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Anthony Robbins Archives - Pagina 2 di 7 - Claudio Belotti

Sirene d’agosto

By | gallery hp, Riflessioni

Eccoci qui, i vicini sono in vacanza ma il loro allarme no, infatti suona continuamente…

Le sirene d’agosto di questa notte mi hanno fatto pensare agli allarmi a cui nessuno presta attenzione.

Da anni si parla di allarme meteo, ambiente, debito pubblico, Alitalia, corruzione, disoccupazione… e nessuno fa nulla.

Come quando la sirena ti sveglia nella notte, imprechi, maledici il vicino che dorme beato in vacanza e cerchi di non sentire il fastidioso rumore.

Ricordo il racconto di un mio conoscente a cui avevano rubato in casa, riportava il commento di un vicino: “sì ho sentito dei rumori strani, ma poi mi sono riaddormentato”. Dopotutto era stanco, quella non era casa sua, quindi non era un suo problema.

Anzi, come già detto, probabilmente era infastidito dal rumore, che in quel caso non era solo l’allarme ma i rumori dello scasso.

Pensavo a un paio di cose…

A chi se ne va un mese in vacanza e lascia l’allarme inserito. Se/quando scatterà, disturberà tutti ma non lui che è a chilometri di distanza. Purtroppo sono sempre di meno le persone che, consapevoli di poter disturbare inutilmente il prossimo, si organizzano lasciando a un vicino le chiavi.

L’allarme suonerà all’infinito, senza ragione creando la sindrome del “al lupo al lupo”. Infatti se/quando suonerà perché un intruso è entrato in casa, nessuno ci presterà più attenzione.

Ci sono sempre meno vicini disposti a tenere le chiavi “in caso parta l’allarme”. Risultato l’allarme parte e tutti i vicini dormono male.

Purtroppo nonostante nessuno si prenderà cura della loro casa, alcuni partono lasciando l’allarme inserito.

Non sono un nostalgico, credo nell’evoluzione e nel progresso. Detto questo, mi piace ricordare che tempo fa, quando finivi il burro non andavi a comprarlo perché mandavi uno dei tuoi figli a chiederlo ai vicini.

Questi stessi vicini ti bagnavano le piante quando eri via, davano un occhio alla casa, ai tuoi figli… erano i tuoi vicini, erano parte della tua comunità.

In quei tempi, l’Alitalia era una delle compagnie più rinomate del mondo (incredibile ma vero), l’Italia era famosa per il design, l’ospitalità, la cultura e tante altre belle cose.

Settimana scorsa un signore straniero mi diceva che siamo passati dall’avere in parlamento una che faceva sesso a pagamento (Cicciolina) a uno che pagava per fare sesso (l’ex Presidente del Consiglio). Ovviamente il tutto detto in altri termini.

Nella stessa settimana qualcun altro, anche lei originaria di un “paese del terzo mondo”, mi diceva che il loro vantaggio è che hanno la stampa libera “non come da voi in Italia”.

Per chiudere in bellezza nel telefilm “how I meet your mother” uno dei personaggi nomina Berlusconi paragonandolo a una vecchia poltrona rossa, sporca, rugosa e piena di palline gonfiate…

Che tristezza!

Mi viene da imprecare, come ho fatto stanotte sentendo l’allarme. Vorrei insultare ancora i nostri governanti che ci hanno ridotto così, come ho insultato il simpatico vicino.

Una volta imprecato mi sono chiesto. Se mi avesse chiesto di tenere le sue chiavi, le avrei tenute? O avrei rifiutato, per non prendermi la responsabilità?

Senza nulla togliere alle colpe di chi nei palazzi mangia e ruba, mi chiedo: “cosa ho fatto io? Cosa sto facendo?”.

Lamentarsi e basta non spegne gli allarmi. Gli allarmi devono essere ascoltati, ma soprattutto bisogna poi fare qualcosa a riguardo, altrimenti ci abituiamo a sentirli e non ci facciamo più caso.

Io vorrei tornare a quando l’Alitalia era una compagnia d’eccellenza. Chi ci lavorava era fiero, e faceva del suo meglio.

Vorrei tornare a quando noi eravamo fieri e facevamo del nostro meglio.

Certo dobbiamo prenderci qualche responsabilità. Di vicini maleducati e strafottenti ce ne saranno sempre, ma se facciamo come loro il problema non si risolve.

