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3 frasi (più una) per allenare tutti i giorni la tua intelligenza emotiva

By | Coaching, Risorse gratuite

Per sviluppare la tua intelligenza emotiva ti devi mettere in gioco! L’intelligenza emotiva infatti è una di quelle abilità che migliora in modo esponenziale con la pratica regolare. E c’è una ragione in particolare: le persone sono attratte da leader di alto livello EQ (in inglese Emotional Quotient). Il motivo per cui ciò accade è semplice intuirlo: come afferma Daniel Goleman, fra i più importanti divulgatori dell’intelligenza emotiva, essa è “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie, e interagire in modo costruttivo con gli altri”.

In questa affermazione c’è tutto – o quasi – quello che è importante nella gestione dei rapporti umani e quando eserciti la tua leadership in azienda o in famiglia, sai con certezza che più il tuo comportamento riceve un rinforzo positivo, più viene apprezzato. Tanto più sei portato a perseguire in quel comportamento. Quindi, per far parte del gioco puoi allenare la tua intelligenza emotiva portando queste 3 frasi (più una) nel tuo utilizzo quotidiano:

“Che cosa pensi?” Semplice e diretto, è un bellissimo modo per chiedere un feedback in modo aperto e lasciare all’altra persona la possibilità di esprimere la propria opinione, i propri sentimenti, il proprio pensiero. È una domanda inclusiva e permette di portare all’interno della discussione nuovi punti di vista e sentimenti specifici riguardo a un argomento.

“Ti sono vicino.” In molti casi le persone che cercano di mostrare la propria intelligenza emotiva finiscono col fare gaffe abbastanza maldestre. Dire a una persona che ha appena avuto un grave problema di salute “ti capisco” può essere percepito dall’altro in modo opposto dell’intenzione originale, come una mancanza di empatia, rispetto o semplicemente di tatto. Un modo sicuro per utilizzare l’intelligenza emotiva è attraverso la calibrazione e il ricalco che utilizziamo in PNL, in modo elegante e con rispetto per l’altro.

“Mi dispiace.” I leader emotivamente intelligenti sanno ammettere quando sbagliano. Anche se alcuni comunicatori sostengono che ammettere in modo diretto la colpa o la responsabilità possa in qualche modo delegittimare la leadership, credo che questa visione sia fortemente influenzata da un approccio esclusivamente razionale. In una leadership emotivamente evoluta, chiedere scusa e ammettere la propria responsabilità è apprezzato e percepito come un punto di forza.

Infine, nella gestione delle obiezioni è fondamentale evitare il contrasto diretto e calibrare la propria risposta tenendo conto del modello del mondo della persona che si ha di fronte: “ti propongo un punto di vista differente” oppure anche “vorrei che tu ascoltassi una seconda campana” se la persona utilizza un canale rappresentazionale auditivo. L’idea è quella di sgomberare il terreno di gioco dagli elementi di contrasto e lavorare per andare verso l’obiettivo emotivamente consapevoli.

3 domande chiave per valutare un’offerta di lavoro

By | Coaching, Risorse gratuite

Proseguo oggi la serie di post sul lavoro. Nei due post precedenti abbiamo affrontato due argomenti cruciali:tutti i sì da dire quando vuoi lasciare il posto di lavoro per metterti in proprio  e all’opposto su  cosa è importante focalizzare l’attenzione quando devi rimanere nel posto di lavoro, anche se questo non ti piace più. Oggi affrontiamo un terzo pilastro: la ricerca del nuovo lavoro e in particolare gli elementi fondamentali da valutare per capire se l’azienda in cui andare a lavorare è quella giusta per te.

Innanzitutto devi essere tu a stabilire cosa desideri dalla cultura dell’azienda nella quale vuoi andare a lavorare. I valori che ti ispirano e che vuoi ritrovare, certamente, le politiche di welfare aziendale e sicuramente anche i criteri di smart working sono tutti aspetti molto importanti. Ma non bastano. Ci sono altri aspetti che possono determinare la qualità del lavoro in una azienda e sono elementi che non vengono pubblicizzati sul sito aziendale o promossi al momento del colloquio preliminare con l’head hunter o quello con il responsabile delle risorse umane.

