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lavoro Archives - Claudio Belotti

Una nuova leadership per il 2021

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Il miglior modo per iniziare questo 2021 tanto atteso è fare un salto nella leadership. Scopriamo insieme quali sono i principali tratti di leadership da sviluppare nei prossimi mesi per rafforzare il tuo ruolo. Un leader, infatti, per essere tale deve sviluppare la capacità entrare in relazione con le altre persone, guidarle senza comandare, aiutandole a diventare leader a loro volta.

Un leader infatti – come ci ricorda una delle radici di questa parola – ha il compito di innalzare e condurre al successo gli altri. Ciascun leader fa questo in modi differenti, si adatta all’ambiente, agli usi del gruppo e ha le competenze necessarie per andare per primo quando si affronta una novità. Ma il ruolo del leader non si ferma a questo.

La parte più importante del suo approccio è nell’identità: un leader si riconosce – riconosce sé stesso e si rende riconoscibile dagli altri come tale. Quando lo fa ispira gli altri trasmette i valori proprio del suo gruppo e dell’azienda per la quale si lavora insieme. Aiuta le persone a trovare il proprio perché nel lavoro che svolgono.

In che modo avviene questa magia? Voglio suggerirti alcune attività attraverso le quali potrai sviluppare la tua leadership nel 2021 per raggiungere i risultati che desideri:

  1. Ascolta. Il 2020 tra le tante lezioni che ci ha lasciato c’è sicuramente quella dell’ascolto. E’ pieno di persone che parlano – spesso a vuoto, con lamentele o peggio con fatti inventati – e poche che ascoltano. Quelle che ascoltano sono sempre quelle che hanno un potere sulle persone che parlano e basta.
  2. Fai un passo indietro. Di tanto in tanto. Non sempre. Lascia la scena a chi lo merita. Non è così facile come sembra. E non è solo una questione di orgoglio. A volte ci sono persone che hanno una tale ritrosia per il proscenio che dovrai essere tu spesso a dover allestire il palco, far venire il pubblico, aprire il sipario e spingere con decisione la persona a prendersi l’applauso.
  3. Datti il permesso di sbagliare. Non hai sempre ragione. Tutti sbagliamo. Anche tu. Ridici su, scherza con gli altri, sii trasparente circa il tuo errore. La tua autorevolezza non scenderà all’aumentare della tua umanità. E qui sulla terra un leader con spiccati tratti umani è molto apprezzato dagli altri esseri umani.

Cosa farai quest’anno per rafforzare la tua leadership?

3 attività per imparare a gestire conflitti, problemi ed emozioni sul lavoro

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Trenta anni come Business Coach sono un periodo molto lungo e ricco di esperienze, a volte al limite dell’incredibile. Quello che impari quando hai a che fare con le persone non lo impari da nessuna altra parte. Se poi parliamo di un gruppo di persone unico e stimolante come quello di imprenditori e imprenditrici, manager, dirigenti d’impresa, be’ l’effetto è ancora più potente.

Da questa esperienza è nato “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni, un libro sulla conoscenza profonda della struttura, sul funzionamento dell’impresa; un manuale quasi: un manuale di istruzioni per la tua impresa. Utile sia che tu ne sia il capo, il fondatore o un collaboratore a qualsiasi titolo. Comprendere le dinamiche di ciò che accade intorno a te nel luogo dove trascorri la maggior parte del tuo tempo, è una skill chiave.

In un ambiente di lavoro infatti è necessario conoscere bene qual è la situazione che sta affrontando l’organizzazione nel complesso, quali sono le interazioni che avvengono fra le persone, come è gestita la responsabilità, la leadership: insomma tutto ciò che descrive lo stadio evolutivo dell’azienda e del modo in cui essa viene condotta dalla sua dirigenza.

Far questo passaggio è funzionale a una vita lavorativa più equilibrata: i conflitti, i problemi, le incomprensioni, non si possono far sparire come per magia. Bisogna gestirli. E più informazioni hai (e sai dove e come trovarle) sulla tua azienda, più diventa agile questo percorso. Ti voglio suggerire 3 attività per poter imparare a gestire conflitti, problemi ed emozioni sul lavoro:

