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Extraordinary Archives - Claudio Belotti

Il Priming: la scintilla che innesca il tuo potere

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Lavoro da tanti anni al fianco di Tony Robbins e continuo a tornare da lui più volte ogni anno non solo perché sono uno dei suoi Master Trainer alla Mastery University.
Torno da lui nonostante gli impegni come Business Coach in Italia, i Corsi Extraordinary e la Extraordinary Coaching School perché ogni volta mi dà qualcosa di nuovo, mi apre la mente e il cuore con parole e idee uniche e originali.
La sua fede nella crescita e nel miglioramento gli hanno permesso di fissare degli standard altissimi, nel mondo della formazione e non solo.
I suoi numeri sono impressionanti, coinvolge folle oceaniche e lo fa proponendo contenuti di grande valore. Per me Anthony Robbins è un esempio, una fonte di ispirazione, un mentore e un maestro.
In molti mi chiedono spesso di parlare di più di lui, di raccontare il suo lavoro, tradurre e spiegare le sue tecniche e i suoi esercizi, fra le quali c’è ad esempio il Priming.

Che cos’è il Priming?
Letteralmente si potrebbe tradurre come l’innesco ed è un rituale mattutino di meditazione che permette di mettersi nella condizione per realizzare il proprio potenziale ogni giorno.
Il Priming è l’atto di prendersi del tempo per regolare i pensieri e le emozioni, in modo da poter raggiungere quello che Robbins chiama il peak state o stato di picco.
Il Priming infatti in teoria è un processo grazie al quale possiamo innescare pensieri, sentimenti ed emozioni per ottenere risultati straordinari. E’ lo stesso meccanismo che ti sarà capitato di sperimentare molte volte: quando hai una motivazione forte, quando
desideri con tutto te stesso di fare una performance di livello, quando stai facendo qualcosa di molto importante per te.
E’ un potere enorme!
E il Priming ti permette di risvegliarlo a piacimento e gestirlo per ottenere di più da te, quando lo vuoi o ti serve. Il Priming non deve essere un processo lungo. Puoi sperimentare il Priming con un impegno di soli 10 minuti al giorno.

Come Funziona il Priming?
Vediamo insieme in pratica quali sono e come funzionano gli 8 passaggi fondamentali del Priming:
Siediti: mettiti a sedere in un luogo relativamente tranquillo. Siedi in modo da poggiare entrambi i piedi a terra, sposta le spalle indietro, il petto in su, tieni il collo allungato e la testa alta.
Respira: cambiando il respiro, cambi il tuo stato emotivo. Il metodo di Tony è di fare un esercizio di respirazione con tre serie di 30 respirazioni ciascuna con una pausa tra ogni serie. [1 minuto] Inizia con la respirazione del cuore: metti le mani sul tuo cuore. Senti il suo potere e la tua forza mentre inspiri. [30 secondi] Pratica la gratitudine: pensa a tre cose per cui sei davvero grato in quel momento. Puoi sceglierle dal tuo passato, dal tuo presente o dal tuo futuro. Quando pensi alla prima cosa, crea un’immagine più possibile chiara di quel momento ed entra in essa con la tua mente. Dopo circa un minuto, vai alla successiva e poi a quella dopo. Scegli cose semplici per le quali essere grato: anche nei brutti giorni, puoi trovare qualcosa di piccolo e significativo di cui essere grato. [3 minuti] Visualizza: ora arriva la parte che è come una benedizione o una preghiera. Può essere spirituale come vuoi che sia. Tony immagina la luce colorata che scende e riempie il suo corpo, curando qualsiasi cosa – corpo, pensieri, sentimenti – che ha bisogno di essere guarita. Immagina che qualsiasi problema nella tua vita sia
risolto. Chiedi le migliori parti di te siano rafforzate. [1 minuto e mezzo] Condividi: ora invia tutta l’energia che hai ottenuto attraverso la tua guarigione e il rafforzamento verso le persone che ami. Senti l’energia che va su e giù, riversandola alla tua famiglia, ai tuoi cari, ai colleghi, ai clienti, agli amici e persino agli estranei che hai incontrato solo una volta. [1 minuto e mezzo] Concentrati e festeggia: ora pensa ai tre risultati o obiettivi che desideri maggiormente raggiungere. Queste sono le cose che ti emozioneranno profondamente una volta che le avrai conquistate. Adesso prova ciò che proveresti se le avessi già realizzate. Celebra la sensazione di completezza e la vittoria, visualizza come influirà su chi ti sta intorno. Come per la gratitudine, passa attraverso ogni risultato uno ad uno, sperimentando pienamente la sensazione di successo. [3 minuti] Pronto alla scossa? Alzati e dai un po’ di energia e movimento al tuo corpo e affronta il mondo.

