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Il lavoro in gioco

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“Capita che in una sessione di team Coaching il Coach faccia apparentemente poco. Di fatto crea un ambiente protetto dove le persone possono aprirsi e risolvere quello che serve risolvere. Questa è la magia degli esseri umani: se ne hanno l’occasione mettono tutto a posto.” Gli Stadi del Successo – Roi Edizioni

Se sei un imprenditore, un manager o un Business Coach ti è certamente capitato di dover preparare un team di lavoro per un progetto o di dover intervenire su di un gruppo di lavoro per fare in modo che migliorasse la propria performance. Avrai certamente notato come l’ambiente influisce sul risultato finale e se hai lavorato bene hai sicuramente trovato il modo di sfruttare questo fattore a vantaggio del gruppo.

Come hai letto nella citazione che ho preso dal mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo”  (Roi Edizioni) il mio pensiero è che le persone se hanno l’occasione mettono tutto a posto. A nessuno piace vivere, lavorare e convivere con un conflitto aperto. È fonte di stress e nel ruolo di un leader c’è anche la capacità di cogliere questo conflitto – che rallenta i meccanismi di lavoro – e favorirne la risoluzione.

Come ti ho suggerito in un post della scorsa settimana uno dei modi migliori per comunicare con le persone è di farla semplice, come quando comunichi con un bambino, meglio ancora: proprio come comunica un bambino. E uno dei segreti della comunicazione dei bambini, è il gioco. Il gioco è uno dei tanti mezzi che i bambini utilizzano per esprimersi. Ritrovare la gioia del gioco e la semplicità dei bambini può dare modo al tuo gruppo di lavoro di ritrovare anche la necessaria serenità. A te, come leader, imprenditore, Business Coach… sta il compito di favorire tutto questo.

Per passare dalla teoria alla pratica, ti voglio suggerire tre modi semplici per consentire alle persone che gestisci di ritrovare armonia, creatività e sintonia fra loro attraverso esercizi pratici, divertenti e profondamente educativi.

Il gioco del “si e…”

Ad ogni proposta che viene formulata nella sessione di team Coaching le persone che desiderano partecipare dovranno rispondere “sì e…” e poi esprimere il loro punto di vista. Questo aiuterà a integrare le opinioni degli altri e a farle proprie. Inoltre, favorisce la costruzione di un punto di vista più complesso, a partire da una somma di opinioni, idee e concetti.

In trasferta

Il termine è familiare a chi ha praticato sport a livello agonistico: si gioca in casa, quando si gioca sul proprio campo, si gioca in trasferta quando si gioca sul campo dell’avversario. In questo caso, la riunione può essere indetta in un luogo insolito (non strano, come la cantina o il locale caldaia, semplicemente diverso come la mensa o il giardino) oppure può vedere invitate a partecipare persone esterne all’azienda o al gruppo di lavoro. Persone stimate, competenti, che abbiano il rispetto del gruppo.

La storia della riunione

Affida in apertura a una persona il compito di raccontare la storia della riunione. Fai in modo che tutti lo sappiano e spiega le regole. Non sarà un resoconto stenografico né un verbale di assemblea. Sarà proprio il racconto di ciò che accade. Le emozioni espresse dalle persone, le frasi migliori, le idee più brillanti. L’idea di fondo è quella di avere belle riunioni che diventino belle storie e favorire la partecipazione positiva e propositiva di tutte le persone.

Con Belotti è semplice!

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Se sei un esperto nella tua materia, sicuramente hai una grande passione. Ami quello che fai, lo studi, lo approfondisci e fai quello che fai con amore e con trasporto. Tutta questa passione ti può portare a non vedere la complessità del contenuto, anche perché tu lo conosci così bene che per te è tutto semplice. Ma quando lo comunichi sei sicuro che lo stai facendo semplice anche per gli altri?

Un non esperto potrebbe facilmente comprendere i concetti che vuoi trasmettere? Se non lo sai spiegare a tuo nonno, vuol dire che non lo sai abbastanza. Ma a volte ne sai anche troppo e probabilmente stai complicando in maniera eccessiva la tua comunicazione. Di conseguenza, il messaggio che stai cercando di trasmettere non è sulla stessa lunghezza d’onda delle persone che stai cercando di raggiungere.

