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Dinamiche a Spirale Archives - Claudio Belotti

3 caratteristiche fondamentali in un leader

By | In evidenza

Se mi segui saprai già che per la leadership è un tema molto importante per me. Talmente importante che le ho dedicato tanto studio e tanta attenzione fino a giungere alla conclusione che la leadership è un vero e proprio stile di vita. Mi spiego meglio: la leadership per me non è un metodo (per comandare, dirigere o gestire) ma un sistema di valori sui quali costruire la propria vita.

In concreto questo cosa significa? Significa che ciascuno può sviluppare il proprio stile di leadership, modellandolo su quelli che ritiene essere gli aspetti più importanti, i valori e le convinzioni che lo spingono a fare quello che fa. Sicuramente ci sono capacità che possono essere innate o apprese attraverso tecniche e metodiche, ed è per questo che mi sono appassionato alla PNL e alle Dinamiche a Spirale. Ogni anno infatti condivido con chi lo desidera un percorso che va dalle Basi di PNL fino al Practitioner e al Master Practitioner per divulgare questa metodica straordinaria e ho riservato a chi frequenta la Extraordinary Coaching School un intenso seminario di Dinamiche a Spirale in azione.

La caratteristica più importante di un leader si trova nella sua essenza, che si nota nelle scelte che fa. Si può essere dei maestri della comunicazione ma se non si possiede sincerità, non si potrà mai instaurare un rapporto di fiducia con il proprio gruppo (familiare o di lavoro). Si può conoscere la Programmazione Neuro-Linguistica in profondità ma senza integrità non si va molto lontano. Si può essere intelligenti e colti ma se si è scostanti e non si pratica ciò che si predica, sarà impossibile avere un seguito.

Per questo credo che ci siano tre aspetti fondamentali che ciascuno di noi dovrebbe coltivare per essere un leader nella vita di tutti i giorni. Vediamoli insieme:

  1. Dona significato. Sembra complesso mentre in realtà è molto semplice: in famiglia come sul lavoro è fondamentale far sentire che i compiti che gli altri stanno svolgendo sono importanti. A volte basta semplicemente un grazie, altre volte può essere utile sottolineare come un tassello del puzzle, per quanto possa sembrare piccolo, sia necessario per ottenere un risultato più grande.
  2. Soddisfa i bisogni. Per avere un team (ma vale anche per la famiglia) è necessario prendersi cura dei bisogni, innanzitutto quelli fondamentali e poi anche quelli che lo sono meno. Individua e contribuisci a soddisfarli, con il tuo tempo e il tuo impegno. Un leader è tale perché mette a disposizione ciò che ha per il bene di tutti.
  3. Ascolta le persone. Ascolta ciò che hanno da dire, cosa pensano, qual è la loro opinione. A volte potrà sembrarti una seccatura, altre volte una perdita di tempo. Ma in molti casi ti aiuterà a vedere oltre la punta del tuo naso, a scoprire punti di vista che magari non avevi preso in considerazione. E poi ti può essere d’aiuto per metterti in gioco: accetta i feedback su di te e costruisci su quelle critiche e suggerimenti la tua crescita.

Il dovere o la possibilità: cosa ti motiva di più?

By | In evidenza

In Programmazione Neuro-Linguistica esiste uno strumento molto potente per aiutarti a capire come pensano le persone, te compreso. I Metaprogrammi rendono semplice questo processo di comprensione e ti aiutano a comunicare meglio con gli altri.

Ad esempio, il Metaprogramma Necessità/Possibilità aiuta a comprendere bene cosa motiva una persona nel momento in cui fa una scelta. Alcune persone infatti sono motivate principalmente dalla necessità di fare qualcosa, piuttosto che dal volerlo. Agiscono perché devono. Non sono spinti ad agire da ciò che è possibile. Chi si muove per necessità prende ciò che viene e trova ciò che è disponibile.

Chi è motivato ​dalla ricerca della possibilità si muove per fare che quello che vuole fare. Cerca opzioni, esperienze, scelte e percorsi. La persona che è motivata dalla necessità è interessata a ciò che è noto e ciò che è sicuro. La persona che è motivata dalla possibilità viceversa è interessata a ciò che non conosce ancora. Vuole sapere cosa può accadere quando si impegna, quali opportunità possono svilupparsi.

