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autoefficacia Archives - Claudio Belotti

Aumenta la tua efficacia con 3 semplici esercizi quotidiani

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Come si fa a migliorare le prestazioni di una azienda, delle persone che vi lavorano, dei team composti da quelle persone? La domanda è complessa e proprio per questa ragione serve un metodo che semplifichi le cose e ci aiuti a focalizzare l’attenzione sui temi caldi, sulle questioni chiave che consentono un miglioramento effettivo.

Nel mio recente libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni analizzo gli stadi evolutivi che attraversa una azienda nel corso della propria vita. In questi stadi si ritrovano i vizi e le virtù di ogni azienda. Si ritrovano situazioni che avrai vissuto o che stai vivendo o che vivrai se nessuno agisce per cambiare la rotta. Per arrivare, o tornare, e restare nello stadio ottimale detto “Prime” è necessario ritrovare quella mentalità necessaria.

La mentalità del “Prime” permette di creare quell’ambiente fatto di prestazioni ottimali, produttività e benessere complessivo: in pratica tutto si svolge in modo efficace. Per ottenere questo risultato ogni persona all’interno dell’azienda può incidere sviluppando una mentalità che tenda all’efficacia. Ti propongo 3 semplici esercizi per farlo:

Lavora sulle priorità. La chiave per gestire il tuo tempo al meglio e lavorare in modo efficace su ciò che avrà il maggiore impatto sul tuo business o su quello della tua azienda. Il bello delle priorità è che possono essere ridefinite più volte. Dedica del tempo all’identificazione delle attività più importanti dividendole per categorie stabilendo delle priorità anche fra le stesse categorie.

Dedica del tempo alle persone che ami. Prenditi cinque minuti la mattina prima di uscire di casa o la sera prima di andare a letto per parlare con i tuoi cari, con i tuoi figli o con il tuo partner di cose belle, ciò che amate, le vostre passioni. Questo ti aiuterà a prepararti a una nuova giornata o a chiuderla con la consapevolezza della ricchezza umana che ti circonda, della fortuna che hai, delle persone che ami e che ti amano.

Sottolinea ciò che funziona. Sviluppa l’abitudine di annotare quello che hai fatto bene (da solo o con il tuo gruppo di lavoro) alla fine di un progetto. Scrivilo dove puoi ritrovarlo facilmente e poi tiralo fuori quando inizi un nuovo progetto. A volte è proprio così che si scoprono i talenti delle persone, le caratteristiche che le rendono straordinarie. Molto spesso – lo scrivo anche nel mio libro Super You – siamo abituati a cercare e correggere potenziali errori o debolezze; raramente invece siamo consapevoli delle grandi cose che stiamo già facendo.

Da cosa inizi per costruire la tua efficacia?

Dall’efficienza all’efficacia (in tre semplici passi, più uno)

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Quando si ha una azienda o una attività in proprio – uno studio professionale, un’attività artigianale – è naturale desiderare di ottenere il meglio. Spesso questo si traduce in maggiore sforzo sul lavoro: maggior impegno molte volte significa maggiori risultati. Ma è sempre così?

Una cosa è certa: senza impegno non si va da nessuna parte ma oltre una certa soglia, questo impegno non si traduce più in maggiori risultati. Per quale ragione? Il motivo è che molto spesso si investe in efficienza senza considerare l’efficacia.

Mi spiego meglio: nella tua azienda o nel tuo studio hai una persona che risponde al telefono. Le hai detto di rispondere a ogni telefonata entro il secondo squillo in modo da non scoraggiare i clienti. Questa persona risponde a ogni telefonata al secondo squillo e a volta si trova con due o tre chiamate in attesa perché non ha tempo per risolvere il problema o fornire l’informazione richiesta nell’immediato.

C’è molta efficienza in questo sistema e poca efficacia. Man mano che il tuo business cresce potresti persino decidere che è necessario rispondere al primo squillo. Quando privilegi l’efficienza all’efficacia muovi tanto lavoro ma i risultati spesso sono contrastanti. E in questo caso conoscere lo stadio di sviluppo della tua azienda diventa fondamentale.

Se vuoi conoscerlo, nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti aiuto a comprendere quale momento sta attraversando la tua azienda e come muovere le giuste leve per ottenere di più con meno lavoro.

