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Extraordinary Archives - Claudio Belotti

Chiedere il meglio

By | Extraordinary

Ricordo tempo fa, in uno dei periodi difficili della mia famiglia di origine, una delusione di mia madre. Erano tempi economicamente stretti e, visto che sapeva cucire bene, aveva provato ad arrotondare facendo qualche lavoretto.

Era molto brava, aveva esperienza, e così si rivolse a un sarto di alto livello per fare qualcosa. Il professionista decise di metterla alla prova con qualche piccola cosa che lei faceva la sera, ormai troppo stanca per essere precisa.

Purtroppo la qualità del suo lavoro, proprio perché era a pezzi, fu sotto lo standard del sarto. Infatti le disse che non poteva darle altre cose da fare: “le pago questi lavori ma finiamo qui, i miei clienti non accetterebbero una cosa fatta così”, disse.

Mi madre ci rimase molto male. Un po’ per l’opportunità persa di guadagnare qualcosa e far quadrare i conti, molto per lo smacco nel saper di aver fatto male, lei che era così precisa!

Ricordo, che pensai che il sarto era un po’ stronzo. Pensavo che avrebbe dovuto dare comunque qualcosa da fare a mia madre. Primo perché ne aveva bisogno, secondo perché sì aveva sbagliato, ma in fondo non per colpa sua…

Ai tempi ero un bambino, certe cose non le capivo. Oggi la penso diversamente. Mia madre ovviamente concordava col sarto.

Quella che oggi ci ostiniamo a chiamare crisi sta mettendo in difficoltà molte persone. Nonostante questo, troppi continuano a lavorare male, aspettandosi che qualcuno li aiuterà, visto che ne hanno bisogno.

Nella nostra famiglia, Nancy ed io, stiamo cercando con tutte le nostre forze di insegnare alle nostre figlie il valore dell’impegno e dell’eccellenza. Chiediamo loro di pensare a come si preparano per un concerto i loro cantanti preferiti, o per una gara gli atleti che ammirano.

Per raggiungere quei risultati danno tutto, come facciamo noi e tante altre persone ogni giorno: dal barista sotto casa nostra, ad alcune maestre a scuola.

Quel sarto aveva ragione, non poteva, per aiutare una sconosciuta, deludere i suoi clienti e perdere la loro fiducia conquistata dopo anni di duro lavoro.

Il cliente vuole il meglio, ed è giusto che sia così. Lo dovrebbero fare tutti, non solo i clienti, anche i partner, gli amici, alunni, professori…

Dovresti farlo anche tu. Dovresti chiedere solo il meglio.

Ovviamente per farlo, devi darlo tu per primo.

Nel tempo ho imparato a comportarmi come quel sarto. Di fatto fece la cosa giusta per sé stesso, i suoi clienti e pure mia madre. Lei, da donna straordinaria quale era, sapeva che aveva fatto un errore, ecco perché ci rimase male. Un errore che non aveva mai fatto prima, dal quale imparò e non fece mai più.

Non diventò mai famosa o ricca, però diede sempre il massimo lasciando il segno ovunque; i suoi figli ne sono la testimonianza.

Quel sarto fu giusto e corretto. Si aiuta chi se lo merita, non chi ha bisogno.

Ecco perché, quando prendo la decisione di non dare lavoro a chi non lo rispetta come dovrebbe, mi sento in pace con la mia coscienza.

Il lavoro non è un diritto, il lavoro è una scelta. Come ogni scelta, puoi farla bene o male. In ogni caso ne raccogli i frutti.

Una cosa è certa. Chi fa bene, o almeno cerca di farlo con tutto il suo impegno, mal sopporta chi fa male.

È una legge di natura. Può piacere o no, ma le leggi naturali sono poco interessate al consenso, sono interessate a far funzionare il sistema.

Dai solo il meglio, in questo modo potrai anche permetterti di chiederlo.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

Gruppo dei pari e partners

By | Extraordinary, Senza categoria

Conosciamo in tanti l’importanza del gruppo dei pari. Cioè quelle persone che frequenti e che influenzano la tua vita.

Sono importanti perché, come dice il proverbio, andando con lo zoppo impari a zoppicare. Infatti, come confermano le ricerche, queste compagnie definiscono gli standard della tua vita.

Le persone più sagge, si circondano di altre persone che sono migliori di loro in qualcosa. A me, tempo fa, hanno insegnato a cercare di essere il più stupido (o il più povero) nella stanza.

Nel tempo ho imparato a creare partnership, vere alleanze tra persone di qualità. Mi aiuta sia a migliorare come persona sia ad avere più opportunità nella vita.

Purtroppo nel mondo della formazione/coaching non è sempre facile. C’è troppo ego, poca voglia di mettersi in discussione e tanta paura di perdere clienti. Come in altri settori, c’è un senso di scarsità, cioè si pensa che il mercato sia piccolo e che si perda qualcosa a mettersi insieme; che se ci pensi è un pensiero incongruente con quello che insegniamo.