  1. Accettalo. Che sia un problema o una emozione negativa.  Che si tratti di un conflitto: negarlo non farà altro che esacerbarlo. Mantieni la calma, respira e se la situazione lo consente sorridi, mai in modo sardonico, possibilmente in modo rilassato. Rispondi in modo assertivo, sii parte della soluzione. Molte persone vivono di conflitti e hanno bisogno di dare in escandescenza perché è il modo migliore che hanno trovato per comunicare efficacemente. Tu no, gioca il tuo gioco.
  2. Gestisci le tue emozioni. Lo stato emotivo è un insieme complesso di stati fisici e psicologici che si combinano fra loro. Fai caso a cosa senti e come ti senti quando ti arrabbi o quando provi frustrazione o tristezza. Cosa ti restituisce felicità? Cosa ti riporta nel tuo stato emotivo ottimale? Questa in PNL la chiamiamo àncora e proprio come quella marittima ha il potere di tenerti dove desideri. Se vuoi saperne di più informati qui.
  3. Fatti un giro. Quando senti nascere un sentimento o una emozione negative non combatterle. Aiutati a far cambiare aria al cervello: vai a fare quattro passi. Soprattutto se devi scrivere una mail o rispondere a un messaggio su WhatsApp, lascia passare ciò che provi. C’è un famoso adagio buddhista che recita “non rispondere quando sei arrabbiato, non fare promesse quando sei felice e non prendere decisioni quando sei triste.” Ricordalo, può migliorarti la vita.

Gestire un team da remoto efficacemente

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Tra le tante cose alle quali abbiamo dovuto fare l’abitudine in questo periodo di distanziamento ci sono sicuramente i rapporti di lavoro da remoto. Riunioni, call, meeting in ogni ufficio prendono nomi e declinazioni differenti e vengono organizzate nei modi più vari: attraverso Zoom o su WhatsApp, su Skype, Teams o Meet.

La netiquette poi vuole abiti e approcci differenti per ogni riunione. Chi è in ufficio con altri colleghi indossa le mascherine e anche se è nella stessa stanza degli altri collegati è ben distanziato e ciascuno utilizza la propria postazione o il proprio smartphone. Chi è a casa è vestito fino alla vita, poi: pigiama e babbucce imbottite. E ogni tanto un figlio che passa dietro, chiede dov’è il succo di frutta o chiede attenzioni.

Abbiamo imparato a convivere con tutto questo, a gestirlo e farlo al meglio. La nostra azienda ci ha aiutato a volte, altre volte ci ha creato problemi. In tanti casi ciascuno ha cercato di fare del proprio meglio. Certo, conoscere lo stadio evolutivo raggiunto dalla propria azienda aiuterebbe a comprendere meglio come è necessario gestirla in questi momenti. Per questo bisognerebbe leggere “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. O farlo leggere al proprio manager con la scusa facendogli anche un bel regalo di Natale.

In ogni caso per avere qualche idea sulla gestione del tuo team da remoto, puoi partire da qui: ecco a te 3 suggerimenti per gestire in modo efficace e produttivo te e il tuo team in smartworking:

  1. Fai un briefing (e debriefing) quotidiano. Il vantaggio di poter lavorare da remoto, per lo più da casa, si può tramutare nella possibilità di organizzare riunioni in modo rapido e di farle durare lo stretto necessario. Non ci sono pause caffè e pause sigaretta, non ci sono i soliti colleghi che chiacchierano tra di loro. Che sia Zoom, Teams, Meet o una call multipla su WhatsApp, un rapido check a inizio giornata e uno ancora più rapido a fine giornata possono aiutare a scandire meglio il ritmo di lavoro.
  2. Gestisci i carichi di lavoro. A casa non si lavora come in ufficio: spesso si lavora anche di più, altre volte può capitare che si lavori di meno, anche in base al compito, all’obiettivo, alle risorse a disposizione. Aiuta il tuo team a capire cosa dovrebbe fare e crea aspettative realistiche per il la consegna del lavoro. Questo vale anche per te come manager. Preparati a raggiungere il risultato e rendi chiari i compiti e le ragioni per raggiungerlo. 
  3. Concentrati sui risultati. Intervenire troppo nel processo di lavoro può essere deleterio. In particolare, quando il gruppo lavora da casa. Dai spazio alle tempistiche di tutti e sposta le risorse dove servono, quando servono. Un calo nella performance di alcuni può essere compensato da un aumento da parte di altri. Alcuni si adattano più rapidamente ai cambiamenti: valuta bene il lavoro di tutti.

Infine, assicurati che tutto il gruppo possegga le giuste risorse per svolgere il lavoro. Questo può emergere nei briefing quotidiani e potrebbe essere una buona cosa farne uno appositamente dedicato alle risorse. In molti casi ci sono delle persone che non manifesteranno un bisogno fino al momento in cui non sarai tu a renderlo esplicito. Da leader, a volte, è necessario fare uno scatto in più.

