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Gli Stadi del Successo Archives - Claudio Belotti

Gli strumenti del successo in azienda

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Ricordo una volta, in una azienda della Brianza, ebbi un confronto molto serrato con il Direttore Generale. Questa piccola multinazionale leader in un settore per il quale l’Italia è una eccellenza mi aveva chiamato per aiutare i vertici a gestire il passaggio generazionale.

In quel contesto, conoscendo già un po’ la storia della famiglia e del fondatore, sapevo che avrei incontrato molte resistenze. Proprio per questa ragione la sfida mi attirò subito. Non è un caso se nel mio background oltre alla PNL ci sono tanti altri strumenti utili, come ad esempio le Dinamiche a Spirale.

Il mio metodo One Hand Coaching nasce dall’unione di molte tecniche efficaci: te ne parlo in maniera approfondita nel libro “Prendi in mano la TUA felicità” e se vuoi saperne di più ti consiglio di leggerlo o ascoltarlo nella versione audiolibro. Adesso ti voglio parlare di una sfida – vinta – che mi ha portato (insieme a tante altre) a scrivere “Gli Stadi del Successo” per Roi Edizioni.

In questa azienda si stava affermando uno degli ultimi stadi – tipici del declino – quello dell’Aristocrazia: il management si focalizza su sé stesso, i senatori dello spogliatoio preferiscono i privilegi alle vittorie. Come nell’aristocrazia vera le posizioni sono cristallizzate, le idee provengono dal Re, che regna su tutto.

Non c’è nemmeno più una gestione del dissenso: il dissenso in pratica non esiste. L’azienda tramanda sé stessa ripetendo stancamente giorno dopo giorno i riti. Per tutti è difficile portare qualche cambiamento: persino per il fondatore, che comunque non ne vede neanche la necessità. Figurarsi un miglioramento.

In questo ambiente è molto difficile stigmatizzare comportamenti inadeguati perché il cattivo esempio discende direttamente dal vertice. Allo stesso tempo per un Coach è più facile individuare ciò che non va perché è espresso in modo plateale.

Quali sono dunque i comportamenti da cambiare per iniziare a cambiare lo stadio dell’azienda? Ne ho individuati 3 che hanno un impatto notevole sulla situazione dell’azienda. Vediamoli insieme:

  1. Assunzione di familiari, parenti, amici: dinamiche disfunzionali familiari si trasformano in dinamiche disfunzionali lavorative. Più l’azienda cresce e più spesso il fondatore sente che le cose gli stanno sfuggendo di mano e si circonda di persone che conosce. Questo rende la vita difficile per i talenti che tendono a sentirsi emarginati. Bisogna aiutare l’azienda e il suo fondatore a ritrovare lo stimolo ad aprirsi, a far entrare aria nuova, nuove energie.
  2. Riunioni regolari: non parlo delle riunioni del team, dei briefing quotidiani, degli aggiornamenti sullo stato dell’arte. Parlo delle riunioni in cui ci si ritrova tutti al cospetto del fondatore – o di un suo parente stretto – per parlare sempre degli stessi problemi che di riunione in riunione non vengono affrontati fino in fondo o risolti. Bisogna aiutare l’azienda a comprendere una regola chiave: le riunioni servono quando servono le riunioni.
  3. Sfogarsi sui collaboratori: il motivo di scontro con il Direttore Generale del quale ti ho parlato prima nasce proprio da questo comportamento. Le sue esplosioni di rabbia verso i collaboratori avevano ormai superato il limite dell’accettabile e questo comportamento disfunzionale stava creando danni importanti in molte persone. Il giorno dopo il nostro scontro il DG è tornato con due vassoi di brioches e che ha offerto ai suoi collaboratori con i quali si è scusato per i suoi accessi d’ira e per non aver compreso i problemi che stava creando.

E della tua azienda cosa conosci? Qual è la situazione? In che modo puoi migliorare la situazione?

Costruisci una solida fiducia

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Costruire la leadership significa costruire fiducia. In questo 2021 abbiamo iniziato a ripartire dalle basi, perché sono il mattone fondamentale per costruire tutto il resto. E quando ti accorgi che in ufficio colleghi e collaboratori non si fidano di te è un campanello d’allarme per agire e fare qualcosa di differente o in modo differente.