Siamo alla frutta.

Se chiami la polizia per dire loro che l’allarme del tuo vicino suona, non vengono. Non possono venire, sono in pochi, senza benzina per le auto e hanno altro da fare. Dobbiamo pensarci noi.

Quando ero piccolo, i miei avevano un negozio di abbigliamento. Mia mamma, puliva il marciapiede davanti al negozio. Era suolo pubblico, ma era davanti al loro negozio quindi lo pulivano loro. In alcuni posti si fa ancora.

Se lo fanno tutti, la via è tutta pulita. Certo non è tuo compito, paghi già le tasse per avere questo servizio. Però se lo fai, e lo fanno tutti, la via sarà sempre pulita. È la tua via, quella del tuo negozio.

Puoi aspettare che inizi quello a fianco di te, che vengano quelli del comune o puoi iniziare tu.

Ora vado a pulire.

Love on ya.

Claudio

 

 

 

 

 

Il coraggio di essere gentili con sé stessi

By | Extraordinary

Se anche tu come me hai letto, ascoltato e frequentato tanta formazione di crescita personale, sei sicuramente diventato molto bravo a essere severo con te stesso.

Tony Robbins dice “if you can’t, you must!”, cioè “se non riesci, devi!’’.

Bello, motivante e anche un po’ stressante.

Non mi permetterei mai di contraddire il grande Robbins, anzi. Vorrei solo assicurarmi che capiamo tutto il suo messaggio e non solo questa parte. Lo stesso Robbins, come tutti gli altri grandi infatti, ci insegna anche ad essere gentili con noi stessi, quando serve ed è opportuno.

In questi giorni, qui a San Francisco, leggevo un articolo sul problema della droga. Il consumo di cocaina, farmaci antidolorifici e persino eroina nella bella California è in grande aumento, e sai dove? In Silicon Valley!

Non ci credevo, nella valle delle aziende più all’avanguardia, nel paradiso del successo, i manager e dirigenti abusano di droghe. La settimana di 80 ore di lavoro, carica di stress e pressioni, è troppo anche per loro. Non si possono permettere nessun errore, nessun momento di debolezza, nessun pianto… e il sistema uomo non ce la fa. Allora, o scoppia o trova valvole di sfogo. Purtroppo nel loro caso si tratta di droghe molto pesanti.

Non va bene.

Avere aspettative alte per sé stessi è importante, funziona. Sapersi criticare è necessario. Ma esagerare, come in tutte le cose, è distruttivo e noi cattolici dovremmo saperlo. Il “mea culpa” ininterrotto non crea persone molto felici.

La dottoressa Neff, professoressa al dipartimento di Psicologia dell’università del Texas, ospite anche a TED, dice che l’autocritica serve a dare un senso di sicurezza e controllo, ma è solo un’illusione.

Ecco perché ci vuole più coraggio ad essere gentili con sé stessi, che ad essere severi.

Certo, dobbiamo superare alcuni falsi miti come:

  • Essere gentili con sé stessi è da egoisti. Io dico: come posso essere gentile con gli altri se non lo sono con me stesso? Per dare qualcosa ad altri devi prima averlo.
  • Essere gentile con te stesso abbasserà il tuo standard. Vero, se lo fai troppo e quando non serve. Nello stesso tempo a volte è utile. Quando sono scomparsi i miei genitori (entrambi nell’arco di poco tempo), mi sono dato lo spazio di essere fragile e debole. Mi è servito per crescere e superare un momento per me difficile.
  • La critica ti fa crescere. Vero, solo se è anche accompagnata anche dal complimento. Criticare e basta serve a poco. Dovremmo essere critici, con noi stessi e con gli altri, con la stessa intensità e precisione con la quale notiamo cosa è fatto bene. La scienza l’ha dimostrato in molti modi, purtroppo pochi insegnanti e poche persone applicano questa regola.
  • Essere gentili con sé stessi è da deboli. Penso sia vero il contrario, come del resto sostengono in molti come Nancy o Brenè Brown. È molto più facile fare il duro sempre, piuttosto che darsi l’opportunità di essere fragili, gentili e deboli. Dare a sé stessi il permesso di essere deboli è da persone forti.

Quindi, cosa puoi fare per essere più gentile con te stesso?

