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Business Coaching Archives - Pagina 2 di 5 - Claudio Belotti

Il modo migliore per far brillare la tua crescita personale

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“Il modo più veloce per cambiare te stesso è trascorrere del tempo con persone che sono già come vuoi essere tu.” Reid Hoffman

Sai qual è il momento in cui la tua crescita personale aumenta in modo esponenziale? Quando hai l’occasione per confrontarti e trascorrere del tempo con personalità di livello internazionale con esperienze e competenze straordinarie. In questo modo impari tanto, in poco tempo. Ed è proprio per questa ragione che ho creato l’Extraordinary Talk: una giornata in cui creerò il tuo gruppo di dispari che sarà composto da uomini e donne brillanti, eccellenze nel proprio campo: manager, astronauti, medici, Coach e psicoterapeuti. 

Il gruppo di dispari infatti si crea quando grandi menti con esperienze speciali e background molto diversi fra loro si riuniscono in un solo luogo, per un tempo limitato, per concentrare competenze energie e focus. In questo modo hai la possibilità di prendere contatto con realtà e idee diverse, tutte di successo, tutte al top nel proprio settore. Esserci vuol dire avere la possibilità di modellare comportamenti e soluzioni, significa comprendere in che modo grandi menti hanno risolto problemi di ogni genere, comuni ad aziende e vite di ciascuno di noi.

In questo modo diventare la migliore versione di te sarà ancora più semplice e soddisfacente. Potrai portare nel tuo lavoro ciò che hai appreso e aumentare la tua efficacia. Ognuno di noi infatti ha importanti lezioni da imparare perché la vita è fatta di errori ed esperienze. Alcune importanti lezioni da imparare il prima possibile sono:

Prendersi cura di sé non è egoismo: è salvaguardia. Sei la persona più importante, per te ovviamente e per le persone che ami, che ti amano e per quelli che guidi nel lavoro. La tua integrità psicofisica è fondamentale per salvaguardare la qualità della vostra vita insieme. Prenditi cura di te e sappi che lo stai facendo tanto per te quanto per le persone che ti vogliono bene.

Abbandona la ricerca della perfezione: fai il massimo per migliorare. Avere a cuore il miglioramento significa impegnarsi costantemente per cercare modi in cui fare le cose meglio – per noi stessi, per gli altri, per i nostri clienti e per i nostri partner. Quando ti impegni per fare del tuo meglio, non ti servirà più la perfezione che comunque nessuno si aspetta da te. L’impegno e la dedizione pagano sempre e se questo farà allontanare da te alcune persone, ne avvicinerà molte altre: quelle giuste.

Ispira le altre persone senza giudicarle. I leader in azienda spesso anche le persone più esperte in una materia, hanno le competenze per migliorare i processi o risolvere i problemi. Quando si guida una squadra, si è tentati di consigliare continuamente agli altri su ciò che devono fare per migliorare. Questo può spesso portare a risultati deludenti e frustrazione; da entrambe le parti. I migliori leader sono quelli che ispirano gli individui del proprio gruppo di lavoro a valutare in cosa possono migliorare, piuttosto che farlo al posto loro.

Le 3 caratteristiche (più una) fondamentali per un manager

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Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho raccolto l’esperienza ultraventennale come Business Coach nelle aziende più grandi e a contatto con imprenditori illuminati e manager con idee innovative e approcci inconsueti. Tutto questo know-how è a tua disposizione e può applicarlo nella tua azienda per portarla a quello che lo stato di grazia, lo stadio del Prime.

Tutto ha inizio molti anni fa – non ricordo più quanti, ma tanti – in uno dei numerosi seminari di Robbins al quale collaboravo. Il grande Tony ci parlò di un concetto che mi colpì (non che fosse la prima volta, né è stata l’ultima). Ci parlò delle identità nel mondo del lavoro. Ci disse che ognuno di noi, per natura, può avere una prevalenza di uno fra tre diversi modi di pensare.

Sul lavoro, infatti, diceva Robbins, ci sono tre anime. Tutte belle, tutte necessarie al mercato e molto diverse tra loro. Di queste tre, solitamente ne abbiamo una molto sviluppata, una meno e una quasi per niente. Ovviamente nessuno di noi è una cosa sola, siamo animali complessi, ma questa generalizzazione ci può aiutare. I tre “tipi” sono: l’artista, il manager, l’imprenditore (business maker). 

