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Come superare alla grande un colloquio di lavoro online

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Conta di più ciò che si fa o ciò che si dice? Nel corso degli anni tanti studiosi hanno cercato la risposta al peso che ricoprono parole, inflessione e gesti all’interno della comunicazione. Il peso di quelli, insomma, che in Programmazione Neuro-Linguistica chiamiamo Verbale, Paraverbale e Non-verbale. 

Negli studi di Albert Mehrabian, un ricercatore pioniere del linguaggio del corpo negli anni ’50, emerse che l’impatto totale di un messaggio era di circa il 7% verbale (solo parole) e il 38% paraverbale (incluso tono di voce, inflessione e altri suoni) e il 55% non-verbale.

Più avanti fu lo stesso Mehrabian a precisare che questi dati, al di fuori del contesto sperimentale nel quale erano stati elaborati non erano completamente affidabili. Altri ricercatori si sono impegnati per trovare una stima che fosse più realistica.

Oggi grazie a queste ricerche possiamo affermare che certamente gesti, azioni, posture, sguardi, toni hanno un ruolo rilevante soprattutto nelle prime impressioni, dal momento che esse avvengono, attraverso le emozioni, in tempi brevissimi. Allo stesso modo sappiamo anche che le parole hanno il potere di cambiare queste emozioni o quantomeno di indirizzarle.

Soprattutto se parliamo di noi stessi: con le nostre parole possiamo cambiare i nostri stati d’animo. Il nostro dialogo interiore ha il potere di darci o toglierci sicurezza, gioia, fiducia. Ciò accade perché la comunicazione è un flusso continuo ed è necessario prestare attenzione ad ogni aspetto. Le parole giuste, dette con il tono sbagliato possono ottenere un effetto opposto a quello desiderato.

Ed è proprio per questa ragione che è importante sviluppare competenze e flessibilità nella propria comunicazione. Potrebbe trattarsi di un colloquio di lavoro o di una presentazione: quando si comunica in pubblico è importante farlo in modo straordinario.

Come dicevamo prima questo vale soprattutto nel caso delle prime impressioni, quando è necessario comunicare ciò che ritieni importante in modo rapido ed efficace, di persona o online. Ti offro 5 consigli per farlo alla grande:

Abiti adeguati: ad un colloquio in ufficio non ti presenteresti in pigiama, senza trucco, con i capelli arruffati o la barba incolta. E da casa non hai nemmeno la scusa della mascherina. Dedica del tempo a prepararti a dovere. La comunicazione non-verbale inizia dall’aspetto.

Postura: tieni una postura adeguata all’inquadratura e allo spazio che hai a disposizione. Una postura corretta serve molto più a te, alla tua comunicazione interna, che non al tuo interlocutore. Sebbene la postura emetta chiari segnali di comunicazione diretti all’altro, essa lo fa anche interiormente: non si può essere tristi con il petto gonfio d’orgoglio e un sorriso stampato sulle labbra.

Sguardo in camera: non stai girando un film non devi ignorare la telecamera. Questo vale anche per le call e i meeting, il tuo sguardo arriva alle persone attraverso all’obiettivo – che è tuo amico – e vuole essere guardato. Quella è la direzione in cui le altre persone possono incontrare il tuo sguardo ed è un bel modo per essere più vicini, anche a distanza.

Non gesticolare. Ecco per noi italiani questo aspetto spesso può essere una questione abbastanza complessa da affrontare dal momento che siamo da sempre abituati a sottolineare, a portare il messaggio con l’aiuto dei gesti. Se proprio non riesci a tenere ferme mani e corpo, adeguali allo spazio a disposizione facendo rientrare il gesto, in modo elegante, all’interno dell’inquadratura disponibile.

Dai feedback. Un colloquio, una call o una presentazione non sono una partita a poker. Non è quindi il caso di sfoggiare la tua migliore faccia inespressiva. Meglio ancora se riesci a tirare fuori un sorriso gentile e cenni di assenso e comprensione. Soprattutto quando hai il microfono spento per lasciare la parola al tuo interlocutore è utile sottolineare con il viso e la testa che stai seguendo il discorso.

Qual è il tuo punto di forza fra questi? E quale richiede di essere migliorato? In che modo inizierai subito a migliorare nella tua comunicazione? Fammelo sapere nei commenti!

