le migliori sono le Coaching Skills?

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Il binomio stress-lavoro è ormai (purtroppo) un classico. Negli ultimi anni in particolare i margini di errore si sono ridotti molto e la velocità è aumentata enormemente. Questo significa che è necessario crescere e migliorare, apprendere nuove skill e nuove competenze per poter gestire in modo efficace la complessità.

In un recente sondaggio proposto proprio qui su LinkedIn è emerso che oltre il 62% delle persone che ha partecipato (quasi 7mila utenti) ritiene che le cosiddette soft skills siano fondamentali nei lavori del futuro. E questa è solo l’ultima conferma di un trend iniziato ormai da molti anni.

Abbiamo la certezza infatti che già oggi in moltissime aziende le Coaching Skills siano tra le più richieste. Non è un caso: sono anche tra le più utili per poter gestire in modo efficace la complessità. Ed è proprio per questa ragione che è fondamentale l’approccio ai contenuti e alle competenze da Coach devono essere adeguate agli standard più alti.

In questo periodo nel quale l’offerta è così variegata e non sempre valida è infatti di fondamentale importanza riconoscere quali sono gli aspetti davvero utili del Coaching, le tecniche più efficaci, i principi più utili per svolgere al meglio questo compito sia a livello professionale, sia come guida (per sé e per gli altri) all’interno dell’azienda.

Così è nato “Il Coaching secondo Claudio Belotti” la mia versione, la mia idea, la mia esperienza personale di trent’anni da Coach professionista. In questi quattro giorni lavoriamo insieme per dare ai Coach che vogliono diventare eccellenti la possibilità di differenziarsi nel mercato e acquisire la sensibilità e la metodologia che li rende tra i pochi ad essere in grado di portare risultati. “Il Coaching secondo Claudio Belotti” mette a disposizione una esperienza trentennale per condividere con chi lo desidera una metodologia flessibile ed efficace.

Ed è proprio per questa ragione che tra i più assidui partecipanti ci sono proprio gli Imprenditori, i Manager e i Professionisti che hanno il desiderio di diventare ancora più capaci nel dirigere il loro business e i collaboratori ottenendo risultati sorprendenti. Ed è sempre una grande soddisfazione quando queste aziende crescono e prosperano vedere nuove generazioni di manager tornare dove sono già stati i loro leader per formarsi e portare avanti un approccio antistress basato sulle competenze e la capacità di fare la differenza.

Eh sì, queste sono le migliori soft skills per qualsiasi azienda.

3 consigli per prepararti a un nuovo lavoro

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L’autunno spinge molte persone a desiderare un cambiamento. Magari è l’ispirazione dell’estate o la prospettiva di un nuovo inverno. In molti in questo periodo mi chiedono spesso consigli sul modo migliore per cambiare lavoro.

Ovviamente non conoscendo la situazione personale non posso aiutare persona per persona a trovare la quadra in una scelta così importante. Però ci sono delle attività, delle decisioni, dei lavori da fare su di sé che possono aiutarti a preparare il grande passo.

Ho 3 consigli su come comportarti se hai questo obiettivo:

  1. La formazione. Utilizza il tuo lavoro presente per finanziare – sia in termini economici che di tempo – la tua crescita. Scegli corsi che ti porteranno lontano, qualcosa che ti stimoli e ti interessi in maniera profonda. In quale ambito desideri maggiormente specializzarti? Qual è la spinta che ti motiva? In che modo puoi trasformare questa passione in un lavoro?
  2. Un Curriculum interessante. Se la tua intenzione è quella di cambiare azienda domandati di cosa ha bisogno l’azienda per la quale desideri lavorare. Sai, ad esempio, in che stadio si trova? Raccogli informazioni! Scopri anche i valori che la contraddistinguono. A questo punto personalizza il tuo curriculum e la tua presentazione mettendo in evidenza gli aspetti più interessanti… per loro!
  3. Immaginati in quel ruolo. Prima di fare il salto, immaginati in quel ruolo. Immagina le tue giornate, il tuo lavoro. Cosa faresti di diverso che desideri fare? E cosa non desideri fare? La tua giornata tipo ti darebbe le soddisfazioni che desideri? Pensare per conseguenze è fondamentale quando si affronta una scelta così importante.