Sapere qual è la tua anima prevalente e quale quella secondaria è importante per assicurarti di avere persone diverse vicino a te: infatti se ragionate tutti allo stesso modo vi farete male, imprenditorialmente parlando. Non si vince un campionato con soli portieri e difensori. Cerca di capire chi sei e di chi o cosa hai bisogno. Portali in azienda, ascoltali e impara da loro.

Se la tua anima è quella di un imprenditore e hai bisogno di trovare manager ci sono almeno 3 caratteristiche (più una) che devi ricercare. Vediamole insieme:

Manager Coach. Un buon manager dovrebbe essere anche un buon Coach. Sono trascorsi ormai già molti anni da quando la prestigiosa università di Harvard ha individuato il Coach come professione del futuro e le Coaching skill come elementi fondamentali in qualunque professione o mansione che preveda la gestione, il coordinamento e la guida delle persone. La gestione dello stato emotivo, le competenze di negoziazione, le abilità di valutazione delle risorse umane sono tutte caratteristiche fondamentali per un manager.

Delega. La delega a volte viene intesa in modo negativo come il tentativo di scaricare lavoro sugli altri. Non è così: la delega è innanzitutto responsabilizzazione. Un manager leader deve avere la capacità di creare altri leader. I team di lavoro non devono dipendere dalle decisioni del manager, deve essere in grado di gestire a sua volta le piccole decisioni che fanno andare avanti il lavoro in modo scorrevole. Delegare infatti non significa disinteressarsi. Significa dare valore, valorizzare il lavoro delle persone permettendo loro di crescere.

Competenze. Un manager deve essere competente del settore in cui opera. Soprattutto quando deve guidare una squadra di tecnici, deve avere competenza nella materia specifica. Mettere alla guida di un settore una persona che non ha competenze in quel settore può rendere molto complessi sia la creazione di fiducia, sia la capacità di controllo, sia il coordinamento del lavoro.

Infine, una caratteristica fondamentale è la capacità di prendere decisioni. Nel lungo periodo l’errore si paga molto meno dell’essere rimasti fermi. Prendere decisioni è molto utile per uscire da impasse pericolose. Una decisione rapida e sbagliata è sempre meglio di una decisione tardiva o di nessuna decisione. Nel primo caso infatti ci si dà la possibilità di recuperare.

Come sviluppare la tua leadership sul lavoro

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Come si diventa un leader sul lavoro? Diventare leader sul lavoro porta opportunità, sfide e responsabilità. Non tutti sono adatti alla leadership ma posso rassicurarti se è questo il tuo dubbio: se sei qui a leggere questo blog, se vuoi migliorare e desideri prendere in mano le redini della tua vita, sicuramente sei la persona giusta.

Se non sei sicuro di sapere quale sia il punto di partenza, ce ne sono molti dai quali partire per creare la tua personale forma di leadership. E questo è il segreto: la leadership, come la felicità e il successo non è unica. La formula della leadership infatti ha delle caratteristiche specifiche, degli ingredienti potremmo dire, e allo stesso tempo ciascuno può personalizzarla a piacere mischiando gli ingredienti in quantità differenti.

Ovviamente una leadership efficace è anche una leadership equilibrata, come il sapore di un piatto prelibato, e lo è innanzitutto rispetto al contesto e alla situazione. Il leader infatti è anche flessibile e più lo è e più è in grado di gestire il sistema nel quale agisce. Per questa ragione è importante comprendere bene quali sono le caratteristiche di un leader. Ti consiglio di iniziare da queste 3 (più una):

Capacità

I veri leader conoscono le proprie capacità e i propri limiti e usano questa consapevolezza per mettersi costantemente alla prova per crescere. Quando sei consapevole di capacità e limiti, le critiche e le battute d’arresto non sono stop definitivi ma nuove opportunità per migliorare te stesso e la tua situazione. Affina costantemente le tue abilità e sviluppane di nuove. Quando ti impegni costantemente a migliorare te stesso, sei in grado di diventare più di quanto avresti mai pensato possibile.

