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Il bello di essere efficaci

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Produttività! Se ti sei spesso domandato come si diventa più efficienti, il problema non è l’efficienza ma la

domanda. Infatti si può essere perfettamente efficienti, senza essere in alcun modo efficaci. Riempire le proprie giornate di impegni e non avere mai tempo, può dimostrare efficienza, reattività, persino impegno. Ma nella tua vita poi cosa ti rimane?
Ecco ciò che hai dopo tutto il lavoro che fai, è l’efficacia.

Per diventare davvero efficaci è necessario iniziare a lavorare in modo smart, cioè con la testa. E se sei un imprenditore o un libero professionista è facile che tu sia già abituato a fare questo, perché il tuo tempo è la risorsa più preziosa che hai e spesso dal tuo tempo di lavoro deriva direttamente il tuo guadagno. Per aumentare il guadagno ed essere efficaci è importante diminuire lo sforzo: fare di più, con meno. Di questo argomento e di molti altri ne parlerò in maniera approfondita al prossimo Extraordinary NLP Business Practitioner, il primo Extraordinary NLP Practitioner interamente dedicato al mondo del business e dell’impresa. Ti offro, in modo semplice e diretto, gli strumenti più efficaci e le soluzioni più smart per ottenere i risultati che desideri nella tua azienda.

Imparerai come usare la PNL per il Business e ottenere i risultati che desideri. E se sei un dipendente che desidera mettersi in proprio, aprire la propria azienda o avviare una attività professionale, è necessario imparare subito un modo nuovo di ottenere ciò che si vuole. Per iniziare subito a trasformare il tuo modo di lavorare ti offro tre spunti, molto utili:

Ricorda la legge di Parkinson. Questa legge, formulata dallo storico britannico Cyril Northcote Parkinson in un articolo del 1955 sull’Economist, dice che “il lavoro si espande in modo da riempire il tempo disponibile per il suo completamento”. Se hai tempo per farlo, utilizzerai tutto il tempo che hai. Spesso capita anche se non hai tempo! Semplicemente perché immagini o valuti che per un determinato lavoro ti serva un certo tempo per farlo. È difficile smentirsi. Bisogna cambiare punto di vista: fai pure la tua valutazione, poi agisci come se fosse un record da battere.

Affronta un lavoro più impegnativo. Se hai difficoltà a concentrarti e ti distrai facilmente, è possibile che il

tuo lavoro non ti coinvolga completamente. Puoi provare la sensazione che lavori duramente tutto il giorno e allo stesso tempo che la tua mente stia combattendo la noia e cerchi di riempire il tempo con qualcosa di più interessante. Daglielo: passa a un lavoro più impegnativo, qualcosa che richieda necessariamente la tua concentrazione. Una volta fatto avrai ottenuto due risultati: avrai portato a casa un lavoro complesso e l’altro lavoro, meno impegnativo, ti sembrerà una passeggiata e lo farai rapidamente.

Allena il tuo cervello prendendoti gioco di esso. La tua mente è un servomeccanismo. Per utilizzarlo in modo efficace è necessario guidarlo. Per farlo, bisogna lavorare su ciò a cui presti attenzione. Ciò rafforzerà la tua capacità di concentrazione. Una maniera divertente per farlo è il “Metodo Pomodoro”: imposta un timer e rimani completamente concentrato su un compito per un periodo di tempo, ad esempio 45 minuti. Alla fine dei quali puoi concederti una pausa di 15 minuti. L’idea è di farne un gioco – sfidare te stesso a lavorare sul tuo compito fino a quando il timer suona. E separare il tempo delle distrazioni, confinandolo nei 15 pausa che ti concedi.

