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Dinamiche a Spirale Archives - Pagina 2 di 19 - Claudio Belotti

Uomini, ominicchi, e …

By | Riflessioni

Mi ripeterò, ma ne vale la pena. Certe cose si devono dire e sentire più volte.

L’altro giorno, il responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane di un’azienda molto grande, importante e famosa mi ha chiesto: “secondo te, perché nonostante tutte le risorse che ci sono, la maggior parte delle persone non migliora?”.

L’ho guardato bene per calibrare la sua reazione alla mia domanda che è stata: “vuoi sapere davvero quello che penso? Non ti piacerà.”

Lui: “assolutamente sì, voglio una risposta sincera”.

Eccola: “non crescono, perché sono degli scazzoni, cioè sono pigri. Spesso diciamo che hanno paura, perché suona meglio, ma di fatto, sono solo pigri. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, ma non sono disposti a vendemmiare”.

Come immaginavo non gli è piaciuta: “non mi aspettavo da te questa risposta” mi ha detto, “non da chi dice che siamo tutti straordinari”.

“È quello che credo”, ho detto, “siamo tutti straordinari purtroppo però, sono pochi i volenterosi”.

Mi ha dato ragione. Gli anni di azienda lo hanno portato ad arrivare alla stessa conclusione. Triste ma vero.

In questi giorni, i pochi volenterosi che conosco continuano a fare la differenza, mentre i molti pigri, confermano quello che penso.

Troppe persone non mantengono le promesse fatte, rifatte, giurate e stra-giurate.

Altre che dal basso dei loro insuccessi non perdono occasione di criticare, senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

Altre ancora che vogliono da te la soluzione ai loro problemi, perché “visto che fai il Coach, mi devi aiutare gratis altrimenti vuol dire che non ci tieni alle persone.”

Forse ho un inizio di andropausa, ma mi sono stancato. Una volta cercavo di capire e motivare questa gente. Negli anni mi ha annoiato, ed ora davvero stancato.

Vedo (purtroppo poche) persone ai nostri corsi che vanno oltre ogni loro sogno, perché impegnandosi, trasformano la loro vita. Non diventano necessariamente ricchi e famosi, però diventano migliori e felici. La maggioranza resta a guardare e critica.

Ho intitolato il mio primo libro con Sperling “la vita come TU la vuoi” e l’ultimo “prendi in mano la TUA felicità” evidenziando il “TU/TUA”. L’ho fatto perché credo nell’autodeterminazione dei popoli, e quindi degli individui.

Per me chi vuole sotto-vivere, ha il diritto di farlo. Chi vuole sopravvivere, anche; e ovviamente, anche noi che vogliamo extra-vivere.

Detto questo, se qualcuno vuole buttare via la sua esistenza che lo faccia. Chiediamo solo che non intralci il nostro cammino. Inoltre, lo invitiamo a guardare alla sua vita prima di giudicare quella altrui; o almeno di avere la decenza di informarsi bene prima di sputare sentenze.

La forbice si sta aprendo, ma non tra ricchi e poveri, tra chi è parte della soluzione e chi è parte del problema.

Chi si dà da fare, fa del suo meglio, mantiene le promesse, apprezza invece di criticare e così via… verrà premiato.

Chi fa il contrario avrà sempre più materiale per lamentarsi e criticare.

Entrambi soddisfatti, anche se in modo molto diverso.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Improvvisare

By | Extraordinary

Erano anni che volevo fare un corso di improvvisazione teatrale. Dopo aver sposato Nancy, ho scoperto che anche lei voleva farlo e così ci siamo decisi.

È stata un’esperienza bellissima che infatti voglio continuare. Il corso è ben organizzato e ben gestito, Robi l’istruttore, è molto bravo come del resto tutti i suoi colleghi.

A parte il vero divertimento, è quello che impari la cosa più bella. Di fatto sembra tutta PNL applicata, non a caso – a torto, ho pensato che sarebbe stato facile per me. Di fatto, è stato bello proprio perché, nonostante sapessi questi principi, ho dovuto ricordarli e imparare ad applicarli nuovamente.

Se non sai cosa sia l’improvvisazione teatrale, te la spiego in poche parole. Si tratta di inventarsi al momento una storia e di rappresentarla davanti al pubblico. La storia è stimolata proprio da qualcuno dell’audience che decide un titolo e uno stile. Gli “attori” fanno tutto sul momento, sapendo di essere sia parte di una squadra, sia in competizione con l’altra squadra, tutto sotto la guida di un arbitro.

Serve immaginazione, flessibilità, voglia di mettersi in gioco, cooperazione e tante altre cose. Una bella metafora di vita.

Fai parte di una squadra che deve gareggiare collaborando (e non contro) un’altra. Devi metterci del tuo, ma lasciando spazio. Se qualcuno sbaglia, chiunque deve impegnarsi a rimediare. L’arbitro ha sempre ragione e il pubblico deve divertirsi.