Convinzioni

Molto spesso ciò che porta un leader è certezza, soprattutto all’interno di ambienti di lavoro nei quali regna incertezza. Ciò non significa che come leader devi avere sempre tutte le risposte: è sufficiente che tu sviluppi la convinzione interiore di poter trovare la risposta e andare avanti. La chiave è essere pronti ad accettare ogni sfida (coerente con il tuo obiettivo lavorativo). Spesso, portare certezze significa anche portare creatività, umorismo e curiosità in situazioni stressanti. Questo farà sì che gli altri si rivolgeranno naturalmente a te quando le cose diventano difficili o caotiche perché riuscirai a farle sembrare più leggere.

Identità

Un vero leader è un grande semplificatore. Attenzione: semplificare non significa banalizzare. Semplificare significa dare alle persone messaggi chiari, senza essere direttivi. Significa dare spazio per crescere senza aggravare il loro carico di lavoro. Significa sottolineare un errore per il tempo necessario a farlo comprendere e nello spazio sufficiente perché la persona comprenda e premiare in pubblico perché tutti sappiano il successo raggiunto. Essere un leader significa esserlo, non solo volerlo essere, in ogni momento, in ogni azione che si compie, con coerenza, con l’esempio, con l’umanità.

Infine, per crescere all’interno dell’azienda è fondamentale conoscere lo stadio evolutivo dell’azienda stessa. Prima di muoversi in una direzione è molto importante sapere se quella è la stessa direzione nella quale si sta muovendo l’azienda. Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro uno strumento pratico e semplice per comprendere quali sono le fasi che attraversa ogni azienda, qual è la migliore e per quale ragione. Questo non vuol dire che non si possa far carriera in una azienda che si trova in una fase non ottimale. Anzi spesso è persino più facile. Per farlo bisogna fare le mosse giuste. Sei sicuro di sapere quali sono? Leggi il libro e scoprilo!

Facciamoci qualche domanda

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Ci sono alcune domande che quasi tutti ci poniamo almeno una volta nella vita. Soprattutto quando siamo giovani. E le risposte a queste domande – soprattutto alcune risposte – ci possono condizionare per molti anni. Per questo è importante fare il punto, di tanto in tanto, per capire se ciò che pensiamo di volere è esattamente quello che vogliamo oggi: il workshop “Obiettivi! nasce proprio per questo. Fai un aggiornamento del software e stabilisci le tue priorità per l’anno che viene.

Quanto alle domande, quelle rimangono. Ciò che cambia sono le risposte. Un esempio? Quando ci si affaccia nella società, magari con il primo lavoro o ancor prima all’università, capita di chiedersi: “Cosa pensano gli altri di me?”. È una buona o una cattiva domanda questa, secondo te? È una ottima domanda! Se presuppone che tu voglia curare la tua reputazione. Se invece la tua preoccupazione è non sembrare strano o diverso e uniformarti agli altri, stai perdendo qualcosa.

In particolare, stai perdendo una parte di te che invece potrebbe essere proprio quella speciale, il tuo talento, il tuo super potere che ti rende unico. Da ragazzi capita di volersi integrare anche a costo di uniformarsi agli altri e rinunciare a pezzi della propria identità. Spesso è questa la ragione che dopo qualche anno di queste rinunce porta alla frustrazione e al non riconoscersi più. Nel mio libro “Super Youho descritto una sorta di percorso di Coaching che puoi fare insieme a me per individuare il talento speciale che hai e valorizzarlo per vivere a pieno la tua autentica passione.

Altre volte capita che ci poniamo domande come: “se avrò un cattivo risultato, questo che conseguenze porterà nella mia vita?”. La pre-occupazione è un fenomeno naturale e un meccanismo che ci tutela da brutte conseguenze. Fino al punto in cui è funzionale per la sopravvivenza. Quando inizia a diventare disfunzionale e ti tiene alla larga da ciò che può renderti felice – anche a costo di qualche errore – bisogna andare oltre. Anche perché la maggior parte delle persone che rinuncia non teme l’errore, piuttosto si pente della rinuncia.

