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Coaching School Archives - Claudio Belotti

Porta con te la paura oltre l’ostacolo

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Ogni tipo di crescita personale avviene al di fuori della propria zona di comfort. Una nuova sfida lavorativa, un public speaking, il lancio di un prodotto, una nuova iniziativa imprenditoriale o mettersi in proprio e mollare dopo tanti anni il lavoro da dipendente. Situazioni come queste – importanti professionalmente e personalmente – ce ne sono, sempre. Una facile risposta a queste situazioni è la procrastinazione o più spesso la fuga!

Naturalmente questi eventi, che possono essere percepiti come spiacevoli sono anche necessari. Sono necessari per crescere: come dice il grande studioso americano Joseph Campbell “La caverna nella quale hai paura ad entrare, ha il tesoro che stai cercando”. Man mano che cresciamo e impariamo a fare il nostro lavoro ci troviamo costantemente di fronte a situazioni in cui dobbiamo modificare il nostro comportamento e aggiornare il nostro software. E questo vale per tutti. Senza il coraggio di fare il salto, possiamo perdere importanti opportunità di crescita.

Come si fa quindi a portare la paura oltre l’ostacolo e conquistare il premio desiderato?

In primo luogo, alleati con la tua paura. Il coraggio non è assenza di paura. Il coraggio è la capacità di riconoscere la paura, ringraziarla per la sua funzione di guardiana che esercita nei nostri confronti e darci la spinta per andare oltre. Sii chiaro con te stesso su quelli che sono i tuoi timori. Poi fai un inventario delle scuse che tendi a utilizzare per procrastinare o evitare situazioni al di fuori della tua zona di comfort e chiediti se sono legittime. In che modo? Se qualcun altro ti fornisse le stesse scuse sul suo comportamento, le riterresti legittime per declinare?

In seconda battuta rendi il comportamento tuo. Come Coach lavoro spesso con persone che lottano per uscire dalla propria zona di comfort sul lavoro e nella vita di tutti i giorni e quello che ho imparato è che spesso hanno molto più margine di manovra di quanto credono per rendere una attività temuta, più vicina a sé. Spesso è possibile trovare il modo di modificare ciò che devi fare per renderlo piacevole e vicino al tuo modo di essere e di lavorare, così da ridurre al minimo il disagio o trovarlo addirittura divertente.

Infine, bisogna… Buttarsi! E uscire dalla propria zona di comfort. Sai qual è il momento giusto per fare una cosa che non hai voglia di fare? Adesso. Falla subito. Prima lo fai e prima scopri che ciò che temevi inizialmente, non è così male come pensavi. Anzi, è quasi divertente.

Il segreto, ammesso che ce ne sia uno, è iniziare a piccoli passi. La prima uscita dalla zona di comfort per fare un public speaking, non deve essere necessariamente di fronte a una platea di cinquemila persone! Esci e parla in pubblico fra colleghi o conoscenti. La prima iniziativa aziendale o il primo passo in proprio non deve essere al top, se non te la senti di fare il grande salto.

Quasi certamente farai degli errori e in effetti, questo è l’unico modo per imparare. Ricorda solo una cosa: quando perdi, non perdere la lezione. E anche se fuori dalla tua zona di comfort senti lo smarrimento e l’incertezza, ti accorgerai presto che quella zona si espande rapidamente e torna ad includerti al suo interno prestissimo e molto prima che tu possa rendertene conto, sei di nuovo a tuo agio, più forte, più saggio, più grande e più esperto di prima.

Il bello di essere efficaci

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Produttività! Se ti sei spesso domandato come si diventa più efficienti, il problema non è l’efficienza ma la

domanda. Infatti si può essere perfettamente efficienti, senza essere in alcun modo efficaci. Riempire le proprie giornate di impegni e non avere mai tempo, può dimostrare efficienza, reattività, persino impegno. Ma nella tua vita poi cosa ti rimane?
Ecco ciò che hai dopo tutto il lavoro che fai, è l’efficacia.

Per diventare davvero efficaci è necessario iniziare a lavorare in modo smart, cioè con la testa. E se sei un imprenditore o un libero professionista è facile che tu sia già abituato a fare questo, perché il tuo tempo è la risorsa più preziosa che hai e spesso dal tuo tempo di lavoro deriva direttamente il tuo guadagno. Per aumentare il guadagno ed essere efficaci è importante diminuire lo sforzo: fare di più, con meno. Di questo argomento e di molti altri ne parlerò in maniera approfondita al prossimo Extraordinary NLP Business Practitioner, il primo Extraordinary NLP Practitioner interamente dedicato al mondo del business e dell’impresa. Ti offro, in modo semplice e diretto, gli strumenti più efficaci e le soluzioni più smart per ottenere i risultati che desideri nella tua azienda.

Imparerai come usare la PNL per il Business e ottenere i risultati che desideri. E se sei un dipendente che desidera mettersi in proprio, aprire la propria azienda o avviare una attività professionale, è necessario imparare subito un modo nuovo di ottenere ciò che si vuole. Per iniziare subito a trasformare il tuo modo di lavorare ti offro tre spunti, molto utili:

Ricorda la legge di Parkinson. Questa legge, formulata dallo storico britannico Cyril Northcote Parkinson in un articolo del 1955 sull’Economist, dice che “il lavoro si espande in modo da riempire il tempo disponibile per il suo completamento”. Se hai tempo per farlo, utilizzerai tutto il tempo che hai. Spesso capita anche se non hai tempo! Semplicemente perché immagini o valuti che per un determinato lavoro ti serva un certo tempo per farlo. È difficile smentirsi. Bisogna cambiare punto di vista: fai pure la tua valutazione, poi agisci come se fosse un record da battere.