Al corso impari alcune cose. Tra cui anche questi principi di base, che chi conosce la PNL dovrebbe già conoscere e applicare bene. 

Sì, e…

Quando esci sul palco, hai la tua idea in mente. Hai almeno un inizio di storia, chi sei tu, e cosa succederà. Ti serve per iniziare. Ma non sei solo.

Il tuo compagno/avversario ne ha un’altra e tu non sai quale sia. Non c’è un copione e non vi siete parlati. Non tutto va come tu avevi in mente e, quando succede, devi allinearti.

In PNL lo chiamiamo ricalco. Anche sul palco devi accettare quello che viene. Accetti e utilizzi. Eviti avversativi, prendi quello che arriva e fai del tuo meglio per integrarlo nella storia. Avevi un’altra idea? La cambi. Non ti piace l’idea esposta? Ti adatti. Come nella vita anche nell’improvvisazione, tu non devi sempre fare il protagonista.

L’importante è divertire il pubblico, e più aiuti gli altri sul palco più tutto scorrerà e sarà più bello.

Specifico e sicuro.

In scena devi essere sicuro. Se non sai qualcosa devi fare finta di saperla. Forse uno degli altri attori parlerà di argomenti che conosci poco, o devi interpretare un ruolo che nella realtà non conosci. Bene, fallo senza esitazioni.

Il pubblico, come la vita, ti vuole presente al 100%. Non puoi essere titubante o poco convincente.

Se nella storia sei un pilota d’aereo, non puoi indicare uno strumento senza chiamarlo per nome. In scena tutto deve avere un senso. Tutto quello che è stato creato deve avere un utilizzo, altrimenti che senso avrebbe averlo creato?

Tutti sono importanti.

Nell’improvvisazione chi è troppo protagonista non va bene. Tutti gli attori sul palco devono essere coinvolti e tutti sono importanti. Forse chi fa l’albero può rendere la storia più memorabile di chi fa il Re, esattamente come nella vita.

Dall’errore nascono le cose più belle.

È quando qualcuno fa qualcosa di “sbagliato” che nascono le scene più divertenti. Se tutto fila liscio, se la storia non ha problemi, intoppi o stranezze sarà poco interessante. Come la vita di alcuni.

Il pubblico deve poterti seguire.

Fai cose strane, insolite ma non fare cose complicate, volgari o offensive. Il pubblico vuole divertirsi. Deve capire, deve poterti e volerti seguire.

L’arbitro ha sempre ragione.

Fischierà falli che tu non condividi. Farà commenti che non ti piacciono. Prendi e porta a casa.

Agisci.

Parla poco e mettiti in movimento. Robi lo ripete ad ogni lezione, se parli troppo il pubblico si annoia, muoviti, fai, agisci!

Arrenditi.

Alla storia, alle regole del gioco, a quello che succede. Fai la tua parte e segui il flusso. Quando non sai cosa fare, fai la prima cosa che ti viene, sarà sempre meglio che non fare nulla.

Metti da parte l’ego. Mettiti al servizio della cosa più importante: creare una bella storia per divertire il pubblico. Se ci riuscirete tornerà, e il teatro sarà sempre pieno.

Ho appena iniziato, spero di riuscire a continuare, c’è tanto da imparare e tanto da divertirsi. Due cose belle della vita.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Le vacanze sono finite, torna la crisi.

By | Riflessioni

ATTENZIONE CERCHERO’ DI VENDERTI QUALCOSA IN QUESTO POST

La fredda e piovosa estate sta finendo. Possiamo tornare alla crisi. Già dalle foto sui social, si vede il cambiamento.

Molti torneranno a lamentarsi aspettando che qualcuno faccia qualcosa. Altri cercheranno di fare qualcosa, probabilmente criticati dai primi. Purtroppo, ultimamente funziona così.

Parlavo l’altro giorno con un mio conoscente. Negli anni ha investito molto su sé stesso e continua a farlo. Ovviamente la maggior parte delle persone pensa che spenda troppo tempo e denaro in formazione e crescita personale.

La cosa buffa è che i risultati sono oggettivi. Grazie al suo impegno sta meglio fisicamente, emotivamente, nella sua relazione, economicamente e spiritualmente, di tutti quelli che lo criticano. Quando fa notare questa cosa, gli viene detto che è fortunato.

È fortunato a essere sano, non è che si prende cura di sé visto che sa come fare.

È fortunato a essere solido emotivamente, non è grazie al lavoro che ha fatto su di sé.

È fortunato ad avere un’ottima relazione con la moglie, non è grazie all’impegno quotidiano di entrambi.

È fortunato che il lavoro vada bene, nonostante tutto, non è grazie alle abilità che ha acquisito.

