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Coach Archives - Claudio Belotti

3 attività (più una) per costruire una solida forza di volontà

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“Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.” Thomas Edison
Qual è il tratto principale che pensi debba possedere un libero professionista o un imprenditore di successo? Probabilmente se frequenti il mondo della formazione, le prime risposte che ti vengono in mente possono essere la leadership, una mentalità visionaria o la fame di risultati. Tutto vero. Queste sono caratteristiche utilissime per un imprenditore. Ma non sono la risposta definitiva. Cosa spinge una persona a fondare una azienda? Essere dei buoni leader, non è sufficiente. Avere fame di risultati nemmeno. Si può essere ottimi manager, essere visionari e avere fame di risultati. Senza essere imprenditori, di sé o della propria azienda.
Gli imprenditori di successo hanno una enorme forza di volontà. La forza di volontà è una convinzione profonda e inarrestabile in sé stessi. Non dipende dalle azioni di qualcun altro e non cambia con le circostanze. Chiunque decida di intraprendere una impresa e desidera il suo successo deve trovare o sviluppare la propria forza di volontà, per superare gli ostacoli e andare oltre gli inevitabili errori e insuccessi. Non c’è un imprenditore che non abbia avuto insuccessi. Ma chi ha avuto successo è chi si è sempre rialzato e ha ripreso la propria attività. La forza di volontà è un pozzo da cui puoi attingere energia per superare i momenti più difficili.
Come si costruisce la forza di volontà? Non esiste una ricetta miracolosa. Sicuramente la forza di volontà si costruisce lontano dalla propria zona di comfort, perché forza di volontà fa rima con flessibilità, ha un forte legame con la definizione del proprio scopo ed è una fonte di energia, non di stress. Vediamo insieme quindi 3 attività (più una) per costruire una solida forza di volontà:

1. Definisci il tuo scopo. Lo scopo è un componente della forza di volontà. Spesso ne è il carburante. Quando trovi il tuo scopo, la forza di volontà aumenta naturalmente. Perseguilo e la forza non si esaurirà mai.

2. Le tue scelte definiscono la tua vita. Non lasciare che le circostanze definiscano chi sei e quello che fai. Concentrati su ciò che hai e fai quello che puoi fare. Per sviluppare la tua forza di volontà affronta decisioni difficili e usale per diventare più forte.

3. Alza i tuoi standard. Chiedi di più dalla vita, da te stesso e dagli altri. Dai di più e avrai di più. Aspettati di più e otterrai di più. Semplice. Solo che lo devi fare tutti i giorni. Per questo è importante che i tuoi standard siano sempre coerenti con il tuo scopo, i tuoi valori e la tua identità.

Infine ricordati di allenare la tua flessibilità, in ogni momento utile. La flessibilità ti consente di modulare meglio anche la forza di volontà. Ci sono attività sulle quali vale la pena di impegnare il 100% di energie e altre sulle quali puoi lasciar stare. Diventa flessibile, dedica le tue energie a ciò che è davvero importante per TE. Sarai più efficace e felice.

Porta con te la paura oltre l’ostacolo

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Ogni tipo di crescita personale avviene al di fuori della propria zona di comfort. Una nuova sfida lavorativa, un public speaking, il lancio di un prodotto, una nuova iniziativa imprenditoriale o mettersi in proprio e mollare dopo tanti anni il lavoro da dipendente. Situazioni come queste – importanti professionalmente e personalmente – ce ne sono, sempre. Una facile risposta a queste situazioni è la procrastinazione o più spesso la fuga!

Naturalmente questi eventi, che possono essere percepiti come spiacevoli sono anche necessari. Sono necessari per crescere: come dice il grande studioso americano Joseph Campbell “La caverna nella quale hai paura ad entrare, ha il tesoro che stai cercando”. Man mano che cresciamo e impariamo a fare il nostro lavoro ci troviamo costantemente di fronte a situazioni in cui dobbiamo modificare il nostro comportamento e aggiornare il nostro software. E questo vale per tutti. Senza il coraggio di fare il salto, possiamo perdere importanti opportunità di crescita.

Come si fa quindi a portare la paura oltre l’ostacolo e conquistare il premio desiderato?