Sono informazioni che devi reperire da solo, facendo attenzione ad alcuni aspetti meno evidenti dell’azienda o attraverso le giuste domande alle persone che vi lavorano o vi hanno lavorato. Quando vuoi un nuovo lavoro, è molto importante “fare i compiti”, informarti, scoprire notizie utili e decidere con consapevolezza, facendo attenzione in particolare a queste tre domande chiave:

L’azienda fa crescere e incentiva i propri talenti? Uno sguardo a LinkedIn può essere molto utile per comprendere i livelli di turnover, per prendere contatto con alcuni ex dipendenti che hanno svolto mansioni nello stesso settore per il quale concorri e comprendere quali sono le motivazioni che li hanno portati a lasciare l’azienda. Alcuni “capi” trattano i lavoratori duramente? L’azienda ha una cattiva reputazione? La retribuzione è mediamente bassa? Ci sono poche possibilità di crescita?

Lo stato patrimoniale dell’azienda è buono? In modo semplice è possibile verificare lo stato patrimoniale di una azienda attraverso una visura camerale oggi fattibile con semplicità online, e verificare attraverso i dati di bilancio lo stato di salute della società. In questo modo è possibile anche confrontare questi dati con quelli della concorrenza e comprendere come si muove sul mercato di riferimento.

I clienti dell’azienda sono soddisfatti? Molte aziende hanno recensioni online, molte altre pubblicizzano i nomi dei propri clienti: in ogni caso puoi sempre chiedere in giro. Conoscere quali sono le eventuali criticità può essere utile per comprendere cosa si dovrà affrontare nel momento in cui si entra in azienda. Essere parte di una azienda infatti significa condividere comunque la vision, la mission e soprattutto la reputazione. Lavorare per una azienda con una reputazione solida, con valori condivisi e un futuro di fronte a sé, sono aspetti fondamentali per misurare la qualità della vita lavorativa che andrai a vivere.

Formazione smart in azienda

By | Coaching, Risorse gratuite

In ogni azienda è importante dare continuità alla formazione e consentire alle persone che lo desiderano di crescere e migliorare la propria condizione lavorativa e diventare leader del proprio team, gruppo o settore. Questo, soprattutto nelle aziende medio-piccole può avere dei costi anche molto alti e quando si deve scegliere dove destinare le risorse, molto spesso è proprio la formazione a subire i tagli maggiori.

In questo modo è facile creare dei capi, con un ruolo ma privi degli strumenti, piuttosto che dei leader capaci di guidare e motivare gli altri.

Inoltre in molti imprenditori c’è la paura che una volta formati, i dipendenti se ne vadano. Il fatto è che tenersi dei dipendenti non formati è molto peggio che formare delle persone che una volta cresciute potrebbero lasciare l’azienda. Considera infatti per un attimo questo scenario: opti per non fare formazione. Man mano che il mondo si evolve e cambia, i tuoi dipendenti restano indietro. Una azienda senza formazione invecchia molto più rapidamente e più facilmente esce dal mercato.

Una azienda che forma con continuità i propri dipendenti invece solitamente ottiene un ritorno molto importante sul proprio investimento.

La leadership è fondamentale per il successo di un’azienda. Senza leader che organizzano, ispirano e gestiscono le altre persone, sei sulla strada giusta per creare molti problemi e ottenere poca produttività. E creare leader a partire dagli interni è molto più efficace che andarne a cercare di esterni e con qualche accortezza è possibile farlo anche in modo da risparmiare risorse preziose. Vediamo insieme tre modi semplici per formare leader capaci con piccoli investimenti mirati:

  1. Aumenta le competenze di Coaching. Seleziona un gruppo di dipendenti desiderosi di apprendere e iscrivili a un percorso di Coaching. Ce ne sono molti in Italia e all’estero, di ottimo livello. Io personalmente credo nella mia formula originale One Hand Coaching e la presento ogni anno durante il Coaching secondo Claudio Belotti. Prima scegli di aderire, minore è il costo. E hai la certezza di portare anche nella tua azienda oltre 25 anni di esperienza in questo settore, con le tecniche più efficaci, le strategie super testate e garantite dai risultati che hanno costruito la mia fortuna come Coach internazionale.
  2. Invita in azienda oratori esterni. Sembra banale, ma in pochi ci pensano: ci sono molti professionisti, professori o manager che sarebbero disposti a tenere una conferenza per poco o nessun costo. Magari per presentare il proprio libro o per presentarsi e ampliare la propria rete di contatti. La stessa cosa si può fare ad esempio con clienti, partner e fornitori. Nel caso in cui invece individui uno speaker che desideri avere ma non puoi permetterti, potresti accordarti su un prezzo più basso aiutandolo a organizzare un ciclo di conferenze nella tua zona o coinvolgere altre aziende per dividere il costo.
  3. Cerca modi per facilitare la formazione. Nella tua azienda è possibile che già ci siano dipendenti che si formano esternamente a proprie spese, investendo tempo e denaro. Se vuoi puoi proporti per finanziare questa formazione esterna e per giustificare l’investimento, chiedigli di organizzare un seminario al rientro per condividere con gli altri ciò che hanno appreso e come applicarlo al tuo settore. Se proprio non vuoi finanziare queste iniziative, almeno puoi garantire permessi extra retribuiti o altri benefit che possono rendere più semplice queste attività a chi desidera farle.

Migliora in modo semplice la qualità della tua vita

By | In evidenza

Il modo in cui gestisci il tuo tempo libero può avere un grande impatto sulla tua vita. Ti dedichi a dei passatempo o coltivi degli interessi? Il tuo tempo libero, insomma lo spendi o lo investi? Forse ti può sembrare una differenza minuscola e in effetti lo è. Anche questa piccola differenza è ciò che fa la differenza, tra una vita normale e una vita straordinaria.

Capita a molti infatti di focalizzarsi sul tempo e pensare che il tempo della vita sia poco. Forse è così ma comunque non possiamo farci molto per estenderne la durata. Abitudini sane, movimento, buon umore certamente. Ma c’è un metodo migliore di quello temporale per misurare la qualità della vita, bisogna viverla. Vivere la vita, riempire i giorni, non di cose, ma del significato che scegli di darle.

In fondo la situazione è questa: quando hai uno scopo e ti poni obiettivi che ti avvicinano ad esso ogni giorno, ottieni risultati che le altre persone non ottengono, senti di essere nel posto giusto e fai quello che desideri. Questa è una forma di successo, una di quelle che preferisco. Tra le attività che incidono nettamente sulla qualità della vita ce ne sono tre che penso che ognuno di noi dovrebbe mettere in pratica:

Studia: può sembrare controintuitivo, investire il tempo libero nello studio. Trova il modo di farlo divertendoti. Leggi, ascolta audiolibri o fai corsi in aula. Queste attività possono essere molto stimolanti e ti spingono a fare meglio. Concentrarsi esclusivamente sul lavoro può sembrare il modo migliore per aver successo. Niente ti distrae, dedichi tutti i tuoi sforzi al lavoro. Questo approccio ha un brutto lato negativo: ti espone allo stress e soprattutto ti impedisce di sviluppare abilità in qualsiasi altra area. Un giorno rialzi la testa dalla scrivania e il mondo è andato avanti senza di te.

Fai rete: metti insieme l’utile e il dilettevole. I corsi di formazione – soprattutto quelli di Extraordinary 🙂 – sono luoghi di crescita e sviluppo nei quali puoi incontrare persone con le quali condividi sicuramente già alcuni valori e una visione del mondo. E’ più semplice fare amicizia così e una volta stretta una amicizia è possibile arricchirsi delle reciproche differenze. Creare un gruppo di pari sfidante e altamente motivante è fondamentale per alzare i propri standard e portare valore (e valori) nella propria vita.

Muoviti: prima di tutto esercizio fisico, che è importante per la salute e l’umore. E poi anche viaggi e scoperte. Il viaggio stimola la mente, permette di entrare in contatto con altre realtà, aumenta l’autostima e fa aumentare la fiducia in se stessi. Come diceva Mark Twain “il viaggio è fatale per i pregiudizi”. E oggi mantenere una mente aperta è fondamentale per vivere una vita straordinaria.

 

 

Tre consigli (più uno) per aiutare i tuoi figli a sviluppare la curiosità

By | In evidenza

Quando desideri il successo scolastico per i tuoi figli di solito tendi a concentrarti su di un aspetto specifico: l’impegno. Ti trovi magari più volte al giorno a pungolarli affinché si mettano sui libri e lascino stare tv, smartphone o tablet per qualche ora. E in molti casi è tutta fatica sprecata e hai la sensazione che manchi qualcosa.