Dare e trovare significato nel lavoro a distanza

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Le Dinamiche a Spirale prendono in considerazione due elementi fondamentali della vita: l’ambiente in cui si vive e i comportamenti che si adottano per vivere. La loro straordinaria bellezza deriva proprio dalla chiarezza con la quale riescono a descrivere ciò che guida le persone nel proprio agire quotidiano.

In questi mesi insieme ai nostri Extraordinary Coach abbiamo svolto un intenso lavoro con molte persone che hanno visto cambiare radicalmente le proprie abitudini e il proprio modo di lavorare. Per molti il passaggio dal lavoro in ufficio a quello a casa è stato uno shock.

La collaborazione fianco a fianco infatti offriva a molti una occasione di condivisione – non solo degli spazi fisici – ma anche di competenze. Lavorare insieme offriva in modo semplice la possibilità di dare, supportare e aiutare i colleghi o i clienti. Nel complesso, tutto ciò dava l’opportunità di rendere più significativo il lavoro.

La mancanza di questo aspetto – che magari al tuo Capo può sembrare secondario o marginale – ha pregiudicato le prestazioni e spento le motivazioni di persone abituate a performare in un certo modo e che, isolate nella propria casa, non sono riuscite a ricostruire le stesse dinamiche.

Ho deciso di scrivere questo post per quelle persone. Magari sei una di loro o ne conosci una nel tuo team: sarei felice se volessi condividere questo messaggio. C’è significato anche nello smartworking e voglio aiutarti a trovarlo:

  1. Rendi l’aiuto intenzionale. Sincerarsi che gli altri stiano bene, verificare che abbiano tutti gli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro, ascoltare le problematiche stanno affrontando: ecco tutto ciò rendilo intenzionale. Una call su Skype, un messaggio su WhatsApp o delle semplici telefonate possono essere le occasioni che ti servono per metterti a disposizione come desideri.
  2. Ringrazia le altre persone del tuo gruppo. Per il loro tempo, per il loro aiuto, per aver scambiato idee e opinioni con te. Uno dei segreti meno segreti della felicità è la gratitudine. Inoltre, la gratitudine rafforza i legami sociali dei quali sicuramente in questo periodo potresti soffrire la distanza.
  3. Aiuta a gestire i carichi di lavoro. Soprattutto se hai un ruolo di coordinamento del gruppo, ricorda che spesso nel lavoro da casa le persone tendono a estendere il tempo di lavoro. Soprattutto in periodi di lockdown, in isolamento o quarantena quando non ci si può nemmeno allontanare da casa. Aiutale a ricordarsi che ogni tanto è il caso di distrarsi e staccare.

Guidare con sicurezza

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“L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi.” Khalil Gibran

Non è un caso se il primo libro sulle tecniche della Programmazione Neuro-Linguistica si intitolasse “La struttura della magia”. Nella mente dei giovani Richard Bandler e John Grinder, gli studiosi dell’Università della California, Santa Cruz (UCSC) che ne hanno svelato le caratteristiche, quella rivelata da parole, suoni, gesti ed espressioni era come una magia.

Avere la capacità di gestire ciò che per molti è un mistero, possedere la competenza per notare ciò che agli altri sfugge nel flusso del discorso, sviluppare l’abilità di leggere fra le righe di ciò che non è nemmeno scritto: questo è la PNL. O meglio, questi sono gli strumenti che ti offre la PNL per aiutarti a capire come funzioni tu, la tua mente e quella delle altre persone.

La Programmazione Neuro-Linguistica, infatti, non è solo un insieme di tecniche efficaci e insegnamenti preziosi per la comunicazione interpersonale e intrapersonale. La PNL ti aiuta a creare il mindset necessario per vivere a pieno la tua leadership: immerso nel discorso, fra le emozioni tue e degli altri, riesci a trovare le parole e le espressioni giuste per raggiungere gli obiettivi che hai in mente e farli raggiungere agli altri.

A questo punto devi farti una domanda: in che modo puoi guidare le persone attorno a te con sicurezza?

Ti do un suggerimento: c’entra la magia delle emozioni. Il modo in cui un leader fa sentire le persone   nel loro lavoro avrà un impatto sulla loro vita, sulle loro prestazioni, sull’andamento dell’azienda. Il coinvolgimento e l’entusiasmo iniziano da una leadership efficace sotto il profilo emotivo. 