Si, il punto è proprio questo: se desideri trasmettere un messaggio – fare una vendita, convincere che la tua idea è valida, far approvare un progetto che ti sta a cuore – è necessario che ti sintonizzi con le persone che vuoi raggiungere. Vediamo come:

Parla al tuo pubblico come se avesse tre anni. Il che non vuol dire far la facce buffe o la voce da cartone animato. Se hai parlato di recente con un bambino di tre anni, sai che è molto più sveglio di quello che pensi. E per farti capire usi frasi brevi, parole semplici e un tono gentile. Accompagna questo con gesti che sottolineano o chiariscono il tuo messaggio e hai un inizio di comunicazione efficace.

Spiega chi, cosa, perché, quando, dove. Questi cinque punti sono le tappe fondamentali di qualsiasi apprendimento di informazioni. Sono le stesse che i bambini imparano alle scuole elementari o quelle che un buon Coach si pone di fronte a una persona che vuole iniziare un percorso di crescita. Le risposte a queste domande forniscono le basi per una comprensione e aiutano a capire la situazione e il contesto.

Racconta storie. Non significa che devi inventare quello che dici. Racconta storie relative all’argomento di cui parli. Possono essere metafore o similitudini. Possono essere esempi pratici. Una volta in un Practitioner di PNL ho raccontato come il coraggio di mio padre nella malattia mi abbia formato nel carattere e ispirato nella vita. In quel momento ho insegnato in modo semplice cosa significa azzerare le aspettative e fare del proprio meglio con quello che si ha a disposizione. E adesso ti sto spiegando, con una storia, quanto sia semplice inserire un concetto e farlo passare, quando lo racchiudi in una storia.

3 semplici strategie per dare continuità alla tua comunicazione online e offline

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Le tue strategie di comunicazione online e offline dovrebbero essere molto simili tra loro. Perché? Perché l’obiettivo è quello di comunicare con le altre persone, con altri esseri umani. Cambia il mezzo. E spesso la comunicazione online è capace di aumentare la tua efficacia in modi che non avresti mai pensato. In Programmazione Neuro-Linguistica siamo sicuri di questo: un comunicatore di successo, in ogni caso, accetta e utilizza ogni forma di comunicazione.

E questo è ancor più vero quando passi frequentemente da un social network alle aule, da una diretta a un intervento in pubblico, dalla telecamera al contatto con il pubblico. Il tuo modo di comunicare varia, come anche il tuo stile. Tu sei tu.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti insegnerò le competenze dei Coach più importanti al mondo e ti spiegherò come puoi ottenere il meglio da queste capacità nella tua comunicazione. Nel frattempo, in attesa del 31 ottobre quando ci vedremo a Milano ti invito a riflettere sul differente approccio che hai quando comunichi online e quando comunichi offline.

Ci sono infatti attività che online vengono ritenute importanti che spesso dal vivo non si fanno. E viceversa. Per dare continuità alla tua comunicazione fuori e dentro la rete, puoi mettere in pratica queste 3 strategie:

Comunica i tuoi valori e le iniziative che ritieni importanti: in ogni contesto i tuoi valori ti rappresentano. Ogni persona che raggiungi con la tua comunicazione deve capire innanzitutto se può fidarsi di te. Dal momento che non puoi piacere a tutti, la cosa migliore è che metti bene in chiaro a chi vuoi piacere. I tuoi valori sono il tuoi biglietto da visita. Ricordati di comunicarli quando ti presenti.

Trasforma un evento negativo in una esperienza positiva: spesso si sottovaluta l’opportunità generata da un errore, da un disguido, da un fraintendimento. Può essere l’occasione per mostrare quanto si ha a cuore il cliente o quanto sono importanti per te le persone che ti seguono. Un errore in buona fede non ha mai decretato la fine di nessuno. Non aver chiesto scusa, sì.