In primo luogo, alleati con la tua paura. Il coraggio non è assenza di paura. Il coraggio è la capacità di riconoscere la paura, ringraziarla per la sua funzione di guardiana che esercita nei nostri confronti e darci la spinta per andare oltre. Sii chiaro con te stesso su quelli che sono i tuoi timori. Poi fai un inventario delle scuse che tendi a utilizzare per procrastinare o evitare situazioni al di fuori della tua zona di comfort e chiediti se sono legittime. In che modo? Se qualcun altro ti fornisse le stesse scuse sul suo comportamento, le riterresti legittime per declinare?

In seconda battuta rendi il comportamento tuo. Come Coach lavoro spesso con persone che lottano per uscire dalla propria zona di comfort sul lavoro e nella vita di tutti i giorni e quello che ho imparato è che spesso hanno molto più margine di manovra di quanto credono per rendere una attività temuta, più vicina a sé. Spesso è possibile trovare il modo di modificare ciò che devi fare per renderlo piacevole e vicino al tuo modo di essere e di lavorare, così da ridurre al minimo il disagio o trovarlo addirittura divertente.

Infine, bisogna… Buttarsi! E uscire dalla propria zona di comfort. Sai qual è il momento giusto per fare una cosa che non hai voglia di fare? Adesso. Falla subito. Prima lo fai e prima scopri che ciò che temevi inizialmente, non è così male come pensavi. Anzi, è quasi divertente.

Il segreto, ammesso che ce ne sia uno, è iniziare a piccoli passi. La prima uscita dalla zona di comfort per fare un public speaking, non deve essere necessariamente di fronte a una platea di cinquemila persone! Esci e parla in pubblico fra colleghi o conoscenti. La prima iniziativa aziendale o il primo passo in proprio non deve essere al top, se non te la senti di fare il grande salto.

Quasi certamente farai degli errori e in effetti, questo è l’unico modo per imparare. Ricorda solo una cosa: quando perdi, non perdere la lezione. E anche se fuori dalla tua zona di comfort senti lo smarrimento e l’incertezza, ti accorgerai presto che quella zona si espande rapidamente e torna ad includerti al suo interno prestissimo e molto prima che tu possa rendertene conto, sei di nuovo a tuo agio, più forte, più saggio, più grande e più esperto di prima.

3 semplici mosse per smettere di auto-sabotarti

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“Se impostate i vostri standard ma non credete veramente di riuscire a rispettarli, vi sabotate da soli.”

Anthony Robbins

Il mondo del lavoro si sa, è competitivo. Ed è anche giusto che sia così. Quando la competizione è sana, le cose tendono a migliorare per tutti perché si innesca un circolo virtuoso nel quale si gareggia a fare meglio. A volte invece l’ostacolo più grande da superare è quello che ti metti da solo. L’auto-sabotaggio è più frequente di quanto pensi ed è spesso inconscio.

La maggior parte delle persone si auto-sabota perché:

1- Pensa che non sia possibile fare ciò che desidera fare

2- Pensa di non avere la capacità di gestire novità e cambiamenti. E persino miglioramenti

3- Non crede di meritare il successo o sottovaluta le proprie capacità

4- Non ha uno scopo chiaro e non pensa per obiettivi quando pianifica e per conseguenze quando agisce

5- Si tiene lontano dal fastidio immediato (e temporaneo) che richiede ogni crescita e ogni uscita dalla propria zona di comfort

Quando si fissano questi ostacoli mentali nascono dei comportamenti disfunzionali che ti tengono lontano da qualunque crescita. Infatti, in PNL non si valuta il valore di una persona ma l’appropriatezza di un comportamento e la sua funzionalità rispetto alla vita che si vive.

La prima cosa da riconoscere è che cambiare questi comportamenti è possibile.

Dunque, vediamo come dare addio all’auto-sabotaggio in tre mosse:

1- Datti delle (piccole) sfide. L’idea è che, mentre conquisti queste vittorie, acquisisci sicurezza e ti rendi conto che vincere è piacevole, più piacevole che stare fermo a non far niente. Prendici gusto e vai avanti aumentando di volta in volta il grado della sfida, costruendo passo passo il tuo albo d’oro di sicurezze.

2- Chiarisci il tuo perchè. Quando hai priorità contrastanti difficilmente riesci a individuare la direzione da seguire: individua e abbraccia il tuo perché e queste difficoltà scompariranno. Se sai perché vuoi ciò che vuoi e perché fai ciò che fai, individuare le tue priorità sarà semplice e raggiungerai molti più obiettivi importanti per te. Ricorda quello che dice il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche “chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come”.

