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Le frasi che fanno impazzire il tuo capo (e sembrare poco professionale)

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Comunicare in modo efficace non è solo una questione di parole, postura, tecniche. E’ una questione di mentalità. Per creare la mentalità del comunicatore efficace è importante concentrarsi su ciò è meglio dire o fare in una determinata situazione. Ed è allo stesso modo importante essere consapevoli di ciò che è meglio non dire.

In molti casi queste frasi escono senza che si abbia la consapevolezza del significato che rappresentano per gli altri. E se una battutaccia fra colleghi può passare come un momento goliardico, una considerazione fuori luogo di fronte al capo può cambiare la percezione che lui ha di te.

Niente di irreparabile ma se si inanella una serie di gaffe di questo tipo e si può incorrere in qualche rischio per la carriera. Per questo è fondamentale lavorare sulla propria mentalità: ogni idea porta con sé dei valori e delle convinzioni che sono condivise, neutre o in contrasto con il pensiero del nostro interlocutore.

E se è vero che spesso un capo che decide senza contestualizzare non è un buon capo allo stesso tempo è importante imparare a convivere in modo efficace con queste persone. Per questa ragione, esistono alcune frasi che da dipendenti giovani, da collaboratori junior è meglio eliminare subito dal proprio lessico lavorativo. Vediamole insieme:

“Sto solo seguendo gli ordini”: questa frase all’inizio può andare anche bene. Il primo mese di lavoro magari. Poi bisogna tirare fuori il carattere. Il tuo capo cosa si aspetta da te? Si aspetta che tu esegua solo gli ordini o che tu dia un apporto personale? Più volte in queste frasi tornerà il tema della responsabilità. E qui è centrale. Se hai dei dubbi su ciò che stai facendo proponi qualcosa di originale, prima che ti venga chiesto cosa fai e perché lo stai facendo in quel modo.

“Mi dispiace ma non è colpa mia”: questa frase può fare impazzire il tuo capo. Se non immagini il motivo, in parte è perché ti sfugge ancora il processo di responsabilità che c’è dietro un lavoro, in parte è perché ancora non hai la piena consapevolezza dei tuoi mezzi. Dire “mi dispiace” va bene e dire “non è colpa mia” può essere utile se davvero si tratta di uno scambio di persona. Ma se c’è anche solo una piccola percentuale del tuo lavoro in ciò che ha causato il problema, devi fartene carico, agire e parlare in modo da dimostrare la tua reale volontà di superare la questione.

“Me ne occuperò”: non essere generico quando prendi un impegno. Per il capo significa non avere la certezza che tu stia davvero facendo ciò che dici. Per te è come buttare nel mucchio l’ennesima scartoffia da evadere. Organizzati: quando ti portano un lavoro fai domande, fai una valutazione del carico che hai già e del tempo necessario a fare anche questa. Poi prenditi il tempo necessario: né troppo né troppo poco. Meglio se è più del previsto e poi consegnare in anticipo che fare il viceversa.

Come gestire i periodi di stress sul lavoro

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Ci sono dei periodi nei quali è inevitabile affrontare lo stress sul lavoro. Può capitare quando si avvia un nuovo progetto o si riduce l’organico o ancora quando intervengono dei fattori esterni che cambiano le carte in tavola. Più in generale lo stress emerge quando emerge un cambiamento che non riusciamo a integrare nella precedente routine.

Per questa ragione oggi si parla tanto di resilienza, perché la resilienza si riferisce proprio a questa flessibilità rispetto al cambiamento: il cambiamento infatti non si può evitare, esiste e va gestito. Per questa ragione è importante costruire tutte le risorse necessarie nel tempo per avere la giusta flessibilità per rispondere al cambiamento.

Se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni sai che questa condizione si può costruire in azienda. Anzi esistono delle caratteristiche proprie delle aziende, delle organizzazioni che rendono questo stadio di sviluppo dell’azienda il modo migliore con il quale affrontare il lavoro. Basta prepararsi!

E quando si presenta il cambiamento e non ci si è preparati, cosa si può fare? Vediamolo insieme:

Non lasciarti prendere dallo stress. Puoi iniziare a gestire lo stress innanzitutto a livello personale. Per farlo puoi agire in modo tale da ridurne gli effetti, soprattutto quelli che emergono a sera dopo una giornata tesa o nervosa. L’importante è evitare di portare a notte il peso della giornata lavorativa. I modi migliori – sono anche quelli che preferisco – per scaricare a terra tutta la tensione sono: l’esercizio fisico, il diario e la meditazione.