Cosa hai deciso di fare per realizzare il tuo obiettivo?

3 attività per rinforzare la tua fiducia in te

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Che cosa porta alcune persone che hanno stima, riconoscimenti, successo ad avere insicurezze e dubbi sulla propria preparazione?

La mancanza di fiducia in sé stessi può dipendere da molti fattori. La costruzione della fiducia invece da uno solo: tu. Quando decidi di rinforzare la tua autostima puoi certamente utilizzare il feedback di altre persone ma saranno solo le tue orecchie, i tuoi occhi e la tua mente gli strumenti che avrai a disposizione per accettare quei riconoscimenti.

L’autostima infatti non si crea – esiste già e va sostenuta e alimentata. Nel mio libro “La vita come tu la vuoi” affronto questo tema in un modo che può esserti utile: qual è la differenza tra le persone felici e quelle insoddisfatte? La risposta è in un’altra domanda: perché fai quello che fai? Per costruire la tua autostima è importante che tu sia chi sei. O che lo diventi, dopo esserti guardato dentro.

Per iniziare questo percorso ti propongo 3 attività per rinforzare la tua fiducia in te:

  1. Chiedi feedback alla tua rete. Esattamente come ti propone LinkedIn. Se hai dubbi, inizia tu. Parti dalle persone con le quali hai collaborato in modo più stretto e alle quali puoi chiedere esplicitamente se vogliono contraccambiare. Per imparare a riconoscere il buono che c’è in te, spesso è utile guardarsi con occhi differenti.
  2. Utilizza le tue competenze al di fuori del tuo lavoro. Ad esempio, offri delle prestazioni pro bono per enti di volontariato o mettiti al loro servizio anche al di fuori del tuo ambito. Prestare servizio volontario è il modo migliore per acquisire sicurezza nei propri mezzi e per provare gratitudine nei confronti di ciò che hai e delle abilità che possiedi.
  3. Crea il tuo gruppo di dispari. Stringi amicizia con persone con gusti, comportamenti e ruoli diversi dal tuo. Scegli persone che stimi e alle quali ti puoi ispirare. Persone insomma che riconosci come differenti e che allo stesso tempo ammiri. In mezzo a persone con le quali non sei in competizione sarà più facile iniziare ad apprezzare ciò che fai.

Da cosa inizi per rinforzare la tua fiducia in te?

Le ragioni che rendono fondamentali in azienda le Coaching skill

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Il Coaching è un grande aiuto non un nemico.” Wall Street Journal

Per quale ragione oggi le Coaching skill sono molto richieste in azienda? Le ragioni in realtà sono diverse. Nel rispondere alla domanda circa quali caratteristiche rendano grande un Coach, la Harvard Gazzette ci aiuta anche a rispondere alla nostra domanda perché ci offre un quadro molto interessante: un Coach infatti “possiede credibilità, capacità e buona comunicazione e anche cura dei dettagli. Sono le piccole cose che fanno una grande differenza”.

In questa risposta c’è il concentrato di quasi 30 anni di professione come Coach. Questi sono i valori che porto con me quando lavoro e quando insegno in aula: a “Il Coaching secondo Claudio Belotti” hai l’opportunità di vedere in pratica il mio approccio, le mie tecniche, il mio metodo originale “One Hand Coaching” e soprattutto conoscere qual è la mia visione di questa splendida professione. Già perché oggi che c’è una grande offerta in termini di corsi è importante sapere chi è e cosa fa un Coach professionista.

E se desideri portare sul tuo lavoro delle Coaching skill ti consiglio di partire da queste 3:

  1. Pensa per conseguenze: un Coach pensa sempre per conseguenze, in questo modo può aiutare il cliente a ragionare sulle proprie priorità. In azienda puoi fare lo stesso: quando tu o il tuo team dovete prendere una decisione sviluppate gli scenari possibili.
  2. Decidi: un Coach sa che prendere una decisione è il modo migliore per affrontare qualsiasi situazione. Anche non decidere infatti è una decisione: l’importante è che sia fatto in modo consapevole.
  3. Trova del tempo per te: un buon Coach sa quando è il momento di rilassarsi e dedicarsi a sé. Il tempo che dedichi a te stesso infatti è un tempo che ti permette di ritrovare il tuo equilibrio e di essere più produttivo.

Da cosa hai deciso di iniziare?