Qui non stiamo parlando di tradimenti plateali: quelli portano a rotture definitive e fratture difficilmente sanabili. Qui, oggi, stiamo affrontando quei comportamenti che minano elementi di fiducia specifici. E spesso si tratta di comportamenti ripetuti nel tempo, anche inconsciamente. Tanti anni fa, quando lavoravo ancora nel settore alberghiero, avevo uno dei miei collaboratori che rispondeva sempre “non lo so”. 

Qualunque fosse la domanda: la sua prima risposta era “non lo so”. Poi ci pensava un attimo e dava la risposta corretta. Era quasi un riflesso condizionato il suo. Se la frase aveva una inflessione di domanda, lui aveva la sua risposta. Chi lo conosceva poco inizialmente non si fidava di lui e spesso dopo aver ricevuto la sua serie di risposte rivolgeva ad altri la stessa domanda.

Ma quali sono i segni di questa mancanza di fiducia in ufficio e come si possono trasformare in una rinnovata fiducia? Vediamo insieme qualche esempio tra i più comuni:

Le tue decisioni devono essere approvate. Soprattutto se chi le deve approvare è un tuo pari, questo è un campanello d’allarme. Per prendere decisioni migliore è importante fare esperienza: per questa ragione, avere qualcuno che ti affianca in un primo momento può essere un grande vantaggio. Costruisci la tua esperienza poi quando sei convinto della tua efficacia vai a parlarne con chi ha il potere di revocare l’affiancamento.

Gli indirizzi email in CC. Se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni avrai certamente appreso come certi stadi evolutivi di una azienda tendano alla burocratizzazione eccessiva. E avrai anche letto che fine fanno quelle aziende. Se non lo hai fatto rimedia subito qui. Un segnale di questo malessere più generale che potrebbe non riguardare te solo è il numero di indirizzi in CC: una azienda che invia email con un numero molto alto di indirizzi probabilmente ha qualcosa che non funziona correttamente. Prima di prenderla sul personale prova a rivedere i processi di comunicazione e offrire alternative.

La tua squadra ti rema contro. Ecco questo è un nodo al pettine della leadership. Per quale ragione la tua squadra è contro di te? Magari reagisce in modo passivo-aggressivo alle tue comunicazioni. Questa è una delle sfide più belle ed entusiasmanti che potrà offrirti il lavoro: costruire o ricostruire la fiducia della tua squadra. Questa è leadership allo stato puro: ne ho scritto solo pochi giorni fa qui e fra i miei articoli trovi molti spunti utili. Il mio consiglio per iniziare è uno: parti dall’esempio, dal buon esempio.

Come mantenere dinamico il lavoro anche in smart working

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Gran parte della bellezza (e della difficoltà) del lavoro proviene dalle dinamiche di collaborazione con gli altri. Nel rapporto con gli altri si crea quella magia chiamata team-working, quella unione di intenti e impegno che porta a compimento, o meglio realizza, l’idea, il progetto di partenza.

Con lo smart working tutto questo scenario è mutato e sono cambiate anche le nostre abitudini di lavoro in gruppo. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti racconto come conoscere e affrontare i differenti livelli di sviluppo di una azienda. Come ci si comporta quando l’azienda stenta a crescere e a rinnovarsi? Cosa accade quando i privilegi dei senatori entrano in conflitto con il gap retributivo dei nuovi arrivati? 