Con l’esercizio fisico, soprattutto la corsa, vai a resettare sia le tensioni fisiche che quelle psicologiche che hai provato nella giornata: fai un bel carico di endorfine. Nel diario invece puoi riportare tutte le attività che non hai completato e che ti ronzano in tesa anche dopo il lavoro. Mettere la penna sulla carta può aiutarti a elaborare le emozioni e ridurre l’ansia. Infine, la meditazione. Ci sono molte app, guide, seminari: la cosa più semplice è concentrati sul respiro – e solo su quello – per dieci minuti. Puoi farlo anche prima del lavoro.

Cosa fa un Coach?

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Ho iniziato a fare il Coach negli anni ’90 del ‘900. Sono trascorsi quasi trenta anni da allora e oggi la professione del Coach è largamente diffusa e conosciuta. I primi tempi invece era difficile spiegare chi ero e cosa facevo. Lo era persino negli Stati Uniti dove è nata questa professione per come la conosciamo oggi, figurarsi in Italia.

Non a caso sono stato definito un pioniere del Coaching: ho iniziato questa professione quando non esisteva, tra diffidenza e incredulità. E oggi che molte persone hanno sentito parlare del Coaching, c’è più confusione che mai su cosa sia realmente!

Partiamo da cosa fa il Coach: aiuta il cliente – attraverso un processo di crescita – a diventare la persona che desidera per raggiungere il risultato che ha in mente. Nel Coaching, un cliente lavora con un Coach per definire obiettivi e identificare ostacoli e comportamenti inefficaci al fine di creare uno o più piani d’azione e crescita per ottenere i risultati desiderati. Il processo di Coaching ha innanzitutto la finalità di trasformare la persona: dalla persona che è all’inizio alla persona in grado di conseguire gli obiettivi che ha in mente.

Bello vero? Straordinario, dico io. Il Coach è una professione meravigliosa che mette a contatto persone con un potenziale enorme e offre al Coach stesso la possibilità di essere l’agente dell’espressione completa di questo potenziale.

Se ti piace ciò che fa il Coach e vuoi diventare anche tu un Coach, ti consiglio di fare un giro prima a “Il Coaching secondo Claudio Belotti. Questo corso è quello che amo più di tutti, è un momento di crescita e incontro. Io ti metto a disposizione trenta anni di esperienze, di errori e dritte utili per diventare la persona che desideri, il Coach che vuoi essere. A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” infatti hai la possibilità – l’unica – di sottoporre la tua candidatura alla Extraordinary Coaching School. E non lo fai a scatola chiusa: hai quattro giorni per conoscermi, per conoscere il mio modo di pensare e di interpretare il Coaching: una professione seria che va svolta con competenza e integrità.

Se ti piace ciò che fa un Coach e pensi ti possa essere utile ti posso dare le informazioni necessarie. Qui trovi tutto quello che è necessario sapere per scegliere un Extraordinary Coach e un percorso condiviso nel quale potrai ad esempio:

Definire e stabilire come raggiungere obiettivi personali e professionali

Lavorare su di te per migliorare le tue abilità comunicative

Raggiungere un equilibrio lavoro/vita definendo le tue priorità

Individuare come far crescere la tua attività professionale, artigianale o commerciale

Ricorda: la prima sessione, la cosiddetta intake session, è sempre gratuita e in questa sessione si stabilisce come cliente e Coach possono lavorare insieme per ottenere i risultati che da cliente desideri.

Come comunicare in modo straordinario in video

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Questo lungo periodo di lockdown ci ha messo di fronte alla nostra realtà. Abbiamo dovuto fare i conti con i problemi dell’impatto ambientale dell’uomo per comprendere meglio ciò che stavamo vivendo. Allo stesso tempo abbiamo scoperto un mondo di risorse che prima davamo magari per scontate. Dal comfort domestico agli affetti ritrovati, dalle possibilità offerte dalla tecnologia fino al piacere di rallentare un po’ il ritmo.

Per molti questo è stato un viaggio di scoperta, di crescita. Abbiamo verificato che il lavoro a distanza è possibile e che forse serviva un po’ più di coraggio da parte di molte aziende. O forse più immaginazione. Per vedere oltre le soluzioni già adottate e adottarne di nuove che permettessero nuove forme di lavoro, di studio, di comunicazione.

