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cervello Archives - Claudio Belotti

Riconosci la TUA felicità

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La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in armonia.” Mahatma Gandhi

Per quale ragione ho scelto proprio questa frase di Gandhi per introdurre un articolo sulla felicità? Ci sono molte frasi, molti aforismi, molti pensieri che descrivono bene la felicità. In questa frase, bellissima, emerge un aspetto chiave per comprendere bene il significato di felicità anche nella nostra società, un aspetto che tendiamo spesso a dimenticare: la felicità è in noi, è nel modo in cui guardiamo a chi siamo e a quello che facciamo.

Se fosse un verbo, felicità vorrebbe solo il tempo presente. La felicità infatti è uno stato emotivo molto diverso dalla gioia o dal divertimento: si può essere felici anche senza ridere. La felicità viene dall’interno, vive nel presente e non ha bisogno di essere cercata. La felicità esiste a prescindere da te. La tua felicità esiste già, sta a te riconoscerla o costruire i presupposti per poterla riconoscere.

Nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità” (disponibile anche in audiolibro) ti guido verso questo riconoscimento attraverso l’aiuto del mio metodo di Coaching originale il One Hand Coaching. Per conoscerlo e impararlo meglio ti invito a partecipare al mio corso più emozionante “Il Coaching secondo Claudio Belotti” nel quale ti racconto e ti faccio vivere insieme a me tutta la bellezza del mio metodo in pratica. Imparerai come i passaggi chiave del Coaching possano essere rafforzati dall’individuazione di un fattore chiave: lo Scopo.

D’altronde se in tanti la cercano e in pochi la trovano, la questione deve essere più complessa di così… In realtà finché non provi non puoi saperlo veramente quanto sei distante dalla tua felicità perché per riconoscerla di solito le persone incontrano principalmente 3 ostacoli. Scopriamoli insieme e vediamo come superarli:

“È raro che una felicità si posi proprio sul desiderio che l’aveva invocata.” Marcel Proust

Il desiderio è in realtà la prima fonte di insoddisfazione (se non di infelicità). L’ideale sarebbe smettere di desiderare. Ma siamo umani, è naturale provare desiderio. Perciò possiamo trasformare il desiderio di altro in desiderio di ciò che abbiamo già. In sostanza provare gratitudine per ciò che abbiamo.

“Per ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.” Ralph Waldo Emerson

La rabbia è il secondo ostacolo alla felicità. La rabbia è ciò che proviamo quando pensiamo che le cose non dovrebbero essere come sono. Per questa ragione la grande psicoterapeuta Virginia Satir – alla quale la PNL deve tanto – diceva che “la vita non è come dovrebbe essere. È quella che è. È il modo in cui l’affronti che fa la differenza”. Per questo serve capacità di accettare le cose come sono e fare del proprio meglio per cambiare ciò che possiamo.

“Serve l’infelicità per comprendere la gioia, il dubbio per capire la verità… la morte per capire la vita. Quindi affronta e abbraccia la tristezza quando viene.” Madre Teresa di Calcutta

L’incertezza infine. Quando non siamo sicuri abbiamo difficoltà a prendere decisioni e a stabilire una rotta nella nostra vita. Il dubbio è un tarlo che rode la mente. Per questo è necessario stare attenti quando arrivano sensazioni negative: sono messaggeri che ci vogliono segnalare qualcosa. Dobbiamo domandarci cosa sono venuti a comunicarci e agire di conseguenza per poter creare una nuova base di sicurezza e certezza dalla quale ritrovare il nostro stato emotivo.

Focus!

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Il Focus insieme al Linguaggio e alla Fisiologia è uno dei tre elementi in grado di influenzare lo stato emotivo. E lo stato emotivo è quello che determina il significato che dai alla realtà che vivi. Questo conferisce allo stato una importanza davvero chiave per avere una vita felice e ricca di significato. Tutti e tre questi elementi sono sotto il tuo controllo: per questo imparare a gestire in modo adeguato ognuno dei tre può fare la differenza.

