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Coach Archives - Claudio Belotti

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.

Per gestire le persone devi imparare a gestire il tuo stato

By | Senza categoria

Avere la responsabilità della leadership all’interno di una azienda o di un gruppo di lavoro può essere un lavoro molto faticoso. I dirigenti hanno molte responsabilità, molti compiti differenti e lavorano su una moltitudine di obiettivi contemporaneamente. Oltre a questo, devono gestire le proprie prestazioni e in molti casi sono anche responsabili delle prestazioni dei loro collaboratori. Molte ricerche e indagini infatti ci dicono che i dipendenti tendono a portare le loro preoccupazioni e ansie sul lavoro e si aspettano che i loro leader gestiscano anche quelle.

Essere un leader infatti richiede una grande respons-abilità, cioè la capacità di rispondere, a sé stessi e agli altri. Per fare questo servono tante energie e la capacità di gestire il proprio stato. Per fare questo bisogna avere la capacità di ricaricarsi, attraverso attività ad hoc. Di questo argomento ne ho scritto in un e-book gratuito che puoi scaricare qui: Come gestire le difficoltà. Si tratta di sviluppare abilità da Coach e per me il miglior modo per farlo è attraverso la PNL. Se non conosci questa straordinaria metodica, ti invito a frequentare il prossimo Basi di PNL e scoprire insieme le sue tecniche, i suoi segreti: tutto ciò che può darti per migliorare sul lavoro e nella vita.

Ad esempio, una ricerca americana, suggerisce che quando i dipendenti incontrano problemi emotivi, si rivolgono al loro leader più spesso dei loro colleghi che non ne hanno o che hanno ricevuto una formazione specifica per la gestione emotiva. Queste persone pensano che sia compito del leader aiutarli a fronteggiare il disagio emotivo sul lavoro. Non c’è da meravigliarsi se i dati dell’indagine suggeriscono che la maggior parte dei dirigenti è esausta e poco coinvolta sul lavoro: nel 2017 Gallup ha riferito che solo il 38% dei manager e dei dirigenti si sentono davvero coinvolti sul lavoro (il dato scende addirittura al 29% per i manager di medio livello).

Visto questo dato sconcertante, alcuni studiosi dell’università di Harvard (How self reflection can help leaders stay motivated) hanno deciso di fare un esperimento per vedere se era possibile aumentare il tasso di coinvolgimento e impegno dei dirigenti sul lavoro. Partendo da uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology, hanno attinto a una ricerca di psicologia positiva per sviluppare e testare un breve esercizio quotidiano che aiuti i dirigenti a rimanere focalizzati durante la giornata di lavoro.

La ricerca infatti suggeriva che l’identità di dirigente e di leader fosse strettamente legata al proprio ruolo di leadership e i dirigenti si preoccupano di avere successo nel loro ruolo. Per questo motivo, è stato chiesto ai leader di pensare e scrivere degli aspetti positivi di sé stessi come leader, in modo da aumentare il coinvolgimento e migliorare l’impegno.

Ad ogni dirigente è stato chiesto di dedicare per alcuni giorni qualche minuto al mattino per pensare e scrivere tre cose che amano di sé stessi e che fanno di loro un “buon capo”. Così, i manager che hanno partecipato a questo studio hanno scritto 3 tipologie di autovalutazione: delle qualità (ad esempio: “Sono un buon leader perché sono disposto a prendere posizione di fronte all’ingiustizia”), delle abilità (ad es. “Sono un buon leader perché considero le opinioni degli altri”) e dei risultati di cui erano orgogliosi (“Sono un buon leader perché ho aiutato il mio team a raggiungere i risultati durante una crisi”).

I ricercatori di Harvard quindi hanno evidenziato come nei giorni in cui questi manager impiegavano alcuni minuti al mattino per riflettere e scrivere su aspetti di loro stessi che li rendevano buoni leader, in seguito si sentivano più energici e coinvolti e riferivano di avere un impatto più positivo sui loro collaboratori. Questi effetti duravano fino alla sera, suggerendo che i dirigenti si sentivano più positivi e motivati anche al di fuori del lavoro.