3 semplici modi (più uno) per crearti opportunità di crescita

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Molte persone trascorrono il proprio tempo a lamentarsi.
Non gli va mai bene niente. Sono il tipo di persone che non legge articoli come questo, perché pensa che la vita debba essere come la immagina.

Invece, parafrasando la grande Virginia Satir,
la vita è quella che è. Se qualcosa non ti piace, sta a te agire
per ottenere il cambiamento che desideri.

La miglior forma di cambiamento che ci sia, secondo Anthony Robbins, è la crescita: chi sceglie di crescere è una persona felice. E lo è proprio perché sceglie di agire, dà una direzione alla propria vita e sa che non può perdere:
o vince o impara.
In questo post ti presento 3 modi (più uno) per crearti opportunità di crescita,anche partendo da zero:

3 MODI per Crearti Opportunità di Crescita : IL PRIMO
Appassionati.
La passione è il carburante di qualsiasi scelta.
È quello che ti porta da A a B senza farti accorgere del viaggio.
La passione ti spinge a conoscere tutto di un argomento, a sperimentare tutto di una
disciplina, a volerne sempre di più fino a diventare un esperto.
Attraverso la passione fai esperienza e con l’esperienza crei l’opportunità di trasmettere ciò che hai appreso ad altre persone interessate e in molti casi, è possibile che tu riesca a trasformare questa esperienza in un lavoro, ricco di soddisfazioni.

3 MODI per Crearti Opportunità di crescita: IL SECONDO
Affronta i conflitti.
Quando decidi di affrontare i conflitti sul posto di lavoro puoi sbloccare situazioni
bloccate. La premessa è che l’obiettivo non deve essere distruttivo ma risolutivo.
Se sviluppi la volontà di risolvere i conflitti per accedere a un bene superiore,
a un benessere sistemico – del gruppo di lavoro, del tuo settore, dell’azienda nel complesso – otterrai risultati stupefacenti.
Guardala come un’opportunità per capire meglio qualcuno con il quale trascorri 40 ore a settimana. Ci sono buone probabilità che l’altra persona risponderà alla tua apertura, con una apertura a sua volta. Un chiarimento che distende gli animi è
sempre ben accetto.

3 Modi per Crearti Opportunità di Crescita: IL TERZO
Diventa un mentore.
Intraprendere una attività di mentorship è una opzione win/win: avvantaggia tanto
l’allievo, quanto il mentore.
Il mentore aiuta a sviluppare capacità di leadership e comunicazione: permette
di individuare punti di forza e di debolezza che possono essere chiave nei ruoli di gestione. Attraverso il mentoring si fa di più che affinare le capacità di leadership. Quando il tuo allievo cresce, matura e avanza in carriera il tuo ruolo verrà apprezzato, non solo dall’interessato ma da tutta l’azienda che ti prenderà come
punto di riferimento e consoliderà sempre più il tuo ruolo.

3 MODI per Crearti Opportunità di Crescita: + UNO
Infine fai conoscere ciò che fai.
La base di ogni opportunità è la relazione. Il modo migliore per trovare un
nuovo lavoro, un lavoro che ti soddisfi e ti permetta di esprimere i tuoi talenti non è conoscere persone in grado di raccomandarti o assumerti – per farti un favore o perché hai fatto un favore – ma farti conoscere per quanto vali da persone che vogliano lavorare con te.

Sii coerente, integro e aperto alle esperienze.
Costruisci fiducia: questo genera nuove opportunità in modo continuativo.

Chiedere il meglio

By | Extraordinary

Ricordo tempo fa, in uno dei periodi difficili della mia famiglia di origine, una delusione di mia madre. Erano tempi economicamente stretti e, visto che sapeva cucire bene, aveva provato ad arrotondare facendo qualche lavoretto.

Era molto brava, aveva esperienza, e così si rivolse a un sarto di alto livello per fare qualcosa. Il professionista decise di metterla alla prova con qualche piccola cosa che lei faceva la sera, ormai troppo stanca per essere precisa.

Purtroppo la qualità del suo lavoro, proprio perché era a pezzi, fu sotto lo standard del sarto. Infatti le disse che non poteva darle altre cose da fare: “le pago questi lavori ma finiamo qui, i miei clienti non accetterebbero una cosa fatta così”, disse.

Mi madre ci rimase molto male. Un po’ per l’opportunità persa di guadagnare qualcosa e far quadrare i conti, molto per lo smacco nel saper di aver fatto male, lei che era così precisa!