Affronta un lavoro più impegnativo. Se hai difficoltà a concentrarti e ti distrai facilmente, è possibile che il

tuo lavoro non ti coinvolga completamente. Puoi provare la sensazione che lavori duramente tutto il giorno e allo stesso tempo che la tua mente stia combattendo la noia e cerchi di riempire il tempo con qualcosa di più interessante. Daglielo: passa a un lavoro più impegnativo, qualcosa che richieda necessariamente la tua concentrazione. Una volta fatto avrai ottenuto due risultati: avrai portato a casa un lavoro complesso e l’altro lavoro, meno impegnativo, ti sembrerà una passeggiata e lo farai rapidamente.

Allena il tuo cervello prendendoti gioco di esso. La tua mente è un servomeccanismo. Per utilizzarlo in modo efficace è necessario guidarlo. Per farlo, bisogna lavorare su ciò a cui presti attenzione. Ciò rafforzerà la tua capacità di concentrazione. Una maniera divertente per farlo è il “Metodo Pomodoro”: imposta un timer e rimani completamente concentrato su un compito per un periodo di tempo, ad esempio 45 minuti. Alla fine dei quali puoi concederti una pausa di 15 minuti. L’idea è di farne un gioco – sfidare te stesso a lavorare sul tuo compito fino a quando il timer suona. E separare il tempo delle distrazioni, confinandolo nei 15 pausa che ti concedi.

Diario di 4 giorni straordinari

By | Extraordinary

Che le Dinamiche a Spirale mi piacciono (a dir poco), penso che sia ormai noto a tutti. Se non fosse così, non avrei dedicato tutto l’anno passato a studiarle, a co-scriverci un libro e (con l’aiuto del mio team), ad organizzare i corsi con Chris Cowan e Natasha Todorovic (nella foto).

Li ho conosciuti tempo fa. Volevo imparare dai migliori al mondo e quindi sono andato alla fonte. La prima impressione è stata buona. Poco show e tanta sostanza. Certo l’impatto, essendo abituato ai “guru” egocentrici, era totalmente diverso. Chris a prima vista sembrava simpatico, preparato. Dava l’idea di uno che passa il tempo a ricercare. Natasha al suo fianco aveva la capacità di spiegare in modo chiaro, diretto con esempi semplici. E infatti così sono.

Il primo giorno fu intenso, ero un po’ confuso. Tanta roba e tutta insieme. Allora avevo anche un raffreddore che non aiutava. Dal secondo giorno le cose erano più comprensibili. Il resto dei due corsi fu straordinario!

Adoravo quella metodica. La volevo imparare benissimo. Sapevo da tempo, che mi avrebbe dato un vantaggio competitivo straordinario come Coach. Grazie alle Dinamiche a Spirale, le mia abilità di PNL sarebbero triplicate come minimo!

Studiandole nel tempo ho capito che diventano sempre più affascinanti. Purtroppo le cose straordinarie devono essere studiate bene. Per fortuna però ne vale la pena. Ci sono poche risorse utili. Pochi libri e tanta, anzi tantissima “fuffa” sul web.

Anche in questo caso, tanti ne parlano ma pochi lo fanno con cognizione di causa.

Scrivere con loro il libro è stata un’esperienza unica. Non è facile confrontarsi con persone così preparate sull’argomento come co-autore, in inglese e a distanza!

Imparando la metodica ho iniziato a vedere le cose con occhi diversi. Più la studio e più mi piace, trovo un livello di profondità nuovo.

Organizzare il primo corso originale, con certificazione, in Italia era un sogno e un’impresa.  Le persone l’avrebbero comprato? È una cosa nuova e poi il libro sarebbe uscito troppo tardi. Saremmo riusciti a coprire i costi enormi?

Volevo farlo, volevo portare questa cosa nel nostro bel paese e condividerla con più persone possibile. Il mio socio/mentore/partner/moglie mi ha supportato. Un po’ sulla fiducia, “non ti ho mai visto così gasato per qualcosa” mi ha detto una volta.

Ieri abbiamo finito il “Livello 1”. Eravamo in 24 in aula, tutti felicissimi, tutti entusiasti. Compresa e soprattutto Nancy.

Chris e Natasha hanno dato tanto. Hanno dimostrato di saperne, di saper condividere, coinvolgere e spiegare. La loro umanità, passione, simpatia, disponibilità, capacità di calibrare, semplificare, ascoltare… sono davvero straordinarie.

Stando con loro nel dietro le quinte, abbiamo visto che sono persone ancora più belle. La passione è per le persone, per l’essere umano, non per le Dinamiche a Spirale. Nella mia esperienza ho visto così tanta gente appassionarsi della metodica (come in PNL per esempio), e non delle persone. È come se la gente fosse uno strumento e la metodica il fine, non dovrebbe essere diverso?

Tutti i “guru” mettono per prima la persona. Così fanno Chris e Natasha, sicuramente lo faranno anche domani quando inizieremo il “Livello 2”.

È stato un grande impegno per tutti noi organizzare questi due corsi. La prossima edizione, nel 2013, sarà più facile da mettere in pista.

Sono strafelice che lo abbiamo fatto.

È andata molto meglio di quanto sognassi. Tutti contenti e soddisfatti. Chris e Natasha ci hanno riempito di complimenti (in pubblico e in privato) per: la qualità dell’organizzazione, staff, traduzione, partecipanti, materiale, attenzione e tanto di più. Non ti nascondo che il nostro cuore si è riempito di gioia e orgoglio. Questi girano davvero il mondo e non fanno complimenti per educazione.

Lo so sono ripetitivo, ma fino a quando non vedo che il concetto è passato lo ripeterò.

Se fai le cose bene, con passione, con impegno poi, i risultati arrivano. Bisogna crederci, bisogna rischiare un po’. Bisogna sapersi motivare e saper motivare gli altri. Bisogna far fatica, sai in quanti abbiamo fatto le notti in bianco per mettere in piedi questi corsi?

Sarà l’E-R in me che parla. La ricetta la conosci. Devi solo tirare su le maniche e metterti a lavorare. C’è chi le Dinamiche a Spirale, la PNL, educare i figli, lavorare o qualsiasi cosa fa, la fa con sufficienza, in modo approssimativo.