Se desideri continuare a lavorare in modo efficace ti offro 3 suggerimenti (più uno) per mantenere il lavoro vivo e interessante anche durante lo smart working:

  • Lavora sulla tua rete LinkedIn: questa piattaforma che ospita da molto tempo ormai i miei post può offrire anche a te la possibilità di espandere la tua rete di conoscenze. Puoi farlo proponendo i tuoi contenuti o ampliando le tue connessioni all’interno del tuo settore, della tua qualifica o nel settore nel quale vorresti lavorare. Proponi te stesso e le tue idee.
  • Organizza dei caffè virtuali: quando incontri persone interessanti puoi iniziare una conversazione, offrire la tue esperienza e proporre il tuo metodo di lavoro. Organizza degli incontri virtuali per un caffè (questo puoi farlo realmente) e raccontare all’altra persona i tuoi obiettivi e il tuo lavoro, far domande, chiedere consigli. Soprattutto se sei giovane, fai in modo di cogliere questa opportunità.
  • Scrivi alle persone anche solo per sapere come stanno: nel tuo gruppo di lavoro in particolare ci saranno persone alle quali tieni maggiormente. Resta in contatto e cerca di fare del tuo meglio per loro. Non devi essere il capo per occuparti degli altri. In una struttura organizzata è importante prendersi cura l’uno dell’altro.

Infine, ricordati di festività importanti e compleanni: un altro modo per restare in contatto e mantenere vivo lo spirito del gruppo che nasce in ufficio ci sono sicuramente gli eventi importanti per le singole persone. Organizzare un meeting su Zoom e tramutarlo in festa a sorpresa: non costa nulla e può rendere più bella la giornata di qualcuno. 

5 attività per un mindset da leader

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Quali sono le caratteristiche di una mentalità da leader?

Come sai se mi leggi e mi segui da qualche tempo la leadership per me è qualcosa di più complesso che essere il capo di qualcuno o il rappresentante di una qualche idea o ideale.

Ho realizzato diversi audiolibri sulla leadership (Come diventare un leader di successo o il più epico Jedi Leadership) e scritto molti fra ebook e libri (Prendi in mano la TUA felicità con un focus personale e Gli Stadi del Successo con un focus business).

Per creare il tuo mindset da leader hai una quantità di materiale utile e   facilmente accessibile. Per invogliarti a farlo ti scrivo qui quelle che per me sono le 5 attività necessarie per diventare il leader che desideri:

  1. Sii il cambiamento che vuoi vedere. Questo motto gandhiano può essere semplificato nella pratica con un più accessibile “dai il buon esempio”. Questo è ciò che serve per iniziare ad essere individuato come leader.
  2. Ascolta per capire, non per rispondere. L’ascolto è fondamentale e l’ascolto attivo in particolare è ciò che porta ricchezza alla tua leadership. Nel momento in cui diventi capace di prestare orecchio alle persone impari a conoscerle e loro a fidarsi. Ovviamente devi essere in grado di far buon uso della fiducia che ti viene data.
  3. Vai per primo. Può sembrare un corollario del “buon esempio”. E in parte è così. Quando la via è incerta si tratta di creare la via, quando la soluzione è in dubbio si tratta di scegliere, quando si è di fronte a una novità si tratta di sperimentare. Andare per primo significa anche mostrare che è possibile e richiede fiducia e consapevolezza.
  4. Crea la tua tribù. Nel contesto di una organizzazione aziendale forse il concetto di tribù è sicuramente più gestibile del concetto di famiglia. Non tutti vogliono una famiglia ma quasi tutti desiderano essere parte di una tribù che si prende cura di loro e della quale loro stessi possono prendersi cura. Nella tribù ciascuno ha un ruolo, aiutalo a far emergere il suo valore in quel ruolo.
  5. Condividi. Cedi parte delle responsabilità e dei meriti. Condividi il peso delle decisioni e coinvolgi le persone – non tutte necessariamente – nel processo decisionale. Un leader è tale quando crea altri leader, collaboratori che partecipano al successo dell’azienda non dipendenti che ricevono istruzioni come robot.

E tu in che modo applicherai la leadership nella tua azienda? Su quale punto inizierai a focalizzare l’attenzione?

3 lezioni di comunicazione da imparare dalla crisi

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La crisi che abbiamo vissuto all’inizio della pandemia e del lockdown nel corso della passata primavera non è paragonabile a ciò che stiamo vivendo oggi. La diffusione iniziale del virus ci ha colti tutti di sorpresa e per lo più impreparati di fronte alle conseguenze. È stato necessario rileggere la realtà, darle un nuovo significato e poi rimboccarsi le maniche per tornare a fare ciò sappiamo, amiamo e vogliamo fare in modo nuovo e differente.