È fortunato a sentirsi allineato con l’Entità in cui crede, non è grazie a quello che fa…

Thomas Jefferson diceva: “Io credo molto nella fortuna, ne ho conferma, in quanto più lavoro e più la fortuna mi sorride”; io concordo con il suo pensiero.

La vita è ingiusta.

Noi siamo fortunati perché siamo nati in un paese avanzato, libero e abbiamo opportunità. Sì certo, ci sono problemi enormi, ma in confronto alla maggioranza della popolazione mondiale, siamo più che fortunati.

Nonostante la nostra fortuna, subiamo ingiustizie. Lavoriamo come matti per avere, forse, un giorno una pensione da fame. Facciamo sacrifici per i nostri figli/partner/altri, senza avere garanzie. Ci prendiamo cura del nostro corpo, mangiamo bene, facciamo attività fisica e forse ci ammaleremo e moriremo prima di chi fa il contrario. Ci sono persone che fanno un mucchio di soldi senza contribuire a nulla, e tanti che contribuiscono a tanto, ma fanno fatica ad arrivare a fine mese.

La vita è ingiusta.

Non so perché, ma è così.

Una cosa la so, vale la pena essere, fare e dare del nostro meglio.

È la metafora del rigore, se lo tiri bene può essere parato, ma se lo tiri fuori sei sicuro di non segnare.

Sono sempre spiacevolmente sorpreso dalla quantità di persone che spende un mucchio di soldi per le vacanze e/o distrarsi, ma è tirchio con sé stesso quando si tratta di formazione e crescita.

Certo è più facile anestetizzarsi che fare qualcosa per migliorarsi.

Siamo in un paese libero e ovviamente rispetto tutte le scelte. L’ho sempre fatto. Però poi, non parliamo di fortuna.

C’è anche quella, ma non è solo quella.

Arriva settembre, che con gennaio, è per me uno degli inizi dell’anno.

Hai deciso come vuoi che sia la tua vita nei prossimi mesi?

O hai solo deciso la prossima vacanza?

Stai facendo qualcosa per migliorare: leggere, vedere documentari, interventi su TED, corsi, audiolibri…?

O aspetti che arrivi la sera per anestetizzarti con TV, cibo, alcool…?

Te l’ho detto che avrei cercato di venderti qualcosa.

Vorrei venderti un concetto: “è già ingiusto così, quindi meglio non peggiorare la situazione”. Fai qualcosa per uscire dal mucchio, quello che secondo le ricerche (e i fatti) starà sempre peggio.

Ci sono tanti modi per farlo, alcuni sono persino gratis, cioè non devi pagare, serve solo l’impegno (almeno quello ci vuole).

Puoi farlo con me se vuoi, o con altri. L’offerta è vastissima. Ce n’è per tutti i gusti.

Dipende solo da una cosa, vuoi essere tra “i fortunati”? È una decisione importante, da prendere adesso e tutti i giorni della tua vita.

Buona fortuna. Love on ya!

Claudio

 

ECCO LA VENDITA

Considerata la crisi, abbiamo messo in offerta 2×1 (come al supermercato) alcuni corsi. Se ti iscrivi entro il fine della settimana paghi solo una quota e potete venire in due.

Ecco i corsi in promozione:

  • Workshop “Obiettivi!”, quota di partecipazione scontata €180 (iva inclusa), a Milano sabato 13 e Roma sabato 20 settembre
  • Corso “Introduzione alle Dinamiche a Spirale”, quota di partecipazione scontata €50 (iva inclusa), a Milano domenica 14 e Roma domenica 21 settembre
  • Corso “Basi di PNL”, quota di partecipazione scontata €240 (iva inclusa), a Milano sabato 25 e domenica 26 ottobre.

Per informazioni e iscrizioni chiama il numero verde 800.589.777 o scrivi a info@extraordinary.it

 

 

 

 

 

 

 

Sirene d’agosto

By | gallery hp, Riflessioni

Eccoci qui, i vicini sono in vacanza ma il loro allarme no, infatti suona continuamente…

Le sirene d’agosto di questa notte mi hanno fatto pensare agli allarmi a cui nessuno presta attenzione.

Da anni si parla di allarme meteo, ambiente, debito pubblico, Alitalia, corruzione, disoccupazione… e nessuno fa nulla.

Come quando la sirena ti sveglia nella notte, imprechi, maledici il vicino che dorme beato in vacanza e cerchi di non sentire il fastidioso rumore.

Ricordo il racconto di un mio conoscente a cui avevano rubato in casa, riportava il commento di un vicino: “sì ho sentito dei rumori strani, ma poi mi sono riaddormentato”. Dopotutto era stanco, quella non era casa sua, quindi non era un suo problema.