3- Circondati di persone straordinarie. L’idea qui non è solo quella di aumentare le amicizie e le frequentazioni: qui si tratta proprio di espandere il numero di persone che possono darti nuove prospettive, nuove sfide e nuove opportunità. Quando hai nuove prospettive puoi avere una maggiore chiarezza su chi sei, su cosa puoi fare e su cosa potrebbe essere utile per te. E una volta che hai questa chiarezza, è più facile farti seguire.

Dai qualcosa in più ai tuoi figli

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Lasciare liberi di scegliere i propri figli è il modo migliore per aiutarli a crescere. Da genitori, soprattutto in Italia, pensiamo sempre di dover dare loro qualcos’altro, per essere dei bravi genitori. E non ci accontentiamo della pura e semplice libertà, che spesso, comunque è più facile a dirsi che a farsi. Vogliamo dare sempre qualcosa in più e corriamo il rischio che sia qualcosa di superfluo, che alla fine li vizia.

Dietro a questo comportamento c’è sempre una intenzione positiva. Tante volte capita che le persone che frequentano i miei corsi, soprattutto quelli più intensi e formativi come il Coaching secondo Claudio Belotti  vengano da me a fine lezione a chiedermi come possono trasmettere ai propri figli quello che loro hanno appena imparato, magari a trenta o quaranta anni, per dar ai figli un vantaggio competitivo. La risposta breve è che sostanzialmente non si può.

La risposta lunga è che si possono fare due cose: primo, dare il buon esempio, mettere in pratica tutto ciò che si ritiene importante per loro. Secondo, lasciare liberi i propri figli di commettere errori. Non lasciare che le tue convinzioni – le convinzioni ti ricordo che sono tutte limitanti, anche quelle “potenzianti” – influiscano sulla vita di tuo figlio. Altro discorso è tenerli fuori dai guai seri, dal pericolo di cattive compagnie, dalle dipendenze o da abitudini insane. Quello non è viziarli: è proteggerli.

Se mi conosci, sai che non ne faccio un discorso morale, è una questione puramente funzionale. Quindi, se proprio non riesci a resistere al desiderio di dare qualcosa in più ai tuoi figli dagli queste 3 cose:

  • La capacità di chiedere: come ci insegna la storia di Steve Jobs, spesso le occasioni si creano semplicemente chiedendo. E in questo senso, più si è giovani e più le persone sono ben disposte nel farti sperimentare. Steve Jobs ottenne il suo primo lavoro estivo a tredici anni presso la HP semplicemente chiamando e chiedendo di poter fare esperienza. Chi non chiede non sa (o non saprà mai quanto chi ha imparato a chiedere).
  • Il desiderio di imparare: “mamma perché devo andare a scuola?” o “papà perché devo studiare?” ti sembrano domande familiari? La risposta di molti genitori è spesso “perché sì!”. O peggio una descrizione di scenari tragici nei quali si minacciano lavori pesanti o una vita da disoccupati. Sappiamo bene che il lavoro non lo determina la scuola. Invece l’amore per lo studio e la conoscenza, la curiosità per il funzionamento delle cose, questi sì hanno un grande ruolo. Stimola la loro curiosità e aiuta i tuoi figli a scoprire e coltivare i propri talenti.
  • La volontà di migliorare: quando desideri fare un complimento a tuo figlio, assicurati di porre la giusta enfasi sul lavoro svolto per conseguire il risultato. Questo facilita lo sviluppo di una mentalità di crescita. L’intelligenza – spesso troppo lodata – è un metro di giudizio vago e un po’ pericoloso: se ti dico che sei intelligente quando fai bene, cosa pensi quando sbagli? Ecco, questo complimento potrebbe far nascere una convinzione molto limitante. Se ti dico che hai fatto un ottimo lavoro, che hai lavorato bene o studiato tanto o anche che si vede che hai un grande talento per una materia o una disciplina, ti sto dando un feedback doppiamente positivo: sei bravo quando ti impegni e conservi la possibilità di sbagliare.

Le 3 caratteristiche fondamentali per trasformarti grazie alle tue abitudini

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In molti desiderano una vita al di sopra della media, ma cosa stanno facendo per realizzare questo obiettivo? Il successo negli affari e nella vita, spesso, dipende dall’integrità, dalla disciplina e dalla fede. 