Il tuo focus, la tua attenzione cioè determina le esperienze che vivi e le esperienze che vivi determinano la vita che hai. Mi spiego meglio: oggi si parla spesso di deficit di attenzione, di bombardamento mediatico, e molti telefoni di ultima generazione hanno integrato nel loro software una applicazione che monitora il benessere digitale che mostra non solo quanto tempo si trascorre al telefono ma anche e soprattutto quante notifiche si ricevono, quante volte cioè ci siamo distratti da ciò che stiamo facendo per controllare lo smartphone.

Oggi, in un mondo in cui tante esperienze si fondono insieme in un continuum di sensazioni fra il reale e il virtuale – la temperatura della stanza in cui ti trovi e il modo in cui ti fa sentire il messaggio di un collega o di un amico – la possibilità di distrarsi e dirottare l’attenzione verso il superfluo è enorme. Per essere costantemente presenti e gestire meglio lo stress, dobbiamo rafforzare la nostra abilità di gestione del Focus.

La gestione dell’attenzione non è solo un modo di controllare le distrazioni: anche perché se fosse vero che si potessero controllare le distrazioni, basterebbe farlo. Non è così semplice. Bisogna innanzitutto essere presenti al momento, entrare nel flusso dell’azione e massimizzare l’attenzione, in modo da poter liberare la propria ispirazione. Si tratta di agire con intenzione, invece che reagire agli eventi. Ti ho parlato spesso di questa differenza: l’azione fa la differenza.

Allora perché non viviamo solo le esperienze che desideriamo e creiamo la vita come la vogliamo? Viviamo in un mondo con molte più distrazioni di quante ne esistesse negli anni la nostra attenzione è costantemente richiesta da molte fonti. È qui che puoi fare la differenza, attraverso una gestione dell’attenzione mirata. Mettere in pratica la gestione dell’attenzione significa creare opportunità durante la giornata per sostenere le tue priorità.

Ricordati che puoi sempre limitare i fattori esterni: la tecnologia è al tuo servizio, non il contrario! Puoi prendere il controllo e disattivare le notifiche, puoi utilizzare le cuffie, se ascoltare musica ti aiuta a concentrarti ma le distrazioni che provengono dall’esterno sono poca cosa in confronto a quelle interiori anche perché il nostro cervello inventa mille modi per distrarci se non scegliamo come gestire le sue risorse.

Quindi dedica il tuo impegno soprattutto a gestire i fattori interni:

Gestisci i tuoi pensieri. La mente è fatta per divagare, è vero. L’evasione della mente è una delle caratteristiche più belle del nostro cervello. Quando questo vagabondaggio dura troppo, fermala e riportala a casa. Con gentilezza. Fermati e respira. Concentra la mente sul respiro. Quando inspiri e quando espiri. Esercitati a notare quando la tua mente sta deviando nella sua direzione e guida delicatamente la tua attenzione verso il punto in cui vuoi.

Gestisci il tuo comportamento. L’attenzione si esaurisce. Di tanto in tanto hai bisogno di ricaricarla. L’attenzione per fortuna è rinnovabile. Ha bisogno di luce e aria, ha bisogno di cibo sano e luce calda. Quando sei da troppe ore al computer e non riesci più a concentrarti non forzare la tua mente in questo percorso. Lascia andare. Semplicemente. Non forzare. Dalle tempo, l’attenzione torna da sé.

Ricarica le tue energie mentali naturalmente

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Ogni tanto hai bisogno di ricaricare la mente. Durante la giornata capita spesso di dedicare energie importanti concentrati sul lavoro che si sta svolgendo. A intervalli regolari è naturale provare la sensazione di aver dato tutto il possibile. A quel punto, in molti si costringono a proseguire nel lavoro, magari con il supporto di un caffè o di una bevanda energetica, pensando che per fare di più serva aggiungere qualcosa. In realtà ciò che serve è togliere qualcosa, svuotare la mente.

La cosa migliore per il nostro cervello è uscire e camminare (o correre). Se possibile, andare nel verde, nella natura, in un parco. Diversi studi scientifici hanno evidenziato che l’interazione con la natura migliora in maniera effettiva le capacità cognitive. Non è solo una cosa utile per un essere umano quella di spegnere gli schermi, mettere a tacere i telefoni e fare una passeggiata fuori: è una vera necessità. Nella natura la funzionalità del cervello si trasforma, proprio sotto il profilo biochimico.