Questa capacità ha evidenziato bene lo stadio di sviluppo delle aziende: il modo in cui ogni organizzazione ha affrontato le sfide e le ha trasformate in problemi o in risorse infatti descrive bene le potenzialità dell’azienda stessa. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di queste potenzialità e del modo in cui puoi aiutare il gruppo a tirarle fuori.

Questo periodo ha offerto anche l’occasione per dedicare del tempo alla formazione online e al confronto con gli altri colleghi e collaboratori attraverso dei mezzi di comunicazione che d’un tratto sono diventati indispensabili e familiari: da Zoom a Teams, da Skype a Houseparty. Abbiamo dovuto imparare in fretta e adeguarci alle nuove regole del gioco: come ci insegna la PNL infatti “i comunicatori di successo accettano ed utilizzano ogni tipo di comunicazione e di comportamento che si presenta loro”.

Le videoconferenze stanno diventando sempre più di routine per una vasta gamma di utilizzi aziendali e personali: dalle riunioni del personale alle sessioni di allineamento dei team fino alla formazione e all’approfondimento attraverso webinar live. Tutta questa esperienza mi ha spinto a realizzare questo post. Vediamo insieme come comunicare in modo straordinario on line in videoconferenza:

  1. Abbigliamento e sfondo adeguato. Ogni videoconferenza può avere scopi e ospiti differenti. E’ importante adeguare l’abbigliamento e lo sfondo – evitare di avere una fonte di luce alle spalle ad esempio – al tono della conversazione che si sta tenendo. Il modo in cui ci presentiamo in video comunica molto di noi. Come anche l’inquadratura. A prescindere dalla tua scelta, l’importante è proprio scegliere e non lasciare al caso questi aspetti.
  2. Guarda in camera. In tv o al cinema si direbbe anche “sguardo in macchina” ed è un espediente che aiuta chi comunica a rivolgersi in modo diretto agli spettatori. Questo vale anche per le video conferenze: guarda dritto nella telecamera, che sia un puntino sul bordo del portatile o dello smartphone o che si tratti di una telecamera esterna. Lo sguardo in camera ti consente di mantenere il contatto visivo.
  3. Mantieni la concentrazione. E’ facile distrarsi, soprattutto dentro casa e magari lasciarsi andare ad abitudini casalinghe. Uno sguardo al telefono, ai figli che girano per casa, al gatto che salta in braccio o al cane che vuole essere portato fuori. Magari ci si tocca il naso che prude o ci si lascia andare a un commento a microfono aperto e la regia automatica del programma ti mette subito al centro dell’attenzione. Il contesto è diverso ma la concentrazione deve essere la stessa se non superiore a quella che avresti in una riunione in ufficio. Con il vantaggio che se hai bisogno di assentarti basta mutare microfono e oscurare il video per prendersi un meritato momento di pausa.

Tra Scopo e Passione

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Se mi conosci e mi segui sai che c’è un aspetto della vita che ritengo fondamentale: lo scopo. Lo scopo è il perché fondamentale: perché fai quello che fai. Molti tendono a confonderlo o a sovrapporlo con la passione. Ma la passione è solo un elemento dello scopo. La passione infatti si può accendere e spegnere, si alimenta o scompare. Lo scopo esiste e resiste in qualsiasi situazione. Proprio come la passione, di scopo se ne può avere più di uno, anche se uno sarà sempre dominante.

Nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicitàti racconto il mio metodo di Coaching: il “One Hand Coaching”. Non è un caso che abbia scelto proprio lo scopo come primo elemento. La definizione dello scopo è il motore che allinea tutti i pianeti, è la forza che ti guida nella vita attraverso le tue passioni. La passione infatti si crea, lo scopo si trova.

In una nota pubblicità si diceva che un diamante fosse per sempre. Allo stesso modo lo è lo scopo. In questo si differenzia dalla passione. La passione arriva, cresce, si soddisfa e poi si attenua. Magari non scompare. Resta in forma più tenue e cambia nel tempo. Lo scopo no: lo scopo è qualcosa che va al di là della passione. È simile alla passione ma contiene in sé qualcosa di universale, di assoluto.