Mi spiego meglio: essere integri significa essere non-rotti, cioè tutti di un pezzo quindi coerenti e allineati alle proprie idee, ai propri valori e alle proprie convinzioni. La disciplina è quella forza che si sviluppa e si nutre con il carburante dello scopo. Cioè quando conosci la tua direzione e hai fissato degli obiettivi che ti avvicinano ad esso, la disciplina ti permette di arrivarci senza distrazioni. La fede significa credere, ed è innanzitutto fiducia: in sé, nei propri mezzi e anche negli altri. 

Ogni volta che ho l’occasione di parlare con persone che ottengono risultati straordinari, nella vita e sul lavoro, cerco sempre di verificare quali sono le abitudini più comuni che adottano per ottenere questi risultati: non è ciò che fai una volta, è quello che fai tutti i giorni che ti cambia la vita. Ti do 3 consigli pratici per vivere la vita come TU la vuoi:

Scopri i tuoi superpoteri e mettili a frutto

È facile ignorare i compiti o le attività che ci vengono spontaneamente. Spesso infatti tendiamo a sottovalutare le cose che non sembrano un duro lavoro. Ecco, queste attività che svolgi facilmente sono i tuoi superpoteri. Ti permettono di ottenere un impatto maggiore con meno sforzi. Per individuare i tuoi talenti puoi domandarti: per quali capacità mi fanno i complimenti? Cosa faccio anche senza pensarci? Dove ottengo maggiori e migliori risultati? Dagli un nome e questi talenti ti aiuteranno a essere più integro, più allineato con chi sei e ciò che vuoi. Per fare un percorso completo e mettere a frutto i tuoi superpoteri ti consiglio la lettura di Super You nel quale ti aiuto a scoprire e allenare ogni tuo talento.

Pianifica il tuo apprendimento

Se vuoi continuare a crescere, hai bisogno di sviluppare le tue capacità, nutrire i tuoi interessi e apprendere nuove informazioni per evolvere. Per garantirti la crescita fai un piano annuale dei corsi che preferisci, dei libri che ti interessano, degli eventi che più ricchi di speaker e idee e prendi l’impegno di rispettarlo. Fissa le date in agenda, chiedi le ferie e metti da parte il budget. Per scegliere cosa fare, invece puoi farti queste domande: cos’è importante per me? Quale abilità mi serve sul lavoro? Cosa sarebbe utile sapere? Inoltre, se hai la possibilità, in termini economici e di tempo, scegli un evento di formazione all’anno lontano dai tuoi interessi e compatibile con i tuoi valori. Ricorda la tua formazione è il vestito migliore che puoi indossare quando ti presenti. E proprio come un vestito che scegli per un colloquio o un incontro di lavoro, non lo scegli per il lavoro che hai ma per il lavoro che vuoi.

Scegli (inizia da te stesso)

Trascorriamo molto tempo in attesa di essere scelti: per il lavoro, per una promozione, per partecipare a un fantastico progetto. Il desiderio di essere accettati, riconosciuti e premiati dai propri superiori è un atteggiamento normale nella vita di tutti. Ed è normale anche che dopo che ciò non accade per molte volte, si perda la fiducia. Riparti quindi dalla fiducia in te e dalla fiducia nei tuoi leader. Non è detto che se hai chiesto qualcosa cento volte, non possa essere chiesta una volta in più. E non generalizzare: le situazioni cambiano, le persone cambiano. Se hai ricevuto un rifiuto per un aumento, non è detto che ti venga anche rifiutata la partecipazione a un progetto che ti sta a cuore. Quando c’è un progetto su cui vuoi lavorare, dillo al tuo capo e spiega perché sei la persona giusta per farlo e in che modo lo bilancerai con le altre responsabilità. Se c’è un altro lavoro che vorresti fare, studia per sviluppare le competenze di cui hai bisogno in quel ruolo. In qualunque caso non aspettare che succeda, agisci per farlo accadere.

Gestisci lo stress focalizzandoti su attenzione, energia e identità

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I periodi di stress sono inevitabili ma attraverso le tue azioni e le tue scelte puoi evitare che ti sommergano. La gestione dello stress è come fare surf. Nella stessa situazione puoi essere sulla cresta dell’onda o arrivare a riva travolto dall’acqua. Ciò che fai in situazioni di stress fa la differenza.