Certo, descritto in questo modo sembra che il Metaprogramma di Possibilità sia sempre da preferire e chi è guidato da quello di Necessità sia destinato necessariamente a cambiare. Non è proprio così, in realtà. E per dire questo ci tornano utili le Dinamiche a Spirale, che lavorano benissimo in team con la PNL. Le DAS ci dicono che esiste una doppia elica nella nostra esistenza: una che rappresenta le Condizioni di vita, l’altra le Capacità mentali. Possono esistere situazioni e momenti nei quali un modo di agire guidato dalla Necessità sia preferibile?

Proviamo con un esempio: se tu fossi un imprenditore, quale tipo di persona vorresti assumere? Molti penserebbero istintivamente: “chi è motivato dalla Possibilità” forse perché spesso questo è ciò che spinge e motiva un imprenditore; e poi sembra più attraente l’idea di rimanere aperti a un’infinita varietà di opzioni.

Io penso che dipenda molto dal tipo di lavoro. Ci sono lavori che richiedono attenzione ai dettagli, costanza e coerenza e all’interno di queste Condizioni di vita avere un pensiero orientato alla Necessità potrebbe essere più utile ed efficace. Un agente certificatore o un responsabile della qualità deve sapere esattamente cosa è necessario e deve verificare che sia stato fatto.

Una persona motivata dalla possibilità certamente potrebbe fare lo stesso lavoro ma proprio in virtù di questo Metaprogramma che la spinge e la motiva probabilmente si annoierebbe e si troverebbe facilmente a desiderare un lavoro differente nella ricerca di nuove opzioni, nuove imprese e nuove sfide. All’opposto la persona motivata dalla necessità si sentirebbe perfettamente allineata in un contesto del genere e dal momento che è questa a guidarla, si cercherà un nuovo lavoro solo quando ne avrà bisogno.

Conoscere il modo in cui le persone organizzano i propri pensieri e quali sono le molle che le spingono ad agire può essere molto utile per migliorare la propria comunicazione e quindi anche il proprio lavoro. Crescere, migliorare ed evolversi per chi dirige una azienda o un reparto cruciale come quello delle risorse umane è una scelta cruciale per ogni azienda. Molte tra le più avanzate e illuminate che ho avuto modo di incontrare nel mio lavoro hanno fatto questa scelta investendo nella formazione grandi risorse perché se una azienda è in grado di far lavorare ogni persona nel modo e nel ruolo più congeniale, vincono tutti.

Tenersi stretti i migliori

By | In evidenza

Diversi studi recenti hanno dimostrato quanto sia costoso per le imprese lasciarsi scappare i dipendenti migliori. Non ultimo, uno diffuso da Deloitte, ha calcolato che il costo derivato dalla perdita di un dipendente super bravo possa variare da decine di migliaia di dollari fino a 1,5-2,0 volte lo stipendio annuale del dipendente. Questo significa che la sostituzione di un dipendente che guadagna 50mila dollari, può arrivare a costarne anche 100mila.

In questo calcolo sono inclusi i costi della ricerca del personale, il tempo speso per i colloqui, le assunzioni, l’inserimento, le risorse sottratte alla produzione per la formazione, i tempi per allineare la produttività e gli inevitabili errori iniziali. Senza considerare la perdita a livello umano e l’impatto emotivo sul personale che l’abbandono di un dipendente di valore necessariamente causa.

Quando succede molti imprenditori reagiscono offrendo denaro e in molti casi ci rimangono male se il dipendente li rifiuta. Gli stessi studi dimostrano che, sebbene una retribuzione sotto la media possa sicuramente contribuire alla fuoriuscita dei dipendenti, una appena sopra la media non compenserà un cattivo posto di lavoro. I dipendenti ben pagati ma scontenti alla fine lasceranno comunque e faranno i loro soldi da qualche altra parte.

Bisogna quindi analizzare le motivazioni che portano i dipendenti migliori ad andarsene e fare in modo che quando accade non si inneschi una valanga. Il modo migliore per farlo è ascoltare il dipendente. Spesso si tratta di ascoltare un discorso d’addio già preparato, nel quale magari c’è qualche sassolino tolto dalla scarpa o nel quale l’ex dipendente sottolinea le proprie frustrazioni. Anche se è difficile aprirsi e accettare queste critiche, è fondamentale quando si perde – in questo caso un dipendente – non perdere la lezione.

Infine, è importante prendere questi feedback e analizzare la situazione, allargandola al resto dell’impresa: con l’aiuto delle Dinamiche a Spirale riesco a ottenere sempre ottimi risultati, tanto a livello personale quanto a livello di sistema. Mettendo a frutto anche una esperienza poco piacevole come le dimissioni di un dipendente di valore, si possono mettere in pratica soluzioni vincenti per tutti: si migliora l’ambiente di lavoro per gli altri dipendenti e si riducono i rischi di abbandono e i costi per le sostituzioni.