Lo scopo infatti è una somma di identità, valori, focus: è una aspirazione. Lo scopo non si soddisfa mai pienamente, è un moto perpetuo, una storia infinita, una chewing-gum che ha sempre sapore. Trovare il proprio scopo allora diventa una risorsa fondamentale, nella vita di tutti i giorni e sul lavoro. Invece di chiederti cosa ti rende felice e di seguire le tue passioni, chiediti a cosa tieni profondamente e per quale ragione.

Sviluppa un profondo senso dello scopo: questo ti darà molta più capacità di recupero di quanto una passione da sola possa mai fare. E questo recupero favorisce lo sviluppo della resilienza che ti farà avere successo nel lungo periodo. È un percorso più semplice di quello che puoi immaginare e ti porterà a raggiungere una grande soddisfazione.

Inizia subito: cosa è importante per te nella vita? Perché lo è?

Le 3 abitudini chiave per migliorare la vita

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Molto spesso quando parliamo di soddisfazione rivolgiamo l’attenzione alla sfera lavorativa della nostra esistenza. Questo accade sicuramente per diverse ragioni. Alcune possono essere di tempo: il fattore tempo infatti incide molto. Impegnati in attività lavorative trascorriamo davvero una grande parte del nostro tempo. Ed è proprio per questa ragione che giustamente cerchiamo di fare in modo che il nostro lavoro sia quanto più possibile vicino alla piena espressione del nostro potenziale e della nostra passione.

Ma una vita soddisfacente può esistere anche a prescindere dal lavoro che si svolge. Certamente fare un lavoro dal quale si vuole continuamente fuggire non è la condizione ottimale di vita. Allo stesso tempo si può svolgere un lavoro soddisfacente e avere una vita privata poco soddisfacente. Per migliorare anche la soddisfazione nella vita privata è necessario dedicare la giusta attenzione alle abitudini di vita.

Vediamo dunque insieme quali sono le tre abitudini per migliorare la tua vita:

  1. Trova tempo per parenti e amici. Ti capita mai di fare un pranzo con degli amici o una cena dai parenti e stupirti di quanto sia stato divertente, interessante o piacevole? A volte semplicemente mentre siamo immersi nel nostro lavoro, sommersi dagli impegni, distratti dalle scadenze non pensiamo nemmeno alla possibilità che quel tempo possa essere così piacevole. Gli affetti più stretti richiedono e meritano tempo e attenzioni perché sono alla base del nostro benessere familiare.
  2. Tieniti in movimento. Ce lo siamo detti anche di recente. Il movimento è il primo antistress e la corsa in particolare è il modo più semplice e accessibile per scaricare a terra tutte quelle sensazioni delle quali ci facciamo carico durante il lavoro, nel corso della giornata e portare endorfine per tenere alto l’umore. Trova la tua routine di movimento antistress.
  3. Crea dei team del divertimento. Proprio come faresti in azienda. Dai un obiettivo al divertimento del tuo gruppo familiare, con i tuoi figli, con il tuo partner. Esattamente come il tempo che non si trova ma si crea per le cose importanti, crea degli obiettivi di relax, di divertimento, degli obiettivi rilassati con le persone a te care. Come certamente sai, in ogni obiettivo la parte più importante non è il risultato ma il percorso che compi per raggiungerlo: quel percorso ti trasforma nella persona felice e soddisfatta che desideri essere.

Dal problema all’opportunità

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Un’emergenza improvvisa cambia i tuoi i piani. È facile immaginarlo di questi tempi. Mesi di stop significano un fatturato che non tornerà, significano obiettivi che non raggiungerai nei tempi previsti, significano difficoltà – mascherine, distanziamento sociale, norme sanitarie – che prima non c’erano.

Cosa fare?

Bene partiamo da qui: questa è l’ultima domanda da farsi. La prima domanda è: che significato voglio dare? Innanzitutto, stabilisci cosa significa per te ciò che sta succedendo. Questo è molto importante perché è la storia che ti racconti e una delle più importanti capacità di leadership è quella di dare un senso alla realtà, alla tua e a quella degli altri.

Una volta che hai stabilito il senso, puoi passare all’azione. Chi si muove attraverso il proprio senso della vita, vive in modo più pieno l’esistenza: quando hai già pensato a “La vita come TU la vuoihai molte più possibilità di realizzare il tuo progetto più bello: te stesso.

Per trovare un nuovo equilibrio dopo l’emergenza, fai queste tre cose:

Muoviti! L’equilibrio della vita è sempre dinamico. Come diceva il fisico premio Nobel Albert Einstein “la vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”. Letteralmente: muoviti, cammina, corri, vai in bici. Consuma calorie e stress, brucia la tensione, metti in circolo il sangue.