Autodifesa per persone felici

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È possibile difendersi dall’insoddisfazione cronica?
Quella che non va mai bene niente, quella che ci si lamenta in continuazione: se piove perché piove, se c’è il sole perché c’è il sole. Nella realtà di chi è un insoddisfatto cronico non c’è un momento in cui va tutto bene, non lo vede, non lo sente, non lo percepisce mai come tale. In fondo definire un momento nel quale va tutto bene è un gesto consapevole: la felicità è una scelta.
La felicità e l’infelicità sono innanzitutto dei comportamenti, o meglio delle abitudini che portano a essere persone felici o infelici. Mi spiego meglio: tutte le persone hanno dei momenti felici e dei momenti tristi, tutte le persone vivono delle gioie e affrontano delle difficoltà. Alcune persone scelgono di prendere quella realtà e agire in modo tale che porti loro qualcosa di buono.
Parafrasando Virginia Satir possiamo dire che alcune persone fanno in modo di prendere la vita come è, altre pensano principalmente a come dovrebbe essere. Una gran parte della tua felicità quindi è determinata dalle tue abitudini (nel pensiero e nelle azioni) e devi scegliere attentamente cosa fare. Alcune abitudini infatti portano all’infelicità più di altre. Vediamo quali, come evitarle e sostituirle con abitudini più efficaci:
Lamentarsi: la lamentela è un comportamento auto-rinforzante. Quando si parla costantemente – e quindi si pensa – a quanto siano cattive le cose, si riaffermano le proprie convinzioni negative. Mentre si parla di ciò che ci preoccupa ci si può sentire meglio, ma c’è una linea sottile che divide l’elaborazione di un momento difficile, dal circolo vizioso che alimenta l’infelicità.
Il modo migliore per uscire dal loop è quello di sfogarsi e poi agire.

Fossilizzarsi: chi ha la tendenza a sedersi e aspettare che le cose accadano di solito ritiene di non avere la possibilità di controllare la propria vita. Invece di fissare obiettivi, imparare e migliorare sé stessi, continuano ad arrancare: fanno ciò che hanno sempre fatto, anche quando la realtà in cui vivono è evidentemente cambiata. E poi si chiedono perché le cose vanno male. La risposta è alzarsi e tornare a vivere nel presente.
Vivere nel futuro: dal passato al futuro! Mettiamola così: se c’è un tempo felice, quello è il presente. Sono migliaia di anni che i filosofi prima e gli psicologi poi ce lo ripetono. Ed è bene dargli retta: concentrati sull’essere felice in questo momento, nel momento presente, perché non c’è alcuna garanzia sul futuro. Azzera le aspettative e aumenta le attività che ami.

Il Priming: la scintilla che innesca il tuo potere

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Lavoro da tanti anni al fianco di Tony Robbins e continuo a tornare da lui più volte ogni anno non solo perché sono uno dei suoi Master Trainer alla Mastery University.
Torno da lui nonostante gli impegni come Business Coach in Italia, i Corsi Extraordinary e la Extraordinary Coaching School perché ogni volta mi dà qualcosa di nuovo, mi apre la mente e il cuore con parole e idee uniche e originali.
La sua fede nella crescita e nel miglioramento gli hanno permesso di fissare degli standard altissimi, nel mondo della formazione e non solo.
I suoi numeri sono impressionanti, coinvolge folle oceaniche e lo fa proponendo contenuti di grande valore. Per me Anthony Robbins è un esempio, una fonte di ispirazione, un mentore e un maestro.
In molti mi chiedono spesso di parlare di più di lui, di raccontare il suo lavoro, tradurre e spiegare le sue tecniche e i suoi esercizi, fra le quali c’è ad esempio il Priming.

Che cos’è il Priming?
Letteralmente si potrebbe tradurre come l’innesco ed è un rituale mattutino di meditazione che permette di mettersi nella condizione per realizzare il proprio potenziale ogni giorno.
Il Priming è l’atto di prendersi del tempo per regolare i pensieri e le emozioni, in modo da poter raggiungere quello che Robbins chiama il peak state o stato di picco.
Il Priming infatti in teoria è un processo grazie al quale possiamo innescare pensieri, sentimenti ed emozioni per ottenere risultati straordinari. E’ lo stesso meccanismo che ti sarà capitato di sperimentare molte volte: quando hai una motivazione forte, quando
desideri con tutto te stesso di fare una performance di livello, quando stai facendo qualcosa di molto importante per te.
E’ un potere enorme!
E il Priming ti permette di risvegliarlo a piacimento e gestirlo per ottenere di più da te, quando lo vuoi o ti serve. Il Priming non deve essere un processo lungo. Puoi sperimentare il Priming con un impegno di soli 10 minuti al giorno.