3 lezioni (più una) per raggiungere il successo personale

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Nella mia esperienza come Business Coach in tante aziende di dimensioni differenti, dalle multinazionali più grandi alle aziende familiari più piccole – non meno grandi nello spirito e spesso create da fondatori illuminati o con un management ispirato – ho avuto la possibilità di conoscere abitudini e comportamenti di persone che hanno a che fare con responsabilità enormi; queste persone, con una decisione sulla produttività in azienda, ad esempio, possono influenzare la vita di migliaia di lavoratori e a caduta decine di migliaia di persone attraverso le loro famiglie.

Ogni Coach ha una responsabilità fondamentale in questo processo. Proprio per questa ragione è necessario essere preparati e capaci di fornire un feedback adeguato. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni fornisco gli strumenti utili per fare un’analisi dello stato di sviluppo e di crescita dell’azienda e offro a chi desidera intervenire sul miglioramento la possibilità di farlo in modo mirato.

In quasi trenta anni di professione come Business Coach nelle aziende ho raccolto molti consigli, idee e punti di vista che ho trovato interessanti, curiosi, differenti. Io credo che tutto ciò che ti aiuta a guardare la vita da un punto di vista differente vada accolto con entusiasmo. Fare cose diverse mantiene la mente flessibile e giovane. Ecco quindi tre insegnamenti (più uno) utili e interessanti che mi hanno trasmesso con il proprio esempio alcune delle persone migliori con le quali ho lavorato:

  1. Preferiscono qualità a quantità: dai programmi tv agli alcolici, dal cibo alla formazione. Scelgono con cura ciò che devono fare, come utilizzare il proprio tempo e come valorizzarlo. E lo fanno ogni giorno.
  2. Sanno fare eccezioni: la flessibilità dei grandi leader è spesso la chiave del loro successo. Hanno la capacità di adottare soluzioni differenti e cambiare i piani quando serve. Soprattutto sanno scegliere quando fare qualcosa di diverso significa crescere e lo fanno.
  3. Investono i loro soldi: tutte le persone di successo che ho conosciuto investono i loro soldi per attività che li rendono migliori. Investono nei loro affari, per la loro crescita personale e per le loro passioni.

Infine, prendono sempre la piena responsabilità delle proprie azioni. Più in generale le persone di successo scelgono. Cioè fanno qualcosa con quello che hanno a disposizione e ottengono dei risultati. Imparano da queste azioni e migliorano il processo, un passo alla volta. Spesso cambiano il mondo, in modo semplice, con naturalezza. Fanno quello che li ispira.

E tu, fai quello che ti ispira e appassiona nella vita, a prescindere dalle circostanze esterne?

Il nemico numero uno della produttività

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Il blog del sito RescueTime ha pubblicato un sondaggio condotto sui propri utenti. Tema del sondaggio: le interruzioni sul posto di lavoro. Dai risultati sembra proprio che il problema delle continue interruzioni sul lavoro affligga il 98% dei lavoratori. In effetti se ci pensi, in molti uffici è impossibile distinguere l’attività principale da tutte quelle secondarie che si affacciano durante giornata sotto forma di email, telefonate, notifiche, messaggi e quant’altro.

Anche nelle aziende più strutturate o in uno stadio più avanzato di produttività, le condizioni di lavoro soffrono di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto Prime. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. Tutti sono proattivi e vengono prese le misure necessarie per dare i giusti spazi e tempi di lavoro ai dipendenti affinché performino al meglio.

Il problema delle interruzioni, a quanto si legge nei risultati del sondaggio, in ogni caso sembra affliggere tanto i lavoratori negli uffici quanto le persone che svolgono la propria attività da casa. Sebbene le interruzioni siano uno dei motivi più frequente di perdita di concentrazione e di produttività, il problema a livello aziendale è ancora poco sentito o affrontato. Va un po’ meglio nell’home working ma il modello multitasking – così sbandierato in passato – in realtà ha già mostrato tutti i suoi limiti. La mente, anche quelle certamente più flessibili, non è fatta per fare due – o più – lavori contemporaneamente. 

