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Business Coaching Archives - Claudio Belotti

Il potenziale dell’azienda (è nelle tue mani)

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Il ruolo del fondatore in una start-up è un ruolo chiave. Parlo al singolare (e al maschile) solo per convenzione ma qualunque sia il numero (e i generi) dei fondatori di una azienda essi ne sono il cuore, la mente, la bussola, l’ancora di salvezza.

Nel mio ultimo libro, Gli Stadi del Successo Roi Edizioni affronto questo tema: come si porta (o riporta) una azienda al massimo della prestazione?

Ogni azienda infatti attraversa molti stadi di evoluzione nel corso della sua vita. A partire dal momento di start-up fino alla completa maturità ciascuna azienda esprime il suo potenziale. Quanto? Beh, dipende.

Ogni azienda esprime in tempi diversi un potenziale differente e per quanto i percorsi siano diversi, i passi sono molto simili. E fare quelli giusti è sempre possibile.

Ed è proprio per questa ragione che il fondatore deve sempre tenere a mente 3 elementi chiave del successo di un’azienda:

  1. Molto probabilmente già oggi hai molto più successo di quello che pensi. Da dentro – all’azienda, al lavoro, all’impegno quotidiano – è difficile vedere come si è diventati. Anche per questo serve un buon amico, un consulente o un Coach che ti aiuti a guardarti da fuori.
  2. Se non stai vedendo il tuo successo molto probabilmente stai facendo due errori: il primo è che non hai un Coach. Il secondo è che la tua definizione di successo non è aggiornata. Magari pensi che il tuo successo debba assomigliare a quello di qualcun altro.
  3. Quando ti concentri troppo su ciò che fai e poco sul perché lo fai perdi di vista il quadro complessivo. Alza la testa dal computer, ogni tanto. Esci a incontrare i tuoi collaboratori fuori dall’ufficio. Fai delle pause edificanti. Non confondere i valori mezzo con i valori fine: è possibile che la tua azienda ti dia meno soldi – per il momento – di quello che avresti desiderato ma stia dando lavoro a persone con famiglie e i vostri prodotti o servizi stia rendendo felici e soddisfatte molte persone.

In che modo contribuirai a rendere felici/soddisfatte/interessate ancora più persone?

Aumenta la tua efficacia con 3 semplici esercizi quotidiani

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Come si fa a migliorare le prestazioni di una azienda, delle persone che vi lavorano, dei team composti da quelle persone? La domanda è complessa e proprio per questa ragione serve un metodo che semplifichi le cose e ci aiuti a focalizzare l’attenzione sui temi caldi, sulle questioni chiave che consentono un miglioramento effettivo.

Nel mio recente libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni analizzo gli stadi evolutivi che attraversa una azienda nel corso della propria vita. In questi stadi si ritrovano i vizi e le virtù di ogni azienda. Si ritrovano situazioni che avrai vissuto o che stai vivendo o che vivrai se nessuno agisce per cambiare la rotta. Per arrivare, o tornare, e restare nello stadio ottimale detto “Prime” è necessario ritrovare quella mentalità necessaria.

La mentalità del “Prime” permette di creare quell’ambiente fatto di prestazioni ottimali, produttività e benessere complessivo: in pratica tutto si svolge in modo efficace. Per ottenere questo risultato ogni persona all’interno dell’azienda può incidere sviluppando una mentalità che tenda all’efficacia. Ti propongo 3 semplici esercizi per farlo:

Lavora sulle priorità. La chiave per gestire il tuo tempo al meglio e lavorare in modo efficace su ciò che avrà il maggiore impatto sul tuo business o su quello della tua azienda. Il bello delle priorità è che possono essere ridefinite più volte. Dedica del tempo all’identificazione delle attività più importanti dividendole per categorie stabilendo delle priorità anche fra le stesse categorie.

Dedica del tempo alle persone che ami. Prenditi cinque minuti la mattina prima di uscire di casa o la sera prima di andare a letto per parlare con i tuoi cari, con i tuoi figli o con il tuo partner di cose belle, ciò che amate, le vostre passioni. Questo ti aiuterà a prepararti a una nuova giornata o a chiuderla con la consapevolezza della ricchezza umana che ti circonda, della fortuna che hai, delle persone che ami e che ti amano.

