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Coach Archives - Claudio Belotti

Il ruolo del manager nella gestione del team

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In un sondaggio della società americana Gallup è emersa una realtà che può offrire un interessante spunto di riflessione per i manager che vogliono avere un impatto positivo sui propri dipendenti. Nelle nuove generazioni – in particolare i cosiddetti millennials – sei persone su dieci affermano di essere aperti a diverse opportunità di lavoro; solo una su due si dichiara intenzionata a restare con la propria compagnia da qui a un anno e il 50% afferma di prendere in considerazione la possibilità di trovare un lavoro presso un’azienda diversa per un aumento dello stipendio inferiore al 20%.

A chi ritiene che il fattore economico sia fondamentale insomma non resta altro che tornare a riflettere, perché il sondaggio dice anche altro. Quasi il 90% – l’87% per la precisione – ha valutato le opportunità di crescita professionale o di carriera e le opportunità di sviluppo parimenti importanti sul posto di lavoro. Allo stesso tempo solo il 39% ha sentito fortemente di aver “imparato qualcosa di nuovo sul lavoro negli ultimi 30 giorni”. Lo stesso sondaggio infine ha rilevato che i manager sono fondamentali per le esperienze che i dipendenti più giovani hanno sul lavoro e rappresentano “almeno il 70% nella differenza dei punteggi di coinvolgimento”.

Per sintetizzare e chiarire in modo semplice il punto: i giovani in azienda vorrebbero maggiore attenzione e opportunità di crescita e apprendimento da parte dei manager che li gestiscono: il ruolo del manager nella gestione del team, nella creazione del gruppo e nella crescita personale e professionale è fondamentale.

Lo sa bene Patrizia Belotti, Chief People & Organization Officer presso la Gefran (eccellenza italiana, nata in un garage e diventata una multinazionale che produce in tanti paesi ed esporta in tutto il mondo) che lavora da anni allo sviluppo di quelle che lei ci tiene che non vengano definite “risorse umane” ma persone. Nel suo intervento all’Extraordinary Talk ci parlerà di come “guidare high performing team nell’era esponenziale”.

Per iniziare subito a migliorare il tuo approccio alla gestione ottimale del team e delle persone che lo compongono ti propongo tre consigli utili che puoi iniziare ad applicare immediatamente:

Parla con il team. Cioè parla con le persone, come direbbe mia sorella Patrizia. Prenditi tempo per seguire i progressi individuali e sviluppa le tue abilità di Coaching applicando ciò che apprendi con il gruppo o con i singoli. Avrai due benefici: crescerai tu e farai crescere le persone con te. Se puoi, scegli un approccio informale e rendi questo approccio un aspetto del tuo stile di leadership. Comprendi cosa rappresenta il successo per ognuno, quali sono bisogni e desideri, qual è il concetto di maturità che ha ciascuno. Trova a cosa corrisponde il concetto di crescita e utilizzalo per aiutarli a realizzarlo.

Crea dei leader. Un vero leader è chi genera leader a sua volta, non follower. Questo aspetto è molto importante perché la creazione di un leader è un processo di crescita in sé. Assumere delle responsabilità, trovare soluzioni, risolvere problemi: questo rende le persone dei leader. Ovviamente questo non significa scaricare le responsabilità sui più giovani ma creare opportunità per i dipendenti di utilizzare i propri punti di forza. E’ importante prestare attenzione quando un dipendente mostra interesse per diversi aspetti del business aiutarlo a realizzare progetti paralleli.

Formali e falli diventare formatori: quello di formare le persone può sembrare un consiglio banale ma non lo è se lo interpreti in modo personale e soprattutto tenendo conto delle inclinazioni dei singoli collaboratori. Non tutti infatti devo seguire gli stessi corsi o sviluppare le stesse skill (a parte quelle fondamentali per lo svolgimento del lavoro). Arricchisci il tuo team facendo fare esperienze diverse e spingendo ognuno a essere il Coach dell’altro a condividere ciò che ha appreso con gli altri.

Qual è la differenza fra Coaching e consulenza?