Come Funziona il Priming?
Vediamo insieme in pratica quali sono e come funzionano gli 8 passaggi fondamentali del Priming:
Siediti: mettiti a sedere in un luogo relativamente tranquillo. Siedi in modo da poggiare entrambi i piedi a terra, sposta le spalle indietro, il petto in su, tieni il collo allungato e la testa alta.
Respira: cambiando il respiro, cambi il tuo stato emotivo. Il metodo di Tony è di fare un esercizio di respirazione con tre serie di 30 respirazioni ciascuna con una pausa tra ogni serie. [1 minuto] Inizia con la respirazione del cuore: metti le mani sul tuo cuore. Senti il suo potere e la tua forza mentre inspiri. [30 secondi] Pratica la gratitudine: pensa a tre cose per cui sei davvero grato in quel momento. Puoi sceglierle dal tuo passato, dal tuo presente o dal tuo futuro. Quando pensi alla prima cosa, crea un’immagine più possibile chiara di quel momento ed entra in essa con la tua mente. Dopo circa un minuto, vai alla successiva e poi a quella dopo. Scegli cose semplici per le quali essere grato: anche nei brutti giorni, puoi trovare qualcosa di piccolo e significativo di cui essere grato. [3 minuti] Visualizza: ora arriva la parte che è come una benedizione o una preghiera. Può essere spirituale come vuoi che sia. Tony immagina la luce colorata che scende e riempie il suo corpo, curando qualsiasi cosa – corpo, pensieri, sentimenti – che ha bisogno di essere guarita. Immagina che qualsiasi problema nella tua vita sia
risolto. Chiedi le migliori parti di te siano rafforzate. [1 minuto e mezzo] Condividi: ora invia tutta l’energia che hai ottenuto attraverso la tua guarigione e il rafforzamento verso le persone che ami. Senti l’energia che va su e giù, riversandola alla tua famiglia, ai tuoi cari, ai colleghi, ai clienti, agli amici e persino agli estranei che hai incontrato solo una volta. [1 minuto e mezzo] Concentrati e festeggia: ora pensa ai tre risultati o obiettivi che desideri maggiormente raggiungere. Queste sono le cose che ti emozioneranno profondamente una volta che le avrai conquistate. Adesso prova ciò che proveresti se le avessi già realizzate. Celebra la sensazione di completezza e la vittoria, visualizza come influirà su chi ti sta intorno. Come per la gratitudine, passa attraverso ogni risultato uno ad uno, sperimentando pienamente la sensazione di successo. [3 minuti] Pronto alla scossa? Alzati e dai un po’ di energia e movimento al tuo corpo e affronta il mondo.

3 semplici modi (più uno) per crearti opportunità di crescita

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Molte persone trascorrono il proprio tempo a lamentarsi.
Non gli va mai bene niente. Sono il tipo di persone che non legge articoli come questo, perché pensa che la vita debba essere come la immagina.

Invece, parafrasando la grande Virginia Satir,
la vita è quella che è. Se qualcosa non ti piace, sta a te agire
per ottenere il cambiamento che desideri.

La miglior forma di cambiamento che ci sia, secondo Anthony Robbins, è la crescita: chi sceglie di crescere è una persona felice. E lo è proprio perché sceglie di agire, dà una direzione alla propria vita e sa che non può perdere:
o vince o impara.
In questo post ti presento 3 modi (più uno) per crearti opportunità di crescita,anche partendo da zero:

3 MODI per Crearti Opportunità di Crescita : IL PRIMO
Appassionati.
La passione è il carburante di qualsiasi scelta.
È quello che ti porta da A a B senza farti accorgere del viaggio.
La passione ti spinge a conoscere tutto di un argomento, a sperimentare tutto di una
disciplina, a volerne sempre di più fino a diventare un esperto.
Attraverso la passione fai esperienza e con l’esperienza crei l’opportunità di trasmettere ciò che hai appreso ad altre persone interessate e in molti casi, è possibile che tu riesca a trasformare questa esperienza in un lavoro, ricco di soddisfazioni.

