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Anthony Robbins Archives - Claudio Belotti

3 sfide da accettare per alzare i propri standard

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“Raise your standards!” Dice il mio maestro Anthony Robbins. Cosa significa veramente? Alza i tuoi standard non è un invito ad avere di più, ad accumulare beni o a scegliere oggetti più costosi. È la richiesta precisa di essere di più: fai crescere ciò che sei e diventa più di quello che sei oggi.

Questo vale soprattutto per coloro che occupano posizioni di leadership: la crescita continua dovrebbe essere un obiettivo di carriera. Per farlo ci sono molti modi: insieme a un Coach, attraverso dei corsi, creare il proprio gruppo di dispari e condividere con altri executive sconfitte e soluzioni.

Per crescere è utile accettare delle sfide che ci portano oltre un limite che eravamo convinti esistesse:

Sii audace: quando scegli una sfida rendila interessante. Audace è diverso da temerario: con la temerarietà fai delle sciocchezze. Con l’audacia accetti la paura della sfida e costruisci il coraggio per annullare quella paura. Essere audaci significa pensare in grande, in modo innovativo, differente: guarda le cose da un punto di vista inedito.

Sii originale: ecco, in continuità con l’audacia c’è l’originalità. Crea qualcosa di nuovo e originale, un tuo stile unico, un metodo di lavoro che ti identifichi. Non è una questione di posizionamento del brand è il contenuto che proponi, la tecnica, la comunicazione che utilizzi che deve trasmettere una originalità sulla quale devi aver lavorato identificando ciò che fai diversamente da tutti gli altri nel tuo settore.

Sii costante: puoi pensare alla costanza come alla tua arma segreta. Quando sei stanco e inizi a pensare di non farcela più ecco che viene in soccorso la costanza. Concentrati sul perché fai quello che fai e come ti fa sentire. Anche solo un piccolo passo in avanti può essere utile per percepire che sei in movimento che stai andando nella direzione che ti soddisfa.

E oggi quale sfida accetterai per alzare i tuoi standard?

Migliora subito la tua comunicazione in pubblico con 3 semplici esercizi

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Quando qualcuno mi chiede come si fa a migliorare nel parlare in pubblico o come si diventa un oratore più coinvolgente chiedo alla persona di fare una cosa: scegli un oratore brillante, uno speaker che ti piace – può essere anche un attore che tiene un discorso durante una premiazione – e poi osservalo con attenzione. Cosa fa?

Se hai scelto bene lo speaker e decidi di osservarlo anche meglio scoprirai che parlare in pubblico è molto più che parlare. Probabilmente già lo sapevi o lo intuivi ma senza uno studio schematico delle azioni non avevi mai compreso la portata di questo complesso meccanismo.

Ed è proprio per questa ragione che il mio corso più venduto nelle aziende non si intitola “Parlare in pubblico” ma “Comunicare con il pubblico straordinariamente”. L’abilità infatti di parlare in pubblico non può prescindere dalla complessiva capacità di comunicare CON il pubblico. Significa sostanzialmente prendere qualcosa di naturale come la comunicazione – ciascuno di noi comunica in ogni momento – e dargli una direzione, una intenzione, una finalità consapevole.

In attesa di poter partecipare alla prossima edizione del corso (puoi vedere QUI il calendario) puoi scegliere di dedicare del tempo a migliorare la tua comunicazione con 3 semplici esercizi:

  • Pensa a ciò che stai facendo come ad una opportunità. Una opportunità per esprimere te stesso, per chiarire un concetto, per dare un messaggio. Comunicare con il pubblico, con le persone, è una delle cose più belle. Comunicare un messaggio è un privilegio.
  • Preparati. Questa dovrebbe essere la base per qualunque attività e forse proprio per questa ragione a volte viene data per scontata. La preparazione può fare la differenza. Esercitati di fronte a qualcuno o di fronte a una videocamera e raccogli dei feedback (qualificati) per migliorare.
  • Il pubblico è con te. Soprattutto se ciò che gli dici può essere può essere di suo interesse o d’aiuto. Cosa stai dando al tuo pubblico? Quando prepari un discorso – che sia una vendita o un aggiornamento ai colleghi dell’ufficio – assicurati di dare qualcosa, un valore percepito come tale da chi ti ascolta.