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La differenza sostanziale fra consulenza e Coaching è questa: in una consulenza, il consulente ti porta una soluzione preconfezionata. Magari personalizzabile. Ma preconfezionata. È una soluzione utile. Risponde in modo semplice a un bisogno comune a tante persone. Un software può essere l’oggetto di una consulenza: lo personalizzi quel tanto che basta ad avere il logo della tua azienda, i nomi del personale e alcune funzioni che ti interessano particolarmente. In questo la consulenza è imbattibile.

Il Coaching è differente dalla consulenza. Il Coaching, quello fatto bene, quello con la C maiuscola non ti porta soluzioni preconfezionate. Ti aiuta a comprendere quali sono le tue necessità, i tuoi bisogni – quelli davvero importanti – e ti aiuta a comprendere le ragioni per le quali vuoi quello che vuoi. Una volta che ti ha aiutato a comprenderlo non ti offre una soluzione pronta: richiede che inizi il tuo percorso di crescita. Il Coaching ti chiede di fare tutto quello che serve per essere la persona che desideri.

E una buona scuola per Coach – una di quelle scuole per Coach che formano dei Coach con la C maiuscola – ti dovrebbe insegnare proprio a fare questo: a stare un passo indietro al cliente o meglio ancora un passo di lato e aiutarlo a ottenere i risultati che desidera senza prenderlo in braccio e portandolo dove vuole, ma aiutandolo a comprendere come e soprattutto perché lo vuole. E ogni volta che sembra aver perso la strada, il Coach lo aiuta a ritrovare la direzione.

Una buona scuola per Coach dovrebbe fare questo. La nostra Extraordinary Coaching School lo fa. Per questo non propongo i nostri servizi a tutti e seleziono gli ingressi: non tutti possono essere degli Extraordinary Coach. La ragione è semplice: non tutti lo vogliono! Essere un Extraordinary Coach è faticoso, richiede impegno, fatica e studio.

Poi quando finisci il percorso inizi a lavorare seriamente, perché le persone sanno che porterai risultati, sanno che lo farai in modo etico, sanno che un Extraordinary Coach è un professionista integro, cioè non spezzettato: conosce tutto il buono che è in lui e accetta i suoi limiti. Ha lavorato per diventare quella persona straordinaria e accetta di farlo per tutto il resto della sua vita perché sa che la qualità non è un traguardo ma un percorso di crescita continuo.

Per diventare un Extraordinary Coach hai una sola occasione ogni anno: partecipa a “Il Coaching secondo Claudio Belotti. Conosciamoci, impara il mio metodo originale “One Hand Coaching”, scopri i miei valori, il mio amore e il mio rispetto per questa professione straordinaria che svolgo da ormai quasi trenta anni, in Italia e nel mondo, che mi ha portato a diventare “Master Trainer” per Anthony Robbins e “Master Trainer in NLP for Business” scelto direttamente da Richard Bandler co-creatore della PNL insieme a John Grinder e Frank Pucelik.

Lo scopo nella vita

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Nella mia esperienza di Coach ho visto molte persone vivere e lavorare in modo disallineato, distanti cioè tra ciò che fanno e ciò che sono. Mi spiego meglio: ciascuno di noi ha almeno uno scopo nella propria vita. Un faro che ci guida nelle nostre scelte e che influisce su tutti gli aspetti della nostra vita. Con il mio metodo One Hand Coaching (puoi trovarlo spiegato in dettaglio nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicitào viverlo in azione nel corso “Il Coaching secondo Claudio Belotti) puoi individuare facilmente questo faro per e farti guidare sulla strada verso la migliore versione di te.

E a cosa serve individuare il proprio scopo? Proprio come si fa in azienda, quando si individuano Vision e Mission, anche nella vita di tutti i giorni è importante stabilire obiettivi e ragioni per le quali si vuole perseguire questi obiettivi. Lo scopo infatti è la ragione che dà senso agli obiettivi che ti prefiggi. Lo scopo è (o dovrebbe essere) sostanzialmente irraggiungibile, una sorta di punto oltre l’orizzonte. Irraggiungibile perché non serve raggiungerlo: il viaggio verso lo scopo è già lui stesso una fonte di soddisfazione e felicità personale.