Secondo me, ci perdi solo se ti allei con persone che sono meno di te. Alcuni lo fanno per soddisfare il tuo ego, infatti in questo modo sono i migliori del gruppo. Se però ti circondi/allei con chi è più bravo di te, hai solo da guadagnare perché impari.

Tutti siamo più bravi in qualcosa, e quindi c’è sempre qualcuno che è più bravo in qualcos’altro.

I grandi artisti, sono tali, perché si contaminano tra di loro. Stanno insieme e cercano di imparare l’uno dall’altro. L’idea non di rubare le idee, come fanno in troppi purtroppo, ma di stimolarsi a vicenda.

Ultimamente, sto godendo della musica dei Foo Fighters. L’ultimo album è strepitoso. Lo hanno inciso lasciandosi influenzare dai musicisti di otto città diverse, il risultato? Straordinario!

L’immenso Bowie ha spaziato. Dopo aver cercato, ricercato, creato e cambiato la musica, ha continuato a farlo. Ha lavorato con produttori come Brian Eno (con cui ha fatto la famosa trilogia di Berlino) ma anche Nile Rodgers (quello degli Chic! Con cui ha fatto il suo disco più venduto).

E tu? Con chi passi il tuo tempo? Da chi ti fai influenzare? Con chi cresci?

L’idea è di passare del tempo con persone diverse da te. Uguali o simili nei valori e scopo, ma diversi nei modi e/o competenze…

Cerca persone che hanno cose che ti mancano o che fanno in modo diverso da te, ti stimolano, magari ti mettono pure in difficoltà.

Esci dai tuoi canoni. Rimani fedele a te stesso, a chi sei e in cosa credi uscendo però dalla tua zona di confort. La famigliarità può essere una prigione.

Bowie diceva che se sei su terreno sicuro sei un uomo morto.

Love on ya!

Claudio

 

 

Beato te che sei stupido

By | Extraordinary

Pensavo fosse un detto bergamasco, che ovviamente suona meglio in dialetto, ma su internet leggo che forse è napoletano, chissà…

Il mito della “beata ignoranza” è comunque famoso in tutto il mondo, purtroppo. Dico purtroppo, perché qualcuno ci crede pure e ne ha fatto uno stile di vita.

Come forse sai io non sono laureato e non me ne vergogno. Per un certo periodo della mia vita ho avuto un qualche senso di inferiorità, ma è stato tempo fa. Leggendo della vita di alcuni grandi della storia non laureati ho poi cambiato idea.

Non credo che la laurea determini la tua intelligenza, il tuo valore o il tuo successo. Nello stesso tempo credo che studiare, crescere e formarsi sia necessario.

Della classe in cui ero alla Scuola Alberghiera, come capita spesso, noi che non eravamo i migliori della classe abbiamo fatto più strada.

Uno dei peggiori studenti di allora è un ristoratore rinomato che rappresenta l’Italia in festival culinari nel mondo, un altro è un manager di una catena alberghiera importante, un terzo è addirittura professore alla stessa scuola. Io ho cambiato lavoro e settore… e sono qui.

Nessuno di noi ha frequentato l’università. Uno lo ha fatto per un po’, ma penso più per rimorchiare che per prendersi una laurea. Tutti però abbiamo fatto la nostra strada. Sai perché?

Perché abbiamo continuato a studiare.

Lo abbiamo fatto sui libri, nei corsi, durante i seminari. Abbiamo affiancato veri e propri maestri, siamo andati in giro per il mondo a cercare risorse. Non siamo andati nelle aule universitarie ma abbiamo studiato e lo facciamo ancora.

Non so se tu hai fatto l’università. Se sì, sai che quello che hai imparato ti è servito. Forse non per il lavoro che fai ma per pensare meglio. Prendi l’arte e mettila da parte si dice.

Si parla spesso di persone come Bill Gates o Steve Jobs quando si vuole parlare di chi non ha fatto l’università e hanno avuto successo. Però spesso si parla poco di quanto abbiano studiato e lavorato per arrivare dove sono arrivati.

Il figlio di David Bowie in un’intervista dice che avere un padre come lui lo ha certamente aiutato nella sua carriera di regista cinematografico. La cosa che gli è servita di più, dice, non è stato tanto il cognome, quanto il fatto che il padre lo obbligasse a leggere tutti i giorni!

Non lasciarti prendere dalla pigrizia o dalla stanchezza. Non credere a chi ha inventato il modo di dire “benedetta ignoranza”, l’ignoranza dovrebbe essere maledetta. Chi non sa subisce da chi sa. Sapere, conoscere e crescere sono gli unici modi per essere libero. Per costruire te stesso e la tua vita.

Coltiva il tuo giardino, come diceva Voltaire, è necessario, un dovere. Al giorno d’oggi nessuno, nemmeno tu, si può permettere di essere normale, cioè nella norma.