Il modo in cui gestisci le situazioni stressanti – scadenze ravvicinate, il lancio di un nuovo prodotto, l’organizzazione di un grande evento, un debutto assoluto – fa tutta la differenza fra un successo e un fallimento. La gestione ottimale dello stress infatti permette di ridurne gli effetti sul fisico e sulla mente. Inoltre con una complessiva gestione dello stato riesci a ottenere il meglio dalle emozioni collegate a questi eventi.

Livelli elevati di stress riducono sostanzialmente la produttività e la lucidità. Lo stress è una risposta naturale al pericolo, e non è stato progettato per farci ammalare o ucciderci. In effetti, a volte offre la spinta necessaria per ottenere il risultato. Lo stress e l’adrenalina ti tengono in vita quando sei in pericolo. Tuttavia, dal momento che il pericolo che allarma la mente, soprattutto sul luogo di lavoro non è un predatore affamato bisogna far pulizia di certi pensieri e trasformare alcuni meccanismi.

Controlla solo ciò che puoi. Ci sono eventi che sono sotto il tuo controllo, altri che puoi influenzare e altri ancora sui quali non puoi incidere. Crea una lista di tutto ciò che ti viene in mente. Mentre ogni elemento viene in mente, chiediti quanto controllo hai in questo momento. Potresti essere preoccupato che un dipendente non possa svolgere un lavoro in tempo, o che una prospettiva promettente non possa venire. Chiediti se, in questo preciso momento, hai il controllo sul risultato. Una volta fatto agisci sulle cose che puoi controllare e su quelle che puoi influenzare. In questo modo avrai molto meno tempo per pensare alle cose che non puoi controllare.

Prendi una pausa. Quando ti senti sopraffatto, può sembra controintuitivo rallentare, eppure è la cosa migliore che puoi fare. Respira, ristruttura i tuoi pensieri negativi come se potessi trarre il meglio da ciascuno di essi, visualizza le opportunità e suddividi il lavoro. Sarai molto più efficace sul lavoro e rilassato a casa. 

Ricorda qual è il tuo cliente ideale. Ci sono momenti in cui imprenditori e professionisti sono così ansiosi per il proprio business da prendere qualunque contratto ad ogni costo. Magari è un periodo un po’ di magra e si pensa che limare i prezzi o accettare compromessi sia la soluzione. Non lo è. Bisogna mantenere la barra dritta e seguire la propria strada. Accetta solo il tuo cliente ideale e comunica in modo adeguato per attrarlo: se sei il migliore nel tuo campo, se la tua azienda è leader del settore, non accettare nulla di meno e comunica con più forza il valore del tuo brand.

5 modi per permettere ai dipendenti di partecipare al processo decisionale

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Dare ai dipendenti la possibilità di partecipare? In molti casi può essere una ottima idea. Soprattutto se non lo hai mai fatto: sarà stimolante permettere anche a chi di solito non è coinvolto nelle scelte aziendali, un ruolo attivo e propositivo.

Spesso capita che molti problemi siano ignorati dalla direzione, gli audit interni spesso sono formali o standardizzati in questionari. Per permettere ad ogni persona di dare il meglio e ottenere più risultati in azienda è fondamentale creare vera condivisione, dare veri stimoli.

Ci sono alcune attività che è possibile svolgere per ottenere questo risultato. Vediamo insieme quali sono le 5 attività più efficaci per coinvolgere i dipendenti nel processo decisionale:

  1. Rendi ogni riunione di grandi gruppi partecipativa. Stabilisci dei limiti orari in modo che tutti abbiamo la possibilità di parlare e per far sì che la riunione non duri ore ed ore. È uno spreco di tempo e denaro riunire le persone solo per annoiarle. Al contrario stimola la partecipazione attraverso domande mirate per raccogliere feedback, generare idee e risolvere problemi (anche i più banali).
  2. Utilizza il potere del gioco. Secondo Psychology Today [https://www.psychologytoday.com/intl/blog/feeling-it/201301/5-reasons-you-need-play-more?collection=160576], il gioco ha benefici significativi come aumentare la creatività e costruire relazioni. Nell’attuale ambiente di lavoro, dove spesso arrivano input da persone stressate, la possibilità dell’effetto domino è quasi una certezza. Il cattivo umore si diffonde rapidamente. C’è bisogno di molto più divertimento.
  3. Utilizza delle app di messaggistica. In azienda promuovere l’utilizzo di sistemi alternativi per la comunicazione può essere molto utile. Sicuramente parlarsi di persona è la soluzione più efficace. Quando non è possibile farlo, soprattutto se l’azienda è molto grande o disposta su più livelli o in più edifici, si ricorre al telefono o alle email. Se decidi di adottare una chat interna puoi aiutare i dipendenti a fare conversazioni più informali ed evitare l’incessante trillo del telefono che distrae e distoglie dal lavoro che si sta svolgendo.
  4. Crea creatività. Invoglia le persone a partecipare alla vita dell’azienda nella forma che ritengono più vicina alla propria inclinazione: un grafico su foglio di calcolo o una fotografia, una presentazione o un testo scritto. Un diorama con personaggi che aiutano il dipendente a realizzare la propria idea di azienda. Puoi indire un concorso o organizzare una giuria per la premiazione dell’opera migliore. Lascia che le persone esprimano il proprio potenziale.
  5. Fai formazione. In tante aziende vince la mentalità: se formo il mio dipendente e poi se ne va, ho sprecato dei soldi. L’altro lato della medaglia di questa idea è che se non lo formi e resta, forse è anche peggio. Ammettiamo che sia un giovane laureato: nel giro di pochi anni le sue competenze saranno datate e in un decennio – soprattutto in alcuni campi hi-tech – già obsolete. La formazione, di gruppo, in aula o in azienda, dal vivo con formatori preparati, coinvolgenti ed efficaci è la soluzione. Anche se sembra la descrizione di un corso Extraordinary, posso assicurarti che ci sono anche alcune altre aziende e altri formatori preparati e competenti sul mercato. In ogni caso, quando investi in formazione, scegli sempre il meglio.

Il Priming: la scintilla che innesca il tuo potere

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Lavoro da tanti anni al fianco di Tony Robbins e continuo a tornare da lui più volte ogni anno non solo perché sono uno dei suoi Master Trainer alla Mastery University.
Torno da lui nonostante gli impegni come Business Coach in Italia, i Corsi Extraordinary e la Extraordinary Coaching School perché ogni volta mi dà qualcosa di nuovo, mi apre la mente e il cuore con parole e idee uniche e originali.
La sua fede nella crescita e nel miglioramento gli hanno permesso di fissare degli standard altissimi, nel mondo della formazione e non solo.
I suoi numeri sono impressionanti, coinvolge folle oceaniche e lo fa proponendo contenuti di grande valore. Per me Anthony Robbins è un esempio, una fonte di ispirazione, un mentore e un maestro.
In molti mi chiedono spesso di parlare di più di lui, di raccontare il suo lavoro, tradurre e spiegare le sue tecniche e i suoi esercizi, fra le quali c’è ad esempio il Priming.

Che cos’è il Priming?
Letteralmente si potrebbe tradurre come l’innesco ed è un rituale mattutino di meditazione che permette di mettersi nella condizione per realizzare il proprio potenziale ogni giorno.
Il Priming è l’atto di prendersi del tempo per regolare i pensieri e le emozioni, in modo da poter raggiungere quello che Robbins chiama il peak state o stato di picco.
Il Priming infatti in teoria è un processo grazie al quale possiamo innescare pensieri, sentimenti ed emozioni per ottenere risultati straordinari. E’ lo stesso meccanismo che ti sarà capitato di sperimentare molte volte: quando hai una motivazione forte, quando
desideri con tutto te stesso di fare una performance di livello, quando stai facendo qualcosa di molto importante per te.
E’ un potere enorme!
E il Priming ti permette di risvegliarlo a piacimento e gestirlo per ottenere di più da te, quando lo vuoi o ti serve. Il Priming non deve essere un processo lungo. Puoi sperimentare il Priming con un impegno di soli 10 minuti al giorno.