Sappiamo infatti da diverse ricerche che in realtà sono tre i fattori chiave del successo scolastico. Oltre all’impegno e naturalmente all’intelligenza, i ricercatori sostengono che la curiosità – la famosa “mente affamata” di cui parla Steve Jobs nel suo famoso speech a Stanford – sia uno dei tre fattori determinanti per il raggiungimento del successo scolastico.

Per questo motivo, concentrarsi troppo sull’impegno alla fine non porta i risultati sperati. Dando per scontato che l’intelligenza appartiene a tutti i nostri ragazzi, è importante valorizzare anche il terzo fattore: la curiosità. E come si fa a fare questo? Vediamo insieme come si stimola e coltiva la curiosità.

Mostra interesse: appassionati alle passioni dei tuoi figli. Non si tratta di essere invadenti e toglierli i loro spazi ma di attivare un dialogo intorno alle cose che già li stimolano per andare più in profondità e magari fare qualche attività insieme correlata proprio alle passioni. Mostrare interesse e fare domande sincere su di una loro passione è sia un modo per dare il buon esempio – e la famiglia è il primo luogo di apprendimento – sia uno stimolo a raccogliere più informazioni e quindi a essere maggiormente curiosi.

Ogni tanto, sorprendili: magari spezzando una abitudine. Cambiare posto a tavola va benissimo o l’organizzazione dei mobili a casa. Magari puoi cambiare strada per andare a scuola o quando li porti a fare attività sportive. Oppure puoi prenderti un pomeriggio libero dal lavoro per andare a un museo, a una mostra o semplicemente a fare un giro in centro. Metti insieme una attività di svago con una che porti più contenuti.

Fai il gioco del “Se”: stimola la loro fantasia, suggerendo versioni o finali alternativi alle favole. Chiedi a loro di immaginare una morale della favola differente. In questo modo non stimolerai solo la fantasia ma anche un pensiero laterale, molto utile nella vita per adattarsi ai cambiamenti della vita e affrontare i problemi con un ventaglio sempre ampio di possibilità.

Infine, impara a raccontare solo una parte delle storie o rispondere solo in parte alle curiosità dei tuoi figli. Lascia lo spazio per le loro domande. Con i bambini molto piccoli è semplice: le loro raffiche di perché sono pressoché infinite! Quando i bambini diventano più grandi è più facile che si accontentino della prima risposta, quindi è molto importante rispondere in modo che abbiano voglia di scoprire di più su di un determinato argomento.

 

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.

Successo, valori e flessibilità

By | In evidenza

Quando arrivi alla consapevolezza che il tuo lavoro d’ufficio non è più ciò che desideri per te e vuoi cambiare vita, si manifestano subito quelli che nel viaggio di ogni eroe sono i guardiani. Sono le persone che ti mettono in guardia – con la finalità di trattenerti per motivi che a loro avviso sono ottimi e più che ragionevoli – dal cambiare.

Siccome di guardiani ne abbiamo tutti (e molti), ti voglio parlare degli aspetti positivi che hanno riscontrato tante persone che hanno deciso di lasciare il proprio lavoro per seguire le proprie passioni. Ricorda: ognuno di noi prima di prendere qualsiasi decisione e dopo aver ascoltato il parere dei guardiani dovrebbe comprendere i propri bisogni e fare riferimento ai propri valori per stabilire cosa vuole veramente.

Nel momento in cui hai pensato alle conseguenze e hai preso la decisione, soprattutto se lo hai fatto presto e bene, dovresti decidere di seguirla e vedere quali risultati porta. Ecco alcuni aspetti positivi del lasciare il proprio lavoro per svolgere una libera professione o aprire una azienda in proprio:

  1. Il successo è prima di tutto significato. Se nella tua vita il tuo lavoro è diventato insostenibile, se non ti rappresenta ciò che fai, se lo scopo e gli obiettivi nel tuo lavoro non coincidono più con i tuoi, hai ottimi motivi per cambiare. Diverse ricerche di recente hanno mostrato come il significato del lavoro che si sta facendo venga prima della retribuzione, per una grande fascia di lavoratori.
  2. Il tuo CdA sono i tuoi valori. Non c’è niente di meglio di un consiglio di amministrazione che ti conosce e sa cosa vuoi, cos’è importante per te e come vuoi creare il successo nella tua vita. Quando sei il capo di te stesso, sono i tuoi valori a prendere le decisioni migliori. Se decidi di fare questo passo, assicurati di aver fatto un profondo lavoro su te stesso prima – magari con un amico che ti conosce bene, un Coach professionista, insomma una persona di cui ti fidi profondamente – e poi sarai libero di fare la tua scelta.

La flessibilità è il benefit principale. Poter scegliere quando lavorare, personalizzare la propria fascia oraria o le proprie giornate non ha prezzo. Non sempre è così, ovviamente. Ma lo è molto più frequentemente rispetto al lavoro d’ufficio. La flessibilità, oltretutto è una grande prova di responsabilità e capacità di gestione. La flessibilità infatti impone una grande disciplina ma ciò che si ottiene in cambio è libertà.

 

 

 

 

Le 3 caratteristiche fondamentali (più una) che rendono prezioso un dipendente

Le 3 caratteristiche fondamentali (più una) che rendono prezioso un dipendente

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Quali sono le caratteristiche che rendono prezioso un impiegato o un collaboratore? Sicuramente le competenze sono fondamentali. E oltre a quelle cos’altro determina l’alto valore di una persona in un contesto di lavoro? Le abilità personali di un dipendente e tutta una serie di altre soft skill sono cruciali per il successo di una collaborazione a lungo termine.

La maggior parte delle aziende sottovaluta le soft skill o l’impatto che lo sviluppo personale avrà su un’organizzazione. Danno per scontato che le hard skill abbiano più peso e siano sufficienti per far andare avanti l’azienda. Ma tirare a campare non è sufficiente in un mondo che cresce e si muove in continuazione.

Ci sono tre caratteristiche fondamentali (più una) che dovrebbero appartenere alla maggior parte dei dipendenti e quelli che non le possiedono si dovrebbero incentivare a svilupparle:

 

  1. Dimentica la gestione del tempo: non esiste. I dipendenti migliori devono essere dei buoni gestori di sé. Chi gestisce in modo efficace la propria vita, i propri compiti e le proprie priorità, avrà maggiori possibilità di essere più produttivo sul lavoro. Autogestione significa gestione del proprio stato emotivo – fondamentale in PNL – maggior pazienza e capacità di organizzare il lavoro in funzione di priorità e obiettivi.
  2. Sono consapevoli dei propri mezzi. Non trascorrono il tempo in riunioni inutili, telefonate distratte e qualsiasi altra attività che li distragga dal lavoro. Si concentrano sulla propria crescita e puntano al miglioramento continuo perché sanno che attraverso la formazione possono ottenere maggiore soddisfazione personale e professionale.
  3. Incentivare i propri dipendenti a trovare un miglior equilibrio fra il lavoro e la vita privata è un ottimo modo per avere dei dipendenti più felici e quindi più produttivi. Lo smart working infatti non è solo telelavoro è anche e soprattutto un modo diverso di intendere il rapporto di lavoro, sia da parte dei dipendenti sia da parte degli imprenditori. L’obiettivo è il risultato, non le ore lavorate.

Infine l’aspetto più importante: i dipendenti migliori di solito sono quelli che lavorano meno. Mi spiego meglio: i dipendenti più produttivi spesso sono quelli che fanno meno lavori contemporaneamente, meglio ancora che ne fanno uno solo. In molte aziende c’è la tendenza a esaltare il multitasking. Ormai viene evidenziato sempre più spesso nelle ricerche che si occupano di questo argomento che il multitasking non solo non funziona ma spesso è persino dannoso. Meglio meno con più qualità che troppo senza qualità.

 

3 caratteristiche (più una) di ogni successo

3 caratteristiche (più una) di ogni successo

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Io credo che ognuno possa raggiungere il successo in una forma personale. Per alcuni il successo sono quattordici ore di lavoro consecutive. Per altri è un orario di lavoro corto e più tempo con la famiglia. Per altri è uscire ad allenarsi ogni giorno. Per altri ancora è leggere, scrivere, guardare tutti i film, le serie tv e ascoltare tutta la musica che si desidera.