Essere felici

By | Riflessioni

Ci sono tanti uomini e donne straordinari nel mondo, ne abbiamo visti qualcuno in questi giorni al WOBI. Alcuni sono passati a miglior vita, molti sono vivi e ci indicano una via verso una vita migliore.

Il motto di Extraordinary è: “siamo tutti straordinari” perché crediamo che tutti, nessuno escluso, sia meglio di quanto creda e abbia dentro di sé qualcosa di speciale.

Steve Jobs era straordinario, Mandela, Gandhi, la principessa Diana, Madre Teresa… tutti straordinari in modi diversi e unici.

E tu? In che modo sei straordinario? Forse lo sei in modo semplice, senza essere famoso o ricco. Credimi va bene, senza atomi le stelle non esisterebbero, tantomeno le galassie.

Quando mi viene chiesto di definire il successo, penso a una sola cosa, la felicità. Avere successo per me, vuol dire solo una cosa: essere felice.

Tutti vogliamo essere felici, forse non sappiamo cosa significa ma cerchiamo di esserlo giorno dopo giorno.

La felicità non ha nulla a che fare con il denaro, né con la fama, né con il potere. Non dipende da dove vivi, dalla macchina che guidi o dalla taglia di pantaloni che porti. Puoi essere ricco o povero, grasso o magro, ci sono tanti modi per essere felici…

Nelle persone che vivono appieno la propria vita, incluso quelle che si sono viste al World Business Forum di Milano, ho notato alcune caratteristiche tra cui:

Libertà

Libertà di essere e sentirsi chi sono, di fare quello che credono che sia giusto (ovviamente nel rispetto degli altri).

Miglioramento

Tutte le persone che si sentono felici fanno qualcosa per crescere. Che sia un corso, leggere, fare volontariato… “all the above”. Sono attivi nel cercare di essere migliori continuamente.

Contributo/impatto

Nel migliorare, direttamente o indirettamente, aiutano altri a fare lo stesso. Non sempre aiutano altre persone, a volte cercano di salvare i Panda o la foresta amazzonica. Fanno comunque qualcosa che va oltre loro stessi.

Comunità

Fanno parte di qualcosa, un gruppo, una tribù, un movimento… si uniscono a persone che come loro vogliono essere libere, migliorare e contribuire. Non sempre sono capiti da chi preferisce essere: prigioniero, statico, egoista…

Ci sono tanti modi per essere più felici e altrettanti per non esserlo e una sola cosa da fare: scegliere.

Love on ya.

Claudio

 

 

 

 

Sogni, desideri e bugie

By | Riflessioni

Anche all’ultimo corso in PNL, che ho fatto con un gruppo davvero straordinario, mi sono ritrovato a dire ancora una volta:

“non avete abbastanza fantasia per sapere cosa vi aspetta di bello…”.

È una frase che dico spesso perché ci credo, io sono la prova vivente di questo concetto. Non avrei mai pensato di vivere e fare alcune cose che vivo e faccio.

Purtroppo molti, invece di pianificare il proprio futuro, e soprattutto fare qualcosa per renderlo reale, lasciano perdere.

Perché?

Secondo l’autore americano John C. Maxwell, per una o più di queste 5 ragioni:

  1. Hanno creduto alle bugie di altri. Qualcuno li ha convinti a lasciar perdere facendogli credere che non sono abbastanza: bravi, belli, intelligenti o qualcos’altro. Le ho chiamate io bugie, perché lo sono. Sono tutte bugie, sia quelle che dico io quando asserisco che siamo tutti straordinari, sia loro che dicono che non lo siamo. A te scegliere a quali credere.
  2. Si allineano alla norma, cioè alla normalità. Molti si accontentano dell’ordinario, è più sicuro, non dà problemi di accettazione dagli altri… Andare un po’ oltre, metterci quell’extra richiede fatica. Il ritorno di investimento è altissimo ma pochi hanno voglia e coraggio.
  3. Lasciano che le delusioni del passato li blocchino. Quando fai qualcosa di nuovo o di sfidante, sbagli. Qualcuno ti rifiuta, fai errori, qualcosa va storto… fa parte del gioco e chi ha successo lo sa. Questi momenti servono a crescere e migliorare, ma purtroppo ad alcuni tolgono entusiasmo e convinzione.
  4. Grazie a questi insuccessi, perdono di convinzione, di voglia di fare, gli passa la fame. Bisogna credere, soprattutto quando è difficile. Quando è facile tutti credono, è facile appunto.
  5. Hanno perso la fantasia. Qualcuno gliel’ha tolta e loro hanno lasciato fare. Sono diventati “realisti”, forse per paura di avere nuove delusioni, forse per altri motivi. I bambini sognano, costa poco ed è una cosa che tutti i grandi del passato e del presente fanno.