Il risultato finale è molto interessante perché fa riflettere su due aspetti molto importanti. Il primo è la consapevolezza di sé e dei propri mezzi: un gesto semplice come pensare e scrivere su aspetti di sé stessi che rendono un buon leader ha l’effetto di stimolare gli altri ed essere più coinvolti sul lavoro. Il secondo riguarda il valore esponenziale che ha il tempo quando viene utilizzato per prepararsi: dedicare del tempo a sé stessi nel modo giusto richiede un piccolo investimento di tempo, che porta grandi risultati in termini di resa.

L’enorme potere del buon esempio

By | In evidenza

Mi piace ricordarlo, a me stesso e a te che ora mi stai leggendo, quanto è importante un esempio positivo. Tutti impariamo attraverso l’imitazione e migliore è ciò che imitiamo, migliore sarà la nostra pratica. Come spesso capita nella vita ci si abitua facilmente a guardare le cose da un solo punto di vista e ogni tanto è bene ricordarsi che ci sono tanti punti di vista differenti dai quali guardare il mondo che ci circonda e ciascuno di noi in modi e tempi differenti è un esempio dal quale gli altri imparano e traggono ispirazione.

Puoi ispirare con il tuo scopo o attraverso il tuo comportamento o più semplicemente per quello che sei. Per farlo in modo efficace devi essere integro, cioè non rotto, le tue scelte insomma devono essere coerenti con i tuoi valori, con chi sei e cosa vuoi. Questa è anche la base di una solida leadership e il cuore del lavoro di un Coach straordinario. Infatti, l’esempio non è altro che teoria che diventa pratica attraverso l’azione. Bisogna evitare di diventare quelli che io chiamo i professionisti della formazione, che non sono formatori ma studenti – anche i più attenti e competenti – che studiano, studiano, studiano e non mettono mai in pratica.

L’importanza dell’esempio è fondamentale perché funziona a prescindere dal contenuto. Mi spiego meglio: se sei per strada e vedi una persona anziana in difficoltà mentre porta le buste della spesa, ti offri per aiutarla. Chi ti vede trarrà una ispirazione dal tuo esempio. Questo cosa significa? Quando ispiri qualcuno con un gesto positivo, attraverso un buon esempio, quella persona sarà più propensa a mettere in atto un comportamento positivo, qualunque esso sia.

Tempo fa mi capitò di incontrare in ospedale una persona che era andata lì a donare il sangue. Parlando mi spiegò che lo stava facendo perché alcuni giorni prima aveva visto un senzatetto dividere il suo pasto con un altro senzatetto in preda alla disperazione per la fame. Un gesto semplice, umano, un gesto di condivisione. Lo aveva colpito e ispirato. Lo aveva spinto a domandarsi cosa potesse fare lui per gli altri ed era diventato un donatore di sangue. Due realtà lontane fra loro, apparentemente scollegate, unite dall’esempio positivo.

Un senzatetto condivide il suo pasto e sfama una persona e solo vedendo questo gesto, un’altra persona decide di iniziare a donare il sangue, salvando a tutti gli effetti molte vite umane. Pensa al potere enorme che ha questa cosa. E pensa a quello che ciascuno di noi, io, tu e chiunque verrà in contatto con questo racconto potrà fare, ispirato dal buon esempio.

Io penso che tutti quanti possiamo avere dei benefici da un comportamento attivo e positivo, cercando (e condividendo) i buoni esempi che ci ispirano a diventare ciascuno la migliore versione di sé. Questo non solo contribuisce a farci sentire bene, ma aumenta anche il nostro senso di vicinanza con il prossimo e di generosità verso gli altri, aiutandoci a superare le divisioni e focalizzarci sulle uguaglianze. Non è solo un auspicio ma un vero e proprio impegno che ognuno può decidere di prendere per il nuovo anno e per il resto della vita.

3 esempi pratici di cose che vuoi e di ciò di cui hai bisogno per ottenerle

By | In evidenza

Una cosa che insegno spesso all’interno dei miei corsi è che come Coach bisogna essere in grado di distinguere – e aiutare il cliente a fare lo stesso – ciò che si vuole da ciò di cui si ha bisogno. Credo che questo sia uno di quei piccoli segreti che formano il successo di una persona. Nella vita infatti è vero che per ottenere il successo è fondamentale sapere cosa si vuole ma a volte è molto più importante capire di cosa si ha bisogno, anche perché quasi mai le due cose coincidono.