Quali occasioni utilizzerai adesso per allenarti?

Le 3 caratteristiche (più una) fondamentali per un manager

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Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) ho raccolto l’esperienza ultraventennale come Business Coach nelle aziende più grandi e a contatto con imprenditori illuminati e manager con idee innovative e approcci inconsueti. Tutto questo know-how è a tua disposizione e può applicarlo nella tua azienda per portarla a quello che lo stato di grazia, lo stadio del Prime.

Tutto ha inizio molti anni fa – non ricordo più quanti, ma tanti – in uno dei numerosi seminari di Robbins al quale collaboravo. Il grande Tony ci parlò di un concetto che mi colpì (non che fosse la prima volta, né è stata l’ultima). Ci parlò delle identità nel mondo del lavoro. Ci disse che ognuno di noi, per natura, può avere una prevalenza di uno fra tre diversi modi di pensare.

Sul lavoro, infatti, diceva Robbins, ci sono tre anime. Tutte belle, tutte necessarie al mercato e molto diverse tra loro. Di queste tre, solitamente ne abbiamo una molto sviluppata, una meno e una quasi per niente. Ovviamente nessuno di noi è una cosa sola, siamo animali complessi, ma questa generalizzazione ci può aiutare. I tre “tipi” sono: l’artista, il manager, l’imprenditore (business maker). 

Sapere qual è la tua anima prevalente e quale quella secondaria è importante per assicurarti di avere persone diverse vicino a te: infatti se ragionate tutti allo stesso modo vi farete male, imprenditorialmente parlando. Non si vince un campionato con soli portieri e difensori. Cerca di capire chi sei e di chi o cosa hai bisogno. Portali in azienda, ascoltali e impara da loro.

Se la tua anima è quella di un imprenditore e hai bisogno di trovare manager ci sono almeno 3 caratteristiche (più una) che devi ricercare. Vediamole insieme:

Manager Coach. Un buon manager dovrebbe essere anche un buon Coach. Sono trascorsi ormai già molti anni da quando la prestigiosa università di Harvard ha individuato il Coach come professione del futuro e le Coaching skill come elementi fondamentali in qualunque professione o mansione che preveda la gestione, il coordinamento e la guida delle persone. La gestione dello stato emotivo, le competenze di negoziazione, le abilità di valutazione delle risorse umane sono tutte caratteristiche fondamentali per un manager.

Delega. La delega a volte viene intesa in modo negativo come il tentativo di scaricare lavoro sugli altri. Non è così: la delega è innanzitutto responsabilizzazione. Un manager leader deve avere la capacità di creare altri leader. I team di lavoro non devono dipendere dalle decisioni del manager, deve essere in grado di gestire a sua volta le piccole decisioni che fanno andare avanti il lavoro in modo scorrevole. Delegare infatti non significa disinteressarsi. Significa dare valore, valorizzare il lavoro delle persone permettendo loro di crescere.

Competenze. Un manager deve essere competente del settore in cui opera. Soprattutto quando deve guidare una squadra di tecnici, deve avere competenza nella materia specifica. Mettere alla guida di un settore una persona che non ha competenze in quel settore può rendere molto complessi sia la creazione di fiducia, sia la capacità di controllo, sia il coordinamento del lavoro.

Infine, una caratteristica fondamentale è la capacità di prendere decisioni. Nel lungo periodo l’errore si paga molto meno dell’essere rimasti fermi. Prendere decisioni è molto utile per uscire da impasse pericolose. Una decisione rapida e sbagliata è sempre meglio di una decisione tardiva o di nessuna decisione. Nel primo caso infatti ci si dà la possibilità di recuperare.