Chiedi buone recensioni a chi è soddisfatto: il famigerato passaparola. E’ l’arma definitiva di qualunque grande comunicatore. E’ il veicolo migliore sul quale far viaggiare la tua reputazione. Online sei più incline a chiedere una recensione, magari con una mail dopo l’acquisto. E offline? Chiedere esplicitamente alle persone che hanno partecipato a un tuo evento di parlare bene di te può aiutarti a valicare il muro che divide reale e virtuale.

La tua efficacia come leader

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La tua efficacia come leader si misura da quanto le persone scelgono di seguirti, di stare con te – di lavorare con te – se non sono obbligate a farlo. Un professore in classe in una scuola media o superiore sa bene di cosa parlo. E quelli che come lui che amano profondamente il proprio lavoro e lo fanno con passione sono gli stessi che a distanza di anni gli studenti tornano a trovare a scuola e che ricordano con piacere nel corso della vita.

Un leader dovrebbe essere un magnete che attrae e mantiene a sé le persone migliori. E non lo fa attraverso la manipolazione. Lo fa con una comunicazione sana ed efficace. Con l’emozione. Con i contenuti. Con l’integrità, cioè mostrandosi sempre per ciò che è. Questo vale per le persone comuni e vale ancor più per i Coach e per chi vuole utilizzare le Coaching skill in azienda o nella propria professione.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti insegnerò le competenze da Coach più importanti e ti spiegherò come puoi ottenere il meglio da queste capacità. Nel frattempo, in attesa del 31 ottobre quando ci vedremo a Milano ci sono diverse qualità che puoi sviluppare e che possono aiutarti a diventare un autentico leader nel tuo ambito.

Certamente le competenze. Sicuramente il carisma. E anche la sicurezza di sé è molto utile. All’atto pratico però, cosa devi fare per creare la tua leadership? Ci sono tre attività che puoi portare avanti in maniera semplice, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni per diventare il leader che desideri. Eccole qui:

Scegli il modo giusto di comunicare: con le persone che hai di fronte ti poni sempre il problema di come puoi comunicare al meglio affinché passi il messaggio? Una leader della comunicazione ha la stessa qualità dell’acqua: si adatta alle asperità che incontra sul suo cammino e per giungere a destinazione.

Prendi posizione: dalla flessibilità dell’acqua alla durezza della roccia. Quando prendi una decisione in cui credi, vai fino in fondo. Per prendere decisioni di questo tipo devi conoscere bene chi sei e cosa vuoi. E soprattutto perché fai quello che fai. A quel punto ogni decisione che prendi, sarà quella giusta (per te).

Condividi grandi idee: non nascondere la tua visione. Per attrarre le persone giuste, devi essere in grado di ispirarle. Quando hai definito la tua visione, mostrala. Sei disposto a fare del tuo sogno la tua vita? Se vuoi portare con te le persone importanti – sia a livello affettivo, sia quelle che realmente ti possono aiutare con il business – devi essere pronto a farle sognare allo stesso modo in cui sogni tu.

Oltre la paura (c’è ciò che vuoi)

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Porta con te l’oggetto della paura oltre la paura stessa. Il coraggio è questo. E nella vita è meglio aver coraggio che cercare di eliminare le paure. Perché con il coraggio vai dove vuoi. Combattere le paure ti rallenta e ti impegna in una battaglia inutile. E’ bene sapere di cosa si ha paura e al massimo cercare di capire il perché. La paura è un guardiano. Nasconde spesso una convinzione limitante che vuole tenerti al sicuro nella tua zona di comfort.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” scoprirai che il coraggio non è assenza di paura. Le emozioni vanno ascoltate e comprese. E se hai paura di fare qualcosa, come dice il mio maestro Anthony Robbins, allora devi farlo. Le paure possono essere profondamente radicate e sono spesso inconsce, cioè a volte non sei consapevole di ciò che ti sta trattenendo.

Da dove iniziare? Vediamo le paure più comuni che le persone si trovano ad affrontate nel lavoro e nella vita e che cosa ti possono dare di importante.