Per migliorare da subito – in attesa di poter frequentare il prossimo Basi di PNL – puoi iniziare dal buongiorno: se vuoi che i tuoi collaboratori migliorino umore e prestazioni devi essere il primo a cambiare l’umore. Saluta le persone per nome, interessati a come stanno, chiedi la loro opinione.

Un leader – anche il più bravo – è e resta umano ed è vicino alle persone con le quali lavora: persone che non sono lì solo per completare delle attività ma per contribuire, per dare il loro contributo unico alla vita dell’azienda.

Gli strumenti del successo in azienda

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Ricordo una volta, in una azienda della Brianza, ebbi un confronto molto serrato con il Direttore Generale. Questa piccola multinazionale leader in un settore per il quale l’Italia è una eccellenza mi aveva chiamato per aiutare i vertici a gestire il passaggio generazionale.

In quel contesto, conoscendo già un po’ la storia della famiglia e del fondatore, sapevo che avrei incontrato molte resistenze. Proprio per questa ragione la sfida mi attirò subito. Non è un caso se nel mio background oltre alla PNL ci sono tanti altri strumenti utili, come ad esempio le Dinamiche a Spirale.

Il mio metodo One Hand Coaching nasce dall’unione di molte tecniche efficaci: te ne parlo in maniera approfondita nel libro “Prendi in mano la TUA felicità” e se vuoi saperne di più ti consiglio di leggerlo o ascoltarlo nella versione audiolibro. Adesso ti voglio parlare di una sfida – vinta – che mi ha portato (insieme a tante altre) a scrivere “Gli Stadi del Successo” per Roi Edizioni.

In questa azienda si stava affermando uno degli ultimi stadi – tipici del declino – quello dell’Aristocrazia: il management si focalizza su sé stesso, i senatori dello spogliatoio preferiscono i privilegi alle vittorie. Come nell’aristocrazia vera le posizioni sono cristallizzate, le idee provengono dal Re, che regna su tutto.

Non c’è nemmeno più una gestione del dissenso: il dissenso in pratica non esiste. L’azienda tramanda sé stessa ripetendo stancamente giorno dopo giorno i riti. Per tutti è difficile portare qualche cambiamento: persino per il fondatore, che comunque non ne vede neanche la necessità. Figurarsi un miglioramento.

In questo ambiente è molto difficile stigmatizzare comportamenti inadeguati perché il cattivo esempio discende direttamente dal vertice. Allo stesso tempo per un Coach è più facile individuare ciò che non va perché è espresso in modo plateale.

Quali sono dunque i comportamenti da cambiare per iniziare a cambiare lo stadio dell’azienda? Ne ho individuati 3 che hanno un impatto notevole sulla situazione dell’azienda. Vediamoli insieme:

  1. Assunzione di familiari, parenti, amici: dinamiche disfunzionali familiari si trasformano in dinamiche disfunzionali lavorative. Più l’azienda cresce e più spesso il fondatore sente che le cose gli stanno sfuggendo di mano e si circonda di persone che conosce. Questo rende la vita difficile per i talenti che tendono a sentirsi emarginati. Bisogna aiutare l’azienda e il suo fondatore a ritrovare lo stimolo ad aprirsi, a far entrare aria nuova, nuove energie.
  2. Riunioni regolari: non parlo delle riunioni del team, dei briefing quotidiani, degli aggiornamenti sullo stato dell’arte. Parlo delle riunioni in cui ci si ritrova tutti al cospetto del fondatore – o di un suo parente stretto – per parlare sempre degli stessi problemi che di riunione in riunione non vengono affrontati fino in fondo o risolti. Bisogna aiutare l’azienda a comprendere una regola chiave: le riunioni servono quando servono le riunioni.
  3. Sfogarsi sui collaboratori: il motivo di scontro con il Direttore Generale del quale ti ho parlato prima nasce proprio da questo comportamento. Le sue esplosioni di rabbia verso i collaboratori avevano ormai superato il limite dell’accettabile e questo comportamento disfunzionale stava creando danni importanti in molte persone. Il giorno dopo il nostro scontro il DG è tornato con due vassoi di brioches e che ha offerto ai suoi collaboratori con i quali si è scusato per i suoi accessi d’ira e per non aver compreso i problemi che stava creando.

