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lavoro Archives - Claudio Belotti

3 regole semplici (più una) per rendere produttive le obiezioni in azienda

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Il confronto in azienda è all’ordine del giorno. Tanto fra i diversi settori quanto all’interno del team, è necessario fare spesso il punto della situazione per allineare e coordinare progetti e novità. Per questo si organizzano spesso (e poco volentieri) delle riunioni. Le riunioni infatti sono uno degli aspetti meno apprezzati sul lavoro. Spesso sono percepite come infruttuose (e in alcuni casi è proprio così). In qualche modo sono un male necessario, anche quando si trasformano in un terreno di scontro.

Il conflitto infatti può mettere a disagio. Difficilmente però si riescono a produrre le idee migliori o a raggiungere delle soluzioni innovative se si è sempre tutti d’accordo. Come imprenditore o manager, il tuo compito è aiutare i membri del team a imparare a dissentire in modo produttivo. Come ti spiego infatti anche nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo(Roi Edizioni) esistono problemi normali e problemi anormali in azienda. Comprendere se quelli che affronti in azienda in questo momento sono i migliori problemi che tu possa avere, può aiutarti a capire come far meglio.

Quando affronti una riunione è importante tenere ben presente 3 regole fondamentali per gestire al meglio le obiezioni:

Attenersi ai fatti: fai in modo che le persone espongano le loro idee con i fatti, in modo logico e con una esposizione chiara. Conoscere la PNL può esserti di grande aiuto. Utilizzare il Meta Modello – con attenzione e cortesia, visto che può essere uno strumento molto potente – ti permette di disinnescare tattiche retoriche o semplici fallacie logiche.

Si gioca tutti nella stessa squadra: la squadra è l’azienda e l’obiettivo è quello di far meglio, crescere e migliorare. L’obiettivo della riunione non è che l’opinione o l’idea di una persona si dimostri giusta o “vinca” sulle altre. L’obiettivo è risolvere il problema o tracciare la direzione, insieme.

Non metterla sul personale: parti dal presupposto che le intenzioni di tutti siano buone. Per sentirti più a tuo agio con i conflitti e raccogliere i frutti di un dibattito produttivo, lascia andare l’idea che tutto dipende da te. Mettiti a tuo agio con i conflitti produttivi, mostrerai alla tua squadra che si può obiettare, incoraggiando le persone a mostrare le proprie idee. Per allontanare un conflitto di lavoro dal personale, pensa al quadro più ampio e alle esigenze dell’azienda.

Resta umile: Rispetta i punti di vista di tutti e sii aperto a cambiare idea quando necessario. Quando qualcuno è sicuro al 100% di aver ragione, convincerlo del contrario può essere molto complicato. Invita tutti a ripensare le proprie ipotesi e guardare la situazione in modo diverso. Non usare opinioni personali, tue o della persona che obietta. Rimani sui fatti e cambia punto di vista.

3 domande chiave per valutare un’offerta di lavoro

By | Coaching, Risorse gratuite

Proseguo oggi la serie di post sul lavoro. Nei due post precedenti abbiamo affrontato due argomenti cruciali:tutti i sì da dire quando vuoi lasciare il posto di lavoro per metterti in proprio  e all’opposto su  cosa è importante focalizzare l’attenzione quando devi rimanere nel posto di lavoro, anche se questo non ti piace più. Oggi affrontiamo un terzo pilastro: la ricerca del nuovo lavoro e in particolare gli elementi fondamentali da valutare per capire se l’azienda in cui andare a lavorare è quella giusta per te.

Innanzitutto devi essere tu a stabilire cosa desideri dalla cultura dell’azienda nella quale vuoi andare a lavorare. I valori che ti ispirano e che vuoi ritrovare, certamente, le politiche di welfare aziendale e sicuramente anche i criteri di smart working sono tutti aspetti molto importanti. Ma non bastano. Ci sono altri aspetti che possono determinare la qualità del lavoro in una azienda e sono elementi che non vengono pubblicizzati sul sito aziendale o promossi al momento del colloquio preliminare con l’head hunter o quello con il responsabile delle risorse umane.