Paura degli obiettivi. Capita ogni anno, a inizio anno o a settembre, a tante persone: fissano obiettivi sbagliati e finiscono col procrastinare. Alla fine dell’anno non ottengono i risultati che desiderano. Alla fine, danno la colpa agli obiettivi e lasciano perdere. E, almeno in parte hanno ragione. Gli obiettivi, in Programmazione Neuro-Linguistica, devono avere caratteristiche precise. Altrimenti non sono obiettivi. Sono sogni, speranze, velleità. È vero che Walt Disney diceva che se puoi sognarlo puoi farlo. Ma lui faceva cartoni animati!

Paura di chiedere aiuto. Non voglio indagare le ragioni. Ognuno ha le sue: non chiedo aiuto per non sembrare debole, stupido, incapace etc. etc. Nella realtà dei fatti le persone sono molto contente quando si chiede il loro aiuto. Inoltre, sono davvero pochissime le persone che ottengono un qualche tipo di successo senza ricevere il supporto e l’assistenza degli altri. E il modo migliore per ricevere ciò di cui si ha bisogno è… chiedere! Così ebbe il suo primo lavoro Steve Jobs, vale la pena dare una possibilità a questo metodo.

Paura di parlare in pubblico. Questa è una delle paure più diffuse negli adulti. La ragione principale è legata alla mancanza di esperienza. Quando si parla in pubblico una volta ogni tanto senza sapere come fare, è naturale provare istintiva paura. Con la pratica e lo studio (comunicare con il pubblico) si può utilizzare questa paura per trasformarla in autentica emozione e portare la prestazione al top!

3 consigli pratici per diventare un capo migliore

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Se ti sei mai domandato come puoi essere un capo migliore, forse sei già un capo migliore di quanto pensi. Le persone che si pongono come traguardo quello del miglioramento e della crescita sono di solito già capaci. Solo che non si accontentano.

Quando vivi la crescita come un percorso, hai molte più possibilità di ottenere successo e soddisfazione nella tua vita. Come dice il Buddha: non c’è una via per la felicità, la felicità è la via. Quando sei felice di fare ciò che fai lo fai meglio e con minor sforzo.

Ed è proprio per questo che scegliere di migliorare sul lavoro è una delle migliori scelte che tu possa fare. Lo sanno le migliaia di partecipanti a “Il Coaching secondo Claudio Belotti” che in questi anni hanno frequentato questo evento straordinario e hanno portato con loro sul lavoro competenze di Coaching e insegnamenti da autentici maestri di fama mondiale in questo campo.

Se vuoi essere il capo desideri, il leader di cui ha bisogno la tua azienda, ti offro 3 consigli pratici per realizzare questo obiettivo in modo semplice:

Mostra lo scopo: trasmetti ai tuoi dipendenti, ai tuoi collaboratori come ciò che fanno influenza i vostri clienti, i vostri affari, la vostra comunità … e loro stessi. Mettili al centro dell’azienda e aiutali a prendersi cura degli affari. Il modo migliore per farlo è mostrare perché è importante ciò che fanno.

Porta pazienza e dai fiducia: mostrare pazienza ed esprimere sincera fiducia è un modo straordinario per far sapere alle persone che crediamo veramente in loro. Avere pazienza non significa accettare comportamenti scorretti. La pazienza si applica a chi sbaglia quando fa qualcosa di nuovo, a chi non capisce e chiede consiglio, a chi si impegna e non ce la fa.

Offri opportunità: ogni persona ha il potenziale per realizzare cose più grandi. Prenditi il ​​tempo per permettere ai dipendenti di formarsi, crescere e svilupparsi. Fallo anche se il lavoro che un giorno sperano di ottenere è con un’altra azienda. Prenditi il ​​tempo necessario per aiutare i tuoi dipendenti a trovare e cogliere le opportunità che desiderano. Le migliori aziende non fermano, formano.

Cosa ti aspetti dalla tua azienda?

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Cosa ti aspetti dalla tua azienda? Ogni anno moltissime aziende chiudono e non sanno nemmeno per quale motivo. Molte altre rendono sempre meno e se la prendono con il mercato. Con il dumping. Con la concorrenza sleale. Tutto vero: queste cose esistono. Ma se una azienda ha già raggiunto grandi traguardi in passato e oggi non riesce più a stare al passo con il mercato, non è solo perché quest’ultimo ha accelerato. E’ perché contestualmente l’azienda ha smesso di correre e ha iniziato a camminare.