Anzi, come già detto, probabilmente era infastidito dal rumore, che in quel caso non era solo l’allarme ma i rumori dello scasso.

Pensavo a un paio di cose…

A chi se ne va un mese in vacanza e lascia l’allarme inserito. Se/quando scatterà, disturberà tutti ma non lui che è a chilometri di distanza. Purtroppo sono sempre di meno le persone che, consapevoli di poter disturbare inutilmente il prossimo, si organizzano lasciando a un vicino le chiavi.

L’allarme suonerà all’infinito, senza ragione creando la sindrome del “al lupo al lupo”. Infatti se/quando suonerà perché un intruso è entrato in casa, nessuno ci presterà più attenzione.

Ci sono sempre meno vicini disposti a tenere le chiavi “in caso parta l’allarme”. Risultato l’allarme parte e tutti i vicini dormono male.

Purtroppo nonostante nessuno si prenderà cura della loro casa, alcuni partono lasciando l’allarme inserito.

Non sono un nostalgico, credo nell’evoluzione e nel progresso. Detto questo, mi piace ricordare che tempo fa, quando finivi il burro non andavi a comprarlo perché mandavi uno dei tuoi figli a chiederlo ai vicini.

Questi stessi vicini ti bagnavano le piante quando eri via, davano un occhio alla casa, ai tuoi figli… erano i tuoi vicini, erano parte della tua comunità.

In quei tempi, l’Alitalia era una delle compagnie più rinomate del mondo (incredibile ma vero), l’Italia era famosa per il design, l’ospitalità, la cultura e tante altre belle cose.

Settimana scorsa un signore straniero mi diceva che siamo passati dall’avere in parlamento una che faceva sesso a pagamento (Cicciolina) a uno che pagava per fare sesso (l’ex Presidente del Consiglio). Ovviamente il tutto detto in altri termini.

Nella stessa settimana qualcun altro, anche lei originaria di un “paese del terzo mondo”, mi diceva che il loro vantaggio è che hanno la stampa libera “non come da voi in Italia”.

Per chiudere in bellezza nel telefilm “how I meet your mother” uno dei personaggi nomina Berlusconi paragonandolo a una vecchia poltrona rossa, sporca, rugosa e piena di palline gonfiate…

Che tristezza!

Mi viene da imprecare, come ho fatto stanotte sentendo l’allarme. Vorrei insultare ancora i nostri governanti che ci hanno ridotto così, come ho insultato il simpatico vicino.

Una volta imprecato mi sono chiesto. Se mi avesse chiesto di tenere le sue chiavi, le avrei tenute? O avrei rifiutato, per non prendermi la responsabilità?

Senza nulla togliere alle colpe di chi nei palazzi mangia e ruba, mi chiedo: “cosa ho fatto io? Cosa sto facendo?”.

Lamentarsi e basta non spegne gli allarmi. Gli allarmi devono essere ascoltati, ma soprattutto bisogna poi fare qualcosa a riguardo, altrimenti ci abituiamo a sentirli e non ci facciamo più caso.

Io vorrei tornare a quando l’Alitalia era una compagnia d’eccellenza. Chi ci lavorava era fiero, e faceva del suo meglio.

Vorrei tornare a quando noi eravamo fieri e facevamo del nostro meglio.

Certo dobbiamo prenderci qualche responsabilità. Di vicini maleducati e strafottenti ce ne saranno sempre, ma se facciamo come loro il problema non si risolve.

Siamo alla frutta.

Se chiami la polizia per dire loro che l’allarme del tuo vicino suona, non vengono. Non possono venire, sono in pochi, senza benzina per le auto e hanno altro da fare. Dobbiamo pensarci noi.

Quando ero piccolo, i miei avevano un negozio di abbigliamento. Mia mamma, puliva il marciapiede davanti al negozio. Era suolo pubblico, ma era davanti al loro negozio quindi lo pulivano loro. In alcuni posti si fa ancora.

Se lo fanno tutti, la via è tutta pulita. Certo non è tuo compito, paghi già le tasse per avere questo servizio. Però se lo fai, e lo fanno tutti, la via sarà sempre pulita. È la tua via, quella del tuo negozio.

Puoi aspettare che inizi quello a fianco di te, che vengano quelli del comune o puoi iniziare tu.

Ora vado a pulire.

Love on ya.

Claudio

 

 

 

 

 

Il coraggio di essere gentili con sé stessi

By | Extraordinary

Se anche tu come me hai letto, ascoltato e frequentato tanta formazione di crescita personale, sei sicuramente diventato molto bravo a essere severo con te stesso.

Tony Robbins dice “if you can’t, you must!”, cioè “se non riesci, devi!’’.

Bello, motivante e anche un po’ stressante.