Sono informazioni che devi reperire da solo, facendo attenzione ad alcuni aspetti meno evidenti dell’azienda o attraverso le giuste domande alle persone che vi lavorano o vi hanno lavorato. Quando vuoi un nuovo lavoro, è molto importante “fare i compiti”, informarti, scoprire notizie utili e decidere con consapevolezza, facendo attenzione in particolare a queste tre domande chiave:

L’azienda fa crescere e incentiva i propri talenti? Uno sguardo a LinkedIn può essere molto utile per comprendere i livelli di turnover, per prendere contatto con alcuni ex dipendenti che hanno svolto mansioni nello stesso settore per il quale concorri e comprendere quali sono le motivazioni che li hanno portati a lasciare l’azienda. Alcuni “capi” trattano i lavoratori duramente? L’azienda ha una cattiva reputazione? La retribuzione è mediamente bassa? Ci sono poche possibilità di crescita?

Lo stato patrimoniale dell’azienda è buono? In modo semplice è possibile verificare lo stato patrimoniale di una azienda attraverso una visura camerale oggi fattibile con semplicità online, e verificare attraverso i dati di bilancio lo stato di salute della società. In questo modo è possibile anche confrontare questi dati con quelli della concorrenza e comprendere come si muove sul mercato di riferimento.

I clienti dell’azienda sono soddisfatti? Molte aziende hanno recensioni online, molte altre pubblicizzano i nomi dei propri clienti: in ogni caso puoi sempre chiedere in giro. Conoscere quali sono le eventuali criticità può essere utile per comprendere cosa si dovrà affrontare nel momento in cui si entra in azienda. Essere parte di una azienda infatti significa condividere comunque la vision, la mission e soprattutto la reputazione. Lavorare per una azienda con una reputazione solida, con valori condivisi e un futuro di fronte a sé, sono aspetti fondamentali per misurare la qualità della vita lavorativa che andrai a vivere.

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.

Successo, valori e flessibilità

By | In evidenza

Quando arrivi alla consapevolezza che il tuo lavoro d’ufficio non è più ciò che desideri per te e vuoi cambiare vita, si manifestano subito quelli che nel viaggio di ogni eroe sono i guardiani. Sono le persone che ti mettono in guardia – con la finalità di trattenerti per motivi che a loro avviso sono ottimi e più che ragionevoli – dal cambiare.

Siccome di guardiani ne abbiamo tutti (e molti), ti voglio parlare degli aspetti positivi che hanno riscontrato tante persone che hanno deciso di lasciare il proprio lavoro per seguire le proprie passioni. Ricorda: ognuno di noi prima di prendere qualsiasi decisione e dopo aver ascoltato il parere dei guardiani dovrebbe comprendere i propri bisogni e fare riferimento ai propri valori per stabilire cosa vuole veramente.

Nel momento in cui hai pensato alle conseguenze e hai preso la decisione, soprattutto se lo hai fatto presto e bene, dovresti decidere di seguirla e vedere quali risultati porta. Ecco alcuni aspetti positivi del lasciare il proprio lavoro per svolgere una libera professione o aprire una azienda in proprio:

  1. Il successo è prima di tutto significato. Se nella tua vita il tuo lavoro è diventato insostenibile, se non ti rappresenta ciò che fai, se lo scopo e gli obiettivi nel tuo lavoro non coincidono più con i tuoi, hai ottimi motivi per cambiare. Diverse ricerche di recente hanno mostrato come il significato del lavoro che si sta facendo venga prima della retribuzione, per una grande fascia di lavoratori.
  2. Il tuo CdA sono i tuoi valori. Non c’è niente di meglio di un consiglio di amministrazione che ti conosce e sa cosa vuoi, cos’è importante per te e come vuoi creare il successo nella tua vita. Quando sei il capo di te stesso, sono i tuoi valori a prendere le decisioni migliori. Se decidi di fare questo passo, assicurati di aver fatto un profondo lavoro su te stesso prima – magari con un amico che ti conosce bene, un Coach professionista, insomma una persona di cui ti fidi profondamente – e poi sarai libero di fare la tua scelta.

La flessibilità è il benefit principale. Poter scegliere quando lavorare, personalizzare la propria fascia oraria o le proprie giornate non ha prezzo. Non sempre è così, ovviamente. Ma lo è molto più frequentemente rispetto al lavoro d’ufficio. La flessibilità, oltretutto è una grande prova di responsabilità e capacità di gestione. La flessibilità infatti impone una grande disciplina ma ciò che si ottiene in cambio è libertà.