Ricordo, che pensai che il sarto era un po’ stronzo. Pensavo che avrebbe dovuto dare comunque qualcosa da fare a mia madre. Primo perché ne aveva bisogno, secondo perché sì aveva sbagliato, ma in fondo non per colpa sua…

Ai tempi ero un bambino, certe cose non le capivo. Oggi la penso diversamente. Mia madre ovviamente concordava col sarto.

Quella che oggi ci ostiniamo a chiamare crisi sta mettendo in difficoltà molte persone. Nonostante questo, troppi continuano a lavorare male, aspettandosi che qualcuno li aiuterà, visto che ne hanno bisogno.

Nella nostra famiglia, Nancy ed io, stiamo cercando con tutte le nostre forze di insegnare alle nostre figlie il valore dell’impegno e dell’eccellenza. Chiediamo loro di pensare a come si preparano per un concerto i loro cantanti preferiti, o per una gara gli atleti che ammirano.

Per raggiungere quei risultati danno tutto, come facciamo noi e tante altre persone ogni giorno: dal barista sotto casa nostra, ad alcune maestre a scuola.

Quel sarto aveva ragione, non poteva, per aiutare una sconosciuta, deludere i suoi clienti e perdere la loro fiducia conquistata dopo anni di duro lavoro.

Il cliente vuole il meglio, ed è giusto che sia così. Lo dovrebbero fare tutti, non solo i clienti, anche i partner, gli amici, alunni, professori…

Dovresti farlo anche tu. Dovresti chiedere solo il meglio.

Ovviamente per farlo, devi darlo tu per primo.

Nel tempo ho imparato a comportarmi come quel sarto. Di fatto fece la cosa giusta per sé stesso, i suoi clienti e pure mia madre. Lei, da donna straordinaria quale era, sapeva che aveva fatto un errore, ecco perché ci rimase male. Un errore che non aveva mai fatto prima, dal quale imparò e non fece mai più.

Non diventò mai famosa o ricca, però diede sempre il massimo lasciando il segno ovunque; i suoi figli ne sono la testimonianza.

Quel sarto fu giusto e corretto. Si aiuta chi se lo merita, non chi ha bisogno.

Ecco perché, quando prendo la decisione di non dare lavoro a chi non lo rispetta come dovrebbe, mi sento in pace con la mia coscienza.

Il lavoro non è un diritto, il lavoro è una scelta. Come ogni scelta, puoi farla bene o male. In ogni caso ne raccogli i frutti.

Una cosa è certa. Chi fa bene, o almeno cerca di farlo con tutto il suo impegno, mal sopporta chi fa male.

È una legge di natura. Può piacere o no, ma le leggi naturali sono poco interessate al consenso, sono interessate a far funzionare il sistema.

Dai solo il meglio, in questo modo potrai anche permetterti di chiederlo.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

Gruppo dei pari e partners

By | Extraordinary, Senza categoria

Conosciamo in tanti l’importanza del gruppo dei pari. Cioè quelle persone che frequenti e che influenzano la tua vita.

Sono importanti perché, come dice il proverbio, andando con lo zoppo impari a zoppicare. Infatti, come confermano le ricerche, queste compagnie definiscono gli standard della tua vita.

Le persone più sagge, si circondano di altre persone che sono migliori di loro in qualcosa. A me, tempo fa, hanno insegnato a cercare di essere il più stupido (o il più povero) nella stanza.

Nel tempo ho imparato a creare partnership, vere alleanze tra persone di qualità. Mi aiuta sia a migliorare come persona sia ad avere più opportunità nella vita.

Purtroppo nel mondo della formazione/coaching non è sempre facile. C’è troppo ego, poca voglia di mettersi in discussione e tanta paura di perdere clienti. Come in altri settori, c’è un senso di scarsità, cioè si pensa che il mercato sia piccolo e che si perda qualcosa a mettersi insieme; che se ci pensi è un pensiero incongruente con quello che insegniamo.

Secondo me, ci perdi solo se ti allei con persone che sono meno di te. Alcuni lo fanno per soddisfare il tuo ego, infatti in questo modo sono i migliori del gruppo. Se però ti circondi/allei con chi è più bravo di te, hai solo da guadagnare perché impari.

Tutti siamo più bravi in qualcosa, e quindi c’è sempre qualcuno che è più bravo in qualcos’altro.

I grandi artisti, sono tali, perché si contaminano tra di loro. Stanno insieme e cercano di imparare l’uno dall’altro. L’idea non di rubare le idee, come fanno in troppi purtroppo, ma di stimolarsi a vicenda.