Come Funziona il Priming?
Vediamo insieme in pratica quali sono e come funzionano gli 8 passaggi fondamentali del Priming:
Siediti: mettiti a sedere in un luogo relativamente tranquillo. Siedi in modo da poggiare entrambi i piedi a terra, sposta le spalle indietro, il petto in su, tieni il collo allungato e la testa alta.
Respira: cambiando il respiro, cambi il tuo stato emotivo. Il metodo di Tony è di fare un esercizio di respirazione con tre serie di 30 respirazioni ciascuna con una pausa tra ogni serie. [1 minuto] Inizia con la respirazione del cuore: metti le mani sul tuo cuore. Senti il suo potere e la tua forza mentre inspiri. [30 secondi] Pratica la gratitudine: pensa a tre cose per cui sei davvero grato in quel momento. Puoi sceglierle dal tuo passato, dal tuo presente o dal tuo futuro. Quando pensi alla prima cosa, crea un’immagine più possibile chiara di quel momento ed entra in essa con la tua mente. Dopo circa un minuto, vai alla successiva e poi a quella dopo. Scegli cose semplici per le quali essere grato: anche nei brutti giorni, puoi trovare qualcosa di piccolo e significativo di cui essere grato. [3 minuti] Visualizza: ora arriva la parte che è come una benedizione o una preghiera. Può essere spirituale come vuoi che sia. Tony immagina la luce colorata che scende e riempie il suo corpo, curando qualsiasi cosa – corpo, pensieri, sentimenti – che ha bisogno di essere guarita. Immagina che qualsiasi problema nella tua vita sia
risolto. Chiedi le migliori parti di te siano rafforzate. [1 minuto e mezzo] Condividi: ora invia tutta l’energia che hai ottenuto attraverso la tua guarigione e il rafforzamento verso le persone che ami. Senti l’energia che va su e giù, riversandola alla tua famiglia, ai tuoi cari, ai colleghi, ai clienti, agli amici e persino agli estranei che hai incontrato solo una volta. [1 minuto e mezzo] Concentrati e festeggia: ora pensa ai tre risultati o obiettivi che desideri maggiormente raggiungere. Queste sono le cose che ti emozioneranno profondamente una volta che le avrai conquistate. Adesso prova ciò che proveresti se le avessi già realizzate. Celebra la sensazione di completezza e la vittoria, visualizza come influirà su chi ti sta intorno. Come per la gratitudine, passa attraverso ogni risultato uno ad uno, sperimentando pienamente la sensazione di successo. [3 minuti] Pronto alla scossa? Alzati e dai un po’ di energia e movimento al tuo corpo e affronta il mondo.

L’importanza di celebrare ogni vittoria

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È importante festeggiare te stesso e il tuo team non appena completate un’attività o un obiettivo chiave. Perché? Quando festeggi nel momento del successo, il tuo cervello prova emozioni positive. Con il tempo e le ripetizioni di questo comportamento, la mente collega la sensazione positiva alla consapevolezza che i tuoi sforzi si traducono in una ricompensa soddisfacente. Continua a farlo continuamente e il tuo cervello collegherà con sempre maggior intensità il piacere al raggiungimento del compito o dell’obiettivo e ti spingerà con sempre maggior intensità verso di esso in futuro.

Quando celebri le tue vittorie, le endorfine vengono rilasciate all’interno del corpo e ti senti felice. Quando realizzi qualcosa e non ti prendi il tempo per festeggiare, ti stai privando di una sensazione importante che rafforza il tuo successo. Gran parte di ciò che facciamo è guidato (o limitato) dalle nostre convinzioni. Celebrare i tuoi successi non solo ti fa sentire bene fisicamente, ma rafforza i comportamenti che vuoi tenere quando affronti una nuova sfida o cogli una opportunità.

Come dice il mio maestro Tony Robbins infatti “puoi costruire solo sul successo, non puoi costruire sul fallimento” quindi è importante prendere il massimo da ogni singola vittoria e utilizzarlo, amplificarlo e trarne tutti i benefici possibili per andare avanti e continuare a crescere. Festeggiare le vittorie, grandi e piccole, farà un mondo di differenza! E come si fa? Anche il modo in cui si festeggia è importante. Va bene infatti premiarsi di tanto in tanto per un buon risultato, o meglio ancora per una serie di buoni risultati. Un premio di fine anno o per quando si fa un bilancio dell’anno trascorso, è una ottima idea.

Vittoria dopo vittoria è importante non legare troppo i singoli risultati a dei premi: si corre il rischio di slegare il piacere del risultato dal processo che ha permesso di ottenerlo e spostarlo su di una entità esterna. Il successo deve essere celebrato attraverso innanzitutto attraverso il piacere di completare un compito per la gioia di farlo, anche se non ci sarà alcun trofeo da vincere alla fine. Celebrare il successo in questo modo consente di migliorare l’emozione positiva attorno al nostro sforzo e aumentare allo stesso tempo la motivazione.

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.