Sottolinea ciò che funziona. Sviluppa l’abitudine di annotare quello che hai fatto bene (da solo o con il tuo gruppo di lavoro) alla fine di un progetto. Scrivilo dove puoi ritrovarlo facilmente e poi tiralo fuori quando inizi un nuovo progetto. A volte è proprio così che si scoprono i talenti delle persone, le caratteristiche che le rendono straordinarie. Molto spesso – lo scrivo anche nel mio libro Super You – siamo abituati a cercare e correggere potenziali errori o debolezze; raramente invece siamo consapevoli delle grandi cose che stiamo già facendo.

Da cosa inizi per costruire la tua efficacia?

Soft skills: le migliori sono le Coaching Skills?

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Il binomio stress-lavoro è ormai (purtroppo) un classico. Negli ultimi anni in particolare i margini di errore si sono ridotti molto e la velocità è aumentata enormemente. Questo significa che è necessario crescere e migliorare, apprendere nuove skill e nuove competenze per poter gestire in modo efficace la complessità.

In un recente sondaggio proposto proprio qui su LinkedIn è emerso che oltre il 62% delle persone che ha partecipato (quasi 7mila utenti) ritiene che le cosiddette soft skills siano fondamentali nei lavori del futuro. E questa è solo l’ultima conferma di un trend iniziato ormai da molti anni.

Abbiamo la certezza infatti che già oggi in moltissime aziende le Coaching Skills siano tra le più richieste. Non è un caso: sono anche tra le più utili per poter gestire in modo efficace la complessità. Ed è proprio per questa ragione che è fondamentale l’approccio ai contenuti e alle competenze da Coach devono essere adeguate agli standard più alti.

In questo periodo nel quale l’offerta è così variegata e non sempre valida è infatti di fondamentale importanza riconoscere quali sono gli aspetti davvero utili del Coaching, le tecniche più efficaci, i principi più utili per svolgere al meglio questo compito sia a livello professionale, sia come guida (per sé e per gli altri) all’interno dell’azienda.

Così è nato “Il Coaching secondo Claudio Belotti” la mia versione, la mia idea, la mia esperienza personale di trent’anni da Coach professionista. In questi quattro giorni lavoriamo insieme per dare ai Coach che vogliono diventare eccellenti la possibilità di differenziarsi nel mercato e acquisire la sensibilità e la metodologia che li rende tra i pochi ad essere in grado di portare risultati. “Il Coaching secondo Claudio Belotti” mette a disposizione una esperienza trentennale per condividere con chi lo desidera una metodologia flessibile ed efficace.

Ed è proprio per questa ragione che tra i più assidui partecipanti ci sono proprio gli Imprenditori, i Manager e i Professionisti che hanno il desiderio di diventare ancora più capaci nel dirigere il loro business e i collaboratori ottenendo risultati sorprendenti. Ed è sempre una grande soddisfazione quando queste aziende crescono e prosperano vedere nuove generazioni di manager tornare dove sono già stati i loro leader per formarsi e portare avanti un approccio antistress basato sulle competenze e la capacità di fare la differenza.

Eh sì, queste sono le migliori soft skills per qualsiasi azienda.

Le ragioni che rendono fondamentali in azienda le Coaching skill

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Il Coaching è un grande aiuto non un nemico.” Wall Street Journal

Per quale ragione oggi le Coaching skill sono molto richieste in azienda? Le ragioni in realtà sono diverse. Nel rispondere alla domanda circa quali caratteristiche rendano grande un Coach, la Harvard Gazzette ci aiuta anche a rispondere alla nostra domanda perché ci offre un quadro molto interessante: un Coach infatti “possiede credibilità, capacità e buona comunicazione e anche cura dei dettagli. Sono le piccole cose che fanno una grande differenza”.