Ecologia nel lavoro e nella vita

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Il lavoro riempirà gran parte della tua vita, perciò, l’unico modo che hai di essere soddisfatto di ciò che fai è fare un buon lavoro e per fare un buon lavoro bisogna amarlo. Se non lo avete ancora trovato, cercatelo, come si fa con l’amore: capirete che è quello giusto quando lo troverete.” Steve Jobs

Tanti pensano al lavoro come a un male necessario. Ciò accade a volte perché molti si fermano al primo lavoro che trovano. Dopo aver studiato si siedono dietro una scrivania e vedono trascorrere gli anni – molto simili fra loro – uno dopo l’altro in attesa delle ferie o della pensione. Mettono sogni e passioni nel cassetto e della formazione non vogliono saperne perché pensano sia troppo tardi imparare nuove competenze.

Altre persone invece sono sempre in movimento. Le vedi amare profondamente ciò che fanno e spesso è sempre un lavoro diverso. Si formano, crescono continuamente, studiano e dedicano anima e corpo a ciò che li appassiona. Fra queste persone ce ne sono tante che frequentano anche i miei corsi e che spesso, soprattutto nei percorsi della nostra scuola per Coach, si trovano a domandarsi quale sia il momento giusto per trasformare la propria passione in un lavoro.

Io credo che ci sia spazio e tempo per fare tutto ciò che si ama e ho un consiglio sia per chi i sogni li nasconde in un cassetto sia per chi li vive intensamente: si chiama ecologia. È quell’equilibrio nelle relazioni di una persona che va tenuto in considerazione ogni volta che ci si propone di realizzare un obiettivo (insieme a diversi altri fattori). Sicuramente l’ecologia è un metro di giudizio molto utile per valutare se riaprire i cassetti delle passioni o fare il grande passo che porta dalla passione alla professione.

Ci sono tre elementi che puoi valutare, questi:

  1. La tua passione richiede fondi. Puoi soddisfarla con il tuo attuale reddito? Se avessi una partita iva potresti scaricare le spese per quella passione trasformandola in un lavoro? Ti offrirebbe sostentamento nel farla a tempo pieno? Se lavorassi da casa spenderesti di meno? Insomma, è importante valutare l’impatto economico e iniziare a pensare alla sostenibilità dell’impresa: se ami ciò che fai offrirai un servizio unico che nessun altro offre.
  2. Quanto vale il tuo lavoro? Chi ha una passione tende solitamente a sottovalutare o sottostimare il valore economico di ciò che fa. Proprio perché ciò che fai ti piace, ti riesce molto bene e in modo semplice potresti ritenere che sia altrettanto semplice per tutti gli altri e che dunque sia di poco valore. Prova a confrontarti con chi non ha quella passione, prova a chiedere quanto chiede una persona che lo fa già per lavoro. Potresti avere una bella sorpresa.
  3. Saresti più felice, rilassato e soddisfatto se lo facessi? Senti che c’è un richiamo irresistibile dall’indipendenza che offre mettersi in proprio. C’è qualcosa di straordinario nella libertà che deriva dall’essere un imprenditore e dal lavorare a ciò che si ama. C’è anche tanto lavoro, c’è la burocrazia… Ogni cosa che ami ha un risvolto meno amabile per questo bisogna avere una autentica passione e poi metterci disciplina, impegno e dedizione.

Costruisci una solida cultura aziendale

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Quando si fonda una azienda o si prosegue il lavoro creato dal fondatore è utile pensare anche alla cultura aziendale. La cultura aziendale è rappresentata dai valori e dai comportamenti che condividono le persone all’interno dell’organizzazione. All’interno della cultura aziendale si trovano anche la missione dell’azienda, la strategia di comunicazione interna ed esterna, l’identità del marchio.

Non c’è un momento migliore nel quale definire la cultura aziendale: prima si inizia e meglio è. In qualunque momento può essere aggiornata o integrata con nuovi elementi e definizioni. Se hai già letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni saprai che l’azienda vive differenti stadi evolutivi nella propria vita. Conoscerli certamente ti aiuterà a comprendere cosa sta vivendo la tua azienda e come gestirla al meglio.

