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Attiva la tua connessione (anche quando ti alleni!)

By 19 Giugno 2018In evidenza

Andrea Scanavacca è stato un giocatore di Rugby con il ruolo di mediano d’apertura, ed è tutt’oggi il miglior realizzatore della storia del campionato italiano di rugby, con 3 368 punti al suo attivo; vanta inoltre 11 presenze e 49 punti in Nazionale italiana dal 1999 al 2007 e oggi svolge il ruolo di dirigente sportivo. Andrea racconta la sua esperienza percettiva durante le partite e in allenamento con una grande consapevolezza e semplicità:

Con il mio corpo ho un rapporto bellissimo. Da sempre, mi risponde immediatamente al 100%, anche nelle difficoltà, il corpo mi ha sempre dato una mano, una risposta positiva. Anzi … era il corpo che a volte mi diceva dai andiamo! Questo mi ha sempre dato una grande sicurezza, mi fidavo di lui. Quando mi allenavo provavo più volte la tecnica. Ho calciato tanto! Mi mettevo lì da solo, andavo al campo prima degli altri e ripetevo tante volte il movimento. Potevo fare 100-150 calci al giorno e dipendeva dalle sensazioni se decidevo di smettere o continuare, perché io ancora oggi vado molto a sensazione, sono istintivo quando decido. Mi sono sempre misurato soprattutto con le sensazioni, cioè in base alla sensazione che avevo del movimento, della scioltezza, della forza, della sicurezza, e anche quando il pallone entrava tra i pali e io non sentivo bene, avevo bisogno di continuare. Mi fermavo solo quando ero certo al 100%. Dovevo sentire che tutto il corpo rispondeva bene che io ero tranquillo dentro, e allora sapevo che ero arrivato.

Quando si allenava, Andrea sapeva di fare bene solo in base alle sue sensazioni, la risposta visiva quasi non lo interessava, vedere la palla che attraversava i pali non era sufficiente, era importante come il corpo si comportava.

In gara cambiava tutto, il senso più utile era un altro, almeno per partire. Era come se avesse insegnato al suo corpo come sentire per avere gli occhi a disposizione per vedere.

“Era come se giocassi tutta la partita prima di giocarla. Era nella mia testa, erano delle immagini, vedevo i possibili schemi da fare in base a quello che diceva l’allenatore, vedevo il più forte giocare e vedevo anche me in diverse azioni. Poi entravo in campo davvero e la prima cosa che vedevo era l’atmosfera, le altre persone che erano in campo, e poi ecco la sensazione di coinvolgimento. Pensandoci, sento proprio tutto anche le voci.

In questa affermazione ho lasciato volutamente il presente “sento” perché è stato Andrea a cambiare il verbo dal passato al presente mentre parlava. Sembrava non essere più con noi nella stanza, ma trovarsi con la sua maglia ai margini del campo da rugby, pronto per disputare una partita. Anche solo immaginare la scena aveva accesso il suo allenatissimo autopilota, quello che lo metteva nello stato giusto per affrontare una competizione. Lui aveva imparato come entrare in quello stato che si chiama sinestesia, la capacità cioè di avere più sensi contemporaneamente attivi e all’erta.

Troppo spesso ci dimentichiamo che il corpo è una semplice e meravigliosa macchina che ci collega con il mondo attraverso i sensi: siamo presi dai pensieri e smettiamo di prestare attenzione ai segnali che il nostro corpo ci fornisce, e così perdiamo quella preziosa alleanza con lui, quella che spesso fa la differenza tra riuscire e non riuscire.

E tu quando ti alleni o gareggi ti senti pienamente connesso all’ambiente attraverso i tuoi sensi? Come gestisci le interferenze che ti si presentano?