E tu quand’è l’ultima volta che hai sognato ad occhi aperti, credendo che, un giorno, il tuo sogno sarebbe diventato realtà?

Spesso nei corsi di formazione ci si ricorda che tutto quello che esiste, tempo fa, era solo un’idea, un sogno di qualcuno… l’elettricità, l’acqua potabile in casa, gli aerei, i computer, le medicine, la libertà…

Continua a sognare e non farti influenzare da chi, per paura, ha smesso. Continua a fare qualcosa per rendere reale il tuo sogno.

Forse non avrai e non diventerai tutto quello che vuoi, però vale la pena crederci. Le ricerche ci dicono che, il solo essere proattivi per renderle reali, ci rende più felici e più sani.

Io ho ancora tanti sogni, tu?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Credere, sognare e vivere.

By | Riflessioni

Apro i giornali e leggo solo brutte notizie. Ascolto i telegiornali, lo stesso. Radio uguale…

Per avere una vita felice, riuscire nel lavoro e nella vita privata serve energia, entusiasmo e crederci, ma con l’ipnosi culturale che ci circonda è sempre più difficile.

Durante l’ultimo week end, al seminario Extraordinary Me, ci siamo presi 4 giorni di pausa. Eravamo in un’isola felice, coccolati e distaccati dal mondo. Il nostro piccolo gruppo ha legato subito e tutti sono stati straordinariamente gentili, dolci e disponibili l’uno per l’altro.

Ognuno ha ritrovato (o ricreato) sé stesso, ha avuto più chiarezza su ciò che conta veramente e tutti abbiamo preso delle decisioni importanti.

Ora siamo tornati alla vita normale, quella che entra nelle statistiche e fa la norma. La sfida sarà mantenere la nostra consapevolezza, senza lasciarci convincere da chi vede solo nero.

Anche noi vediamo i problemi, siamo ottimisti, non ciechi o stupidi.

Li vediamo ma siamo convinti di essere forti e quindi di poterli risolvere. Non sappiamo sempre come, ma ci crediamo. Anche perché sappiamo di poter contare l’uno sull’altro.

Non è necessario frequentare un seminario con noi. Ci sono tanti modi per ritrovare questa forza e “pulirsi”, puoi faro anche da solo. Certo è, che se non ti attivi e ingoi tutto quello che ti viene propinato, è dura.

Dobbiamo essere attivi nel pulire la nostra mente, cuore e anima. Non dai nostri peccati, ma dalle stronzate altrui.

Basta poco, basta farlo.

Teoricamente basterebbe fare tre cose:

  1. Definire: chi sei, in cosa credi, quali sono i tuoi valori. Se vuoi farla proprio tutta, decidi o trova “lo scopo della tua vita”.
  2. Inizia a vivere in modo allineato e congruente a quello che hai deciso nel punto precedente, nelle grandi e nelle piccole cose della tua vita. Se uno dei tuoi valori è la salute, mangia in funzione di quello. Se l’amore è importante, inizia nell’essere gentile.
  3. Circondati di persone che la pensano come te, o almeno rispettano chi sei, lasciandoti essere, senza ostacolarti. È il famoso gruppo dei pari, forse non avrai sempre fan che concordano con te, ma almeno che ti lascino vivere come vuoi tu. Ovviamente devi fare lo stesso.

La storia dell’umanità, la nostra nazione e persino il tuo quartiere, sono ricchi di esempi di persone che vivono la loro vita, creano un’esistenza serena e felice perché decidono, credono e fanno.

Bisogna impegnarsi un po’, trovare il modo giusto e la compagnia giusta.

Tu in cosa, credi? Chi sei e perché fai quello che fai?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Uomini, ominicchi, e …

By | Riflessioni

Mi ripeterò, ma ne vale la pena. Certe cose si devono dire e sentire più volte.

L’altro giorno, il responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane di un’azienda molto grande, importante e famosa mi ha chiesto: “secondo te, perché nonostante tutte le risorse che ci sono, la maggior parte delle persone non migliora?”.

L’ho guardato bene per calibrare la sua reazione alla mia domanda che è stata: “vuoi sapere davvero quello che penso? Non ti piacerà.”