Avere uno scopo ti consente di scegliere più facilmente quali sono le cose importanti della vita, cosa ha davvero senso per te. Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

Lo scopo permette di avere obiettivi migliori. La definizione degli obiettivi è fondamentale per creare il proprio successo personale. Allo stesso tempo creare obiettivi senza uno scopo da raggiungere rende il lavoro sugli obiettivi meno efficace. Pensa al tuo scopo come a una destinazione. Lo scopo è la direzione, gli obiettivi sono le tappe sulla strada verso lo scopo. L’importante quindi non è il traguardo ma il viaggio. Invece di fissare piccoli obiettivi e sperare di arrivare nel posto giusto, avere una destinazione lontana ti permette di muoverti progressivamente nella giusta direzione.

Lo scopo ti aiuta a definire le tue aspettative. Definire il successo è difficile: ciò che è considerato “di successo” per una persona potrebbe non essere per un’altra. Definire il tuo scopo ti consente di stabilire le tue aspettative di successo. Quando sai cosa vuoi realizzare nella vita puoi stabilire facilmente se stai soddisfacendo le tue aspettative, la tua idea di successo insomma. E quando sai cosa significa successo per te e per la tua azienda, puoi sentirti sicuro delle decisioni personali e aziendali che prendi.

Lo scopo ti aiuta a capire chi sei. Quando individui il tuo scopo diventa più semplice comprendere chi sei veramente. Qual è la tua identità come persona o come imprenditore? Come manager o professionista? Come dipendente o freelance? Il tuo scopo ti racconta qual è la persona che realizzerà tutto quello che hai in mente. Pensa alla sicurezza che puoi avere quando hai certezza della persona che sei: quella forza viene da dentro di te. E come dice il mio maestro Tony Robbins quando sei forte e solido dentro, lo diventi anche fuori.

Progettare un evento dal vivo in modo straordinario

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Qual è il momento migliore per progettare il tuo evento dal vivo? Questo! Oggi hai la possibilità di studiare, imparare, pianificare e progettare il tuo evento dal vivo. Fra qualche tempo la vita riprenderà a fare il suo corso con i suoi impegni quotidiani. Per dare un senso a questo periodo nel quale tutto scorre più lentamente puoi utilizzare questa occasione per fare tante cose: una di queste potrebbe essere ideare il tuo evento dal vivo.

Lavoro da molti anni nel mondo della formazione e ho sperimentato a mie spese soluzioni che mi hanno portato spesso a commettere errori. Da quegli errori ho imparato molto e oggi posso dire di essere in grado di realizzare ogni volta eventi dal vivo nei quali la soddisfazione dei partecipanti è molto alta. Se hai già partecipato a “il Coaching secondo Claudio Belottisai sicuramente di cosa parlo e se ancora non lo hai fatto ti consiglio scoprire questo evento nel quale ti racconto trenta anni di carriera nel Coaching e come diventare un Coach Straordinario.

Per organizzare un evento dal vivo che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone, bisogna partire dalle basi. Ti piace prenderti cura delle persone che ti seguono in aula e curare ogni dettaglio? Inizia da questo e prendi in considerazione tre elementi fondamentali ai quali devi sempre fare attenzione. Questi:

Scegli un luogo adeguato al tuo evento

A seconda del luogo che scegli avrai bisogno di materiali differenti a supporto: dai proiettori alla musica, dall’amplificazione per la voce fino alle lavagne. Più l’aula è grande, più avrai bisogno di mezzi adeguati per far arrivare in modo chiaro il tuo messaggio. Se non hai idea del pubblico che puoi portare in aula, parti basso. Meglio iniziare eventi con un numero di posti limitato e poi crescere che partire con aspettative e numeri elevati e poi andare in difficoltà nella gestione. L’importante è che lo spazio che scegli permetta a tutti i partecipanti di fruire dei contenuti nel modo più efficace: questo è un aspetto chiave di ogni mio corso.

Pensa in modo creativo a risolvere i problemi delle persone

Quando frequenti un’aula di formazione che cosa apprezzi? Che servizi ti piace ricevere? In che modo? Mettiti nei panni dei partecipanti o chiedi direttamente a loro quali servizi si aspettano di trovare. Parti da una domanda semplice: cosa puoi offrire che per te è semplice da organizzare e che alle persone può dare tanto? Nei miei corsi, ad esempio, nella quota è sempre previsto il pranzo: dal punto di vista economico è un impegno importante, dal punto di vista organizzativo pensa a tutto l’albergo che ci ospita, dal punto di vista dei partecipanti è un servizio molto apprezzato.