Chi è nella norma è facilmente sostituibile. Chi ha qualcosa di extra viene premiato.

Tu, cosa hai di extra? Lo stai coltivando?

Spero di sì.

Buon giardinaggio.

Claudio

P.S. E’ disponibile l’estratto gratuito del mio nuovo libro in uscita l’11 giugno, se lo vuoi scaricare clicca qui 

A volte è meglio non ascoltarli

By | Extraordinary


Il maestro Yoda mi ha insegnato tante cose. Ricordo vederlo addestrare Luke Skywalker quando dice a quest’ultimo che è così sicuro di quello che è o non è possibile. Che bella lezione di vita!

Ultimamente penso a quello. Penso soprattutto alle tante persone che fanno poco perché non ci credono, perché pensano che sia impossibile o perché sono solo degli scazzoni.

Nel mondo della formazione si ripete spesso la citazione che dice che ci sono tre tipi di persone: quelle che fanno accadere le cose, quelle che guardano le cose che accadono e quelle che si stupiscono delle cose che accadono. Ci sono miriadi di versioni ma la sostanza della frase è sempre quella.

Sulla pagina Facebook di Extraordinary inizieremo una serie di “a volte meglio non ascoltarli”. Riporteremo previsioni che si sono rivelate sbagliate. Cose che “esperti” hanno detto, alle quali altri non hanno creduto e, grazie a questo, hanno ottenuto risultati importanti e sono entrati nella storia.

Il mio professore di italiano mi ha rimandato in quarta superiore per farmi leggere. Non in italiano ma in storia. Diceva che dovevo imparare a scrivere e quindi mi obbligò a leggere. Dovrei ringraziarlo, grazie a quell’estate rovinata da lui i miei libri (tra due settimane esce il terzo), vendono benissimo. La versione e-book degli audiolibri ancora di più, e in 4 lingue diverse!

Il mondo è pieno di persone che ti dicono cosa puoi e non puoi fare.

È il loro giudizio, quasi sempre basato sui loro limiti, non i tuoi.

A volte sono giudizi utili. Possono stimolarti a tirare fuori il meglio, anche solo per dimostrare loro chi sei, farai qualcosa in più.

Più spesso sono commenti ai quali si crede ed è un peccato. Nel senso di spreco e nel senso letterale. Nessuna religione considera lo sprecare i propri talenti una buona cosa.

Quindi cosa fare?

Non so, io posso dirti cosa farei io.

Cercherei di capire se la persona che cerca di limitarmi ha la competenza per farlo. Anche se fosse mi ricorderei dei grandi esperti che, in passato, hanno sbagliato le loro previsioni. Forse hanno ragione, forse no. Ma il modo più sicuro per scoprirlo è provarci con tutta la passione che hai.

Se ce la metti tutta magari farai come qualche atleta famoso che, nonostante i suoi limiti, è diventato un grande.

Forse non ci riuscirai, ma almeno ci avrai provato. Avrai la coscienza a posto. A posto con te stesso, non con gli altri.

Lo so, sembrano frasi fatte. Cose già sentite. Forse banali, scontate, da motivatore…

Vieni sulla nostra pagina Facebook, nei prossimi giorni potrai leggere le previsioni di esperti che la realtà ha sconfessato. Anzi, se ne hai qualcuna postala o mandamela.

È utile ricordarci che la maggior parte dei nostri limiti sono irreali. Imposti da altri o da noi stessi, dalla paura.

Forse non sei d’accordo e va bene. Credo nella libertà di pensiero.

Nel frattempo vado a divertirmi alla nostra festa di giovedì 23, nell’occasione presento il mio nuovo libro, in cui parlo del mio modo di fare Coaching. Chi l’avrebbe detto che avrei fatto così tanto?

Beh, qualcuno l’aveva detto, e io ci ho creduto.

Ci vediamo alla festa di giovedì!

Claudio

P.S. Se vuoi venire alla nostra festa di giovedì 23, clicca qui

P.P.S. L’estratto gratuito del libro sarà disponibile sulla nostra pagina Facebook da lunedì

Il venditore di pentole

By | Extraordinary

Questo è il modo in cui alcuni chiamano Anthony Robbins, il signore che il week end scorso ha messo in aula ancora 5 mila persone per un corso con 9 lingue tradotte in simultanea.

Personalmente lo considero un grande. Lo so, sono di parte. È il mio “primo amore”, a lui devo la mia scoperta della PNL, del Coaching, delle Dinamiche a Spirale e non meno importante di Nancy, mia moglie. Di fatto ha cambiato la mia vita completamente e in meglio, molto meglio.

Guardandolo lavorare imparo sempre qualcosa. Ho fatto questo corso 19 volte in 22 anni ma porto sempre qualcosa di nuovo a casa.