 

 

 

 

Tre semplici strategie per aumentare il coinvolgimento nel lavoro

By | In evidenza

Diverse statistiche, tra le quali quella elaborata da Gallup hanno evidenziato come un’alta percentuale di lavoratori sia insoddisfatta del proprio lavoro. Proprio secondo Gallup questa percentuale corrisponderebbe all’87% dei dipendenti, che dichiara di non sentirsi coinvolto o soddisfatto sul posto di lavoro.

Molte persone infatti non si aspettano neanche che il lavoro possa essere qualcosa che piace, che dà soddisfazione e coinvolge. Perché il coinvolgimento sul lavoro può portare una sorta di autentica vitalità, una immersione completa negli impegni e conduce al desiderio continuo di miglioramento e crescita.

Se anche tu fai parte della maggioranza delle persone che non si sentono coinvolte al lavoro, puoi fare almeno due cose per migliorare la tua situazione: puoi decidere di cambiare lavoro, ad esempio. Oppure puoi scegliere di rivitalizzare la tua vita lavorativa attraverso qualche strategia. Vediamone insieme tre:

Festeggia ogni progresso.

I progressi che fai ogni giorno contribuiscono ad aumentare il tuo coinvolgimento sul lavoro. Secondo una ricerca dell’università di Harvard infatti è emerso che per i dipendenti il fattore più importante di una buona giornata di lavoro è dettato dai progressi fatti. Quando facciamo progressi verso obiettivi importanti per noi, ci sentiamo motivati ​​a continuare. Ciò significa che anche le “piccole vittorie” possono farci sentire bene e ispirarci a fare di più. Il segreto è definire bene i propri obiettivi e scegliere cosa è importante.

Dai priorità alle attività che danno maggiore soddisfazione.

Il consiglio non riguarda solo il cosa ma anche il come. Scegli di fare le attività che più ti danno soddisfazione e falle nel modo più interessante o divertente possibile. Potresti concederti durante la giornata del tempo per una conversazione spensierata con i colleghi su attività non lavorative. Oppure potresti prendere un momento per inviare un’e-mail a un collega per esprimergli la tua gratitudine. Lavora per tenere alto l’umore del gruppo, fai in modo che l’esperienza lavorativa sia gradevole per tutti, ogni giorno. Così influenzerai positivamente anche le altre persone e le ispirerai a fare lo stesso.

Mangia e bevi in modo salutare.

Lo stress sul lavoro spinge facilmente all’abuso di sostanze stimolanti e prodotti industriali ad alto contenuto di sale o zuccheri. Insomma: un utilizzo fuori controllo di caffè e snack dolci e salati possono rendere il lavoro ancor più pesante di quanto non sia. Mangiare in modo sano ed equilibrato può aiutare a migliorare lo stato emotivo sul luogo di lavoro e di conseguenza anche le emozioni collegate a questo.

Non tutto lo stress è utile: impara a sceglierlo

By | In evidenza

Lo stress è parte della vita di ciascuno di noi. In molti casi è una spinta a far meglio, in molti altri può sembrare una zavorra. Dipende certo dalla fonte – che non possiamo controllare – e da noi che certamente possiamo decidere cosa fare di questo stress. Utilizzare lo stress per migliorare la propria performance significa integrare questa interferenza e ricevere un surplus di energia per il lavoro e la vita di tutti i giorni.

Non tutto lo stress però è utile. Mi spiego meglio: io penso che sia possibile trarre il meglio da ogni situazione. Non per questo tutte le fonti di stress vanno tollerate e integrate. Alcune fonti infatti sono stress inutile al quale capita di esporsi anche solo per abitudine. A queste fonti non fai nemmeno più caso ma nel profondo consumano energie che potresti utilizzare diversamente. Il primo passo quindi è portarle a galla, accorgerti di cosa ti stressa.