Stabilisci gli obiettivi dell’evento valutali.

È importante essere chiari su quali sono i risultati che desideri ottenere e misurare se hai raggiunto i tuoi obiettivi. Per avere un quadro più completo puoi sottoporre un questionario ai partecipanti o fermarti a parlare con loro durante le pause o a fine corso per sapere se l’esposizione e la tipologia dei contenuti che hai portato in aula sono hanno incontrato le aspettative che hai creato riguardo al corso. Metti a frutto poi ciò che hai imparato e individua il modo in cui replicare o migliorare gli aspetti positivi dell’esperienza: quali sono le cose che faresti nello stesso modo? Quali quelle che faresti in modo diverso? Il modo migliore per non ripetere un errore è imparare da esso e per mettere a frutto una esperienza è comprendere tutto il buono che c’è in essa.

3 semplici modi per fidelizzare i collaboratori

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Selezionare le persone migliori per la propria azienda è fondamentale: l’azienda è fatta dalle persone che vi lavorano. Anche se in ogni azienda che abbia a cuore la continuità del lavoro nessuno è indispensabile e può essere sostituito in maniera più o meno rapida, sono sempre i singoli leader che fanno la differenza.

Per questo oltre a selezionare le persone migliori è importante anche tenerle in azienda. Una quota di turnover si mette sempre in conto: ogni imprenditore sa che ci saranno sempre dei collaboratori che dopo un certo tempo hanno bisogno di fare qualcosa di diverso.

Fin quando la frequenza di turnover resta quella fisiologica – uscite per pensionamenti, fine progetti e tutte le entrate e uscite che non influiscono sulla continuità e sulla produttività – va tutto bene. Quando questa frequenza aumenta decisamente c’è qualcosa che non funziona.

Un alto tasso di turnover costa a un’azienda sia in termini di denaro che di produttività. Dalla ricerca di un nuovo dipendente qualificato alla sua formazione, trovarsi in ​​questo ciclo in modo costante significa che c’è qualcosa da modificare nell’approccio alle politiche del personale.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di tutti i meccanismi che regolano i cicli di vita aziendali e ti aiuto proprio come con un manuale d’istruzioni a individuare i punti dove intervenire e le corrette leve da muovere per migliorare situazioni che non ti soddisfano più.

In caso di problemi con la fidelizzazione dei dipendenti, è importante scoprire il motivo principale. Sono infelici sul lavoro a causa dei manager o dei colleghi? Avevano aspettative di retribuzione o di crescita differenti? C’è un problema di leadership?

Per identificare i motivi che portano i tuoi dipendenti a lasciare la tua azienda innanzitutto puoi prevedere delle interviste o dei questionari di uscita con i dipendenti in uscita. Poi, puoi sondare l’umore del tuo gruppo per valutare il livello di soddisfazione sul lavoro e identificare di cosa hanno bisogno.

Per aiutare i tuoi collaboratori a rimanere in azienda a fidelizzarsi e legarsi maggiormente puoi intervenire subito in questi 3 semplici modi:

Gratitudine: crea una cultura aziendale della gratitudine. Ogni membro del tuo gruppo è importante: dimostraglielo. Consentirai in questo modo ai tuoi dipendenti di desiderare di rimanere nella tua azienda più a lungo e lavorare di più. Premiare pubblicamente i migliori potrebbe essere una iniziativa apprezzata. Allo stesso modo riconoscere ai dipendenti che si impegnano di più dei bonus, come premi produzione o ferie extra.

Plateau: un elemento che disincentiva le persone è il raggiungimento di un plateau, di un livello dal quale non riescono a muoversi o non è possibile muoverli. Spesso le persone non cercano necessariamente la crescita. Prima di annoiarsi e desiderare qualcosa di altro, hanno bisogno di cambiare. Una nuova mansione, un nuovo compito – spesso anche una opportunità di formazione – può riaccendere la voglia di fare e di restare in azienda.