3 MODI per Crearti Opportunità di crescita: IL SECONDO
Affronta i conflitti.
Quando decidi di affrontare i conflitti sul posto di lavoro puoi sbloccare situazioni
bloccate. La premessa è che l’obiettivo non deve essere distruttivo ma risolutivo.
Se sviluppi la volontà di risolvere i conflitti per accedere a un bene superiore,
a un benessere sistemico – del gruppo di lavoro, del tuo settore, dell’azienda nel complesso – otterrai risultati stupefacenti.
Guardala come un’opportunità per capire meglio qualcuno con il quale trascorri 40 ore a settimana. Ci sono buone probabilità che l’altra persona risponderà alla tua apertura, con una apertura a sua volta. Un chiarimento che distende gli animi è
sempre ben accetto.

3 Modi per Crearti Opportunità di Crescita: IL TERZO
Diventa un mentore.
Intraprendere una attività di mentorship è una opzione win/win: avvantaggia tanto
l’allievo, quanto il mentore.
Il mentore aiuta a sviluppare capacità di leadership e comunicazione: permette
di individuare punti di forza e di debolezza che possono essere chiave nei ruoli di gestione. Attraverso il mentoring si fa di più che affinare le capacità di leadership. Quando il tuo allievo cresce, matura e avanza in carriera il tuo ruolo verrà apprezzato, non solo dall’interessato ma da tutta l’azienda che ti prenderà come
punto di riferimento e consoliderà sempre più il tuo ruolo.

3 MODI per Crearti Opportunità di Crescita: + UNO
Infine fai conoscere ciò che fai.
La base di ogni opportunità è la relazione. Il modo migliore per trovare un
nuovo lavoro, un lavoro che ti soddisfi e ti permetta di esprimere i tuoi talenti non è conoscere persone in grado di raccomandarti o assumerti – per farti un favore o perché hai fatto un favore – ma farti conoscere per quanto vali da persone che vogliano lavorare con te.

Sii coerente, integro e aperto alle esperienze.
Costruisci fiducia: questo genera nuove opportunità in modo continuativo.

3 frasi (più una) per allenare tutti i giorni la tua intelligenza emotiva

By | Coaching, Risorse gratuite

Per sviluppare la tua intelligenza emotiva ti devi mettere in gioco! L’intelligenza emotiva infatti è una di quelle abilità che migliora in modo esponenziale con la pratica regolare. E c’è una ragione in particolare: le persone sono attratte da leader di alto livello EQ (in inglese Emotional Quotient). Il motivo per cui ciò accade è semplice intuirlo: come afferma Daniel Goleman, fra i più importanti divulgatori dell’intelligenza emotiva, essa è “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie, e interagire in modo costruttivo con gli altri”.

In questa affermazione c’è tutto – o quasi – quello che è importante nella gestione dei rapporti umani e quando eserciti la tua leadership in azienda o in famiglia, sai con certezza che più il tuo comportamento riceve un rinforzo positivo, più viene apprezzato. Tanto più sei portato a perseguire in quel comportamento. Quindi, per far parte del gioco puoi allenare la tua intelligenza emotiva portando queste 3 frasi (più una) nel tuo utilizzo quotidiano:

“Che cosa pensi?” Semplice e diretto, è un bellissimo modo per chiedere un feedback in modo aperto e lasciare all’altra persona la possibilità di esprimere la propria opinione, i propri sentimenti, il proprio pensiero. È una domanda inclusiva e permette di portare all’interno della discussione nuovi punti di vista e sentimenti specifici riguardo a un argomento.

“Ti sono vicino.” In molti casi le persone che cercano di mostrare la propria intelligenza emotiva finiscono col fare gaffe abbastanza maldestre. Dire a una persona che ha appena avuto un grave problema di salute “ti capisco” può essere percepito dall’altro in modo opposto dell’intenzione originale, come una mancanza di empatia, rispetto o semplicemente di tatto. Un modo sicuro per utilizzare l’intelligenza emotiva è attraverso la calibrazione e il ricalco che utilizziamo in PNL, in modo elegante e con rispetto per l’altro.