Quanti di noi hanno vissuto questa esperienza al lavoro nella propria azienda, si sono dovuti prendere cura di sé, delle persone con le quali collaborano ogni giorno e del proprio business. Abbiamo vissuto delle settimane surreali nel corso delle quali la gestione della comunicazione ha fatto una grande differenza. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti racconto quali sono gli approcci migliori a seconda del livello che l’azienda sta vivendo in quel momento. 

L’impegno profuso in questo anno ci ha sicuramente aiutato a focalizzare ancor meglio quali sono gli aspetti chiave nella gestione dell’azienda nel corso di una crisi dove il motivo di crisi non proviene dall’interno ma dall’esterno. Gestire bene la propria comunicazione – interna ed esterna – significa quindi avere la certezza di dire e fare le mosse giuste per l’organizzazione.

Proprio per questa ragione voglio condividere con te 3 lezioni fondamentali sulla comunicazione di crisi:

  1. Comunica frequentemente. Più il periodo è convulso, più gli aggiornamenti si susseguono momento dopo momento. È importante tenere tutti allineati sulle ultime novità. Comunicare in modo frequente permette inoltre di veicolare attraverso una fonte ufficiale la propria visione delle cose, di trasmettere agli altri il significato del momento che sta vivendo l’imprenditore, l’azienda, i collaboratori.
  2. Prenditi cura delle persone. Mettiti in sicurezza, come persona e come imprenditore e fai lo stesso con i tuoi collaboratori. Offri loro la possibilità di vivere in modo sicuro il momento e di avere una prospettiva per il prossimo futuro: anche se nel momento in cui comunichi non c’è una soluzione è importante che le persone sappiano che sei al lavoro per trovarla.
  3. Pensa ai tuoi clienti. Da cliente cosa vorresti nel corso di questa crisi? Quali sono le necessità che da cliente vorresti fosse presa in considerazione? Puoi chiederlo direttamente. Puoi cogliere le lamentele come suggerimenti e trasformare la crisi in una opportunità per migliorare.  

Infine, ricorda che al tuo matrimonio ci sarà sempre qualcuno che mangerà male: non fare il menù per loro. Sappi che un insoddisfatto cronico lo troverai sempre: fai del tuo meglio, chiedi scusa se sbagli e assicurati di dare il massimo. Il resto si affronta dopo la crisi.

Ottieni il massimo dal tuo tempo in azienda

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Quando gestisci la tua impresa – da professionista, da artigiano o da imprenditore – certamente ricevi frequentemente richieste di tempo e attenzione. In tanti hanno bisogno di te, del tuo tempo, delle tue idee, della tua conoscenza, della tua opinione. Per molti si tratta di distrazioni, per me è uno dei tanti aspetti del proprio lavoro.

Non parliamo di produttività, parliamo di cosa è importante per te.

Nel tuo studio, nel tuo laboratorio o nella tua azienda, infatti, sai che il tuo impegno – l’impegno del Fondatore – è necessario al 100% e forse anche di più soprattutto i primi tempi, quando l’azienda sta muovendo i primi passi o sta crescendo rapidamente.

Negli stadi che attraversa l’azienda poi il ruolo e l’impegno cambieranno certamente: nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti racconto quali sono in modo che tu possa conoscere dove ti trovi e dove puoi trovarti in base ai passi che scegli di muovere.

E quando si tratta di gestire gli impegni e dare la priorità a ciò che davvero è importante (per te) è fondamentale lavorare su energia e attenzione. Quando prendi un impegno devi sapere infatti quanto vale per te ciò che stai facendo e quanto tempo ed energia saranno necessarie.