Tra i molti esempi delle più comuni fonti di stress da riconoscere ed eliminare ci sono queste tre:

Non separarsi dal passato
Capita a volte di non farci nemmeno caso e giudicare il proprio presente con il pensiero, i valori e gli obiettivi del passato. Ogni tanto è importante fare una bella pulizia del cervello, un aggiornamento del software per avere la consapevolezza di cosa pensi e credi oggi, cosa ti motiva: quali sono i valori e le convinzioni importanti per TE, oggi. Non puoi iniziare il prossimo capitolo della tua vita se continui a rileggere quello vecchio.

Accontentarsi
Chi si accontenta gode così così, cantava Ligabue. Una delle più comuni cause di stress nella vita è lasciare i sogni nel cassetto e i progetti nel dimenticatoio. Perché i sogni, le idee, le ispirazioni sono la parte più autentica della tua vita, rispecchiano la parte più profonda di te. E non muoiono, non te le scordi e basta: restano lì che tu lo voglia, o no. In questo caso accontentarsi è uno stress perché anziché ragionare su come realizzare i propri progetti, ci si concentra su ciò che manca. Raggiungere un obiettivo è semplice se sai come farlo.

Fare i perfezionisti
Il perfezionismo va definitivamente superato. Perché? Per due ragioni: la prima è che la perfezione non esiste. È sempre possibile fare meglio e più si fa, più si migliora e se ci si ferma di tanto ad analizzare errori e difetti, si migliora anche di più. Questi, gli errori, i difetti, sono i maestri che possono portarti verso la migliore versione di te stesso. La seconda ragione è l’originalità. La perfezione è robotica, standardizzata. Il difetto è unico, è il valore aggiunto. Scegli di essere difettoso, scegli di essere unico.

3 passi per ritrovare felicità ed equilibrio sul lavoro

By | In evidenza

Nel mio audiolibro Come ritrovare la felicità ti parlo di come ciascuno di noi può riconoscere facilmente gli elementi che nella propria vita lo tengono giù e ti offro le soluzioni di cui hai bisogno per uscirne. In alcuni casi non sono le soluzioni che vorresti, in altre sono proprio le soluzioni alle quali non avevi ancora pensato.

Ecco, lo stesso metodo si può applicare al lavoro per ritrovare la felicità e l’equilibrio lavorativo, con il capo e i colleghi. O più in generale nei rapporti con le altre persone nella tua azienda. Il principio è semplice: passare all’azione. Prendi il controllo e la responsabilità delle tue azioni e scegli qual è il comportamento più efficace da tenere in ufficio.

Si tratta di trasformare il quieto vivere in un confronto costruttivo e i conflitti, i litigi e battibecchi in un attrito creativo dal quale tutti possono trarre un vantaggio. Se fai questo, riceverai apprezzamento e riconoscenza per l’impegno che metti nel migliorare l’esperienza e il lavoro di tutti, compreso il tuo.

Ci sono tre azioni che puoi compiere per rendere migliore da subito il tuo ambiente di lavoro:

Esprimi apprezzamento: quando puoi, ogni volta che ne hai occasione, impegnati a riconoscere le cose che vanno bene, quelle che funzionano. Concentrarsi su ciò che non funziona, di tanto in tanto può essere utile ma il focus rivolgilo sempre alle soluzioni. Le soluzioni sono sempre un passo più in là rispetto ai problemi e per vederle e riconoscerle serve tenere la testa alta e lo sguardo vigile.

Chiedi scusa: soprattutto se hai perso la pazienza o se hai alzato la voce. In ufficio può capitare: presi da mille cose, telefonate, mail, qualche caffè di troppo ed è facile perdere lo stato e il focus sulle cose realmente importanti. Alzare la voce sicuramente non serve a vincere i conflitti e superare le divergenze ma ad alzare muri e livello dello scontro. È quello che vuoi?

Comprendi le ragioni degli altri: questo vale per tutto, non solo per le ragioni. A volte sul lavoro si crea incomunicabilità fra settori perché ogni comparto ha le proprie esigenze e i propri processi di lavoro. Quando i processi prendono il sopravvento sugli obiettivi la macchina di lavoro ne risente. Un buon modo per superare l’impasse è fare in modo di comprendere anche il metodo di lavoro degli altri. Una sincera curiosità è l’arma migliore del confronto.