A lungo andare questo genera stanchezza, frustrazione, rabbia; in una parola: stress. Come si può intervenire su tutto questo? Ci sono tre aspetti ai quali dare attenzione per evitare interruzioni e perdita di produttività. Vediamoli insieme:

Consapevolezza: diventa consapevole del tempo e del modo in cui lo utilizzi. Non è una questione di tempo in sé – sebbene sia l’asset più prezioso che possiedi – è una questione di flusso. Ogni interruzione che ti distrae, ti fa perdere concentrazione e il lavoro viene frammentato. A volte, scegliere di rispondere subito a una mail non urgente, parlare con un collega di una riunione futura o di un progetto secondario è una scelta inconsapevole: per migliorare l’utilizzo del tempo, dedica attenzione a quello che fai.

Decisione: lavora sulle decisioni che prendi. Pianifica in termini di priorità. Quali sono i lavori fondamentali che devi portare a compimento durante la giornata? Cosa ti serve per completarli? Quanto tempo ti richiedono? Inserisci in agenda queste attività e agisci di conseguenza. Chiudi la posta elettronica, stacca il telefono – mettilo su non disturbare magari e filtra le chiamate realmente importanti: un superiore al quale devi rispondere, un partner, i figli e i genitori, soprattutto se sono anziani. Dedica il tempo necessario all’attività e solo a quella. Non più di 90 minuti, che poi comunque l’attenzione cala. A quel punto fai una pausa e rispondi a chiamate, messaggi, notifiche e quant’altro.

Scorciatoie: come diceva Bill Gates “scelgo sempre una persona pigra per fare un lavoro difficile perché troverà un modo semplice per portarlo a termine”. La mente, quando si tratta di attività ricorrenti è fenomenale: per risparmiare energie ti aiuta a svolgere una attività ricorrente nel modo più efficiente. Ma quando si tratta di una attività non ricorrente? Allora deve ragionare, ricordare, ripescare strategie, si affatica e richiede tempo. Crea delle scorciatoie. Possono essere delle bozze o dei modelli di documento, che realizzi raramente. Possono essere istruzioni per una attività, come ripristinare i dati salvati sul cloud o collegarti a un VPN. Tieni a portata di mano le risorse necessarie. Oppure chiedi a una persona pigra: sarà certamente più contenta di te, di venire interrotta nel suo lavoro.

I passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale

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In una delle recenti occasioni che ho avuto per presentare al pubblico il mio nuovo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho avuto l’opportunità di rispondere ad alcune domande molto interessanti da parte dei partecipanti. Una di queste mi ha spinto ad approfondire l’argomento e scrivere questo post. 

Quali sono i passi fondamentali da compiere quando si avvia una attività imprenditoriale?

Non è una domanda semplice in un paese come l’Italia. Certamente serve una buona dose di coraggio e di pazienza. Un buon commercialista e molta perseveranza. Oltre a una buona idea di business da portare avanti. Messe da parte quindi queste considerazioni preliminari, quali sono i primi passi da muovere?

Vediamoli insieme:

  1. Chiedi aiuto e consigli. Il mondo è pieno di persone intelligenti. Coinvolgile. Le loro esperienze possono essere la tua conoscenza. Il ragazzo che mi ha posto la domanda, ha centrato il punto. Sicuramente non sono l’unico che può aiutarti, individua il professionista più adeguato al tuo settore.

  2. Assumi persone più intelligenti, esperte e preparate di te. Se sei la persona più intelligente nella stanza, hai sbagliato stanza. Ovviamente lavora per diversificare le competenze. Serve una buona dose di sicurezza di sé per farlo e anche un bagno di umiltà: riconosci ciò in cui non sei bravo e lascia il controllo a chi è esperto, avrai molti meno problemi da risolvere e più soluzioni fra le quali scegliere.

  3. Prenditi cura di te. Se puoi (e vuoi) dedicare il 200% delle tue energie alla tua impresa, vuol dire che stai utilizzando energie che non hai. Spesso sono energie mentali che si nutrono di pura adrenalina. Hai pensato a cosa accadrà quando ti fermerai? Se basi tutta la tua forza sull’adrenalina ti consumi in fretta e ti esaurisci rapidamente. Lavora per avere sempre un equilibrio psicofisico adeguato e sul lungo periodo otterrai risultati eccezionali.