La creazione di una cultura aziendale può partire comunque da basi solide. Ad esempio queste 3:

La squadra: il team di lavoro è il cuore dell’azienda. Di tutto si può fare a meno tranne che di una squadra performante e possibilmente felice. Prendersi cura della squadra che crea il prodotto o eroga il servizio è sempre l’idea migliore. Mostra alla tua azienda che tieni ai suoi collaboratori e in particolare a quelli che generano il fatturato che paga gli stipendi di tutti.

La formazione: trattare bene i collaboratori significa anche formarli, aiutarli a crescere. La formazione è una scelta win/win: può essere presentata come un benefit per i collaboratori mentre allo stesso tempo porta un grande vantaggio per l’azienda stessa. La formazione prepara la squadra ad affrontare sfide più grandi e punta a migliorare il rendimento personale sotto ogni aspetto.

L’esempio: l’esempio è una delle armi più potenti della leadership. Il fondatore e la prima linea di manager devono essere in grado di mettere in pratica tanto i comportamenti quanto i valori dell’azienda. A proposito di comunicazione interna, la coerenza tra ciò che si chiede e ciò che si fa è fondamentale. Dare il buon esempio significa poter chiedere lo stesso ai collaboratori in qualunque momento.

In che modo stai costruendo la cultura della tua azienda?

La perfezione può essere un obiettivo?

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Se lo fosse sarebbe un obiettivo modesto, noioso e privo di fantasia. La perfezione infatti prevede che esista un livello ultimo oltre il quale non è più possibile svilupparsi. Naturalmente la realtà è troppo complessa per accettare uno standard rigido come la perfezione. Più interessanti della perfezione ci sono l’azione, la pratica, la crescita e il miglioramento.

Ogni volta infatti che pensiamo di aver raggiunto la perfezione facciamo una scoperta: si può sempre migliorare. E il miglioramento avviene un po’ per volta. Michael Schumacher, il grande campione di Formula 1, molte volte è stato associato all’idea di perfezionismo. Nella sua cura per il dettaglio invece c’era una passione autentica per il miglioramento. In una delle sue interviste più belle lui stesso si dice tranquillo che il record di vittore che lui aveva battuto – e all’epoca sembrava impossibile – a sua volta sarebbe stato superato.

È tutta una questione di standard. Ritorno su questo tema perché in molti dopo l’ultimo post mi hanno scritto chiedendomi se alzare i propri standard non rischi di portare al perfezionismo. Il perfezionismo infatti è l’esatto contrario della realizzazione. Le persone di successo realizzano obiettivi e sono soddisfatte. Chi si lascia andare al perfezionismo invece pur ottenendo risultati resta sempre insoddisfatto: e senza soddisfazione non esiste un vero successo.

Come si fa dunque a trasformare un pensiero che cerca la perfezione in un pensiero che si appassiona al miglioramento?

Spingi più in là i limiti (ma non troppo). Se ti piace cucinare avrai certamente sperimentato come a volte una ricetta possa dare un risultato differente attraverso piccole variazioni. E quando la vuoi migliorare ti concentri su uno o due passaggi o ingredienti. Se cambi troppe variabili contemporaneamente non impari nulla perché non sai cosa ha funzionato di preciso. Spingiti un po’ più in là, un passo alla volta.

Prenditi cura del tuo lavoro. Quando ci si prende cura delle cose, queste durano. Prendersi cura significa accettare ciò che è e fare del proprio meglio perché questa cosa sia nel suo stato migliore. Con gli occhi del perfezionismo non si accetta ciò che si ha e diventa impossibile prendersene cura. Coltiva ciò che hai: relazioni, cose, lavori e queste dureranno nel tempo.

Ama ciò che hai fatto. Il modo migliore per superare il perfezionismo è festeggiare i risultati. Quando ti riconosci il valore di ciò che hai fatto hai ottenuto il risultato più importante. Probabilmente cerchi la perfezione perché ci tieni a fare un ottimo lavoro e avere un impatto enorme sul mondo che ti circonda. Ma l’impatto più grande lo hai quando ami ciò che fai.

In che modo la PNL può aiutarti a sviluppare la tua intelligenza emotiva?

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Il punto di incontro fra PNL e intelligenza emotiva avviene in quello che in Programmazione Neuro-Linguistica definiamo rapport. Il rapport è in sostanza il rapporto che si viene a creare fra due persone che interagiscono in sintonia fra loro.

L’intelligenza emotiva ci aiuta in tanti modi differenti: dal desiderio di prendersi cura di sé e del proprio benessere fisico e mentale, fino alla capacità di ispirare e guidare. L’intelligenza emotiva è un elemento chiave della nostra capacità di gestire relazioni efficaci ed è l’argine a difesa di sé quando ci si trova in un conflitto.

