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david bowie Archives - Claudio Belotti

Una settimana

By | Riflessioni

Come altri, ho passato la settimana ad ascoltarti e a leggere di te.

Siamo tutti sorpresi nel vedere in quanti ti rendono onore. Gli artisti ti ricordano per la tua genialità e cortesia. I fan per le emozioni. Persino l’Osservatore Romano (e qualche Cardinale) si sono uniti al gruppo.

Nel tuo quartiere natale, gente di ogni età, razza e credo ha cantato a squarciagola le tue canzoni per strada. Nella città che ti ha adottato, il calore dei cuori ha riscaldato tutto. A Berlino, qualcuno ha perfino messo il tuo nome su una strada.

Questo è quello che si raccoglie dopo una vita come la tua.

Il tuo amico Iggy ha ricordato a sé stesso, e a tutti, che gli hai salvato la vita; artistica e non. Il “Boss” ha detto che tu sei stato il più grande sponsor della sua band quando erano agli inizi. Elton John ha dichiarato che tu gli trovasti il produttore per il tuo primo disco.

Peter Gabriel ti ha ricordato, Madonna ti ha cantato, Lady Gaga ti ha celebrato, per non parlare dei tuoi figli: Kiss, Foo Fighters, Smashing Pumpkins, Peter Murphy, Kate Bush, Depeche Mode, Duran Duran… ci sono tutti; sì, proprio tutti. Persino gli italiani come Vasco, Ligabue, Ruggeri..

Il tuo ultimo album è un capolavoro. Sei andato a cercare dei giovani musicisti jazz. Tu da mito vivente, sei andato in un piccolo club ad ascoltarli in incognito. Poi hai scritto una mail alla quale non potevano credere. Quando sono venuti in studio a registrare, gli hai detto di suonare liberamente.

Anche loro, come tutti gli altri, dicono che lavorare con te è stata l’esperienza più bella della loro vita artistica. Eri un genio che rispettava la genialità. Liberavi, lasciavi fare e creavi sinergie.

Come ho già detto, hai liberato tutti noi. Hai reso normale essere diversi. Hai cambiato tutto.

Ti hanno chiamato “il camaleonte del rock” e si sono sbagliati. I camaleonti si adattano allo sfondo, tu invece, lo sfondo lo cambiavi. E non appena l’ambiente iniziava ad adattarsi a te, cambiavi di nuovo…

Anzi no, non cambiavi. Ti evolvevi.

Qualcuno inizia ad essere annoiato di noi “fan esaltati”.

Qualcuno di questi pazzi vorrebbe rinominare Marte, averti sulle banconote o ti paragona a Mozart.

Una cosa è certa per tutti. Di quelli come te se ne vedono pochi. Sono rari, unici, irrepetibili…

Lo sapevi anche tu, ecco perché avevi fretta di finire Blackstar, e forse l’album successivo per il quale, sembra, avevi già 5 canzoni pronte.

Dicono che nonostante la sofferenza, lavoravi bene, con precisone, motivazione ed allegria.

La tua famiglia (moglie e figli), e la famiglia allargata (amici stretti), ha gestito e sta gestendo tutto, con grande eleganza. Non poteva essere altrimenti.

Sei stato un grande Maestro, persino il medico che ti ha assistito dice di aver imparato da te. Dice di essere un medico migliore e che altri “terminali” stanno gestendo meglio i loro ultimi giorni, grazie al tuo esempio.

Siamo stati fortunati ad essere vissuti quando c’eri anche tu.

Spero che saremo capaci di spiegare a chi purtroppo sentirà solo parlare di te.

Spero che abbiamo capito che “chi è su terreno sicuro, è morto”.

Spero che impareremo, prima che sia troppo tardi, a essere noi stessi.

Magari mettendo una maschera, come hai fatto tu.

Magari sperimentando, come hai fatto tu.

Magari esagerando, come hai fatto tu.

Per arrivare a essere sé stessi, come lo sei stato tu.

Per arrivare ad evolversi, come ti sei evoluto tu.

Per trovare la pace e l’amore, come li hai trovati tu.

Love on ya! (che è come firmavi tu).

Claudio

 

 

Tu te ne sei andato e io ho tanto freddo

By | Riflessioni

Questa mattina, quando ho aperto il computer sul sito del Corriere, mi si è gelato il sangue. La pagina non caricava, l’unica cosa che potevo vedere era la tua foto, in evidenza, la prima notizia era su di te. Poteva esserci una sola ragione, e ho iniziato a tremare.

Il tempo si è fermato, e dopo molto, il titolo confermava quello che temevo. Erano venuti a riprenderti.