Non mi permetterei mai di contraddire il grande Robbins, anzi. Vorrei solo assicurarmi che capiamo tutto il suo messaggio e non solo questa parte. Lo stesso Robbins, come tutti gli altri grandi infatti, ci insegna anche ad essere gentili con noi stessi, quando serve ed è opportuno.

In questi giorni, qui a San Francisco, leggevo un articolo sul problema della droga. Il consumo di cocaina, farmaci antidolorifici e persino eroina nella bella California è in grande aumento, e sai dove? In Silicon Valley!

Non ci credevo, nella valle delle aziende più all’avanguardia, nel paradiso del successo, i manager e dirigenti abusano di droghe. La settimana di 80 ore di lavoro, carica di stress e pressioni, è troppo anche per loro. Non si possono permettere nessun errore, nessun momento di debolezza, nessun pianto… e il sistema uomo non ce la fa. Allora, o scoppia o trova valvole di sfogo. Purtroppo nel loro caso si tratta di droghe molto pesanti.

Non va bene.

Avere aspettative alte per sé stessi è importante, funziona. Sapersi criticare è necessario. Ma esagerare, come in tutte le cose, è distruttivo e noi cattolici dovremmo saperlo. Il “mea culpa” ininterrotto non crea persone molto felici.

La dottoressa Neff, professoressa al dipartimento di Psicologia dell’università del Texas, ospite anche a TED, dice che l’autocritica serve a dare un senso di sicurezza e controllo, ma è solo un’illusione.

Ecco perché ci vuole più coraggio ad essere gentili con sé stessi, che ad essere severi.

Certo, dobbiamo superare alcuni falsi miti come:

  • Essere gentili con sé stessi è da egoisti. Io dico: come posso essere gentile con gli altri se non lo sono con me stesso? Per dare qualcosa ad altri devi prima averlo.
  • Essere gentile con te stesso abbasserà il tuo standard. Vero, se lo fai troppo e quando non serve. Nello stesso tempo a volte è utile. Quando sono scomparsi i miei genitori (entrambi nell’arco di poco tempo), mi sono dato lo spazio di essere fragile e debole. Mi è servito per crescere e superare un momento per me difficile.
  • La critica ti fa crescere. Vero, solo se è anche accompagnata anche dal complimento. Criticare e basta serve a poco. Dovremmo essere critici, con noi stessi e con gli altri, con la stessa intensità e precisione con la quale notiamo cosa è fatto bene. La scienza l’ha dimostrato in molti modi, purtroppo pochi insegnanti e poche persone applicano questa regola.
  • Essere gentili con sé stessi è da deboli. Penso sia vero il contrario, come del resto sostengono in molti come Nancy o Brenè Brown. È molto più facile fare il duro sempre, piuttosto che darsi l’opportunità di essere fragili, gentili e deboli. Dare a sé stessi il permesso di essere deboli è da persone forti.

Quindi, cosa puoi fare per essere più gentile con te stesso?

  1. Concediti questo spazio quando arriva, ammetti il momento difficile, il dolore… o quello che stai passando. Ignorarlo serve a poco, nonostante, forse, ti hanno insegnato altro. Accogli il momento, dai a te stesso e alle tue emozioni il tempo che serve; non di più e non di meno. Apprezza il momento, e fai tesoro del suo messaggio.
  2. Trattalo da amico e consigliere. Invece di ignorarlo o rifiutarlo, vedilo come un amico che ti dice qualcosa, seppur scomodo. È curioso, siamo spesso più gentili e pazienti con gli altri che con noi stessi.
  3. Ricordati che sei umano; e che spesso chi è più umano, lo è grazie alla sua capacità di soffrire e sentire le emozioni. È impossibile selezionarle per sentire solo quelle “belle”. O le senti tutte o nessuna. Essere umani è una bella cosa, i più grandi di sempre lo sono stati, e lo saranno.
  4. Vivi il momento sapendo che passerà. Tutto passa, le cose belle ma anche brutte. È la vita ed è un bene che sia così.

In questi giorni piovosi di un’estate strana, come il momento storico che viviamo, fatti il regalo più grande: sii gentile con te stesso.

Se mi conosci anche solo un po’, sai che sono un grande promotore dell’impegno, del dare il massimo, del non mollare, dell’avere standard alti e tutto il resto.

Questo vale anche per l’essere umani, con i nostri punti deboli, difetti e momenti difficili. Da vivere, da apprezzare, da cui imparare…

Prenditi una pausa dall’illusione di perfezione. Fai vacanza dall’autocritica. Concediti un intervallo dalla competizione.

Tra pochi giorni o settimane riprende la corsa. Meglio essere riposati e pronti.

Buon agosto che sembra novembre.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

Parlare costa poco, e ultimamente è persino scontato!

By | Riflessioni

Gli americani dicono “talk is cheap”, parlare costa poco. Secondo me ultimamente ci sono persino i saldi.