Potenziale: chi non incontra un plateau sono i dipendenti che hanno un alto potenziale e lavorano in settori dell’azienda nei quali le possibilità di crescita sono ampie. Il rischio è che spesso queste persone si sentano frenate o magari un po’ messe da parte perché il ritmo di crescita non corrisponde alle loro aspettative. Apri un dialogo con queste persone. Spiega loro che ciò che fanno è apprezzato anche quando a loro sembra poco. Dai loro la possibilità di vedere il futuro – non vuol dire raccontargli storie o ingannarli sulle reali possibilità di crescita – ma stabilisci con loro un piano per prendere coscienza di questa crescita con i passi che faranno e i risultati che otterranno.

Le 3 abitudini fondamentali per vivere la vita come tu la vuoi

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Le persone di successo sono felici. E viceversa. Questo accade perché quando sai chi sei e cosa vuoi, impegnarti per raggiungere quello che desideri diventa più semplice e piacevole. Lavori meglio e con più risultati. Quelle persone le riconosci: sono quelle che a inizio giornata si alzano felici di fare quello che fanno. Sono quelle che a inizio settimana sono contente che sia di nuovo lunedì.

Sono le stesse persone che a inizio anno si prendono del tempo per fare il punto della situazione. Io lo faccio ormai da tanti anni con il workshop “Obiettivi!e tante persone lo fanno insieme a me. Non è un caso se moltissimi partecipanti tornano anno dopo anno per fissare nuovi obiettivi, conoscere persone motivate e lavorare con me sulla loro visione.

Quando hai stabilito i tuoi “Obiettivi!” per mantenerli è importante sviluppare delle abitudini positive che ti aiutino a creare, stabilire e mantenere La vita come TU la vuoi. Le più importanti sono queste 3:

  1. Trova il tuo scopo. Lo scopo della tua vita sono quasi certo che non sia lavorare 12 ore al giorno, cinque giorni alla settimana per 40 anni e pianificare anno dopo anno le vacanze per fuggire dal tuo lavoro. Nessuno vuole questo. Il tuo vero scopo è la tua chiamata e la tua risposta è nella gioia del viaggio, passo dopo passo, nella direzione che ti rende felice. La domanda alla quale devi dare una risposta è: in che modo posso fare la differenza?
  2. Pratica la pazienza, valorizza gli altri, costruisci pace. Ogni volta che ne hai la possibilità fai in modo di mostrarti paziente. Comprendi la persona che hai di fronte e la battaglia che sta combattendo. Questo non vuol dire farsi calpestare dagli altri. Vuol dire capire cosa muove le persone e fare in modo che si sentano bene con loro stesse quando stanno con te. In questo modo costruirai un mondo, il tuo mondo, di pace.
  3. Sii curioso. La curiosità ti spinge a trovare risorse che non avrei mai nemmeno immaginato. A volte non serve fare grandi viaggi o enormi sforzi per vedere qualcosa di diverso, qualcosa che prima non avevi notato. Il mondo è pieno di risorse e possibilità. Diffida da chi ti vuole far credere il contrario. Spesso chi lo fa non lo fa per cattiveria ma è il risultato della vita che sta vivendo, delle difficoltà che incontra nella SUA vita. Le risorse ci sono e la prima risorsa sei tu. Tu ci sei?

Scrivi le tue ferite sulla sabbia

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“Impara a scrivere le tue ferite sulla sabbia e a incidere le tue gioie nella pietra.” Lao Tzu

Uno dei mentori della nostra Extraordinary Coaching School è il nostro Max Spini. Oltre a essere un Coach, è anche un Ultrarunner. Una di quelle persone che affronta percorsi di montagna con diversi chilometri di dislivello e centinaia di percorrenza. La sua esperienza è diventata un audiolibro nel quale ci parla della resilienza nello sport e nella vita e di come costruirla.

Ma che cos’è la resilienza? La parola resilienza nasce come descrizione di una proprietà meccanica, la capacità cioè di un materiale di assorbile l’energia di un urto senza rompersi. I materiali con una bassa resilienza sono detti “fragili”. Non è un caso che questo termine sia stato adottato dalla psicologia e sia diventato di uso abbastanza comune sul lavoro e nella vita in generale.

Per quale ragione ci serve resilienza? La resilienza determina in quale modo la capacità che abbiamo di passare indenni sotto i colpi della vita. A essere in qualche modo preparati e soprattutto pronti ad agire in qualunque situazione e in ogni condizione. La resilienza offre la possibilità di concentrarsi su ciò che abbiamo raggiunto ed essere consapevoli che saremo in grado di farlo ancora in futuro, perché sappiamo dove trovare le risorse adatte.