Lui: “assolutamente sì, voglio una risposta sincera”.

Eccola: “non crescono, perché sono degli scazzoni, cioè sono pigri. Spesso diciamo che hanno paura, perché suona meglio, ma di fatto, sono solo pigri. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, ma non sono disposti a vendemmiare”.

Come immaginavo non gli è piaciuta: “non mi aspettavo da te questa risposta” mi ha detto, “non da chi dice che siamo tutti straordinari”.

“È quello che credo”, ho detto, “siamo tutti straordinari purtroppo però, sono pochi i volenterosi”.

Mi ha dato ragione. Gli anni di azienda lo hanno portato ad arrivare alla stessa conclusione. Triste ma vero.

In questi giorni, i pochi volenterosi che conosco continuano a fare la differenza, mentre i molti pigri, confermano quello che penso.

Troppe persone non mantengono le promesse fatte, rifatte, giurate e stra-giurate.

Altre che dal basso dei loro insuccessi non perdono occasione di criticare, senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

Altre ancora che vogliono da te la soluzione ai loro problemi, perché “visto che fai il Coach, mi devi aiutare gratis altrimenti vuol dire che non ci tieni alle persone.”

Forse ho un inizio di andropausa, ma mi sono stancato. Una volta cercavo di capire e motivare questa gente. Negli anni mi ha annoiato, ed ora davvero stancato.

Vedo (purtroppo poche) persone ai nostri corsi che vanno oltre ogni loro sogno, perché impegnandosi, trasformano la loro vita. Non diventano necessariamente ricchi e famosi, però diventano migliori e felici. La maggioranza resta a guardare e critica.

Ho intitolato il mio primo libro con Sperling “la vita come TU la vuoi” e l’ultimo “prendi in mano la TUA felicità” evidenziando il “TU/TUA”. L’ho fatto perché credo nell’autodeterminazione dei popoli, e quindi degli individui.

Per me chi vuole sotto-vivere, ha il diritto di farlo. Chi vuole sopravvivere, anche; e ovviamente, anche noi che vogliamo extra-vivere.

Detto questo, se qualcuno vuole buttare via la sua esistenza che lo faccia. Chiediamo solo che non intralci il nostro cammino. Inoltre, lo invitiamo a guardare alla sua vita prima di giudicare quella altrui; o almeno di avere la decenza di informarsi bene prima di sputare sentenze.

La forbice si sta aprendo, ma non tra ricchi e poveri, tra chi è parte della soluzione e chi è parte del problema.

Chi si dà da fare, fa del suo meglio, mantiene le promesse, apprezza invece di criticare e così via… verrà premiato.

Chi fa il contrario avrà sempre più materiale per lamentarsi e criticare.

Entrambi soddisfatti, anche se in modo molto diverso.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Improvvisare

By | Extraordinary

Erano anni che volevo fare un corso di improvvisazione teatrale. Dopo aver sposato Nancy, ho scoperto che anche lei voleva farlo e così ci siamo decisi.

È stata un’esperienza bellissima che infatti voglio continuare. Il corso è ben organizzato e ben gestito, Robi l’istruttore, è molto bravo come del resto tutti i suoi colleghi.

A parte il vero divertimento, è quello che impari la cosa più bella. Di fatto sembra tutta PNL applicata, non a caso – a torto, ho pensato che sarebbe stato facile per me. Di fatto, è stato bello proprio perché, nonostante sapessi questi principi, ho dovuto ricordarli e imparare ad applicarli nuovamente.

Se non sai cosa sia l’improvvisazione teatrale, te la spiego in poche parole. Si tratta di inventarsi al momento una storia e di rappresentarla davanti al pubblico. La storia è stimolata proprio da qualcuno dell’audience che decide un titolo e uno stile. Gli “attori” fanno tutto sul momento, sapendo di essere sia parte di una squadra, sia in competizione con l’altra squadra, tutto sotto la guida di un arbitro.

Serve immaginazione, flessibilità, voglia di mettersi in gioco, cooperazione e tante altre cose. Una bella metafora di vita.

Fai parte di una squadra che deve gareggiare collaborando (e non contro) un’altra. Devi metterci del tuo, ma lasciando spazio. Se qualcuno sbaglia, chiunque deve impegnarsi a rimediare. L’arbitro ha sempre ragione e il pubblico deve divertirsi.

Al corso impari alcune cose. Tra cui anche questi principi di base, che chi conosce la PNL dovrebbe già conoscere e applicare bene. 