Come si fa a farlo in modo da riuscire a ricavare il massimo dal proprio tempo, dalle proprie energie e dalla propria attenzione? Te lo spiego qui, in 3 semplici modi:

  1. Dai sempre una valutazione temporale pessimistica. Se di primo acchito ti sembra che per una attività servirà una giornata di lavoro, riservati due giorni per terminarla. Ogni cliente, partner, stakeholder sarà felice di sapere che tu e la tua azienda siete in grado di consegnare nei tempi e spesso anche in anticipo sui tempi previsti.
  2. Suddividi un progetto grande in progetti più piccoli. Affrontare task più piccole e scadenze più brevi aiuta a tenere il ritmo e consegnare nei tempi previsti (anche quando bisogna fronteggiare degli imprevisti).
  3. Rivaluta l’importanza di un progetto. Di tanto in tanto (anche frequentemente) dedica del tempo a rivalutare la priorità di un progetto al quale stai lavorando o al quale sta lavorando la tua azienda. È ancora fondamentale come quando è partito? Nel frattempo, sono cambiate le condizioni? Tieni aggiornata la lista delle priorità.

Un momento prima della partenza

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“Ci sono giorni in cui mi sveglio spento e tutto sommato provo a starci dentro” Timoria – Sole spento

Nella vita succede che arrivino dei periodi di calma piatta. Sono quei periodi che si vivono prima della partenza per un nuovo viaggio. Ma per trovare il coraggio per rimettersi in viaggio è necessario trasformare quella calma in una onda che ci dia la spinta giusta per salpare.

Questi “momenti” – che possono durare giorni, mesi o anche anni – per chi lavora in azienda sono spesso indotti dalle fasi che vive l’azienda stessa. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni analizzo queste fasi o stadi che ogni impresa attraversa nel corso della propria vita.

Grazie a questa analisi ad esempio puoi comprendere in modo pratico e concreto in quale stadio di sviluppo si trova la tua azienda e grazie a questo puoi stabilire quali sono gli interventi più importanti da fare per ottenere risultati differenti, per raggiungere o ritornare allo stadio “Prime”, lo stadio di massima espressione del potenziale di ciascuna azienda.

Mentre vivi questo “momento” (e nell’attesa di leggere “Gli Stadi del Successo”) puoi fare 3 cose:

Se ti senti demotivato: puoi analizzare la situazione e valutare se sei tu che hai dato tutto quello che potevi dare, se hai contribuito al 100% delle tue potenzialità e se è arrivato il momento di fare altro. La motivazione è figlia del proprio scopo: perché fai quello che fai? E’ ancora valido per te?

Se ti senti bloccato: agisci immediatamente. Il modo migliore per uscire da un loop è decidere di uscirne. Questo significa fare qualcosa di differente. Lo scopo anche qui gioca un ruolo fondamentale: quando sei bloccato probabilmente il tuo scopo è ancora valido ma è il tuo comportamento che non funziona più. Cosa puoi fare per tornare a funzionare?

Se ti senti stanco: ricarica le tue energie. Potrebbe essere sufficiente un corso di formazione qualcosa che ti aiuti ad approfondire le skill che utilizzi tutti i giorni sul lavoro o qualcosa che ti ridia una sferzata di nuova energia attraverso l’apprendimento di nuove skill. I corsi Extraordinary ad esempio sono sempre una ottima scelta 😉

7 consigli per sviluppare abitudini di successo

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Per migliorare in ciò che sei e che fai ci vuole una certa dose di disciplina. Non è un termine molto in voga fra noi italiani che spesso siamo visti come tutto estro, fantasia e poco metodo o organizzazione. Ma se ci sforziamo di andare oltre gli stereotipi più banali possiamo trovare in tante grandi imprese italiane quel nocciolo di disciplina, di metodo, costanza e organizzazione che le hanno rese tali.

Lo sa bene chi fonda una azienda che quella disciplina è più semplice quando il lavoro è una passione forte, uno scopo da soddisfare, un bisogno interiore enorme. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni infatti utilizzo proprio la metafora della relazione che parte dal corteggiamento e l’azienda ne diventa il frutto più bello. E proprio come un bambino l’azienda nasce, cresce e matura.

Se una azienda impara a tenersi in forma con migliori pratiche quotidiane, al contrario dell’essere umano, può vincere l’invecchiamento e non far contare gli anni che passano se non come testimonianza della grande passione che anima il lavoro di tutti, dal fondatore all’ultimo apprendista che ha appena fatto il suo ingresso in azienda.