Solitamente non va molto lontano. Nemmeno se è fortunato. Quando la fortuna è con lui, lo porta in posti che non è pronto a gestire e quindi poi va peggio.

È un concetto base di DaS (o SD). Se hai capacità mentali che non ti permettono di saper gestire le tue condizioni di vita, hai problemi. Per questo ti consiglio di leggere almeno il libro.

Buona settimana, la nostra sarà bellissima. Da domani siamo in aula ancora con Chris e Natasha!

Claudio

Essere felici, nonostante stia arrivando l’autunno, e poi l’inverno…

By | Riflessioni

L’estate sta finendo e un anno se ne va… cantavano i Righeira…

La mia è stata una bellissima estate, purtroppo è finita. Andando in giro vedo le facce di chi alla domanda “come sono andate le vacanze?” invece di illuminarsi al ricordo si spengono. Con il tono più triste che hanno, rispondono “passate e dimenticate…”

Come dice qualcuno “sarebbe bello vivere sempre in vacanza”, ma per molti non è sostenibile. Dobbiamo tornare alla routine: lavoro, impegni, scuola e così via.

Ci sono tante cose che possiamo fare per rimanere un po’ più felici. Sono cose semplici ma, se non le teniamo a mente, se non le mettiamo in agenda rischiamo di farci prendere dalla routine, la brutta abitudine che rovina tutto.

Io oggi vorrei proporre qualche azione, inizio una lista, se vuoi, commenta qui sotto con qualche idea in più!

Prenditi cura di qualcuno che ami

L’estate è un momento di riposo, dove molti hanno il tempo per avere momenti magici con i cari. A volte non si fa nulla di speciale, se non stare insieme senza il pensiero di dover andare a letto presto, tornare in ufficio. Per me, è dedicare tempo a preparare la pista delle biglie in spiaggia, spesso ci mettiamo più a fare la pista che la gara. Le mie bimbe adorano costruire il percorso, è un modo per stare insieme, e in quei momenti dimentico la produttività sapendo che il bello è fare qualcosa solo per divertimento.

Forse non puoi togliere l’orologio, ma sicuramente puoi dedicare un po’ di tempo di qualità, cioè con attenzione totale, a qualcuno che ami. Come dico nell’audio corso sulla felicità, le persone felici sono tali perché hanno momenti magici con persone che amano.

Goditi le persone, sono la risorsa più importante che hai. Sono quelli i momenti che ricorderai per sempre.

Sii grato per quello che hai.

Lo so sono ripetitivo. Lo dico in continuazione, l’ho scritto nel mio libro e in questo blog.

La gratitudine è un’emozione che tutte le religioni e filosofie antiche insegnano. Annulla la paura e dà una qualità di vita straordinaria.

Il segreto è essere grato per quello che hai. Anche e soprattutto per le cose di cui puoi godere senza aver fatto nulla per averle. Come il sole, il mare, il fatto che hai due occhi, che ci sono le strade… Impara a ringraziare (quello in cui credi), per le cose che ti sembrano normali. In alcune parti del mondo non ci sono, e non lontano da te (in Emilia per esempio) sono un ricordo del passato e un sogno per il futuro.

Godi il momento

Sono in molti, io sono fra questi, a vivere nel futuro. Mangio l’antipasto e penso al primo. Sono a cena e penso alla mattina dopo. Sempre a pianificare, a pensare a cosa arriva. Come Luke Skywalker, prontamente sgridato per questo dal Maestro Yoda.

Se, come me, fai l’errore di non essere nel momento, come fai a godere delle cose che hai? Pianifichi sempre ma non ottieni mai perché quando potresti, invece di essere nel momento, stai pensando a quello che verrà.

Sii gentile

Il Dalai Lama dice che la gentilezza è la sua religione.

Non so se ti è capitato di riuscire ad essere veramente gentile. Non parlo di educazione, cioè quello che hai imparato dagli altri, come dire “buongiorno, per favore e grazie”. Intendo essere gentile, essere, non comportarti in modo gentile.

È una cosa che senti dentro, poi esce fuori.

Nella religione Cristiana, cioè quella che dovrebbe ispirarsi al Cristo, si chiama compassione.

Ascolta il tuo cuore

Lui sa tutto. Sa chi sei, cosa è giusto, cosa dovresti fare.

Ascoltalo, parlaci, sentilo. Potrebbe essere difficile, la sua voce è sotto il casino che c’è nella tua testa e fuori, nel mondo moderno.

Quando sei fermo, tranquillo senza rumori che ti circondano, a volte, si fa sentire. Forse in vacanza, in qualche momento nella natura, te ne sei accorto. Ti ha commosso, emozionato magari sconvolto.

Va bene. È il tuo cuore. Ti tiene vivo, sia nel corpo sia nello spirito. Varrebbe la pena ascoltarlo di più non credi?

È solo l’inizio di una lista, continuala tu. Magari tutti insieme riusciamo a fare un bel menù per tutti.

Un abbraccio.

Claudio

Dimmi con chi vai…

By | Extraordinary

È un argomento trito e ritrito ma lasciamene parlare ancora per una volta (e prometto che non sarà l’ultima!). Capita di arriviare in un punto della tua vita, magari uno di quei compleanni con lo zero, nel quali ti chiedi “come sono arrivato qui?”.

Ricordo una bellissima canzone dei Talking Heads, dove succede questo.

Concordiamo sul fatto che non puoi sempre fare quello che vuoi, ma come può capitare di prendere una strada che ti porta dove non vuoi essere?

Sicuramente il primo fattore sono le decisioni che prendi. Non solo quelle importanti come che lavoro fare, dove vivere, cosa studiare… ma anche quelle piccole, quelle di tutti i giorni come cosa mangiare, leggere, guardare…

Poi c’è una delle più importanti, con chi passo il mio tempo? Cioè i momenti della mia vita?