Infine, ricorda sempre il tuo scopo e lo scopo della tua azienda. Fissalo ben chiaro in mente. Quella passione che ti ha portato a lasciare il tuo lavoro a tempo indeterminato, quella idea che ti ha reso insonne e febbrile fin quando non l’hai trasformata in realtà, quell’impegno quotidiano, sono tutto per te. Non dimenticare quindi di comunicarlo agli altri. La passione rende speciale la tua azienda e ciò che fai.

Come vincere la sfida del futuro in azienda

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Le nuove tecnologie hanno portato grandi stravolgimenti nel mondo aziendale. Oggi gli stadi di vita delle aziende sono stati in molti casi spesso stravolti da start-up che hanno portato innovazioni dirompenti. E ciò che si faceva in un certo modo, si è iniziato a farlo diversamente. Questo ha cambiato abitudini e stili di vita. Ha cambiato il lavoro. Chi è stato pronto a risolvere questi problemi di questi cambiamenti ha trovato nuove opportunità.

Negli ultimi dieci anni abbiamo visto alcune delle aziende più grandi al mondo – compagnie aeree, industrie elettroniche, grande distribuzione – travolte da un’onda di cambiamento, perdere la propria leadership di settore. Per quale ragione non sono riuscite a mantenere lo stadio di successo che le aveva contraddistinte? Questo stadio si chiama “Prime” e te ne parlo nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) e ti aiuto a comprendere in modo semplice qual è quello che sta vivendo la tua azienda, come affrontarlo ed eventualmente come tornarci.

Ogni cambiamento presenta sia sfide che opportunità e la linea di demarcazione tra le due è spesso piuttosto sottile. Le aziende in grado di andare avanti con successo in periodi di crisi spesso condividono almeno una caratteristica importante: la chiarezza del proprio scopo. Se mi conosci e segui il mio lavoro sai che questa caratteristica per me è fondamentale sia a livello personale che a livello aziendale. Lo scopo – uno scopo chiaro – è quello che fa la differenza.

Questa è una differenza sostanziale. A differenza dei manager delle aziende che stanno solo cercando di rimanere a galla, i leader delle aziende che vogliono crescere e prosperare hanno una straordinaria capacità di pianificare il futuro. Si lasciano guidare dallo scopo e hanno la consapevolezza che il panorama di business è mutevole. Per questo investono sulla formazione. Sanno che il successo passato non è garanzia di crescita futura e che lo sviluppo dell’azienda è in definitiva un prodotto dello sviluppo dei dipendenti.

E tu, da imprenditore, cosa fai oggi per garantire un domani di successo alla tua azienda?

Una cultura aziendale della crescita

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Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) parlo della storia d’amore dell’imprenditore con la propria azienda. Parlo di quella persona che inizia l’avventura imprenditoriale e oggi dirige l’azienda, la persona insomma che dà visione ed energia. Può essere una donna, un uomo o un gruppo di persone. In altri casi è il figlio, la figlia o il nipote oppure un manager illuminato.
Come imprenditore, investi molta parte di te nell’attività imprenditoriale. Fisicamente, psicologicamente, umanamente: ed è proprio per questo che è importante imparare e crescere continuamente. La tua attività può trarre enormi vantaggi, quindi è importante dedicare tempo a questo tipo di attività nel tuo programma giornaliero.
Inoltre, le organizzazioni che privilegiano l’apprendimento e lo sviluppo vedono grandi miglioramenti nella capacità di attrazione dei talenti, nel coinvolgimento dei dipendenti, nel posizionamento di mercato e nella percezione del brand dall’esterno.
Ed è proprio per questa ragione che è fondamentale dedicare energie e impegno nella creazione di una cultura aziendale della crescita e della formazione e promuovere attività che stimolino dipendenti e collaboratori. In molti casi l’effetto può essere amplificato dalla pratica di queste attività da parte dell’imprenditore stesso.
Qualche spunto per dare il buon esempio? Eccolo qui:
Sviluppare un hobby: può sembrare banale ma chi ha un hobby al di fuori del lavoro ha più possibilità di riuscire ad avere un corretto work/life balance e vivere una vita più piena e felice. L’imprenditore può dare il buon esempio e iniziare a cercare di non vivere in azienda h24. C’è tutto un mondo fuori dall’azienda e la passione che si sviluppa fuori può avere riflessi positivi sul lavoro.
Apprendimento continuo: formarsi per non fermarsi. È più che un mantra. È uno stile di vita. Uno dei pochi che garantisca sempre felicità e soddisfazione. Una azienda con una forte vocazione alla crescita e al miglioramento è una azienda capace di far crescere, coltivare e far fiorire i talenti.
Attività fisica: la dimostrazione pratica che una mente sana si trova in un corpo sano. Avere dipendenti non sedentari o meglio ancora in forma, è certamente un grande vantaggio anche in termini di morbilità. La vita si allunga, l’età media si alza. Si starà sempre più a lungo al lavoro. Ed è importante starci bene. In tutti i sensi.
Infine, un consiglio: coltiva i rapporti familiari. Spesso si danno per scontati. La famiglia c’è sempre. Eppure, niente cambia così in fretta come gli affetti. I figli crescono rapidamente e i rapporti se non vengono tenuti vivi si deteriorano rapidamente. Spingere sé stessi a trascorrere più tempo in famiglia e invitare i propri dipendenti a fare lo stesso, può dare la spinta per fare più e meglio, in nome di qualcosa di più grande e importante.