Sì, e…

Quando esci sul palco, hai la tua idea in mente. Hai almeno un inizio di storia, chi sei tu, e cosa succederà. Ti serve per iniziare. Ma non sei solo.

Il tuo compagno/avversario ne ha un’altra e tu non sai quale sia. Non c’è un copione e non vi siete parlati. Non tutto va come tu avevi in mente e, quando succede, devi allinearti.

In PNL lo chiamiamo ricalco. Anche sul palco devi accettare quello che viene. Accetti e utilizzi. Eviti avversativi, prendi quello che arriva e fai del tuo meglio per integrarlo nella storia. Avevi un’altra idea? La cambi. Non ti piace l’idea esposta? Ti adatti. Come nella vita anche nell’improvvisazione, tu non devi sempre fare il protagonista.

L’importante è divertire il pubblico, e più aiuti gli altri sul palco più tutto scorrerà e sarà più bello.

Specifico e sicuro.

In scena devi essere sicuro. Se non sai qualcosa devi fare finta di saperla. Forse uno degli altri attori parlerà di argomenti che conosci poco, o devi interpretare un ruolo che nella realtà non conosci. Bene, fallo senza esitazioni.

Il pubblico, come la vita, ti vuole presente al 100%. Non puoi essere titubante o poco convincente.

Se nella storia sei un pilota d’aereo, non puoi indicare uno strumento senza chiamarlo per nome. In scena tutto deve avere un senso. Tutto quello che è stato creato deve avere un utilizzo, altrimenti che senso avrebbe averlo creato?

Tutti sono importanti.

Nell’improvvisazione chi è troppo protagonista non va bene. Tutti gli attori sul palco devono essere coinvolti e tutti sono importanti. Forse chi fa l’albero può rendere la storia più memorabile di chi fa il Re, esattamente come nella vita.

Dall’errore nascono le cose più belle.

È quando qualcuno fa qualcosa di “sbagliato” che nascono le scene più divertenti. Se tutto fila liscio, se la storia non ha problemi, intoppi o stranezze sarà poco interessante. Come la vita di alcuni.

Il pubblico deve poterti seguire.

Fai cose strane, insolite ma non fare cose complicate, volgari o offensive. Il pubblico vuole divertirsi. Deve capire, deve poterti e volerti seguire.

L’arbitro ha sempre ragione.

Fischierà falli che tu non condividi. Farà commenti che non ti piacciono. Prendi e porta a casa.

Agisci.

Parla poco e mettiti in movimento. Robi lo ripete ad ogni lezione, se parli troppo il pubblico si annoia, muoviti, fai, agisci!

Arrenditi.

Alla storia, alle regole del gioco, a quello che succede. Fai la tua parte e segui il flusso. Quando non sai cosa fare, fai la prima cosa che ti viene, sarà sempre meglio che non fare nulla.

Metti da parte l’ego. Mettiti al servizio della cosa più importante: creare una bella storia per divertire il pubblico. Se ci riuscirete tornerà, e il teatro sarà sempre pieno.

Ho appena iniziato, spero di riuscire a continuare, c’è tanto da imparare e tanto da divertirsi. Due cose belle della vita.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Le vacanze sono finite, torna la crisi.

By | Riflessioni

ATTENZIONE CERCHERO’ DI VENDERTI QUALCOSA IN QUESTO POST

La fredda e piovosa estate sta finendo. Possiamo tornare alla crisi. Già dalle foto sui social, si vede il cambiamento.

Molti torneranno a lamentarsi aspettando che qualcuno faccia qualcosa. Altri cercheranno di fare qualcosa, probabilmente criticati dai primi. Purtroppo, ultimamente funziona così.

Parlavo l’altro giorno con un mio conoscente. Negli anni ha investito molto su sé stesso e continua a farlo. Ovviamente la maggior parte delle persone pensa che spenda troppo tempo e denaro in formazione e crescita personale.

La cosa buffa è che i risultati sono oggettivi. Grazie al suo impegno sta meglio fisicamente, emotivamente, nella sua relazione, economicamente e spiritualmente, di tutti quelli che lo criticano. Quando fa notare questa cosa, gli viene detto che è fortunato.

È fortunato a essere sano, non è che si prende cura di sé visto che sa come fare.

È fortunato a essere solido emotivamente, non è grazie al lavoro che ha fatto su di sé.

È fortunato ad avere un’ottima relazione con la moglie, non è grazie all’impegno quotidiano di entrambi.

È fortunato che il lavoro vada bene, nonostante tutto, non è grazie alle abilità che ha acquisito.