“Mi dispiace.” I leader emotivamente intelligenti sanno ammettere quando sbagliano. Anche se alcuni comunicatori sostengono che ammettere in modo diretto la colpa o la responsabilità possa in qualche modo delegittimare la leadership, credo che questa visione sia fortemente influenzata da un approccio esclusivamente razionale. In una leadership emotivamente evoluta, chiedere scusa e ammettere la propria responsabilità è apprezzato e percepito come un punto di forza.

Infine, nella gestione delle obiezioni è fondamentale evitare il contrasto diretto e calibrare la propria risposta tenendo conto del modello del mondo della persona che si ha di fronte: “ti propongo un punto di vista differente” oppure anche “vorrei che tu ascoltassi una seconda campana” se la persona utilizza un canale rappresentazionale auditivo. L’idea è quella di sgomberare il terreno di gioco dagli elementi di contrasto e lavorare per andare verso l’obiettivo emotivamente consapevoli.

3 domande chiave per valutare un’offerta di lavoro

By | Coaching, Risorse gratuite

Proseguo oggi la serie di post sul lavoro. Nei due post precedenti abbiamo affrontato due argomenti cruciali:tutti i sì da dire quando vuoi lasciare il posto di lavoro per metterti in proprio  e all’opposto su  cosa è importante focalizzare l’attenzione quando devi rimanere nel posto di lavoro, anche se questo non ti piace più. Oggi affrontiamo un terzo pilastro: la ricerca del nuovo lavoro e in particolare gli elementi fondamentali da valutare per capire se l’azienda in cui andare a lavorare è quella giusta per te.

Innanzitutto devi essere tu a stabilire cosa desideri dalla cultura dell’azienda nella quale vuoi andare a lavorare. I valori che ti ispirano e che vuoi ritrovare, certamente, le politiche di welfare aziendale e sicuramente anche i criteri di smart working sono tutti aspetti molto importanti. Ma non bastano. Ci sono altri aspetti che possono determinare la qualità del lavoro in una azienda e sono elementi che non vengono pubblicizzati sul sito aziendale o promossi al momento del colloquio preliminare con l’head hunter o quello con il responsabile delle risorse umane.

Sono informazioni che devi reperire da solo, facendo attenzione ad alcuni aspetti meno evidenti dell’azienda o attraverso le giuste domande alle persone che vi lavorano o vi hanno lavorato. Quando vuoi un nuovo lavoro, è molto importante “fare i compiti”, informarti, scoprire notizie utili e decidere con consapevolezza, facendo attenzione in particolare a queste tre domande chiave:

L’azienda fa crescere e incentiva i propri talenti? Uno sguardo a LinkedIn può essere molto utile per comprendere i livelli di turnover, per prendere contatto con alcuni ex dipendenti che hanno svolto mansioni nello stesso settore per il quale concorri e comprendere quali sono le motivazioni che li hanno portati a lasciare l’azienda. Alcuni “capi” trattano i lavoratori duramente? L’azienda ha una cattiva reputazione? La retribuzione è mediamente bassa? Ci sono poche possibilità di crescita?

Lo stato patrimoniale dell’azienda è buono? In modo semplice è possibile verificare lo stato patrimoniale di una azienda attraverso una visura camerale oggi fattibile con semplicità online, e verificare attraverso i dati di bilancio lo stato di salute della società. In questo modo è possibile anche confrontare questi dati con quelli della concorrenza e comprendere come si muove sul mercato di riferimento.

I clienti dell’azienda sono soddisfatti? Molte aziende hanno recensioni online, molte altre pubblicizzano i nomi dei propri clienti: in ogni caso puoi sempre chiedere in giro. Conoscere quali sono le eventuali criticità può essere utile per comprendere cosa si dovrà affrontare nel momento in cui si entra in azienda. Essere parte di una azienda infatti significa condividere comunque la vision, la mission e soprattutto la reputazione. Lavorare per una azienda con una reputazione solida, con valori condivisi e un futuro di fronte a sé, sono aspetti fondamentali per misurare la qualità della vita lavorativa che andrai a vivere.