Cosa può darti la resilienza? La consapevolezza di ciò che hai nella vita. Quando sviluppi la tua resilienza ti capita di concentrarti su ciò che hai. Prendi tutte le cose che ti sono successe, quelle belle e quelle brutte e annota tutto quello che ti hanno dato. Nel bene o nel male ti hanno portato dove sei, puoi essere grato per ogni cosa bella che hai o hai avuto e per ogni cosa brutta che ha dato il suo contributo a renderti la persona che sei.

Dove può portarti la resilienza? Rispondere “dove vuoi” sarebbe fin troppo semplice, anche se in fondo è vero. La resilienza in realtà ti porta dove hai bisogno di essere. A volte può significare in fondo al percorso, altre volte a smettere prima di farti del male. Già, essere resilienti significa anche avere la capacità di fissare un limite che non vuoi superare e avere cura di te perché la vita non è una gara, e sicuramente non lo è con gli altri. Sei tu a decidere i traguardi, ciò che vuoi, come raggiungerlo e quando. Io personalmente lo faccio ogni anno nel workshop “Obiettivi!e mi diverto molto perché tante persone insieme a me trovano la propria dimensione e si impegnano per ciò che è davvero importante per loro. E questo fa una grande differenza nella vita.

Facciamoci qualche domanda

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Ci sono alcune domande che quasi tutti ci poniamo almeno una volta nella vita. Soprattutto quando siamo giovani. E le risposte a queste domande – soprattutto alcune risposte – ci possono condizionare per molti anni. Per questo è importante fare il punto, di tanto in tanto, per capire se ciò che pensiamo di volere è esattamente quello che vogliamo oggi: il workshop “Obiettivi! nasce proprio per questo. Fai un aggiornamento del software e stabilisci le tue priorità per l’anno che viene.

Quanto alle domande, quelle rimangono. Ciò che cambia sono le risposte. Un esempio? Quando ci si affaccia nella società, magari con il primo lavoro o ancor prima all’università, capita di chiedersi: “Cosa pensano gli altri di me?”. È una buona o una cattiva domanda questa, secondo te? È una ottima domanda! Se presuppone che tu voglia curare la tua reputazione. Se invece la tua preoccupazione è non sembrare strano o diverso e uniformarti agli altri, stai perdendo qualcosa.

In particolare, stai perdendo una parte di te che invece potrebbe essere proprio quella speciale, il tuo talento, il tuo super potere che ti rende unico. Da ragazzi capita di volersi integrare anche a costo di uniformarsi agli altri e rinunciare a pezzi della propria identità. Spesso è questa la ragione che dopo qualche anno di queste rinunce porta alla frustrazione e al non riconoscersi più. Nel mio libro “Super Youho descritto una sorta di percorso di Coaching che puoi fare insieme a me per individuare il talento speciale che hai e valorizzarlo per vivere a pieno la tua autentica passione.

Altre volte capita che ci poniamo domande come: “se avrò un cattivo risultato, questo che conseguenze porterà nella mia vita?”. La pre-occupazione è un fenomeno naturale e un meccanismo che ci tutela da brutte conseguenze. Fino al punto in cui è funzionale per la sopravvivenza. Quando inizia a diventare disfunzionale e ti tiene alla larga da ciò che può renderti felice – anche a costo di qualche errore – bisogna andare oltre. Anche perché la maggior parte delle persone che rinuncia non teme l’errore, piuttosto si pente della rinuncia.

3 lezioni (più una) per raggiungere il successo personale

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Nella mia esperienza come Business Coach in tante aziende di dimensioni differenti, dalle multinazionali più grandi alle aziende familiari più piccole – non meno grandi nello spirito e spesso create da fondatori illuminati o con un management ispirato – ho avuto la possibilità di conoscere abitudini e comportamenti di persone che hanno a che fare con responsabilità enormi; queste persone, con una decisione sulla produttività in azienda, ad esempio, possono influenzare la vita di migliaia di lavoratori e a caduta decine di migliaia di persone attraverso le loro famiglie.

Ogni Coach ha una responsabilità fondamentale in questo processo. Proprio per questa ragione è necessario essere preparati e capaci di fornire un feedback adeguato. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni fornisco gli strumenti utili per fare un’analisi dello stato di sviluppo e di crescita dell’azienda e offro a chi desidera intervenire sul miglioramento la possibilità di farlo in modo mirato.