5 domande (e 5 risposte) sulla tua leadership

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Per costruire una leadership solida in azienda è necessario prendere in considerazione molti fattori. Il ruolo, ad esempio, oppure l’anzianità, il tipo di azienda e lo stadio di sviluppo di quest’ultima.

Lo stadio di sviluppo dell’azienda certamente è importante per determinare lo stile di leadership necessario: una azienda nel “Prime” avrà necessità di leadership molto differenti rispetto a quello che può avere una azienda in uno stadio più avanzato.

Per individuare e riconoscere lo stadio di sviluppo dell’azienda puoi leggere il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. In questo modo sarà anche più semplice comprendere lo stile di leadership da utilizzare.

Per iniziare a costruire la leadership più solida secondo me è necessario rispondere affermativamente a queste 5 domande (e lavorare su quelle alle quali hai risposto negativamente):

Stabilisco obiettivi coerenti con le risorse a disposizione?

Gli obiettivi in un gruppo di lavoro possono essere una molla potente per spingersi tutti insieme verso un risultato positivo. L’importante quando si stabilisce un obiettivo – oltre alla chiarezza nel determinare il risultato – è la disponibilità di risorse. Un leader si occupa del suo gruppo affinché abbia sempre le risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo. Ascolta i bisogni del gruppo, può essere molto semplice sapere di cosa ha bisogno.

Mi occupo della crescita degli altri come della mia?

I leader sono bravi a crescere. Sia quando si tratta di crescita personale sia quando si tratta di salire i livelli nell’azienda. Nella mia idea di leader, per essere tali è necessario portare con sé anche gli altri. Non tutti, non a prescindere. Un leader dovrebbe avere la capacità di individuare chi ha le caratteristiche, le qualità e la voglia di crescere. Per essere tale, il leader, ha il dovere di valorizzarle al meglio queste persone.

Fornisco una visione chiara?

I migliori leader sono presenti e trasparenti con il gruppo; raccontano in modo chiaro e tondo il vero stato delle cose. Anche quando le cose non sono così rosee, non lasciano vuoti. I leader autentici infatti forniscono anche una visione chiara che va oltre il momento presente. Ricordi quando abbiamo parlato della giusta misura della fiducia in sé? Basa la tua visione su strategie intelligenti, intuizioni derivate da dati e crea una narrazione coerente.

Riesco a valorizzare i traguardi?

Alcuni dei migliori leader che ho conosciuto avevano una capacità straordinaria di rendere noti gli sforzi e i risultati del proprio team. In questo modo il lavoro del gruppo non passa inosservato. Impegnati a condividere i risultati con il resto dell’organizzazione, alimentali con commenti personali e sponsorizza il merito di ciascun membro del team sottolineando in che modo il suo lavoro ha inciso sul raggiungimento dei risultati. Proprio come faresti in caso di insuccesso andando a cerca cosa non ha funzionato.

Costruisco un’autentica appartenenza?

Costruire l’appartenenza al team è sostanzialmente il frutto di tutte le attività precedenti: quando valorizzi i singoli e il gruppo, quando crei obiettivi e porti risorse, quando fornisci la visione per arrivare ai risultati. L’appartenenza al gruppo è uno stimolo forte che nutre il gruppo stesso e lo spinge verso traguardi ancora più importanti. Nello sviluppo di una azienda questo passaggio è fondamentale.

3 consigli per ottenere di più da ogni conversazione

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L’estate è il momento migliore per programmare il futuro. Magari con la mente più libera ci si può dedicare a leggere qualche libro o ascoltare qualche audiolibro e iniziare a programmare le attività dell’autunno. La formazione in particolare: quali competenze vuoi sviluppare? L’offerta di Extraordinary è molto articolata e comprende corsi, workshop, webinar: li trovi tutti qui.

Se non sai ancora cosa scegliere ti rivolgo il mio personale invito: parti in modo semplice, inizia con “Obiettivi! Special Online Edition”. “Obiettivi!” quest’anno sbarca online per permettere al numeroso pubblico che ogni anno desidera farne parte di partecipare in completa sicurezza. “Obiettivi! Special Online Edition” infatti ti consente di lavorare direttamente da casa tua a ciò che è davvero importante per TE. Fissa priorità, individua risorse e ottieni i risultati che desideri.

