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Per gestire le persone devi imparare a gestire il tuo stato

By 19 Gennaio 2019Senza categoria

Avere la responsabilità della leadership all’interno di una azienda o di un gruppo di lavoro può essere un lavoro molto faticoso. I dirigenti hanno molte responsabilità, molti compiti differenti e lavorano su una moltitudine di obiettivi contemporaneamente. Oltre a questo, devono gestire le proprie prestazioni e in molti casi sono anche responsabili delle prestazioni dei loro collaboratori. Molte ricerche e indagini infatti ci dicono che i dipendenti tendono a portare le loro preoccupazioni e ansie sul lavoro e si aspettano che i loro leader gestiscano anche quelle.

Essere un leader infatti richiede una grande respons-abilità, cioè la capacità di rispondere, a sé stessi e agli altri. Per fare questo servono tante energie e la capacità di gestire il proprio stato. Per fare questo bisogna avere la capacità di ricaricarsi, attraverso attività ad hoc. Di questo argomento ne ho scritto in un e-book gratuito che puoi scaricare qui: Come gestire le difficoltà. Si tratta di sviluppare abilità da Coach e per me il miglior modo per farlo è attraverso la PNL. Se non conosci questa straordinaria metodica, ti invito a frequentare il prossimo Basi di PNL e scoprire insieme le sue tecniche, i suoi segreti: tutto ciò che può darti per migliorare sul lavoro e nella vita.

Ad esempio, una ricerca americana, suggerisce che quando i dipendenti incontrano problemi emotivi, si rivolgono al loro leader più spesso dei loro colleghi che non ne hanno o che hanno ricevuto una formazione specifica per la gestione emotiva. Queste persone pensano che sia compito del leader aiutarli a fronteggiare il disagio emotivo sul lavoro. Non c’è da meravigliarsi se i dati dell’indagine suggeriscono che la maggior parte dei dirigenti è esausta e poco coinvolta sul lavoro: nel 2017 Gallup ha riferito che solo il 38% dei manager e dei dirigenti si sentono davvero coinvolti sul lavoro (il dato scende addirittura al 29% per i manager di medio livello).

Visto questo dato sconcertante, alcuni studiosi dell’università di Harvard (How self reflection can help leaders stay motivated) hanno deciso di fare un esperimento per vedere se era possibile aumentare il tasso di coinvolgimento e impegno dei dirigenti sul lavoro. Partendo da uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology, hanno attinto a una ricerca di psicologia positiva per sviluppare e testare un breve esercizio quotidiano che aiuti i dirigenti a rimanere focalizzati durante la giornata di lavoro.

La ricerca infatti suggeriva che l’identità di dirigente e di leader fosse strettamente legata al proprio ruolo di leadership e i dirigenti si preoccupano di avere successo nel loro ruolo. Per questo motivo, è stato chiesto ai leader di pensare e scrivere degli aspetti positivi di sé stessi come leader, in modo da aumentare il coinvolgimento e migliorare l’impegno.

Ad ogni dirigente è stato chiesto di dedicare per alcuni giorni qualche minuto al mattino per pensare e scrivere tre cose che amano di sé stessi e che fanno di loro un “buon capo”. Così, i manager che hanno partecipato a questo studio hanno scritto 3 tipologie di autovalutazione: delle qualità (ad esempio: “Sono un buon leader perché sono disposto a prendere posizione di fronte all’ingiustizia”), delle abilità (ad es. “Sono un buon leader perché considero le opinioni degli altri”) e dei risultati di cui erano orgogliosi (“Sono un buon leader perché ho aiutato il mio team a raggiungere i risultati durante una crisi”).

I ricercatori di Harvard quindi hanno evidenziato come nei giorni in cui questi manager impiegavano alcuni minuti al mattino per riflettere e scrivere su aspetti di loro stessi che li rendevano buoni leader, in seguito si sentivano più energici e coinvolti e riferivano di avere un impatto più positivo sui loro collaboratori. Questi effetti duravano fino alla sera, suggerendo che i dirigenti si sentivano più positivi e motivati anche al di fuori del lavoro.

Il risultato finale è molto interessante perché fa riflettere su due aspetti molto importanti. Il primo è la consapevolezza di sé e dei propri mezzi: un gesto semplice come pensare e scrivere su aspetti di sé stessi che rendono un buon leader ha l’effetto di stimolare gli altri ed essere più coinvolti sul lavoro. Il secondo riguarda il valore esponenziale che ha il tempo quando viene utilizzato per prepararsi: dedicare del tempo a sé stessi nel modo giusto richiede un piccolo investimento di tempo, che porta grandi risultati in termini di resa.