Mentre ero in aula pensavo a chi lo critica, spesso pesantemente. “Venditore di pentole” è uno degli appellativi che preferisco tra quelli che gli danno. Gli viene dato da alcuni formatori che lo criticano di essere troppo commerciale e troppo “manipolatore” dal punto di vista emotivo. Ovviamente chi lo critica ha poche persone nelle sue aule nonostante, anche lui, cerchi di usare l’emotività per vendere.

Altri contestano il suo egocentrismo, anche in questo caso chi contesta copia i modi di Robbins, nella speranza di avere gli stessi risultati e notorietà.

La più affascinante è la critica sui soldi. Per qualche ragione il fatto che lui guadagni molto infastidisce l’esercito di coloro che guadagnano meno di quello che desiderano.

Lo so è la vita, l’essere umano tende a criticare invece che apprezzare.

So anche che io non sono oggettivo, ho troppa stima e affetto per Tony. Dopotutto in questi 22 anni mi ha dato e insegnato moltissimo…

Ho detto che lo considero un grande. Grande nei suoi pregi come nei suoi difetti. Ho l’onore di conoscerlo bene e da tanto tempo, so che è umano e quindi non perfetto. Non mi piace tutto di lui o di ciò che fa. Ma come mi hanno insegnato cerco di vedere quello che ha e fa di buono, così cresco.

Poi parto da un presupposto. Lui ha più risultati di me in molte aree di vita.

È sano, più della maggior parte delle persone che lo criticano.

È un professionista di successo, guadagna tanto e affianca persone di alto calibro come Bill Clinton, Serena Williams, Donna Karan, Oprah Winfrey… cosa che i suoi detrattori sognano la notte.

Harvard lo ha definito uno dei 200 business guru al mondo, American Express uno dei 10 migliori leader per portare un’azienda al livello successivo e Accenture uno dei 50 migliori intellettuali nel mondo per il business.

È felicemente sposato e si gode la vita personale, qui evito di fare commenti su chi dice peste e corna di lui perché si entra in aree troppo personali (e dovrei dire cose che non tutti sanno).

Chiudo con una considerazione, ovvia ma spesso dimenticata.

Quando qualcuno che ha più successo di te, cioè produce risultati migliori, ma non ti piace, non sarebbe meglio dire non mi piace e basta invece di criticare con mediocrità?

Lo so, criticare fa stare meglio apparentemente, ti senti meno inferiore o chissà cosa.

Ci sono cantanti o band bravissimi che non mi piacciono, per genere di musica, simpatia o qualcos’altro. Rispetto il fatto che sono bravi e ascolto altro.

Ci sono esponenti della formazione e della crescita personale che hanno uno stile, dei contenuti o altro che non condivido. Va bene, il mondo è vario ed è bello che sia così.

Evito di spendere soldi per fare i loro corsi o leggere i loro libri e risparmio energie evitando di criticarli. Quando lo faccio, mi rendo conto che in qualche modo toccano qualcosa in me. Un mio lato debole, una mia frustrazione, invidia, mancanza…

Io da Robbins ci vado e ci torno. E se vendesse pentole le comprerei pure, sarebbero gran belle pentole, sicuramente il “World Pot Council” le considererebbe tra le migliori 10 del mondo.

Buona settimana.

Claudio

 

P.S.

– sabato sono a Roma per la giornata introduttiva alle Dinamiche a Spirale

– giovedì 23 a Milano, avremo l’Extraordinary Day, la nostra festa dove presenterò il mio nuovo libro in uscita a metà giugno

Inferno e paradiso

By | Riflessioni

“Se credi al Paradiso, allora devi credere anche all’inferno”, questa è la risposta della Maestra di religione a Martina, la nostra figlia più grande (9 anni e mezzo).

Lo scorso anno la Catechista, con nostro grande piacere, spiegò ai bambini, tra cui Martina, che il diavolo non esiste. Cioè non c’è un tipo cornuto con il forcone. Quella fu un’invenzione per spiegare il male e far venire paura a chi, nel passato, non aveva cultura.

A scuola, durante religione, nostra figlia ha espresso la sua idea. Secondo lei l’inferno non esiste, cioè non c’è quel posto dove tutti i cattivi bruciano. Lei crede che Dio sia troppo buono per punire all’infinito.

Nancy ed io abbiamo deciso di esporre le nostre figlie alle diverse religioni. Essendo in Italia più a quella Cristiana ma anche alle altre. Pensiamo sia giusto che sappiano che altri popoli credono a cose diverse in modo diverso, e tutti sono da rispettare. Ci piace che usino la loro testa e, seppur educate, decidano in autonomia.

Certo non è sempre facile.

Io ho le mie convinzioni, e mi è praticamente impossibile non influenzare il loro pensiero, ci provo ma sono sicuro che, essendo il padre, abbia una forte influenza. Lo stesso fanno le Maestre, più o meno consapevolmente.