Se stai leggendo questo post sei interessato a sviluppare la tua capacità di conversare in modo efficace. Puoi fissare questo obiettivo in modo da ottenere il risultato rapidamente? Intanto ti offro 3 consigli per andare nella direzione che desideri. Se poi vuoi diventare anche efficace nel farlo e imparare come applicare il metodo, informati qui.

  1. Fai domande. Chi pone le domande in una conversazione ha il controllo della conversazione. Quali vantaggi offre questa strategia? Tre vantaggi in particolare: il primo è che guidando una conversazione puoi condurla dove vuoi tu, il secondo è che l’interlocutore dovrà pensare ed elaborare le risposte, infine il terzo è che se fatto in modo gentile e rispettoso ti farà apparire interessato all’argomento. In una conversazione nella quale non sei particolarmente coinvolto quest’ultimo può essere un grande vantaggio.
  2. Chiedi un (piccolo) favore. Quando qualcuno ti fa un favore inconsciamente sente che lo consideri o lo apprezzi; chiedendo un favore, infatti, esprimi vulnerabilità e fiducia. Questo atteggiamento molto spesso viene ricambiato e ti offre la possibilità di aprire un canale privilegiato di conversazione. Allo stesso modo, quando qualcuno ti chiede un (piccolo) favore, accettalo. Forse qualcuno vuole iniziare una conversazione con te.
  3. Fatti ricordare. Per rendere più semplice per il tuo interlocutore ricordare ciò che vuoi dirgli c’è un modo semplice. Questo trucco è simile a una tecnica di PNL che si chiama nested loops. Nei nested loops si interrompe volontariamente il racconto e si passa al successivo. Poi si chiude il cerchio dei racconti al contrario. I nested loops sono una tecnica molto efficace e utilizzata spesso da Richard Bandler. In una semplice conversazione puoi inserire ciò che ritieni importante fra un racconto e l’altro delle tue vacanze estive.

3 qualità che ti rendono naturalmente un leader

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In che modo puoi diventare il leader che desideri essere? È possibile che mentre tu ti poni questa domanda tu sia più vicino di quello che pensi all’idea che hai in mente. Forse non ti sei mai soffermato abbastanza sulle qualità che già possiedi. Molte persone ad esempio hanno doti innate da Coach e non lo sanno. Pensa a quale potenziale potresti liberare se conoscessi meglio te stesso e i tuoi talenti.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti insegnerò le competenze dei Coach più importanti al mondo e ti spiegherò come puoi ottenere il meglio dai tuoi talenti e nell’espressione della tua leadership. Nel frattempo, in attesa del 29 ottobre quando ci vedremo a Milano, ti invito a scoprire 3 qualità che ti rendono naturalmente un leader:

Adatti la realtà alla tua visione. L’acqua trova il suo percorso e quando non lo trova lo crea. Così un leader si adatta con flessibilità alla realtà nei comportamenti e porta avanti in modo chiaro e incessante ciò che lo ispira. Se Steve Jobs o Gandhi non avessero tenuto fede alla propria visione oggi non sarebbero ricordati – tra le altre cose – come due straordinari esempi di leadership. E come loro molti altri: chi lavora per realizzare il suo scopo è naturalmente un leader.

Prendi decisioni in modo costante. La maggior parte delle volte non avrai tutte le informazioni che vorresti avere per poter decidere ma devi comunque andare avanti e operare una scelta. Cosa fai? Non si tratta di lanciare una moneta. Si tratta di ascoltare le proprie sensazioni e prendere la migliore decisione che puoi, nel minor tempo possibile. Una decisione rapida significa un risultato veloce e se il risultato non è soddisfacente c’è sempre tempo per correggerla.

Fai (anche e soprattutto ciò che dici). Un tratto fondamentale del leader è la capacità di dare forma ai propri pensieri. Soprattutto quando questi pensieri vengono espressi ad alta voce. Gli annunci sono belli ed emozionanti. Poi bisogna passare ai fatti. Meglio ancora se annunci dopo aver fatto, in alcuni casi. Si tratta di costruire fiducia e la fiducia non si costruisce semplicemente con le parole. Si costruisce attraverso l’esperienza di una promessa fatta e poi mantenuta.

Quali sono secondo te le altre qualità che individuano naturalmente un leader?

