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flessibilità Archives - Claudio Belotti

3 domande da leader da porti ogni giorno

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La leadership non è un titolo, un diploma, un attestato da appendere al muro. La leadership è una pratica quotidiana e così come si conquista con l’esercizio, allo stesso modo si perde con la mancanza di azioni mirate al suo consolidamento.

Se mi segui saprai certamente che per me la leadership è innanzitutto una vera e propria filosofia di vita, cioè un modo di vivere basato su principi. E oggi essere leader significa mettere in pratica questa filosofia ogni singolo giorno, significa mettere in dubbio le certezze per renderle più solide o per modificarle.

Oggi come oggi l’errore più grande che fanno molti leader all’interno anche di grandi e avanzate organizzazioni è credere che debbano avere sempre ragione; anche se questo non li avvantaggia! Assurdo vero? Eppure, lo vediamo quotidianamente nelle aziende. Questo limite è dettato da uno scarso allenamento all’ascolto attivo, alla capacità di cogliere segnali e informazioni utili dal mercato e dai collaboratori.

Questa interpretazione del capo come guida che “tutto vede e tutto sa” sta mostrando ormai i suoi limiti proprio in virtù della complessità della realtà attuale. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo Roi Edizioni, ad esempio, ti aiuto a comprendere cosa significa avere la consapevolezza del livello evolutivo dell’azienda per poterla guidare con uno stile di leadership appropriato e aiutarla a tornare continuamente verso il Prime, lo stadio evolutivo di massima efficacia.

Per poter allenarsi quotidianamente da leader io credo che la chiave siano le domande. Partiamo da quelle che puoi fare a te stesso, ogni giorno, per rinnovare la forza della tua leadership:

Sto dando il buon esempio con il mio comportamento? Il leader a differenza del capo agisce per primo, apre la via e mostra qual è la via. Essere leader significa essere parte della squadra, mettersi a disposizione e per quanto i ruoli siano necessariamente differenti nei momenti di necessità il leader fa ciò che è necessario. Un buon team è quello in cui sono chiari i ruoli e ci sono molti leader nei propri settori che a seconda della necessità sono pronti a fare il lavoro dell’altro perché sanno che è il lavoro di tutti a portare al risultato voluto da tutti.

Sono il mentore che serve per i più giovani? Se il buon esempio è qualcosa di complessivo e riguarda più in generale il comportamento sul lavoro – dal rispetto di orari e regole al rispetto di ruoli e compiti – essere un mentore significa soprattutto lavorare attivamente per la crescita delle persone. Questa crescita può essere tecnica, pratica e umana. Comportarsi da mentore significa trovare il modo migliore per interagire con le persone e il modo migliore per dar loro ciò di cui hanno bisogno per crescere.

Ciò che sto facendo è sostenibile? La sostenibilità di un progetto – o di uno stile di vita – è un aspetto chiave della leadership. Fin qui abbiamo parlato di ciò che dà il leader. Ora è fondamentale concentrarsi su ciò che hai in cambio dalla vita che fa. Qui entra in gioco il tuo scopo: lo scopo nutre la vita e più è forte in te il senso del tuo scopo, più è sostenibile per te ciò che fai. La cultura di oggi spesso spinge per gratificazioni immediate e perdere la strada è facile. Trova il tuo scopo e porta un equilibrio sostenibile nella tua vita.

Sfatare i luoghi comuni che ti impediscono di migliorare

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Se mi segui forse me lo avrai sentito ripetere più volte questo concetto: le convinzioni sono tutte limitanti. Ci sono alcune convinzioni che sono più utili e altre che lo sono meno. E quando si parla di convinzioni bisogna saperlo perché una convinzione non resta utile per sempre. Se non lo è più è necessario cambiarla. 

Tra le convinzioni meno utili ci sono sicuramente i luoghi comuni che impediscono alle persone e alle organizzazioni di svilupparsi. Proviamo a sfatarne alcuni:

I migliori non hanno difetti: in tanti credono che essere i migliori significhi essere perfetti. Molto spesso infatti capita che di fronte a una persona con un grande talento i difetti scompaiano, ai nostri occhi. Molte persone non agiscono perché pensano di essere troppo poco o di non essere abbastanza: nel momento in cui decidi di sviluppare il tuo super potere – come ti racconto nel mio libro Super You – riuscirai anche tu a far brillare la luce del tuo talento più forte di qualsiasi difetto.

Il miglior piano ha sempre successo: non è detto. Molto spesso infatti un buon piano si costruisce in corso d’opera. Come sa chi conosce la PNL l’elemento più flessibile domina il sistema. Non si tratta di fare i piani migliori si tratta sempre di rimanere flessibili di fronte a ciò che accade, come ti racconto ad esempio nel mio audiolibro “Impara a decidere bene evitando le trappole mentali. Perdere molto tempo in partenza per avere un piano perfetto a volte comporta un gap incolmabile. Bisogna essere preparati e flessibili, decidere, partire e poi aggiustare il tiro quando la pratica restituisce i primi feedback.