Il successo personale infatti si costruisce in modo graduale e modesto. Richiede una costante attenzione e in molti casi anche una ridefinizione di tanto in tanto. Più precisamente, quando ti focalizzi sull’ottenimento di ricchezza o fama in tempi rapidi, fai precipitare immediatamente le probabilità di successo perché il successo passa dalla realizzazione personale, dalla crescita, dal compimento di un percorso.

Ti porto tre esempi pratici di quanto è necessario separare ciò che vuoi da ciò di cui hai bisogno, eccoli qui:

  1. Vuoi essere il migliore e vuoi che gli atri lo riconoscano. Bene: non puoi essere tu a farglielo notare, non farà mai presa. Come diceva Margaret Thatcher “Essere potente è come essere una signora. Se hai bisogno di dirlo, non lo sei”. Gli imprenditori intelligenti perseguono il miglioramento costante. Non vogliono essere la persona più intelligente nella stanza; vogliono essere in una stanza dove ci sono i migliori e tutti stanno collaborando per migliorare ancora.
  2. Vuoi insegnare e qualche volta dare vere e proprie lezioni. Sicuramente è una tentazione forte, quando si è sicuri di sé e delle proprie competenze. Il successo richiede altro: cerca esperienze di apprendimento, corsi e maestri che possono darti informazioni preziose che non troveresti da nessun’altra parte.
  3. Vuoi sconfiggere i tuoi concorrenti. Ciò di cui hai bisogno in realtà è proprio di correre con Per ottenere il successo è necessario fare un salto di mentalità e diventare contributori e collaboratori piuttosto che concorrenti. Rendi speciale la tua offerta, rendila unica e valorizza le differenze. La vera gara è con te stesso.

Le caratteristiche fondamentali di un Coach Straordinario

By | In evidenza

Tra pochi giorni tornerò in aula per l’evento dell’anno: Il Coaching secondo Claudio Belotti. Durante i quattro giorni che trascorreremo insieme vedremo quali sono gli elementi che rendono straordinario un Coach. Ti spiegherò in dettaglio le caratteristiche del mio metodo originale One Hand Coaching, analizzeremo insieme sessioni di lavoro dei grandi del Coaching e della NLP come Richard Bandler e Anthony Robbins e studieremo interventi sul campo, dal business allo sport per vedere in pratica la differenza che fa la differenza.

Quando parlo di Coach Straordinari, sai a quali caratteristiche mi riferisco?

Vediamo insieme quali sono:

–> la prima e la più importante di tutte è la capacità di guidare: quando si affronta un percorso di Coaching è necessario aiutare il cliente a percorrere questo viaggio e allo stesso tempo a rendersi indipendente. Per fare questo sono fondamentali la capacità di far accadere le cose, di massimizzare le risorse e di ispirare.

–> I Coach Straordinari accettano la realtà e sono onesti con sé stessi sulla situazione iniziale. A differenza della maggior parte delle persone non rivolgono la propria attenzione ai problemi ma si concentrano sulle soluzioni. Hanno le competenze adeguate per valutare come intervenire e trovano il percorso migliore per aiutare il cliente ad andare dallo stato attuale allo stato desiderato. Restano sempre a fianco del cliente, lasciandolo libero di andare per la sua strada e al contempo lo aiutano a riconoscerei risultati raggiunti: questa è la capacità di far accadere le cose.

–> Un Coach Straordinario ha una visione sistemica, strategica. Sono consapevoli che per trasformare una visione in realtà sono richiesti crescita e miglioramento e un impegno costante. Per questo un Coach Straordinario sa come aiutare il cliente a ottenere il meglio da se stesso, per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.  Questa è l’abilità di massimizzare le risorse a disposizione.

–> Infine, i Coach Straordinari aiutano l’individuo a raggiungere un nuovo livello di comprensione delle proprie possibilità, creando cambiamenti duraturi. Vedono le cose prima e meglio degli altri e hanno la capacità di raccontare questa visione per ispirare gli altri, in modo che si rimbocchino le maniche e facciano il necessario per raggiungere il loro obiettivo. Un Coach Straordinario delinea il futuro e si impegna affinché si realizzi e diventi un esempio per gli altri: questo significa ispirare.