Il grande Jim Rohn diceva di porsi tre domande:

1) “Con chi vado in giro?”. Hai avuto modo di valutare tutti coloro che ti influenzano in qualche modo?

2) “Cosa fanno queste associazioni per me?”. E’ una domanda importante da porsi. “Che cosa mi hanno fatto fare, ascoltare, leggere, pensare e sentire?”. Devi fare una considerazione seria di come gli altri ti influenzano.

3) “Vanno bene?”. Forse hai solo “associazioni” (come le chiamava lui) positive, o forse no. L’idea è di valutarle, sono cose importanti!

Fatto questo, consigliava di agire, in funzione delle risposte che ti sei dato e di come vuoi che la tua vita sia.

Ecco i suoi consigli:

1) Dissociati. Questa è una decisione difficile, da prendere quando necessario, ma in alcuni casi può essere essenziale. A volte l’unico modo per non lasciarsi influenzare negativamente da alcune persone è non frequentarle proprio.

2) Limita il tempo che passi con loro. Non sempre possiamo tagliare il rapporto. A volte queste persone fanno parte della nostra famiglia, o siamo “obbligati” a vederle per lavoro o altro. In questi casi meglio vederle lo stretto necessario. Meno le vediamo meno ci influenzeranno.

3) Allarga il giro di persone che frequenti. Questa è la scelta più efficace. Più persone straordinarie conosci e frequenti, e più stimoli avrai.

Il gruppo dei pari è un concetto noto, conosciuto, di cui parliamo in tantissimi. Nonostante questo ci sono poche persone che prendono la briga di frequentare chi può rendere la loro vita migliore. Spesso per pigrizia, altre volte perché ci sia affida al caso, altre perché si ha paura di perdere, invece di pensare a cosa si “guadagna”.

Molti sanno che la mia vita è cambiata grazie alle persone che ho conosciuto ai corsi di formazione. Ho incontrato: amici, maestri, mentori… Uno di questi amici è ora mio cognato. Sì, mi sono innamorato perdutamente di sua sorella e venerdì scorso abbiamo festeggiato i nostri primi dieci anni di matrimonio…

Se fossi rimasto nel mio quartiere, nel mio palazzo, nel mio stagno, avrei fatto meno fatica. Conoscevo i fondali, l’acqua non aveva sbalzi di temperatura e conoscevo anche tutti i pesci.

Grazie a Dio, alla mia curiosità e a due genitori straordinari sono uscito.

Non ho proprio tutto quello che voglio, ma ho tanto, tantissimo…

Molto è merito delle persone che mi circondano, con il loro esempio e insegnamento mi hanno fatto capire e mi hanno mostrato cose che non conoscevo.

In Extraordinary cerchiamo di fare questo. Sappiamo che i partecipanti vengono ai corsi per imparare qualcosa. Sappiamo anche che se incontrano persone con le quali possono confrontarsi, imparare, crescere, e perché no, creare nuove amicizie, avranno più soddisfazione. Sta accadendo, e ci piace.

Venerdì 22 giugno festeggeremo questa cosa insieme. Spero tu possa essere dei nostri, chissà che non conosci qualcuno di speciale.

Se non puoi venire, fai questa cosa da solo. Creati tu un gruppo di persone con cui crescere. Ce ne sono tantissime. Basta cercarle.

Buona settimana di nuove conoscenze!

Claudio

Chi è senza peccato scagli la prima pietra ….

By | Riflessioni

In questi giorni riflettevo sull’abitudine tutta umana di giudicare… Lo so è una funzione della nostra mente, il cervello non può farne a meno.

Nel mio lavoro, nel mondo di Tony Robbins, mi hanno insegnato, e non in modo piacevole, ad accettare tutti i feed back, tutte le critiche come se fossero vere. Anche se sono assurde. Se le prendi per vere anche per pochi minuti ti aiutano a crescere…

Nelle Dinamiche a Spirale crediamo che chi ha sviluppato il livello GT/giallo sappia far una critica senza rancore, senza interessi personali, solo per dire quello che pensa o per aiutarti a crescere. Certo tutti siamo in grado di farlo ma quante volte lo facciamo?

Io vedo molte persone che criticano e basta.

Spesso criticano altre persone senza conoscerle, senza avere competenze, senza aver meriti per farlo. Sembra che ci sia una specie di regola, meno risultati la persona ha raggiunto in una determinata cosa e più critica chi li raggiunge… Un po’ troppo facile criticare direi.

L’ho fatto anche io lo ammetto, e probabilmente lo rifarò. Sono umano e quindi imperfetto. Spero di ricordarmi, tutte le volte che lo farò, che non serve a nulla, anzi mi qualifica come una persona poco furba per non dire altro.

Quando qualcuno criticherà te accogli la critica e fai finta che sia vera. Così per crescere. Fatto questo chiediti:

–       La persona ha le competenze per criticarmi? È un esperto in materia? Ha avuto risultati migliori dei miei?

–       Mi critica per farmi crescere? Perché mi vuole bene? O per altre ragioni meno nobili?

–       Mi conosce o conosce la situazione per poter criticare?

Siamo tutti un po’ troppo pronti per dire agli altri cosa e come dovrebbero comportarsi, quando c’è da fare invece vedo meno preparazione. In momenti difficili come questi la generosità della critica è all’ordine del giorno.

I nostri così detti “leaders” (politici, religiosi, sociali ecc.), danno un esempio sconfortante. Dicono agli altri di fare cose che non fanno. Noi da buoni sudditi, seguiamo l’esempio…

E quindi cosa fare?

Sinceramente non lo so. La cosa più semplice sarebbe farti una ramanzina sull’etica di comportamento. Il mio grande maestro e amico Generale Franco Angioni dice che “l’etica di comportamento è da tenere anche e soprattutto quando il nemico non la segue”. Lui è un grande, l’ha fatto per tutta la vita, ecco perché lo invitiamo al corso di Leadership.