Formazione smart in azienda

By | Coaching, Risorse gratuite

In ogni azienda è importante dare continuità alla formazione e consentire alle persone che lo desiderano di crescere e migliorare la propria condizione lavorativa e diventare leader del proprio team, gruppo o settore. Questo, soprattutto nelle aziende medio-piccole può avere dei costi anche molto alti e quando si deve scegliere dove destinare le risorse, molto spesso è proprio la formazione a subire i tagli maggiori.

In questo modo è facile creare dei capi, con un ruolo ma privi degli strumenti, piuttosto che dei leader capaci di guidare e motivare gli altri.

Inoltre in molti imprenditori c’è la paura che una volta formati, i dipendenti se ne vadano. Il fatto è che tenersi dei dipendenti non formati è molto peggio che formare delle persone che una volta cresciute potrebbero lasciare l’azienda. Considera infatti per un attimo questo scenario: opti per non fare formazione. Man mano che il mondo si evolve e cambia, i tuoi dipendenti restano indietro. Una azienda senza formazione invecchia molto più rapidamente e più facilmente esce dal mercato.

Una azienda che forma con continuità i propri dipendenti invece solitamente ottiene un ritorno molto importante sul proprio investimento.

La leadership è fondamentale per il successo di un’azienda. Senza leader che organizzano, ispirano e gestiscono le altre persone, sei sulla strada giusta per creare molti problemi e ottenere poca produttività. E creare leader a partire dagli interni è molto più efficace che andarne a cercare di esterni e con qualche accortezza è possibile farlo anche in modo da risparmiare risorse preziose. Vediamo insieme tre modi semplici per formare leader capaci con piccoli investimenti mirati:

  1. Aumenta le competenze di Coaching. Seleziona un gruppo di dipendenti desiderosi di apprendere e iscrivili a un percorso di Coaching. Ce ne sono molti in Italia e all’estero, di ottimo livello. Io personalmente credo nella mia formula originale One Hand Coaching e la presento ogni anno durante il Coaching secondo Claudio Belotti. Prima scegli di aderire, minore è il costo. E hai la certezza di portare anche nella tua azienda oltre 25 anni di esperienza in questo settore, con le tecniche più efficaci, le strategie super testate e garantite dai risultati che hanno costruito la mia fortuna come Coach internazionale.
  2. Invita in azienda oratori esterni. Sembra banale, ma in pochi ci pensano: ci sono molti professionisti, professori o manager che sarebbero disposti a tenere una conferenza per poco o nessun costo. Magari per presentare il proprio libro o per presentarsi e ampliare la propria rete di contatti. La stessa cosa si può fare ad esempio con clienti, partner e fornitori. Nel caso in cui invece individui uno speaker che desideri avere ma non puoi permetterti, potresti accordarti su un prezzo più basso aiutandolo a organizzare un ciclo di conferenze nella tua zona o coinvolgere altre aziende per dividere il costo.
  3. Cerca modi per facilitare la formazione. Nella tua azienda è possibile che già ci siano dipendenti che si formano esternamente a proprie spese, investendo tempo e denaro. Se vuoi puoi proporti per finanziare questa formazione esterna e per giustificare l’investimento, chiedigli di organizzare un seminario al rientro per condividere con gli altri ciò che hanno appreso e come applicarlo al tuo settore. Se proprio non vuoi finanziare queste iniziative, almeno puoi garantire permessi extra retribuiti o altri benefit che possono rendere più semplice queste attività a chi desidera farle.

Migliora in modo semplice la qualità della tua vita

By | In evidenza

Il modo in cui gestisci il tuo tempo libero può avere un grande impatto sulla tua vita. Ti dedichi a dei passatempo o coltivi degli interessi? Il tuo tempo libero, insomma lo spendi o lo investi? Forse ti può sembrare una differenza minuscola e in effetti lo è. Anche questa piccola differenza è ciò che fa la differenza, tra una vita normale e una vita straordinaria.

Capita a molti infatti di focalizzarsi sul tempo e pensare che il tempo della vita sia poco. Forse è così ma comunque non possiamo farci molto per estenderne la durata. Abitudini sane, movimento, buon umore certamente. Ma c’è un metodo migliore di quello temporale per misurare la qualità della vita, bisogna viverla. Vivere la vita, riempire i giorni, non di cose, ma del significato che scegli di darle.