Ultimamente, sto godendo della musica dei Foo Fighters. L’ultimo album è strepitoso. Lo hanno inciso lasciandosi influenzare dai musicisti di otto città diverse, il risultato? Straordinario!

L’immenso Bowie ha spaziato. Dopo aver cercato, ricercato, creato e cambiato la musica, ha continuato a farlo. Ha lavorato con produttori come Brian Eno (con cui ha fatto la famosa trilogia di Berlino) ma anche Nile Rodgers (quello degli Chic! Con cui ha fatto il suo disco più venduto).

E tu? Con chi passi il tuo tempo? Da chi ti fai influenzare? Con chi cresci?

L’idea è di passare del tempo con persone diverse da te. Uguali o simili nei valori e scopo, ma diversi nei modi e/o competenze…

Cerca persone che hanno cose che ti mancano o che fanno in modo diverso da te, ti stimolano, magari ti mettono pure in difficoltà.

Esci dai tuoi canoni. Rimani fedele a te stesso, a chi sei e in cosa credi uscendo però dalla tua zona di confort. La famigliarità può essere una prigione.

Bowie diceva che se sei su terreno sicuro sei un uomo morto.

Love on ya!

Claudio

 

 

Beato te che sei stupido

By | Extraordinary

Pensavo fosse un detto bergamasco, che ovviamente suona meglio in dialetto, ma su internet leggo che forse è napoletano, chissà…

Il mito della “beata ignoranza” è comunque famoso in tutto il mondo, purtroppo. Dico purtroppo, perché qualcuno ci crede pure e ne ha fatto uno stile di vita.

Come forse sai io non sono laureato e non me ne vergogno. Per un certo periodo della mia vita ho avuto un qualche senso di inferiorità, ma è stato tempo fa. Leggendo della vita di alcuni grandi della storia non laureati ho poi cambiato idea.

Non credo che la laurea determini la tua intelligenza, il tuo valore o il tuo successo. Nello stesso tempo credo che studiare, crescere e formarsi sia necessario.

Della classe in cui ero alla Scuola Alberghiera, come capita spesso, noi che non eravamo i migliori della classe abbiamo fatto più strada.

Uno dei peggiori studenti di allora è un ristoratore rinomato che rappresenta l’Italia in festival culinari nel mondo, un altro è un manager di una catena alberghiera importante, un terzo è addirittura professore alla stessa scuola. Io ho cambiato lavoro e settore… e sono qui.

Nessuno di noi ha frequentato l’università. Uno lo ha fatto per un po’, ma penso più per rimorchiare che per prendersi una laurea. Tutti però abbiamo fatto la nostra strada. Sai perché?

Perché abbiamo continuato a studiare.

Lo abbiamo fatto sui libri, nei corsi, durante i seminari. Abbiamo affiancato veri e propri maestri, siamo andati in giro per il mondo a cercare risorse. Non siamo andati nelle aule universitarie ma abbiamo studiato e lo facciamo ancora.

Non so se tu hai fatto l’università. Se sì, sai che quello che hai imparato ti è servito. Forse non per il lavoro che fai ma per pensare meglio. Prendi l’arte e mettila da parte si dice.

Si parla spesso di persone come Bill Gates o Steve Jobs quando si vuole parlare di chi non ha fatto l’università e hanno avuto successo. Però spesso si parla poco di quanto abbiano studiato e lavorato per arrivare dove sono arrivati.

Il figlio di David Bowie in un’intervista dice che avere un padre come lui lo ha certamente aiutato nella sua carriera di regista cinematografico. La cosa che gli è servita di più, dice, non è stato tanto il cognome, quanto il fatto che il padre lo obbligasse a leggere tutti i giorni!

Non lasciarti prendere dalla pigrizia o dalla stanchezza. Non credere a chi ha inventato il modo di dire “benedetta ignoranza”, l’ignoranza dovrebbe essere maledetta. Chi non sa subisce da chi sa. Sapere, conoscere e crescere sono gli unici modi per essere libero. Per costruire te stesso e la tua vita.

Coltiva il tuo giardino, come diceva Voltaire, è necessario, un dovere. Al giorno d’oggi nessuno, nemmeno tu, si può permettere di essere normale, cioè nella norma.

Chi è nella norma è facilmente sostituibile. Chi ha qualcosa di extra viene premiato.

Tu, cosa hai di extra? Lo stai coltivando?

Spero di sì.

Buon giardinaggio.

Claudio

P.S. E’ disponibile l’estratto gratuito del mio nuovo libro in uscita l’11 giugno, se lo vuoi scaricare clicca qui 

A volte è meglio non ascoltarli

By | Extraordinary


Il maestro Yoda mi ha insegnato tante cose. Ricordo vederlo addestrare Luke Skywalker quando dice a quest’ultimo che è così sicuro di quello che è o non è possibile. Che bella lezione di vita!