In questa risposta c’è il concentrato di quasi 30 anni di professione come Coach. Questi sono i valori che porto con me quando lavoro e quando insegno in aula: a “Il Coaching secondo Claudio Belotti” hai l’opportunità di vedere in pratica il mio approccio, le mie tecniche, il mio metodo originale “One Hand Coaching” e soprattutto conoscere qual è la mia visione di questa splendida professione. Già perché oggi che c’è una grande offerta in termini di corsi è importante sapere chi è e cosa fa un Coach professionista.

E se desideri portare sul tuo lavoro delle Coaching skill ti consiglio di partire da queste 3:

  1. Pensa per conseguenze: un Coach pensa sempre per conseguenze, in questo modo può aiutare il cliente a ragionare sulle proprie priorità. In azienda puoi fare lo stesso: quando tu o il tuo team dovete prendere una decisione sviluppate gli scenari possibili.
  2. Decidi: un Coach sa che prendere una decisione è il modo migliore per affrontare qualsiasi situazione. Anche non decidere infatti è una decisione: l’importante è che sia fatto in modo consapevole.
  3. Trova del tempo per te: un buon Coach sa quando è il momento di rilassarsi e dedicarsi a sé. Il tempo che dedichi a te stesso infatti è un tempo che ti permette di ritrovare il tuo equilibrio e di essere più produttivo.

Da cosa hai deciso di iniziare?

Il rimpianto del manager

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Uno dei rimpianti più frequenti nelle carriere dei manager è quello di non aver chiesto aiuto o di non aver avuto maggior supporto, una guida, durante la propria carriera: questo rimpianto affligge ben il 40% delle persone. Secondo un recente sondaggio realizzato da Zety – società specializzata nel career building – questo pensiero riguarda tanto team leader e manager quanto executive e dirigenti di alto livello.

Questo dato fa riflettere perché quando penso a una struttura organizzativa complessa come quella aziendale, immagino la passione delle persone che lavorano, immagino il desiderio di fare meglio e il tarlo che nella mente ti dice che puoi fare meglio. Semplicemente non sai come. Questo bisogno è comunque un buon segno: nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti parlo proprio di come utilizzare questi segnali per comprendere e utilizzare al meglio lo stadio evolutivo dell’azienda.

Questo sondaggio ci mostra bene anche quanto sia importante parlare dei propri desideri e delle proprie aspettative e farlo con la persona giusta è fondamentale: chi ha un Coach al suo fianco sa di cosa parlo. Proprio per questa ragione abbiamo creato in Extraordinary un servizio di eCoaching utile a supportarti in ogni momento attraverso Extraordinary Coach qualificati che utilizzano il mio metodo originale One Hand Coaching.

Il mio metodo originale di Coaching One Hand Coaching infatti parte da un presupposto fondamentale: il riconoscimento del proprio scopo. Nel sondaggio Zety infatti emerge un altro dato importantissimo per capire quali sono i bisogni che abbiamo tutti, o quasi tutti, e che un Coach qualificato può aiutare a soddisfare: il 22% degli intervistati rimpiange nella sua carriera di non aver seguito la propria passione.

Nella definizione dello scopo la passione ha un ruolo fondamentale: come ti ho raccontato poco tempo fa, lo scopo è il fuoco che fa ardere più forte la passione. Trova il tuo scopo e comprenderai qual è la tua vera passione, quella che vuoi seguire sempre per andare oltre, per crescere ed essere felice.

Inizia a chiederti: qual è il mio scopo? Per quale ragione faccio quello che faccio? E ricorda: il primo incontro con un Coach è l’occasione giusta per definire cosa cerchi, di cosa hai bisogno e individuare quali risorse hai e quali ti servono per raggiungerlo.

Come migliorare, sostituire o sviluppare una nuova abitudine in modo semplice

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Uno dei miei maestri più grandi, Robert Dilts, dice sempre che non c’è niente di più difficile del cambiare una abitudine, soprattutto se funziona. Ma per quale ragione uno dovrebbe voler cambiare una abitudine che funziona? Per diverse ragioni. Sicuramente una ragione può essere quella che una abitudine può funzionare in sé ma essere disfunzionale nel complesso della propria vita.