  1. Concediti questo spazio quando arriva, ammetti il momento difficile, il dolore… o quello che stai passando. Ignorarlo serve a poco, nonostante, forse, ti hanno insegnato altro. Accogli il momento, dai a te stesso e alle tue emozioni il tempo che serve; non di più e non di meno. Apprezza il momento, e fai tesoro del suo messaggio.
  2. Trattalo da amico e consigliere. Invece di ignorarlo o rifiutarlo, vedilo come un amico che ti dice qualcosa, seppur scomodo. È curioso, siamo spesso più gentili e pazienti con gli altri che con noi stessi.
  3. Ricordati che sei umano; e che spesso chi è più umano, lo è grazie alla sua capacità di soffrire e sentire le emozioni. È impossibile selezionarle per sentire solo quelle “belle”. O le senti tutte o nessuna. Essere umani è una bella cosa, i più grandi di sempre lo sono stati, e lo saranno.
  4. Vivi il momento sapendo che passerà. Tutto passa, le cose belle ma anche brutte. È la vita ed è un bene che sia così.

In questi giorni piovosi di un’estate strana, come il momento storico che viviamo, fatti il regalo più grande: sii gentile con te stesso.

Se mi conosci anche solo un po’, sai che sono un grande promotore dell’impegno, del dare il massimo, del non mollare, dell’avere standard alti e tutto il resto.

Questo vale anche per l’essere umani, con i nostri punti deboli, difetti e momenti difficili. Da vivere, da apprezzare, da cui imparare…

Prenditi una pausa dall’illusione di perfezione. Fai vacanza dall’autocritica. Concediti un intervallo dalla competizione.

Tra pochi giorni o settimane riprende la corsa. Meglio essere riposati e pronti.

Buon agosto che sembra novembre.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

Parlare costa poco, e ultimamente è persino scontato!

By | Riflessioni

Gli americani dicono “talk is cheap”, parlare costa poco. Secondo me ultimamente ci sono persino i saldi.

A parole è tutto facile, molti lo dimostrano ogni giorno: “ma sì dai non c’è problema, ci penso io”; “non preoccuparti poi ci mettiamo d’accordo”; “se fossi io al tuo posto…”.

Tutti bravi, tutti campioni. Poi quando c’è da fare, altro che mare in mezzo!

Tanti anni fa la cosa mi infastidiva. Pensavo che negli anni, con il lavoro fatto nei corsi e con il coaching, mi sarebbe passato, invece no L

Non mi passa, anzi mi dà ancora tanto fastidio. A volte perché credo a queste frasi dette con nonchalance e poi rimango deluso. Altre perché non sopporto chi, con parole dette al vento, si riempie la bocca e il petto facendo il figo.

Il tempo passa e, invece di diventare più saggio, divento più insofferente. Forse tutta questa “crescita personale” non funziona così bene.

È anche vero che dopo un po’ uno si stanca pure. Credimi, ne sento tante di persone che parlano a vanvera.

Forse durate periodi più difficili, come quello che stiamo vivendo, chi ha dei buchi da riempire li colma come può, e per alcuni parlare è l’unico modo…

Quindi, cosa possiamo fare?

Io cerco di pesare le persone prima di pesare le loro parole. Non sempre ci riesco, cioè a volte mi sbaglio.

Con il tempo però ho imparato a prenderci. In questo modo evito la delusione, è brutto da dire, soprattutto per uno che come me lavora sul potenziale umano.

È brutto, ma è quello che vedo e sento. Vedo poche persone veramente risolute o impegnate, al contrario vedo tanti chiacchieroni.

Se ti guardi intorno, probabilmente, li vedi anche tu.

Il mondo è di chi toglie il mare tra il dire e il fare; purtroppo però di persone che parlano e basta, ce n’è un oceano.

Claudio

 

 

 

L’equazione della mediocrità

By | Riflessioni

Sembra ci sia un’equazione matematica. Meno sanno o meno fanno, più hanno da dire e criticare su di te.

Non ho mai capito se chi invece fa e sa, si astiene dal criticare per delicatezza o perché, facendo lui stesso, sa quanto sia difficile e quindi ti rispetta.

Succede nello sport, nel lavoro e nella vita.

Il grande Brian Eno dice infatti, che i critici musicali dovrebbero trovarsi un vero lavoro.

Lo so, dovrei essermene fatta una ragione. Poi, con il lavoro che faccio, dovrei saperle certe cose, ma a volte mi infastidisce ancora.