Ultimamente penso a quello. Penso soprattutto alle tante persone che fanno poco perché non ci credono, perché pensano che sia impossibile o perché sono solo degli scazzoni.

Nel mondo della formazione si ripete spesso la citazione che dice che ci sono tre tipi di persone: quelle che fanno accadere le cose, quelle che guardano le cose che accadono e quelle che si stupiscono delle cose che accadono. Ci sono miriadi di versioni ma la sostanza della frase è sempre quella.

Sulla pagina Facebook di Extraordinary inizieremo una serie di “a volte meglio non ascoltarli”. Riporteremo previsioni che si sono rivelate sbagliate. Cose che “esperti” hanno detto, alle quali altri non hanno creduto e, grazie a questo, hanno ottenuto risultati importanti e sono entrati nella storia.

Il mio professore di italiano mi ha rimandato in quarta superiore per farmi leggere. Non in italiano ma in storia. Diceva che dovevo imparare a scrivere e quindi mi obbligò a leggere. Dovrei ringraziarlo, grazie a quell’estate rovinata da lui i miei libri (tra due settimane esce il terzo), vendono benissimo. La versione e-book degli audiolibri ancora di più, e in 4 lingue diverse!

Il mondo è pieno di persone che ti dicono cosa puoi e non puoi fare.

È il loro giudizio, quasi sempre basato sui loro limiti, non i tuoi.

A volte sono giudizi utili. Possono stimolarti a tirare fuori il meglio, anche solo per dimostrare loro chi sei, farai qualcosa in più.

Più spesso sono commenti ai quali si crede ed è un peccato. Nel senso di spreco e nel senso letterale. Nessuna religione considera lo sprecare i propri talenti una buona cosa.

Quindi cosa fare?

Non so, io posso dirti cosa farei io.

Cercherei di capire se la persona che cerca di limitarmi ha la competenza per farlo. Anche se fosse mi ricorderei dei grandi esperti che, in passato, hanno sbagliato le loro previsioni. Forse hanno ragione, forse no. Ma il modo più sicuro per scoprirlo è provarci con tutta la passione che hai.

Se ce la metti tutta magari farai come qualche atleta famoso che, nonostante i suoi limiti, è diventato un grande.

Forse non ci riuscirai, ma almeno ci avrai provato. Avrai la coscienza a posto. A posto con te stesso, non con gli altri.

Lo so, sembrano frasi fatte. Cose già sentite. Forse banali, scontate, da motivatore…

Vieni sulla nostra pagina Facebook, nei prossimi giorni potrai leggere le previsioni di esperti che la realtà ha sconfessato. Anzi, se ne hai qualcuna postala o mandamela.

È utile ricordarci che la maggior parte dei nostri limiti sono irreali. Imposti da altri o da noi stessi, dalla paura.

Forse non sei d’accordo e va bene. Credo nella libertà di pensiero.

Nel frattempo vado a divertirmi alla nostra festa di giovedì 23, nell’occasione presento il mio nuovo libro, in cui parlo del mio modo di fare Coaching. Chi l’avrebbe detto che avrei fatto così tanto?

Beh, qualcuno l’aveva detto, e io ci ho creduto.

Ci vediamo alla festa di giovedì!

Claudio

P.S. Se vuoi venire alla nostra festa di giovedì 23, clicca qui

P.P.S. L’estratto gratuito del libro sarà disponibile sulla nostra pagina Facebook da lunedì

Il venditore di pentole

By | Extraordinary

Questo è il modo in cui alcuni chiamano Anthony Robbins, il signore che il week end scorso ha messo in aula ancora 5 mila persone per un corso con 9 lingue tradotte in simultanea.

Personalmente lo considero un grande. Lo so, sono di parte. È il mio “primo amore”, a lui devo la mia scoperta della PNL, del Coaching, delle Dinamiche a Spirale e non meno importante di Nancy, mia moglie. Di fatto ha cambiato la mia vita completamente e in meglio, molto meglio.

Guardandolo lavorare imparo sempre qualcosa. Ho fatto questo corso 19 volte in 22 anni ma porto sempre qualcosa di nuovo a casa.

Mentre ero in aula pensavo a chi lo critica, spesso pesantemente. “Venditore di pentole” è uno degli appellativi che preferisco tra quelli che gli danno. Gli viene dato da alcuni formatori che lo criticano di essere troppo commerciale e troppo “manipolatore” dal punto di vista emotivo. Ovviamente chi lo critica ha poche persone nelle sue aule nonostante, anche lui, cerchi di usare l’emotività per vendere.