Rivedi gli obiettivi. Può sembrare scontato ma non lo è. Fissato il tuo scopo, i passi per raggiungerlo possono essere lunghi o corti, lenti, veloci. Trova il passo più utile per ottenere ciò che hai in mente. Non conta infatti ciò che credi sia possibile, conta ciò che fai per renderlo tale. E anche se può essere dura rimettere tutto in discussione, questa flessibilità ti rende inarrestabile.

Sii grato. In questa crisi ognuno di noi ha potuto apprezzare qualcosa che aveva dimenticato. La casa accogliente, la tecnologia che ci ha permesso di stare più vicini, di lavorare e guadagnare qualcosa, comunque. Porta a letto con te le cose per le quali sei grato: prima di dormire fanne l’elenco, magari con un diario. E la mattina al risveglio medita su ciò che sarà la tua giornata su ciò che potrà offrirti per vivere bene.

Muoversi, rivedere gli obiettivi ed essere grato in realtà sono passi di un cammino più ampio che ti porta dal problema, dall’emergenza, dal contrattempo all’opportunità che si nasconde dietro. Ricorda: quando si rimescolano le carte, il loro numero nel mazzo rimane esattamente lo stesso.

Come individuare una personalità tossica in ufficio?

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Noi non siamo i nostri comportamenti. Dietro a ogni comportamento infatti c’è il meglio che una persona riesce a fare con le risorse che ha a disposizione. Detto questo, può capitare di incrociare sul proprio cammino persone che si sono fermate a un livello nel quale quelle risorse sembrano loro sufficienti e non sentono alcun bisogno di cambiare, crescere, migliorare.

In particolare, ciò accade – ed è particolarmente fastidioso – sul luogo di lavoro. Soprattutto nelle organizzazioni aziendali più vecchie e stanche i comportamenti di queste persone trovano maggior spazio e tolleranza perché magari coloro che li portano avanti sono cresciuti in quella azienda. Individuare lo stadio di sviluppo dell’azienda è molto utile e ti racconto come fare nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni per capire cosa spinge certe persone a comportarsi in un certo modo.

Queste sono proprio il tipo di persone che non puoi mandare all’inferno perché all’inferno ci sono già. E in qualche modo diventa necessario difendersi da questi loro comportamenti perché nessuna rabbia, nessun litigio, nessuna frustrazione le farà mai smuovere e anzi ti causerà dei danni, uno stress che non desideri né meriti. Così riconoscere le caratteristiche fondamentali di questi comportamenti ti aiuterà a vivere meglio.

Vediamo insieme alcuni comportamenti tossici e come affrontarli:

Parlano sempre dei loro problemi. I loro problemi sono sempre al centro delle conversazioni, soprattutto quelli economici. Se provi ad esporre loro i tuoi problemi, perché sei alla ricerca di un consiglio, ti dicono “pensa che io” oppure “e allora io che dovrei dire?”. Sono persone con le quali è sconsigliabile aprirsi e avere una conversazione franca.

Trovano sempre dei problemi. La caccia ai difetti di qualsiasi iniziativa è il loro sport preferito. Quando devi presentare un progetto e hai anche queste persone fra il tuo pubblico fai in modo di minimizzare il problema. Coinvolgili prima della presentazione per chiedere una opinione, una idea sui contenuti e permetti loro qualsiasi critica: i punti deboli correggili, i punti che ritieni di poter sostenere in ogni caso tienili e se nel momento della presentazione dovessero muovere queste obiezioni sarai già pronto.

Non si capisce cosa li soddisfi. Molto probabilmente si tratta di cose che non hanno a che fare con il lavoro perché verso il lavoro non hanno più alcun interesse o passione. Magari se li hai amici sui social network potrai aver notato come i loro post si concentrino su ciò che disprezzano, su ciò che non sopportano o che li fa arrabbiare. Ecco, questo è un segnale per evitare contatti lavorativi prolungati.

Le competenze del futuro

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Quali sono le competenze del futuro? Se mi segui e mi leggi con una certa frequenza avrai ormai fatto conoscenza con il mio amore per la fantascienza. E questa domanda potrebbe far pensare un po’ alla fantascienza. Le competenze di cui parlo però non sono guidare auto volanti o comunicare con il pensiero con le macchine (con le persone qualche possibilità c’è già).