Cosa sono i 6 bisogni fondamentali di Anthony Robbins e come puoi utilizzarli al meglio

By | In evidenza

Ho conosciuto Anthony Robbins quasi trenta anni fa, da venticinque lavoro al suo fianco e ogni anno – più volte l’anno – continuo a tornare da lui ogni volta che posso. Il motivo è semplice: lui, nel settore della formazione e della crescita personale, imprenditoriale e finanziaria rappresenta l’eccellenza. Se si desidera comprendere qual è il livello più alto, lo standard più elevato nelle strategie per il raggiungimento degli obiettivi, dell’organizzazione, dello sviluppo umano, professionale e finanziario, Tony Robbins non smette di alzare l’asticella e fissare uno standard qualitativo stellare.

Tutto è iniziato molti anni fa, per un bisogno, un bisogno di crescita. E non è un caso… Ogni essere umano infatti è unico ed è modellato dagli eventi della propria esistenza e dalle emozioni che la propria mente associa ad essi. In questo sistema basato sul rapporto di scambio fra ambiente interno e ambiente esterno, ben spiegato dalla teoria delle Dinamiche a Spirale – delle quali è un convinto utilizzatore lo stesso Robbins – ci sono 6 bisogni umani che tutti condividiamo: ogni nostro comportamento è semplicemente un tentativo di soddisfare quei bisogni fondamentali.

E quali sono questi 6 bisogni umani e cosa rappresentano? Vediamoli insieme:

  1. Certezza o Sicurezza: è in sostanza il bisogno di sapere che puoi evitare il dolore e ottenere piacere. È quello che accade quando cerchi tranquillità e ti accomodi nella tua zona di comfort.
  2. Incertezza o Varietà: è il bisogno di ignoto, di cambiamento, di nuovi stimoli. E non è un caso che sia esattamente il contrario del bisogno di sicurezza. Perché nell’uomo sono presenti entrambe queste spinte opposte.
  3. Significato o Importanza: è il bisogno di sentirsi unici, importanti, speciali o necessari. È il bisogno che soddisfi quando ti senti protagonista ed è una leva molto utilizzata dalla pubblicità: “Perché io valgo”, “Tutto intorno a te” etc.
  4. Connessione o Amore: è il bisogno di provare una forte sensazione di vicinanza o unione con qualcuno o qualcosa. È ciò che ci spinge ad essere animali sociali, a creare connessioni, legami, amicizie e relazioni.
  5. Crescita: è il mio preferito! Il bisogno di espansione delle proprie capacità, di evoluzione delle proprie competenze, di sé. Per me è intimamente connesso con la l’idea stessa di felicità, una idea dinamica, in movimento continuo, verso la migliore versione di sé.
  6. Contributo: è il bisogno più nobile e più alto, nel senso che più è continua e piena la soddisfazione degli altri bisogni, più diventa forte la necessità di contribuire al benessere altrui, di dare agli altri e fornire il proprio sostegno a chi ne ha bisogno.

I primi quattro bisogni infatti sono quelli fondamentali, quelli che rappresentano la base nella vita di ciascuno e per vivere una vita sana, devono essere costantemente soddisfatti. Gli altri due sono quelli che si staccano un po’ dai bisogni quotidiani e ci fanno volare alto, per soddisfare lo spirito. Non sono connessi alle cose di tutti i giorni ma vanno oltre. E proprio per questo sono speciali. Quando incontri il bisogno di Crescita e il bisogno di Contributo nella TUA esistenza, riesci a comprendere cos’è la felicità e ti accorgi che è già parte di te e della tua vita.

Tre lezioni di leadership (più una) che puoi imparare dalle canzoni dei Foo Fighters

By | Senza categoria

Il desiderio di rapportarmi al meglio con le persone e gestire bene quelle che facevano parte del mio team è stata la molla che mi ha portato prima verso e poi dentro il mondo di Anthony Robbins del Coaching e della Programmazione Neuro-Linguistica. Questa molla ha fatto la differenza nella mia vita e lo ha fatto molto prima che diventassi un Coach professionista e uno dei pionieri del Coaching in Italia. Perché?