Altri contestano il suo egocentrismo, anche in questo caso chi contesta copia i modi di Robbins, nella speranza di avere gli stessi risultati e notorietà.

La più affascinante è la critica sui soldi. Per qualche ragione il fatto che lui guadagni molto infastidisce l’esercito di coloro che guadagnano meno di quello che desiderano.

Lo so è la vita, l’essere umano tende a criticare invece che apprezzare.

So anche che io non sono oggettivo, ho troppa stima e affetto per Tony. Dopotutto in questi 22 anni mi ha dato e insegnato moltissimo…

Ho detto che lo considero un grande. Grande nei suoi pregi come nei suoi difetti. Ho l’onore di conoscerlo bene e da tanto tempo, so che è umano e quindi non perfetto. Non mi piace tutto di lui o di ciò che fa. Ma come mi hanno insegnato cerco di vedere quello che ha e fa di buono, così cresco.

Poi parto da un presupposto. Lui ha più risultati di me in molte aree di vita.

È sano, più della maggior parte delle persone che lo criticano.

È un professionista di successo, guadagna tanto e affianca persone di alto calibro come Bill Clinton, Serena Williams, Donna Karan, Oprah Winfrey… cosa che i suoi detrattori sognano la notte.

Harvard lo ha definito uno dei 200 business guru al mondo, American Express uno dei 10 migliori leader per portare un’azienda al livello successivo e Accenture uno dei 50 migliori intellettuali nel mondo per il business.

È felicemente sposato e si gode la vita personale, qui evito di fare commenti su chi dice peste e corna di lui perché si entra in aree troppo personali (e dovrei dire cose che non tutti sanno).

Chiudo con una considerazione, ovvia ma spesso dimenticata.

Quando qualcuno che ha più successo di te, cioè produce risultati migliori, ma non ti piace, non sarebbe meglio dire non mi piace e basta invece di criticare con mediocrità?

Lo so, criticare fa stare meglio apparentemente, ti senti meno inferiore o chissà cosa.

Ci sono cantanti o band bravissimi che non mi piacciono, per genere di musica, simpatia o qualcos’altro. Rispetto il fatto che sono bravi e ascolto altro.

Ci sono esponenti della formazione e della crescita personale che hanno uno stile, dei contenuti o altro che non condivido. Va bene, il mondo è vario ed è bello che sia così.

Evito di spendere soldi per fare i loro corsi o leggere i loro libri e risparmio energie evitando di criticarli. Quando lo faccio, mi rendo conto che in qualche modo toccano qualcosa in me. Un mio lato debole, una mia frustrazione, invidia, mancanza…

Io da Robbins ci vado e ci torno. E se vendesse pentole le comprerei pure, sarebbero gran belle pentole, sicuramente il “World Pot Council” le considererebbe tra le migliori 10 del mondo.

Buona settimana.

Claudio

 

P.S.

– sabato sono a Roma per la giornata introduttiva alle Dinamiche a Spirale

– giovedì 23 a Milano, avremo l’Extraordinary Day, la nostra festa dove presenterò il mio nuovo libro in uscita a metà giugno

Inferno e paradiso

By | Riflessioni

“Se credi al Paradiso, allora devi credere anche all’inferno”, questa è la risposta della Maestra di religione a Martina, la nostra figlia più grande (9 anni e mezzo).

Lo scorso anno la Catechista, con nostro grande piacere, spiegò ai bambini, tra cui Martina, che il diavolo non esiste. Cioè non c’è un tipo cornuto con il forcone. Quella fu un’invenzione per spiegare il male e far venire paura a chi, nel passato, non aveva cultura.

A scuola, durante religione, nostra figlia ha espresso la sua idea. Secondo lei l’inferno non esiste, cioè non c’è quel posto dove tutti i cattivi bruciano. Lei crede che Dio sia troppo buono per punire all’infinito.

Nancy ed io abbiamo deciso di esporre le nostre figlie alle diverse religioni. Essendo in Italia più a quella Cristiana ma anche alle altre. Pensiamo sia giusto che sappiano che altri popoli credono a cose diverse in modo diverso, e tutti sono da rispettare. Ci piace che usino la loro testa e, seppur educate, decidano in autonomia.

Certo non è sempre facile.

Io ho le mie convinzioni, e mi è praticamente impossibile non influenzare il loro pensiero, ci provo ma sono sicuro che, essendo il padre, abbia una forte influenza. Lo stesso fanno le Maestre, più o meno consapevolmente.