E della tua azienda cosa conosci? Qual è la situazione? In che modo puoi migliorare la situazione?

5 abitudini per scoprire di essere felici

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Tanti anni fa andammo a Euro Disney Paris per festeggiare i dieci anni di Martina. Furono dei giorni ricchi di magia. Ne scrissi in un post sul mio blog per raccontare quella esperienza e renderla viva e accessibile alle persone grazie alla scrittura.

Quella esperienza – nata da una piccola delusione – mi aiutò a raccontare attraverso il raffronto con quanto vissuto a Disneyland a Los Angeles e Disney World a Orlando quale fosse un aspetto fondamentale di questi parchi.

La realtà è che la magia non era creata da castelli, attrazioni, giostre e fuochi d’artificio. La vera magia era creata dalle persone. E negli Stati Uniti, nella patria di Walt Disney, le persone riescono a fare la differenza in modo straordinario perché non fanno le comparse: esse sono i personaggi che animano.

Allo stesso modo le aziende, come la famiglia, e all’interno di organizzazioni più o meno grandi, ciò che la costituisce sono proprio le persone. E le persone vivono di emozioni. Quali possono essere i risultati di una azienda che suscita emozioni negative nei propri dipendenti? E che vita si può vivere in un famiglia non sa gioire, divertirsi, giocare?

Ciascuno di noi per questa ragione ha una grande responsabilità: la responsabilità di vivere e provare emozioni positive. Solo in questo modo cambierà l’esperienza della vita che vivi. Per essere felici bisogna scegliere di esserlo e comportarsi in modo da esserlo e fare del proprio meglio per esserlo.

La felicità è una abitudine alla quale non ci sia abitua grazie alla gratitudine. La prima abitudine, infatti, è proprio la gratitudine. La gratitudine è il riconoscimento del dono prezioso della vita e del suo essere effimera: se non finisse mai non sarebbe preziosa, se non fosse piena di problemi e di alti e bassi sarebbe noiosa. Poi, se hai lavorato bene, i tuoi problemi non saranno sempre gli stessi. Ne avrai di migliori, più complessi, più interessanti.

La seconda abitudine dunque è la curiosità. Per avere problemi più grandi bisogna cercarseli. Studiare, crescere, migliorare e andare oltre il proprio limite, lì dove nasce l’errore di inesperienza, lì dove si sperimenta qualcosa di nuovo e si fa qualche scivolone. Esci dalla tua zona di comfort di tanto in tanto e scopri cosa ti aspetta se fai quello che non hai mai fatto.

Ecco che quindi che improvvisamente trovi la terza abitudine: il perdono. Non solo quello nei confronti degli altri. Anche nei tuoi confronti. Attenzione: perdonare non significa dimenticare. Anzi! Per crescere e migliorare serve buona memoria degli errori e perdono per chi li ha commessi soprattutto se stava imparando e ha dimostrato di aver appreso la lezione.

Proprio per questa ragione che la quarta abitudine è la pazienza. Serve tanta pazienza nella vita. Che non vuol dire sedersi sul divano e aspettare che passi il treno della vita. Hai mai notato quanto sono scomode le panchine della stazione? Ecco servono proprio a ricordarti che sei lì per partire. Con un po’ di pazienza, se ti dai da fare per trovare il binario giusto, passerà il treno che desideri.

Per questa ragione l’ultima abitudine è la gentilezza. Non a caso è l’ultima: se dopo tutto quello che hai passato per prendere quel cavolo di treno riesci ancora ad essere gentile, be’ hai tutta la mia stima. Essere sempre gentili è molto difficili. Eppure, ne vale la pena. Ci sono persone che viaggiano con bagagli grandi e ingombranti e non sanno di cosa fare a meno. Oppure ne hanno di piccoli ma pesantissimi.

Chiusi dentro valigie striminzite delle quali hanno perso la chiave. Non ricordano o non sanno perché si trascinano dietro quel peso. Devono ancora imparare a viaggiare leggeri come stai imparando a fare tu.

Vicini, in modo diverso

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Assieme alla necessità di distanziamento che ha portato a protrarre lo smart working viene la necessità di star vicino in un modo differente ai propri collaboratori. 