L’intelligenza emotiva infatti è ben rappresentata da 3 elementi fondamentali della PNL:

Gestione dello stato: in PNL definiamo lo stato come una combinazione fra fisiologia, focus e dialogo interiore. Gestire il proprio stato necessita dello sviluppo della propria intelligenza emotiva perché richiede di diventare consapevoli, accettare e prendersi cura delle proprie emozioni, del proprio corpo e direzionare la propria attenzione verso ciò che è importante. Importante per TE.

Adattarsi al cambiamento: è uno dei presupposti della PNL. La flessibilità è fondamentale per ottenere i risultati che si desiderano. Un’alta intelligenza emotiva ti permette di comprendere quando ciò che fai funziona e quando non funziona più. Questo significa accorgersi del cambiamento in atto e guidarlo verso ciò che desideri maggiormente.

Rispondi: possedere intelligenza emotiva permette di rispondere anziché reagire. In PNL sappiamo che le persone agiscono in funzione della propria mappa del mondo. E sappiamo anche che se per una persona una idea è vera nella mappa del mondo, lo è a tutti gli effetti. Rispondere significa innanzitutto guardare il mondo con gli occhi di chi ci parla e comprenderlo.

Come si crea un ascolto efficace sul lavoro?

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L’ascolto è fondamentale per creare e gestire un’attività di successo. Ogni grande imprenditore infatti è anche un grande ascoltatore. Attenzione: ascoltare non significa fare automaticamente ciò che ci viene detto, anzi. Spesso ascoltare significa fare esattamente il contrario. Ed è solo chi davvero ascolta, elabora e decide che è in grado di farlo.

Tutto insomma parte dall’ascolto, soprattutto dall’ascolto attivo. L’ascolto attivo appunto prevede azione, partecipazione, comprensione – della persona e del suo messaggio – e la capacità di utilizzare l’informazione che se ne ricava. Ascoltare non è come fingersi morti come un opossum e sperare che la persona di fronte smetta di parlare.

Ascoltare è una azione ben precisa che può portare grandi risultati. Bisogna lavorare bene per affinare la propria capacità di ascolto e qualunque imprenditore ne trarrà il massimo beneficio soprattutto nel momento in cui deciderà di portare nella propria azienda una analisi complessiva, basata su “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. In questo libro infatti aiuto chi fa impresa ad ascoltare la propria azienda.

Ogni cosa parla in azienda: i regolamenti, i comportamenti delle persone, la leadership del management e tutto ci dice qualcosa di utile. Vediamo 5 modi utili per migliorare il proprio ascolto in azienda:

  1. Mantenere lo stato. Molte volte mi è capitato di sentire imprenditori dire “quando sento parlare quello lì non ci vedo più”. Succede infatti che l’approccio di alcune persone possa far innervosire. In nessun caso bisogna lasciare che la rabbia o la frustrazione ti annebbino. Mantieni la calma – o lo stato che ritieni più adeguato – e ascolta ciò che la persona ha da dire.
  2. Fai domande. Non te lo aspettavi, vero? Un buon ascoltatore è anche un buon intervistatore. E domanda innanzitutto per approfondire e chiarire. Per questo l’ascolto è attivo. Incameri informazioni e le utilizzi per creare domande utili a portare il discorso dove è più utile, per te.
  3. Ascolta con gli occhi. Guarda i movimenti, le espressioni del volto. Poi ascolta anche il tono: dedica attenzione ai cambi di tono, alle differenze nel respiro, alle parole chiave che illuminano o spengono il volto. Quando rispondi cerca di utilizzare un tono simile – senza scimmiottare, in modo elegante e rispettoso – oltre che le stesse parole.
  4. Ricapitola. Di tanto in tanto, anche in forma di domanda, crea dei riassunti. Utilizza proprio le parole del tuo interlocutore e fai un breve riassunto di ciò che vi siete detti. In questo modo fai vedere che ci sei, che partecipi, che sei presente e che… ascolti! Ti aiuterà a rimanere vicino all’altro e a stare sulla stessa lunghezza d’onda.
  5. Illumina ciò che manca. In ogni discorso c’è una parte che viene taciuta. E spesso è quella più importante. Non è detto che la persona che hai di fronte lo stia facendo apposta. A volte tu guardi la situazione da un punto di vista differente e mentre ascolti l’altra persona e colleghi dei puntini che l’altra persona ancora non ha collegato.