E allora il dio del rock, come sempre, è arrivato ancora ad assistermi con questa meravigliosa canzone di George Harrison.

Ascoltala, goditi il suono e l’insegnamento.

A me ricorda alcune cose importanti…

“Ho sentito come alcune persone, hanno detto

che sono cambiato

Che non sono ciò che ero

Come davvero è un peccato

Quei pensieri nella loro testa.

Si manifestano sulla loro fronte

Come brutte cicatrici di sentimenti maligni

che loro stessi risvegliano

Così odioso di chiunque che è felice

o “libero”

Loro vivono tutte le loro vite,

senza guardare per vedere

La luce che ha illuminato il mondo

È divertente come le persone, semplicemente non vogliano

accettare il cambiamento

Come se la natura stessa – loro preferirebbero

riaggiustarla

Così dura andare avanti

Quando sei già in una fossa

Dove c’è così poca possibilità,

di scoprire l’anima

Sono grato a chiunque,

che è felice o “libero”

per avermi dato speranza

quando sto guardando per vedere

La luce che ha illuminato il mondo”

Buona settimana!

Claudio

 

 

 

Intelligenza e cuore

By | Riflessioni

È ormai assodato che ci sono diverse intelligenze. Howard Gardner, professore ad Harvard, ce lo ha dimostrato ed è stato un bene.

Per troppo tempo si è confusa l’intelligenza con altro. A volte con la memoria, cioè la capacità di ricordare, altre con la conoscenza…

Grazie all’idea delle intelligenze multiple sono nati nuovi concetti. Forse il più famoso, e abusato, è quello dell’intelligenza emotiva.

Una cosa è certa, per troppo tempo a scuola abbiamo educato la mente e non il cuore. Succede ancora. All’università, spesso, il cuore non viene preso in considerazione. Al corso di laurea in medicina è solo considerato come un organo, seppur vitale, e nulla di più. Non a caso i medici sono poi lasciati soli nella loro formazione emotiva, con i risultati che vediamo tutti.

Il buon senso e la realtà che viviamo tutti i giorni, ci dicono che dovremmo educare più il cuore che la mente. Certo l’ideale sarebbe fare entrambi le cose, ma diamo troppo peso alla quest’ultima.

Nel mondo della Programmazione Neuro-Linguistica, per esempio, vedo troppo persone focalizzate sulla linguistica e sulla parte cognitiva, perdendo la cosa più importante: le emozioni.

Sono un grande appassionato di linguistica, è una materia affascinate e uno strumento straordinario per capire le persone, come pensano e cosa provano. L’importante è ricordarsi che è uno strumento. Il fine, cioè lo scopo è stare bene, non parlare bene.

Sono troppe le persone che confondono il mezzo con il fine, o come diremmo in Dinamiche a Spirale il contenitore con il contenuto.

Sono felice di vedere nel mondo una nuova era di pensatori. I grandi della psicologia positiva e gli esperti di business come Simon Sinek (ospite al prossimo World Business Forum di Miano, e come me, grande promotore dell’importanza del “perché”), stanno riportando al centro le emozioni e il cuore.

Sono le emozioni a dare qualità alla nostra vita, non le cose. Le cose possono emozionarci, ma sono solo il mezzo.

Il sistema limbico è ciò che ci fa battere forte il cuore, che ci dà le farfalle nello stomaco o le gambe che fanno “giacomo-giacomo”. Il sale della vita è lì.

Lo sappiamo tutti, ma pochi hanno il coraggio di esplorare e/o far crescere quella parte. Perché?

Secondo me perché fa paura.

Per avere accesso alle emozioni dobbiamo diventare vulnerabili, come direbbe Nancy o Brenè Brown. Non possiamo essere selettivi nelle emozioni, se decidi di sentirle, le senti tutte, anche quelle che non ti piacciono.

Ecco perché per molti, purtroppo, è meglio sviluppare la neocorteccia. Con quella fai ragionamenti logici, ci sono poche emozioni. Spacchi il capello in 4, magari con la linguistica o la matematica e senti poco.

La cosa buffa è che in grandi matematici e i grandi linguisti, sono super emotivi, come del resto tutti i geni e tutti gli artisti.

Capisco perfettamente la voglia di proteggersi. Io stesso l’ho fatto. Per non soffrire, ho dato meno energia al cuore e al sistema limbico per trasferirla alla parte cognitiva.