In molte aziende in questi mesi lo smart working è diventato la regola. Con impegno, inventiva, sforzi e una buona dose di fiducia questa differente modalità di lavoro è entrata nel modo comune di intendere il lavoro. Poi diciamocelo: avere una opzione in più è sempre una buona notizia.

E questa buona notizia ha portato con sé nuovi problemi da affrontare. Gli uffici, infatti, non sono solo il luogo dove vai a lavorare. Offrono ben più degli spazi dei mezzi e degli strumenti per fare la propria parte nel piccolo o grande mondo che è l’organizzazione aziendale.

Ci sono rapporti interpersonali da gestire e gruppi da coordinare, ci sono singole persone che hanno bisogni, aspirazioni, talenti. Ci sono superiori che vogliono informazioni, aggiornamenti, risultati. Maggiore è la complessità del sistema, maggiori sono le competenze che servono. Questo è uno dei temi chiave che da sempre affrontiamo nei corsi di PNL.

Competenze di comunicazione, ascolto attivo, capacità decisionale e la capacità di fissare obiettivi (e raggiungerli). Queste sono solo alcune capacità che potrai apprendere nel percorso di Programmazione Neuro-Linguistica che ogni anno svolgo insieme al mio team Extraordinary. Fra le altre cose imparerai anche a porre domande efficaci e ottenere le risposte di cui hai bisogno.

La capacità di porre domande, infatti, è una skill chiave per chiunque debba (e voglia) gestire un gruppo di persone. Soprattutto in questo periodo: porre le domande giuste è il modo migliore per ottenere i risultati desiderati, per sé e per gli altri.

Qual è secondo te la competenza più importante nella gestione di un gruppo?

Cosa ci ha insegnato questo periodo sulla produttività?

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Molte aziende hanno imparato a fidarsi di più dei propri dipendenti e molte altre sono ancora in tempo per farlo. La fiducia, infatti, è uno degli elementi chiave del lavoro smart. Per creare fiducia è necessario creare le condizioni nelle quali chi gestisce l’azienda è chi produce o eroga il servizio condividano valori, idee e responsabilità.

Per creare questo ambiente di lavoro ci sono molti modi. Se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni saprai già che dipende molto dal livello nel quale si trova ad operare l’azienda in questo preciso momento. Ogni azienda, infatti, attraversa degli stadi di sviluppo. Questi stadi richiedono soluzioni differenti nella gestione delle persone.

Per creare il giusto clima di fiducia e aumentare la produttività è importante tenere in considerazione 3 aspetti:

  1. Conosci il tuo team. Il gruppo di lavoro è composto da persone che hanno differenti idee, personalità, vocazioni, abitudini. Se ciò che conta di più è il risultato da ottenere allora è fondamentale diminuire i vincoli di processo e aumentare le libertà di lavoro. Responsabilizzare le persone circa il proprio lavoro, ad esempio, e mostrando loro il quadro complessivo nel quale il lavoro del singolo assume un senso più ampio.
  2. Costruisci la giornata lavorativa personalizzata. Da leader hai la possibilità di osservare il lavoro di tutti e comprendere dove e come performano meglio. Potrebbero esserci persone che lavorano meglio la mattina, altri il pomeriggio o la sera. Ovviamente questo va conciliato con le attività extra lavorative e fissare una riunione alle 22 potrebbe non essere il massimo. Allo stesso modo lasciare libertà di azione sui progetti individuali può dare risultati molto interessanti…
  3. Trova la chiave giusta. Per motivare le persone può essere necessario andare nello specifico. Ci sono persone, infatti, che desiderano giornate di riposo, altri preferiscono iniziare più tardi o finire prima. Alcuni hanno bisogno di isolarsi, altri di parlare con qualcuno. Che cosa serve alla tua squadra? Che cosa serve alle persone che lavorano con te? Trova la chiave giusta e aprirai la porta della produttività.

Affrontare lo stress in questo momento complesso

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Questo lungo periodo contrassegnato dalla convivenza con la pandemia ha lasciato segni importanti nella vita di tutti noi. Ha cambiato molti modi di vivere le nostre giornate, di svolgere il nostro lavoro, di interagire con le altre persone.