È fortunato a sentirsi allineato con l’Entità in cui crede, non è grazie a quello che fa…

Thomas Jefferson diceva: “Io credo molto nella fortuna, ne ho conferma, in quanto più lavoro e più la fortuna mi sorride”; io concordo con il suo pensiero.

La vita è ingiusta.

Noi siamo fortunati perché siamo nati in un paese avanzato, libero e abbiamo opportunità. Sì certo, ci sono problemi enormi, ma in confronto alla maggioranza della popolazione mondiale, siamo più che fortunati.

Nonostante la nostra fortuna, subiamo ingiustizie. Lavoriamo come matti per avere, forse, un giorno una pensione da fame. Facciamo sacrifici per i nostri figli/partner/altri, senza avere garanzie. Ci prendiamo cura del nostro corpo, mangiamo bene, facciamo attività fisica e forse ci ammaleremo e moriremo prima di chi fa il contrario. Ci sono persone che fanno un mucchio di soldi senza contribuire a nulla, e tanti che contribuiscono a tanto, ma fanno fatica ad arrivare a fine mese.

La vita è ingiusta.

Non so perché, ma è così.

Una cosa la so, vale la pena essere, fare e dare del nostro meglio.

È la metafora del rigore, se lo tiri bene può essere parato, ma se lo tiri fuori sei sicuro di non segnare.

Sono sempre spiacevolmente sorpreso dalla quantità di persone che spende un mucchio di soldi per le vacanze e/o distrarsi, ma è tirchio con sé stesso quando si tratta di formazione e crescita.

Certo è più facile anestetizzarsi che fare qualcosa per migliorarsi.

Siamo in un paese libero e ovviamente rispetto tutte le scelte. L’ho sempre fatto. Però poi, non parliamo di fortuna.

C’è anche quella, ma non è solo quella.

Arriva settembre, che con gennaio, è per me uno degli inizi dell’anno.

Hai deciso come vuoi che sia la tua vita nei prossimi mesi?

O hai solo deciso la prossima vacanza?

Stai facendo qualcosa per migliorare: leggere, vedere documentari, interventi su TED, corsi, audiolibri…?

O aspetti che arrivi la sera per anestetizzarti con TV, cibo, alcool…?

Te l’ho detto che avrei cercato di venderti qualcosa.

Vorrei venderti un concetto: “è già ingiusto così, quindi meglio non peggiorare la situazione”. Fai qualcosa per uscire dal mucchio, quello che secondo le ricerche (e i fatti) starà sempre peggio.

Ci sono tanti modi per farlo, alcuni sono persino gratis, cioè non devi pagare, serve solo l’impegno (almeno quello ci vuole).

Puoi farlo con me se vuoi, o con altri. L’offerta è vastissima. Ce n’è per tutti i gusti.

Dipende solo da una cosa, vuoi essere tra “i fortunati”? È una decisione importante, da prendere adesso e tutti i giorni della tua vita.

Buona fortuna. Love on ya!

Claudio

 

ECCO LA VENDITA

Considerata la crisi, abbiamo messo in offerta 2×1 (come al supermercato) alcuni corsi. Se ti iscrivi entro il fine della settimana paghi solo una quota e potete venire in due.

Ecco i corsi in promozione:

  • Workshop “Obiettivi!”, quota di partecipazione scontata €180 (iva inclusa), a Milano sabato 13 e Roma sabato 20 settembre
  • Corso “Introduzione alle Dinamiche a Spirale”, quota di partecipazione scontata €50 (iva inclusa), a Milano domenica 14 e Roma domenica 21 settembre
  • Corso “Basi di PNL”, quota di partecipazione scontata €240 (iva inclusa), a Milano sabato 25 e domenica 26 ottobre.

Per informazioni e iscrizioni chiama il numero verde 800.589.777 o scrivi a info@extraordinary.it

 

 

 

 

 

 

 

Sirene d’agosto

By | gallery hp, Riflessioni

Eccoci qui, i vicini sono in vacanza ma il loro allarme no, infatti suona continuamente…

Le sirene d’agosto di questa notte mi hanno fatto pensare agli allarmi a cui nessuno presta attenzione.

Da anni si parla di allarme meteo, ambiente, debito pubblico, Alitalia, corruzione, disoccupazione… e nessuno fa nulla.

Come quando la sirena ti sveglia nella notte, imprechi, maledici il vicino che dorme beato in vacanza e cerchi di non sentire il fastidioso rumore.