Perché per guidare al meglio un gruppo di persone è necessario coltivare le caratteristiche del leader e sviluppare una chiara leadership attraverso i propri talenti e le proprie competenze, creando uno stile personale e riconoscibile. Queste caratteristiche sono alla base anche del lavoro di Coach e chi le possiede ha una marcia in più per realizzarsi professionalmente.

Per raccontarti quelle che per me sono le tre abitudini (più una) che ritengo fondamentali per lo sviluppo della tua leadership voglio fare un gioco e utilizzare altrettante canzoni dei Foo Fighters. Così, se vorrai, quando le ascolterai potrai darti la carica per rinnovare la tua voglia di crescita:

1) Learn to Fly: impara a volare! Un leader si deve abituare ad avere quello che in PNL chiamiamo pensiero sistemico e a passare sopra i problemi per focalizzarsi sulle soluzioni che spesso sono molto al di là dei problemi. E come dice la canzone, ricordati che non puoi farlo da solo: una volta che hai imparato a volare, porta con te – con pazienza – il tuo gruppo. Vola con me // Non riesco a farlo da solo // Cerca di rendere questa vita la mia.

2) My Hero: ciascuno di noi può essere un eroe – e questo lo cantava già Bowie nel 1977 – anche per un solo giorno. Un leader che vuole essere tale dovrebbe prendere un po’ di questo eroismo e portarlo nella propria quotidianità. Un gesto, un’azione, un pensiero possono fare la differenza nella vita e nel lavoro della tua squadra ed essere eroi in molti casi significa essere straordinariamente normali: Ecco il mio eroe // Guardalo mentre va // Ecco il mio eroe // È normale.

3) These days: anche se ci saranno sempre scadenze importanti, obiettivi e risultati da raggiungere, accetta che le persone a volte commettono errori in buona fede. A volte è meglio rilassarsi e lasciare che il tuo team faccia i propri errori e cresca per arrivare alle soluzioni che servono. Uno di questi giorni // dimenticherai di sperare e imparerai ad aver paura // Ma va tutto bene // Finora va tutto bene // Ho detto che va tutto bene.

Infine, dai sempre il meglio di te! Best of you per un leader significa soprattutto mostrare la parte migliore di sé. Non si tratta di strafare o essere buonisti e nemmeno cercare la perfezione. Si tratta soprattutto di dare il buon esempio: un leader è tale perché pur vivendo il momento presente riesce a non farsi influenzare dai problemi contingenti e dalle difficoltà del mercato ed è sempre pronto a guardare al futuro, all’obiettivo guidato dal proprio scopo: Giuro che non mi arrenderò mai // Mi rifiuto.

Individua il tuo mentore

By | In evidenza

Individuare il proprio mentore è molto importante e spesso può essere altrettanto difficile. Un mentore può essere un maestro, una guida, un superiore. In ogni caso, il mentore è un punto di riferimento che va scelto sulla base delle proprie aspirazioni e per le sue qualità.

Per decidere chi scegliere come tuo mentore, devi farti un qualche domanda per essere sicuro che la tua scelta individui una persona coerente con il tuo scopo, i tuoi valori e che ti dia la spinta per raggiungere i tuoi obiettivi. Quando lo scegli, domandati:

  • Che cosa è importante per me?
  • Che tipo di stile di vita voglio avere?
  • Quali sono i miei obiettivi di lavoro?

Se individui qual è il tuo scopo, quali sono i tuoi valori e l’obiettivo che stai cercando di raggiungere per il quale il tuo mentore può favorire la tua crescita, può scegliere il mentore più adatto ed evitare di seguire figure incongruenti con i tuoi valori.

I mentori possono essere reali, viventi o personaggi del passato, persone con le quali hai contatti o persone che non conosci direttamente. I mentori possono anche essere personaggi di fantasia. Se segui la mia pagina Facebook sai che condivido una volta a settimana un breve ritratto dei miei mentori, i miei maestri

Tra di essi ci sono i miei genitori, le persone che hanno contribuito a formarmi, Anthony Robbins e Richard Bandler, gli uomini che più hanno influito sulla mia crescita professionale da Milton Erickson a Vincenzo Finizzola e i maestri che hanno favorito il mio sviluppo spirituale come Deepak Chopra o Brij Khindaria. Poi ci sono i miei maestri immaginari, personaggi di fantasia creati dai miei autori preferiti e protagonisti di saghe come Star Wars o Dune, fino alla saggezza di Snoopy e dei Peanuts.