3 comportamenti per diventare un punto di riferimento sul lavoro

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Lavori per una azienda e a un certo punto ti senti felice e coinvolto nel lavoro. Vorresti dare di più. Cosa fai? Altro scenario: sei insofferente, la vita dell’ufficio ti inizia ad andare stretta vedi le persone con una maggiore anzianità crogiolarsi nelle posizioni acquisite e tu ancora arranchi. Qual è la soluzione? Dipende tutto da quanto ami il lavoro che fai. Sei pronto per impegnarti e fare la differenza? Il primo passo allora è conoscere l’ambiente di lavoro e capire come affrontare la sfida che hai di fronte.

Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti spiego quali sono gli stadi di vita di una azienda. Lo stadio ottimale si chiama “Prime”. Gli altri stadi che attraversa l’azienda iniziano con il “corteggiamento”, cioè dall’idea dell’imprenditore. Poi se l’azienda nasce, si passa all’”infanzia”, con la crescita si attraversano gli stadi “Toddler”, o “Go-go”, nel quale l’azienda inizia a gattonare e muovere i primi, scoordinati, passi. Se tutto va bene, l’azienda arriva a una fase di “adolescenza”. Periodo difficile, si sa.

Con la necessaria maturità, ci si porta nel Prime. Questo stadio ottimale è dove ogni azienda dovrebbe trovarsi (e rimanere) per ottenere i migliori risultati. Senza un cambio generazionale che favorisce il ricambio di idee ed energie da qui la situazione si deteriora. Arriva la “Stabilità”. Per non rischiare si mantiene lo status quo. “Squadra che vince non si cambia” e infatti si inizia a perdere. Se non arriva qualcuno da fuori a dare una scrollata arriva l’”Aristocrazia”, il management si focalizza su sé stesso, i senatori preferiscono i privilegi alle vittorie. Da qui si va verso la “Burocrazia”. E dopo c’è solo la fine.

Per diventare un punto di riferimento sul lavoro, portare nuove energie alla tua azienda e dare nuovo impulso al rinnovamento ci sono 3 comportamenti che puoi mettere in pratica semplicemente:

Fornisci la visione. Qual è lo scopo di un leader? Credo che ogni leader abbia il compito di trovare le risorse. Non necessariamente in prima persona, anche mostrando la via o aiutando le persone a trovarle per conto proprio. Le persone vogliono sapere qual è la direzione e come arrivarci. Diventa la persona che dà forma e significato a questo bisogno e diventerai automaticamente il punto di riferimento per le persone che hai attorno. Più sei in grado di farlo in modo semplice e sarai importante per gli altri.

Parla meno e ascolta di più. Le persone tendono ad essere più felici e produttive quando si sentono libere di contribuire con nuove idee e dare spunti per migliorare il lavoro. Per farlo hanno bisogno di ascolto e fiducia. I migliori leader trascorrono molto tempo ad ascoltare idee, proposte, bisogni. Pongono obiettivi, sfide e problemi, quindi fanno domande per coinvolgere l’intero team nella generazione di soluzioni. Premia l’iniziativa e incoraggia tutti i membri del gruppo a fare lo stesso e soprattutto fai in modo di mettere in pratica ciò che viene proposto.

Guarda il potenziale. I grandi leader incoraggiano attivamente i propri collaboratori, mostrano la visione in cui il successo è un fatto compiuto, ascoltano idee e proposte. Alla fine, scelgono il tipo di persona che, in quella realtà futura, avrà espresso il suo potenziale. In ogni obiettivo il risultato è fondamentale ma il vero valore si crea quando le persone crescono e con esse il gruppo. Guardare al potenziale prima ancora che al risultato è una strategia, guardare solo al risultato è tattica.

Preparati a raggiungere i tuoi Obiettivi!

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A settembre torna Obiettivi! in una veste speciale: “Obiettivi! Online Special Edition”. In che modo ti puoi preparare al meglio a partecipare al webinar che ti aiuta a trasformare la tua vita e a realizzare i tuoi obiettivi?

Se ami come me lo sport saprai certamente che l’allenamento – fisico e mentale – è fondamentale. Quando ci vedremo a settembre a “Obiettivi! Online Special Edition ti mostrerò come tenere alta la motivazione ed essere preparato ad affrontare tutte le sfide che si pareranno di fronte a te lungo la via per il tuo obiettivo.