Il risultato? Pessimo.

Se il buon Dio, o l’evoluzione naturale, ci hanno dato un sistema così completo ci sarà una ragione. È come se usassimo una sola gamba per camminare, sarebbe scomodo e faticoso.

Propongo di usarle entrambi. Usiamo la logica, la parte cognitiva e tutte le intelligenze meno emotive. Diamo però la stessa importanza, forza e spazio alle emozioni, sono sicuro che saremo tutti più felici.

Anzi propongo di sviluppare più quest’ultima, anche se può far paura.

La felicità, la passione, la gioia e tutte le altre cose che vogliamo stanno lì di casa.

Buona settimana emotiva.

Claudio

 

P.S. Se hai tempo e voglia fai una ricerca sulle scoperte fatte recentemente riguardanti la sincronizzazione del cervello con il cuore. Sono davvero interessanti, dimostrano quello che sapevamo, è tutto collegato e non possiamo separarlo.

 

 

 

Giornate estive, rendiamole positive

By | Riflessioni

Anche se il meteo sembra non essersene accorto è iniziata l’estate, è tempo di vacanze, l’occasione per essere più positivi, riposarsi, passare le giornate senza dover correre e godersi la vita.

Se ci pensi, non dovremmo aspettare la bella stagione per poterlo fare. Ogni giorno potrebbe essere un bel giorno, o almeno potremmo provare a renderlo tale.

Ogni alba è un nuovo inizio che ci dà l’opportunità di fare qualcosa di nuovo, di diverso e di bello.

Si parla tanto di flessibilità, usiamola per fare migliorare non solo noi stessi, ma anche le nostre giornate.

Perché ti svegli la mattina?

Mi dirai perché suona la sveglia e ho tante cose da fare.

Forse questo è il problema. Ci perdiamo nelle tante cose da fare e dimentichiamo “perché” le facciamo, cioè lo scopo.

Sicuramente ci sono delle ragioni per le quali fai quello che fai. Alcune le hai scelte, altre te le hanno imposte (e comunque le hai accettate). Quali sono?

Forse se te le ricordassi, saresti meno stressato e più felice, anche quando le vacanze sono lontane.

Tutti abbiamo cose da fare che non ci piacciono. Chi riesce a farle meglio, ha bene in mente le ragioni perché debbano essere fatte e/o i vantaggi che avranno nel farle (o le scocciature che si toglieranno di dosso una volta fatte).

Sappiamo anche un’altra cosa, chi vive meglio, invece di iniziare la sua giornata pensando alle rotture che lo aspettano, inizia così:

–       ringraziando per le cose belle che ha, anche e soprattutto quelle piccole

–       visualizzando qualcosa di bello che accadrà durante la giornata

–       cercando di fare qualcosa di bello/nuovo/diverso per godersi la vita

–       vedendo le difficoltà come occasione per crescere

–       pensando a cosa vuole

–       prestando attenzione al “qui ed ora”.

Sembra inutile dire che la maggior parte delle persone che conosco fa una o più di queste cose, ma le fa al contrario. Poi chissà perché vive male.

La vita non è sempre facile. I problemi, le sfide o chiamali come vuoi, sono sempre di più. Si chiama evoluzione.

Virginia Satir, diceva che la vita non è come dovrebbe essere, è quella che è, la differenza sta in come la affronti.

Iniziare la giornata con il piede giusto non risolve tutto ma aiuta.

Perché aspettare le vacanze?

Conosco persone che iniziano a godersele dalla seconda settimana, nella prima sono ancora troppo incazzati per poterlo fare.

Conosco persone che hanno una vita che per altri sarebbe da sogno, ma per loro è stressante, impegnativa o chissà cos’altro.

Conosco anche persone che si godono una passeggiata al parco in pausa pranzo più di quanto quelle di prima godano di una vacanza vera e propria.

Se non ci educhiamo a iniziare bene continuiamo male. Se non ci alleniamo ad approcciare bene le cose entriamo nell’ipnosi culturale che ci dice che tutto va male e non c’è nulla da fare.

Godiamoci le vacanze, e visto che sono una parte piccola del nostro anno, impariamo a goderci anche gli altri giorni.

Ne vale la pena.

Buona settimana.