L’effetto più importante della natura sul cervello è legato alla riduzione dello stress: un’esposizione alla natura anche di pochi minuti può ridurre i livelli di ansia e stress, abbattendo gli effetti del cortisolo. Alcuni neuroscienziati arrivano persino a sostenere che basti anche solo un’immagine della natura, del verde, di un bosco ad esempio, per ridurre i livelli di stress: è utile saperlo ma se hai la possibilità di uscire a fare quattro passi, è sicuramente meglio. La corsa poi sprigiona endorfine e il gioco è fatto

In PNL è una cosa che sappiamo bene. Il movimento è utilissimo per fare dei cambiamenti di stato: quando vai a intervenire sulla “fisiologia” – per semplificare possiamo dire che in Programmazione Neuro-Linguistica la fisiologia corrisponde sostanzialmente alla parte fisica del corpo – influisci anche sullo stato emotivo. La mente influenza il corpo e il corpo influenza la mente: puoi ritrovare la concentrazione e meditare per dieci minuti o andare a fare una passeggiata. E se non hai familiarità con la meditazione il primo passo utile per uscire da una impasse è aprire la porta e camminare!

Scegli bene i tuoi gruppi

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Ho scritto altre volte del concetto di gruppo di pari e della mia personale visione: il gruppo di dispari. Questi insiemi sociali fanno parte delle scelte che possono cambiare radicalmente la qualità della tua vita.

Ma come si creano dei gruppi di questo genere? Innanzitutto, non si creano. Più spesso ci si associa a gruppi già esistenti frequentando persone che fanno cose molto interessanti o molto differenti da quelle che facciamo di solito.

L’interesse dell’attività o la sua diversità dal consueto non sono criteri sufficienti. Anche un gruppo di alpinisti fa una attività interessante ma se tu vivi a 500 chilometri dalle montagne e andarci ogni settimana potrebbe non essere propriamente ecologico per la tua vita e i tuoi affetti. Allo stesso modo un gruppo di incalliti bevitori di grappa fa una attività che è diversa da ciò che fai di consueto – o almeno lo spero per il tuo fegato – ma per quanto interessante potrebbe essere una attività in conflitto con i tuoi valori, se al primo posto c’è una alimentazione sana.

Va bene sperimentare e aprire la mente. Mettersi in gioco e cambiare punto di vista. Allo stesso tempo è importante definire bene quali attività scegliere. Per farlo puoi porti alcune domande. Ad esempio:

Questa frequentazione è compatibile con i miei valori?

Le persone che la svolgono ti sembrano felici di quello che fanno?

Se hai già provato a frequentare quel gruppo, dopo hai più energia?

Questa frequentazione ti porta vantaggi, competenze, conoscenze, qualità nella tua vita?

Rispondere affermativamente a queste domande è un ottimo primo passo verso la scelta consapevole di un gruppo di pari o un gruppo di dispari che può portarti a crescere e migliorare in modo ecologico e stimolante.

Overthinking: cos’è e cosa puoi fare per utilizzarlo a tuo favore

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Ci sono alcune parole inglesi che descrivono con grande esattezza alcune situazioni o comportamenti. Sono spesso parole composte, è vero. Ma sono comunque più immediate di certe parafrasi che dobbiamo utilizzare in italiano per esprimere gli stessi concetti. In italiano ad esempio non c’è una parola per esprimere il groviglio complesso di pensieri dell’overthinking. Eppure, questa pratica è molto diffusa.

Un modo per tradurre questa pratica potrebbe essere rimuginare anche se non rende completamente il senso, perché è solo un aspetto dell’overthinking. Ti è mai capitato infatti di ingigantire una situazione nella tua testa – proprio come farebbe un piccolo masso che rotola e trascina a valle un intero ghiaione causando una valanga – e fare previsioni catastrofiche su eventi improbabili che non si sono ancora verificati? Anche questo è overthinking.