Io non posso scagliare la prima pietra. Nemmeno la seconda. Mi limito a invitarti a prestare meno l’orecchio alle critiche di chi dovrebbe stare zitto.

Poi magari tutti insieme critichiamo meno e facciamo un po’ di più. Chissà che troviamo in modo di migliorare la situazione.

Buona settimana.

Claudio

Mantenere la parola data

By | Riflessioni

Ho avuto la fortuna di avere due genitori straordinari. Non erano colti ma erano molto intelligenti, non avevano tanti soldi ma erano ricchi, non avevano titoli nobiliari ma erano dei signori.

Mi hanno insegnato tante cose. Tantissime. Molte di queste mi hanno aiutato e mi aiutano nella mia vita e nel mio lavoro. Sono state utili nei momenti difficili, nei miei viaggi o permanenze in giro per il mondo e per costruire chi sono.

Alcune di queste cose sono specifiche come: l’uomo cammina all’esterno del marciapiede, la gomma da masticare si stacca subito dai tessuti se la metti in freezer. Altre sono concetti più ampi come: la gentilezza, la cortesia, l’onestà e il mantenere la parola data.

Vorrei che più persone avessero avuto lo stesso insegnamento. Quest’ultimo almeno. Devo ammettere che, tra quello che ho imparato da loro e quello che ho imparato lavorando nel mondo dell’albergo di lusso, mi vanto di conoscere molte “regole” dell’educazione, alcune ormi sorpassate che però sono curiose e mi piacciono. Se le conoscessimo tutti avrei un argomento di conversazione in meno.

Quello del mantenere la parola data però mi piacerebbe fosse condiviso da tutti. È mai possibile che siano sempre di meno le persone che promettono qualcosa per poi mantenerla?

Non c’è compagnia telefonica che faccia quello che dice quando sottoscrivi l’abbonamento, non c’è artigiano che rispetti i tempi o il preventivo, per non parlare dei politici (di tutti i colori e a qualsiasi livello).

Questo ormai è un dato di fatto, ma la cosa si è espansa ovunque. Persone con cui fai affari, “amici” che metto tra virgolette di proposito perché non sono veri…

Era così bello una volta. Una volta potevi dire: “sono tranquillo, mi fido di lui abbiamo stretto la mano” oppure “si, sono sicuro mi ha dato la sua parola”.

Stanotte ho sognato che avevo tutti i capelli bianchi, come mio Papà che li aveva brizzolati da quando aveva vent’anni. Non che i capelli argentati mi manchino ma non sono ancora tutti bianchi. Forse il sogno mi sta dicendo che sto diventando vecchio.

Forse ragiono da vecchio rimpiangendo le cose che non ci sono più. Se è così allora lo ammetto: sono vecchio. Voglio una cosa che non c’è più. Voglio essere circondato da persone che mantengono le promesse e se non ci riescono te lo dicono prima, si sentono a disagio e ti chiedono scusa.

Non come l’ultima volta che un mio “amico” mi ha preso in giro, sapendo di farlo. Alla fine secondo lui sono io che prendo le cose troppo sul serio, “non siete mica voi della PNL” (che caspita significa questa frase?) “a insegnare la flessibilità?” mi ha detto?!?

Si caro mio siamo noi della PNL a insegnare la flessibilità. Flessibilità non significa dimenticarsi della parola data. Suvvia è una questione di stile, di congruenza, di serietà. La flessibilità è un’altra cosa. È quella che ho avuto io nell’eliminarti dalle persone con cui faccio accordi.

Un conto è essere flessibili, un corso e prestare il sedere a chi ti prende in giro. Una cosa è certa se vuoi fare il furbo sei libero di farlo, soprattutto nel nostro bel paese, purtroppo. Ma non con me. Io preferisco essere all’antica, guadagnerò di meno forse ma preferisco così. Credimi ti do la mia parola, la mia vale ancora.

Buona settimana.

Claudio

 

 

Qualcosa da eliminare

By | Riflessioni

L’inizio dell’anno è sempre un momento in cui si fa il punto della situazione della propria vita e si fa qualche buon proposito.

Per me è sempre stato un momento per definire gli obiettivi, i risultati che voglio creare nella mia vita personale e professionale.

Da un paio di anni ormai mi prendo il lusso di fare un po’ di vacanza. Andiamo via, senza telefono e con pochi collegamenti a internet così stacchiamo del tutto, riposiamo e ci liberiamo dalla routine che ci impegna tantissimo.

Da qualche tempo ormai si dice che dovremmo fermarci per decidere cosa volgiamo ma anche cosa non vogliamo, su cosa ci focalizzeremo ma anche cosa ignoreremo. Per le aziende ci si è accorti che è importante definire la vision e mission, quello che l’azienda è, come fa ma anche quello che non è e non vuole fare.

Se hai letto il mio libro sai che riporto un concetto famoso, non mio, delle 4 azioni che puoi mettere in atto per cambiare la tua vita e averla come tu la vuoi.

Te le ricordo:

–       puoi iniziare a fare qualcosa,

–       puoi smettere di fare qualcosa,

–       puoi fare di più qualcosa,

–       puoi fare di meno.

Visto che le profezie (o le interpretazioni di qualcuno) ci dicono che il mondo finirà, o il mondo che conosciamo finirà; cosa che è già successa, ti faccio due esempi automobilistici: Jaguar è stata comprata dagli indiani; il Presidente Americano ha dato un finanziamento statale alla Chrysler a condizione che si facesse comprare da FIAT. Ricordi che GM ha pagato FIAT per non comprarla?

E allora visto che tutto finirà perché non decidere di finire qualcosa anche tu?