E’ importante dare un feedback su ciò che non ha funzionato: non è sempre utile. Anzi, a volte può essere persino controproducente. Bisogna conoscere bene lo stadio di sviluppo dell’organizzazione – come ti spiego nel mio libro “Gli Stadi del Successo – e decidere sulla base degli elementi che la caratterizzano in quel momento. Dare quel tipo di feedback può non essere funzionale: più spesso ciò di cui le persone hanno bisogno per crescere infatti non è un feedback. Hanno bisogno di più opportunità e ricevere attenzione positiva su ciò che fanno meglio.

Scrollarsi di dosso l’impossibile

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Esiste il luogo comune, molto diffuso nelle aziende italiane, che aumentare la produttività significhi unicamente fare di più. Quando si ha l’impressione che un collaboratore lavori o produca poco, gli si affidano altri compiti. E la persona inizia ad andare in sofferenza, ad essere frustrata e infelice di sé e del lavoro.

Ciò accade più di frequente con persone orientate al comportamento perfezionista. Queste persone possono essere risorse molto utili per l’organizzazione e portare un contributo di qualità che andrebbe valorizzato. Allo stesso tempo in azienda contano anche i numeri e una persona con una performance molto sotto la media può diventare un problema.

Bisogna aiutare questa persona a scrollarsi di dosso il peso di un livello impossibile di risultato che le impedisce di esprimere il massimo potenziale. Come si fa tutto questo? Aiutandola a fare attenzione a tre aspetti fondamentali:

Ammettere un errore, di tanto in tanto. Le persone che tendono al comportamento perfezionista, fanno quello che fanno con il costante timore dell’errore. Per questo lavorano con il freno a mano tirato, in modo più lento e macchinoso di quello che potrebbero fare se solo si concedessero la possibilità di sbagliare.

Il modo più efficace per aiutare a migliorare questo comportamento è lasciare margine di errore e gestione alla persona. Iniziare a farla ragionare per obiettivi e dare la possibilità alla persona di autovalutare il proprio lavoro anziché dipendere costantemente da giudizio altrui.

Distinguere fra elementi importanti e superflui: fra importante e superfluo ci sono almeno cinquanta sfumature di… lavoro. Le persone che tendono al comportamento perfezionista hanno difficoltà a designare le decisioni come irrilevanti. A loro piace avere il controllo di tutto. Perché? Perché le imperfezioni li infastidiscono e pensano di potere o dovere controllare tutto.

Il modo più efficace per aiutarli a cambiare questo comportamento è permettergli di lasciar andare di tanto in tanto qualcosa: rinunciare al controllo su alcune scelte e prestare attenzione a quanto sia bello essere sollevati dal fardello delle attenzioni minuziose. Quella leggerezza di prendere una decisione in modo semplice non ha prezzo.

Lavorare sulla flessibilità: la flessibilità è una caratteristica principe delle persone capaci di gestirsi emotivamente. Il primo nemico della flessibilità sono le abitudini. Spesso chi tende al comportamento perfezionista accumula abitudini su abitudini per essere sicuro di non uscire mai dalla propria zona di comfort.

Il modo migliore per aiutare a correggere questo comportamento è sicuramente quello di offrire elementi di cambiamento in modo graduale. Riconoscere che abitudini che una volta erano importanti per la propria produttività o lo sviluppo di nuove competenze, oggi le hai superate.

L’intenzione positiva che guida il comportamento perfezionista è spesso una passione per l’eccellenza, la volontà di far emergere le proprie qualità, il desiderio di affermarsi. Ad un certo punto tutto questo può diventare auto-sabotante se porta a comportamenti poco efficaci e abitudini che proseguono al di là della loro utilità. Proprio per questo le persone che lo mettono in pratica sono elementi preziosi con un potenziale di miglioramento enorme.

Riesci a immaginare quali e quanti obiettivi potrebbero realizzare se fossero affiancate da un Coach in azienda?

Successo, valori e flessibilità

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Quando arrivi alla consapevolezza che il tuo lavoro d’ufficio non è più ciò che desideri per te e vuoi cambiare vita, si manifestano subito quelli che nel viaggio di ogni eroe sono i guardiani. Sono le persone che ti mettono in guardia – con la finalità di trattenerti per motivi che a loro avviso sono ottimi e più che ragionevoli – dal cambiare.

Siccome di guardiani ne abbiamo tutti (e molti), ti voglio parlare degli aspetti positivi che hanno riscontrato tante persone che hanno deciso di lasciare il proprio lavoro per seguire le proprie passioni. Ricorda: ognuno di noi prima di prendere qualsiasi decisione e dopo aver ascoltato il parere dei guardiani dovrebbe comprendere i propri bisogni e fare riferimento ai propri valori per stabilire cosa vuole veramente.