E tu chi hai scelto come mentore? Come hai fatto a decidere? Condividi la tua esperienza!

Essere felici

By | Riflessioni

Ci sono tanti uomini e donne straordinari nel mondo, ne abbiamo visti qualcuno in questi giorni al WOBI. Alcuni sono passati a miglior vita, molti sono vivi e ci indicano una via verso una vita migliore.

Il motto di Extraordinary è: “siamo tutti straordinari” perché crediamo che tutti, nessuno escluso, sia meglio di quanto creda e abbia dentro di sé qualcosa di speciale.

Steve Jobs era straordinario, Mandela, Gandhi, la principessa Diana, Madre Teresa… tutti straordinari in modi diversi e unici.

E tu? In che modo sei straordinario? Forse lo sei in modo semplice, senza essere famoso o ricco. Credimi va bene, senza atomi le stelle non esisterebbero, tantomeno le galassie.

Quando mi viene chiesto di definire il successo, penso a una sola cosa, la felicità. Avere successo per me, vuol dire solo una cosa: essere felice.

Tutti vogliamo essere felici, forse non sappiamo cosa significa ma cerchiamo di esserlo giorno dopo giorno.

La felicità non ha nulla a che fare con il denaro, né con la fama, né con il potere. Non dipende da dove vivi, dalla macchina che guidi o dalla taglia di pantaloni che porti. Puoi essere ricco o povero, grasso o magro, ci sono tanti modi per essere felici…

Nelle persone che vivono appieno la propria vita, incluso quelle che si sono viste al World Business Forum di Milano, ho notato alcune caratteristiche tra cui:

Libertà

Libertà di essere e sentirsi chi sono, di fare quello che credono che sia giusto (ovviamente nel rispetto degli altri).

Miglioramento

Tutte le persone che si sentono felici fanno qualcosa per crescere. Che sia un corso, leggere, fare volontariato… “all the above”. Sono attivi nel cercare di essere migliori continuamente.

Contributo/impatto

Nel migliorare, direttamente o indirettamente, aiutano altri a fare lo stesso. Non sempre aiutano altre persone, a volte cercano di salvare i Panda o la foresta amazzonica. Fanno comunque qualcosa che va oltre loro stessi.

Comunità

Fanno parte di qualcosa, un gruppo, una tribù, un movimento… si uniscono a persone che come loro vogliono essere libere, migliorare e contribuire. Non sempre sono capiti da chi preferisce essere: prigioniero, statico, egoista…

Ci sono tanti modi per essere più felici e altrettanti per non esserlo e una sola cosa da fare: scegliere.

Love on ya.

Claudio

 

 

 

 

Sogni, desideri e bugie

By | Riflessioni

Anche all’ultimo corso in PNL, che ho fatto con un gruppo davvero straordinario, mi sono ritrovato a dire ancora una volta:

“non avete abbastanza fantasia per sapere cosa vi aspetta di bello…”.

È una frase che dico spesso perché ci credo, io sono la prova vivente di questo concetto. Non avrei mai pensato di vivere e fare alcune cose che vivo e faccio.

Purtroppo molti, invece di pianificare il proprio futuro, e soprattutto fare qualcosa per renderlo reale, lasciano perdere.

Perché?