Claudio

 

 

 

 

 

La vita imperfetta

By | Riflessioni

Nonostante gli anni ’80 sul mio calendario siano passati da un pezzo, vedo ancora persone che si ostinano a ostentare una vita perfetta. Molti li trovo nel mio mondo, quello della formazione/coaching/crescita personale.

Sono quelle persone che non si ammalano mai. I loro figli sono bravissimi sia a scuola sia nello sport. Non litigano mai con il partner con il quale, ovviamente, hanno sempre, oltre all’amore, una vita sessuale da porno star.

Sono ricchi, dentro e fuori. Spirituali: in contatto con Dio, la natura, l’Universo e il proprio sé superiore.

Fanno vacanze da sogno, cene da film e sono circondati da persone così VIP, che tu non puoi nemmeno immaginare…

Non c’è limite alla loro perfezione.

È il loro modo per convincerti che se li seguirai, un giorno, avrai anche tu tutto quello che hanno loro. Basta seguirli ciecamente, come fossero dei veri guru…

Io, che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere al fianco dei Guru a cui questi si ispirano, non ho visto nessuno con una vita perfetta.

Ho assistito, mio malgrado, uno di loro durante un’infezione intestinale (a casa mia) gestita anche maluccio. Ne ho visto un altro litigare furiosamente con la moglie e perdere completamente lo stato. Un altro offendersi e reagire male per un commento sgradito. Un altro ancora fumare per scaricare lo stress. Ho visto chi fa fatica a dormire nonostante sia un esperto di rilassamento, chi sbaglia con i figli nonostante sia tra le migliori del mondo in quel campo, chi ha paura anche se è uno di quelli più tosti… ne ho viste di tutti i colori. E la cosa mi ha tranquillizzato.

Sono tutti uomini e donne, come me e te.

Non so tu ma io quelle cose le ho fatte tutte, e se Dio vuole, le farò ancora.

Nessuno ha una vita perfetta, perché la vita, non può essere perfetta. La vita può essere: bella, brutta, felice, monotona, come tu la vuoi, passata, da vivere, sofferta, incasinata… ma non perfetta.

Perfetto in natura non esiste, perché il perfetto in natura è fatto delle imperfezioni che rendono tutto, come la vita, magico.

Secondo me, la differenza tra le persone, non sta nel vivere in modo perfetto o imperfetto. Sta nel cercare di essere e fare meglio. Consiste nel chiedere scusa a tua moglie quando litigando, perdi lo stato. Consiste nell’imparare dalle tue paure e nello sconfiggerle sapendo che ne arriveranno altre. Consiste nel cercare di migliorarti per fare errori diversi.

Semplicemente si tratta di cercare di evolversi, di crescere e soprattutto di essere veri.

La cosa che ammiro di più dei miei Guru, i Maestri a cui mi ispiro e rivolgo, è che sono veri. Sanno di avere difetti, un lato oscuro, cose da mettere a posto… A differenza dei “perfetti”, non nascondono nulla a sé stessi. Ovviamente non mettono tutto in piazza, alcune cose sono private, ci mancherebbe. Però, come te e me, fanno del loro meglio. Facendolo imparano, e poi, condividono cosa hanno imparato dai loro errori.

Se fossero perfetti, non sbaglierebbero mai, e non avrebbero nulla da insegnarci.

Quindi, viva l’imperfezione!

Claudio

 

 

 

 

Rompicoglioni

By | Riflessioni

“La tua fama di rompicoglioni ti aveva preceduto”, ha detto sorridendo dopo una mia domanda specifica.

In un primo momento l’ho preso come un complimento. Forse il mio ego non voleva sentire la critica. Poi pensandoci bene, l’ho preso come un grandissimo complimento.

Sì lo ammetto, sono un rompicoglioni.

Quando ordino una bottiglia di Champagne da 90 euro in ristorante, mi aspetto che sia fresca e servita nel bicchiere adeguato.

Dal mio agente assicurativo, a cui verso molte migliaia di euro, mi aspetto una telefonata di cortesia, di tanto in tanto.

A chi vuole parlarmi di “un progetto che vorrei sviluppare con te”, chiedo di avere un’anticipazione precisa di cosa si tratta.

I miei clienti sono molto esigenti, vogliono avere da me un servizio adeguato (anzi superiore) all’alta cifra che chiedo. Mi sembra giusto e corretto.

La mediocrità non ha mai dato buoni frutti.

Al giorno d’oggi, la normalità non basta, è la mediocrità di una volta.