Ricordo il racconto di un mio conoscente a cui avevano rubato in casa, riportava il commento di un vicino: “sì ho sentito dei rumori strani, ma poi mi sono riaddormentato”. Dopotutto era stanco, quella non era casa sua, quindi non era un suo problema.

Anzi, come già detto, probabilmente era infastidito dal rumore, che in quel caso non era solo l’allarme ma i rumori dello scasso.

Pensavo a un paio di cose…

A chi se ne va un mese in vacanza e lascia l’allarme inserito. Se/quando scatterà, disturberà tutti ma non lui che è a chilometri di distanza. Purtroppo sono sempre di meno le persone che, consapevoli di poter disturbare inutilmente il prossimo, si organizzano lasciando a un vicino le chiavi.

L’allarme suonerà all’infinito, senza ragione creando la sindrome del “al lupo al lupo”. Infatti se/quando suonerà perché un intruso è entrato in casa, nessuno ci presterà più attenzione.

Ci sono sempre meno vicini disposti a tenere le chiavi “in caso parta l’allarme”. Risultato l’allarme parte e tutti i vicini dormono male.

Purtroppo nonostante nessuno si prenderà cura della loro casa, alcuni partono lasciando l’allarme inserito.

Non sono un nostalgico, credo nell’evoluzione e nel progresso. Detto questo, mi piace ricordare che tempo fa, quando finivi il burro non andavi a comprarlo perché mandavi uno dei tuoi figli a chiederlo ai vicini.

Questi stessi vicini ti bagnavano le piante quando eri via, davano un occhio alla casa, ai tuoi figli… erano i tuoi vicini, erano parte della tua comunità.

In quei tempi, l’Alitalia era una delle compagnie più rinomate del mondo (incredibile ma vero), l’Italia era famosa per il design, l’ospitalità, la cultura e tante altre belle cose.

Settimana scorsa un signore straniero mi diceva che siamo passati dall’avere in parlamento una che faceva sesso a pagamento (Cicciolina) a uno che pagava per fare sesso (l’ex Presidente del Consiglio). Ovviamente il tutto detto in altri termini.

Nella stessa settimana qualcun altro, anche lei originaria di un “paese del terzo mondo”, mi diceva che il loro vantaggio è che hanno la stampa libera “non come da voi in Italia”.

Per chiudere in bellezza nel telefilm “how I meet your mother” uno dei personaggi nomina Berlusconi paragonandolo a una vecchia poltrona rossa, sporca, rugosa e piena di palline gonfiate…

Che tristezza!

Mi viene da imprecare, come ho fatto stanotte sentendo l’allarme. Vorrei insultare ancora i nostri governanti che ci hanno ridotto così, come ho insultato il simpatico vicino.

Una volta imprecato mi sono chiesto. Se mi avesse chiesto di tenere le sue chiavi, le avrei tenute? O avrei rifiutato, per non prendermi la responsabilità?

Senza nulla togliere alle colpe di chi nei palazzi mangia e ruba, mi chiedo: “cosa ho fatto io? Cosa sto facendo?”.

Lamentarsi e basta non spegne gli allarmi. Gli allarmi devono essere ascoltati, ma soprattutto bisogna poi fare qualcosa a riguardo, altrimenti ci abituiamo a sentirli e non ci facciamo più caso.

Io vorrei tornare a quando l’Alitalia era una compagnia d’eccellenza. Chi ci lavorava era fiero, e faceva del suo meglio.

Vorrei tornare a quando noi eravamo fieri e facevamo del nostro meglio.

Certo dobbiamo prenderci qualche responsabilità. Di vicini maleducati e strafottenti ce ne saranno sempre, ma se facciamo come loro il problema non si risolve.

Siamo alla frutta.

Se chiami la polizia per dire loro che l’allarme del tuo vicino suona, non vengono. Non possono venire, sono in pochi, senza benzina per le auto e hanno altro da fare. Dobbiamo pensarci noi.

Quando ero piccolo, i miei avevano un negozio di abbigliamento. Mia mamma, puliva il marciapiede davanti al negozio. Era suolo pubblico, ma era davanti al loro negozio quindi lo pulivano loro. In alcuni posti si fa ancora.

Se lo fanno tutti, la via è tutta pulita. Certo non è tuo compito, paghi già le tasse per avere questo servizio. Però se lo fai, e lo fanno tutti, la via sarà sempre pulita. È la tua via, quella del tuo negozio.

Puoi aspettare che inizi quello a fianco di te, che vengano quelli del comune o puoi iniziare tu.

Ora vado a pulire.

Love on ya.

Claudio