Per partire dall’efficacia è necessario concentrarsi su alcuni aspetti fondamentali:

1. Organizza il lavoro per priorità. Se conosci il famoso principio di Pareto 80/20 sai che afferma che il 20% delle cause provoca l’80% degli effetti. Nel business spesso accade proprio questo: dai la priorità a quelle attività che supportano maggiormente il tuo fatturato e dai loro le necessarie attenzioni.

2. Chiarisci lo scopo. Non conta solo dare obiettivi. È importante spiegare perché è importante fare quello che fate. Lo scopo aggiunge una motivazione profonda al lavoro. Più è chiaro, semplice e compatibile con i valori della tua squadra, più saranno efficaci.

3. Investi in formazione. Una volta che avrai illustrato quali sono i clienti più importanti e avrai spiegato bene qual è la ragione del lavoro e delle scelte che operi, non ti resta altro che domandarti se le persone sono in grado di fare ciò che chiedi loro. Hanno i mezzi e gli strumenti adeguati?

Infine, ricorda che hai una vita. Fai ciò che fai perché lo ami e molto probabilmente lo amano anche le persone che lavorano con te. Ma potrebbe non essere così, non per tutti. Poi potresti aver dimenticato anche tu cosa c’è di bello oltre il lavoro. Riscopri il tempo libero e le tue passioni e aiuta i tuoi collaboratori a fare lo stesso. Vivrete molto meglio sia il lavoro che la vita d’azienda.

Autostima e autoefficacia: tre spunti dagli sport di resistenza

By | Blog, Massimiliano Spini

di Massimiliano Spini

Spesso sentiamo parlare di autostima, di come sia necessario averne in giusta misura e di come la carenza di questo aspetto sia piuttosto comune al giorno d’oggi. Tra autostima e autoefficacia c’è una stretta relazione, infatti possiamo aumentare la nostra autostima quando ci impegniamo a migliorare il nostro senso di autoefficacia.

Sport di resistenza e senso di autoefficacia sono decisamente in stretta connessione. Prima di approfondire diamo una definizione di autoefficacia: la convinzione che abbiamo nella nostra capacità di dominare una determinata attività.

Un atleta che pratica una disciplina di endurance, per forza di cose, è dotato di un alto senso di autoefficacia, altrimenti non si metterebbe continuamente in gioco alla ricerca del proprio limite. Il mio lavoro di Coach è molto influenzato dal fatto che io sia anche un Ultra Runner, pertanto, quando lavoro sull’autoefficacia insieme ai miei Clienti, li porto ad analizzare proprio le caratteristiche tipiche degli appassionati di sport di resistenza. Vediamo insieme tre di queste caratteristiche che possiamo trasferire in altri contesti, nel business per esempio, oppure nella vita privata.

Focus sulla soluzione

L’Ultra Runner, così come ogni atleta di endurance, dotato di alto senso di autoefficacia si focalizza sulla soluzione e non sul problema: è inutile e dannoso concentrarsi sulla stanchezza, sulla fatica, sul dolore. È decisamente più funzionale focalizzarsi sul prossimo obiettivo. Magari il prossimo punto intermedio della gara, dove sarà possibile bere, mangiare e riposarsi un po’. Allo stesso modo, nella vita di tutti i giorni, è poco funzionale disperdere le nostre energie per cercare di controllare in qualche modo aspetti sui quali non abbiamo nessuna influenza. Molto meglio essere, come si suole dire, dalla parte della soluzione piuttosto che dalla parte del problema. Per fare ciò il primo passo è puntare la nostra attenzione sugli aspetti che possiamo controllare o che possiamo per lo meno influenzare.

Accettazione del fallimento

L’atleta di discipline di resistenza dotato di alto senso di autoefficacia considera il fallimento come parte del gioco: volersi spingere oltre prevede il rischio di non farcela. L’Ultramaratoneta non è stimolato da una performance che ha la certezza di portare a termine. In Programmazione Neuro Linguistica si dice che non esistono fallimenti, ma solo risultati desiderati e risultati non desiderati, l’unico fallimento è rinunciare senza imparare nulla. Teniamoci comunque il concetto di fallimento inteso come l’aver mancato il bersaglio, il non essere riusciti ad ottenere ciò che ci eravamo impegnati a perseguire. Quando ci mettiamo in gioco e ci prendiamo dei rischi dobbiamo considerare la possibilità che la nostra sfida non ci veda vincitori, dobbiamo essere consapevoli che se l’obiettivo è, come si dice negli Stati Uniti, challenging potremmo non riuscire a raggiungerlo. D’altronde, se facciamo sempre centro significa che il bersaglio al quale tiriamo è troppo grande oppure troppo vicino, e questo ci impedisce di crescere (e alla lunga ci annoiamo).