Avrei dovuto capirlo: se fossi stato più attento; se avessi ascoltato bene i testi del tuo ultimo capolavoro; se avessi prestato attenzione alla mia insonnia di ieri notte; al caffè che ho versato sul mio Mac nel pomeriggio… c’era qualcosa nell’aria ma, non l’ho capito.

Anche stavolta hai anticipato tutto e tutti. Hai aspettato l’uscita dell’album. Hai atteso di vederlo andare primo in classifica, poi circondato dai tuoi cari, hai lasciato il tuo corpo che lottava da troppo con un tumore segreto.

Sei stato grande anche nell’ultimo atto. Persino la morte di Ziggy fu improvvisa.

E ora io non riesco a smettere di piangere. Sembro un ragazzino. Continuo a sentire freddo, anche se ho il riscaldamento al massimo e il maglione del nonno.

Per alcuni sono stupido e infantile. Secondo loro piango un cantante. Non sanno che eri molto di più per tutto il mondo.

Per me eri l’uomo con cui ho passato più tempo in tutta la mia vita. Da quel lontano 1977, quando comprammo il nostro primo LP, sei stato con me sempre. Ti ascoltavo, ti guardavo e ti chiamavo. E tu c’eri sempre.

Nella mia mente abbiamo fatto milioni di conversazioni. Le tue canzoni hanno risposto alle mie domande, indicato la via e accompagnato i momenti più importanti della mia vita.

A 10 anni litigavo con i miei compagni di elementare che dicevano che eri frocio (che brutta parola!), perché non potevano capire cosa significasse essere bisex. La maestra/suora si lamentava con i miei (persone illuminate), per avermi lasciato sveglio fino tardi per guardarti in TV a “Odeon”, dove presentasti “Heroes”.

Per vederti, la prima volta, sono dovuto venire in Francia saltando un giorno di scuola in 4° superiore.

Sono persino tornato all’esibizione in tuo onore a Londra, perché la prima volta le lacrime di emozione non mi permettevano di vedere i pezzi di storia esposti.

So tutto di te: delle tue tante donne, dell’amore per la tua fantastica moglie, per i tuoi figli… da dove venivi, cosa dicevi nelle canzoni e perché… L’unica cosa che non ho mai saputo è dove stavi andando, e anche questa volta è andata così.

Sono triste. Tanto triste.

È normale che alcuni non capiscano il mio dolore. L’amore non si può capire, si può solo condividere.

Pochi purtroppo sanno che tutta la musica che ascoltiamo oggi è figlia tua. Io so, che tutto quello che amo musicalmente, ha il tuo tocco.

Ora in tanti parleranno di te. Diranno la loro. Usciranno canzoni “perdute”, raccolte postume, libri di memorie. Metteranno le tue canzoni, i tuoi film e il resto. Io comprerò, ascolterò, guarderò tutto… Continuerò a essere il tuo fan numero uno.

Io sono quello che sono, grazie a te. La mia vita è ricca, grazie a te. Faccio quello che faccio, grazie a te.

Nella mente mi consolo.

Penso alla fortuna che ho avuto di vivere negli stessi anni in cui hai vissuto tu. Di averti visto tantissime volte in concerto.

Mi consola sapere che hai fatto tutto quello che volevi, e anche di più. Non ti sei mai interessato del giudizio altrui. Eri un vero gentleman. Generoso, onesto, educato… Lo dicono tutti (sì tutti).

Lo dicono le coriste, i musicisti, i camerieri, i giornalisti… Lo dicono i grandi (come Iggy Pop, Tina Turner, e Lou Reed), che hai letteralmente salvato grazie alla tua generosità.

Hai scopato tutto quello che ti andava di scopare, bevuto l’impossibile, sniffato, viaggiato, suonato, composto, dipinto, interpretato…

Poi è arrivato il vero amore. Hai donato tutto te stesso a Iman, donna straordinaria.

Nel tuo ultimo capolavoro dici: “look up here, I’m in heaven…”, tu sapevi tutto e questo consola la mia mente.

Mi consola, ma continuo a piangere e a sentire freddo. Non so cosa succederà ora.

Spero solo di sognarti stanotte per poterti chiedere ora che lo sai “so, is there life on Mars?”.

Love on ya, always.

Claudio

 

 

 

 

 

 

Il mito. Il mio mito.

By | Riflessioni

Ho comprato il primo album nel 1977 (avevo 10 anni), e grazie ai miei genitori straordinari, l’ho visto la prima volta in concerto in Francia nel 1983 (avevo 16 anni). Il tutto con mia sorella Patrizia con cui condivido questa passione.

Il mio mito, all’anagrafe si chiama David Robert Jones, ma tutti lo conoscono con il nome d’arte, David Bowie.

Un londinese che ha accompagnato la mia vita e cambiato il mondo del rock. Un grande, immenso.