Le aziende nel corso della propria vita attraversano numerosi stadi. Sai qual è lo stadio che sta attraversando la tua? Che sia l’azienda che hai fondato e dirigi o l’azienda per cui lavori o con la quale collabori come Coach o consulente, sapere con certezza in che fase della propria vita si trova e come intervenire, è fondamentale.

Come Business Coach mi sono trovato spesso a intervenire in contesti aziendali di tutte le dimensioni. Dalle piccole aziende a gestione familiare fino alle grandi imprese con una lunga storia alle spalle. Il tessuto industriale italiano è molto variegato e anche se è vero che molte aziende sono di dimensioni medio-piccole i mercati ai quali si rivolgono sono decisamente grandi. E lo sono altrettanto i problemi che si trovano ad affrontare.

Ne “Gli Stadi del Successo” ti spiego quali sono gli stadi di vita di una azienda. Te lo dico subito per essere chiaro: lo stadio ottimale si chiama Prime. Gli altri stadi che attraversa una azienda iniziano con il corteggiamento, con l’idea dell’imprenditore. Poi se l’azienda nasce, si passa all’infanzia, con la crescita si attraversano gli stadi Toddler, o Go-go, nel quale l’azienda inizia a gattonare e muovere i primi scoordinati passi. Se tutto va bene, l’azienda arriva a una fase di adolescenza. Periodo difficile, si sa.

Da qui, se si acquisisce la necessaria maturità, ci si porta nel Prime. Questo stadio ottimale è dove ogni azienda dovrebbe trovarsi (e rimanere) per ottenere i migliori risultati. Se non c’è un cambio generazionale che favorisce il ricambio di idee ed energie, invece la situazione si deteriora. Arriva la Stabilità. Per non rischiare si mantiene lo status quo. Non si cambia nulla, non si mette nulla in discussione, “squadra che vince non si cambia” e infatti si inizia a perdere. Se non arriva qualcuno da fuori a dare una scrollata arriva l’Aristocrazia, il management si focalizza su se stesso, i senatori preferiscono i privilegi alle vittorie. Da qui si va verso la Burocrazia. E dopo c’è solo la fine.

Vediamo insieme un esempio pratico di una azienda che ha superato lo stadio del Prime e si avvia verso la Stabilità. Forse conosci una azienda in questo stadio o puoi riconoscere dei tratti che appartengono alla tua o a una parte della tua. Le aziende sono degli organismi complessi e alcuni settori possono attraversa degli stadi differenti dagli altri.

Nello stadio della Stabilità l’azienda è ancora forte, i primi segni di declino sono impercettibili. I conti tornano, i margini ci sono, stabili ma ci sono. I manager iniziano a pensare a come averne di più tagliando costi e/o alzando i prezzi. C’è meno apertura a nuove idee, in pochi pensano a crescere. I reparti finanza, controllo e legale prendono la parola. Marketing, ricerca e sviluppo e vendite iniziano a perderla. I manager e il fondatore iniziano a essere narcisisti. Invece di guardare fuori, al mercato, ai clienti, ci si guarda dentro e allo specchio. Un segno dell’arrivo nello stadio della Stabilità è la diminuzione del conflitto, quel conflitto utile alla crescita. Se mi segui sai che dico spesso che se due soci vanno sempre d’accordo, uno dei due è inutile. E se due soci preferiscono evitare il conflitto sono entrambi inutili. Manca la voglia di lottare, di dire la propria. C’è troppa voglia di godere dei risultati e fare il meno possibile. Se nessuno si sveglia si passa allo stadio di declino successivo. Arriva l’Aristocrazia, nella quale conta più di ogni altra cosa difendere le rendite di posizione…

E la tua azienda in che stadio pensi che si trova? Leggi subito “Gli Stadi del Successo” individualo lo stadio attuale e scopri come intervenire!