E poi, hai mai ragionato con insistenza e dato un peso eccessivo a ciò che gli altri potrebbero pensare di te? O ancora, hai mai lasciato che le chiacchiere negative, i pettegolezzi, le critiche si accumulassero nella tua testa? Ecco, tutto questo è overthinking. È un modo di non digerire il pensiero negativo, di non liberarlo e lasciarlo cadere per ciò che è: solo un pensiero negativo. Purtroppo, l’overthinking è un loop, un giro nel quale hai costruito una piccola zona di comfort e non hai troppa voglia di uscirne.

Quindi è necessario trovare le strategie giuste per farlo. Perché a lungo andare questo pensiero insistente crea solo altri problemi senza risolvere i presenti. Partiamo da questo: tutti ci raccontiamo storie nella nostra testa. Si tratta solo di prendere consapevolezza di questa narrazione, gestirla e utilizzare tutta l’energia che impieghi in questa pratica, per qualcosa di utile. Raccontarsi una storia differente infatti è il primo passo per gestire emozioni che ti trattengono dall’essere, dal fare e dall’avere ciò che vuoi e meriti.

Lascia andare il passato. La ruminazione del pensiero. Quando prendi un pensiero, un evento, un’emozione passata e la mastichi ancora e ancora. Ti svelo un segreto: tutti abbiamo un passato! Se sei vivo oggi e sei qui a leggere questo post è perché sei nato, cresciuto, hai imparato a leggere e hai fatto il tuo percorso di vita. Il passato non si cambia. Ma puoi cambiare il significato che attribuisci agli eventi passati. Perché sei qui oggi a leggere questo testo? Quali strade ti ci hanno portato? Il fatto che tu possa leggere ti rende già più fortunato di una grande parte della popolazione mondiale. E se sei qui, non è per passatempo. Stai cercando qualcosa e hai la motiv-azione per crescere. È già un valido motivo per essere grato agli eventi che ti hanno condotto qui.

Vivi il presente. Va bene pianificare il futuro. Ma se questo significa immaginare sventure e sciagure, che senso ha? Pre-occuparsi di qualcosa va bene solo se è sotto il tuo il controllo o sotto la tua influenza. Se vuoi costruire castelli in aria, fai in modo che non siano i castelli di Dracula. Crea castelli confortevoli, immagina ciò che accadrà di bello, quanto ti divertirai a gestire quella situazione, che avrai idee e risorse a sufficienza per far fronte a ogni evenienza, che sei forte oggi e domani lo sarai ancora di più grazie all’esperienza. Poi quando sarai consapevole di questa forza non avrai più bisogno di costruire nessun castello, nessun fossato o ponte levatoio. Potrai tranquillamente vivere il presente e non avere aspettative per il futuro, perché ti godrai tutto quello che verrà, quando verrà il momento.

Concentrati sulle soluzioni. Individuare i problemi è un male necessario. Una volta fatto bisogna subito spazzare via il campo dal problema e concentrarsi sulle soluzioni. Quali sono le risorse che hai a disposizione? Cosa puoi trarne di buono? La soluzione ti offre la possibilità di creare qualcosa di nuovo che prima non c’era? Se pensi troppo a causa dello stress sul lavoro, ripensa il tuo percorso professionale. Se ritieni di non essere dove vorresti essere nella vita, fissa degli obiettivi che ti ci portino. Io lo faccio ogni anno con il workshop “Obiettivi!. Questa è una grande mossa che ti infonde molto coraggio e ti stimola ad agire. Ricorda: nessuno controlla la tua vita tranne te. Vuoi che sia straordinaria? Rendila tale!

Riconoscere il valore del tuo successo

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Il successo e la felicità sono due stadi della vita di ciascuno di noi. Purtroppo il significato di queste parole viene spesso frainteso. Molte persone infatti hanno preso il concetto di felicità e di successo dall’esterno e non hanno mai speso del tempo e delle energie per creare il proprio. Qualche mese fa ti ho parlato in questo articolo del valore della felicità.

La felicità non si compra, anche se nella società occidentale è molto difficile escludere totalmente il denaro, in qualsiasi scenario di felicità. Non è necessario infatti. I soldi vanno bene. Il problema semmai è come li si spende e soprattutto cosa ci si aspetta da quella spesa. Più o meno lo stesso accade con il successo.