Martina non è convinta del ragionamento della Signora che insegna religione a scuola. Lei ritiene di poter credere al Paradiso senza dover credere all’inferno, e io concordo con lei. Quando me ne ha parlato ho cercato di capire il concetto della Maestra, ma non ci sono riuscito. Martina mi ha spiegato il suo che aveva un bellissimo filo logico. Mi inorgoglisce sapere che usi la sua mente, faccia dei ragionamenti e decida per sé. Soprattutto mi piace che la decisione, risultato di un percorso di pensieri, non sia campata in aria.

Perché comprare a scatola chiusa un concetto che viene da altri?

Certo la Maestra ha autorità, in molti casi anche autorevolezza, ma dobbiamo pur metterci del nostro. In questo caso siamo stati fortunati che l’imprinting della Catechista è buono, Martina ha una buona base su cui pensare.

Io mi chiedo, quali e quante altre istallazioni subiranno Martina e Carolina?

Quante ne abbiamo avute io e te? Quante ne avremo ancora?

Io cerco di difendermi: leggo, ascolto, mi informo e poi cerco di decidere con la mia testa.

Educare dei figli è più complesso. Quanto posso influenzarle? È giusto?

Penso che visto che altri cercano di farlo, devo almeno controbilanciare la cosa. In questo caso ho spiegato a Martina il credo delle religioni che conosco, le ho raccontato anche del credo di altri, come quello che l’inferno non esiste, ma esiste il rammarico dell’anima di non aver vissuto appieno la vita… Poi le ho detto quello che ritengo sia la verità. Che nessuno ha certezza su questa cosa.

Gli unici che ce l’hanno sono i morti. È una delle poche cose belle di morire, questi dubbi sono tutti risolti.

Nel frattempo dobbiamo solo decidere cosa sembra giusto per noi. Certo, dobbiamo ascoltare gli altri, leggere i testi scritti dai saggi, studiare, cercare…

Poi bisogna decidere e, io credo, che Dio (l’Universo, la Natura o come la vuoi chiamare) ci ha messo al mondo per decidere con la nostra testa. Altrimenti perché ci avrebbe dato un cervello? Oppure perché dovrebbe premiarci o punirci se le decisioni sono state prese da altri?

Non so, è la mia idea. Chissà cosa ne pensa la Maestra di religione.

Claudio

 

P.S. Vieni alla nostra festa del 23 maggio?

L’Italia unita

By | Riflessioni

In una delle ultime puntate del suo programma, Crozza faceva notare come, nelle ruberie dei politici, tutte le regioni italiane si assomigliassero. Da nord a sud, tutti fanno la stessa cosa.

Nella capitale ho notato che anche i commessi dei negozi agiscono come i colleghi lombardi. Quando un cliente entra nel punto vendita, lo ignorano. Non lo fanno tutti ovviamente ma, almeno nella mia esperienza, tanti. Se tu cliente saluti, a volte, rispondono, altre no. Se chiedi di vedere un paio di cose è meglio che poi compri, non sono mica lì a perdere tempo con te!

Io pensavo ci fosse la crisi, ma sembra che per alcune persone non ci sia. Purtroppo per molti di loro lo stipendio non cambia, sia che salutino o vendano, sia che non lo facciano.

La stessa similitudine la vedo nel malcostume del parcheggio in doppia fila. Abbandonata lì, tanto che vuoi che succeda. Niente se torni immediatamente, ma se stai in giro a farti gli affari tuoi valuta che potresti intralciare altri. È un concetto di educazione civica, roba ormai fuori moda.

Parliamo delle persone, come ho twittato giorni fa, che si sdraiano sul bancone del bar a bere il loro caffè in santa pace? Dietro, tutti aspettano, ma loro non se ne accorgono, troppo presi dai loro pensieri e dalla loro, soggettiva, importanza.

A proposito di twittate, ce ne sono state due che mi sono piaciute molto ultimamente. Mi piacciono perché richiamano all’azione e alla responsabilità. Cioè l’abilità di dare una risposta.

La prima è di Papa Francesco: “Cari giovani, non sotterrate i talenti, i doni che Dio vi ha dato! Non abbiate paura di sognare cose grandi!”.

La seconda di Joel Osteen (Pastore americano famosissimo): “Attendi con aspettativa ma non sperare solamente. Non limitarti a pregare. Preparati e agisci con fede”.

I commessi non lo sanno, ma la crisi c’è. I politici fanno gli affaracci loro, ma il paese è allo stremo. I maleducati non se ne accorgono, ma ci sono altre persone nel mondo, proprio dietro di loro,  che aspettano il loro turno per il caffè.

E allora che fare?