Nessuna di queste forme di successo – come tante altre che puoi immaginare – ha a che fare direttamente con il denaro. Infatti le caratteristiche del successo sembrano essere ben altre. Te ne ho parlato recentemente nell’ebook dedicato proprio a Come creare successo nella tua vita. Quasi ogni forma di successo che si possa immaginare richiede queste 3 caratteristiche (più una):

  1. Innalzare i propri standard: il miglioramento è un processo e non un obiettivo. Diventa uno studente vorace, espandi costantemente le tue capacità e conoscenze leggendo, ascoltando audiolibri o provando – non nel senso di tentare ma nel senso di sperimentare, fare esperienza – nuove attività.
  2. Affrontare le proprie paure: e andare oltre. Il coraggio non è assenza di paura. E’ la capacità di portare se stessi al di là dell’oggetto della propria paura. Andare avanti di fronte alla paura e all’incertezza è spesso ciò che separa le persone di successo dagli altri.
  3. Credere: credere in sé, credere nella propria visione. I grandi leader raggiungono un alto livello di chiarezza circa la propria visione e coltivano una fede – o una fiducia – abbastanza forte in merito ai proprio progetti, da motivare in primis se stessi e poi riuscire ancora a convincere gli altri a unirsi alla propria missione.

Infine ricorda che creare successo non è un processo lineare né indifferente all’opinione delle altre persone. Ci vorrà del tempo, ci saranno delle battute d’arresto e momenti di smarrimento. In tutto questo ci saranno persone che avranno paura per il tuo successo: alcuni avranno timore di ciò che puoi diventare, per invidia o per quella che viene chiamata sindrome di Procuste, altri ancora perché sanno che crescendo e migliorando in qualche modo sarai diverso e temono di perderti. Quando crei il tuo successo, quindi ricordati di portare con te le persone alle quali tieni di più.

Guadagna tempo, gestendo in modo più smart le tue email

Guadagna tempo, gestendo in modo più smart le tue email

By | In evidenza

Ti capita spesso di lamentarti della schiavitù creata dalle apparecchiature elettroniche? Io penso che semplicemente attraverso un uso più efficace delle stesse si possono ottenere grandi risultati di produttività e avere in cambio del tempo da investire in altre attività. Non dimenticare, tra le altre cose, che l’aggettivo smart nella parola smartphone dovrebbe riguardare più come si utilizza il proprio telefono e meno che quello che fa.

Per migliorare la qualità della propria vita a volte basta davvero poco e in molti casi si tratta di piccoli accorgimenti, piccoli trucchi o scorciatoie che possono renderti meno dipendente dalla tecnologia e anzi, rimetterla al tuo servizio. Un esempio lampante è la gestione della posta elettronica: in molti casi diventa un vero e proprio lavoro.

I miei consigli

C’è qualche soluzione che possiamo adottare per farci prendere meno tempo da questa attività, vediamo insieme quale:

 

  1. Imposta un intervallo di aggiornamento. Molto spesso le caselle di posta elettronica degli smartphone sono impostate per mostrare le notifiche di ricezione delle email appena arrivano. Per le caselle di posta elettronica personale potresti impostare lo scarico e la notifica dei nuovi messaggi una volta all’ora e dedicare un momento specifico al controllo delle email. Risparmi tempo e hai meno distrazioni.

 

  1. Non procrastinare. Quando ricevi una mail decidi subito cosa farne: rispondi, archivia o cancella. Se hai impostato la ricezione della posta elettronica una volta all’ora puoi utilizzare la ricezione della mail per staccare un attimo dall’attività lavorativa e dedicare attenzione ai messaggi e fare subito ciò che devi con il messaggio che hai ricevuto.

 

  1. Controlla ciò che ricevi. Una volta ogni due o tre mesi, dedica del tempo a controllare le email che ricevi ciclicamente. Newsletter, informative o promozionali, offrono tutte la possibilità di cancellare – nella maggior parte dei casi anche molto facilmente – la propria iscrizione. Se negli ultimi tre mesi hai cancellato senza leggere molte newsletter, forse puoi risparmiare quel tempo scegliendo di non riceverle più.