Nel frattempo, puoi utilizzare queste settimane di estate, magari di ferie, per iniziare a sciogliere i muscoli della motivazione e prepararti ad affrontare la trasformazione che desideri. Con 5 semplici passi:

Definisci il tuo scopo: inizia a pensare sin da ora a qual è lo scopo nella tua vita. A “Obiettivi! Online Special Edition” affronteremo la questione in dettaglio. Adesso comincia a tratteggiare i contorni di quello che è e dovrà essere il tuo faro, la tua guida. Quando fai fatica a fare il passo successivo, lo scopo sarà lì a ricordare a te stesso perché è importante andare avanti.

Gestisci la stanchezza: quando sono stanco per fare il mio allenamento di corsa, faccio sempre un chilometro in più. Accogli la fatica, prenditi cura del fastidio che provi o della mancanza di voglia. Affronta la paura o le ansie di situazioni complesse e portale con te oltre la difficoltà stessa. Mostra loro che c’è una soluzione e che tu sei in grado di trovarla.

Fai qualcosa di difficile: e fallo almeno una volta a settimana. Non è necessario che sia qualcosa di strano o insolito. Se ti va di fare bungee jumping perché ti porta fuori dalla tua area di comfort, fallo pure. Io sto parlando di quelle difficoltà quotidiane: parlare con il vicino impiccione in modo gentile, alzarsi prima per andare a correre, presentare la tua idea in ufficio quando sai che è la più complessa. Trova il modo.

Dai risposte: a te, agli altri. Non creare scuse, trova le ragioni. Analizza ciò che fai quando sbagli e trova il modo in cui puoi correggere ciò che non hai fatto bene. Assumersi la piena responsabilità per eventuali mancanze è il primo passo. Affronta e riconosci i tuoi errori, puoi imparare da essi ed evitare di ripeterli in modo da poterne fare sempre di nuovi.

Scopri che avevi torto: quando pensi di non farcela è il momento giusto per dimostrare che ti stai sbagliando. L’anno non sta andando bene dal punto di vista economico? Le vendite sono in calo? Pensi che non riuscirai a centrare l’obiettivo di fatturato o di vendita? Stare fermo a guardare le tue cattive aspettative realizzarsi, non serve a nulla. Agisci, trova il modo.

Gestire in modo più efficace le priorità di lavoro

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Quante volte ti sarà capitato di prendere più lavoro di quanto ne potessi umanamente gestire? Preparati al ritorno in ufficio a settembre in modo da gestire meglio il tuo carico di lavoro! È necessario sviluppare i giusti anticorpi per difendersi dalle continue richieste e fare in modo di renderle gestibili.

Per fare questo è necessario imparare a gestire tanto le richieste insistenti o pressanti del proprio capo quanto gli ordini dei clienti, le loro necessità e le promesse fatte al momento di definizione del contratto. La gestione del tempo e del carico di lavoro passa sempre da una efficace gestione di sé.

Per questa ragione è necessario, quando si riceve la richiesta di prendere in carico ulteriore lavoro, porsi 3 domande chiave per stabilire se rispondere sì o no:

Quale risposta mi avvicina di più al mio scopo? Lo scopo è un faro, una guida quando hai bisogno di sapere la direzione in cui andare. A volte si decide di prendere un lavoro perché ci soddisfa economicamente ma ci allontana dal nostro scopo. Se questo avviene troppo di frequente il lavoro stesso inizia a diventare un peso.

Qual è il costo di ciascuna risposta? Questo è un modo molto pratico di affrontare la questione. Se rispondi sì quali carichi di lavoro avrai? Quali vantaggi? Quali nuove competenze o risorse? E se rispondi no? Quali problemi dovrai affrontare? A chi sta dicendo no? Quale esperienza stai evitando? Per quale ragione?

In che modo puoi trattare? A volte non è tutto sì o no. Quando ricevi la richiesta di svolgere un lavoro puoi pensare se in questa richiesta c’è un margine di trattativa. Se hai chiari i tuoi obiettivi (e il tuo scopo) puoi sempre proporre una alternativa. Il punto è offrire il supporto in un altro modo che non richieda di svolgere effettivamente molto più lavoro.