3 modi semplici per innescare la tua trasformazione

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Cambiare tanto per cambiare non serve a nulla. Può darti l’impressione che stai facendo qualcosa. Ma nella realtà rimani fermo. Cresci, migliora, dai una direzione al cambiamento – la tua direzione – e ricevi in cambio movimento e soddisfazione. Arriva dove non pensavi. Stupisciti. Sii felice.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti parlerò del perché la crescita e il miglioramento sono più importanti del cambiamento per una vita soddisfacente. Apprendi insieme a me le abilità fondamentali di Coaching e scopri come ti possono essere utili nella sfera personale e nella vita lavorativa per essere la persona che desideri.

Come ottieni questo risultato? Il rientro dalle vacanze estive può essere un buon momento per iniziare. Ti sei allontanato per un periodo dalla routine, dai luoghi che frequenti più spesso e hai ricaricato le energie fisiche e mentali. Ora sei tornato ed è il momento giusto per gettare un nuovo sguardo.

In attesa del 31 ottobre quando ci vedremo a Milano, puoi innescare la trasformazione che ti porta a migliorare in aree cruciali della tua vita. Parti da questi 3 spunti:

Gestisci il tempo: se mi conosci e mi segui da un po’ saprai che non amo questa definizione. La utilizzo in modo che ci capiamo. In realtà la gestione del tempo non esiste, è innanzitutto una gestione di te. Dei tuoi impegni e del tuo approccio agli impegni; in particolare alle cose che impegnano il tuo tempo e a quello che ti portano: ti dà soddisfazione o fastidio?  Prendi una decisione e un impegno: investi del tempo per fare qualcosa che ti piace ogni giorno, qualcosa che fai raramente almeno una volta a settimana e qualcosa che non hai mai fatto, una volta al mese.

Dona: attraverso il volontariato, la beneficienza o il contributo alla tua comunità. Può essere una donazione o la partecipazione a una giornata della colletta alimentare. Può essere il sostegno a una causa in cui credi, attraverso il tuo tempo, la tua esperienza o il tuo denaro. Può essere il contributo che dai per tenere pulito il tuo quartiere. L’importante è che senti che stai donando qualcosa senza aspettarti nulla in cambio.

Pianifica la gentilezza: può suonare strano. Ma la gentilezza ti cambia la vita. Prendi l’impegno con te stesso e con gli altri – o anche solo con il calendario, in questo caso l’importante è scriverlo – di essere gentile almeno una volta al giorno. Metti il benessere delle altre persone al primo posto almeno una volta ogni giorno. Oppure scegli un giorno in particolare per concentrarti su di esso: sul Greater Good Science Center dell’università di Berkeley – sito che ti consiglio di frequentare – suggeriscono di scegliere cinque “atti di gentilezza” e di farli tutti di fila, in un giorno scelto una volta a settimana. La gentilezza mette in atto un meccanismo che incrementa la soddisfazione un gesto dopo l’altro.

Massimizza il tuo potenziale

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Per fare in modo di avere di più con meno sforzo il segreto è prepararsi. Prepararsi fisicamente e mentalmente, preparare il futuro. Scegliere cosa fare, a cosa dare importanza. Come direbbe il mio maestro Anthony Robbins dove indirizzi la tua attenzione, lì va la tua energia.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti insegnerò le competenze da Coach più importanti e ti spiegherò come puoi ottenere il meglio da queste capacità. Nel frattempo, in attesa del 31 ottobre quando ci vedremo a Milano ogni giorno ci sono attività che possono aiutarti a massimizzare il tuo potenziale.

Te ne consiglio 3 (più una) per iniziare a sentirti subito più motivato in ogni situazione:

 

  1. Pianifica il domani. Assicurati di aver stabilito le tue attività per il giorno successivo. Avere un piano elimina l’incombenza di scegliere durante il giorno a cosa dare priorità. Ovviamente è necessario rimanere flessibili e cambiare programma se la giornata lo richiede. Allo stesso tempo è fondamentale iniziare la giornata con la consapevolezza delle attività che si devono fare, quelle che si vogliono fare e quelle che si possono saltare.