A parole è tutto facile, molti lo dimostrano ogni giorno: “ma sì dai non c’è problema, ci penso io”; “non preoccuparti poi ci mettiamo d’accordo”; “se fossi io al tuo posto…”.

Tutti bravi, tutti campioni. Poi quando c’è da fare, altro che mare in mezzo!

Tanti anni fa la cosa mi infastidiva. Pensavo che negli anni, con il lavoro fatto nei corsi e con il coaching, mi sarebbe passato, invece no L

Non mi passa, anzi mi dà ancora tanto fastidio. A volte perché credo a queste frasi dette con nonchalance e poi rimango deluso. Altre perché non sopporto chi, con parole dette al vento, si riempie la bocca e il petto facendo il figo.

Il tempo passa e, invece di diventare più saggio, divento più insofferente. Forse tutta questa “crescita personale” non funziona così bene.

È anche vero che dopo un po’ uno si stanca pure. Credimi, ne sento tante di persone che parlano a vanvera.

Forse durate periodi più difficili, come quello che stiamo vivendo, chi ha dei buchi da riempire li colma come può, e per alcuni parlare è l’unico modo…

Quindi, cosa possiamo fare?

Io cerco di pesare le persone prima di pesare le loro parole. Non sempre ci riesco, cioè a volte mi sbaglio.

Con il tempo però ho imparato a prenderci. In questo modo evito la delusione, è brutto da dire, soprattutto per uno che come me lavora sul potenziale umano.

È brutto, ma è quello che vedo e sento. Vedo poche persone veramente risolute o impegnate, al contrario vedo tanti chiacchieroni.

Se ti guardi intorno, probabilmente, li vedi anche tu.

Il mondo è di chi toglie il mare tra il dire e il fare; purtroppo però di persone che parlano e basta, ce n’è un oceano.

Claudio

 

 

 

L’equazione della mediocrità

By | Riflessioni

Sembra ci sia un’equazione matematica. Meno sanno o meno fanno, più hanno da dire e criticare su di te.

Non ho mai capito se chi invece fa e sa, si astiene dal criticare per delicatezza o perché, facendo lui stesso, sa quanto sia difficile e quindi ti rispetta.

Succede nello sport, nel lavoro e nella vita.

Il grande Brian Eno dice infatti, che i critici musicali dovrebbero trovarsi un vero lavoro.

Lo so, dovrei essermene fatta una ragione. Poi, con il lavoro che faccio, dovrei saperle certe cose, ma a volte mi infastidisce ancora.

E allora il dio del rock, come sempre, è arrivato ancora ad assistermi con questa meravigliosa canzone di George Harrison.

Ascoltala, goditi il suono e l’insegnamento.

A me ricorda alcune cose importanti…

“Ho sentito come alcune persone, hanno detto

che sono cambiato

Che non sono ciò che ero

Come davvero è un peccato

Quei pensieri nella loro testa.

Si manifestano sulla loro fronte

Come brutte cicatrici di sentimenti maligni

che loro stessi risvegliano

Così odioso di chiunque che è felice

o “libero”

Loro vivono tutte le loro vite,

senza guardare per vedere

La luce che ha illuminato il mondo

È divertente come le persone, semplicemente non vogliano

accettare il cambiamento

Come se la natura stessa – loro preferirebbero

riaggiustarla

Così dura andare avanti

Quando sei già in una fossa

Dove c’è così poca possibilità,

di scoprire l’anima

Sono grato a chiunque,

che è felice o “libero”

per avermi dato speranza

quando sto guardando per vedere

La luce che ha illuminato il mondo”

Buona settimana!

Claudio

 

 

 

Intelligenza e cuore

By | Riflessioni

È ormai assodato che ci sono diverse intelligenze. Howard Gardner, professore ad Harvard, ce lo ha dimostrato ed è stato un bene.

Per troppo tempo si è confusa l’intelligenza con altro. A volte con la memoria, cioè la capacità di ricordare, altre con la conoscenza…

Grazie all’idea delle intelligenze multiple sono nati nuovi concetti. Forse il più famoso, e abusato, è quello dell’intelligenza emotiva.

Una cosa è certa, per troppo tempo a scuola abbiamo educato la mente e non il cuore. Succede ancora. All’università, spesso, il cuore non viene preso in considerazione. Al corso di laurea in medicina è solo considerato come un organo, seppur vitale, e nulla di più. Non a caso i medici sono poi lasciati soli nella loro formazione emotiva, con i risultati che vediamo tutti.

Il buon senso e la realtà che viviamo tutti i giorni, ci dicono che dovremmo educare più il cuore che la mente. Certo l’ideale sarebbe fare entrambi le cose, ma diamo troppo peso alla quest’ultima.

Nel mondo della Programmazione Neuro-Linguistica, per esempio, vedo troppo persone focalizzate sulla linguistica e sulla parte cognitiva, perdendo la cosa più importante: le emozioni.