In fondo la situazione è questa: quando hai uno scopo e ti poni obiettivi che ti avvicinano ad esso ogni giorno, ottieni risultati che le altre persone non ottengono, senti di essere nel posto giusto e fai quello che desideri. Questa è una forma di successo, una di quelle che preferisco. Tra le attività che incidono nettamente sulla qualità della vita ce ne sono tre che penso che ognuno di noi dovrebbe mettere in pratica:

Studia: può sembrare controintuitivo, investire il tempo libero nello studio. Trova il modo di farlo divertendoti. Leggi, ascolta audiolibri o fai corsi in aula. Queste attività possono essere molto stimolanti e ti spingono a fare meglio. Concentrarsi esclusivamente sul lavoro può sembrare il modo migliore per aver successo. Niente ti distrae, dedichi tutti i tuoi sforzi al lavoro. Questo approccio ha un brutto lato negativo: ti espone allo stress e soprattutto ti impedisce di sviluppare abilità in qualsiasi altra area. Un giorno rialzi la testa dalla scrivania e il mondo è andato avanti senza di te.

Fai rete: metti insieme l’utile e il dilettevole. I corsi di formazione – soprattutto quelli di Extraordinary 🙂 – sono luoghi di crescita e sviluppo nei quali puoi incontrare persone con le quali condividi sicuramente già alcuni valori e una visione del mondo. E’ più semplice fare amicizia così e una volta stretta una amicizia è possibile arricchirsi delle reciproche differenze. Creare un gruppo di pari sfidante e altamente motivante è fondamentale per alzare i propri standard e portare valore (e valori) nella propria vita.

Muoviti: prima di tutto esercizio fisico, che è importante per la salute e l’umore. E poi anche viaggi e scoperte. Il viaggio stimola la mente, permette di entrare in contatto con altre realtà, aumenta l’autostima e fa aumentare la fiducia in se stessi. Come diceva Mark Twain “il viaggio è fatale per i pregiudizi”. E oggi mantenere una mente aperta è fondamentale per vivere una vita straordinaria.

 

 

Tre consigli (più uno) per aiutare i tuoi figli a sviluppare la curiosità

By | In evidenza

Quando desideri il successo scolastico per i tuoi figli di solito tendi a concentrarti su di un aspetto specifico: l’impegno. Ti trovi magari più volte al giorno a pungolarli affinché si mettano sui libri e lascino stare tv, smartphone o tablet per qualche ora. E in molti casi è tutta fatica sprecata e hai la sensazione che manchi qualcosa.

Sappiamo infatti da diverse ricerche che in realtà sono tre i fattori chiave del successo scolastico. Oltre all’impegno e naturalmente all’intelligenza, i ricercatori sostengono che la curiosità – la famosa “mente affamata” di cui parla Steve Jobs nel suo famoso speech a Stanford – sia uno dei tre fattori determinanti per il raggiungimento del successo scolastico.

Per questo motivo, concentrarsi troppo sull’impegno alla fine non porta i risultati sperati. Dando per scontato che l’intelligenza appartiene a tutti i nostri ragazzi, è importante valorizzare anche il terzo fattore: la curiosità. E come si fa a fare questo? Vediamo insieme come si stimola e coltiva la curiosità.

Mostra interesse: appassionati alle passioni dei tuoi figli. Non si tratta di essere invadenti e toglierli i loro spazi ma di attivare un dialogo intorno alle cose che già li stimolano per andare più in profondità e magari fare qualche attività insieme correlata proprio alle passioni. Mostrare interesse e fare domande sincere su di una loro passione è sia un modo per dare il buon esempio – e la famiglia è il primo luogo di apprendimento – sia uno stimolo a raccogliere più informazioni e quindi a essere maggiormente curiosi.

Ogni tanto, sorprendili: magari spezzando una abitudine. Cambiare posto a tavola va benissimo o l’organizzazione dei mobili a casa. Magari puoi cambiare strada per andare a scuola o quando li porti a fare attività sportive. Oppure puoi prenderti un pomeriggio libero dal lavoro per andare a un museo, a una mostra o semplicemente a fare un giro in centro. Metti insieme una attività di svago con una che porti più contenuti.