Responsabilità

Infine, un Ultra Runner dotato di un elevato senso di autoefficacia si considera responsabile dell’eventuale fallimento: non mi sono allenato abbastanza, non mi sono riposato quanto avrei dovuto, mi sono alimentato in modo errato, e così via. L’atleta di endurance non cerca scuse o alibi, se fallisce si fa carico al 100% della responsabilità di quanto accaduto. Così facendo sa di avere il potere di correggere il tiro e riprovarci. Certo, questo non può escludere la possibilità che un fattore esterno sul quale non abbiamo il minimo controllo ci impedisca di raggiungere il nostro traguardo (ad esempio la nostra gara viene annullata per maltempo), ma d’altra parte anche questo fa parte del gioco, e, come abbiamo appena visto, l’accettazione del fallimento è una risorsa che dobbiamo avere a nostra disposizione.

Come potresti applicare questi spunti nella vita di tutti i giorni?

Prova a rispondere sinceramente a queste domande:

Hai la tendenza a focalizzarti sul problema oppure sulla soluzione?

Ti capita spesso di sprecare le tue energie in attività che non possono in alcun modo migliorare la situazione?

La possibilità di non riuscire nella tua impresa rappresenta uno stimolo oppure un ostacolo insormontabile?

Ti fai carico delle responsabilità oppure tendi a “scaricare il barile”?

Lavora sul tuo senso di autoefficacia proprio come fa un atleta di endurance, questo ti permetterà di guadagnare in solidità ed efficacia in qualsiasi ambito.

Nel dare, ricevi

By | In evidenza

Una ricerca intitolata “Nel dare, riceviamo” è stata la fonte di ispirazione per questo post. Come si legge nell’abstract, la ricerca prende l’avvio da una delle convinzioni più diffuse sulla concretizzazione dei traguardi personali e lavorativi che è “in genere, le persone che lottano per il raggiungimento degli obiettivi siano in cerca di consigli”.

Ciò che emerge da questa inchiesta invece è stupefacente: gli individui in difficoltà sono stati più motivati ​​a dare consigli che a riceverli. Una semplice ma potente intuizione. La maggior parte delle volte, quando le persone non fanno ciò che devono fare, ciò non accade per mancanza di informazioni. Il problema sembra piuttosto risiedere in quella che lo psicologo Albert Bandura chiama convinzione di autoefficacia.

Quando le persone non credono che riusciranno in qualcosa, sono più propense a non iniziare nemmeno. Dare loro consigli, il che corrisponde in sostanza a fornire loro delle informazioni, non fa nulla per aumentare questa fiducia in sé e nei propri mezzi. Al contrario, mettere queste persone nella condizione di dare consigli a coloro che si trovano in una situazione simile ha stimolato la fiducia e la convinzione di potercela fare.

Nella ricerca infatti è stata testata “l’ipotesi controintuitiva che le persone alle prese con deficit motivazionali traggono più beneficio dal dare consigli che dal riceverli. Fallire ripetutamente per raggiungere gli obiettivi può fiaccare la fiducia in sé stessi. Per una serie di motivi, dare consigli può ripristinarla”.

Tra questi motivi, troviamo ad esempio il fatto che ricevere la richiesta di consiglio aiuta a recuperare le risorse interiori – informazioni, abilità, comportamenti che hanno avuto successo in precedenza – e rende consapevoli del fatto che si è in grado di fare qualcosa, portando a galla proprio la convinzione di autoefficacia.

In conclusione, emerge che la fiducia nelle proprie capacità, la convinzione di autoefficacia, può essere un fattore di successo ancor più potente nel perseguimento dell’obiettivo, rispetto all’abilità effettivamente necessaria per conseguirlo. E per credere fino in fondo in sé stessi è fondamentale mettersi in gioco e disposizione, soprattutto nei confronti delle altre persone: nel dare, ricevi.