Mi spiego meglio con un esempio: se una persona nei momenti di nervosismo si mangia le unghie o si tortura le pellicine delle dita è possibile che abbia un sollievo da questa attività. Quale sia l’immagine che trasmette una persona con questa abitudine e i problemi estetici e pratici ai quali va incontro sono noti. Proprio per queste ragioni è fondamentale ragionare sul modo in cui si sviluppa una abitudine e sul modo in cui modificarla.

Le regole di base per modificare, sostituire o sviluppare una nuova abitudine sono semplici: individuare l’abitudine sulla quale vuoi intervenire, scrivere (sì, scrivere) come vuoi che diventi (in molti casi è meglio sostituirla con una migliore), stabilire le risorse che ti servono per farlo. In PNL diciamo che non esiste il fallimento ma solo il risultato, che può essere o meno quello desiderato. L’unico modo per fallire veramente è rinunciare: proprio per questa ragione è fondamentale, una volta realizzato questo piano, passare all’azione:

Una abitudine alla volta: il cambiamento si sa è emozionante e può diventare travolgente. Quando decidi che sai cosa vuoi, potresti avere la tentazione di ottenerlo tutto insieme. Questo è il modo migliore per far fallire anche il migliore dei piani. Concentrati su di una abitudine alla volta: come dice il nostro Senior Trainer, Coach e Ultrarunner Max Spini  “un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta”, le sfide si affrontano così.

Identifica gli ostacoli: gli ostacoli (al pari delle risorse) vanno identificati fin dall’inizio. O almeno immaginare quelle che potrebbero essere le difficoltà, le resistenze, i problemi che incontrerai. Questo ti aiuterà a essere preparato e visualizzare con maggior facilità il traguardo che vuoi raggiungere.

Datti tempo: una abitudine non si cambia dall’oggi al domani. Stabilisci un tempo nel quale verificherai quotidianamente i progressi: a seconda di quanto è radicata l’abitudine o di quanto è semplice il cambiamento puoi scegliere di fissare un tempo più o meno lungo. Considera almeno tre settimane per sicurezza e se interrompi la serie positiva riparti da capo.

Come comunicare in modo straordinario in video

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Questo lungo periodo di lockdown ci ha messo di fronte alla nostra realtà. Abbiamo dovuto fare i conti con i problemi dell’impatto ambientale dell’uomo per comprendere meglio ciò che stavamo vivendo. Allo stesso tempo abbiamo scoperto un mondo di risorse che prima davamo magari per scontate. Dal comfort domestico agli affetti ritrovati, dalle possibilità offerte dalla tecnologia fino al piacere di rallentare un po’ il ritmo.

Per molti questo è stato un viaggio di scoperta, di crescita. Abbiamo verificato che il lavoro a distanza è possibile e che forse serviva un po’ più di coraggio da parte di molte aziende. O forse più immaginazione. Per vedere oltre le soluzioni già adottate e adottarne di nuove che permettessero nuove forme di lavoro, di studio, di comunicazione.

Questa capacità ha evidenziato bene lo stadio di sviluppo delle aziende: il modo in cui ogni organizzazione ha affrontato le sfide e le ha trasformate in problemi o in risorse infatti descrive bene le potenzialità dell’azienda stessa. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di queste potenzialità e del modo in cui puoi aiutare il gruppo a tirarle fuori.

Questo periodo ha offerto anche l’occasione per dedicare del tempo alla formazione online e al confronto con gli altri colleghi e collaboratori attraverso dei mezzi di comunicazione che d’un tratto sono diventati indispensabili e familiari: da Zoom a Teams, da Skype a Houseparty. Abbiamo dovuto imparare in fretta e adeguarci alle nuove regole del gioco: come ci insegna la PNL infatti “i comunicatori di successo accettano ed utilizzano ogni tipo di comunicazione e di comportamento che si presenta loro”.