Sono un grande appassionato di linguistica, è una materia affascinate e uno strumento straordinario per capire le persone, come pensano e cosa provano. L’importante è ricordarsi che è uno strumento. Il fine, cioè lo scopo è stare bene, non parlare bene.

Sono troppe le persone che confondono il mezzo con il fine, o come diremmo in Dinamiche a Spirale il contenitore con il contenuto.

Sono felice di vedere nel mondo una nuova era di pensatori. I grandi della psicologia positiva e gli esperti di business come Simon Sinek (ospite al prossimo World Business Forum di Miano, e come me, grande promotore dell’importanza del “perché”), stanno riportando al centro le emozioni e il cuore.

Sono le emozioni a dare qualità alla nostra vita, non le cose. Le cose possono emozionarci, ma sono solo il mezzo.

Il sistema limbico è ciò che ci fa battere forte il cuore, che ci dà le farfalle nello stomaco o le gambe che fanno “giacomo-giacomo”. Il sale della vita è lì.

Lo sappiamo tutti, ma pochi hanno il coraggio di esplorare e/o far crescere quella parte. Perché?

Secondo me perché fa paura.

Per avere accesso alle emozioni dobbiamo diventare vulnerabili, come direbbe Nancy o Brenè Brown. Non possiamo essere selettivi nelle emozioni, se decidi di sentirle, le senti tutte, anche quelle che non ti piacciono.

Ecco perché per molti, purtroppo, è meglio sviluppare la neocorteccia. Con quella fai ragionamenti logici, ci sono poche emozioni. Spacchi il capello in 4, magari con la linguistica o la matematica e senti poco.

La cosa buffa è che in grandi matematici e i grandi linguisti, sono super emotivi, come del resto tutti i geni e tutti gli artisti.

Capisco perfettamente la voglia di proteggersi. Io stesso l’ho fatto. Per non soffrire, ho dato meno energia al cuore e al sistema limbico per trasferirla alla parte cognitiva.

Il risultato? Pessimo.

Se il buon Dio, o l’evoluzione naturale, ci hanno dato un sistema così completo ci sarà una ragione. È come se usassimo una sola gamba per camminare, sarebbe scomodo e faticoso.

Propongo di usarle entrambi. Usiamo la logica, la parte cognitiva e tutte le intelligenze meno emotive. Diamo però la stessa importanza, forza e spazio alle emozioni, sono sicuro che saremo tutti più felici.

Anzi propongo di sviluppare più quest’ultima, anche se può far paura.

La felicità, la passione, la gioia e tutte le altre cose che vogliamo stanno lì di casa.

Buona settimana emotiva.

Claudio

 

P.S. Se hai tempo e voglia fai una ricerca sulle scoperte fatte recentemente riguardanti la sincronizzazione del cervello con il cuore. Sono davvero interessanti, dimostrano quello che sapevamo, è tutto collegato e non possiamo separarlo.

 

 

 

Giornate estive, rendiamole positive

By | Riflessioni

Anche se il meteo sembra non essersene accorto è iniziata l’estate, è tempo di vacanze, l’occasione per essere più positivi, riposarsi, passare le giornate senza dover correre e godersi la vita.

Se ci pensi, non dovremmo aspettare la bella stagione per poterlo fare. Ogni giorno potrebbe essere un bel giorno, o almeno potremmo provare a renderlo tale.

Ogni alba è un nuovo inizio che ci dà l’opportunità di fare qualcosa di nuovo, di diverso e di bello.

Si parla tanto di flessibilità, usiamola per fare migliorare non solo noi stessi, ma anche le nostre giornate.

Perché ti svegli la mattina?

Mi dirai perché suona la sveglia e ho tante cose da fare.

Forse questo è il problema. Ci perdiamo nelle tante cose da fare e dimentichiamo “perché” le facciamo, cioè lo scopo.

Sicuramente ci sono delle ragioni per le quali fai quello che fai. Alcune le hai scelte, altre te le hanno imposte (e comunque le hai accettate). Quali sono?

Forse se te le ricordassi, saresti meno stressato e più felice, anche quando le vacanze sono lontane.

Tutti abbiamo cose da fare che non ci piacciono. Chi riesce a farle meglio, ha bene in mente le ragioni perché debbano essere fatte e/o i vantaggi che avranno nel farle (o le scocciature che si toglieranno di dosso una volta fatte).

Sappiamo anche un’altra cosa, chi vive meglio, invece di iniziare la sua giornata pensando alle rotture che lo aspettano, inizia così:

–       ringraziando per le cose belle che ha, anche e soprattutto quelle piccole

–       visualizzando qualcosa di bello che accadrà durante la giornata

–       cercando di fare qualcosa di bello/nuovo/diverso per godersi la vita

–       vedendo le difficoltà come occasione per crescere

–       pensando a cosa vuole

–       prestando attenzione al “qui ed ora”.