Parlo di competenze utili ieri, fondamentali oggi, imprescindibili in futuro. Le 3 competenze principali imprescindibili sono:

Creatività: avere la capacità di pensiero laterale è sempre stato utile e sempre lo sarà. Sempre sempre? Sì! Se fai quello che hai sempre fatto avrai sempre gli stessi risultati e se fai quello che fanno tutti – nella migliore delle ipotesi – farai lo stesso prodotto o offrirai lo stesso servizio. Pensa a soluzioni differenti, messe in pratica in modi differenti. Avere creatività significa vedere opportunità dove altri vedono solo problemi.

Capacità di apprendere: è una capacità che si acquisisce con il metodo. Lo sa bene (e lo insegna) il mio amico Matteo Salvo che ogni anno fa una giornata introduttiva ai nostri studenti della Extraordinary Coaching School per spiegare qual è il metodo giusto per apprendere in modo rapido e semplice. Ti ricordo che per partecipare alla mia Coaching School puoi candidarti unicamente nel corso “Il Coaching secondo Claudio Belotti” (informati qui: i posti sono sempre limitati!).

Comunicare con il pubblico: comunicare con il pubblico è una delle abilità più importanti che puoi sviluppare. Ti aiuta a comunicare le tue idee ai tuoi colleghi, ai tuoi clienti o ai tuoi collaboratori in modo chiaro ed efficace. La capacità di comunicare con il pubblico ti fa andare oltre quelli che sono i normali risultati e ti dà sicurezza nei tuoi mezzi.

leader

Il comportamento adeguato al leader

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Per scegliere di voler migliorare è necessario sapere quali sono gli elementi sui quali concentrarsi. Questo può valere per nozioni – che possono essere riviste e aggiornate – per capacità – che possono essere affinate – e persino per dei modi di fare. A volte infatti si tengono dei comportamenti pensando che siano adeguati alla situazione, mentre in realtà non lo sono.

Non stiamo parlando di comportamenti giusti o sbagliati. Come ci insegna la PNL infatti ogni comportamento può essere adeguato in un determinato contesto. Faccio un esempio banale ma almeno sono sicuro di spiegare bene questo concetto basilare: lavarsi è giusto o sbagliato? Posta così questa domanda, tutti diremmo che è giusto (anche se alcune persone sembrano più amanti della teoria che della pratica).

Eppure, se qualcosa a cui tieni sta andando prendendo fuoco, non utilizzeresti l’acqua a disposizione per lavarti. Quando il tuo migliore amico si sposa, il banchetto nuziale non è il luogo migliore per raccontare di quanto (o come) vi siete divertiti quando eravate ragazzi. Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non adeguati al contesto.

Allo stesso modo quando hai un ruolo da leader in azienda, può capitare che tu abbia dei comportamenti che non riesci ancora a riconoscere come inadeguati – ad esempio perché richiedono di immergersi molto nel modello del mondo di qualcun altro – e in questo momento non hai voglia o non ne sei ancora in grado.

Ti aiuto io facendo una breve lista di comportamenti che per esperienza vengono percepiti come inadeguati alla leadership e se presi in considerazione possono aiutarti notevolmente a migliorare.

La mania del controllo. Ci sono poche cose che creano malumore e sfiducia come la mania del controllo. Una sana disponibilità a seguire il lavoro e a verificarlo può produrre risultati positivi. Un controllo continuo e pressante del lavoro – spesso con interventi “operativi” – si rivela più di frequente controproducente. La soluzione? Delega e relax. Un leader crea dei leader e tutto ciò non avviene in un giorno. L’esperienza si forma con il tempo.

Le “tue” priorità hanno sempre la priorità. Una squadra nella quale tutti giocano al servizio di uno può vincere nel breve periodo ma dopo un po’ si sfalda. I team si reggono quando lo scopo comune e lo scopo personale – di ciascuno – sono ben allineati (o al limite compatibili). Se le tue necessità sono il centro di tutto, non puoi pensare e agire in modo strategico.

La comunicazione è sempre confusa. Magari per te è tutto chiarissimo. Ma lo è anche per gli altri? Se troppo spesso le tue comunicazioni vengono fraintese o interpretate in un modo differente da quello che pensavi puoi domandarti cosa sto dando per scontato che scontato non è? Meglio ancora: puoi chiederlo direttamente alle persone che interpretano in modi diversi le tue indicazioni.