Essere felici

By | Riflessioni

Ci sono tanti uomini e donne straordinari nel mondo, ne abbiamo visti qualcuno in questi giorni al WOBI. Alcuni sono passati a miglior vita, molti sono vivi e ci indicano una via verso una vita migliore.

Il motto di Extraordinary è: “siamo tutti straordinari” perché crediamo che tutti, nessuno escluso, sia meglio di quanto creda e abbia dentro di sé qualcosa di speciale.

Steve Jobs era straordinario, Mandela, Gandhi, la principessa Diana, Madre Teresa… tutti straordinari in modi diversi e unici.

E tu? In che modo sei straordinario? Forse lo sei in modo semplice, senza essere famoso o ricco. Credimi va bene, senza atomi le stelle non esisterebbero, tantomeno le galassie.

Quando mi viene chiesto di definire il successo, penso a una sola cosa, la felicità. Avere successo per me, vuol dire solo una cosa: essere felice.

Tutti vogliamo essere felici, forse non sappiamo cosa significa ma cerchiamo di esserlo giorno dopo giorno.

La felicità non ha nulla a che fare con il denaro, né con la fama, né con il potere. Non dipende da dove vivi, dalla macchina che guidi o dalla taglia di pantaloni che porti. Puoi essere ricco o povero, grasso o magro, ci sono tanti modi per essere felici…

Nelle persone che vivono appieno la propria vita, incluso quelle che si sono viste al World Business Forum di Milano, ho notato alcune caratteristiche tra cui:

Libertà

Libertà di essere e sentirsi chi sono, di fare quello che credono che sia giusto (ovviamente nel rispetto degli altri).

Miglioramento

Tutte le persone che si sentono felici fanno qualcosa per crescere. Che sia un corso, leggere, fare volontariato… “all the above”. Sono attivi nel cercare di essere migliori continuamente.

Contributo/impatto

Nel migliorare, direttamente o indirettamente, aiutano altri a fare lo stesso. Non sempre aiutano altre persone, a volte cercano di salvare i Panda o la foresta amazzonica. Fanno comunque qualcosa che va oltre loro stessi.

Comunità

Fanno parte di qualcosa, un gruppo, una tribù, un movimento… si uniscono a persone che come loro vogliono essere libere, migliorare e contribuire. Non sempre sono capiti da chi preferisce essere: prigioniero, statico, egoista…

Ci sono tanti modi per essere più felici e altrettanti per non esserlo e una sola cosa da fare: scegliere.

Love on ya.

Claudio

 

 

 

 

Sogni, desideri e bugie

By | Riflessioni

Anche all’ultimo corso in PNL, che ho fatto con un gruppo davvero straordinario, mi sono ritrovato a dire ancora una volta:

“non avete abbastanza fantasia per sapere cosa vi aspetta di bello…”.

È una frase che dico spesso perché ci credo, io sono la prova vivente di questo concetto. Non avrei mai pensato di vivere e fare alcune cose che vivo e faccio.

Purtroppo molti, invece di pianificare il proprio futuro, e soprattutto fare qualcosa per renderlo reale, lasciano perdere.

Perché?

Secondo l’autore americano John C. Maxwell, per una o più di queste 5 ragioni:

  1. Hanno creduto alle bugie di altri. Qualcuno li ha convinti a lasciar perdere facendogli credere che non sono abbastanza: bravi, belli, intelligenti o qualcos’altro. Le ho chiamate io bugie, perché lo sono. Sono tutte bugie, sia quelle che dico io quando asserisco che siamo tutti straordinari, sia loro che dicono che non lo siamo. A te scegliere a quali credere.
  2. Si allineano alla norma, cioè alla normalità. Molti si accontentano dell’ordinario, è più sicuro, non dà problemi di accettazione dagli altri… Andare un po’ oltre, metterci quell’extra richiede fatica. Il ritorno di investimento è altissimo ma pochi hanno voglia e coraggio.
  3. Lasciano che le delusioni del passato li blocchino. Quando fai qualcosa di nuovo o di sfidante, sbagli. Qualcuno ti rifiuta, fai errori, qualcosa va storto… fa parte del gioco e chi ha successo lo sa. Questi momenti servono a crescere e migliorare, ma purtroppo ad alcuni tolgono entusiasmo e convinzione.
  4. Grazie a questi insuccessi, perdono di convinzione, di voglia di fare, gli passa la fame. Bisogna credere, soprattutto quando è difficile. Quando è facile tutti credono, è facile appunto.
  5. Hanno perso la fantasia. Qualcuno gliel’ha tolta e loro hanno lasciato fare. Sono diventati “realisti”, forse per paura di avere nuove delusioni, forse per altri motivi. I bambini sognano, costa poco ed è una cosa che tutti i grandi del passato e del presente fanno.