Quando pensiamo al concetto di successo – senza esserci domandati cos’è per ciascuno di noi – ci viene in mente prima di tutto un’idea stereotipata. Beni di lusso, fama e il corollario classico. Quindi magari soprattutto da giovani iniziamo a lavorare sodo per ottenere queste cose. Alcuni sono talmente abbagliati da questo pensiero che decidono di cercare quel successo anche in modi poco legali. E quando lo raggiungono?

Beh, quando lo raggiungono non è quasi mai come sembrava nella mente. A questo punto sarebbe facile pensare che il problema siano i beni materiali. Non è così. Il successo può includere la costituzione di un ricco patrimonio, la libertà finanziaria, una vita agiata. Il successo è (anche) una questione di Obiettivi e ogni anno dedichiamo una giornata a questo workshop straordinario per definire il TUO successo. Allo stesso tempo il successo deve contenere altri ingredienti per essere completo:

Innanzitutto, il successo deve essere personalizzato. Non esiste un successo buono per tutti e soprattutto non esiste un successo giusto e uno sbagliato. Piuttosto, si tratta di fare le cose a modo tuo. Il primo passo verso il successo è trovare la tua forma di successo.

In secondo luogo, il successo deve essere costruito a partire da ciò che hai. Molte persone si focalizzano su ciò che non hanno e su ciò che molto probabilmente non avranno mai: la tua altezza è un elemento che non puoi modificare. Il tuo successo arriva quando decidi di costruire chi sei sulla base di ciò che hai. Nessun altro si preoccuperà mai del tuo successo (o della tua salute, delle tue relazioni) più di quanto lo possa fare tu.

Infine, resta concentrato. Una volta che hai definito cosa è il successo per te e quali sono le basi dalle quali partire, ti resta solo da seguire la tua strada con intenzione, capacità e perseveranza. Sono migliaia le distrazioni che ogni giorno ti possono spingere in direzioni secondarie: stare a casa a guardare serie tv sul divano, scrollare distrattamente il feed di un social network. Mantieni la concentrazione su ciò che è importante per te. Una forma di successo è già questo.

3 cose che puoi fare, migliori di lamentarti

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Può capitare che ogni tanto venga una tentazione… lamentarsi. Tra tutte le attività umane, è forse la meno utile di tutte. Per certi aspetti è persino dannosa! Quindi non solo non serve a nulla ma peggiora la situazione. Lamentarsi è l’esatto opposto di tutto ciò che insegna la Programmazione Neuro-Linguistica per superare una difficoltà.

Crogiolarsi nel pensiero delle cose andate storte, di un fallimento, di un errore non fa altro che aumentare il bruciore di questa scottatura. E non c’è nulla di peggio. Ci sono molte cose migliori da fare rispetto a lamentarsi. Cose più utili e pratiche.

Vediamo insieme alcune ottime alternative per superare un momento difficile e ridarsi slancio e forza:

Agisci. L’azione ti salva da qualunque fase di down. Mentre gli altri si lasciano paralizzare dalla preoccupazione, dalla paura e dall’ansia, tu sviluppa la forza necessaria per andare avanti. Se una certezza frana, è inutile fermarsi lì sotto a guardarla cadere. Costruiscine subito un’altra. O almeno inizia a spostarti.

Fai quello che puoi. Non sentirti obbligato dall’idea di agire a fare anche tutto insieme. Il modo migliore per uscire da uno stallo è fare un passo. Pensa a soluzioni creative che altri non provano nemmeno a cercare. Piuttosto che crogiolarti nella commiserazione, guarda gli ostacoli davanti a loro.

Affronta la situazione. Quando si rovescia un bicchiere e il contenuto cade ovunque sono certo che non passi tre o quattro giorni a pensare all’accaduto, a cosa avresti potuto fare diversamente, a individuare il colpevole o a colpevolizzare te stesso. Come si dice? Shit happens. Prendi uno straccio e fai pulizia subito. E se quel bicchiere fosse una incomprensione in ufficio? Una indicazione sbagliata? Affrontala e risolvila. E se non si può più risolvere? Accetta il fatto che dovrai fare diversamente in futuro e comunica agli altri che hai capito la lezione.