Fai il gioco del “Se”: stimola la loro fantasia, suggerendo versioni o finali alternativi alle favole. Chiedi a loro di immaginare una morale della favola differente. In questo modo non stimolerai solo la fantasia ma anche un pensiero laterale, molto utile nella vita per adattarsi ai cambiamenti della vita e affrontare i problemi con un ventaglio sempre ampio di possibilità.

Infine, impara a raccontare solo una parte delle storie o rispondere solo in parte alle curiosità dei tuoi figli. Lascia lo spazio per le loro domande. Con i bambini molto piccoli è semplice: le loro raffiche di perché sono pressoché infinite! Quando i bambini diventano più grandi è più facile che si accontentino della prima risposta, quindi è molto importante rispondere in modo che abbiano voglia di scoprire di più su di un determinato argomento.

 

Come ritrovare la motivazione nel lavoro

By | In evidenza

Dopo il post della scorsa settimana sulle motivazioni per cambiare la propria situazione lavorativa, molti lettori – che ringrazio per l’attenzione che mettono nella lettura dei miei post – mi hanno scritto. Sono persone che pur essendo arrivate alla conclusione il lavoro d’ufficio che svolgono non è più ciò che desiderano, non sono nelle condizioni di cambiare. E’ comprensibile, al di là della paura del cambiamento, ci sono condizioni di vita che hanno la priorità.

Ed è proprio per questo che il primo consiglio che ho rivolto via messaggio a chiunque non si senta nelle condizioni di lasciare il proprio lavoro d’ufficio per dedicarsi a un lavoro che li appassiona maggiormente, è di inserire nel proprio pensiero un bel “ancora”. “Non sono ancora nelle condizioni di lasciare/cambiare lavoro”: suona molto meglio, vero?

Se non sei ancora nelle condizioni di lasciare il tuo lavoro, ma è ciò che desideri, devi fare due cose in particolare: preparare le condizioni per lasciare il lavoro, vivere al meglio l’attuale esperienza lavorativa. Per la prima, il consiglio che posso darti è di domandarti cosa ti serve per lasciare il lavoro e costruire le condizioni per mettere in piedi la tua azienda o lavorare come libero professionista. Una volta che te lo sei domandato e ti sei risposto, agisci.

Per la seconda, bisogna partire da un concetto: la motivazione è sempre personale. Quindi nel momento in cui scegli di rimanere in una situazione che non ti soddisfa a pieno perché non sei nelle condizioni di andare verso una situazione che ti soddisfa maggiormente, devi essere già fortemente motivato a rimanere e fare del tuo meglio, a prescindere da tutto. Vediamo insieme tre strategie per rendere la situazione attuale, temporaneamente più sostenibile:

  1. Sii concreto. Per auto-motivarti in un contesto lavorativo nel quale non ti trovi più bene, scegli la concretezza. Fissa degli obiettivi pratici e concreti, ricercando magari ciò che più ti ha appassionato del tuo lavoro nel passato. Le motivazioni astratte, come “oggi farò del mio meglio”, sono solitamente molto meno efficaci di qualcosa di concreto, come ad esempio portare 10 nuovi clienti al mese o chiudere 3 contratti al giorno. Come prima regola, quindi, fissa obiettivi specifici e alla tua portata.
  2. E’ vero: in un contesto lavorativo insoddisfacente può essere molto difficile trovare la motivazione giusta per fare e per divertirsi allo stesso tempo. In questo caso possono venire in soccorso aiuti esterni che permettono di rendere più vicino al gioco gli obiettivi legati al proprio lavoro. Esiste ad esempio un sito che si chiama http://www.stickk.com/tour nel quale è possibile fissare un obiettivo e se non lo raggiungi devi pagare pegno. Molto divertente e stimolante!
  3. Fai mentoring. Diventa un mentore per i dipendenti più giovani e aiuta i colleghi meno esperti. Dona tutto ciò che sai a chi sa meno di te, aiuta gli altri a crescere attraverso un contributo personale e disinteressato. In molte aziende, soprattutto piccole e medie, la formazione interna non è ben strutturata e tu puoi dare tanto e ricevere in cambio quegli stimoli che oggi ti mancano.