La maleducazione (dei genitori) dei bambini

(scritto durante il viaggio verso Roma per l’NLP Practitioner)

Per evitare la maleducazione di chi è ancora convinto che avere un telefonino faccia figo, sull’Eurostar di stamattina ho preso la carrozza “silenzio”. Magari, oltre che evitare di ascoltare le suonerie più assurde e le conversazioni di qualche tamarro, riesco a dormire un po’.

Il treno parte in perfetto orario, è il vantaggio di viaggiare di prima mattina. Aspetto che passi il controllore e chiudo gli occhi. Con tutte le tecniche di rilassamento che so, perdermi “nell’ora senza tempo” è un attimo. Non appena ci entro passano a offrire da bere, poi a distribuire il quotidiano… e poi finalmente la tranquillità. Il mio viaggio inizia davvero, in pensieri che si confondono con sogni e chissà cos’altro…

Ho preso la prima carrozza, così ci sarà anche poco traffico di chi va e viene. Tutto è calcolato. Sono in una botte di ferro.

Così pensavo, non avevo fatto i conti con la maleducazione, che va oltre ogni immaginazione.

Nel bel mezzo del mio viaggio, mentre tutti i miei compagni di carrozza sono in religioso silenzio o in dormiveglia, arriva una bambina. Di corsa, urla felice di essere su un bel treno. Da grande ha un futuro da cantante lirica o di ballerina stomp. La mamma le è dietro contenta e divertita. Va da sé che la bimba non sa leggere il segnale “carrozza silenzio”. La mamma, non so.

Non sono l’unico ad aprire gli occhi e a chiedersi il perché di quella visita così poco gradita.

Dopo pochi minuti ne arriva un altro. Per la parità dei sessi è un maschietto, corre ancora più forte con il piede ancora più pesante. Questa volta a seguirlo c’è il padre che gli grida di non far casino. Il bimbo, ascoltando più il paraverbale del verbale, aumenta il volume della sua voce decidendo che la carrozza 1 è un parco giochi, non quella del “silenzio”.

Anche io ho due figlie e lo sanno tutti, visto che ne parlo forse troppo. Anche noi viaggiamo, a dire il vero Nancy lo ha fatto di più con loro, fin da quando erano nella sua pancia.

So che non è facile gestire dei figli in viaggio. Lo so bene. Ho fatto voli intercontinentali ad andare su è giù dall’aereo, per tenere occupata una delle mie.

Però (congiunzione avversativa), non ho mai imposto le mie figlie agli altri, ho sempre cercato, riuscendoci pure, di essere rispettoso. Non ho mai imposto la mia fretta bloccando qualcuno parcheggiando in doppia fila, non ho mai abusato della pazienza altrui perché “avevo un brutto periodo”…

La mia libertà, finisce dove inizia la tua. Almeno una volta si diceva così.

Ora invece tu devi sopportare. Se hanno figli, devi ciucciarteli anche tu. Se hanno fretta, devi avere pazienza. Se sono nervosi, devi sopportarli. Se devono telefonare, devi ascoltare la loro suoneria del cazzo e la loro banale conversazione.

Dovremmo essere un popolo colto, educato e elegante. Abbiamo millenni di storia, tradizioni e cultura che ci invidiano tutti.

Purtroppo non è così.

È davvero frustrante pensare che si studia diritto romano in tutto il mondo, mentre la nostra è la giustizia peggiore. Sapere che, la culla della civiltà latina è un centro ricreativo per tamarri. Vedere un paese bello, ricco e solare sgretolarsi come le mura di Pompei.

Tutti hanno paura che ci comprino gli stranieri. A me viene da sperare che lo facciano presto. Diamo tutto in mano agli americani così ci trasformano in un grande parco giochi e ci obbligano a essere educati, come succede a Disneyland. Oppure a qualcun altro, basta che ci aiuti a tornare quello che siamo o almeno a diventare quello che dovremmo essere: meno banali e meschini, più educati e rispettosi.

Rispettosi di noi stessi, degli altri, e delle cose che abbiamo la fortuna di avere.

Buona settimana.

Claudio