Essere felici

By | Riflessioni

Ci sono tanti uomini e donne straordinari nel mondo, ne abbiamo visti qualcuno in questi giorni al WOBI. Alcuni sono passati a miglior vita, molti sono vivi e ci indicano una via verso una vita migliore.

Il motto di Extraordinary è: “siamo tutti straordinari” perché crediamo che tutti, nessuno escluso, sia meglio di quanto creda e abbia dentro di sé qualcosa di speciale.

Steve Jobs era straordinario, Mandela, Gandhi, la principessa Diana, Madre Teresa… tutti straordinari in modi diversi e unici.

E tu? In che modo sei straordinario? Forse lo sei in modo semplice, senza essere famoso o ricco. Credimi va bene, senza atomi le stelle non esisterebbero, tantomeno le galassie.

Quando mi viene chiesto di definire il successo, penso a una sola cosa, la felicità. Avere successo per me, vuol dire solo una cosa: essere felice.

Tutti vogliamo essere felici, forse non sappiamo cosa significa ma cerchiamo di esserlo giorno dopo giorno.

La felicità non ha nulla a che fare con il denaro, né con la fama, né con il potere. Non dipende da dove vivi, dalla macchina che guidi o dalla taglia di pantaloni che porti. Puoi essere ricco o povero, grasso o magro, ci sono tanti modi per essere felici…

Nelle persone che vivono appieno la propria vita, incluso quelle che si sono viste al World Business Forum di Milano, ho notato alcune caratteristiche tra cui:

Libertà

Libertà di essere e sentirsi chi sono, di fare quello che credono che sia giusto (ovviamente nel rispetto degli altri).

Miglioramento

Tutte le persone che si sentono felici fanno qualcosa per crescere. Che sia un corso, leggere, fare volontariato… “all the above”. Sono attivi nel cercare di essere migliori continuamente.

Contributo/impatto

Nel migliorare, direttamente o indirettamente, aiutano altri a fare lo stesso. Non sempre aiutano altre persone, a volte cercano di salvare i Panda o la foresta amazzonica. Fanno comunque qualcosa che va oltre loro stessi.

Comunità

Fanno parte di qualcosa, un gruppo, una tribù, un movimento… si uniscono a persone che come loro vogliono essere libere, migliorare e contribuire. Non sempre sono capiti da chi preferisce essere: prigioniero, statico, egoista…

Ci sono tanti modi per essere più felici e altrettanti per non esserlo e una sola cosa da fare: scegliere.

Love on ya.

Claudio

 

 

 

 

Sogni, desideri e bugie

By | Riflessioni

Anche all’ultimo corso in PNL, che ho fatto con un gruppo davvero straordinario, mi sono ritrovato a dire ancora una volta:

“non avete abbastanza fantasia per sapere cosa vi aspetta di bello…”.

È una frase che dico spesso perché ci credo, io sono la prova vivente di questo concetto. Non avrei mai pensato di vivere e fare alcune cose che vivo e faccio.

Purtroppo molti, invece di pianificare il proprio futuro, e soprattutto fare qualcosa per renderlo reale, lasciano perdere.

Perché?

Secondo l’autore americano John C. Maxwell, per una o più di queste 5 ragioni:

  1. Hanno creduto alle bugie di altri. Qualcuno li ha convinti a lasciar perdere facendogli credere che non sono abbastanza: bravi, belli, intelligenti o qualcos’altro. Le ho chiamate io bugie, perché lo sono. Sono tutte bugie, sia quelle che dico io quando asserisco che siamo tutti straordinari, sia loro che dicono che non lo siamo. A te scegliere a quali credere.
  2. Si allineano alla norma, cioè alla normalità. Molti si accontentano dell’ordinario, è più sicuro, non dà problemi di accettazione dagli altri… Andare un po’ oltre, metterci quell’extra richiede fatica. Il ritorno di investimento è altissimo ma pochi hanno voglia e coraggio.
  3. Lasciano che le delusioni del passato li blocchino. Quando fai qualcosa di nuovo o di sfidante, sbagli. Qualcuno ti rifiuta, fai errori, qualcosa va storto… fa parte del gioco e chi ha successo lo sa. Questi momenti servono a crescere e migliorare, ma purtroppo ad alcuni tolgono entusiasmo e convinzione.
  4. Grazie a questi insuccessi, perdono di convinzione, di voglia di fare, gli passa la fame. Bisogna credere, soprattutto quando è difficile. Quando è facile tutti credono, è facile appunto.
  5. Hanno perso la fantasia. Qualcuno gliel’ha tolta e loro hanno lasciato fare. Sono diventati “realisti”, forse per paura di avere nuove delusioni, forse per altri motivi. I bambini sognano, costa poco ed è una cosa che tutti i grandi del passato e del presente fanno.