Secondo l’autore americano John C. Maxwell, per una o più di queste 5 ragioni:

  1. Hanno creduto alle bugie di altri. Qualcuno li ha convinti a lasciar perdere facendogli credere che non sono abbastanza: bravi, belli, intelligenti o qualcos’altro. Le ho chiamate io bugie, perché lo sono. Sono tutte bugie, sia quelle che dico io quando asserisco che siamo tutti straordinari, sia loro che dicono che non lo siamo. A te scegliere a quali credere.
  2. Si allineano alla norma, cioè alla normalità. Molti si accontentano dell’ordinario, è più sicuro, non dà problemi di accettazione dagli altri… Andare un po’ oltre, metterci quell’extra richiede fatica. Il ritorno di investimento è altissimo ma pochi hanno voglia e coraggio.
  3. Lasciano che le delusioni del passato li blocchino. Quando fai qualcosa di nuovo o di sfidante, sbagli. Qualcuno ti rifiuta, fai errori, qualcosa va storto… fa parte del gioco e chi ha successo lo sa. Questi momenti servono a crescere e migliorare, ma purtroppo ad alcuni tolgono entusiasmo e convinzione.
  4. Grazie a questi insuccessi, perdono di convinzione, di voglia di fare, gli passa la fame. Bisogna credere, soprattutto quando è difficile. Quando è facile tutti credono, è facile appunto.
  5. Hanno perso la fantasia. Qualcuno gliel’ha tolta e loro hanno lasciato fare. Sono diventati “realisti”, forse per paura di avere nuove delusioni, forse per altri motivi. I bambini sognano, costa poco ed è una cosa che tutti i grandi del passato e del presente fanno.

E tu quand’è l’ultima volta che hai sognato ad occhi aperti, credendo che, un giorno, il tuo sogno sarebbe diventato realtà?

Spesso nei corsi di formazione ci si ricorda che tutto quello che esiste, tempo fa, era solo un’idea, un sogno di qualcuno… l’elettricità, l’acqua potabile in casa, gli aerei, i computer, le medicine, la libertà…

Continua a sognare e non farti influenzare da chi, per paura, ha smesso. Continua a fare qualcosa per rendere reale il tuo sogno.

Forse non avrai e non diventerai tutto quello che vuoi, però vale la pena crederci. Le ricerche ci dicono che, il solo essere proattivi per renderle reali, ci rende più felici e più sani.

Io ho ancora tanti sogni, tu?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Credere, sognare e vivere.

By | Riflessioni

Apro i giornali e leggo solo brutte notizie. Ascolto i telegiornali, lo stesso. Radio uguale…

Per avere una vita felice, riuscire nel lavoro e nella vita privata serve energia, entusiasmo e crederci, ma con l’ipnosi culturale che ci circonda è sempre più difficile.

Durante l’ultimo week end, al seminario Extraordinary Me, ci siamo presi 4 giorni di pausa. Eravamo in un’isola felice, coccolati e distaccati dal mondo. Il nostro piccolo gruppo ha legato subito e tutti sono stati straordinariamente gentili, dolci e disponibili l’uno per l’altro.

Ognuno ha ritrovato (o ricreato) sé stesso, ha avuto più chiarezza su ciò che conta veramente e tutti abbiamo preso delle decisioni importanti.

Ora siamo tornati alla vita normale, quella che entra nelle statistiche e fa la norma. La sfida sarà mantenere la nostra consapevolezza, senza lasciarci convincere da chi vede solo nero.

Anche noi vediamo i problemi, siamo ottimisti, non ciechi o stupidi.

Li vediamo ma siamo convinti di essere forti e quindi di poterli risolvere. Non sappiamo sempre come, ma ci crediamo. Anche perché sappiamo di poter contare l’uno sull’altro.

Non è necessario frequentare un seminario con noi. Ci sono tanti modi per ritrovare questa forza e “pulirsi”, puoi faro anche da solo. Certo è, che se non ti attivi e ingoi tutto quello che ti viene propinato, è dura.

Dobbiamo essere attivi nel pulire la nostra mente, cuore e anima. Non dai nostri peccati, ma dalle stronzate altrui.

Basta poco, basta farlo.