 

  1. Pensa a oggi. Aspetta! Se mi segui, scoprirai che questo punto non è in contraddizione con il primo. Ritaglia cinque minuti la sera per programmare la giornata successiva. Una volta che hai pianificato il domani, vai a dormire. Svegliati e vivi la tua giornata. Durante il tempo della giornata segui il tuo piano. Fai lo stesso con i mesi o gli anni. Fissa obiettivi e poi lavora per raggiungerli. Quando pianifichi immagina, quando fai, pensa a ciò che fai.
  2. Fai la manutenzione della tua mente. Non importa quanto tempo ci vuole: l’atto stesso di pulire la mente da pensieri ti aiuterà a farlo. È un lavoro infinito. Quotidiano: ogni giorno, settimana e anno, lavora per tenere la mente pulita concentrata. Medita, ristruttura i tuoi ricordi, tieni la mente sgombra.

Infine, ricorda che esistono tre momenti chiave nei quali puoi trarre il massimo dai tuoi pensieri. Il primo è quando individui il tuo scopo: prepari i tuoi prossimi 20 o 30 anni. Il secondo è quando fissi i tuoi obiettivi: definisci le tappe del tuo viaggio per i prossimi mesi, per il prossimo anno o per pochi anni a venire. Infine, quando decidi di rimanere flessibile: sei pronto a vivere pienamente l’oggi.

Ciò che serve per una leadership salda

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Quando parliamo di passaggio generazionale è importante innanzitutto far chiarezza su quelle che sono le competenze più importanti che i leader dovrebbero sviluppare se vogliono migliorare costantemente la propria leadership in azienda. Poi concentrarsi su perché è importante dare la priorità ad alcune competenze rispetto ad altre.

Ogni azienda infatti attraversa diversi stadi nel corso della sua storia. E ad ogni stadio sono necessari differenti stili di leadership. Questo ce lo insegnano le Dinamiche a Spirale e ti ricordo che domenica 6 ottobre farò un’intera giornata dedicata a questa straordinaria metodica nella quale potrai apprezzare a pieno tutto il suo potenziale.

Le competenze più importanti di un leader sono costanti. E soprattutto nei passaggi generazionali devono essere valorizzate più possibile. Fra tutte quelle che è necessario possedere ce ne sono 5 che vanno curate nel tempo e aggiornate:

Comunicazione: i grandi leader lavorano costantemente sulle proprie abilità di comunicazione. Che siano abilità di negoziazione o di personal branding. Sia che si tratti di comunicare con sé o con gli altri, lo studio continuo è l’unica risposta.

Ascolto: l’ascolto è una abilità chiave di ogni leader. In PNL l’ascolto si può intendere in maniera estensiva come una abilità di calibrazione. Ascoltare significa sintonizzarsi sulla frequenza dell’altro e comprendere cosa vuole comunicare, nel modo in cui sta comunicando.

Creatività: la creatività spesso si atrofizza quando si svolgono compiti ripetitivi ogni giorno. Proprio come un muscolo è importante esercitare le proprie capacità di pensiero creativo. Il modo più semplice è impegnarsi a trovare sempre almeno due o tre soluzioni differenti a un problema e non fermarsi alla prima.

Positività: essere positivi non significa illudersi che tutto andrà bene. Ognuno ha delle brutte giornate o attraversa una crisi ​​nel proprio lavoro. Rimanere motivati ​​e positivi è essenziale per un buon leader e il modo migliore per farlo è avere fiducia nelle proprie capacità. Chi crede nella propria efficacia resta motivato e sa che troverà un modo per farcela, qualunque cosa succeda.

Responsabilità: la respons-abilità è la capacità di dare risposte. E’ una abilità chiave per ogni leader. Un leader si assicura di essere il primo quando c’è da fare e che ognuno dei tuoi collaboratori e dipendenti sia responsabile di ciò che sta facendo. Dà feedback sul lavoro. Esprime apprezzamento o critiche, in ogni caso ci mette la faccia e la sua parola.

Se ti interessa approfondire come gestire lo stadio attraversato dalla tua azienda in questo momento, ti invito a leggere il mio nuovo libro, pubblicato da Roi Edizioni: “Gli Stadi del Successo”. Puoi scaricarne qui un estratto gratuito.