Martina non è convinta del ragionamento della Signora che insegna religione a scuola. Lei ritiene di poter credere al Paradiso senza dover credere all’inferno, e io concordo con lei. Quando me ne ha parlato ho cercato di capire il concetto della Maestra, ma non ci sono riuscito. Martina mi ha spiegato il suo che aveva un bellissimo filo logico. Mi inorgoglisce sapere che usi la sua mente, faccia dei ragionamenti e decida per sé. Soprattutto mi piace che la decisione, risultato di un percorso di pensieri, non sia campata in aria.

Perché comprare a scatola chiusa un concetto che viene da altri?

Certo la Maestra ha autorità, in molti casi anche autorevolezza, ma dobbiamo pur metterci del nostro. In questo caso siamo stati fortunati che l’imprinting della Catechista è buono, Martina ha una buona base su cui pensare.

Io mi chiedo, quali e quante altre istallazioni subiranno Martina e Carolina?

Quante ne abbiamo avute io e te? Quante ne avremo ancora?

Io cerco di difendermi: leggo, ascolto, mi informo e poi cerco di decidere con la mia testa.

Educare dei figli è più complesso. Quanto posso influenzarle? È giusto?

Penso che visto che altri cercano di farlo, devo almeno controbilanciare la cosa. In questo caso ho spiegato a Martina il credo delle religioni che conosco, le ho raccontato anche del credo di altri, come quello che l’inferno non esiste, ma esiste il rammarico dell’anima di non aver vissuto appieno la vita… Poi le ho detto quello che ritengo sia la verità. Che nessuno ha certezza su questa cosa.

Gli unici che ce l’hanno sono i morti. È una delle poche cose belle di morire, questi dubbi sono tutti risolti.

Nel frattempo dobbiamo solo decidere cosa sembra giusto per noi. Certo, dobbiamo ascoltare gli altri, leggere i testi scritti dai saggi, studiare, cercare…

Poi bisogna decidere e, io credo, che Dio (l’Universo, la Natura o come la vuoi chiamare) ci ha messo al mondo per decidere con la nostra testa. Altrimenti perché ci avrebbe dato un cervello? Oppure perché dovrebbe premiarci o punirci se le decisioni sono state prese da altri?

Non so, è la mia idea. Chissà cosa ne pensa la Maestra di religione.

Claudio

 

P.S. Vieni alla nostra festa del 23 maggio?

L’Italia unita

By | Riflessioni

In una delle ultime puntate del suo programma, Crozza faceva notare come, nelle ruberie dei politici, tutte le regioni italiane si assomigliassero. Da nord a sud, tutti fanno la stessa cosa.

Nella capitale ho notato che anche i commessi dei negozi agiscono come i colleghi lombardi. Quando un cliente entra nel punto vendita, lo ignorano. Non lo fanno tutti ovviamente ma, almeno nella mia esperienza, tanti. Se tu cliente saluti, a volte, rispondono, altre no. Se chiedi di vedere un paio di cose è meglio che poi compri, non sono mica lì a perdere tempo con te!

Io pensavo ci fosse la crisi, ma sembra che per alcune persone non ci sia. Purtroppo per molti di loro lo stipendio non cambia, sia che salutino o vendano, sia che non lo facciano.

La stessa similitudine la vedo nel malcostume del parcheggio in doppia fila. Abbandonata lì, tanto che vuoi che succeda. Niente se torni immediatamente, ma se stai in giro a farti gli affari tuoi valuta che potresti intralciare altri. È un concetto di educazione civica, roba ormai fuori moda.

Parliamo delle persone, come ho twittato giorni fa, che si sdraiano sul bancone del bar a bere il loro caffè in santa pace? Dietro, tutti aspettano, ma loro non se ne accorgono, troppo presi dai loro pensieri e dalla loro, soggettiva, importanza.

A proposito di twittate, ce ne sono state due che mi sono piaciute molto ultimamente. Mi piacciono perché richiamano all’azione e alla responsabilità. Cioè l’abilità di dare una risposta.

La prima è di Papa Francesco: “Cari giovani, non sotterrate i talenti, i doni che Dio vi ha dato! Non abbiate paura di sognare cose grandi!”.

La seconda di Joel Osteen (Pastore americano famosissimo): “Attendi con aspettativa ma non sperare solamente. Non limitarti a pregare. Preparati e agisci con fede”.

I commessi non lo sanno, ma la crisi c’è. I politici fanno gli affaracci loro, ma il paese è allo stremo. I maleducati non se ne accorgono, ma ci sono altre persone nel mondo, proprio dietro di loro,  che aspettano il loro turno per il caffè.

E allora che fare?

Puoi sfogarti al bar, su Facebook o sul tuo blog. Puoi aspettare che qualcuno faccia qualcosa. Magari il Papa, o qualche politico (magari quelli nuovi, i giovani, come li hanno chiamati).

Puoi arrenderti, non è da italiani, ma si può fare.

Puoi emigrare, in tanti lo hanno già fatto, purtroppo.