In tante persone ha aumentato notevolmente i livelli di stress perché da tante persone questa emergenza è stata sottovalutata. Non parlo dell’aspetto sanitario: non è il mio lavoro e non sono in grado di giudicare il modo in cui è stata affrontata l’emergenza.

Parlo dell’aspetto emotivo. Per quale ragione questa periodo è stato tanto pesante? La ragione principale è che siamo esposti da molti mesi ormai all’incertezza. La situazione è in costante evoluzione e si fatica a capire anche solo se stia andando meglio o peggio.

Io voglio pensare che la situazione stia migliorando perché a poco a poco stiamo imparando come gestire questo problema invisibile. Un’altra ragione, un’altra causa dello stress che stiamo vivendo è legata al bisogno di socialità. Nessuna Zoom, nessuna videochiamata potrà mai sostituire una chiacchierata di persona, un abbraccio, un incontro.

Per gestire il tuo stato emotivo in questo momento è necessario focalizzare la tua attenzione su ciò che è veramente importante per te. Se mi conosci e mi segui sai che uno degli strumenti che utilizzo io, per via della sua efficacia, è la Programmazione Neuro-Linguistica. La PNL, infatti, è un mezzo per gestire emozioni, incanalare energie e ottenere risultati straordinari.

E quali sono le priorità alle quali dare attenzione in questo momento? Ti presento 5 priorità per ricostruire qualche certezza e superare questo momento complesso:

Riprendi l’iniziativa. Torna a scegliere a dare una direzione alla tua vita. Bastano anche piccole scelte chiave: riprendere in mano i libri, un corso di formazione, un allenamento in casa, lavorare con intenzione su qualcosa a cui tieni particolarmente. Torna a sentire che puoi crescere.

Trova occasioni per provare gioia. Le occasioni di convivialità, di scherzo, di gioco sono molto limitate. Inventale, creale se necessario e se non trovi nessuno: inizia tu. Condividi la tua felicità attraverso citazioni, immagini divertenti, storie edificanti o esilaranti, barzellette, libri positivi, blog e articoli per aggiungere colore alla vita.

Riscopri il tuo scopo. In questo periodo – con lo smart working in particolare – si finisce spesso a vivere un flusso ininterrotto di abitudini finalizzate a tenerci in vita e farci lavorare: mangi, dormi, lavori e ricominci. Il tuo vero scopo è nella passione, nella chiamata alla vita. Trova il modo di riprenderlo in mano.

Circondati di persone positive. Purché non lo siano al Coronavirus, ovviamente. A parte la battuta, in questo periodo è fondamentale scegliere bene chi ascoltare. Persone che si lamentano e basta non sono ciò di cui hai bisogno. E non ne hanno bisogno neanche loro: aiutale se puoi e se vogliono. Se non vogliono limita il più possibile il contatto.

Concentrati sul presente. Lascia fuori la nostalgia del passato e i timori del futuro. Cosa puoi fare attivamente in questo momento per migliorare la situazione? Indossare la mascherina, lavarti le mani, mantenere la distanza, limitare gli spostamenti, evitare gli assembramenti, ad esempio. Sono piccole cose ma pensa se lo facessero tutti… Nel tuo gruppo inizia tu, dai il buon esempio.

Costruisci una solida fiducia

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Costruire la leadership significa costruire fiducia. In questo 2021 abbiamo iniziato a ripartire dalle basi, perché sono il mattone fondamentale per costruire tutto il resto. E quando ti accorgi che in ufficio colleghi e collaboratori non si fidano di te è un campanello d’allarme per agire e fare qualcosa di differente o in modo differente.

Qui non stiamo parlando di tradimenti plateali: quelli portano a rotture definitive e fratture difficilmente sanabili. Qui, oggi, stiamo affrontando quei comportamenti che minano elementi di fiducia specifici. E spesso si tratta di comportamenti ripetuti nel tempo, anche inconsciamente. Tanti anni fa, quando lavoravo ancora nel settore alberghiero, avevo uno dei miei collaboratori che rispondeva sempre “non lo so”. 

Qualunque fosse la domanda: la sua prima risposta era “non lo so”. Poi ci pensava un attimo e dava la risposta corretta. Era quasi un riflesso condizionato il suo. Se la frase aveva una inflessione di domanda, lui aveva la sua risposta. Chi lo conosceva poco inizialmente non si fidava di lui e spesso dopo aver ricevuto la sua serie di risposte rivolgeva ad altri la stessa domanda.