Quando trovi il tuo scopo diventa più semplice mettere in testa a tutto la passione e la sua realizzazione. Per questo, prima di iniziare a scoprire quali sono i 7 consigli per sviluppare abitudini di successo ti invito a riflettere bene: dove stai andando? Qual è la direzione della tua vita? È quella che vuoi? Se hai le risposte utili per te a queste domande ora puoi iniziare a costruire le tue abitudini:

  1. Medita. Ne abbiamo parlato tante volte ed è un bene che ne parliamo ancora. La meditazione ti cambia la mente, la migliora e la rende più calma e focalizzata. Dedica alla meditazione qualche minuto al tuo risveglio e otterrai risultati migliori nel corso dell’intera giornata.
  2. Mettiti nei panni degli altri. Fallo con una certa costanza e inizierai a vedere un mondo più vasto. Scoprirai che ci sono punti di vista radicalmente differenti dal tuo, situazioni inedite, valori da rispettare. E questo arricchirà il tuo modo di pensare come nient’altro.
  3. Leggi. Ecco, forse qualcosa che può arricchirti come il metterti nei panni degli altri è proprio la lettura. I mondi che si creano nella mente di chi legge sono i mondi che è importante conoscere per sentirsi più liberi, più sensibili, più vicini alle altre persone.
  4. Disconnettiti. Lascia lo smartphone sul comodino e il computer nella sua borsa. Per farlo trova una attività che ti aiuti. Cucina. Non lo sai fare? Impara, senza usare i tutorial su internet. Vai a trovare una persona che sa cucinare un piatto che ami e fatti spiegare come si fa quella ricetta che ti piace tanto. Poi agisci.
  5. Prova gratitudine. La gratitudine è la cosa più bella che puoi fare prima di chiudere gli occhi quando vai a dormire e la migliore appena sveglio, prima di meditare. Elenca le cose per le quali provi gratitudine. Possono essere anche sempre le stesse, se vuoi e se ne trovi di nuove tanto meglio: più indaghi più scoprirai quanto la tua vita è piena di gioie.
  6. Immagina. Mia figlia da piccola spesso mi sorprendeva dandomi risposte meravigliose. Quando le chiedevo cosa le avesse suggerito quella risposta lei rispondeva “l’immaginazione”. Sorprenditi anche tu, datti risposte inaspettate. Scopri quanto può esserci nella vita oltre ciò che conosci già.
  7. Divertiti. Ridi, scherza, trova persone con le quali puoi e vuoi essere te e condividi con loro gioie semplici come una risata. Trova il tempo per giocare per gioco, per puro divertimento, per il solo gusto di divertirti come quando tiravi calci a un pallone con gli amici al parco – senza divise, porte, regole o fuorigioco. Divertiti.

Come si crea un ascolto efficace sul lavoro?

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L’ascolto è fondamentale per creare e gestire un’attività di successo. Ogni grande imprenditore infatti è anche un grande ascoltatore. Attenzione: ascoltare non significa fare automaticamente ciò che ci viene detto, anzi. Spesso ascoltare significa fare esattamente il contrario. Ed è solo chi davvero ascolta, elabora e decide che è in grado di farlo.

Tutto insomma parte dall’ascolto, soprattutto dall’ascolto attivo. L’ascolto attivo appunto prevede azione, partecipazione, comprensione – della persona e del suo messaggio – e la capacità di utilizzare l’informazione che se ne ricava. Ascoltare non è come fingersi morti come un opossum e sperare che la persona di fronte smetta di parlare.

Ascoltare è una azione ben precisa che può portare grandi risultati. Bisogna lavorare bene per affinare la propria capacità di ascolto e qualunque imprenditore ne trarrà il massimo beneficio soprattutto nel momento in cui deciderà di portare nella propria azienda una analisi complessiva, basata su “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. In questo libro infatti aiuto chi fa impresa ad ascoltare la propria azienda.