In che modo metterai a frutto questi consigli di ascolto?

La migliore checklist per prendere decisioni in maniera più rapida

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Ti ho parlato spesso dell’importanza di prendere decisioni in maniera rapida. Questo, come sai se mi segui da tempo, serve per avere la possibilità di correggere il tiro qualora la scelta risulti poco efficace.

Diverse ricerche mostrano però che siamo già bravissimi a prendere decisioni in modo rapido: fra decisioni consce e inconsce ogni giorno prendiamo oltre 35.000 decisioni. È un gran numero di decisioni!

Da imprenditore, manager, dirigente, sono sicuro che hai già ben chiara la percezione che anche se 35.000 è un numero alto, tu di decisioni ne prendi anche di più. Questa statistica infatti fa riferimento alla persona media (ammesso che esista). In azienda, è tutta un’altra storia e tu lo sai bene.

Se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni sapresti dire in quale stadio si trova un’azienda nella quale l’imprenditore prende tutte le decisioni? Ti invito a leggere il libro e a scoprirlo!

Sulle decisioni consce in ogni caso abbiamo certamente un ampio margine di miglioramento. Vediamo una breve checklist per prendere decisioni in maniera più rapida:

È il luogo e il momento giusto? Domandati se è il posto giusto e il momento adatto a prendere questa decisione. Ovviamente questa non deve essere una scusa per procrastinare: tra “prendersi un momento” e rimandare le decisioni fino a quando non è troppo tardi c’è una bella differenza.

Sono la persona migliore per prendere questa decisione? Potrebbe essere che ci sia qualcuno con maggiore esperienza nel team o in azienda o in famiglia capace di prendere questa decisione o di fornire elementi a supporto. Se pensi di non essere la persona più adatta passa la mano.

È la decisione giusta per te? Qui devi essere bravo a calibrare ciò che sente la tua pancia o, se preferisci, il tuo cuore. La vita è fatta di decisioni e le decisioni sono fatte di emozioni. Cosa ti ispira? Cosa ti spinge e in quale direzione? Sono le domande migliori che puoi porti.

Se rispondi 3 sì convinti hai in tasca anche la decisione. Ti basterà fermarti un attimo, fare un bel respiro e fare attenzione: a questo punto sai già cosa fare.

Cogliere 3 indizi per capire se è il posto di lavoro giusto per te

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La scorsa settimana abbiamo affrontato un tema caldo: il colloquio di lavoro. Prepararsi al colloquio è fondamentale e bisogna farlo al meglio. Come abbiamo visto ciascuna azienda infatti può interpretarlo in modo differente a seconda del momento che sta vivendo, dello stadio evolutivo che sta affrontando.

Se hai letto l’articolo sicuramente ti sarà venuta la voglia di capire cosa sono questi stadi evolutivi. Te ne parlo nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni nel quale ti racconto in modo molto dettagliato quali sono gli stadi evolutivi, le fasi della vita di una azienda. In questo libro puoi scoprire come ogni fase della vita influisca sui comportamenti degli impiegati, sulle scelte del management e come tutto questo rende necessari approcci differenti.

Questa conoscenza ti può tornare utile anche nel momento stesso del colloquio che oggi andiamo ad approfondire. In questa fase infatti hai il primo contatto diretto con il mondo aziendale nel quale andrai a lavorare e se presti attenzione puoi comprendere molte cose.

Ci sono 3 indizi fondamentali che possono aiutarti a capire come sarà il posto di lavoro:

Accoglienza in azienda: com’è? Ti trattano in modo gentile e rispettoso? Il colloquio inizia con puntualità? La persona che ti fa il colloquio è preparata? Se la prima impressione non è delle migliori tienilo presente. Potrebbe essere un indizio importante anche per il futuro.

Durante il colloquio: nel colloquio l’azienda si presenta. Una azienda che richiede tanto deve essere in grado di offrire molto. Non mi riferisco ovviamente solo all’aspetto economico che certamente è importante. Più in generale una azienda che richiede serietà e competenza deve mettere sul tavolo lo stesso.

L’ambiente di lavoro: dove andrai a lavorare? Un arioso open space, un comodo ufficio personale oppure un caotico stanzone o un cubicolo spoglio e grigio? Le persone che lavorano lì ti sembrano felici? Sono tranquille e cortesi? Raccogli indizi e pensa se ti piacerebbe fare quella vita nelle ore di lavoro che trascorrerai lì.