Le persone vogliono sempre di più in cambio delle loro risorse più importanti (tempo, amore, soldi, salute…), io sono tra queste persone.

Ovviamente, dobbiamo essere pazienti, comprensivi e accomodanti. Possiamo pretendere solo quello che le persone ci possono dare.

Accontentarsi di meno però, è ingiusto nei loro confronti e nei nostri.

Tutti i grandi, uomini o donne, in tutti i campi sono e sono stati dei rompicoglioni. Io sono piccolo, ma per modeling, rompo anche io.

Lo faccio con gli altri e lo faccio con me stesso.

Ad alcuni piace poco, altri valorizzano questa cosa. Alcuni addirittura mi strapagano per rompere.

Per qualcuno “rompicoglioni” è una critica, per altri è un complimento. Io preferisco essere uno che rompe ma cerca di tenere lo standard alto. Hanno iniziato a educarmi alla qualità quando ero bambino ed io provo a portare avanti la cosa.

Buona settimana, rompi a qualcuno, fallo perché quando le persone valgono di più è anche tuo dovere chiedere a loro di più. Magari inizia da te stesso.

Claudio

 

 

 

 

 

Chiusura mentale

By | Riflessioni

Da quasi un quarto di secolo giro le aule dei migliori corsi di formazione mondiali, spesso vedo le stesse persone.

Sono gli appassionati, quelli che frequentano tutti i corsi e hanno letto tutti i libri. Molti li ho visti cambiare, evolversi fino ad arrivare a livelli impensabili. Altri li vedo sempre allo stesso livello, cambiano il modo ma fanno e pensano sempre lo stesso.

“Come sei rigido e chiuso!”.

È uno dei commenti che vorrei non ricevere mai, anche se a volte, mi viene fatto. Chiuso io? Ma va…!

Eppure… sì, ci sono quelli di cui parlavo, ma anche io a volte sono chiuso di mente. Non ne sono fiero, ma devo almeno essere sincero.

Perché aprire la mente è così difficile?

Perché una volta aperta non rimane tale?

Perché dobbiamo continuare a tenerla allenata?

Mamma mia, quanti perché! Era meglio quando ero solo a livello di Practitioner in PNL dove i “perché?” sono vietati, e tutto è più semplice!

Prima di cercare la risposta cerchiamo, come farebbe una persona saggia, di capire la domanda. Cosa è “l’apertura mentale”, visto che come gira su Facebook, non è una frattura del cranio?

Partiamo col dire cosa non è. Non è accettare qualsiasi idea. Puoi essere aperto, ma avere le tue opinioni, anzi è consigliato. Soprattutto quando ti rivolgi a noi “guru della crescita personale”.

L’idea, come diceva Aristotele, è di capire e seguire un’idea diversa pur rimanendo della tua opinione.

Il problema è che se sei convinto del tuo pensiero quelli diversi li rifiuti o non li senti proprio! Serve a mantenere stabilità, se prendessi tutto senza filtrare sarebbe un casino.

Anche in questo caso è una questione di equilibrio fra due cose apparentemente opposte. Un altro paradosso. Devi essere aperto ma non accettare tutto.

Facile a dire ma non a farsi.

Provo a darti una mano se me lo permetti. Inizia a distinguere tra 3 cose: te stesso, le tue convinzioni e la verità/realtà. Se mischi queste cose, sei fregato.

Spesso confondiamo chi siamo con quello in cui crediamo. Oppure confondiamo quello in cui crediamo con la Verità. Se mischi tutti e tre, allora sei davvero fritto tu e soprattutto chi ti sta attorno.

Quindi? Tieni le tre cose separate!

La verità non la conoscerai mai, avrai sempre e solo versioni di essa che cambierai, se tutto va bene. Le convinzioni sono un artefatto della tua mente, non fare guerre a causa loro, non ne vale la pena. Tu sei molto di più di quest’ultime. Come loro cambierai, e a differenza di loro hai qualcosa di immutabile, immenso e divino. Quello è l’unica cosa che conta cercare, sapendo che non lo troverai mai completamente (come la Verità del resto).

Detto questo ricorda che:

–       nessuno trova l’Illuminazione rimanendo ancorato alle sue convinzioni

–       nessuno cresce intellettualmente senza ascoltare altre idee e opinioni

–       nessuno cresce socialmente senza frequentare i “diversi”

–       nessuno migliora professionalmente facendo sempre lo stesso lavoro nello stesso modo

–       nessuno si diverte a fare sempre le stesse cose

–       non c’è dieta sana che consiglia un solo alimento.