Le videoconferenze stanno diventando sempre più di routine per una vasta gamma di utilizzi aziendali e personali: dalle riunioni del personale alle sessioni di allineamento dei team fino alla formazione e all’approfondimento attraverso webinar live. Tutta questa esperienza mi ha spinto a realizzare questo post. Vediamo insieme come comunicare in modo straordinario on line in videoconferenza:

  1. Abbigliamento e sfondo adeguato. Ogni videoconferenza può avere scopi e ospiti differenti. E’ importante adeguare l’abbigliamento e lo sfondo – evitare di avere una fonte di luce alle spalle ad esempio – al tono della conversazione che si sta tenendo. Il modo in cui ci presentiamo in video comunica molto di noi. Come anche l’inquadratura. A prescindere dalla tua scelta, l’importante è proprio scegliere e non lasciare al caso questi aspetti.
  2. Guarda in camera. In tv o al cinema si direbbe anche “sguardo in macchina” ed è un espediente che aiuta chi comunica a rivolgersi in modo diretto agli spettatori. Questo vale anche per le video conferenze: guarda dritto nella telecamera, che sia un puntino sul bordo del portatile o dello smartphone o che si tratti di una telecamera esterna. Lo sguardo in camera ti consente di mantenere il contatto visivo.
  3. Mantieni la concentrazione. E’ facile distrarsi, soprattutto dentro casa e magari lasciarsi andare ad abitudini casalinghe. Uno sguardo al telefono, ai figli che girano per casa, al gatto che salta in braccio o al cane che vuole essere portato fuori. Magari ci si tocca il naso che prude o ci si lascia andare a un commento a microfono aperto e la regia automatica del programma ti mette subito al centro dell’attenzione. Il contesto è diverso ma la concentrazione deve essere la stessa se non superiore a quella che avresti in una riunione in ufficio. Con il vantaggio che se hai bisogno di assentarti basta mutare microfono e oscurare il video per prendersi un meritato momento di pausa.

Le competenze del futuro

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Quali sono le competenze del futuro? Se mi segui e mi leggi con una certa frequenza avrai ormai fatto conoscenza con il mio amore per la fantascienza. E questa domanda potrebbe far pensare un po’ alla fantascienza. Le competenze di cui parlo però non sono guidare auto volanti o comunicare con il pensiero con le macchine (con le persone qualche possibilità c’è già).

Parlo di competenze utili ieri, fondamentali oggi, imprescindibili in futuro. Le 3 competenze principali imprescindibili sono:

Creatività: avere la capacità di pensiero laterale è sempre stato utile e sempre lo sarà. Sempre sempre? Sì! Se fai quello che hai sempre fatto avrai sempre gli stessi risultati e se fai quello che fanno tutti – nella migliore delle ipotesi – farai lo stesso prodotto o offrirai lo stesso servizio. Pensa a soluzioni differenti, messe in pratica in modi differenti. Avere creatività significa vedere opportunità dove altri vedono solo problemi.

Capacità di apprendere: è una capacità che si acquisisce con il metodo. Lo sa bene (e lo insegna) il mio amico Matteo Salvo che ogni anno fa una giornata introduttiva ai nostri studenti della Extraordinary Coaching School per spiegare qual è il metodo giusto per apprendere in modo rapido e semplice. Ti ricordo che per partecipare alla mia Coaching School puoi candidarti unicamente nel corso “Il Coaching secondo Claudio Belotti” (informati qui: i posti sono sempre limitati!).

Comunicare con il pubblico: comunicare con il pubblico è una delle abilità più importanti che puoi sviluppare. Ti aiuta a comunicare le tue idee ai tuoi colleghi, ai tuoi clienti o ai tuoi collaboratori in modo chiaro ed efficace. La capacità di comunicare con il pubblico ti fa andare oltre quelli che sono i normali risultati e ti dà sicurezza nei tuoi mezzi.

Il ruolo del manager nella gestione del team

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In un sondaggio della società americana Gallup è emersa una realtà che può offrire un interessante spunto di riflessione per i manager che vogliono avere un impatto positivo sui propri dipendenti. Nelle nuove generazioni – in particolare i cosiddetti millennials – sei persone su dieci affermano di essere aperti a diverse opportunità di lavoro; solo una su due si dichiara intenzionata a restare con la propria compagnia da qui a un anno e il 50% afferma di prendere in considerazione la possibilità di trovare un lavoro presso un’azienda diversa per un aumento dello stipendio inferiore al 20%.