Ma quali sono i segni di questa mancanza di fiducia in ufficio e come si possono trasformare in una rinnovata fiducia? Vediamo insieme qualche esempio tra i più comuni:

Le tue decisioni devono essere approvate. Soprattutto se chi le deve approvare è un tuo pari, questo è un campanello d’allarme. Per prendere decisioni migliore è importante fare esperienza: per questa ragione, avere qualcuno che ti affianca in un primo momento può essere un grande vantaggio. Costruisci la tua esperienza poi quando sei convinto della tua efficacia vai a parlarne con chi ha il potere di revocare l’affiancamento.

Gli indirizzi email in CC. Se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni avrai certamente appreso come certi stadi evolutivi di una azienda tendano alla burocratizzazione eccessiva. E avrai anche letto che fine fanno quelle aziende. Se non lo hai fatto rimedia subito qui. Un segnale di questo malessere più generale che potrebbe non riguardare te solo è il numero di indirizzi in CC: una azienda che invia email con un numero molto alto di indirizzi probabilmente ha qualcosa che non funziona correttamente. Prima di prenderla sul personale prova a rivedere i processi di comunicazione e offrire alternative.

La tua squadra ti rema contro. Ecco questo è un nodo al pettine della leadership. Per quale ragione la tua squadra è contro di te? Magari reagisce in modo passivo-aggressivo alle tue comunicazioni. Questa è una delle sfide più belle ed entusiasmanti che potrà offrirti il lavoro: costruire o ricostruire la fiducia della tua squadra. Questa è leadership allo stato puro: ne ho scritto solo pochi giorni fa qui e fra i miei articoli trovi molti spunti utili. Il mio consiglio per iniziare è uno: parti dall’esempio, dal buon esempio.

Una nuova leadership per il 2021

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Il miglior modo per iniziare questo 2021 tanto atteso è fare un salto nella leadership. Scopriamo insieme quali sono i principali tratti di leadership da sviluppare nei prossimi mesi per rafforzare il tuo ruolo. Un leader, infatti, per essere tale deve sviluppare la capacità entrare in relazione con le altre persone, guidarle senza comandare, aiutandole a diventare leader a loro volta.

Un leader infatti – come ci ricorda una delle radici di questa parola – ha il compito di innalzare e condurre al successo gli altri. Ciascun leader fa questo in modi differenti, si adatta all’ambiente, agli usi del gruppo e ha le competenze necessarie per andare per primo quando si affronta una novità. Ma il ruolo del leader non si ferma a questo.

La parte più importante del suo approccio è nell’identità: un leader si riconosce – riconosce sé stesso e si rende riconoscibile dagli altri come tale. Quando lo fa ispira gli altri trasmette i valori proprio del suo gruppo e dell’azienda per la quale si lavora insieme. Aiuta le persone a trovare il proprio perché nel lavoro che svolgono.

In che modo avviene questa magia? Voglio suggerirti alcune attività attraverso le quali potrai sviluppare la tua leadership nel 2021 per raggiungere i risultati che desideri:

  1. Ascolta. Il 2020 tra le tante lezioni che ci ha lasciato c’è sicuramente quella dell’ascolto. E’ pieno di persone che parlano – spesso a vuoto, con lamentele o peggio con fatti inventati – e poche che ascoltano. Quelle che ascoltano sono sempre quelle che hanno un potere sulle persone che parlano e basta.
  2. Fai un passo indietro. Di tanto in tanto. Non sempre. Lascia la scena a chi lo merita. Non è così facile come sembra. E non è solo una questione di orgoglio. A volte ci sono persone che hanno una tale ritrosia per il proscenio che dovrai essere tu spesso a dover allestire il palco, far venire il pubblico, aprire il sipario e spingere con decisione la persona a prendersi l’applauso.
  3. Datti il permesso di sbagliare. Non hai sempre ragione. Tutti sbagliamo. Anche tu. Ridici su, scherza con gli altri, sii trasparente circa il tuo errore. La tua autorevolezza non scenderà all’aumentare della tua umanità. E qui sulla terra un leader con spiccati tratti umani è molto apprezzato dagli altri esseri umani.

Cosa farai quest’anno per rafforzare la tua leadership?