Il concetto mi sembra abbastanza semplice.

La mente tende a chiudersi per proteggersi, per darci continuità e stabilità. Se non fai qualcosa per aprirla si chiuderà.

Fare qualcosa non basta, devi farlo bene e il modo è semplice ma difficile. Rimani fedele a te stesso, segui le tue idee, ascolta quelle diverse con la disponibilità di cambiarle. Credi agli altri ma solo se dicono cose che hanno senso per te.

Evita guerre sulla Verità, non ce l’ha nessuno, nemmeno tu, ecco perché vale la pena creare la tua, sapendo che la cambierai. Cerca di migliorarla sempre ma non fare mai l’errore di confonderla con quella Vera e/o con te stesso.

Credimi dopo più di vent’anni a studiare con i migliori “guru della crescita personale” sono arrivato alla giusta conclusione. È quella vera, te lo posso assicurare, ne sono strasicuro 😉

Claudio

 

 

 

 

 

I dubbiosi

By | Riflessioni

Ce ne sono ovunque, sono quelli che ti dicono che non ce la farai. Che non si può fare. Che non funzionerà. Che non hai abbastanza risorse. Che non ne vale la pena…

Mi ricordano una vecchia canzone di Enrico Ruggeri intitolata “uomini piccoli”.

Sono ovunque, non sei il solo ad averli accanto il mondo ne è pieno.

Tempo fa sulla nostra pagina di Facebook abbiamo fatto una serie chiamata “meglio non ascoltarli”. Parlava degli esperti che consigliavano ad altri di lasciar perdere.

Come il professore universitario che disse al fondatore di FedEx che il suo progetto era bello, ma per potersi laureare, doveva essere anche fattibile.

O il produttore che disse ai Beatles di lasciar perdere, visto che le band basate sul suono della chitarra erano finite. Oppure quello che disse ai Rolling Stones di: “mollare quel labbrone che canta”.

E cosa dire del genio delle risorse umane di HP, che disse a Steve Jobs e Bill Gates (contemporaneamente) al colloquio di lavoro che non sapeva cosa farsene di due non laureati di grandi speranze?

Sono tutti bravi a dire cosa non si può fare. Una cosa è certa, sono degli esperti visto che non hanno combinato quasi nulla.

Non contenti della loro vita infelice, secondo i loro stessi standard, ti consigliano di seguire i loro passi.

È la zia che ti vuole bene. Il compagno di classe che non vuole perderti. Il vicino che fa sempre le stesse cose e si anestetizza di TV…

Tutti esperti. Tutti bravi a darti consigli.

Fosse così non sarebbe poi così grave. Basterebbe ignorarli o ascoltarli, per poi fare esattamente il contrario.

Purtroppo non si fermano a quello, giudicano pure.

Quando vivi la tua vita, e visto che è tua (non loro) la vivi a modo tuo, hanno da ridire.

Se fallisci, sono felici perché avevano ragione. Sono felici di aver rinunciato a provarci perché hanno evitato la delusione che hai tu.

Se ottieni i risultati, diranno che ti sei venduto, hai rinnegato te stesso, hai rubato/mentito/scopato… qualcosa hai fatto di sicuro. Se non una di quelle cose, “hai culo”, non come loro che devono lavorare sodo.

Non sanno, non possono sapere. Anche se sapessero, non capirebbero che:

  1. Tu preferisci essere deluso ma averci provato con tutto te stesso.
  2. Il loro giudizio non ti sfiora, non perché sei superbo, perché per giudicare bisogna sapere e loro non sanno nulla. Proprio nulla.

Quindi?

Lascia che facciano quello che vogliono fare. Se vuoi essere libero di vivere la tua vita, dovresti permettere a loro di fare lo stesso.

C’è chi guarda i reality per discutere, giudicare e paragonarsi ai partecipanti, che ovviamente sono tutti peggio di loro.

C’è chi il reality lo vive.

Si chiama “la mia vita”. In questo reality tutte le volte che veni eliminato entri in un altro format, se tutto va bene, è sempre più difficile e bello. Bello per te che lo vivi, non sempre per loro che lo guardano. Ma questo non è un problema tuo.

Vivi la tua vita.

Claudio