Ecco un paio di cose, in ordine sparso, che io ho deciso di smettere di fare:

  • Smetterò di guardare il mio smatphone ogni volta che mi dirà che è arrivata una mail  o un messaggio. Invece di fare la scimmietta ammaestrata farò l’umano saggio. Le ricerche dicono che è meglio controllare la posta ogni 60/90 minuti, invece che continuamente perchè aumenta la produttività. Non ci volevano degli studi, bastava il buon senso ma visto che adesso è scientifico aumenterò la mia produttività e diminuirò lo stress da vibrazione. In queste due settimane lontano dal mio telefonino sono stato benissimo e nessuno è morto per aver aspettato qualche ora la mia risposta alla sua mail.
  • Smetterò di rispettare i momenti canonici per mettermi in contatto con le persone. Invece di mandare un sms generico per augurare buon Natale ai miei contatti, ne manderò uno ogni tanto per farmi sentire o solo per salutare. E magari invece dell’sms faccio una bella telefonata. Breve, intensa e sincera.
  • Smetterò di leggere le cose che non mi interessano e/o non mi servono: mail, giornali inutili e così via. Lo stesso farò con la TV e le persone. Meglio occupare i miei neuroni di informazioni utili, divertenti o belle.
  • Sul lavoro smetterò di dire di sì per non essere scortese. Dirò di sì se e quando la cosa mi piace e/o è interessante e/o è produttiva. Farò lo stesso nella mia vita privata. Forse diventerò un po’ più antipatico a qualcuno ma va bene. È il mio tempo, sono i miei soldi, è la mia vita e c’è crisi. Bisogna spendere bene.
  • Smetterò di complicare le cose. (Questa è tosta da fare). E starò alla lontana da chi le complica. Smetterò di prendermi troppo sul serio. Non ne vale la pena e dopotutto non serve a molto.

Tutto questo ragionamento nasce da un bell’articolo che ho letto. Sembrava scritto per me ma condivido l’ispirazione e le mie decisioni forse possono esserti utili.

Mia figlia mi ha chiesto se davvero ci sarà la fine del mondo nel 2012. Le ho risposto come rispondeva mio Padre a me quando facevo quella domanda: “penso proprio di no, Dio non crea cose così straordinarie per distruggerle, forse le cambia ma sicuramente non le distrugge”.

È quello che credo. Detto questo facciamo finta che ci sia davvero la fine del mondo. Usiamo il consiglio del buon Steve Jobs e pensiamo che sta per finire. Se fosse così cosa smetteresti di fare?

Se smetti di fare hai più spazio per altro. Come quando pulisci l’armadio di cose che non metti più. Hai spazio per roba nuova. E a volte tieni lo spazio vuoto, non bisogna mica sempre riempire. Spazio vuoto è comodità.

Se non fosse per le gran vacanze che mi sono preso negli ultimi due anni dove ho fatto spazio sarei ancora quello che ero. No good.

Smetti, butta via, fai spazio, elimina. Se ti alleggerisci riesci a spiccare meglio il volo.

Che sia un 2012 straordinario! Uno di quegli anni che nemmeno la migliore delle profezie poteva prevedere.

Claudio

 

 

 

 

 

 

Obiettivi!

By | Extraordinary

“Impegno e coraggio non sono sufficienti se mancano obiettivi e ragioni chiari” John F. Kennedy

Ormai siamo a dicembre, come è andato il tuo anno? Cosa ti aspetti da quello nuovo?

In Extraordinary ci piace stabilire i nostri goals, lo facciamo con un workshop chiamato “Obiettivi!”, ne faremo uno a Milano domenica 15 e uno a Roma sabato 28 gennaio. Se vuoi essere dei nostri, chiama il servizio clienti al numero verde 800.589.777, se ti iscrivi entro il 16 dicembre, puoi portare un amico con te, gratis.

In attesa di vederci in aula vorrei condividere con te un paio di cose.

Una ricerca, fatta tempo fa a Stanford, dimostrò che solo il 3% della popolazione definisce i propri obiettivi in modo sistematico. Questa piccolissima parte scrive ciò che vuole ottenere su un pezzo di carta e grazie a questo semplice gesto ottiene molto di più del 97% che non lo fa. Stabilire un obiettivo significa diventare consapevoli e la consapevolezza è il primo passo verso l’eccellenza. Come puoi crescere o cambiare qualcosa se non sai dove sei. Infatti definire un obiettivo significa stabilire una meta e nello stesso tempo definire dove sei.

Cosa vuoi veramente? Questa è la domanda più importante. L’obiettivo è cosa vuoi, uno stato desiderato, qualcosa che ora non hai o non c’è. Il primo passo per ottenere un obiettivo, trasformandolo in risultato, è di definirlo in modo corretto. Quali sono le tue motivazioni (cioè i motivi per i quali vuoi raggiungere l’obiettivo)? Anche questa è una domanda importante. Definire un obiettivo è diverso da pensare a cosa ti piacerebbe, significa fare un lavoro preciso, che darà risultati concreti.

Definendo l’obiettivo saprai dove sei e dove vuoi essere. La differenza è il percorso. Con questa consapevolezza diventi protagonista, prendi il controllo. Se non sai cosa vuoi, invece, sei alla mercé di tutti coloro che hanno degli obiettivi per te: cosa dovresti fare, non fare, comprare, votare, eccetera.

Crescere, progredire significa incominciare il viaggio dal dove sei al dove vuoi essere. Pensare per obiettivi è l’opposto che pesare per problemi. Chi pensa per problemi si focalizza su ciò che non va, cosa c’è di sbagliato e solitamente ha una bella lista di scuse e ragioni del perché non farà nulla per crescere.

Nel mio libro “la vita come tu la vuoi” inizio dicendo che chi ha bisogno di quel libro probabilmente non lo leggerà, purtroppo sono sempre le persone che crescono quelle che vogliono crescere di più.

Siamo verso la fine dell’anno e quindi quasi all’inizio di uno nuovo, è arrivato il momento di rispondere ad alcune domande che ti aiuteranno ad aprire la mente verso nuovi obiettivi.