Nella nostra stanza di bambini/ragazzi, avevamo appeso di tutto: poster, gigantografie, specchi con la sua immagine. Lo stereo suonava, quasi sempre, la sua musica.

Gli anni sono passati, sono cresciuto ma lo ammiro ancora. Recentemente sono andato a Londra, al Victoria and Albert Museum, per vedere una mostra a lui dedicata, dove mi sono commosso, cioè ho pianto. Erano lacrime di emozione, di gioia e di trasporto.

L’altro giorno ho visto l’ennesimo documentario, ancora una volta, mi sono emozionato e ho capito perché lo adoro.

Bowie è Bowie, punto.

Se conosci la sua carriera capisci cosa intendo, se non la conosci cercherò di spiegarmi.

Lascerò da parte il fatto che è un artista a tutto tondo. Cantante, musicista, produttore, attore di cinema e teatro nonché pittore. Tralascio anche il fatto, non poco importante, che è felicemente sposato e ha due bellissimi (non nel senso estetico) figli. Evito anche di dire che ha saputo gestire bene il suo patrimonio. Cercherò di parlare solo della sua carriera di artista.

Per dire le prime cose che mi vengono in mente ti dico che durante la sua vita ha venduto più di 140 milioni di dischi. Ha prodotto, salvando dalla dipendenza dalla droga, artisti che lo avevano ispirato tra cui Lou Reed e Iggy Pop. Nella sua carriera di attore di teatro può vantare un clamoroso successo a Broadway, oltre alla collaborazione con il grande mimo Lindsay Kemp.

Il suo lavoro ha influenzato generazioni di artisti rock che si sono ispirati a lui o hanno imparato a suonare e cantare ascoltandolo. Dave Gahan (Depeche Mode), dice di aver imparato a usare la voce cantando “Heroes”. Tutta la così detta “new wave” e  il “post punk” hanno pescato dal repertorio bowieano come del resto “l’alternative rock”.

La cosa che mi ha però sempre colpito di più è la sua capacità di rinnovarsi e cambiare. Negli anni ’70 è passato dal soul all’elettronica in un batter d’occhio. Prima aveva fatto un cambiamento repentino passando dal glamour (cioè paillettes e tacchi alti) all’abito doppiopetto.

Ultimamente, dopo 10 anni di completo silenzio, ha celebrato il suo ultimo compleanno con un album capolavoro di cui nessuno aveva notizia. L’album, oltre che sorprendere tutti, è andato in cima alle classifiche di tutto il mondo, nonostante Bowie non abbia rilasciato una sola intervista.

Potrei scrivere chilometri di righe su di lui ma potrebbe, forse, annoiarti.

E allora, non scriverò più di lui, parlerò di me e di te.

Tu, ce l’hai una passione che ti fa piangere come ho pianto io davanti a un sintetizzatore (quello che Brian Eno portò a Berlino), nonostante i miei 45 anni compiuti?

Forse ne avevi una a 16 anni, la mia mi ha fatto andare in pullman fino in Francia per vedere un concerto (non potrò mai ringraziare i miei abbastanza), ma ce l’hai ancora?

Non deve essere la stessa, puoi cambiarla, l’importante però è averne una.

Cavolo! Le passioni sono il sale della vita, sono quelle cose che ti fanno fare azioni apparentemente senza senso, ma che ti danno gioie che nessuno può capire.

Mi auguro che tu ne abbia almeno una. Mi auguro che lasci che i tuoi cari, soprattutto i tuoi figli, abbiano le loro.

Inoltre ti auguro che ti conceda il tempo, i soldi e l’energia per viverle e coltivarle. Se, per evitare i giudizi negativi di altri, le hai lasciate, ti esorto a riprenderle. Lascia che chi vive nella noia ti giudichi. È affar loro.

Non so cosa abbiano pensato quelli che mi hanno visto in lacrime davanti a una teca che conteneva un vecchio sintetizzatore. Alcuni hanno capito. Altri, forse, hanno sorriso. Io non me ne sono accorto, ero troppo perso nei miei ricordi. Sentivo le canzoni fatte con quell’aggeggio e vedevo i momenti della mia vita che quei brani hanno segnato. Mi immaginavo il mio Bowie (sì il mio, quello che porto dentro di me), parlare con Eno, Fripp, Alomar e il resto dei grandi musicisti di quel periodo strepitoso. Ero così pieno di emozioni che il prezzo del biglietto, e del mio ritorno, visto che una visita non mi era bastata, era irrilevante.

Torno a te. Tu hai una passione come questa? Vuoi dirmi qui sotto nei commenti qual è? Cosa ti dà …?

Come sarebbe la tua vita se la coltivassi un po’ di più?

Come sarebbe il mondo se tutti lo facessero?

Mentre ci pensi vado ad ascoltare un po’ di Bowie.

Love on ya!

Claudio