A chi ritiene che il fattore economico sia fondamentale insomma non resta altro che tornare a riflettere, perché il sondaggio dice anche altro. Quasi il 90% – l’87% per la precisione – ha valutato le opportunità di crescita professionale o di carriera e le opportunità di sviluppo parimenti importanti sul posto di lavoro. Allo stesso tempo solo il 39% ha sentito fortemente di aver “imparato qualcosa di nuovo sul lavoro negli ultimi 30 giorni”. Lo stesso sondaggio infine ha rilevato che i manager sono fondamentali per le esperienze che i dipendenti più giovani hanno sul lavoro e rappresentano “almeno il 70% nella differenza dei punteggi di coinvolgimento”.

Per sintetizzare e chiarire in modo semplice il punto: i giovani in azienda vorrebbero maggiore attenzione e opportunità di crescita e apprendimento da parte dei manager che li gestiscono: il ruolo del manager nella gestione del team, nella creazione del gruppo e nella crescita personale e professionale è fondamentale.

Lo sa bene Patrizia Belotti, Chief People & Organization Officer presso la Gefran (eccellenza italiana, nata in un garage e diventata una multinazionale che produce in tanti paesi ed esporta in tutto il mondo) che lavora da anni allo sviluppo di quelle che lei ci tiene che non vengano definite “risorse umane” ma persone. Nel suo intervento all’Extraordinary Talk ci parlerà di come “guidare high performing team nell’era esponenziale”.

Per iniziare subito a migliorare il tuo approccio alla gestione ottimale del team e delle persone che lo compongono ti propongo tre consigli utili che puoi iniziare ad applicare immediatamente:

Parla con il team. Cioè parla con le persone, come direbbe mia sorella Patrizia. Prenditi tempo per seguire i progressi individuali e sviluppa le tue abilità di Coaching applicando ciò che apprendi con il gruppo o con i singoli. Avrai due benefici: crescerai tu e farai crescere le persone con te. Se puoi, scegli un approccio informale e rendi questo approccio un aspetto del tuo stile di leadership. Comprendi cosa rappresenta il successo per ognuno, quali sono bisogni e desideri, qual è il concetto di maturità che ha ciascuno. Trova a cosa corrisponde il concetto di crescita e utilizzalo per aiutarli a realizzarlo.

Crea dei leader. Un vero leader è chi genera leader a sua volta, non follower. Questo aspetto è molto importante perché la creazione di un leader è un processo di crescita in sé. Assumere delle responsabilità, trovare soluzioni, risolvere problemi: questo rende le persone dei leader. Ovviamente questo non significa scaricare le responsabilità sui più giovani ma creare opportunità per i dipendenti di utilizzare i propri punti di forza. E’ importante prestare attenzione quando un dipendente mostra interesse per diversi aspetti del business aiutarlo a realizzare progetti paralleli.

Formali e falli diventare formatori: quello di formare le persone può sembrare un consiglio banale ma non lo è se lo interpreti in modo personale e soprattutto tenendo conto delle inclinazioni dei singoli collaboratori. Non tutti infatti devo seguire gli stessi corsi o sviluppare le stesse skill (a parte quelle fondamentali per lo svolgimento del lavoro). Arricchisci il tuo team facendo fare esperienze diverse e spingendo ognuno a essere il Coach dell’altro a condividere ciò che ha appreso con gli altri.

Cos’è il burnout e cosa possono fare i manager per evitarlo?

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In azienda capita spesso di sentire parlare di burnout. Il burnout è una condizione di esaurimento emotivo quando una somma di fattori rende difficile recuperare le risorse emotive necessarie per poter risolvere i problemi – lavorativi o personali – anche più semplici.

In molte culture aziendali questa condizione si imputa al singolo, alla singola persona cioè che non riesce a far fronte allo stress lavorativo in maniera corretta. Questo non è del tutto vero. Sebbene ogni persona possa fare molto per gestire lo stress e le emozioni, molto lo fa anche l’ambiente di lavoro.