Rispondi a queste domande, con tutta onestà, se così farai, aumenterai notevolmente la tua consapevolezza. Senza dubbio sarai più motivato ad agire e soprattutto avrai più energie per fare ciò che è necessario per trasformare i tuoi obiettivi in risultati.

Ci sono nove domande per definire un obiettivo in modo sistematico, ma prima di rispondere a queste nove domande, rispondi a queste altre, ti aiuteranno ad aprire i tuoi orizzonti. Ovviamente devi rispondere per iscritto.

–       Se avessi uno stile di vita perfetto, come lo descriveresti?

–       Se potessi creare il tuo calendario perfetto, come lo faresti, quanti e quali giorni di lavoro, di ferie, di formazione?

–       Come cambierebbe la tua vita se ricevessi un milione di euro esentasse in contanti? Qual è la prima cosa che faresti?

–       Quali sono le cose che ti piace più fare sul lavoro? In cosa sei più bravo? Cosa ti rende più felice nel lavoro?

–       Se ti dicessero che hai solo sei mesi di vita, come passeresti questo periodo di tempo? Cosa faresti? Quali soddisfazioni ti toglieresti?

–       Qual è la cosa che faresti se sapessi di non poter fallire? Se ti fosse assicurato il successo in una sola cosa, grande o piccola, a breve termine o lungo termine, cosa sceglieresti?

Prendi tutto il tempo che serve per rispondere a queste domande. Vai in un posto tranquillo dove nessuno ti può disturbare e divertiti!

“Se lo puoi sognare lo puoi creare, ricorda tutto è incominciato con un topolino” Walt Disney

Goal setting

Ci sono nove domande per definire un obiettivo in modo sistematico e corretto, in un libro che ho coscritto, che purtroppo non si trova più (si intitola “il Coach” e mi dicono che si può scaricare illegalmente da internet), erano riportate. Le riassumo qui. Le nove domande poste in questo ordine ti permetteranno di definire al meglio l’obiettivo, di stabilire le strategie e avere tutto ciò che serve sotto il tuo controllo.

Anche in questo caso è necessario rispondere per iscritto.

  1. Cosa voglio?

L’obiettivo deve essere espresso in positivo. Quindi cosa vuoi e non cosa non vuoi. Se hai fatto il Practitioner in PNL sai che la negazione è un’invenzione linguistica, pensare a cosa non vuoi farà in modo che il tuo cervello utilizzi le sue risorse in modo da creare quello che non vuoi perché non percepisce la negazione.

 Non pensare a una giraffa ! 

Come hai potuto appurare da solo il tuo cervello ha immediatamente pensato a una giraffa. Quindi, la risposta deve essere in positivo. Rispondi dicendo cosa vuoi.

Per esempio, non perdere è in negativo, vincere invece è ciò che vuoi.

  1. Come saprò di averlo ottenuto?

Qual è l’unità di misura? Se si tratta di soldi è semplice, è una cifra. Ma se si tratta di altro, come saprai di averlo raggiunto? Fai la dieta per perdere peso o misure? È completamente diverso. Come misurerai i progressi, come saprai se stai facendo bene o no? Se il tuo obiettivo è migliorare la relazione con il partner, come misurerai il risultato? Decidi ora.

È importante sia stabilire come saprai se ti stai avvicinando all’obiettivo sia come saprai di averlo raggiunto.

  1. Dove, quando e con chi?

Dove vuoi raggiungere l’obiettivo, in che luogo geografico, o in che area? Ci potrebbero essere posti o aree (personali o nella tua azienda) dove non vuoi questo risultato. Potresti decidere di volere di comprare una casa, ma solo in determinati quartieri della città, oppure di aumentare le vendite, ma solo in una regione.

Quando vuoi raggiunger l’obiettivo? Definisci un tempo entro il quale vuoi che questo obiettivo diventi un risultato, se non lo fai, sarà solo un sogno.

Con chi vuoi raggiungere l’obiettivo? Ci potrebbero essere persone che non vuoi coinvolgere, o meglio ancora, altre con le quali vuoi condividere questo; definisci ora questi aspetti importanti.

  1. Che risorse hai?

Fai una lista di tutte le risorse che hai. Puoi suddividerle in cinque categorie se vuoi, alcune sono più importanti di altre a seconda dell’obiettivo:

–       Oggetti materiali: computer, libri, audiocorsi ecc.

–       Persone: amici, colleghi, parenti…

–       Mentori: persone che hanno già raggiunto un obiettivo simile, esperti del settore, coach.

–       Qualità personali: che qualità personali hai già, quali puoi sviluppare? Quali corsi devi frequentare?

–       Denaro: ne hai abbastanza? Devi chiederne in prestito?

  1. È sotto il tuo controllo?

Puoi controllare le azioni e le conseguenze di esse? Puoi essere indipendente e fare tutto da solo? Se hai bisogno di aiuto, come puoi influenzare la qualità del loro operato? Come puoi motivare gli altri a fare del loro meglio?

  1. Quali saranno le conseguenze?

In PNL c’è il concetto di ecologia. Per ecologia si intende il rispetto e il mantenimento delle risorse, dell’integrità, dell’individuo nel suo insieme, dell’ambiente e così via. Se per esempio smetti di fumare ma mangi 10 pacchetti di caramelle al giorno, il cambiamento non è ecologico per l’individuo, lo è solo per il gestore del bar che vende le caramelle.

Per assicurarsi che l’obiettivo sia ecologico, cioè che il raggiungimento non danneggi nulla, chiedi a te stesso?

–       Quanto tempo ci metterò a raggiungerlo? È troppo?

–       Chi subirà le conseguenze delle azioni necessarie e cosa cambierà nella sua vita al raggiungimento dell’obiettivo?

–       A cosa dovrò rinunciare per ottenere questo risultato?

–       Cosa c’è di buono nella situazione attuale? Cosa voglio mantenere?