Sembra inutile dire che la maggior parte delle persone che conosco fa una o più di queste cose, ma le fa al contrario. Poi chissà perché vive male.

La vita non è sempre facile. I problemi, le sfide o chiamali come vuoi, sono sempre di più. Si chiama evoluzione.

Virginia Satir, diceva che la vita non è come dovrebbe essere, è quella che è, la differenza sta in come la affronti.

Iniziare la giornata con il piede giusto non risolve tutto ma aiuta.

Perché aspettare le vacanze?

Conosco persone che iniziano a godersele dalla seconda settimana, nella prima sono ancora troppo incazzati per poterlo fare.

Conosco persone che hanno una vita che per altri sarebbe da sogno, ma per loro è stressante, impegnativa o chissà cos’altro.

Conosco anche persone che si godono una passeggiata al parco in pausa pranzo più di quanto quelle di prima godano di una vacanza vera e propria.

Se non ci educhiamo a iniziare bene continuiamo male. Se non ci alleniamo ad approcciare bene le cose entriamo nell’ipnosi culturale che ci dice che tutto va male e non c’è nulla da fare.

Godiamoci le vacanze, e visto che sono una parte piccola del nostro anno, impariamo a goderci anche gli altri giorni.

Ne vale la pena.

Buona settimana.

Claudio

 

 

 

 

 

La vita imperfetta

By | Riflessioni

Nonostante gli anni ’80 sul mio calendario siano passati da un pezzo, vedo ancora persone che si ostinano a ostentare una vita perfetta. Molti li trovo nel mio mondo, quello della formazione/coaching/crescita personale.

Sono quelle persone che non si ammalano mai. I loro figli sono bravissimi sia a scuola sia nello sport. Non litigano mai con il partner con il quale, ovviamente, hanno sempre, oltre all’amore, una vita sessuale da porno star.

Sono ricchi, dentro e fuori. Spirituali: in contatto con Dio, la natura, l’Universo e il proprio sé superiore.

Fanno vacanze da sogno, cene da film e sono circondati da persone così VIP, che tu non puoi nemmeno immaginare…

Non c’è limite alla loro perfezione.

È il loro modo per convincerti che se li seguirai, un giorno, avrai anche tu tutto quello che hanno loro. Basta seguirli ciecamente, come fossero dei veri guru…

Io, che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere al fianco dei Guru a cui questi si ispirano, non ho visto nessuno con una vita perfetta.

Ho assistito, mio malgrado, uno di loro durante un’infezione intestinale (a casa mia) gestita anche maluccio. Ne ho visto un altro litigare furiosamente con la moglie e perdere completamente lo stato. Un altro offendersi e reagire male per un commento sgradito. Un altro ancora fumare per scaricare lo stress. Ho visto chi fa fatica a dormire nonostante sia un esperto di rilassamento, chi sbaglia con i figli nonostante sia tra le migliori del mondo in quel campo, chi ha paura anche se è uno di quelli più tosti… ne ho viste di tutti i colori. E la cosa mi ha tranquillizzato.

Sono tutti uomini e donne, come me e te.

Non so tu ma io quelle cose le ho fatte tutte, e se Dio vuole, le farò ancora.

Nessuno ha una vita perfetta, perché la vita, non può essere perfetta. La vita può essere: bella, brutta, felice, monotona, come tu la vuoi, passata, da vivere, sofferta, incasinata… ma non perfetta.

Perfetto in natura non esiste, perché il perfetto in natura è fatto delle imperfezioni che rendono tutto, come la vita, magico.

Secondo me, la differenza tra le persone, non sta nel vivere in modo perfetto o imperfetto. Sta nel cercare di essere e fare meglio. Consiste nel chiedere scusa a tua moglie quando litigando, perdi lo stato. Consiste nell’imparare dalle tue paure e nello sconfiggerle sapendo che ne arriveranno altre. Consiste nel cercare di migliorarti per fare errori diversi.

Semplicemente si tratta di cercare di evolversi, di crescere e soprattutto di essere veri.

La cosa che ammiro di più dei miei Guru, i Maestri a cui mi ispiro e rivolgo, è che sono veri. Sanno di avere difetti, un lato oscuro, cose da mettere a posto… A differenza dei “perfetti”, non nascondono nulla a sé stessi. Ovviamente non mettono tutto in piazza, alcune cose sono private, ci mancherebbe. Però, come te e me, fanno del loro meglio. Facendolo imparano, e poi, condividono cosa hanno imparato dai loro errori.

Se fossero perfetti, non sbaglierebbero mai, e non avrebbero nulla da insegnarci.

Quindi, viva l’imperfezione!

Claudio