In quasi trenta anni di professione come Business Coach nelle aziende ho raccolto molti consigli, idee e punti di vista che ho trovato interessanti, curiosi, differenti. Io credo che tutto ciò che ti aiuta a guardare la vita da un punto di vista differente vada accolto con entusiasmo. Fare cose diverse mantiene la mente flessibile e giovane. Ecco quindi tre insegnamenti (più uno) utili e interessanti che mi hanno trasmesso con il proprio esempio alcune delle persone migliori con le quali ho lavorato:

  1. Preferiscono qualità a quantità: dai programmi tv agli alcolici, dal cibo alla formazione. Scelgono con cura ciò che devono fare, come utilizzare il proprio tempo e come valorizzarlo. E lo fanno ogni giorno.
  2. Sanno fare eccezioni: la flessibilità dei grandi leader è spesso la chiave del loro successo. Hanno la capacità di adottare soluzioni differenti e cambiare i piani quando serve. Soprattutto sanno scegliere quando fare qualcosa di diverso significa crescere e lo fanno.
  3. Investono i loro soldi: tutte le persone di successo che ho conosciuto investono i loro soldi per attività che li rendono migliori. Investono nei loro affari, per la loro crescita personale e per le loro passioni.

Infine, prendono sempre la piena responsabilità delle proprie azioni. Più in generale le persone di successo scelgono. Cioè fanno qualcosa con quello che hanno a disposizione e ottengono dei risultati. Imparano da queste azioni e migliorano il processo, un passo alla volta. Spesso cambiano il mondo, in modo semplice, con naturalezza. Fanno quello che li ispira.

E tu, fai quello che ti ispira e appassiona nella vita, a prescindere dalle circostanze esterne?

I passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale

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In una delle recenti occasioni che ho avuto per presentare al pubblico il mio nuovo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho avuto l’opportunità di rispondere ad alcune domande molto interessanti da parte dei partecipanti. Una di queste mi ha spinto ad approfondire l’argomento e scrivere questo post. 

Quali sono i passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale?

Non è una domanda semplice in un paese come l’Italia. Certamente serve una buona dose di coraggio e di pazienza. Un buon commercialista e molta perseveranza. Oltre a una buona idea di business da portare avanti. Messe da parte quindi queste considerazioni preliminari, quali sono i primi passi da muovere?

Vediamoli insieme:

  1. Chiedi aiuto e consigli. Il mondo è pieno di persone intelligenti. Coinvolgile. Le loro esperienze possono essere la tua conoscenza. Il ragazzo che mi ha posto la domanda, ha centrato il punto. Sicuramente non sono l’unico che può aiutarti, individua il professionista più adeguato al tuo settore.

  2. Assumi persone più intelligenti, esperte e preparate di te. Se sei la persona più intelligente nella stanza, hai sbagliato stanza. Ovviamente lavora per diversificare le competenze. Serve una buona dose di sicurezza di sé per farlo e anche un bagno di umiltà: riconosci ciò in cui non sei bravo e lascia il controllo a chi è esperto, avrai molti meno problemi da risolvere e più soluzioni fra le quali scegliere.

  3. Prenditi cura di te. Se puoi (e vuoi) dedicare il 200% delle tue energie alla tua impresa, vuol dire che stai utilizzando energie che non hai. Spesso sono energie mentali che si nutrono di pura adrenalina. Hai pensato a cosa accadrà quando ti fermerai? Se basi tutta la tua forza sull’adrenalina ti consumi in fretta e ti esaurisci rapidamente. Lavora per avere sempre un equilibrio psicofisico adeguato e sul lungo periodo otterrai risultati eccezionali.

Infine, ricorda sempre il tuo scopo e lo scopo della tua azienda. Fissalo ben chiaro in mente. Quella passione che ti ha portato a lasciare il tuo lavoro a tempo indeterminato, quella idea che ti ha reso insonne e febbrile fin quando non l’hai trasformata in realtà, quell’impegno quotidiano, sono tutto per te. Non dimenticare quindi di comunicarlo agli altri. La passione rende speciale la tua azienda e ciò che fai.