–       Cos’altro potrebbe accadere durante il percorso e dopo aver raggiunto il risultato? Quali sono le possibili conseguenze indesiderate al raggiungimento del risultato (questa è una domanda che re Mida non si pose).

  1. L’obiettivo è in linea e migliora chi sono?

È una domanda importante da fare, sia a livello personale che professionale. Se l’obiettivo non è in linea con i tuoi valori o l’identità (cioè la percezione di te stesso) c’è qualcosa che non va. L’errore più grosso di alcuni individui, o di alcune aziende, è di voler fare qualcosa nel quale non si identificano.

  1. Qual è la sequenza di azioni da fare?

Come si mangia un elefante?

Un pezzo per volta!

Assicurati di spezzettare il processo in passi. Quali sono gli obiettivi intermedi? Qual è la sequenza di cose da fare?

  1. Qual è il primo passo?

Una volta definito il piano d’azione, incomincia subito. Dai energia al tuo progetto, fai qualcosa adesso. Prima incominci e prima arriverai, la vita è come una coda per il buffet, prima ti metti in fila e prima mangi. Assicurati di metterti in coda e vedrai che prima o poi arrivi.

Lo so, sembra una cosa difficile da fare e richiede anche tempo. Farla però ti metterà in quel 3% che produce così tanti risultati. Ti darà motivazione, forza ed entusiasmo, ingredienti necessari per vivere bene e avere una vita come la vuoi tu.

Se vuoi possiamo fare questo processo insieme. Vieni alla nostra giornata  “Obiettivi!”. Se ti iscrivi entro il 16 di dicembre, potrai portare un amico con te, gratis! Chiama il servizio clienti al numero verde 800.598.777 o clicca qui per maggiori dettagli.

Farai un bel regalo a te stesso e puoi farlo anche a qualcuno a cui tieni.

Ti aspettiamo!

Buona settimana.

Claudio

Le 8 cose da fare per un Leader

By | Extraordinary

Nell’ultimo mio audio libro ho parlato di Leadership. È un argomento molto trattato ma sempre attuale e importante. Sembra che tutti abbiamo un idea di cosa rende un Leader tale ma allo stesso tempo troviamo sempre meno veri Leader.

Per preparare l’audio libro ho studiato e ricercato. Tra gli altri autori da cui ho preso spunto c’è John C. Maxwell grande esperto di Leadership. Egli afferma che la leadership si basa sia sullo sviluppare se stessi (identità, valori, capacità e comportamenti) sia nel sviluppare gli altri. Sempre più spesso ai Leaders è chiesto di sviluppare altri Leaders o almeno far crescere i membri della loro squadra. Secondo Maxwell per essere un Leader di successo in futuro (che è oggi) sono necessari 8 ingredienti (oltre a tutto il resto).

 1. Individua le aree straordinarie.

Un leader di successo è straordinario in qualcosa. Per essere tale significa che ha capito in cosa è bravo e soprattutto ha lavorato per migliorare ulteriormente. Fatto questo fa lo stesso con i membri della sua squadra. Capisce le loro aree di eccellenza e li aiuta a coltivarle sempre di più.

2. Si pone, pone le domande più importanti e aiuta a trovare le risposte.

Leadership è la capacità di decidere velocemente rispettando cosa è veramente importante. Ecco perché i Leaders chiedono a se stessi e agli altri: chi sei tu? Chi siamo insieme? Quali sono i nostri valori? Cosa ci motiva? Qual è la nostra visione? I nostri obiettivi? Parlando oggi con l’Allenatore Campione d’Europa di Basket ho avuto la conferma che un Leader identifica cosa muove le persone e unisce gli intenti dei singoli un progetto comune.

3. Definisce il successo.

Il successo è estremamente soggettivo. Il Leader sa cosa è successo per sé e aiuta gli altri a capire cosa è per loro. Quando sei allineato con quello che vuoi tutto viene più facile.

 4. Aiuta se stesso e gli altri a capire come avere successo.

Il successo è determinato dalle nostre azioni quotidiane. Non si vince allenandosi bene una sola volta. Tutto nasce dal lavoro di ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… Tony Robbins parla di alzare lo standard, un concetto tanto semplice quanto sottovalutato e mal compreso.

 5. Insegna e pratica i quattro pilastri del successo:

• Relazioni, saper imbastire relazioni vere con persone vere;

• Atteggiamento / Tenacia, tutte le navi in acque calme hanno un buon capitano;

• Capacità di influenzare, nell’audio dico che la Leadership è un’azione ed è persuasione. Se non aiuti gli altri a cambiare che Leader sei?

• Aiutare gli altri a crescere, se li manipoli a tuo vantaggio non sei un Leader, se crescono, migliorano e splendono della loro stessa luce allora avrai fatto un buon lavoro.

6. Insegna il principio 20/80, il famoso principio di Pareto.

Pone le priorità, chiede: che cosa si chiede a me? Cosa dà il massimo rendimento? Cosa conta veramente?

7. Offre soluzioni.

Ci sono solo tre casi in cui le persone cambiano. Quando hanno sentito a sufficienza che devono cambiare, quando hanno capito che è il momento di cambiare, e quando hanno gli strumenti per poter cambiare. Il Leader offre queste tre cose.

 8. Richiede di insegnare ad altri.

Il Leader è tale perché condivide le sue abilità. Richiede anche ai membri del suo team di fare lo stesso. Il suo è un pensiero sistemico, vuole il bene del sistema non il suo. Ecco perché vuole che tutti siano straordinari.

Lo so sembrano cose scontate. Quasi banali. Ma più giro per le aziende, più parlo con le persone, più sento le notizie e più mi rendo conto che pochi le conoscono e ancor meno sono coloro che vivono queste cose. Oggi volevo solo ricordarmele.

Buon 4 novembre, si dovrebbe festeggiare chi è caduto in una guerra credendo di creare un futuro migliore. Forse invece di fare tanti discorsi a riguardo dovremmo onorare il loro sacrificio creando quel mondo migliore.

Claudio