E tu quand’è l’ultima volta che hai sognato ad occhi aperti, credendo che, un giorno, il tuo sogno sarebbe diventato realtà?

Spesso nei corsi di formazione ci si ricorda che tutto quello che esiste, tempo fa, era solo un’idea, un sogno di qualcuno… l’elettricità, l’acqua potabile in casa, gli aerei, i computer, le medicine, la libertà…

Continua a sognare e non farti influenzare da chi, per paura, ha smesso. Continua a fare qualcosa per rendere reale il tuo sogno.

Forse non avrai e non diventerai tutto quello che vuoi, però vale la pena crederci. Le ricerche ci dicono che, il solo essere proattivi per renderle reali, ci rende più felici e più sani.

Io ho ancora tanti sogni, tu?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Credere, sognare e vivere.

By | Riflessioni

Apro i giornali e leggo solo brutte notizie. Ascolto i telegiornali, lo stesso. Radio uguale…

Per avere una vita felice, riuscire nel lavoro e nella vita privata serve energia, entusiasmo e crederci, ma con l’ipnosi culturale che ci circonda è sempre più difficile.

Durante l’ultimo week end, al seminario Extraordinary Me, ci siamo presi 4 giorni di pausa. Eravamo in un’isola felice, coccolati e distaccati dal mondo. Il nostro piccolo gruppo ha legato subito e tutti sono stati straordinariamente gentili, dolci e disponibili l’uno per l’altro.

Ognuno ha ritrovato (o ricreato) sé stesso, ha avuto più chiarezza su ciò che conta veramente e tutti abbiamo preso delle decisioni importanti.

Ora siamo tornati alla vita normale, quella che entra nelle statistiche e fa la norma. La sfida sarà mantenere la nostra consapevolezza, senza lasciarci convincere da chi vede solo nero.

Anche noi vediamo i problemi, siamo ottimisti, non ciechi o stupidi.

Li vediamo ma siamo convinti di essere forti e quindi di poterli risolvere. Non sappiamo sempre come, ma ci crediamo. Anche perché sappiamo di poter contare l’uno sull’altro.

Non è necessario frequentare un seminario con noi. Ci sono tanti modi per ritrovare questa forza e “pulirsi”, puoi faro anche da solo. Certo è, che se non ti attivi e ingoi tutto quello che ti viene propinato, è dura.

Dobbiamo essere attivi nel pulire la nostra mente, cuore e anima. Non dai nostri peccati, ma dalle stronzate altrui.

Basta poco, basta farlo.

Teoricamente basterebbe fare tre cose:

  1. Definire: chi sei, in cosa credi, quali sono i tuoi valori. Se vuoi farla proprio tutta, decidi o trova “lo scopo della tua vita”.
  2. Inizia a vivere in modo allineato e congruente a quello che hai deciso nel punto precedente, nelle grandi e nelle piccole cose della tua vita. Se uno dei tuoi valori è la salute, mangia in funzione di quello. Se l’amore è importante, inizia nell’essere gentile.
  3. Circondati di persone che la pensano come te, o almeno rispettano chi sei, lasciandoti essere, senza ostacolarti. È il famoso gruppo dei pari, forse non avrai sempre fan che concordano con te, ma almeno che ti lascino vivere come vuoi tu. Ovviamente devi fare lo stesso.

La storia dell’umanità, la nostra nazione e persino il tuo quartiere, sono ricchi di esempi di persone che vivono la loro vita, creano un’esistenza serena e felice perché decidono, credono e fanno.