3 regole semplici (più una) per rendere produttive le obiezioni in azienda

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Il confronto in azienda è all’ordine del giorno. Tanto fra i diversi settori quanto all’interno del team, è necessario fare spesso il punto della situazione per allineare e coordinare progetti e novità. Per questo si organizzano spesso (e poco volentieri) delle riunioni. Le riunioni infatti sono uno degli aspetti meno apprezzati sul lavoro. Spesso sono percepite come infruttuose (e in alcuni casi è proprio così). In qualche modo sono un male necessario, anche quando si trasformano in un terreno di scontro.

Il conflitto infatti può mettere a disagio. Difficilmente però si riescono a produrre le idee migliori o a raggiungere delle soluzioni innovative se si è sempre tutti d’accordo. Come imprenditore o manager, il tuo compito è aiutare i membri del team a imparare a dissentire in modo produttivo. Come ti spiego infatti anche nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo(Roi Edizioni) esistono problemi normali e problemi anormali in azienda. Comprendere se quelli che affronti in azienda in questo momento sono i migliori problemi che tu possa avere, può aiutarti a capire come far meglio.

Quando affronti una riunione è importante tenere ben presente 3 regole fondamentali per gestire al meglio le obiezioni:

Attenersi ai fatti: fai in modo che le persone espongano le loro idee con i fatti, in modo logico e con una esposizione chiara. Conoscere la PNL può esserti di grande aiuto. Utilizzare il Meta Modello – con attenzione e cortesia, visto che può essere uno strumento molto potente – ti permette di disinnescare tattiche retoriche o semplici fallacie logiche.

Si gioca tutti nella stessa squadra: la squadra è l’azienda e l’obiettivo è quello di far meglio, crescere e migliorare. L’obiettivo della riunione non è che l’opinione o l’idea di una persona si dimostri giusta o “vinca” sulle altre. L’obiettivo è risolvere il problema o tracciare la direzione, insieme.

Non metterla sul personale: parti dal presupposto che le intenzioni di tutti siano buone. Per sentirti più a tuo agio con i conflitti e raccogliere i frutti di un dibattito produttivo, lascia andare l’idea che tutto dipende da te. Mettiti a tuo agio con i conflitti produttivi, mostrerai alla tua squadra che si può obiettare, incoraggiando le persone a mostrare le proprie idee. Per allontanare un conflitto di lavoro dal personale, pensa al quadro più ampio e alle esigenze dell’azienda.

Resta umile: Rispetta i punti di vista di tutti e sii aperto a cambiare idea quando necessario. Quando qualcuno è sicuro al 100% di aver ragione, convincerlo del contrario può essere molto complicato. Invita tutti a ripensare le proprie ipotesi e guardare la situazione in modo diverso. Non usare opinioni personali, tue o della persona che obietta. Rimani sui fatti e cambia punto di vista.