Ogni cosa parla in azienda: i regolamenti, i comportamenti delle persone, la leadership del management e tutto ci dice qualcosa di utile. Vediamo 5 modi utili per migliorare il proprio ascolto in azienda:

  1. Mantenere lo stato. Molte volte mi è capitato di sentire imprenditori dire “quando sento parlare quello lì non ci vedo più”. Succede infatti che l’approccio di alcune persone possa far innervosire. In nessun caso bisogna lasciare che la rabbia o la frustrazione ti annebbino. Mantieni la calma – o lo stato che ritieni più adeguato – e ascolta ciò che la persona ha da dire.
  2. Fai domande. Non te lo aspettavi, vero? Un buon ascoltatore è anche un buon intervistatore. E domanda innanzitutto per approfondire e chiarire. Per questo l’ascolto è attivo. Incameri informazioni e le utilizzi per creare domande utili a portare il discorso dove è più utile, per te.
  3. Ascolta con gli occhi. Guarda i movimenti, le espressioni del volto. Poi ascolta anche il tono: dedica attenzione ai cambi di tono, alle differenze nel respiro, alle parole chiave che illuminano o spengono il volto. Quando rispondi cerca di utilizzare un tono simile – senza scimmiottare, in modo elegante e rispettoso – oltre che le stesse parole.
  4. Ricapitola. Di tanto in tanto, anche in forma di domanda, crea dei riassunti. Utilizza proprio le parole del tuo interlocutore e fai un breve riassunto di ciò che vi siete detti. In questo modo fai vedere che ci sei, che partecipi, che sei presente e che… ascolti! Ti aiuterà a rimanere vicino all’altro e a stare sulla stessa lunghezza d’onda.
  5. Illumina ciò che manca. In ogni discorso c’è una parte che viene taciuta. E spesso è quella più importante. Non è detto che la persona che hai di fronte lo stia facendo apposta. A volte tu guardi la situazione da un punto di vista differente e mentre ascolti l’altra persona e colleghi dei puntini che l’altra persona ancora non ha collegato.

In che modo metterai a frutto questi consigli di ascolto?

La migliore checklist per prendere decisioni in maniera più rapida

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Ti ho parlato spesso dell’importanza di prendere decisioni in maniera rapida. Questo, come sai se mi segui da tempo, serve per avere la possibilità di correggere il tiro qualora la scelta risulti poco efficace.

Diverse ricerche mostrano però che siamo già bravissimi a prendere decisioni in modo rapido: fra decisioni consce e inconsce ogni giorno prendiamo oltre 35.000 decisioni. È un gran numero di decisioni!

Da imprenditore, manager, dirigente, sono sicuro che hai già ben chiara la percezione che anche se 35.000 è un numero alto, tu di decisioni ne prendi anche di più. Questa statistica infatti fa riferimento alla persona media (ammesso che esista). In azienda, è tutta un’altra storia e tu lo sai bene.

Se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni sapresti dire in quale stadio si trova un’azienda nella quale l’imprenditore prende tutte le decisioni? Ti invito a leggere il libro e a scoprirlo!

Sulle decisioni consce in ogni caso abbiamo certamente un ampio margine di miglioramento. Vediamo una breve checklist per prendere decisioni in maniera più rapida:

È il luogo e il momento giusto? Domandati se è il posto giusto e il momento adatto a prendere questa decisione. Ovviamente questa non deve essere una scusa per procrastinare: tra “prendersi un momento” e rimandare le decisioni fino a quando non è troppo tardi c’è una bella differenza.

Sono la persona migliore per prendere questa decisione? Potrebbe essere che ci sia qualcuno con maggiore esperienza nel team o in azienda o in famiglia capace di prendere questa decisione o di fornire elementi a supporto. Se pensi di non essere la persona più adatta passa la mano.

È la decisione giusta per te? Qui devi essere bravo a calibrare ciò che sente la tua pancia o, se preferisci, il tuo cuore. La vita è fatta di decisioni e le decisioni sono fatte di emozioni. Cosa ti ispira? Cosa ti spinge e in quale direzione? Sono le domande migliori che puoi porti.

Se rispondi 3 sì convinti hai in tasca anche la decisione. Ti basterà fermarti un attimo, fare un bel respiro e fare attenzione: a questo punto sai già cosa fare.