E tu quand’è l’ultima volta che hai sognato ad occhi aperti, credendo che, un giorno, il tuo sogno sarebbe diventato realtà?

Spesso nei corsi di formazione ci si ricorda che tutto quello che esiste, tempo fa, era solo un’idea, un sogno di qualcuno… l’elettricità, l’acqua potabile in casa, gli aerei, i computer, le medicine, la libertà…

Continua a sognare e non farti influenzare da chi, per paura, ha smesso. Continua a fare qualcosa per rendere reale il tuo sogno.

Forse non avrai e non diventerai tutto quello che vuoi, però vale la pena crederci. Le ricerche ci dicono che, il solo essere proattivi per renderle reali, ci rende più felici e più sani.

Io ho ancora tanti sogni, tu?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Credere, sognare e vivere.

By | Riflessioni

Apro i giornali e leggo solo brutte notizie. Ascolto i telegiornali, lo stesso. Radio uguale…

Per avere una vita felice, riuscire nel lavoro e nella vita privata serve energia, entusiasmo e crederci, ma con l’ipnosi culturale che ci circonda è sempre più difficile.

Durante l’ultimo week end, al seminario Extraordinary Me, ci siamo presi 4 giorni di pausa. Eravamo in un’isola felice, coccolati e distaccati dal mondo. Il nostro piccolo gruppo ha legato subito e tutti sono stati straordinariamente gentili, dolci e disponibili l’uno per l’altro.

Ognuno ha ritrovato (o ricreato) sé stesso, ha avuto più chiarezza su ciò che conta veramente e tutti abbiamo preso delle decisioni importanti.

Ora siamo tornati alla vita normale, quella che entra nelle statistiche e fa la norma. La sfida sarà mantenere la nostra consapevolezza, senza lasciarci convincere da chi vede solo nero.

Anche noi vediamo i problemi, siamo ottimisti, non ciechi o stupidi.

Li vediamo ma siamo convinti di essere forti e quindi di poterli risolvere. Non sappiamo sempre come, ma ci crediamo. Anche perché sappiamo di poter contare l’uno sull’altro.

Non è necessario frequentare un seminario con noi. Ci sono tanti modi per ritrovare questa forza e “pulirsi”, puoi faro anche da solo. Certo è, che se non ti attivi e ingoi tutto quello che ti viene propinato, è dura.

Dobbiamo essere attivi nel pulire la nostra mente, cuore e anima. Non dai nostri peccati, ma dalle stronzate altrui.

Basta poco, basta farlo.

Teoricamente basterebbe fare tre cose:

  1. Definire: chi sei, in cosa credi, quali sono i tuoi valori. Se vuoi farla proprio tutta, decidi o trova “lo scopo della tua vita”.
  2. Inizia a vivere in modo allineato e congruente a quello che hai deciso nel punto precedente, nelle grandi e nelle piccole cose della tua vita. Se uno dei tuoi valori è la salute, mangia in funzione di quello. Se l’amore è importante, inizia nell’essere gentile.
  3. Circondati di persone che la pensano come te, o almeno rispettano chi sei, lasciandoti essere, senza ostacolarti. È il famoso gruppo dei pari, forse non avrai sempre fan che concordano con te, ma almeno che ti lascino vivere come vuoi tu. Ovviamente devi fare lo stesso.

La storia dell’umanità, la nostra nazione e persino il tuo quartiere, sono ricchi di esempi di persone che vivono la loro vita, creano un’esistenza serena e felice perché decidono, credono e fanno.

Bisogna impegnarsi un po’, trovare il modo giusto e la compagnia giusta.

Tu in cosa, credi? Chi sei e perché fai quello che fai?

Love on ya!

Claudio