Puoi iniziare a fare qualcosa. Non dico di cambiare il mondo. Basterebbe sorridere, dire “buongiorno!”, parcheggiare senza bloccare altri, prendere il tuo caffè lasciando che anche gli altri lo possano fare.

Sono in troppi a lamentarsi senza fare. Tutti criticano i leader dei tre maggiori partiti politici. La cosa buffa è che nessuno ammette di averli votati. Sono lì perché hanno preso tanti voti, ma non trovi nessuno che dica di aver votato per questo o per quello.

Nessuna responsabilità, nessuna conseguenza per le nostre azioni… Purtroppo non funziona così. Alla fine, prima o poi, le conseguenze arrivano, è la legge di causa ed effetto.

Le rivoluzioni si possono fare in piazza con i forconi, o nella vita di tutti i giorni con il buon senso e l’educazione.

Siamo ancora in tempo, ma dobbiamo iniziare immediatamente e tutti, nelle piccole cose che facciamo tutti i giorni.

Festeggiamo una nuova liberazione, e magari anche una nuova festa del lavoro. Magari prendendoci l’impegno di liberarci delle cose che non vanno, facendo qualcosa per cambiarle.

Buon primo maggio.

Claudio

Meglio prima che troppo tardi

By | Riflessioni

Nel famoso discorso a Stanford, Steve Jobs diceva che la morte è il miglior agente di cambiamento della vita. Probabilmente aveva ragione. Non a caso molti di noi cambiano proprio quando si avvicinano a quell’inevitabile momento.

La saggezza popolare dice che è meglio tardi che mai. Io inizio a pensare che è meglio prima che troppo tardi.

Il Dalai Lama dice che gli sembra “curioso” vedere gli occidentali perdere la salute per guadagnare i soldi che poi usano per curarsi. Non usa queste parole ma il senso è quello.

In queste settimane molte persone a noi care vivono in prima persona grossi problemi di salute. Alcuni perché stanno male, altri perché sono vicino a qualcuno che sta male.

Due di questi, miei cari amici, sono troppo giovani per doversi fermare per una malattia. Ce ne sono tanti negli ospedali e qualcuno di loro, forse, lotterà tanto ma senza vincere…

È la vita. Lo so. Ci sono già passato. Ci ho persino convissuto per molti, molti anni.

Questi eventi, se tutto va bene, ti cambiano le prospettive.

In PNL, nella metafora del viaggio dell’eroe, sono le famose “chiamate”. In Dinamiche a Spirale, sono i problemi che non puoi risolvere con il modo di pensare che hai. Quei problemi che ti fanno evolvere.

Non sempre l’eroe risponde alla chiamata. Non sempre evolviamo nel modo di pensare. C’è qualcuno che è bloccato e non passa l’esame. In questi casi la vita fa due cose. O ti ripresenta la lezione, o lascia perdere e rinuncia a te.

In una delle cene con il “mio fratello da genitori diversi”, uno dei miei migliori amici che come me ha perso il Padre, ci siamo detti che se non ci godessimo la vita, se non la vivessimo secondo i nostri valori e principi, se buttassimo via i nostri giorni la loro morte sarebbe inutile.

Sarà che non ho più vent’anni ahimè, ma penso sempre di più che dovremmo mettere le cose in fila.

A dire il vero io a vent’anni me la sono goduta assai. Anche a trenta e adesso a quaranta.

Per un breve momento ho creduto alle balle che ci raccontano. Che i soldi fanno la felicità, che la taglia dei pantaloni fa la felicità. La casa grande, la macchina veloce, i figli bravi a scuola…

Non sono stupido, so che sono cose importanti, non a caso lavoro per averle nella mia vita. Ma so che non sono quelle a renderti felice. Mettere in fila le cose e agire in funzione di ciò che conta veramente per te ti rende felice.

Ecco perché poi riesci a goderti la casa grande, la macchina veloce e tutto il resto.

Lo so, sono ripetitivo. Ci ho scritto un libro a riguardo ma, visto che non è ancora chiaro a tutti, mi ripeto. Chissà che non riesca a convincere qualcuno prima o poi.

Grazie.

Claudio

 

P.S. Fai una cosa oggi. Fai qualcosa di importante che rimandi da tempo. Tipo passare un bel momento con qualcuno di caro. Non aspettare di aver fretta a farlo.

Il passaggio

By | Extraordinary

I giorni passano, siamo senza governo e con poche prospettive per il futuro. C’è un nuovo Parlamento, un nuovo Senato e a giorni ci sarà un nuovo Presidente della Repubblica, ma sembra che ci sia poco di nuovo nella sostanza delle cose.

In Dinamiche a Spirale, si tengono conto di due “forze” che interagiscono tra loro. La prima, sono le condizioni di vita. Dove siamo, che cosa c’è, quali sono le condizioni, i problemi da affrontare, le opportunità, le risorse e così via…

La seconda forza sono le “capacità mentali”, cioè che abilità di pensiero, di azione, di comprensione che abbiamo.