Bisogna impegnarsi un po’, trovare il modo giusto e la compagnia giusta.

Tu in cosa, credi? Chi sei e perché fai quello che fai?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Uomini, ominicchi, e …

By | Riflessioni

Mi ripeterò, ma ne vale la pena. Certe cose si devono dire e sentire più volte.

L’altro giorno, il responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane di un’azienda molto grande, importante e famosa mi ha chiesto: “secondo te, perché nonostante tutte le risorse che ci sono, la maggior parte delle persone non migliora?”.

L’ho guardato bene per calibrare la sua reazione alla mia domanda che è stata: “vuoi sapere davvero quello che penso? Non ti piacerà.”

Lui: “assolutamente sì, voglio una risposta sincera”.

Eccola: “non crescono, perché sono degli scazzoni, cioè sono pigri. Spesso diciamo che hanno paura, perché suona meglio, ma di fatto, sono solo pigri. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, ma non sono disposti a vendemmiare”.

Come immaginavo non gli è piaciuta: “non mi aspettavo da te questa risposta” mi ha detto, “non da chi dice che siamo tutti straordinari”.

“È quello che credo”, ho detto, “siamo tutti straordinari purtroppo però, sono pochi i volenterosi”.

Mi ha dato ragione. Gli anni di azienda lo hanno portato ad arrivare alla stessa conclusione. Triste ma vero.

In questi giorni, i pochi volenterosi che conosco continuano a fare la differenza, mentre i molti pigri, confermano quello che penso.

Troppe persone non mantengono le promesse fatte, rifatte, giurate e stra-giurate.

Altre che dal basso dei loro insuccessi non perdono occasione di criticare, senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

Altre ancora che vogliono da te la soluzione ai loro problemi, perché “visto che fai il Coach, mi devi aiutare gratis altrimenti vuol dire che non ci tieni alle persone.”

Forse ho un inizio di andropausa, ma mi sono stancato. Una volta cercavo di capire e motivare questa gente. Negli anni mi ha annoiato, ed ora davvero stancato.

Vedo (purtroppo poche) persone ai nostri corsi che vanno oltre ogni loro sogno, perché impegnandosi, trasformano la loro vita. Non diventano necessariamente ricchi e famosi, però diventano migliori e felici. La maggioranza resta a guardare e critica.

Ho intitolato il mio primo libro con Sperling “la vita come TU la vuoi” e l’ultimo “prendi in mano la TUA felicità” evidenziando il “TU/TUA”. L’ho fatto perché credo nell’autodeterminazione dei popoli, e quindi degli individui.

Per me chi vuole sotto-vivere, ha il diritto di farlo. Chi vuole sopravvivere, anche; e ovviamente, anche noi che vogliamo extra-vivere.

Detto questo, se qualcuno vuole buttare via la sua esistenza che lo faccia. Chiediamo solo che non intralci il nostro cammino. Inoltre, lo invitiamo a guardare alla sua vita prima di giudicare quella altrui; o almeno di avere la decenza di informarsi bene prima di sputare sentenze.

La forbice si sta aprendo, ma non tra ricchi e poveri, tra chi è parte della soluzione e chi è parte del problema.

Chi si dà da fare, fa del suo meglio, mantiene le promesse, apprezza invece di criticare e così via… verrà premiato.

Chi fa il contrario avrà sempre più materiale per lamentarsi e criticare.

Entrambi soddisfatti, anche se in modo molto diverso.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Improvvisare

By | Extraordinary

Erano anni che volevo fare un corso di improvvisazione teatrale. Dopo aver sposato Nancy, ho scoperto che anche lei voleva farlo e così ci siamo decisi.

È stata un’esperienza bellissima che infatti voglio continuare. Il corso è ben organizzato e ben gestito, Robi l’istruttore, è molto bravo come del resto tutti i suoi colleghi.

A parte il vero divertimento, è quello che impari la cosa più bella. Di fatto sembra tutta PNL applicata, non a caso – a torto, ho pensato che sarebbe stato facile per me. Di fatto, è stato bello proprio perché, nonostante sapessi questi principi, ho dovuto ricordarli e imparare ad applicarli nuovamente.