Nel momento in cui hai pensato alle conseguenze e hai preso la decisione, soprattutto se lo hai fatto presto e bene, dovresti decidere di seguirla e vedere quali risultati porta. Ecco alcuni aspetti positivi del lasciare il proprio lavoro per svolgere una libera professione o aprire una azienda in proprio:

  1. Il successo è prima di tutto significato. Se nella tua vita il tuo lavoro è diventato insostenibile, se non ti rappresenta ciò che fai, se lo scopo e gli obiettivi nel tuo lavoro non coincidono più con i tuoi, hai ottimi motivi per cambiare. Diverse ricerche di recente hanno mostrato come il significato del lavoro che si sta facendo venga prima della retribuzione, per una grande fascia di lavoratori.
  2. Il tuo CdA sono i tuoi valori. Non c’è niente di meglio di un consiglio di amministrazione che ti conosce e sa cosa vuoi, cos’è importante per te e come vuoi creare il successo nella tua vita. Quando sei il capo di te stesso, sono i tuoi valori a prendere le decisioni migliori. Se decidi di fare questo passo, assicurati di aver fatto un profondo lavoro su te stesso prima – magari con un amico che ti conosce bene, un Coach professionista, insomma una persona di cui ti fidi profondamente – e poi sarai libero di fare la tua scelta.

La flessibilità è il benefit principale. Poter scegliere quando lavorare, personalizzare la propria fascia oraria o le proprie giornate non ha prezzo. Non sempre è così, ovviamente. Ma lo è molto più frequentemente rispetto al lavoro d’ufficio. La flessibilità, oltretutto è una grande prova di responsabilità e capacità di gestione. La flessibilità infatti impone una grande disciplina ma ciò che si ottiene in cambio è libertà.

 

 

 

 

Non cercare di gestire il tempo, è impossibile

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Bambino: Non cercare di piegare il cucchiaio. È impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità.
Neo: Quale verità?
Bambino: Che il cucchiaio non esiste.
Neo: Il cucchiaio non esiste?
Bambino: Allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso!

The Matrix

Comunque la si giri, abbiamo tutti 24 ore ogni giorno. Quindi, considerato che non possiamo né aumentarle né diminuirle e che il sonno è fondamentale, non ci resta che una soluzione: gestire le attività. La gestione del tempo infatti non esiste. E anche se per comodità la chiamiamo così, nessuno può controllare il tempo, per questo è necessario che focalizzi la tua attenzione sulle cose che puoi controllare: te stesso e i tuoi impegni. Per gestire te stesso e i tuoi impegni hai bisogno solo di una cosa: mappare le tue attività e la loro importanza.

Servono flessibilità e consapevolezza del tempo speso ogni giorno nelle diverse attività per capire se è davvero tutto tempo ben speso. Quanto tempo passi a fare cose che odi? Quali attività potresti smettere di fare, dare a qualcun altro o riformularle in modo che ti piacciano di più? Vale la pena fermarsi ogni tanto – anche solo un paio di volte l’anno – per fare il punto della situazione e rimettere un po’ in discussione le attività che fai quotidianamente per liberare spazio a delle nuove.

Una volta fatta questa analisi è possibile passare all’azione. Fai fruttare il tempo risparmiato e inserisci nella tua routine quotidiana alcune attività – a bassissimo impatto in termini di tempo – che ti possono aiutare a creare energia ed essere più produttivo. Vediamone 3 fondamentali:

1) Dormi. Il sonno è una di quelle attività che tutti tendiamo a sottovalutare e che ci troviamo a reclamare poi nei weekend e durante la vacanze. Il sonno è una medicina naturale fra le più potenti. Durante il sonno si recuperano energie, la mente ha il tempo per resettarsi da tutto l’affollamento di pensieri e il corpo può recuperare energia.

2) Mangia e bevi (meglio). Anthony Robbins sostiene che una dieta equilibrata con una corretta integrazione possa permettere al nostro corpo persino di rinunciare a qualche ora di sonno ogni giorno. Prima di rinunciare al sonno comunque è bene lavorare sulla propria alimentazione, facendosi seguire da un medico dietista e nutrizionista che possa valutare il fabbisogno energetico e consigliare l’uso corretto degli integratori.

3) Pianifica le tue pause. Le pause servono. Non troppe, non troppo poche. Quando senti che le idee non girano più a dovere, cambia attività l’ideale è una passeggiata nella natura, bere acqua o un estratto di frutta, una telefonata con un amico per farsi qualche risata o anche ascoltare un audiolibro per trovare l’ispirazione. Una pausa ben fatta può diventare un rito, utile ad aumentare la tua produttività.

Quali sono le attività inutili che inizierai a eliminare per avere più tempo per quelle utili? Condividilo nei commenti!