Secondo le DaS, come per Einstein, il modo di pensare che crea un problema non può risolverlo, serve un cambiamento. Se tutto va bene, è un’evoluzione.

Il cambiamento è in corso. La crisi c’è, anche se i ristoranti che frequenta qualcuno sono ancora pieni. È una crisi finanziaria, economica, sociale, ambientale, di valori… di tutto. Il modello usato fino ad oggi non funziona, il mondo è cambiato, e pochi lo hanno capito.

Non parlo solo di chi siede negli scranni governativi e gioca a Risiko con più leggerezza dei bambini che giocano con i carrarmatini colorati, parlo soprattutto delle persone “normali”.

L’altro giorno, dopo due minuti e un po’ di orologio davanti alla cassa di un bar in stazione Centrale, il signore che stava parlando con un’altra persona mi ha detto che dovevo aspettare il collega per fare lo scontrino. Il collega era impegnato a fare caffè, ma non faceva il mio perché non avevo lo scontrino. L’idea di servirmi e poi farmi pagare era rivoluzionaria per lui. Non so se era troppo DQ/blu e quindi ligio alle procedure o se era stupido.

Sta di fatto che ho portato i miei euro in un altro bar.

Una mia cliente che ha portato una giacca blu di una marca importante in negozio perché perdeva il colore sulla camicia bianca, si è sentita rispondere che avrebbero provato a ricolorarla, che ovviamente il costo della lavanderia della camicia era a suo carico e che forse era meglio mettere una camicia di colore scuro la prossima volta. La mia cliente mi ha chiesto da che colore delle DaS si comportava la commessa.

Le ho risposto che la stupidità non ha colore. O meglio, può essere in tutti.

Una cosa è certa. Troppo ER/arancione senza DQ/blu ha fatto danni. Troppo FS/verde senza un buon ER/arancione (che deve avere una buona base DQ/blu), non risolve i nostri problemi.

Un’altra cosa è certa. La crisi sta portando poche persone al livello successivo e troppe a chiudersi nel loro, o a regredire.

Non capisci di cosa sto parlando e hai 3 minuti, clicca qui e leggi l’estratto gratuito del libro. Se non li hai adesso, ti consiglio di farlo appena riesci, capirai il mondo e le persone molto meglio.

Dicevo che le Dinamiche a Spirale si basano sulla teoria di queste due forze che si intrecciano. Il Dr. Graves, a cui dobbiamo le DaS, riscontrò che l’essere umano desidera soddisfare dei bisogni, non a piramide come diceva l’amico e collega Maslow, ma a spirale. Cioè percorre uno schema comune a tutti nei modi, ma non nei contenuti. Cioè nei modi di pensare e di percepire la realtà, non in quello che si pensa.

Gli stadi indentificati fino ad oggi sono stati chiamati con una coppia di lettere e/o un colore. Questi sono modi di pensare, non tipi di persone.

1 BEIGE (AN), si focalizza su: 
la sopravvivenza; soddisfazione bisogni primari; riproduzione; soddisfare un istintivo impellente desiderio; ha solo memoria genetica.

2 VIOLA (BO), si focalizza su: 
“placare il regno degli spiriti”, onorare gli antenati; protezione dal male; legami familiari, il rispetto degli anziani, la sicurezza per la tribù.

3 ROSSO (CP), si focalizza su:
 il potere/azione; l’affermazione di sé per dominare gli altri e la natura, il controllo, il piacere sensoriale immediato; evitare la vergogna.

4 BLU (DQ), si focalizza su: 
la stabilità/ordine, l’obbedienza per guadagnare una ricompensa dopo; significato; scopo; certezza, la Verità, la ragione per vivere e morire.

5 ARANCIONE (ER), si focalizza su:
 l’opportunità/successo, è in competizione per raggiungere influenza, autonomia, dominio della natura, la conoscenza e comprensione di sé.

6 VERDE (FS), si focalizza su:
 l’armonia, l’empatia, unirsi insieme per la crescita reciproca, consapevolezza; appartenenza; spiritualità e consapevolezza.

7 GIALLO (GT), si focalizza su:
 l’indipendenza/autorealizzazione; preparare un sistema di vita sostenibile, consapevole, le grandi domande, ha lungimiranza.

8 TURCHESE (HU), si focalizza su: 
una comunità globale senza sfruttamento; comprensione delle energie vitali; sopravvivenza della vita su una terra fragile.

Ripeto, sono modi di pensare che le persone sviluppano, se vuoi software, non tipi o categorie di persone.

Varrebbe la pena approfondire la cosa,  ma questo è un blog, meglio fare cose semplici e immediate. Se la cosa ti sembra interessante leggi l’estratto o meglio ancora il libro. Poi c’è la giornata introduttiva, dove ti spiego la metodica e non devi nemmeno leggere.

Nel frattempo ti chiedo.