Se non sai cosa sia l’improvvisazione teatrale, te la spiego in poche parole. Si tratta di inventarsi al momento una storia e di rappresentarla davanti al pubblico. La storia è stimolata proprio da qualcuno dell’audience che decide un titolo e uno stile. Gli “attori” fanno tutto sul momento, sapendo di essere sia parte di una squadra, sia in competizione con l’altra squadra, tutto sotto la guida di un arbitro.

Serve immaginazione, flessibilità, voglia di mettersi in gioco, cooperazione e tante altre cose. Una bella metafora di vita.

Fai parte di una squadra che deve gareggiare collaborando (e non contro) un’altra. Devi metterci del tuo, ma lasciando spazio. Se qualcuno sbaglia, chiunque deve impegnarsi a rimediare. L’arbitro ha sempre ragione e il pubblico deve divertirsi.

Al corso impari alcune cose. Tra cui anche questi principi di base, che chi conosce la PNL dovrebbe già conoscere e applicare bene. 

Sì, e…

Quando esci sul palco, hai la tua idea in mente. Hai almeno un inizio di storia, chi sei tu, e cosa succederà. Ti serve per iniziare. Ma non sei solo.

Il tuo compagno/avversario ne ha un’altra e tu non sai quale sia. Non c’è un copione e non vi siete parlati. Non tutto va come tu avevi in mente e, quando succede, devi allinearti.

In PNL lo chiamiamo ricalco. Anche sul palco devi accettare quello che viene. Accetti e utilizzi. Eviti avversativi, prendi quello che arriva e fai del tuo meglio per integrarlo nella storia. Avevi un’altra idea? La cambi. Non ti piace l’idea esposta? Ti adatti. Come nella vita anche nell’improvvisazione, tu non devi sempre fare il protagonista.

L’importante è divertire il pubblico, e più aiuti gli altri sul palco più tutto scorrerà e sarà più bello.

Specifico e sicuro.

In scena devi essere sicuro. Se non sai qualcosa devi fare finta di saperla. Forse uno degli altri attori parlerà di argomenti che conosci poco, o devi interpretare un ruolo che nella realtà non conosci. Bene, fallo senza esitazioni.

Il pubblico, come la vita, ti vuole presente al 100%. Non puoi essere titubante o poco convincente.

Se nella storia sei un pilota d’aereo, non puoi indicare uno strumento senza chiamarlo per nome. In scena tutto deve avere un senso. Tutto quello che è stato creato deve avere un utilizzo, altrimenti che senso avrebbe averlo creato?

Tutti sono importanti.

Nell’improvvisazione chi è troppo protagonista non va bene. Tutti gli attori sul palco devono essere coinvolti e tutti sono importanti. Forse chi fa l’albero può rendere la storia più memorabile di chi fa il Re, esattamente come nella vita.

Dall’errore nascono le cose più belle.

È quando qualcuno fa qualcosa di “sbagliato” che nascono le scene più divertenti. Se tutto fila liscio, se la storia non ha problemi, intoppi o stranezze sarà poco interessante. Come la vita di alcuni.

Il pubblico deve poterti seguire.

Fai cose strane, insolite ma non fare cose complicate, volgari o offensive. Il pubblico vuole divertirsi. Deve capire, deve poterti e volerti seguire.

L’arbitro ha sempre ragione.

Fischierà falli che tu non condividi. Farà commenti che non ti piacciono. Prendi e porta a casa.

Agisci.

Parla poco e mettiti in movimento. Robi lo ripete ad ogni lezione, se parli troppo il pubblico si annoia, muoviti, fai, agisci!

Arrenditi.

Alla storia, alle regole del gioco, a quello che succede. Fai la tua parte e segui il flusso. Quando non sai cosa fare, fai la prima cosa che ti viene, sarà sempre meglio che non fare nulla.

Metti da parte l’ego. Mettiti al servizio della cosa più importante: creare una bella storia per divertire il pubblico. Se ci riuscirete tornerà, e il teatro sarà sempre pieno.

Ho appena iniziato, spero di riuscire a continuare, c’è tanto da imparare e tanto da divertirsi. Due cose belle della vita.

Love on ya!

Claudio