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Paralimpiadi

By 6 Settembre 2012Riflessioni

Alex Zanardi mi è sempre stato simpatico. Non so se è il suo sorriso, o la parlata bolognese. Forse mi è sempre piaciuto perché dice quello che pensa, ricordo che da pilota Indy, come in formula 1 dove ha avuto meno successi, non era sempre “politicamente corretto” ma sempre educato e rispettoso.

L’incidente lo ha reso un eroe dei nostri giorni. Da pilota a uomo in sedia a rotelle.

Nell’immaginario collettivo il pilota ha tutto. Adrenalina, soldi, donne, fama… e chi è sulla sedia a rotelle poco o nulla. Infatti per quanto ci sforziamo di essere “educati”, il nostro sguardo si fa “penoso” (cioè carico di pena) alla vista di una persona diversamente abile, soprattutto se è un bambino.

Zanardi ci ha insegnato che si può sorridere dopo un incidente che ti stravolge la vita. Con le sue interviste, dichiarazioni ma soprattutto con i fatti, ci ha detto che guardava la sua esistenza “dalla vita in su” e non dalla vita in giù come fanno molti. Cioè, invece di vedere che aveva perso le gambe, notava che quel giorno aveva tenuto (o non perso) la vita e il resto del suo corpo.

Gli aneddoti su di lui sono infiniti. Se hai fatto qualche corso con me, ne conosci alcuni perché spesso lo cito come esempio.

Anche dopo l’incidente è stato fedele a se stesso, ha ammesso di essere fortunato, non solo perché è sopravvissuto e ha “perso solo le gambe”, ma anche perché, in quanto famoso, ha ricevuto le migliori cure, attenzioni e protesi in commercio. Spesso si chiede come sarebbe andata se fosse stato un “uomo qualunque”.

Oggi il nostro eroe è sulle prime pagine per aver vinto niente di meno che una medaglia d’oro alle Paralimpiadi. Non so quali saranno le sue considerazioni nei prossimi giorni. Forse dirà che, se non avesse avuto quell’incidente, non sarebbe mai andato alle Olimpiadi e non avrebbe una medaglia d’oro al collo.

Alcuni mie conoscenti direbbero che se la racconta. A me lo dicono tutti i giorni. Hanno ragione. Infatti tutti ce la raccontiamo. È il modo di farlo che cambia.

Noi ce la raccontiamo, eccome!

Invece di guardare quello che non abbiamo, ci raccontiamo quello che abbiamo, cioè lo teniamo ben presente. Io purtroppo non sono bravo come Zanardi. Devo passare 5 giorni romantici a Istanbul (che città meravigliosa!) per capire cosa ho. Devo parlare con un tedesco che, ai tempi della Germania dell’est, non poteva viaggiare e quindi ora fa tutto quello che può. Devo vedere un documentario, che mi dice che in una delle città più popolate del Medio Oriente l’acqua corrente c’è solo 12 ore alla settimana, dalle 19.00 alle 7.00 di un solo giorno. Potrei farti mille altri esempi ma sarei noioso.

Sì, c’è la crisi. Sì, le cose vanno male. Stiamo rischiando grosso. In Grecia le persone hanno fatto l’orto sui terrazzi per poter mangiare. In Spagna stanno parlando di fare la rivoluzione. In alcuni paesi arabi si stanno ammazzando, negli USA, come qui la gente è senza lavoro.

Le Paralimpiadi ci fanno vedere chi fa con quello che ha. La cosa più affascinante è vedere che anche in quelle gare c’è il doping, le polemiche (vedi Pistorius sulle protesi) e tutto il resto. L’uomo è sempre un uomo. In sedia a rotelle o in piedi.

Parlando con alcuni Musulmani moderati a Istanbul siamo arrivati alla conclusione che vogliamo tutti le stesse cose. Vivere bene, amare, un posto sicuro per i nostri figli, avere una vita di soddisfazioni … I modi cambiano ma le cose sono quelle.

Immerso come sono in questi giorni nelle Dinamiche a Spirale, vedo il mondo con occhi nuovi e lo capisco meglio.

Mi convinco sempre di più che “you are good people” (siamo buona gente) come ci ha detto il titolare di un negozio al Gran Bazar. Dopo una trattativa lunga, con risate, scherzi, tea, foto dei bimbi e tutto il resto, siamo arrivati all’accordo. Noi eravamo contenti, lui pure. Sono sicuro che lui ha guadagnato, come noi siamo contenti dell’affare. Ci siamo rispettati, ci siamo confrontati ed è stata una bella esperienza.

Vogliamo tutti le stesse cose. In modi diversi ma alla fine siamo simili.

Gli atleti che gareggiano in questi giorni possono ricordarci due cose importanti.

Una: fai quello che puoi, tutto quello che puoi, con quello che hai.

Due: preparati, lavora, metticela tutta, devi dare tutto.

Christopher Reeve, il famoso attore di Superman, disse che per crescere ci vuole o coraggio o una tragedia. Concludeva, dicendo che lui consigliava il coraggio. Dopo il suo incidente a cavallo rimase anche lui su una sedia a rotelle ma senza poter fare nessun tipo di Olimpiade, era tetraplegico.

Ha dovuto lavorare su se stesso, come Zanardi, e tutti quelli non famosi, ha avuto il vero successo. La medaglia non ha molto valore, quello che conta è il resto.

Magari in questi giorni oltre che a commuoverci per questi eroi perché non impariamo da loro. Ci siamo divertiti (anche troppo) a polemizzare su Federica Pellegrini (qualcuno ha goduto nel vederla cadere, altri si sono arrabbiati, altri erano tristi… come siamo buffi noi umani), ora mettiamoci al lavoro.

Prendiamo coraggio e cresciamo. C’è una grande transizione mondiale in corso. Le Dinamiche a Spirale ci dicono che ci saranno tre cambiamenti:

–       qualcuno regredirà a livelli inferiori,

–       qualcuno rimarrà allo stesso livello, cambierà solo il modo,

–       pochi faranno una crescita di consapevolezza, sono quelli che avranno coraggio.

Meglio prepararsi, le Olimpiadi (“normali”, “para” o “della vita”) non durano per sempre.

Claudio