Se il tuo obiettivo è quello di migliorare la tua esperienza lavorativa, scegli di fare un piccolo investimento sul tuo futuro: partecipa a Obiettivi! un workshop straordinario che faccio ogni anno per aiutarti a definire e raggiungere i tuoi obiettivi. Conquista la certezza di ottenere ciò che vuoi e fallo con la spinta di una motivazione solida e costante.

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Scegli di diventare incompetente

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Qualunque sia il lavoro che fai, la tua professione, il tuo mestiere sono certo che tu sia molto preparato nel tuo campo. Le tue competenze sono una buona parte di ciò che ti ha portato a raggiungere i risultati che hai oggi.

Ma se vuoi crescere nella vita a un certo punto sai che devi prendere una decisione difficile: uscire dalla tua zona di comfort e spezzare quell’equilibrio. Ogni passo ha in sé un breve momento di sbilanciamento. Allo stesso modo, per migliorare, devi scegliere di diventare incompetente.

Proviamo a vederlo da un altro punto di vista: conosci il principio di Peter? Il principio di Peter è una teoria psicologia esposta in un libro del 1969 dal sapore ironico. Lo psicologo canadese Laurence Peter lo espose in questi termini: in una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza.

Significa – e successivamente è stato dimostrato con modelli matematici – che all’interno di una azienda con organizzazione gerarchica un dipendente che dimostra particolari doti e capacità viene promosso fino a raggiungere una posizione nella quale non riesce più a esprimersi allo stesso livello.

Una volta raggiunto questo “livello di incompetenza” la carriera del dipendente si arena, perché manca la spinta per una ulteriore promozione. Questo cosa ti insegna? Due lezioni: la prima è che la prossima volta che hai a che fare con un capo incompetente devi essere paziente, perché ha raggiunto il suo limite.

La seconda lezione è per te: se non trovi aree di incompetenza nella tua vita, significa che non stai crescendo. Se sei felice così, ok. Ricorda solo che il resto del mondo va avanti e quello che oggi può sembrarti un equilibrio perfetto domani può trasformarsi in una rincorsa per raggiungere quello che prima davi per scontato.

Scegliere di diventare incompetenti significa mettersi alla prova e sfidarsi su terreni sconosciuti. Alle volte significa cambiare per il gusto di farlo. In altri casi può significare confrontarsi con un settore o una branca differenti della propria professione. Diventare incompetenti è un obiettivo preciso: riconoscere il proprio limite e cercare di superarlo. Quindi, pensaci bene: se non vedi nemmeno uno spazietto, una piccola area di miglioramento, vuol dire che stai guardando nel posto sbagliato.

3 elementi fondamentali (più uno) per presentarti al meglio

By | In evidenza

Quando inizi un nuovo lavoro o incontri un nuovo cliente ti capita di volerti presentare al meglio delle tue capacità (e qualche volta anche più di quelle)? Se la risposta è affermativa ho due notizie per te: una buona e una cattiva. La cattiva notizia è che puntare tutto sulle capacità, su ciò che sai fare – e sono certo che sia moltissimo – non è il biglietto da visita più efficace. La buona notizia è che il tuo desiderio di presentarti al meglio è un bene prezioso che devi conservare. Vediamo insieme come puoi sfruttarlo meglio.

Secondo la psicologa sociale Amy Cuddy dell’Harvard Business School, già autrice del famoso TED Talk del 2012, intitolato “Your Body Shapes Who You Are”, c’è un elemento più importante della competenza, che gioca un ruolo chiave nei rapporti umani, sociali, professionali che siano. Questo elemento fondamentale è la fiducia.

Quindi, se il tuo obiettivo è quello di presentarti al meglio con un nuovo cliente o fare una buona prima impressione, il tuo compito è quello di prendere la tua motivazione di presentarti al meglio e utilizzarla per creare ciò di cui ha bisogno la persona che hai di fronte: fiducia. E quali sono gli elementi che creano fiducia?