Puoi sfogarti al bar, su Facebook o sul tuo blog. Puoi aspettare che qualcuno faccia qualcosa. Magari il Papa, o qualche politico (magari quelli nuovi, i giovani, come li hanno chiamati).

Puoi arrenderti, non è da italiani, ma si può fare.

Puoi emigrare, in tanti lo hanno già fatto, purtroppo.

Puoi iniziare a fare qualcosa. Non dico di cambiare il mondo. Basterebbe sorridere, dire “buongiorno!”, parcheggiare senza bloccare altri, prendere il tuo caffè lasciando che anche gli altri lo possano fare.

Sono in troppi a lamentarsi senza fare. Tutti criticano i leader dei tre maggiori partiti politici. La cosa buffa è che nessuno ammette di averli votati. Sono lì perché hanno preso tanti voti, ma non trovi nessuno che dica di aver votato per questo o per quello.

Nessuna responsabilità, nessuna conseguenza per le nostre azioni… Purtroppo non funziona così. Alla fine, prima o poi, le conseguenze arrivano, è la legge di causa ed effetto.

Le rivoluzioni si possono fare in piazza con i forconi, o nella vita di tutti i giorni con il buon senso e l’educazione.

Siamo ancora in tempo, ma dobbiamo iniziare immediatamente e tutti, nelle piccole cose che facciamo tutti i giorni.

Festeggiamo una nuova liberazione, e magari anche una nuova festa del lavoro. Magari prendendoci l’impegno di liberarci delle cose che non vanno, facendo qualcosa per cambiarle.

Buon primo maggio.

Claudio

Meglio prima che troppo tardi

By | Riflessioni

Nel famoso discorso a Stanford, Steve Jobs diceva che la morte è il miglior agente di cambiamento della vita. Probabilmente aveva ragione. Non a caso molti di noi cambiano proprio quando si avvicinano a quell’inevitabile momento.

La saggezza popolare dice che è meglio tardi che mai. Io inizio a pensare che è meglio prima che troppo tardi.

Il Dalai Lama dice che gli sembra “curioso” vedere gli occidentali perdere la salute per guadagnare i soldi che poi usano per curarsi. Non usa queste parole ma il senso è quello.

In queste settimane molte persone a noi care vivono in prima persona grossi problemi di salute. Alcuni perché stanno male, altri perché sono vicino a qualcuno che sta male.

Due di questi, miei cari amici, sono troppo giovani per doversi fermare per una malattia. Ce ne sono tanti negli ospedali e qualcuno di loro, forse, lotterà tanto ma senza vincere…

È la vita. Lo so. Ci sono già passato. Ci ho persino convissuto per molti, molti anni.

Questi eventi, se tutto va bene, ti cambiano le prospettive.

In PNL, nella metafora del viaggio dell’eroe, sono le famose “chiamate”. In Dinamiche a Spirale, sono i problemi che non puoi risolvere con il modo di pensare che hai. Quei problemi che ti fanno evolvere.

Non sempre l’eroe risponde alla chiamata. Non sempre evolviamo nel modo di pensare. C’è qualcuno che è bloccato e non passa l’esame. In questi casi la vita fa due cose. O ti ripresenta la lezione, o lascia perdere e rinuncia a te.

In una delle cene con il “mio fratello da genitori diversi”, uno dei miei migliori amici che come me ha perso il Padre, ci siamo detti che se non ci godessimo la vita, se non la vivessimo secondo i nostri valori e principi, se buttassimo via i nostri giorni la loro morte sarebbe inutile.

Sarà che non ho più vent’anni ahimè, ma penso sempre di più che dovremmo mettere le cose in fila.

A dire il vero io a vent’anni me la sono goduta assai. Anche a trenta e adesso a quaranta.

Per un breve momento ho creduto alle balle che ci raccontano. Che i soldi fanno la felicità, che la taglia dei pantaloni fa la felicità. La casa grande, la macchina veloce, i figli bravi a scuola…

Non sono stupido, so che sono cose importanti, non a caso lavoro per averle nella mia vita. Ma so che non sono quelle a renderti felice. Mettere in fila le cose e agire in funzione di ciò che conta veramente per te ti rende felice.

Ecco perché poi riesci a goderti la casa grande, la macchina veloce e tutto il resto.

Lo so, sono ripetitivo. Ci ho scritto un libro a riguardo ma, visto che non è ancora chiaro a tutti, mi ripeto. Chissà che non riesca a convincere qualcuno prima o poi.

Grazie.

Claudio

 

P.S. Fai una cosa oggi. Fai qualcosa di importante che rimandi da tempo. Tipo passare un bel momento con qualcuno di caro. Non aspettare di aver fretta a farlo.