Teoricamente basterebbe fare tre cose:

  1. Definire: chi sei, in cosa credi, quali sono i tuoi valori. Se vuoi farla proprio tutta, decidi o trova “lo scopo della tua vita”.
  2. Inizia a vivere in modo allineato e congruente a quello che hai deciso nel punto precedente, nelle grandi e nelle piccole cose della tua vita. Se uno dei tuoi valori è la salute, mangia in funzione di quello. Se l’amore è importante, inizia nell’essere gentile.
  3. Circondati di persone che la pensano come te, o almeno rispettano chi sei, lasciandoti essere, senza ostacolarti. È il famoso gruppo dei pari, forse non avrai sempre fan che concordano con te, ma almeno che ti lascino vivere come vuoi tu. Ovviamente devi fare lo stesso.

La storia dell’umanità, la nostra nazione e persino il tuo quartiere, sono ricchi di esempi di persone che vivono la loro vita, creano un’esistenza serena e felice perché decidono, credono e fanno.

Bisogna impegnarsi un po’, trovare il modo giusto e la compagnia giusta.

Tu in cosa, credi? Chi sei e perché fai quello che fai?

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

 

Uomini, ominicchi, e …

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Mi ripeterò, ma ne vale la pena. Certe cose si devono dire e sentire più volte.

L’altro giorno, il responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane di un’azienda molto grande, importante e famosa mi ha chiesto: “secondo te, perché nonostante tutte le risorse che ci sono, la maggior parte delle persone non migliora?”.

L’ho guardato bene per calibrare la sua reazione alla mia domanda che è stata: “vuoi sapere davvero quello che penso? Non ti piacerà.”

Lui: “assolutamente sì, voglio una risposta sincera”.

Eccola: “non crescono, perché sono degli scazzoni, cioè sono pigri. Spesso diciamo che hanno paura, perché suona meglio, ma di fatto, sono solo pigri. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, ma non sono disposti a vendemmiare”.

Come immaginavo non gli è piaciuta: “non mi aspettavo da te questa risposta” mi ha detto, “non da chi dice che siamo tutti straordinari”.

“È quello che credo”, ho detto, “siamo tutti straordinari purtroppo però, sono pochi i volenterosi”.

Mi ha dato ragione. Gli anni di azienda lo hanno portato ad arrivare alla stessa conclusione. Triste ma vero.

In questi giorni, i pochi volenterosi che conosco continuano a fare la differenza, mentre i molti pigri, confermano quello che penso.

Troppe persone non mantengono le promesse fatte, rifatte, giurate e stra-giurate.

Altre che dal basso dei loro insuccessi non perdono occasione di criticare, senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

Altre ancora che vogliono da te la soluzione ai loro problemi, perché “visto che fai il Coach, mi devi aiutare gratis altrimenti vuol dire che non ci tieni alle persone.”

Forse ho un inizio di andropausa, ma mi sono stancato. Una volta cercavo di capire e motivare questa gente. Negli anni mi ha annoiato, ed ora davvero stancato.

Vedo (purtroppo poche) persone ai nostri corsi che vanno oltre ogni loro sogno, perché impegnandosi, trasformano la loro vita. Non diventano necessariamente ricchi e famosi, però diventano migliori e felici. La maggioranza resta a guardare e critica.

Ho intitolato il mio primo libro con Sperling “la vita come TU la vuoi” e l’ultimo “prendi in mano la TUA felicità” evidenziando il “TU/TUA”. L’ho fatto perché credo nell’autodeterminazione dei popoli, e quindi degli individui.

Per me chi vuole sotto-vivere, ha il diritto di farlo. Chi vuole sopravvivere, anche; e ovviamente, anche noi che vogliamo extra-vivere.

Detto questo, se qualcuno vuole buttare via la sua esistenza che lo faccia. Chiediamo solo che non intralci il nostro cammino. Inoltre, lo invitiamo a guardare alla sua vita prima di giudicare quella altrui; o almeno di avere la decenza di informarsi bene prima di sputare sentenze.

La forbice si sta aprendo, ma non tra ricchi e poveri, tra chi è parte della soluzione e chi è parte del problema.

Chi si dà da fare, fa del suo meglio, mantiene le promesse, apprezza invece di criticare e così via… verrà premiato.

Chi fa il contrario avrà sempre più materiale per lamentarsi e criticare.

Entrambi soddisfatti, anche se in modo molto diverso.

Love on ya!

Claudio