Ho raccolto i tre elementi principali (più uno) per creare rapidamente fiducia:

  1. Crea Rapport: da Master Trainer in NLP for Business penso sia doveroso partire da questo punto. È vero: per creare Rapport servono alcune competenze che non possono essere improvvisate. Un buon investimento per fare questo è sicuramente partecipare al prossimo Basi di PNL per apprendere i fondamentali di questa metodica straordinaria e comprendere quanto la capacità di creare Rapport in maniera rapida sia una porta spalancata sulla fiducia del prossimo.
  2. Fai sentire il tuo interlocutore il protagonista. Studia, fai i compiti prima e presentati preparato sui punti di forza dell’azienda per la quale sottoponi la tua candidatura o per il cliente che vuoi conquistare. Il tuo interlocutore sicuramente apprezzerà il fatto che ti interessi abbastanza da prestare attenzione a quello che fa. A tutti fa piacere che qualcuno conosca e apprezzi i propri punti di forza.
  3. Dai prima di ricevere. Se mi segui me lo avrai sentito ripetere centinaia di volte: non pensare mai per prima cosa a ciò che puoi ottenere. Concentrati invece su ciò che puoi fornire. Dare è l’unico modo per stabilire una vera connessione. E per avere il meglio, è fondamentale imparare a dare il meglio.

Infine: resta umano. Ammetti i tuoi difetti, ammetti di essere umano. Nessuno cerca un robot in carne e ossa perché l’alternativa è un robot in acciaio e silicio con il quale sicuramente non hai voglia di entrare in competizione. Vantare troppi successi o esaltare la propria bravura per fare una grande prima impressione non funziona mai. Sii umile, invece. Condividi i tuoi errori. E sii il primo a ridere di te stesso, senza metterti in ridicolo. Le persone non rideranno di te. Le persone rideranno con te. E saranno contente di aver a che fare con una persona come te.

Il rumore di fondo della vita

By | In evidenza

Esiste una quantità ideale tempo per restare a lavorare in una azienda? Sì e… No. Mi spiego meglio: non esiste un tempo fisso valido per tutti che siano tre, cinque o dieci anni. Ma esiste un tempo. Quando si è dipendenti, il tempo che si lavora per una azienda è sempre un tempo determinato.

A questa regola ci può essere solo una eccezione: riuscire a sviluppare la capacità di crescere e ottenere continua soddisfazione dal proprio lavoro attraverso obiettivi sempre nuovi. Altrimenti sarà solo una questione di tempo a stabilire la naturale scadenza della motivazione. Ogni dipendente è prima di tutto un essere umano e in misure differenti ha innato un bisogno di varietà. Questo non vuol dire che tutti arrivino al punto di voler lasciare il proprio lavoro: il lavoro potrebbe soddisfare altri bisogni o la persona potrebbe riuscire a mantenere un buon equilibrio tra soddisfazione e sofferenza.

Proprio per questa ragione è molto importante fare attenzione ai segnali che il corpo manda. Cosa significa se sei in sofferenza? Se hai un alto livello di stress? Il motivo potrebbe essere che non sei più allineato ai valori o persino allo scopo del tuo lavoro e stai perdendo completamente l’interesse per esso, andando in stress.

Lo stress oggi è diventato così presente nella società che tendiamo a non pensarci più molto. È un rumore di sottofondo, al quale facciamo caso solo se ci fermiamo ad ascoltarlo o se altri ce lo fanno notare. Ma innumerevoli studi scientifici hanno dimostrato che lo stress invece è un problema serio e ha un grave impatto sulla nostra salute e il nostro benessere.

Riconoscere quindi l’origine del proprio stress è molto importante. Questo si può fare in molti modi: il mio preferito da tanti anni ormai è fare il punto sui miei obiettivi. Lavorando sullo scopo e sugli obiettivi puoi individuare facilmente cosa vuoi che faccia parte della tua vita e di conseguenza anche se il lavoro che stai facendo è quello che vuoi e quello che ti può portare dove vuoi andare.

Proprio per questo da tanti anni ormai torno a proporre Obiettivi!, uno straordinario workshop che faccio per aiutarti a definire e raggiungere i tuoi obiettivi. Con il workshop Obiettivi! infatti conquisti la certezza di ottenere ciò che vuoi e riesci a farlo con la spinta di una motivazione solida e costante. Grazie a Obiettivi! infatti tante persone hanno compreso che era arrivato il momento per realizzare i propri sogni, metterli su carta e trasformarli in obiettivi concreti.

Informati qui e partecipa al workshop che può cambiarti la vita!