Una recente ricerca Gallup mostra infatti quali sono le cinque principali cause di burnout in azienda. E si capisce facilmente che le cause profonde del burnout non nascono nell’individuo e possono essere evitate con una leadership adeguata:

  1. Trattamento ingiusto al lavoro 
  2. Carico di lavoro ingestibile 
  3. Mancanza di chiarezza dei ruoli
  4. Mancanza di comunicazione e supporto da parte dei manager 
  5. Irragionevole pressione nelle tempistiche

Ognuna di queste ragioni infatti pone a monte del singolo, nei leader che gestiscono il suo lavoro, le cause più evidenti. Ogni metodo utilizzato dalla persona per far fronte a questo stress non sarà mai sufficiente per risolvere definitivamente il problema. E l’interesse nella risoluzione è tanto nella persona che lavora quando nel manager o nell’imprenditore che lo gestisce. Infatti, il burnout ha un costo, umano ed economico.

La ricerca Gallup infatti mostra chiaramente gli effetti del burnout. I dipendenti che dichiarano di avere molto spesso o sempre il burnout sul lavoro hanno il 63% in più di probabilità di prendersi una giornata di malattia. Metà di probabilità di mettere in discussione gli obiettivi di performance con il proprio manager. Il 23% di probabilità in più di sviluppare patologie acute. 2,6 volte più probabilità di lasciare il proprio lavoro e il 13% meno fiducia nelle loro prestazioni.

Insomma, premere sul pedale dell’acceleratore per ottenere più risultati a lungo andare distrugge la possibilità di ottenerli davvero questi risultati. Pensa a quello che il burnout è in ambito motoristico: quando a una moto o a una macchina il pilota fa girare le ruote talmente forte da farle bruciare sul posto, senza spostarsi. Si alza una grande nuvola di fumo, le gomme si consumano girando a vuoto e poi si consumano. L’auto o la moto resta ferma a girare sul cerchione e non va più da nessuna parte. 

Evitare questo è fondamentale per il benessere dalla persona e per le prestazioni dell’azienda. Proviamo a partire dall’esempio della macchina e pensare all’opposto: se vuoi avere una guida affidabile e andare lontano cosa devi fare? Curare le tue gomme, adottare la giusta pressione, curarle, utilizzare le gomme giuste per le giuste condizioni di guida.

Gli esseri umani non sono gomme, non si cambiano e non si consumano. L’esempio serve solo per aiutarti a comprendere meglio che nessuno che voglia vincere farebbe bruciare ciò che può portarlo alla vittoria. Valentino Rossi, grande campione di Moto GP, parla con la sua moto prima delle gare. Se lui che è un campione lo fa con una moto, tu certamente puoi farlo con le persone che lavorano con te, al tuo fianco, per raggiungere gli obiettivi dell’azienda, ogni giorno.

Ora che hai la consapevolezza di quali sono i cinque principali problemi che le persone vivono in azienda e che le conducono al burnout puoi iniziare a domandarti su quanti di questi problemi puoi intervenire direttamente. Su quali hai un’influenza e quali sono fuori dalla tua portata. Come manager infatti devi essere in grado di gestire anche le cose che concretamente puoi fare in modo da evitare anche per te il burnout. 

Inizia facendo emergere i problemi più sentiti, anche in forma personale e anonima. Poi condividi i dati raccolti con tutte le persone. Affronta insieme a loro ciò che puoi fare materialmente per risolvere i problemi che vivono quotidianamente. Spesso si tratterà di problemi molto semplici e il fatto stesso di averli fatti emergere aiuterà le persone a trovare delle soluzioni utili per loro stesse e per gli altri che vivono lo stesso problema.

Situazioni come queste si presentano ogni giorno in migliaia di aziende e molti manager prima di te hanno fatto del loro meglio per trovare soluzioni innovative per creare benessere sul lavoro e generare una maggiore produttività in condizioni di lavoro migliori. Questa esperienza nel business può essere la chiave per la soluzione dei problemi che vivi oggi: per questa ragione ho creato l’Extraordinary Talk. Due giornate nel corso delle quali potrai vivere conversazioni uniche con persone straordinarie. Informati e scopri come portare ad un nuovo livello la tua leadership grazie al confronto con un gruppo di grandi personalità!