  • Quali sono i livelli che tu hai sviluppato e usi di più?
  • Sono utili in questo momento?
  • Nel mondo che vivi, con i suoi problemi e opportunità, ne servirebbe un altro?

Non so come andrà a finire il teatrino della politica. Una cosa è certa, con questo metodo capisco meglio perché fanno quello che stanno facendo, e non mi piace per nulla.

Dobbiamo avere gli strumenti necessari. Se lasci che siano gli altri ad averli sei nelle loro mani.

E al mio ER/arancione la cosa piace poco. Pochissimo!

Buona settimana.

Claudio

P.S. Ti ricordo per l’estratto del libro clicca qui. Per la giornata introduttiva clicca qui.

Girare come un Derviscio

By | Extraordinary

Mi sono sempre chiesto come facciano i Dervisci Rotanti a girare su se stessi per così tanto tempo senza perdere l’equilibrio e senza star male. Ma la vera domanda è, come fanno a fermarsi all’improvviso senza nemmeno un tremolio?

Alla seconda domanda non ho trovato risposta. Alla prima forse sì. Beh, più che una risposta un’idea, o più probabilmente, un’illusione di risposta. Per oggi mi basta.

Oggi ho fatto un’esperienza simile. Non oggi mentre tu leggi, ma oggi mentre io scrivo.

Stamattina ho fatto una meditazione ispirata alla filosofia Sufi. Si inizia con dei movimenti ritmati per un po’ e poi giri su te stesso al suono di una musica stupenda. Proprio come i Dervisci.

Una mano alzata al cielo, per me era la sinistra, a “prendere” energia. L’altra verso il basso a “scaricare” a terra. Ti dicono di girare alla velocità che ritieni opportuna. Se ti viene mal di mare, o se perdi l’equilibrio, rallenti o ti fermi mettendoti a gattoni.

“Durerò due o tre minuti”, mi sono detto.

Dopo la prima fase arriva il momento di girare. Se ce la fai per dieci minuti. Si vabbè, se ce la fai. Io inizio…

Mi viene subito da girare velocemente, è la musica che con il suo ritmo ipnotico mi trascina. Mi butto, visto che starò in piedi due minuti, tanto vale che siano intensi!

E invece…

Mi accorgo che se mi focalizzo sulla mia mano, giro senza perdere l’equilibrio. Appena, con la vista periferica o con lo sguardo, vedo quello che mi gira attorno (anche se sono io a girare), perdo l’equilibrio.

Ho capito, il trucco è focalizzarsi sulla mano. Ora che ci penso, ce lo hanno anche detto.

Una piccola forza centrifuga tende ad allontanarmi il palmo che lascio andare… Noto che più si allontana dal mio viso, più è facile rimanere in equilibrio.

Mi perdo nel processo…

Giro per dieci minuti come un cestello della lavatrice quando centrifuga. Sono completamente in trance. Guardo la mia mano ma vedo altro… E’ una bellissima esperienza!

La musica cambia. È ora di rallentare, fermarsi e sdraiarsi a pancia in giù. Loro dicono per connettersi alla terra, forse è solo per non farci cadere, vomitare o chissà cosa.

A pancia in giù sento il mio respiro affannato. Ci ho dato dentro.  Inizio a ridere, non so perché, sarà l’ebbrezza dell’iperventilazione…

Nel frattempo penso. Questa è una metafora per me!

Nella vita bisogna guardare la mano.

Cioè focalizzati sui tuoi obiettivi, su quello che conta per te, invece di lasciarti distrarre da quello che gira intorno. Se guardi fuori ti girerà la testa, cadrai, starai male…

Se allontani la mano, è meglio.

Questo potrebbe voler dire tante cose.

  • che è meglio porre obiettivi lontani, a lungo termine. Obiettivi di strategia direbbero in azienda;
  • oppure che è meglio porre obiettivi che sono al di fuori dal tuo baricentro, che sono fuori dalla tua zona di comfort (così riesci a girare più velocemente divertendoti);
  • forse che devono essere fuori di te. Cioè per qualcosa più grande di te. Fuori da te, dai tuoi interessi, dal tuo ego;
  • o ancora che devi distaccarti dalle cose (in PNL diremmo “prendere distanza”), per esserne meno influenzato e quindi avere più equilibrio…

Non so quale sia il vero significato, forse tutti o forse nessuno, decidi tu.

A me è piaciuto. Mi sono divertito, e ho provato nel corpo qualcosa che nella mente sapevo. Certo, quando la mente e il corpo si uniscono è tutta un’altra cosa.

Per dovere di cronaca, non mi sono fermato all’istante. Non ci ho nemmeno provato. E fortunatamente ci siamo tutti sdraiati sulla pancia. Sarei caduto, “ubriaco” come ero. Mi dicono che è normale per chi prova la prima volta.

Anche in questo caso un po’ come nella vita. Bello, no?

Buona settimana roteante!

Claudio